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La religione dei Mondiali
di Guido Mocellin | 06 luglio 2014
Dal filosofo Roger Scruton che analizza le coincidenze con il sacro alla Gazzetta dello Sport che titola «Cuore di Maria»

Con 57 titoli sul papa, 18 su Chiesa e finanza, 10 su chierici e disordini sessuali e 10 sulle cristianofobie, la rassegna stampa religiosa di questa settimana somiglia molto a quella della settimana appena trascorsa, anche se i titoli complessivi sono solo 167.

Anche se l'effetto-Francesco non risalta da un atto in particolare, come era stato per la "scomunica ai mafiosi" di sabato 21 (che grazie a mons. Fiorini Morosini "tiene", con altri 9 titoli), bensì da un misto di atti ordinari e papagolezzi (si specula in particolare sulla sua stanchezza...), più l'intervista resa a Franca Giansoldati per Il Messaggero e pubblicata domenica 29.

Se non sbaglio (scrivo di domenica e perciò vado a memoria), direi che è la decima intervista che Jorge Mario Bergoglio rilascia da che è vescovo di Roma, comprese: le due conferenze stampa aeree al ritorno dal Brasile e dalla Terra santa; quella, poi derubricata, a Scalfari; quella video ai giovani belgi. Ma è la prima a una giornalista "di sesso femminile", e difatti il tema della donna nella Chiesa è oggetto di una delle risposte.

"Chiesa e finanza" registra soprattutto, come a ogni riunione del Consiglio di cardinali istituito da Francesco, l'attesa per il destino dello IOR. "Preti e disordini sessuali" aggiorna il caso Wesolowski, il caso Inzoli e il caso Ruggeri.

Tra le cristianofobie si segnala quella di cui è certamente portatore il neoproclamato Stato islamico dell'Iraq e del Levante (ISIS). Trovo pretestuosa l'osservazione di Magdi Allam sul Giornale del 30, secondo il quale la preferenza dei media per termini quali "miliziani fondamentalisti", "esercito dell'ISIS" ecc., servirebbe a occultare pilatescamente la natura terroristica di questo gruppo. Trovo stimolante la riflessione di Bernardo Valli su La Repubblica del 4, che guarda la cosa dal lato opposto e ipotizza nell'annuncio del califfato la strategia di marketing mediatico di una nuova jihad.

Nella settimana in cui Brasile 2014, la Coppa del mondo di calcio, è entrata nel vivo, con la celebrazione degli ottavi e dei quarti di finale, il tema sportivo non poteva mancare di palleggiare con il tema religioso. Al netto delle tante immagini che mostrano i giocatori rivolgere, prima, durante e dopo le partite, pensieri a Dio, talvolta grati, talaltra molto meno, rivediamo insieme qualche azione significativa.

Su Avvenire del 28 il cross più doloroso: il card. Sepe, arcivescovo di Napoli, fa memoria di Ciro Esposito, riconoscendo come "onesta" la passione di questo ragazzo per la squadra della sua città, che invece gli è costata la vita.

Sempre su Avvenire, l'1, un traversone paradigmatico: dialogando con Silvia Guzzetti sul senso del sacro, Roger Scruton si dice convinto che "persino i mondiali di calcio sono un evento religioso, perché la gente si riunisce in comunità e si concentra su qualcosa che la assorbe completamente in modo catartico. Certo, se si comincia ad adorare il pallone, arriviamo a una forma di idolatria... Ma in tutte le attività umane esiste questo paradosso: più hanno significato per noi, più assomigliano alla religione".

Matzuzzi, su Il Foglio del 3, va in contropiede: non i mondiali come evento religioso ma la religione nei mondiali, e ne trova poca, specie di cattolica: "Certo, le tv rimandano le immagini del Cristo del Corcovado abbigliato ora con questa ora con quella maglia colorata, ma tutto si ferma lì. Mondiali senza fede né anima, nessuna traccia delle masse evangeliche" (cioè evangelicali...) "che affollano stadi, pianure e tendoni prefabbricati... La religione, tra i campi di calcio di Curitiba e Manaus, ha un ruolo da comprimaria. Tutt'altra musica rispetto al Sudafrica...".

E dire che c'è una "generale disponibilità delle confessioni verso lo sport, percepito sempre più spesso come un veicolo per promuovere il messaggio religioso, per rafforzare l'appartenenza dei fedeli tiepidi, per consolidare la rilevanza pubblica della propria presenza. La straordinaria rilevanza mediatica delle principali competizioni sembra spingere, insomma, tanto le autorità sportive quanto le rappresentanze religiose a un atteggiamento flessibile e alla ricerca del compromesso". Lo sottolinea Nicola Fiorita nel delizioso dribbling tra libertà religiosa e sport "Un incrocio a tutto campo", con cui apre la newsletter di giugno dell'Osservatorio delle libertà e istituzioni religiose (OLIR).

Ma la discesa più clamorosa che la religione ha effettuato in campo sportivo in questi giorni si deve, manco a dirlo, a papa Francesco, o meglio a un'indiscrezione, non smentita, secondo la quale avrebbe bonariamente sfidato le "sue" guardie svizzere prima dell'ottavo di finale tra le rispettive nazionali. Tradotta in una vignetta diffusa via Twitter dal Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, tutte le cronache sportive del 1° luglio l'hanno impaginata.

E così, il giorno dopo, la Gazzetta dello sport, giocando sul cognome dell'argentino autore del gol decisivo, sul suo gesto d'esultanza e sul retroterra papale di cui sopra, ha sparato sulle sue 300.000 copie (ma in questi giorni saranno di più...), in prima pagina, un titolo religiosissimo, anzi, devozionale: "Cuore di Maria". Che farà ora Nostra Signora di Aparecida, se la finale sarà Brasile-Argentina?

 

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Guido Mocellin

Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società. È direttore della rivista  I Martedì ed è stato per più di vent'anni caporedattore del periodico di attualità e documenti Il Regno, con il quale continua a collaborare. Dal 2015 è tornato a occuparsi dei volumi delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), mentre tiene sul quotidiano Avvenire la rubrica trisettimanale WikiChies. Insegna Giornalismo religioso al Master "Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale" dell'Università Cattolica di Milano e altrove, quando glielo chiedono; partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all'interno dell'Unione cattolica stampa italiana (UCSI). Nel 2010 ha pubblicato, ovviamente presso le EDB, la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo

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