ROBE DI RO.BE.
Gli scandali del prete
di Roberto Beretta | 13 giugno 2014
Pedofilia? Amanti segrete? Maneggi di denaro? Secondo il rettore di un seminario gli scandali del clero si annidano anche in altre e più subdole, inoffensive, ordinarie maniere

Devo a un periodico «per preti» (in realtà molto interessante anche per laici), «Settimana» dei dehoniani di Bologna, una segnalazione che avrei voluto leggere per intero ma che non sono riuscito a reperire sul web.

Reca la firma di don Gabriele Burani, rettore del seminario di Reggio Emilia che altre volte si è dimostrato capace di mettere il dito nella piaga con riflessioni - per esempio - sullo «sfruttamento» dei giovani preti, ed è relativo a tre puntate apparse sul settimanale diocesano «La libertà» e dedicate agli «scandali» provocati dai sacerdoti.

Pedofilia? Amanti segrete? Maneggi di denaro? Niente di così semplice... Secondo l'autocritica di don Burani, infatti, «noi preti scandalizziamo» non solo allorché interviene la magistratura e si riempiono le pagine dei giornali, ma in altre e più subdole, inoffensive, ordinarie maniere. Per esempio si scandalizza (e riprendiamo i casi citati dalla sintesi di «Settimana») quando:

- si pensa di essere in grado di «seguire bene tutte le dimensioni della pastorale» e di essere «efficace con tutte le età», mentre nessuno può avere in sé tutto quello che è necessario alla varietà di esigenze di una parrocchia. Chi è tagliato per i giovani, non ci sa fare con i malati; chi cura la Caritas trascura la catechesi, e via dicendo. Così le comunità vengono «favorite in un senso e bloccate in altri».

- «Si impediscono le iniziative che non corrispondono alla sensibilità propria (ma sono buone e importanti in sé)». E' lo scandalo di limitare la parrocchia a propria misura, «impedendone la crescita su aspetti fondamentali della vita cristiana». Don Burani parla addirittura di «comunità in ostaggio del parroco che impone una sua linea (buona ma parziale), comunità che crescono disarmoniche, come corpi mostruosi (senza mani o senza piedi o senza testa o senza cuore...)».

- Si escludono «dai consigli pastorali le persone che si confrontano alla pari, che magari non la pensano come noi su tutto» ovvero «si rendono inutili gli organismi di partecipazione, per poi decidere con chi non ci pone difficoltà».

- Non si dialoga tra preti, non si condividono i progetti, non si decide sui casi difficili. Esistono sacerdoti che hanno sperimentato un modello da giovani e continuano ad applicarlo a dispetto di tutte le situazioni e i cambiamenti: «Io continuo con i miei metodi. Chi verrà dopo cambierà». Ma così si perpetua uno schema che magari non funziona più e non si prepara in modo responsabile il futuro: «Non è cristiano imporre ai preti più giovani i pesi che noi adulti non vogliamo portare»...

Sono certo che ognuno dei lettori potrebbe aggiungere i suoi «scandali» personali. Ma forse è più fruttuoso trovare un punto comune tra questi mali, che a mio parere è «essere padri-padroni della parrocchia»; a volte ­- la maggioranza - senza nemmeno rendersene conto, anzi proprio a causa dello zelo e della passione per il ministero, che però rende ciechi verso i propri difetti e limiti. «Surtout pas trop de zèle», diceva qualcuno; ma non era solo cinismo.

16/06/2014 00:10 giovanni
Perchè ci parliamo sempre addosso mentre i cristiani nel mondo vegono massacrati? mentre l'islam mette a fetto e fuoco il mondo? mentre il nostro paese viene invaso da immigrati che spesso non fuggono da nulla se non dai fallimenti dei loro governi? perchè questi argomenti sono tabù? Si tratti di "bergoglite acuta"?


