«Chi siete venuti a cercare?»
di Giorgio Bernardelli | 26 aprile 2014
Istruzioni per l'uso per provare a far diventare «storica» davvero questa «giornata dei due Papi santi»

Il 15 agosto 2000 non c'erano ancora le dirette televisive in 3D. E nessuno poteva immaginare che quattordici anni dopo saremmo stati qui a discutere su un Papa emerito che concelebra con il suo successore. Eppure - per tanti versi - il clima del 15 agosto 2000 era molto simile a questo 27 aprile 2014.

Centinaia di migliaia di pellegrini stavano arrivando da tutto il mondo a piazza San Pietro; con la stessa sbornia di grandi numeri e di immagini ad effetto; e la stessa mole di parole e di storie, intense oppure naive, profondissime ma allo stesso tempo anche banali. Era l'inizio della Giornata mondiale della gioventù, l'appuntamento più atteso del Giubileo del 2000. Quello anche più esaltante, più carico di orgoglio e di speranze per una Chiesa all'inizio di un nuovo millennio.

In quel clima di tripudio - tra bandiere e ovazioni - fu con una domanda molto asciutta che l'uomo che d'ora in poi chiameremo san Giovanni Paolo II accolse i giovani e i milioni di persone che seguivano l'evento in diretta alla tv: «Chi siete venuti a cercare?», disse scandendo le parole. Fu l'inizio di un discorso molto diretto: davanti ai giovani - senza falsi pudori - Wojtyla quella sera aprì il libro della propria storia personale; ma lo fece solo per raccontare Chi, fin dalla sua giovinezza, aveva cercato lui. E che certamente anche sulla Cattedra di Pietro continuava a cercare. «Oggi io, per primo, desidero dirvi che credo fermamente in Cristo Gesù nostro Signore. Sì, io credo, e faccio mie le parole dell'apostolo Paolo: "Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Gal 2,20)».

Ecco: in questa vigilia della «giornata dei due Papi» (che - crepi l'avarizia - adesso sono diventati persino quattro...) mi è venuta in mente quella serata. Mi piacerebbe che almeno oggi, almeno a quella fiumana di persone che convergerà nel luogo simbolo della Chiesa di Roma per questa canonizzazione dei due Pontefici che maggiormente hanno segnato la storia del Novecento, qualcuno provasse a suggerirla di nuovo questa domanda dal suono così evangelico: «Chi siete venuti a cercare?». E oso pensare che sarebbe quanto direbbero a tutta questa gente proprio loro, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, se i ritratti che campeggiano sugli arazzi posti sulla facciata della basilica di San Pietro potessero parlare. Perché è la domanda più impegnativa e insieme più affascinante che ci si possa porre di fronte a due nuovi santi di questo spessore.

«Chi siete venuti a cercare?». Con un'immagine che va di moda oggi forse potremmo tradurla anche così: «Stai attento al selfie». Sì, a quelle immagini che ci si scatta da soli con il telefonino. Perché anche con i santi c'è il rischio di trasformarli in un'istantanea su misura di noi; il rischio di fermarci all'aspetto vicino vicino alla nostra sensibilità o a quel ricordo che ci è tanto caro. Ma non è questo il modo migliore per spegnere la carica esplosiva della santità? Non è declassarla a una specie di Oscar alla carriera con una nuvoletta di incenso intorno?

«Chi siete venuti a cercare?» nei nuovi santi Giovanni e Giovanni Paolo? La consacrazione di una visione di Chiesa o di una certa idea di società? L'incoraggiamento dato al mio movimento? Oppure quella frase che mi è rimasta nel cuore o il ricordo esaltante del giorno in cui venne nella mia città? Certo, c'è anche tutto questo. Ma non possiamo fermarci qui.

«Chi siete venuti a cercare?». Giovanni Paolo II chi cercava lui lo spiegava molto bene in quel discorso del 15 agosto 2000. E basta aprire una pagina qualsiasi del Giornale dell'anima per ritrovare la stessa ansia anche in Giovanni XXIII. I santi non indicano mai se stessi, ma l'unico Maestro. E nell'indicarlo parlano sempre di un cammino ancora da percorrere per seguirlo davvero.

Riempiamoci allora gli occhi in questa giornata dei due Papi, apriamo con gioia l'album dei ricordi. Ma non terminiamo questa giornata senza domandarci che cosa la santità di queste due figure dice alla nostra vita. Quale carezza devo ancora portare a chi incontro sulla mia strada. Quali paure nel mio cuore continuano a tenere chiusa la porta a Cristo.

Proviamo ad ascoltarli davvero questi due nuovi santi. Forse così - come è accaduto, lontano dai riflettori, nel cuore di parecchi giovani quel 15 agosto 2000 - anche il 27 aprile 2014 diventerà un giorno di miracoli.

