Quando accade l'impensabile
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 10 giugno 2014
Mentre i giovani partivano per la camminata notturna ci si chiedeva se fosse proprio una batteria elettronica nel duomo di Trento l'evento inconsueto di quella serata

La Madonna degli annegati con il suo viso dolce, nonostante gli occhi di marmo. Una certa soggezione quel sarcofago del beato Nepomuceno - alias principe vescovo de Tschiderer - cui giravamo le spalle. Il transetto nord della nostra cattedrale di san Vigilio è abbastanza ampio, un luogo ideale per collocare strumenti e coro, soprattutto se gli esperti di acustica avevano deciso così. Il problema era un altro: fino a poche ore prima eravamo ancora increduli su quanto si andava realizzando. Animare la messa per l'avvio del Pellegrinaggio a piedi dei giovani al Santuario mariano di Piné, non solo con tastiere elettroniche e chitarre (fatto abbastanza usuale in certe occasioni), ma pure con la batteria, né più, né meno di quanto facciamo da anni nella nostra parrocchia alla messa delle famiglie al sabato sera. Unica differenza, a causa degli ampi volumi della costruzione, una batteria elettronica, a noleggio, aveva sostituito alla vigilia quella (gloriosa) meccanica.

Nella navata di fronte lo storico Crocifisso che ha accompagnato i lavori del Concilio (1545-1563), nel transetto sud l'altare con le reliquie dei Martiri d'Anaunia - i resti dei corpi bruciati dei 3 evangelizzatori giunti qui dalla Cappadocia o extracomunitari come si insegna oggi ai bambini - sotto di noi la basilica paleocristiana, riportata alla luce solo 40 anni fa, che conserva le spoglie dei vari vescovi di Trento (con le ossa analizzate una per una dagli antropologi).

E noi lì, con una batteria elettronica. Per molti trentini la cattedrale non solo è la chiesa-madre della diocesi, ma è quasi una seconda "casa". Tanti sono gli eventi impressi nella memoria: le veglie missionarie, il giubileo delle famiglie, l'arrivo della Luce di Betlemme, la preghiera ecumenica del 1984 (la 1° volta "insieme" dopo il Concilio con tanto di spostamento dei banchi per creare maggior "accoglienza" ai fratelli separati), la visita di Giovanni Paolo II nel 1995, quelle frequenti di Ratzinger, König e Martini o dell'allora patriarca Luciani, in settembre la celebrazione della Giornata del creato con il sermone del pastore luterano ... accanto al ricordo di tante celebrazioni significative tristi o liete, come il recente anniversario dei 50 anni dal "mandato ecumenico" affidato da Paolo VI alla nostra diocesi.

Ma ora stava davvero accadendo l'impensabile. Ed è accaduto, così in tutta semplicità, tra la soddisfazione di tanti, in testa l'arcivescovo. Del resto, proprio da una piccola cattedra collocata in questo presbiterio il card. Ravasi lo scorso anno aveva speso parole confortanti per "allargare" il concetto di "bella liturgia" fino a comprendere ogni espressione della modernità.

Tuttavia, a celebrazione conclusa, mentre i giovani partivano per la camminata notturna che li avrebbe visti arrivare all'alba, dopo una ventina di km, alla Madonna di Piné, ci si chiedeva se fosse proprio una batteria elettronica l'evento più "impensabile" di quella serata.

Non lo era forse altrettanto l'apprezzamento di un anziano canonico, già delegato per la liturgia e per decenni maestro di musica in seminario? E che dire di quei circa 1200 perlopiù giovani, ma anche qualche famiglia al completo, che dopo la messa si sono avviati in salita pregando e cantando per tutta la notte?

E quegli adulti, in gran parte genitori, che si erano resi disponibili per il servizio d'ordine durante il tragitto?