15/06/2014 17:00 Yolanda
Dice bene Maria Teresa" Ed è altrettanto confortante incontrare preti che accettano volentieri di confrontarsi personalmente con laici per individuare meglio la strada, le modalità per relazionarsi, ecc. Certo dipende dal rapporto d’amicizia tra le persone, ma sono convinta che questo sia un segnale di un’autentica comunità ecclesiale (e non è utopia, visto che ne esistono ottimi esempi concreti).".
Peccato che sia molto ma molto raro e che sia legato al rapporto d'amicizia tra le persone. Come descritto da Cuffini la realtà della parrocchia è ben diversa .Risente ,a mio avviso, anche dalle sotterranee ,subdole ordinarie e nient'affatto inoffensive , direi vista l'esperienza, modalità ordinarie. Ci vogliono persone equilibrate, che sanno essere rispettose delle diversità ,anche del maschile e femminile, e capaci di amicizia autentica. Peccato che anche lo squilibrio evidente tra maschile e femminile non aiuti per nulla la crescita delle persone e della capacità di instaurare rapporti amicali costruttivi, che renderebbero le comunità più autenticamente cristiane.



13/06/2014 21:07 Maria Teresa Pontara Pederiva
Questa volta Roberto ha ripreso, come spiega in apertura allo scopo di far riflettere, un articolo di Settimana (n. 21/2014 1° giugno p. 4), rivista di Attualità pastorale, per tutti quindi (e infatti vi scrivono molti laici, donne comprese).
La firma del pezzo è di uno dei redattori, religioso dehoniano che sintetizza quanto ha scritto il rettore del seminario di Reggio Emilia sul settimanale diocesano. Due preti dunque che, in tutta onestà, non hanno timore a fare un po’ di sana autocritica come moltissimi di loro portano avanti da anni in diverse sedi (e che oggi trova autorevole conferma in tanti interventi di papa Francesco …). Scrivere quelle parole su 2 settimanali a larga diffusione (non in una relazione per ritiro di preti) mostra innanzitutto coraggio e volontà di confronto “in trasparenza”.
Ed è altrettanto confortante incontrare preti che accettano volentieri di confrontarsi personalmente con laici per individuare meglio la strada, le modalità per relazionarsi, ecc. Certo dipende dal rapporto d’amicizia tra le persone, ma sono convinta che questo sia un segnale di un’autentica comunità ecclesiale (e non è utopia, visto che ne esistono ottimi esempi concreti).
Ordine sacro e matrimonio sono “2 sacramenti che si illuminano a vicenda” (anche al di fuori delle sedi istituzionali, come i Consigli pastorali) destinati ad “un servizio per la comunità”. Gli sposi hanno bisogno della testimonianza dei sacerdoti e dei consacrati, per ricordarsi che l’amore coniugale non deve esaurirsi all’interno della propria casa e i preti (insieme a tutti i “consacrati”) hanno bisogno di essere a contatto con la quotidianità dell’amore di una famiglia. Per imparare reciprocamente ad essere Chiesa.



13/06/2014 18:54 Alberto Hermanin
Aletheia: grazie del chiarimento. Anche io mi trovo ancora una volta daccordo con Cuffini, ma non vedo la provocazione nel post di Beretta, ma non pretendo di essere la sibilla. Dirò cosa superata, ma che la Chiesa sia santa non per i suoi meriti ma per quelli del Salvatore lo sapevamo già. Resta vero che equiparare problemi e orrori è ancora una volta confondere il raffreddore con il cancro.


13/06/2014 16:43 Aletheia
Hermanin (scusa il ritardo):
i problemi sollevati da questo post mi hanno ricordato, per contrasto, un post di Di Santo di qualche tempo fa, su di una nuova (futuribile) modalità parrocchiale:

"La parrocchia è a-territoriale: è il "luogo", ma anche il "non-luogo", è la casa ma anche la via".
"La profezia evangelica passa da qui, da queste nostre parrocchie aperte al mondo".
"Dobbiamo sforzarci di pensare a una nuova parrocchia, lontana mille miglia da quella che era ed è oggi. Una parrocchia che abbracci il cammino dell'uscire fuori dal tempio".

Quindi, una nuova modalità di parrocchia: a-territoriale, aperta (al mondo), in uscita (dal tempio). Una "Chiesa in uscita", come scrive il Papa nel I° cap. della Evangelii Gaudium, cui il post di Di Santo faceva riferimento.

E di fronte all'evidente, consueta provocazione del post di Beretta, contrapporre un affresco dipinto con l'ironia poteva alleggerire e strappare qualche sorriso, forse un po' amaro, come quando si vede la satira in TV, che fa sorridere ma suscita anche riflessioni in chi sa leggerla tra le righe, perché "svela" la realtà (che poi ognuno interpreta a suo modo).

