Se il Papa ignora il mitico convegno
di Giorgio Bernardelli | 30 giugno 2014
Bergoglio non ha mai sentito parlare del convegno del 1974 sui mali di Roma. E non è detto che questo sia un male

Nella bella intervista a Papa Francesco pubblicata ieri da Franca Giansoldati sul Messaggero - al di là dei tanti spunti molto interessanti - ho letto una cosa che, lo confesso, mi ha fatto ridere di gusto: Bergoglio - con il suo solito candore - confessa di non sapere assolutamente nulla del «mitico» convegno del 1974 sui mali di Roma. «Sono questioni molto romane - risponde alla domanda - e io all'epoca avevo 38 anni. Sono il primo Papa che non ha preso parte al Concilio e il primo che ha studiato la teologia nel dopo Concilio e, in quel tempo, per noi la grande luce era Paolo VI. Per me l'Evangelii Nuntiandi resta un documento pastorale mai superato».

Faccio parte di quelli che nel 1974 avevano cinque anni. Quella stagione ecclesiale non l'ho evidentemente vissuta; però me la sono costantemente ritrovata davanti negli ultimi trent'anni in una comunità ecclesiale il cui sport preferito è continuare a discutere del clima ecclesiale di quegli anni (e so benissimo che anche Vino Nuovo su questo non fa eccezione). Quella data insieme all'altra, in qualche modo speculare, il Convegno ecclesiale di Loreto del 1985. (E a questo punto sarei curioso di sapere: nel Bignami del Vescovo di Roma venuto dalla fine del mondo almeno quello c'è ancora?).

Non so a voi, ma a me questa frase di Papa Francesco suona come uno straordinario «liberi tutti». Perché in troppi la storia recente della Chiesa italiana l'abbiamo vissuta un po' come la finale del campionato di basket: non basta una partita; si va avanti un'eternità con la rivincita e la bella, in attesa del canestro dell'ultimo minuto che decreterà il vincitore. Solo che c'è una piccola differenza rispetto al basket: continuiamo a discutere, ma partita dopo partita da noi gli spalti progressivamente si svuotano. E alla fine diventano solo chiacchiere tra gente coi capelli bianchi che si rinfaccia a vicenda occasioni mancate. Per colpa della «confusione» creata dal post-Concilio. Per colpa del «freno» al vento del Concilio. In fondo tra l'una e l'altra posizione cambia ben poco...

Il convegno del 1974? «Sono questioni molto romane», dice Bergoglio. Non lo prenderei esattamente come un complimento. E aggiungerei che quando nella stessa intervista sento il Papa porre il tema della pastorale delle metropoli - citando esempi in giro per il mondo - mi viene l'impressione che purtroppo queste altre siano invece «troppo poco questioni romane, milanesi, napoletane, palermitane...».

Abbiamo bisogno di voltare pagina sul serio. Lo dico soprattutto per chi - da una parte come dall'altra - si ostina a leggere il Pontificato di Papa Francesco guardando indietro. E pensa che questo sia il tempo della rivincita. Bergoglio cita l'Evangelii Nuntiandi, l'esortazione apostolica in cui Paolo VI scriveva che il mondo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri. Ma i testimoni parlano al presente, non con la testa di quarant'anni fa. E soprattutto parlano con l'ambizione di farsi ascoltare da chi oggi ha vent'anni. O magari anche quaranta e lo stesso tanto ostinarsi su certe discussioni di ieri proprio non lo capisce.

Sempre nell'intervista al Messaggero Papa Francesco ha un'altra definizione sferzante delle sue: «È come se l'Europa si fosse stancata di fare la mamma, preferendo fare la nonna», dice. C'è ovviamente molto da riflettere su questo nostro essere diventati - non solo ecclesialmente - un po' stagionatelli. Di certo - però - un primo passo potrebbe essere evitare il vizio di quei nonni che parlano solo di quando erano giovani loro...

14/07/2014 01:28 Elena Boni
Il problema della storia recente è sempre quello di essere considerata "contemporanea". Ma contemporanea a chi? A quelli che c'erano (ed erano abbastanza maturi da comprenderla). E gli altri? E' forse una colpa essere troppo giovani, o non ancora nati, o distratti da altre cose - magari importantissime - ed "essersi persi" eventi che gli altri danno per assodati, scontati, fondamentali? Eventi che non si trovano ancora scritti sui libri di scuola - e forse mai ci finiranno, a parziale testimonianza del fatto che magari, tanto fondamentali non sono...

La realtà è che pochi sanno raccontare bene gli eventi storici, anche importanti, che in qualche modo fanno parte della propria biografia. Chi li dà per scontati; chi li racconta in modo solo soggettivo; chi sovrappone inesorabilmente i fatti alla propria interpretazione personale; chi non li racconta affatto, perchè "non era d'accordo"... In fondo, ben pochi relativizzano la propria esperienza (magari fortissima, magari ancora emotivamente carica), ammettendo di essere stati solo una parte di un "molto", di un "tutto" più grande di loro. E la cosa più facile, allora, è puntare il dito contro il diverso, che in questo caso è rappresentato da chi non sa, o non c'era.

