L'amore secondo «Her»
di Moreno Migliorati | 23 aprile 2014
Forse il nuovo film di Spike Jonze ci suggerisce anche una domanda su come vorremmo essere amati e come ci ama Dio

In un futuro non molto distante nel tempo, in una Los Angeles ipertecnologica e perennemente connessa (splendidamente fotografata con colori ocra e pastello che ricordano certi filtri di Instagram) Theodore Twombly si guadagna da vivere scrivendo lettere per conto terzi, versione 2.0 degli antichi scrivani. È depresso a causa della separazione dalla moglie Catherine, trova tutte le scuse possibili per rimandare la firma delle carte del divorzio e non ha veri amici se non Amy, anche lei in fase di separazione dal marito. Le cose, nella sua vita, sembrano prendere una piega diversa quando gli si presenta davanti una nuova possibilità relazionale.

È questo il plot narrativo di Her, il nuovo film di Spike Jonze, già acclamato autore di culto di film quali "Essere John Malcovich" e "Nel paese delle creature selvagge", fresco e meritatissimo vincitore del premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale, firmata dello stesso regista. Soggetto nel quale sembrerebbe non esserci nulla di originale, senonché la nuova possibilità relazionale che si apre davanti al protagonista (interpretato da un Joaquin Phoenix in splendida forma) non è con una persona in carne ed ossa. Fattosi convincere da uno spot pubblicitario, Theodore acquista infatti la copia di un nuovo sistema operativo chiamato "OS1" che ha la capacità di autoevolversi e di adattarsi sempre più alle esigenze dell'utente. Durante la fase di installazione, il sistema operativo si autonomina quindi Samantha (che nel film originale ha la voce di Scarlett Johansson, ruolo per il quale ha ottenuto il premio come miglior attrice protagonista all'ultimo Festival del Cinema di Roma).

Il rapporto tra Theodore e Samantha evolve sempre di più passando da una iniziale complicità e amicizia fino ad un amore vero e proprio. Non è il caso di rovinare la visione del film con troppe anticipazioni, basti dire che non si tratta di una stereotipata opera sul rapporto uomo/macchina (anche se questo tema è ovviamente presente). Come affermato dallo stesso Jonze, si tratta innanzitutto di un film sull'amore: "Il tema principe resta sempre in secondo piano rispetto all'amore che si sviluppa tra Theodore e Samantha. Ogni scena si basa sulla loro realtà di coppia. Abbiamo voluto osservare la loro relazione come se fosse tra due esseri umani e, attraverso loro, tessere una storia che osservasse le relazioni in tutta la loro complessità e dal maggior numero di prospettive possibile". E siccome l'amore umano non è che un riflesso di quello divino, ecco perché conviene parlarne in questa sede.

Il rapporto tra Theodore e Samantha ha infatti termine non per la disparità della loro condizione (lui essere umano e lei sistema operativo) ma per la sua non unicità. Esplicativo, al riguardo, è questo dialogo tra i due: "Samantha ma con quante persone parli mentre parli con me?". "8316" "E di quanti di questi ti sei innamorata?". "641. Ma questo non danneggia l'amore che provo per te". E questo perché, afferma sempre Samantha: "Il cuore non è una scatola che viene riempita, aumenta di volume ad ogni nuovo amore". Ma è proprio questa non unicità che Theodore non riesce ad accettare.

Viene in mente, in proposito, quella che è forse la più bella storia d'amore di tutti i tempi: quella tra Eloisa e Abelardo. In particolare la dedica di una delle bellissime lettere che lei gli indirizzò e che diceva: "Suo specialiter, sua singulariter", che si potrebbe tradurre liberamente con: ""A colui che è suo secondo la specie, colei che è sua singolarmente". O con una traduzione ancora più libera ma comprensibile: tu mi ami come appartenente alla specie umana, io ti amo come se non esistesse nessun altro al mondo. Che è poi come tutti vorremmo essere amati e come in effetti ci ama il nostro Dio (in quella che a ben vedere è la più bella storia d'amore di sempre) anche se spesso tendiamo a dimenticarcene. Sarà bene allora essere grati ad un sistema operativo di nome Samantha per avercelo fatto ricordare.