Forse occorre ricordare che a Trento si era nel bel mezzo del 9° Festival dell'Economia, che piazza Duomo era zeppa di persone che assistevano ai dibattiti trasmessi sul maxi-schermo, che la gelateria in piazza registrava una coda ancora più lunga del solito ... eppure, sì, l'impensabile: una schiera di tante persone che, zainetti e buone scarpe, sono riuscite ad ammassarsi in silenzio, partecipare alla celebrazione e ritornare all'esterno, senza alcuna reciproca sovrapposizione. Come nessun intralcio, anzi, avevano dato quei giovani scout con il loro autofinanziamento per il Campo nazionale d'agosto a San Rossore: limonata fresca e qualche dolcetto ai tanti che si spostavano da un incontro all'altro del Festival ...

Impensabile, solo a dirlo anni fa, ritrovarsi lì genitori e figli ormai grandi, insieme per un comune servizio. Impensabile, se vogliamo, una celebrazione presieduta dal pastore diocesano dove l'età media dei concelebranti non raggiungeva i 40 anni (d'altra parte erano i responsabili della pastorale giovanile ... persone anche di 30 anni che, a differenza del mondo laico, sanno guadagnarsi la fiducia dei giovani che avvertono in loro una indefinibile sicurezza e solidità).

Impensabili quelle parole del nostro vescovo, già delegato alle Nazioni Unite e nunzio in Asia, alle soglie dei 75 anni - che le immagini TV mostrano spesso cantare anche lui - "mettiamoci tutti in cammino perché nessuno, a nessuna età, può mai dirsi arrivato".

Camminare non per sport, per un'impresa da raccontare, non per lavoro (come gli operatori dei media), ma per andare avanti in carità e santità. Per guardare con fiducia al domani. Perché il testimone della fede, che ci hanno trasmesso i nostri anziani, viene raccolto oggi, anche da questi giovani, come lo sarà - ne siamo certi - dai loro figli.

 

16/06/2014 11:10 Laura Badaracchi
Concordo pienamente con Paola Springhetti. E ringrazio Maria Teresa per aver raccontato questa esperienza di Chiesa.


15/06/2014 16:00 Maria Teresa Pontara Pederiva
Ringrazio Lorenzo per aver ricordato il trentino padre Mario Borzaga, ora servo di Dio, di cui è in corso la causa di beatificazione, grazie al lavoro della sorella Lucia, dell’arcivescovo e di un apposito Gruppo Amici di padre Mario, una figura luminosa che guida ancora oggi i passi di tanti.
E anche quest’anno si ripeterà la scelta: un ragazzo di Trento, terminati gli Esami di Stato e un po’ di giorni di vacanza, entrerà il 1° settembre nel Seminario diocesano, diretto da un prete di 35 anni, delegato della pastorale giovanile.
L’impensabile esiste, quotidianamente, anche se non sempre ne siamo consapevoli, perché rappresenta l'essere aperti al nuovo di Dio che rinnova la Chiesa in ogni tempo.
E da ultimo grazie anche per quel richiamo alle diverse "marce" o pellegrinaggi a piedi che si snodano da anni lungo la penisola e che richiamano tanti giovani: dalla Macerata-Loreto alla Perugia-Assisi e, parlando di Assisi, pensiamo solo all'annuale Marcia francescana che vedrà confluire,anche quest'anno, migliaia di giovani pellegrini davanti alla Porziuncola il 2 agosto, Festa del Perdon d'Assisi.



11/06/2014 15:41 Paix
Sono bellissime queste esperienze di "strada", in cui la fatica si sposa alla meditazione e la preghiera assume una risonanza diversa. Questa mi ricorda il pellegrinaggio annuale Macerata-Loreto, che si è svolto proprio in questi giorni, e al quale ho partecipato a suo tempo: è nata ormai una trentina di anni fa con pochi studenti guidati dal loro professore di religione, e la bellezza della proposta ha potuto tanto che quest'anno i pellegrini hanno sfiorato i centomila. Non è un caso che siano i giovani il motore di queste iniziative, perchè è un'esperienza che parla al cuore come alla volontà di misurarsi con se stessi.