Tornando seri, ha ragione Albini, quando ricorda che, al di là delle belle teorie, esistono i singoli preti in carne ed ossa che affrontano ogni giorno tante difficoltà, pastorali e non.
E ha ragione Cuffini, nel ridimensionare gli "scandali" chiamandoli col loro vero nome e nel ritrarre vita e problemi delle parrocchie con disincanto e concretezza. E nel ricordarci che nessuno è perfetto, neanche la Chiesa, ma che ciascuno di noi può dare - umilmente - il proprio contributo per "sciogliere i nodi" della matassa.



13/06/2014 15:37 Yolanda
Aletheia, tutte cose ascrivibili a un progetto pastorale consapevole, condiviso, in cui ciascuno fa la sua parte corresponsabilmente. Come diceva Albini dipende anche dal prete in carne ed ossa. Ci sono preti e luoghi in cui tutto questo accade.
Se gli altri sono catastrofisti, autori e commenti, il suo specifico sarcasmo non mi pare sia molto utile e costruttivo.



13/06/2014 15:28 Lorenzo Cuffini
mah, condivido quello che dice Christian: si tratta di " criticita" che certo non possono dirsi né nuove né sconosciute per chiunque abbia un minimo di dimestichezza con ogni tipo di parrocchia. Si possono riassumere nel rischio- sempre presente- di una gestione troppo personalistica e troppo accentratrice della comunità.
Di qui a definirle " scandali", scusate, e mi scuserà l'ottimo Rettore, ce ne corre, specie perché qua e là degli scandali veri ci sono, e se io fossi - che so- il papà di un ragazzino o una ragazzina insidiata da un prete o da qualcuno della comunità , manderei sonoramente a quel paese chiunque osasse paragonare un dramma di quelle proporzioni con dei problemi organizzativi, pur se sostanziali.Chiamiamo le cose col loro nome senza bisogno di batter sempre la grancassa: gli scandali sono scandali, i problemi sono problemi.E spero siano ben evidenziati ai prossimi preti in formazione, almeno a Reggio Emilia, giacché chi ne parla è il Rettore del locale seminario.
Chiunque abbia dimestichezza con la vita delle parrocchie sa poi altrettanto bene che, purtroppo, se Atene piange, Sparta non ride. A questi problemi dal lato preti, se ne affiancano altrettanto gravi ( io direi, senza tema di prendermi pernacchie, ben di piu')dal lato laici. Dove sia tutta sta voglia di impegnarsi nel senso del servizio e della collaborazione prendendosi delle responsabilità in prima persona da parte dei laici( e SENZA sostituirsi in alcun modo ai preti), io vorrei saperlo.Continuo invece a constatare , da un lato la tendenza radicata ad essere degli eterni bamboccioni attaccati spasmodicamente alla ex talare del prete, cui si scodellano puntualmente grane, granine e granette;dall'altro la presenza di alcuni laici revanscisti e barricaderi che scambiano la parrocchia per un agone sindacale, e impostano la cosa su una perenne contrapposizione/ conflittualità non solo tra sé e i preti, ma tra sé e gli altri laici , con esiti abbastanza distruttivi sulla vita della comunità stessa; ovunque una certa tendenza alla rissa da cortile, alla divisione in correnti, alla cordata pro parroco/ proviceparroco ecc ecc ecc.
Scandalizza, questo? Manco p'a capa.Scandalizza forse le anime candide che sognano sempre una perfezione teorica e utopistica che non esiste. Siamo uomini( Uhppercarità, siamo persone!) tutti quanti, e per giunta persone piccole in tutti i sensi, anche se con potenzialità illimitate.
Sono problemi: il bello dei problemi è che sono risolvibili.
Non d'incanto, non spaccando la chiesa in due come una mela, ma con la calma e la pazienza e la necessaria cocciutaggine con cui si dipana una matassa ingarbugliatissima, in cui oogni flio se ne tira dietro altri annodati tra di loro...
Se il messaggio del post è: il problema delle comunità e' il protagonsimo dei preti, campa cavallo,prima che la matassa si sbrogli. QUello è uno dei problemi compresenti.....