 

 

27/04/2014 20:43 admin

Alla riflessione di mons. Monari citata da Assunta è dedicato anche il "Preso in rete" di oggi
http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=1679




27/04/2014 19:38 Yolanda
grazie Assunta .
"A che cosa serve allora? Se non ci protegge in frangenti come questo, a che cosa serve la fede? Serve a mantenere la speranza, a trasformare le esperienze tragiche in solidarietà, in amore fraterno, in vicinanza, in condivisione. Serve a trovare la forza di portare il peso della tragedia senza diventare cinici e rassegnati come se nulla avesse senso e come se tutta la fatica che facciamo a vivere fosse pura ostinazione di creature illuse". Aiuta certo, ma ha senso?



27/04/2014 18:48 assuntas
Yolanda, sulla pagina facebook di Vinonuovo c'è un'intensa riflessione di Mons. Monari sull'episodio della croce dedicata a Giovanni Paolo II che è caduta su un ragazzo, il quale ha perso la vita. La domanda scottante che il vescovo affronta è: "Se non ci protegge in frangenti come questo, a cosa serve la fede?".
Ti consiglio di leggerlo. Non offre risposte al problema enorme che sollevi, ma certo propone una via sensata di riflessione.
Buona domenica della Misericordia.
Assunta Steccanella



27/04/2014 18:24 Yolanda
" tu mi ami come appartenente alla specie umana, io ti amo come se non esistesse nessun altro al mondo. Che è poi come tutti vorremmo essere amati e come in effetti ci ama il nostro Dio (in quella che a ben vedere è la più bella storia d'amore di sempre) anche se spesso tendiamo a dimenticarcene." E' molto facile dimenticarsene perchè è spesso difficile sentirsi amati come vorremmo.Ma non credo che sia questione di esclusività."Il cuore non è una scatola che viene riempita, aumenta di volume ad ogni nuovo amore".C'è del vero in questa affermazione.Quel che mi lascia nel dubbio invece va oltre ,tiene conto di ciò che siamo e che vediamo .Forse è vero che la realtà non è quella che vediamo ma quel che siamo , occhiali particolari che ce la fanno interpretare in un certo modo e a cui diamo un particolare valore e significato. L'amore ,riflesso di quello di Dio, lo ri-conosci se ce l'hai dentro ,se è stato costruito perchè vissuto pienamente nella vita con il corpo, i sentimenti, la mente, nella famiglia prima e nella vita poi.Ma se così non è stato? Conosco tante storie di dolore innocente che mi fanno chiedere dov'è l'amore del Padre? Perchè vite così disperate, quasi predestinate a ripetere gli errori dei padri nei figli,situazioni così incancrenite in cui non c'è via d'uscita,in cui non sembra possibile sperare in una vita diversa per tante ragioni? Come sono amati dal Padre costoro? Vite trascinate, mai pienamente vissute e in cui non c'è spazio per la gioia e la libertà di scegliere? Il non senso del male come buio profondo che si scontra con la luce della gioia e della speranza in chi ha la fortuna o la grazia di averla sperimentata e che può così parlarne.
Ma è diverso andare nelle periferie ed affiancarsi alle piaghe del mondo ed essere nelle periferie e soffrire con le piaghe del corpo e dell'anima.Ma Dio ama allora ciascuno pienamente così com'è ,ma che amore è quello che ti lascia in balia del male e di una non vita quando invece ha mandato suo Figlio perchè avessimo la vita e l'avessimo in abbondanza? In una giornata come questa in cui 2 papi diventano santi le domande restano, perchè loro hanno vissuto vite straordinarie ma nell'ordinario ,in periferia le cose stanno diversamente.



Commenta *






Versione stampabile
Scrivi a Vino Nuovo





Moreno Migliorati

Moreno Migliorati è nato negli anni '60 a Città di Castello. Evangelico operaio dell'ultima ora, entra tra i paolini della Società San Paolo ad Alba a trent'anni suonati. Tornato in diocesi, frequenta il Seminario Regionale Umbro di Assisi e viene ordinato presbitero nel 1998. Da sempre appassionato di old media, non tarda ad appassionarsi anche di new media: è tra i primi blogger italiani in assoluto e tra i primi don ad affacciarsi ai social. Attualmente è parroco in una parrocchia della sua diocesi, direttore dell'Ufficio comunicazioni diocesano e responsabile delle pagine diocesane del settimanale cattolico regionale. Nel tempo libero gli piace praticare fitness, vedere qualche bel film, leggere, ascoltare musica e coccolare e farsi coccolare dalla gatta con cui convive da undici anni.

 

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it