"Ho un dono e ve lo dono"
di Fabio Colagrande | 26 marzo 2014
Da una settimana tiene banco il successo nazionale e internazionale dell'esibizione televisiva di suor Cristina Scuccia nel programma "The Voice". Può essere il paradigma di quella Chiesa a 'rischio di incidenti' evocata spesso da Papa Francesco?

"Dobbiamo far uscire Cristo. C'è il rischio di incidenti, ma preferisco mille volte una Chiesa incidentata, piuttosto che chiusa e malata". Il concetto, ribadito da Papa Francesco il 18 maggio 2013, nella Veglia di Pentecoste con i movimenti ecclesiali, è uno di quelli centrali del suo magistero. E l'immagine della Chiesa a 'rischio di incidenti' mi pare la più adatta a chiosare l'improvviso, inaspettato, successo internazionale di suor Cristina Scuccia, religiosa delle Suore Orsoline della Sacra Famiglia, nata a Comiso, provincia di Ragusa, venticinque anni fa.

Il video della sua prima esibizione nell'ambito della trasmissione televisiva The Voice 2, su Rai Due, il 19 marzo scorso, ha infatti ottenuto (almeno fino al momento in cui scrivo) quasi 30 milioni di visualizzazioni su YouTube. Sono bastati i pochi minuti della sua performance, l'interpretazione del brano No One di Alicia Keys e un breve scambio di battute con i conduttori dello show, per darle una popolarità internazionale e scatenare al contempo un dibattito al calor bianco sull'opportunità della presenza di una religiosa in un talent-show musicale.

Per avere un'idea della notorietà conquistata in pochi giorni da questa piccola suora basti pensare che la celebre attrice americana Whoopi Goldberg, protagonista nei panni proprio di una religiosa del film Sister Act, ha promosso la sua esibizione con un tweet, riprendendo un articolo dedicato a suor Cristina dall'Huffington Post, uno dei siti più seguiti del mondo. Mentre in Vaticano, il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, da tempo promotore del dialogo tra la Chiesa e il mondo, all'indomani del programma twittava una citazione biblica a sostegno di suor Cristina: "Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri (1 Pietro 4,10)".

"Ho un dono e ve lo dono! Mi aspetto una telefonata da Papa Francesco, perché lui ci invita ad uscire, a evangelizzare. A dire che Dio non toglie niente, ma anzi ci dona ancora di più. E io sono qui per questo!". Suor Cristina, in effetti, ha cantato, un brano pop non facile, con un'ottima tecnica e una grinta eccezionale, trasmettendo emozioni vere al pubblico, ma sono queste sue frasi ad aver colpito  di più. Frasi semplici che rivelano come dietro il personaggio televisivo ci sia una ragazza che ha scelto di consacrarsi al Signore con consapevolezza e ha già compiuto un piccolo, ma profondo, percorso spirituale.

Una conversione improvvisa che l'ha colta 'sulla via di Damasco', mentre inseguiva solo il successo come cantante, raccontata in tempi non sospetti a Tv2000.

Poi l'esperienza decisiva del noviziato in Brasile, con i bambini di strada, alla periferia di San Paolo. E poi l'inizio dell'attività pastorale a Milano: dove si occupa di un pensionato universitario e di una scuola materna, anima la Messa domenicale nella parrocchia di San Leone Magno e s'impegna nella catechesi. Dunque, non una macchietta per il piccolo schermo, ma una suora in carne e ossa. "Ho riscoperto il canto come un modo per lodare il Signore - raccontava al settimanale Credere nel luglio scorso - come esigenza della mia anima e strumento per toccare i cuori».

Eppure il rischio di 'incidente' è dietro l'angolo. Da sempre, per un'imperscrutabile legge dei mezzi di comunicazione, il prete o la suora in televisione rischiano di diventare personaggi caricaturali, buoni solo per suscitare qualche gossip o polemica e dare così un po' di verve a trasmissioni agonizzanti. Anche se assecondando questa logica dovremmo rassegnarci a una televisione off-limits per i consacrati chissà con quali effetti per l'evangelizzazione.

In molti si chiedono poi se suor Cristina saprà evitare le strumentalizzazioni o alla lunga la sua freschezza e la sua energia, come la sua intenzione di evangelizzare attraverso l'arte, non resteranno stritolate dalla banalità televisiva.