13/06/2014 15:27 Alberto Hermanin
Desidererei un chiarimento da Aletheia: cosa vuol dire con "parrocchie in uscita"? Comprendo il tono ironico, ma questa non la capisco, può spiegarmela?


13/06/2014 15:02 Aletheia
Davvero ottimi gli autori di questo blog.
L'uno parla di disintegrazione del Paese, e l'altro, perché non si creda che la Chiesa sia un'eccezione, promuove la disintegrazione anche della Chiesa, in cui nulla va bene.
Ma niente paura, un futuro roseo ci attende: tra un po', con le nuove parrocchie a-territoriali, aperte, "in uscita", i problemi sollevati dal post non avranno più ragione di esistere.
I parroci, retaggio del passato, non dovranno né potranno più controllare ogni cosa, e tanto meno dare la loro impronta ad una realtà sempre mutevole. A questo provvederanno quei laici che, molto meglio del prete, sanno come si deve fare per "motivare, sostenere, ordinare in un insieme che deve essere significativo e chiaro per tutti nelle finalità, sequenzialità, ruoli, compiti, funzioni e responsabilità".
E scusate se è poco...



13/06/2014 15:02 Christian Albini
Anche i documenti ecclesiali risentono di un'epoca e di una mentalità. Altrimenti, la chiesa non avrebbe bisogno costante di riforma.
E poi, un conto è la visione del prete nei documenti, un altro conto sono i preti in carne e ossa. E' significativo che si il rettore di un seminario a rilevare criticità che chiunque abbia famigliarità con la pastorale ha ben presenti.



13/06/2014 14:57 Yolanda
Caro Federico, inviterei anche te ad un piccolo aggiornamento Ruolo e funzione del sacerdoti sono definiti anche nei documenti del magistero,o nelle encicliche, per es. La christifideles laici. Sono firmate dai papi. Quanto agli organi collegiali di corresponsabilità ecclesiale sono stati decisi da vescovi e sinodi diocesani. Tutte cose un po più recenti del catechismo alquanto datato. Aver di fatto affossato la corresponsabilità ecclesiale dei laici è un esito di responsabilità attuali non di 40 anni fa.


13/06/2014 13:26 Federico B
Cara Yolanda,
i tuoi commenti, e non solo questo ultimo, fanno tornare indietro di quarant'anni e non tanto al dibattito appassionato interno agli ambienti cattolici, ma proprio agli slogan del '68 sulla società borghese (maschilista e cattolica) da abbattere.
Il sacerdote cattolico, a differenza di certi "pastori" protestanti, non è un semplice coordinatore di attività religiose o caritatevoli. E' una figura diversa, con una vocazione e una responsabilità in ambito pastorale che va molto oltre. L'idea della corresponsabilità dei laici è una ricchezza per la Chiesa, ma non può prescindere dal ruolo unico e irrinunciabile del sacerdote. Inviterei alla lettura del catechismo, anche e soprattutto in merito al sacramento del sacerdozio, ma capisco che in certi interventi prevalgono "schemi" di altra ispirazione e temo sia inutile ostinarsi ulteriormente.



13/06/2014 12:46 maria Rosaria Maione
Le riflessioni da lei riportate mi spingono ad un commento ,Spero, pienamente obiettivo .Un pastore che cerca di far fronte ,anche se coadiuvato da ottimi ausiliari ,alle varie realtà che una comunità presenta non sempre riesce ,nonostante la buona volontà, a soddisfare le esigenze che emergono nei gruppi ,nei movimenti in quanto non dispone di quel tempo illimitato che richiede la cura anche di problemi individuali . E' spinto ad ascoltare ma il suo pensiero è altrove alle urgenze che incombono in altri campi ,specie se si parla di una comunità
che abbraccia tante parrocchie .Cercano di sopperire a questa
carenza il confessore ,il padre spirituale,il conduttore che segue i vari movimenti (Terza età, AC, Caritas ,Sport ,catechesi,centri di ascolto,...) ne consegue che qualche anima smarrita ,talvolta ,avverte il bisogno,non trovando nel proprio gruppo una rispondenza ad alcune esigenze come la difficoltà ad un inserimento per la chiusura o per la superficialità o per legami consolidatosi nel tempo ,di parlarne apertamente con il pastore dell'intero gregge non di certo per sparlare come dice il Papa ..ma al fine di avere qualche suggerimento.Le risposte non soddisfano tale bisogno.
Cosa può accadere ?o ci si allontana in silenzio o si partecipa limitandosi ad un ascolto passivo cose che non sempre aggradano a chi avverte il bisogno di crescere ed aprirsi verso realtà esterne al gruppo che detiene ogni "potere"decisionale .E' giustificabile ,parzialmente,lo zelo
di questi pastori che controllano tutto ,che si lasciano prendere da problemi dei vari consigli ma che nella loro agenda non ritagliano una frazione di tempo per chi si rivolge al pastore delle anime.!Si è costretti a continuare il proprio cammino individuale di fede e trovare in essa ,quando è forte e vitale l'unica via da seguire per aprirsi al di fuori delle comunità o gruppi verso la realtà che ci circonda . Cammino solitario ma in compagnia del Signore !