30/04/2014 18:14 Francesca Vittoria
Il 27 agosto 2014 è stato un osanna da tutti coloro che hanno partecipato alla festa di queste due persone molto conosciute in vita che sono stati Pietro e hanno governato la Chiesa come lo sta facendo oggi Papa Francesco. E la cosa bella è stata proprio da Lui offerta all’attenzione del popolo di Dio in questo evento, la recita della preghiera alla Divina Misericordia che ha introdotto la Santa Messa, Questo dono all’uomo contemporaneo è taumaturga dei mali cui oggi soccombono tante persone, promette pace, gioia serenità ed è già stata pportata a conoscenza da Giovanni Paolo II° beatificando suor Faustina Kowalska Oggi si sta diffondendo a macchia d’olio, è un dono per ogni uomo .Questa rosario di soli 7 minuti è una preghiera di affidamento alla volontà divina , e richiesta della misericordia divina che è maggiore di ogni qualunque peccato o problema. Per questo ognuno che chiede la misericordia, la riceve. Più ti fidi di Gesù, più ricevi da Lui. Lui è Dio Ognipotente e ti può dare tutto quello che è buono e bello.Gesù disse a Suor Faustina Kowalska “Figlia mia , esorta le anime a recitare la coroncina che ti ho dato. Per la recita di questa coroncina Mi piace concedere tutto ciò che mi chiederanno. Etc. Una bella assicurazione per chi anche nei momenti difficili vuole ricorrere a Qualcuno dal quale ricevere aiuto…
Francesca Vittoria



28/04/2014 19:53 Claudio De Ponti
“Che cosa siete venuti a fare?” ha chiesto più volte Wojtyla alla folla oceanica radunata a Tor Vergata nel 2000, come se si rendesse conto che il carisma del Papa esaltato dall’entusiasmo dei giovani rischiava di sconfinare in culto della personalità.
Non si può negare che in raduni di tale portata capita di vedere un po’ di tutto: allegri devoti e anime in pena, mistici e gaudenti tutti insieme appassionatamente, tentati e talvolta sopraffatti da un clima festaiolo dai facili entusiasmi o da interessi di puro svago turistico. Al tempo stesso, come dice giustamente Lorenzo, non è mancata a seconda dei momenti “la dimensione della preghiera, del raccoglimento e della commozione”.
In fondo, anche le folle che si erano messe in cammino sulle strade polverose della Palestina per ascoltare le parole di Gesù erano alquanto variegate, tanto che erano parse agli occhi del nazareno “come greggi senza pastore”. Erano attratte da lui ma non avrebbero saputo dire il perché. Proprio come allora, sulle sponde del lago di Tiberiade, anche in queste occasioni la gente ha bisogno di sentirsi rivolgere la stessa domanda: “Cosa cercate?” “Venite e vedrete”.
In questo senso non si va a Roma per il Papa, ma per ascoltare attraverso il Papa un invito che ancora oggi viene rivolto a distanza di secoli. Non spettatori indistinti di uno show coinvolgente che si consuma in poche ore, ma singole persone investite da una proposta che provoca e sollecita la libertà di ciascuno.
Benedetto XVI, nel suo libro-intervista “Luce del mondo”, affronta la questione dei mega-raduni domandandosi: “È giusto offrirsi sempre alle folle e farsi acclamare come una star? D’altro canto le persone hanno il grande desiderio di vedere il Papa. Non si tratta tanto della vicinanza alla persona ma del contatto fisico con questo ministero, con il rappresentante del sacro, con il mistero; si tratta di poter toccare con mano il fatto che c’è un successore di Pietro, una persona che deve rappresentare Cristo. Bisogna accettare quella condizione da questa prospettiva e non considerare l’acclamazione come un complimento rivolto alla persona”.



28/04/2014 11:45 Lorenzo CUFFINI
Cara maria, la visione pregiudiziale delle cose gioca dei brutti scherzi.
Nonostante i numeri impressionanti, in tutti i sensi, non mi pare, né dalle immagini, né dal racconto e dalla testimonianza di chi c'è stato, che la dimensione della preghiera, del raccoglimento, e della commozzione, durante la canonizzazione e in tutti gli eventi preparatori, sia mai venuta meno.
Poi, certo , ci sono stati anche i selfie, anche la festa, anche il casino.
E meno male. Questa idea che la fede vada coniugata solo con musi lunghi, volti emaciati, flagellanti e gufi vagamente malauguranti, da dove caspita verrebbe mai fuori?
A me le immagini di ieri richiamavano alla mente ( da giorni in verità) la bella frase di Giovanni XXIII , detta nel suo bel latino sonoro e squillante all'apertura del Concilio: "Gaudet Mater Ecclesia..."
Cosa che, come allora, pare dare un fastidio cane a un sacco di cattoliconi di ieri e oggi... ;:)



28/04/2014 11:23 Maria
Chi siete venuti a cercare?
Più che altro sono venuti per farsi un selfie . anche vescovi e cardinali. tutti col telefonino. per dire "io c'ero all'EVENTO"
Chissà se all'Ultimo Giudizio, di fronte a Gesù Cristo si faranno un selfie1 Ma ci credono ancora seriamente a Gesù Cristo e alla vita nell'aldila' ?? mah...



26/04/2014 23:10 Matteo Lariccia
Tornò adesso da un incontro di preghiera. Roma brulica di pellegrini. L’atmosfera è frizzantissima. Che bella questa comunione dei Papi. Forse alcuni non sanno chi sono venuti a cercare, ma di sicuro qualcuno troveranno.


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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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