C'è chi la vorrebbe interprete solo di un repertorio religioso, come la sua celebre 'collega' Marie Keyrouz, la religiosa libanese della Chiesa greco-melkita, diventata una star grazie all'interpretazione di antichi canti cristiani orientali. Ma sono rimostranze che rivelano solo la perdurante sottovalutazione della musica pop, considerata a torto ancora un genere di consumo e non un linguaggio artistico con una sua nobiltà culturale.

Ma c'è ancora chi spera che il miracolo di quei pochi minuti televisivi, in cui una donna consacrata a Dio ha azzittito tutti con la sua voce e la sua energia spirituale, possa ripetersi nelle prossime puntate. Costringendo magari certi telespettatori stanchi e stressati, smarriti nelle loro 'periferie esistenziali' lontanissime da ogni speranza trascendente, a farsi qualche domanda in più.

Suor Cristina rischia seriamente di restare 'incidentata', ma nessuno potrà non riconoscerle di aver provato a testimoniare, davanti a milioni di persone, una Chiesa sorridente e dalle porte aperte. Non mi sembra poco.

31/03/2014 17:19 Cristiano Anonimo
Salve,

il sito che vedo mi sembra fatto da persone dotate di molta capacità di riflessione e quindi provo ad argomentare meglio.
Colgo l'invito ad "abbassare i toni" e provo ad argomentare meglio:

1) Un fatto è che scegliendo di partecipare come “suora” ha tolto il posto ad una persona (magari dotata di una profonda spiritualità non meno di Suor Cristina). E’ stata scelta perché aveva l’abito. Questo è intrinsecamente sbagliato ed è un abuso.
I preti operai che sceglievano in altri tempo la strada di una “evangelizzazione a rischio di incidenti” non si facevano assumere in quanto preti anzi lo celavano.
Altrimenti avrebbero commesso l’ingiustizia di togliere un posto ad una persona più capace di loro.
Mi sembra un passo indietro nell’evangelizzazione, non un passo avanti e certamente non c’entra niente con lo stile di Papa Francesco.

2) I cristiani non si devono “conformare alla mentalità del mondo” e non devono per forza sottostare a cose sbagliate. Se la Televisione è strutturata male io non partecipo perché non voglio essere corresponsabile di una eventuale struttura di peccato.

3) Qualunque cosa va fatta dalle persone più adatte e capaci. Un prete ed una suora non possono passare avanti ad un laico perché preti o suore!!!
Non sono e non devono essere intesi come una categoria protetta e soprattutto la loro presenza NON EVANGELIZZA MEGLIO O di PIU’ di quella di un QUALUNQUE LAICO.

4) Nessuno, secondo me, ha trattato il vero argomento cardine: 80% della popolazione mondiale si dire religiosa. Ma (a differenza del passato) la religione è ormai fuori dal mondo dell’arte e delle scienze.
Questo è il vero problema…. e non lo risolvi mettendoci dentro dei preti e delle suore a fare quelle cose… ma partendo dai laici.

Manzoni, Dante, Galileo erano laici di grande fede…Questi Laici mi sembra che siano sempre meno….
Questo è il problema!
Possibile che si consideri una “presenza cristiana” una suorina che canta una canzoncina??? Ma non è riduttivo dell’arte cristiana?????
Ma dove sta il potere spirituale ed il messaggio che ha dato?? Togligli il vestito da suora e non ti accorgevi del messaggio… quindi di nuovo c’è qualcosa che non va.

Invito tutti i sacerdoti e le suore che leggono a riflettere su un fatto: è un fatto (ed è una ingiustizia) che in tante organizzazioni e strutture cattoliche preti e suore passano avanti a laici non perchè più bravi ma perchè preti e suore.
In una scuola, ospedale, televisione, università cattolica pensi che si preferisca sempre il più bravo o il prete e la suora?
E gli ordini religiosi come ragionano “abbiamo un prete che ha studiato sociologia, diamogli la cattedra di sociologia della nostra università”.. lascia stare che ci sono 10 laici più preparati di lui.
Di questo clericalismo è ancora piena la chiesa….
il problema è che almeno una volta le vocazioni erano tante ed alla fine nei posti chiave arrivavano i sacerdoti bravi….
Adesso, ma non voglio offendere nessuno, mi sembra che il livello culturale, umano e cristiano di molti nuovi preti sia davvero minore del passato (qui spero davvero di sbagliare!)