13/06/2014 12:40 Yolanda
Caro Federico mi fai tornare indietro di 20 anni . Quel che dici è un condensato del comune sentire e credere tra i laici, nelle comunità, che permane inamovibile e lascia attoniti. Ottimo trampolino di lancio per tutti i sotterranei scandali elencati nel post e scritti da Don Gabriele Burani. Beretta li ha solo trascritti. Questo lascia intendere che il clero ne è perfettamente consapevole ma che non muove una paglia per modificare questo stato di cose ,con un clima notevole di omertà.
Sono gli schemi contro cui ho lanciato in pubblico e in privato i miei strali e che hanno causato le conseguenze descritte in precedenza nel post sul volto femminile di Dio. Perché quando non si sa o non si vuole motivare allora si prevarica .Quando si motiva allora bisogna prendere in considerazione le ragioni dell'altro e giungere a scelte consapevoli e condivise per il bene comune. E anche far la fatica di rinunciare a privilegi immotivati e ingiustificati. L'alone di mistero, sacralità ,di conoscenza dei segreti sentiti in confessione sono un comodissimo paravento per la mancanza di apertura e spesso di competenza. Fa comodo lasciarlo credere ai laici.
Ma la pastorale deve essere dicibile, discutibile. Il compito del prete non è di fare tutto ma di motivare, sostenere ,ordinare in un insieme che deve essere significativo e chiaro per tutti nelle finalità, sequenzialità, ruoli, compiti ,funzioni e responsabilità.
In cui ciascuno deve fare la sua parte con stima e fiducia. Prete e laici. Solo così corresponsabili.



13/06/2014 09:41 Federico B
Faccio solo notare che a volte il sacerdote è a conoscenza di cose, sapute in via confidenziale o durante le confessioni, che non deve condividere necessariamente con i suoi collaboratori laici, ma che possono influire nelle decisioni da prendere. Una certa "solitudine" può essere quindi talvolta giustificata.
La mediazione tra le indicazioni della Curia, le tradizioni parrocchiali (a volte le più disparate), le ottusità (non per offendere nessuno, ma capita anche questo) e la volontà di primeggiare di alcuni pur necessari volontari e collaboratori, le tante necessità a cui far fronte con mezzi sempre troppo scarsi (parlo di soldi e di braccia)... tutte queste cose sono sulle spalle dei sacerdoti. Per carattere alcuni riescono a farvi fronte delegando e creando una rete di validi collaboratori, altri no e fanno quello che possono.
Aiutiamo i nostri sacerdoti, critichiamoli pure quando è necessario, ma non facciamo mai mancare la nostra comprensione.



13/06/2014 09:05 Sara
"Amanti segrete?" attendiamo fiduciosi il prossimo post...


13/06/2014 08:06 Hadassah
Quando si dice"partire dal positivo" per costruire.
Ma dimenticavo che questo vale solo "ad extra".
"Ad intra" sparare, sempre è comunque, ad alzo zero.



13/06/2014 08:04 Maria
Quello di cui i preti dovranno rendere conto a Dio e'che al giorno d‘oggi molta gente ,soprattutto giovani si allontanano dalla religione cristiana e diventano atei o indifferenti perche‘disgustati dalla pochezza umana e spirituale di questo clero. Fa peggio un prete mediocre che un prete criminale.


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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