Il rispetto della libertà
scelto da Luigi Accattoli | 22 giugno 2014
"Sono rimasto sorpreso di quanto ti ha detto il cardinale [Lercaro]. Si ha l'impressione che [i nostri vescovi] non tengano alcun conto, che non abbiano alcun rispetto della nostra libertà, in fondo, di noi stessi"
di Divo Barsotti

Leggo con profitto un libro curato da Fabrizio Mandreoli ed Elisa Dondi, "La necessità urgente di parlare. Carteggio 1953-1995" (Il Mulino 2014, pp. 225, euro 20,00), con le lettere che lungo quattro decenni si sono scambiati Giuseppe Dossetti e Divo Barsotti: 43 di Barsotti e 66 di Dossetti. Segnalo due spunti barsottiani: uno su Dossetti "semplice e povero" e un altro sulla libertà riportato sopra, che è in una lettera che i curatori datano "intorno al 10 ottobre 1955". In essa Barsotti riflette sull'ordine dato da Lercaro a Dossetti di presentarsi come candidato a sindaco di Bologna nelle amministrative del 1956. Quel richiamo al rispetto della libertà è utile a intende la storia dalla quale veniamo, ora che Papa Francesco insiste a dire che dobbiamo rispettare - negli altri - persino la libertà di peccare (intervista alla "Civiltà Cattolica", 19 settembre 2013); e ora che il segretario della Cei Galantino afferma che per la nostra Chiesa italiana urge realizzare un "ristabilimento della libertà" (intervista al "Regno" del 15 giugno).

L'altro spunto è in un passo dei Diari di Barsotti risalente al 1972, riportato dai curatori del volume: "E' venuto Dossetti. Forse è l'ultima volta. Partirà per Israele e si seppellirà nel silenzio (...). La preghiera, la penitenza hanno scavato il suo viso, hanno come disseccato le sue carni, hanno consumato in lui tutto quello che vi era di umano. E' divenuto semplice e povero. La sua vita è solo la presenza di Dio [...]. Mi è sembrato che Dio lo avesse preparato e ora lo scagliasse lontano soltanto perché domani, quando questa nostra cristianità sembrerà sfasciarsi, di lontano potesse ritornare, dal paese stesso di Gesù, come suo dono, come speranza e segno di una sua presenza ancora efficace". Vent'anni dopo, nel 1993, aggiunge: "Don Giuseppe ora è un'anima umile, semplice, pura. Tutto in lui respira semplicità e pace. Tutto in lui si è sciolto, tutto si è liberato. La grazia ha reso liquido il suo cuore". Un abbraccio di gratitudine ai maestri Barsotti e Dossetti e un altro ai curatori dell'utile volume.

 

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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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