Eppure sono la felicità in persona
scelto da Luigi Accattoli | 05 aprile 2014
"Colpito da distrofia muscolare io umanamente parlando non avrei nulla per essere contento e felice: non conosco la giovinezza e la forza, lo star bene almeno cinque minuti, eppure sono la felicità in persona. E ringrazio della vita, dono immeritato"
di Luigi Rocchi

Con decreto del 3 aprile la Congregazione per le cause dei Santi riconosce le "virtù eroiche" di Luigi Rocchi (1932-1979), di Tolentino, tribolato e grato della vita, che è morto dicendo: "Vi amo tutti, vi ringrazio tutti". Ecco come parla in una lettera del 1974: "Dicono che da piccolo fossi molto bello, ma era scritto che mi aspettasse l'immobilità più assoluta. Se fossi un tipo che fa la lagna ti direi le sofferenze patite, le notti senza riposo. Ma non voglio rattristare nessuno, anzi mi piacerebbe ridare la gioia che Dio mi ha messo dentro. Non amo la croce per la croce. Ma, quando c'è, bisogna farne un mezzo di salvezza, una fonte di misericordia e di perdono. E ciò è possibile solo se uniamo le nostre sofferenze a quelle di Gesù e se con lui trasformiamo la croce del dolore in croce dell'amore. Non sono un eroe, nè un santo. Sono soltanto uno che si è messo nelle mani di Dio, che crede nel suo amore e si lascia guidare. Più il mio corpo va giù, e più il mio spirito sale e prende coscienza di quanto la vita sia gioia, sia dono. Io umanamente parlando non avrei nulla per essere contento e felice: non conosco la giovinezza e la forza, lo star bene almeno cinque minuti, eppure sono la felicità in persona. Signore, ti ringrazio per la vita che mi hai dato. Non la meritavo affatto".

Sono felice che sia riconosciuta la santità di Luigi, detto Luigino, mio conterraneo di valore. Gli amici hanno realizzato un sito per farlo conoscere: luigirocchi.it.

 

06/04/2014 18:18 Elisabetta Bianchi
Trovo - diciamo - imbarazzante che nella home page di vinonuovo, proprio sopra questa testimonianza commovente del "centuplo quaggiù" che ci è promesso e donato sia stato caricato un video che (a parte il grave deficit logico di sposare la pretesa che la società paghi per l'errata destinazione dei propri sogni e delle proprie speranze) mostra i cristiani come gente che segue delle regole per ottenere un premio nell'aldilà e per vedere chi non lo ha fatto punito. E che se sapesse che l'aldilà non c'è, farebbe altro. Siamo cristiani per il centuplo quaggiù, perché la vita ora è più bella e vera di quella che avremmo se non avessimo incontrato Cristo. Togliete quel video, non serve a niente.


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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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