31/03/2014 14:50 admin
@cristiano anonimo (che brutto nickname...) e giovanni: non vi viene il dubbio di prendervi un po' troppo sul serio? Vi invito caldamente a toni un po' più da discussione costruttiva, grazie


31/03/2014 11:11 don Andrea Turchini
Grazie per questo bell'articolo. L'ho apprezzato molto. Della scelta di suor Cristina ho apprezzato due cose: il fatto che si sia presentata in TV con le sue suore e la sua semplicità nel messaggio che ha lanciato.
La presenza delle suore della sua comunità l'ho colta come un elemento decisivo, capace di fare la differenza, perché questo è tipico della vita religiosa; molti preti, frati e suore purtroppo sono naufragati nel tritacarne della TV perché si sono presentati da soli e sono stati lasciati soli dalle loro comunità. Una testimonianza evangelica è sempre una testimonianza comunitaria: Gesù li mandava due a due. Questa scelta ci libera da ogni esibizionismo e da ogni narcisismo che la TV alimenta.
Poi la semplicità di un messaggio che ha bucato lo schermo: "ho un dono e ve lo dono", sintesi di riflessioni magisteriali molto profonde, soprattutto legate all'espereinza della vocazione; uno per tutti: "la percezione che la vita è un dono non dovrebbe suscitare soltanto un atteggiamento riconoscente, ma dovrebbe lentamente suggerire la prima grande risposta alla domanda fondamentale di senso: la vita è il capolavoro dell'amore creativo di Dio ed è in se stessa una chiamata ad amare. Dono ricevuto che tende per natura sua a divenire bene donato" (Nuove vocazioni per una nuova Europa, n. 16).
Di rischi ce ne sono parecchi e penso che ne siamo tutti consapevoli. Ma la Chiesa non si mai arrestata di fronte ai rischi per annunciare il Vangelo; ce lo raccontano le testimonianze dei grandi missionari.
Facciamo il tifo per te suor Cristina, non perché vinci la competizione, ma perché tu possa portare con semplicità la luce del Vangelo; il Signore ti custodisca nella pace e nella semplicità di vita; le tue sorelle ti rimangano vicino.



31/03/2014 01:03 Giovanni Benvenuti
Demerito cristiano anonimo fai bene a nascondere la tua identita' come tutti i detrattori e dissacratori che si nascondono nell'anonimato dopo aver tirato la pietra della discordia.
La tua concupiscenza mentis,ovvero superbia,non appartiene al cristianesimo ma alla opportunistica religione del fai da te o forse sei di una setta o di qualche altra forma di pluralismo protestantistico antagonista al cattolicesimo. In ogni caso ostracizzi con il tuo modo di esprimerti ogni tipo di dialogo. "Coloro che credono di vedere non vedranno". Di linguaggi larvati come il tuo se ne sentono tutti i giorni in ogni angolo della strada meta di molti cagnolini con la vescica iperattiva. Il solito parafrasare di una ritorsione morale o diffrazione interiore nevrotica anticlericalista ripetitiva , di un' ironia dileggiante verso cio' che e' candido,sincero, verace,onesto intelettualmente e moralmente. "Se non fosse stata una suora , un prete ..." Il tuo e'il classico relativismo nichilistico contemporaneo di chi manca di spessore culturale,morale,etico , di chi non e'sensibile al diverso,alla dialettica,al confronto ma giudica in modo acefalo,pulsionale. Senz'altro non hai letto " Evangelii Gaudium" di Papa Francesco che suor Cristina mette in pratica, o forse sei di quelli che va in chiesa la domenica e poi si lamentano che ci sono troppi extracomunitari che partecipano alla liturgia. Sembri soffrire di un totale analfabetismo spirituale. La cura ...istruisciti di piu',apri la mente ed il cuore . L'alternativa e' tacere , in questo modo non si resta nell'anonimato ma apparentemente intelligente.



30/03/2014 22:51 cristiano anonimo
Non so cosa dica il cervello a questi di “vino nuovo”… ma possibile che non scrivano la cosa più semplice (scusate il francesismo): “Se non fosse stata suora non se la sarebbero cacata di striscio!!!”
Che tristezza!
Ancora una volta un appiattimento verso il “clericalismo” ed una banalizzazione dell’essere suora o preti…

L’altra cosa da dire era: “Ma scusate ma che bisogna essere suora per dire quello che ha detto?”. La verità è che un qualunque laico che cantasse come canta lei e dicesse quello che dice lei non avrebbe passato neanche le selezioni.