10/06/2014 15:16 Lorenzo Cuffini
"E per finire, un simpatico episodio. “16 luglio, la Madonna del Carmine, un caldo da morire. A mezzogiorno terminano gli esami di maturità. Che respiro! Cominciano le vacanze! Mario si avvicina a un suo compagno, buono come lui nel camminare: “Andiamo al santuario di Pinè a ringraziare la Madonna?” L’altro gli dice: “Sei matto? Mi parte la corriera alle sei”. E lui: “Vieni, ce la facciamo”. Due ore e quaranta per andare lassù: recitare il rosario, ringraziare la Madonna nel suo santuario, ritornare a Trento. Come avran fatto con quella veste talare addosso? "

....questo Mario di cui si parla, è un ragazzo maturando, futuro Padre Mario Borzaga, che morirà qualche anno dopo, giovanissimo prete missionario oblato, martire in Laos, a soli 27 anni.
Morale: i ragazzi , quando sono "presi", si lasciano infuocare e ardere assai più dei normalizzati adulti.
Non c'è società, non c'è contesto e non c'è moda che tenga.
Allora, come adesso e come sempre.
E' nelle loro mani, per davvero, che passa il testimone.
(La cosa forte è che mentre l'invecchiamento anagrafico è irreversibile, quello spirituale non lo è: anzi, uno puo essere stato vecchissimo e barbogio -cristianamente parlando- a vent'anni, e diventare un amante ardente di Cristo a novantadue...)



10/06/2014 13:53 Paola Springhetti
Processioni? Sì, forse. Ma qui il tema è quello del linguaggio adottato e del modo in cui vengono proposte, ridando senso ad un'esperienza - che secondo me è pellegrinaggio, non processione - in cui bisogna saper riconoscere il nuovo.
Conosco un parroco a Roma che si incaponisce a dire una volta alla settimana la Messa in latino e, poiché nessun parrocchiano ci va, la dice da solo. In compenso, molti suoi parrocchiani fanno il pellegrinaggio notturno al Santuario del Divino Amore, che è altrettanto tradizionale anche se molto più faticoso. Ed evidentemente più significativo.
La mia impressione è che nella magnifica cattedrale di Trento hanno saputo rivivificare la tradizione. Aprendosi al nuovo.



10/06/2014 13:53 Maria Teresa Pontara Pederiva
Caro Federico, a Trento sappiamo bene cosa sono le processioni … ma anche la differenza con un pellegrinaggio a piedi in montagna e in notturna: 23 km e quasi 700 m di dislivello.
Soprattutto nelle valli dolomititiche - e anche in tutto il resto della diocesi - le processioni del Corpus Domini (così come i fuochi in montagna per ringrazia mento ad un antico voto) sono una tradizione, ma sono un'altra cosa.
E personalmente ricordo bene pure le processioni del Corpus Domini in quel di Ferrara (prima e dopo il Vaticano II) dato che sono nata nella parrocchia della Cattedrale.
Il post mi sembrava parlare d’altro.



10/06/2014 09:29 Federico B
Apprezzo lo stupore dell'autrice per quello che evidentemente dalla sue parti è un'eccezione.
Da secoli la Chiesa propone cose simili, solo che normalmente si usa il termine "processioni": per il Corpus Domini, per la Beata vergine Maria, per i santi patroni, per eventi straordinari (ad esempio, purtroppo, il terremoto) o in occasione delle feste ordinarie proposte dal calendario liturgico. Può variare il "percorso", ma il senso è quello: camminare per le vie di una città o per le strade di un territorio per "testimoniare la fede", per "andare avanti in carità e santità", per "guardare con fiducia il futuro".
E' molto bello che iniziative del genere vengano proposte ai giovani ed è ancora più bello che i giovani riescano a cogliere il senso di appartenere a una Chiesa in cammino.



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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