«Mamma e papà, insegnatemi a pregare»
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 25 aprile 2014
La trasmissione della fede in famiglia è riconoscere una Presenza quotidiana che ci accompagna in ogni momento della vita

"Cari genitori, insegnate ai vostri figli a pregare. Pregate con loro".

E' l'invito di un padre, quello che papa Francesco ci ha ricordato nelle scorse settimane. Un invito che richiama da vicino le "istruzioni" date da Gesù "quando pregate dite "Padre nostro ..." (Lc 11,1-4). Eppure proprio in quel passo di Luca sono i discepoli a chiedere "insegnaci a pregare", perché la preghiera non rappresenta un'attività naturale e spontanea dell'uomo, non è frutto di quello che si considera un innato senso religioso, ma è "altro".

Per la Scrittura la preghiera è un dono, una risposta dell'uomo ad un Dio che ha deciso di entrare in relazione con lui, è riconoscimento di una Presenza.

Verrebbe da sé che due genitori, primi educatori alla fede dei propri figli insegnino loro non tanto il "come" pregare, ma innanzitutto il "perché". E qui sorge il problema. Sembra logico spiegare ai figli che l'eccessivo consumo di dolci nuoce alla salute (meno anche nelle famiglie cristiane che ci sono troppi bimbi che ne sono del tutto privi). Sembra scontato insegnare i primi rudimenti di una civile convivenza, che i giochi si condividono e al parco ciascuno ha diritto di usufruirne (meno anche nelle famiglie cristiane che è naturale giocare con "tutti").

Per molte famiglie sembra indispensabile avviare i figli ad uno studio precoce della musica perché le neuroscienze ce ne spiegano i motivi, e così pure per lo studio delle lingue perché la plasticità del cervello dei piccoli costituisce un'opportunità da non sottovalutare. Tuttavia siamo ben lontani dal trasferire tutte queste ottime convinzioni al campo della preghiera.

Eppure quella stessa plasticità del nostro cervello entrerebbe in gioco ben volentieri (almeno nelle intenzioni del Creatore). Anche prima della nascita: se è vero che da studi compiuti l'ascolto di musica può aiutare la tranquillità del feto (e il cessare di contrazioni precoci), perché mai una mamma col pancione non dovrebbe pregare a voce alta all'interno della propria casa o nel silenzio di una chiesa per "avviare" il proprio bimbo a rivolgersi a Dio?

Un neonato "ricorda" le esperienze e condotto fin dai primi giorni in chiesa, ascoltando la medesima musica e i canti, il ritmo del parlato, e soprattutto la voce dei genitori che spiegano con calma (anche qui come in ogni altro momento è la "tranquillità" degli adulti che fa la differenza), entra di fatto a far parte di quella comunità che l'aveva accolto il giorno del Battesimo. E che continuerà a frequentare come una seconda famiglia, ancora una volta insieme ai genitori, a partire dalla messa domenicale "di famiglia".

Ma è indispensabile che l'esperienza di preghiera avvenga in famiglia, e non solo all'interno delle pareti domestiche, perché è tutto uno stile di preghiera che il bimbo deve apprendere dai suoi genitori, ben prima che dai catechisti per i sacramenti dell'iniziazione cristiana (che "affiancano" i genitori non li sostituiscono). Uno stile che fa riconoscere una Presenza quotidiana ad ogni istante.

Al risveglio: se la giornata è serena, si ringrazia per il sole che illumina e scalda; se è coperta, si ringrazia per la pioggia che disseta la terra e fa crescere fiori e frutti. Ma la preghiera è innanzitutto ringraziamento per esserci e l'esserci delle persone care che ci vogliono bene, segno tangibile di un Amore più grande. E prima di imparare ad amare viene l'esperienza di essere amati, a cominciare dalle piccole cose.

In fin dei conti sono tanti a raccomandarci che la trasmissione della fede in famiglia non è altro che la trasmissione dell'arte della preghiera e del riconoscimento di un interlocutore onnipresente.

I "calendari" che aiutano a pregare in famiglia predisposti da tante diocesi per i momenti forti dell'anno liturgico costituiscono un sussidio formidabile, una "tradizione" cercata negli anni, anche dai figli adolescenti e più su, magari tornati da una cena con amici: perché sanno che genitori e fratelli hanno pregato insieme comunque. Ed è la preghiera avviata dai genitori, una preghiera "insieme", la testimonianza migliore che resterà negli anni a venire.