Ecco quindi il rischio: “la vocazione come mezzo per affermare sé stessi ed il proprio progetto e non come modo per seguire Gesù Cristo”.
Oggi come oggi sono talmente poche le vocazioni che un qualunque cretino dopo poco diventa direttore o direttrice di qualcosa…..togliendo spazio a laici BEN più PREPARATI E BRAVI!.

Non credo si evangelizzi nessuno così…si è fenomeni da baraccone e si è solo sfruttati da un meccanismo mediatico che “trita tutto”.

Ovviamente spero di sbagliarmi

(anonimo)



30/03/2014 10:54 Giovanni Benvenuti
Stupore iniziale seguito da un forte ed intenso coinvolgimento emotivo,intellettivo ,spirituale ed affettivo . L'icastica artisticita'di suor Cristina espressa con purezza,candore ed innocenza nella sua canzone ci ha profuso un sentimento umano di gioa e di speranza,speranza che le parole di Papa Francesco di una Chiesa che , come Cristo ,si apra alle periferie , si possa realizzare , secondo i talenti teoandrici di ciascuno , in tutti gli scenari antropici sociali anche televisivi o del ciberspazio.
Suor Cristina ha espresso un forte carisma cristiano attraverso la musica e le parole che ha proferito in risposta ad ogni domanda postale dai quattro giudici. Una serata in cui si e' colto un afflato di spiritualita', di fratellanza con un pubblico a lei vicinissimo con gli applausi , la solarità degli sguardi .
Un clima rispettosamente religioso.
Grazie suor Cristina per questo momento magico in cui tutti eravamo con te sul palcoscenico , almeno nello spirito e con il cuore, solidarizzando e sostenendo la tua audacia , la tua energia apostolica ed evangelizzatrice che sai esprimere encomiabilmente attraverso la tua dolce voce, quasi angelica.
Ti vogliamo bene. Conservati nella fede e nella tua missione .
Che Dio ti benedica.



27/03/2014 07:50 Maria Teresa Pontara Pederiva
Interessante leggere questa intervista: http://www.aleteia.org/it/stile-di-vita/articolo/the-voice-la-verita-su-suor-cristina-5873265134272512


26/03/2014 22:36 Alice alice
Cara suor Cristina sei giovane,e' non sai nulla della vita ,ha peccato nel dire hai un dono,e' lo vuoi dare,perche' quello che fanno gli altri a chi lo danno il loro dono,stai attenda tu di perdere invece tutto.


26/03/2014 21:56 Giuseppe
Condivido quanto espresso dalla signora Rizzi. Da ex allievo salesiano eė proprio quello che bisognerebbe fare sempre e cioè non attendere che i giovani vengano in chiesa ma andare da loro nei loro ambienti e fargli capire quanto Gesù (ma per lui lo sanno!) e la chiesa tengano a loro comunicandogli il vangelo vissuto sulla pelle


26/03/2014 17:31 voce18
Io credo assolutamente alla bontà delle intenzioni di suor Cristina. Sicuramente la sua presenza è un’occasione per mettere a frutto il talento affidatogli dal soffio creatore di Dio ed, ancor più, di far passare il messaggio cristiano nell’ambiente irto di difficoltà che è lo spettacolo in genere.
Il rischio che si bruci ci può anche essere, ma lo considero identico al rischio che corre la suora che sta in oratorio od alla scuola materna: anche da lì passa la tentazione, quando quello laggiù non sa più come farsi vivo.
Quello che mi colpisce di più è la sorpresa di vedere una donna, suora, che rischia di essere vista come una marziana o come un idolo, a seconda dei casi. Come sempre più spesso mi accade mi ritrovo a sottolineare il fatto che quando non sei dentro un certo schema, sei automaticamente una “mina vagante”: del resto, nel Vangelo, Gesù stesso dice che è venuto non per portare pace, ma una spada!



26/03/2014 17:13 Nicola Nicoletti
Interessanti i commenti: chi sa quante volte hanno strumentalizzato Gesù, Francesco, Paolo, Pietro e tutti gli altri. Ma rimanere sé stessi è valido anche per il conduttore che si dice cristiano, per il padre di famiglia e chiunque altro, non solo per i religiosi. La notizia è che una persona rompa gli schemi e dica pubblicamente: seguo Gesù e sono felice. I media si dicono mezzi di comunicazione e nonostante il rischio di produrre tanto falso, non possono essere snobbati o temuti dai cristiani. Dico una blasfemia ma mi ricorda il timore dei M5s che non dovevano andare in tv. Ora lo fanno. Il coraggio è fondamentale in tutte le testimonianze, anche parlare di Gesù in un bar o dal parrucchiere. Sarebbe ora di non rimanere sempre a temere. Nemmeno le tv generaliste, quelle che, almeno a qualcuno, fanno andare oltre la canzone.