I nonni, si sa, sono abbastanza bravi a raccontare. Ma perchè non lo sono altrettanto i genitori? Forse, perchè sono ancora troppo coinvolti in vicende recenti. E' umano, in fondo; ma diventa disumano per i figli, che perdono contemporaneamente il diritto a sapere, venendo tuttavia accusati di non sapere. E per non cadere nel giovanilismo e nella difesa dei giovani a tutti i costi (che ora pare andare molto di moda in italia, col rischio di soppiantare una sana e doverosa richeista di "svecchiamento" della classe politica e dirigente), proviamo a ribaltare la frittata: chi spiegherà a un vecchio prete, magari con pochi mezzi, che cos'è la pastorale on line, e come si fa a mettere in piedi un blog coi giovani della parrocchia? Chi farà sentire importante la suora che ha imparato a cantare ancora in latino, e magari ogni tanto, recita il catechismo ancora a memoria? Chi le renderà merito della sua esperienza, aiutandola a scoprire il nuovo senza rinnegare il vecchio?

Meravigliosa, la risposta del papa. Che non toglie nulla all'importanza del convegno, ma ne relativizza la portata "assoluta" e imprescindibile.
Perchè, almeno nelle questioni di Chiesa e di politica, non proviamo a mettere da parte il pur lecito soggettivismo, e a regalare ai tanti "giovani che non c'erano" (e non solo per motivi anagrafici) un racconto limpido, magari appassionato, ma sincero? E perchè non proviamo a spiegare ai "giovani da tanto tempo" qualcosa di talmente moderno, che se ne sentono tagliati fuori per mancanza di strumenti? In fondo, nella grande ruota della generazione alla vita, alla conoscenza, alla ricerca del bene e del bello, tutti saremo, prima o poi, genitori e nonni, ma non smetteremo neppure mai di essere figli giovani e inesperti, su tanti temi.

Mi permetto una piccola citazione per analogia. Nel 2012 l'Unione Europea ha bandito un simpatico concorso su se stessa, dedicato alla "Generazione 1992": i ragazzi - allora ventenni - che non potevano ricordare in prima persona la nascita dell'UE, perchè...erano nati nello stesso anno. Che cos'è l'Europa per loro? Chi gliel'ha raccontata? La sorella maggiore allora bambina entusiasta della nuova bandiera blu appesa fuori dalla scuola, il papà nato nel dopoguerra e impegnato in politica locale, il nonno che aveva fatto la guerra e "Adesso saremo pure tutti fratelli, ma a me i Tedeschi continuano a non piacermi", o la bisnonna novantenne che "Abbiam fatto tanta fatica a scuola per imaparare l'italiano, adesso ci tocca imparare anche l'inglese?". I narratori del 1992 sono stati tutti questi, a comporre un quadro variopinto e per questo, forse, più completo? O nessuno di loro, tutti presi dagli eventi e dagli interessi degli anni successivi? E loro, gli zii nati nel 1992, come la racconteranno ai loro nipotini nati nel 2012, e un domani ai loro figli?

E noi, la vita della Chiesa "recente", ma anche dell'Italia e del mondo, come la raccontiamo e ce la facciamo raccontare?

Un caro saluto e complimenti a tutta la redazione di "Vino Nuovo".



02/07/2014 16:36 carlo riviello
ottimo, e da dedicare alle tante statue di sale che popolano le attuali tifoserie intraecclesiali....molto, molto "romane".


01/07/2014 20:02 Paola Springhetti
Prenditi un "bravo" anche da me, Giorgio, anche se io sono una di quelli che il convegno del '74 lo ricorda e, anzi, penso che Roma avrebbe di nuovo bisogno di qualcosa di simile, cioè di un momento forte in cui tutti i cattolici si mettono d'accordo per dare una svegliata alla città. Ma, appunto, è un problema molto romano, il problema di una città frammentata in cui neanche i cattolici riescono più a parlarsi tra loro.
Quindi, inutile coltivare rimpianti: meglio guardare avanti, mettere a fuoco nuovi obiettivi, guardando alle esperienze di cui il mondo è pieno. Non è Roma il centro del mondo!



30/06/2014 18:15 Alberto Hermanin
Bravo Bernardelli, GRAZIE!!! Argute e pertinenti le tue osservazioni su chi pensa che questo sia il tempo della rivincita: che valgono anche per chi pensa che questo sia il tempo dell'oscurità. Spiritosa e stupenda la frase del Papa sull'Europa "nonna", che frav l'altro si attaglia benissimo anche ad ambiti non solo religiosi. In questo "nonnismo" noi dovremmo essere invece sale che insaporisce.


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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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