"C'è una relazione di reciprocità tra la preghiera e la vita, tra la spiritualità e i comportamenti concreti delle persone come delle famiglie. Perché c'è una preghiera che è solo recita di formule, e questa non cambia di molto la vita; ma c'è una preghiera che è intessuta di dialogo, di ascolto e di comunicazione, di sentimenti e di esperienze, come è la relazione con una persona cara e importante. È questa la preghiera che cambia la vita e conferisce uno stile particolare a tutte le altre relazioni, all'interno come all'esterno della famiglia" diceva don Sergio Nicolli parlando di spiritualità familiare al recente Forum della Gregoriana.

"La famiglia - diceva Benedetto XVI - è Chiesa domestica e deve essere la prima scuola di preghiera. Nella famiglia i bambini, fin dalla più tenera età, possono imparare a percepire il senso di Dio, grazie all'insegnamento e all'esempio dei genitori: vivere in un'atmosfera segnata dalla presenza di Dio".

Una preghiera che cresce ed evolve come ogni altra attività nell'arco della vita. Come dire: non preoccupiamoci del "come" e "dove" si prega. Per un adolescente preghiera diventa uno stile di vita che fa spendere il proprio tempo per gli altri in un campo di lavoro o in una casa di riposo, come per un giovane sarà preferibile una Via Crucis su un sentiero di montagna. Se ascoltate i maestri/maestre della preghiera, vale a dire i monaci/monache, vi diranno che si prega anche dissodando il terreno per la semina o mescolando il minestrone ...

"La fede non è una cosa decorativa, ornamentale. Avere fede vuol dire mettere realmente Cristo al centro della nostra vita" ci ha detto papa Francesco e questa è preghiera.

«Il sentimento dominante che traspare dai racconti evangelici della Resurrezione è la gioia piena di stupore - ha sottolineato al Regina Coeli dopo la Pasqua - "Lasciamo che questa esperienza, impressa nel Vangelo, si imprima anche nei nostri cuori e traspaia nella nostra vita" così da renderci capaci di "portare un raggio della luce del Risorto nelle diverse situazioni umane ".

A partire dalla nostra famiglia, perché la serenità dei genitori, la gioia che proviene dalla presenza del Risorto, è il miglior integratore vitaminico per la vita dei nostri figli. E' quell'affidarsi ad una certezza: "Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete,né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?» (Mt 6,25-26).

Senza dimenticare che è lo Spirito che prega in noi (e nei nostri figli anche se non ce accorgiamo), è Lui che ci cambia il cuore, è Lui che ci insegna a dire a Dio "Padre".

 

 

30/04/2014 12:27 Maria Teresa Pontara Pederiva
Ringrazio dei commenti che offrono diverse angolaturedi lettura.
Non dimentichiamo che la santità è per tutti, nessuno escluso: è un cammino quotidiano che comincia fin da piccoli, fatto di tappe, soste se vogliamo, ma che non debbono farci dimenticare la meta. Ed è un cammino da rapportare alle forze in campo: non ci si imbarca in una ferrata con un neonato (neppure in un marsupio), ma, appena è in grado di muover qualche passo, lo si fa camminare con le proprie gambe, non lo si tiene più in braccio o sulla schiena, perché in caso contrario non imparerà mai. Certo rallenterà un po’ il cammino dei genitori, ma papà e mamma sono lì apposta, per accompagnarlo finché sarà in grado di fare da solo. Così è per la preghiera.
Ha ragione Anna, è spesso considerata fuori moda (e bigotti quelli che pregano), ma per un cristiano ogni momento della vita diventa preghiera. Di san Francesco, p. Olgiati scriveva che “era un uomo fatto preghiera”.
Don Sergio Nicolli, che ho citato, è il prete trentino che è stato direttore dell’Ufficio Famiglia della CEI e potrebbe raccontarvi di quante famiglie ha incontrato in giro per le diocesi italiane che si sforzano, con tutti i limiti, di attraversare i giorni della vita nella convinzione che Dio, diciamo pure la Trinità, è lì presente tra di loro. E la preghiera è un momento importante del cammino di 2 sposi (genitori o meno) cristiani perché, per fare un esempio, la Liturgia delle Ore è la preghiera della Chiesa intera, non solo dei suoi membri di speciale consacrazione, ma proprio di tutto il popolo di Dio.
Ma non esiste la famiglia perfetta e con le difficoltà si convive, ma Dio è presente anche quando uno dei 2 coniugi non crede o è diversamente credente e credo che si possa scoprire in diversi modi, magari le parole si trasformano in gesti, o anche silenzio ...
La certezza di una Presenza che ci accompagna e con cui si può dialogare è la serenità e letizia che colorano i giorni, le nostre relazioni, il nostro rapportarci con gli eventi … è quello che ci fa dire che "ogni" storia familiare è comunque "storia sacra".



29/04/2014 13:06 maria rosaria maione
stupenda riflessione che lascia ,confesso apertamente,una certo rimpianto in chi ha cercato di svolgere questo prezioso compito
in cui ho sempre creduto essere la condizione per una famiglia ,Chiesa domestica .Non ho avuto ,infatti, il dono di essere con il mio consorte compartecipe di trasmettere la fede ,prezioso dono ,ai miei figli e ho cercato da sola di farlo ,per la sua mancanza in quanto non credente .Sin dalla tenera età ho insegnato a loro come Gesù ha fatto con gli apostoli a pregare e nel tempo a far capire il perchè della preghiera come atto di riconoscenza dei doni da loro ricevuti come quello della vita e di sentire sempre una presenza al nostro fianco di Colui che ciè sempre vicino e non ci abbandona ma ci guida nel nostro cammino lungo la vita .compito un po' gravoso ma che ha dato solo in parte frutti.
Molti sono i valori cristiani trasmessi e vissuti concretamente nel loro percorso di vita ,ma ,per la carenza di una testimonianza non di due genitori ma di uno solo,si è riscontrato un certo vuoto . mi consola il fatto che testimoniano in ogni ambiente quello che dentro di loro hanno serbato .



28/04/2014 12:46 Anna Vincenti
Bellissimo l'articolo e condivisibile il commento di Teresa.
E' vero che in famiglia non si prega ma è ancor più vero che neanche nelle parrocchie si prega più.
La preghiera è vittima dell'ansia di rinnovamento che ha pervaso la chiesa locale dopo il Concilio (che a mio avviso ne ha male interpretato il senso), dell'idea che utilizzare linguaggi nuovi sia anche prendere le distanze dalla preghiera.
Molti sacerdoti e parroci non vedono di buon occhio le formule di preghiera che vengono recitate a memoria.
I nuovi metodi di catechismo non prevedono la recita delle preghiere formula e i bambini vengono stimolati a esprimere intenzioni di preghiera spontanea
Si ha talmente paura del devozionismo che si sta eliminando anche la devozione. Così la recita del Santo Rosario è appalto di pochi anziani e anche l'Adorazione Eucaristica spesso viene bollata come superata.
Le preghiere che la mia generazione ('54), e anche generazioni più giovani, abbiamo imparato da bambini sono un patrimonio prezioso che ti accompagna per tutta la vita: nei momenti difficili, anche se hai perso un po' di vista la fede, puoi sempre contare sulle tue belle formule che ti aiutano a parlare con il Signore.
Non abbiamo paura di dire alle persone con le quali entriamo in contatto "prego per te": alla nipote che va ad abitare per conto suo; alla ragazza che cerca lavoro; alla persona preoccupata per la salute sua o di qualche familiare, e che magari te lo confida mentre fate la coda alla cassa del supermercato; alla vicina di casa che ha una preoccupazione e alla quale puoi dire "se vuoi preghiamo insieme".
Anche al pronto soccorso di un ospedale mentre stiamo aspettando notizie di qualcuno, non sentiamoci in imbarazzo a tirare fuori il Rosario e pregare, anche discretamente, per conto nostro, ma senza nasconderci: tante persone si sentiranno confortate da questo semplice gesto e magari troveranno la forza di rispolverare il loro bagaglio di preghiere e utilizzarlo.
In ogni occasione di dialogo e vicinanza con il prossimo si può aggiungere anche una preghiera.
Mi è capitato di parlarne con ragazzi giovani che lì per lì avevo avuto l'impressione di aver forzato un po' la mano e invece, dopo qualche tempo, mi sono venuti a cercare per dirmi che facevano un pellegrinaggio..
Anche le giovani famiglie che hanno perso un po' i contatti con la preghiera, possono essere affettuosamente accompagnate, senza forzare la mano ma anche senza timidezze eccessive
Tutti noi quindi abbiamo la responsabilità di tramandare la cultura della preghiera.
Intanto trovo che sia importante incominciare a parlarne e mi piacerebbe poter leggere tanti commenti a questo bell'articolo: parlare di preghiera non è più di moda............sforziamoci di invertire questa tendenza.



28/04/2014 10:06 Teresa Benedini
Bella riflessione, anche se purtroppo ristretta a una elite, perchè di famiglie come quelle descritte e che dovrebbero trasmettere il senso dell'amare e del pregare, ce ne sono davvero poche. Come trasmettere il " senso" di Dio in una società nella quale la famiglia sembra avere un significato e una prassi del tutto fuori da ogni schema conosciuto?????


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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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