26/03/2014 15:17 Maria Luisa
Mi unisco al qui unanime coro di approvazioni per suor Cristina.
Anch’io sono una di quei 30 milioni di persone che hanno visto su you tube la sua performance, ed è stato bello vedere l’incredulità e anche l’emozione suscitata nei giudici dal suo abito e soprattutto dalle sue parole, dal suo entusiasmo, dalla gioia interiore di questa suora giovane e consapevole. Uno stupore e un’emozione che si sono diffusi nel mondo come onde concentriche, proprio perché rompevano schemi mentali sclerotizzati sulla vita consacrata, specialmente femminile.
Soprattutto mi ha colpito la sua prontezza nel rispondere con parole convinte e significative alle domande che le venivano poste. E’ stato questo il vero annuncio missionario, e mi sono detta: “Qui c’è lo ‘zampino’ dello Spirito!” Auguro quindi a suor Cristina che lo Spirito Santo continui ad esserle vicino, per aiutarla a diffondere ancora tanta gioia cristiana con il suo dono, tanti semi con la sua testimonianza. E una preghiera perché il suo entusiasmo e la sua convinzione non vengano meno, e perché la sua comunità sappia sempre sostenerla con affetto nel discernimento.



26/03/2014 14:27 LUCIANO AGAZZONE
Mi permetto anche'io di scrivere semplicemente poche parole, addirittura copiando quanto ha scritto Federico B.: "Auguro a Suor Cristina di rimanere fedele alla sua vocazione e di riuscire ad evitare tentazioni e "incidenti". Aggiungo però che la ammiro molto e credo sia molto bello e persino doveroso quello che sta facendo. I giovani hanno bisogno di buoni modelli, al passo coi tempi, ma che riescano a rimanere sempre veri testimoni del Vangelo in ogni istante della loro vita. Mi ha fatto piacere leggere che Suor Cristina ha fatto anche una esperienza missionaria in Brasile, come da molti anni sto facendo anche'io, e sono convinto che quel tempo vissuto laggiù non potrà che aiutarla molto qui nel nostro difficile ed intricato "primeiro mundo". Auguri Suor Critina !


26/03/2014 12:57 Alberto Hermanin
Anche io condivido ogni parola di quanto ha scritto Fabio Colagrande, e trovo acute e sensate le osservazioni di Borghi sul clichè classico sulla suora.
O iubelo del core, che fai cantar d’amore! Quanno iubel se scalda, sì fa l’omo cantare, e la lengua barbaglia e non sa che parlare: dentro non pò celare, tant’è granne ’l dolzore.
Così cantava un altro mattacchione, Fra Iacopone da Todi, anche lui abbondantemente malvisto dai benpensanti dell’epoca. Auguri a Suor Cristina, per lei non critiche ma preghiere, di cui ha tanto più bisogno quanto più ha il successo che le auguriamo.



26/03/2014 12:27 elisabetta rizzi
Si parla di evangelizzazione o meglio di "seconda evangelizzazione"(Biemmi), cioè di camminare insieme, di percorrere le strade CON il mio fratello: non è un percorso a parte, privilegiato, "consono". E' col mio fratello, perciò se canta ad una gara "laica", in ambiente "laico" mi sta bene, nè più nè meno di quando don Benzi andava nelle discoteche prima e per le strade poi. Suor Cristina è andata ad incontrare i giovani, quelli che non si trovano in un ambiente protetto e lo ha fatto nel loro ambiente. Lei è andata da loro e non ha aspettato che loro venissero da lei. Questa per me è la differenza fondamentale.


26/03/2014 11:28 Yolanda
Suor Barbara, 30 milioni di visualizzazioni in un colpo solo, quanti incontri occorreva fare per far passare quel piccolo messaggio? Era necessario? Non so, ma è stato bello che ci sia stato. Bella la domanda di Borghi e il commento di Colagrande, pienamente condivisibile.


26/03/2014 11:11 Dolvaso
Condivido ciò che ha scritto il prof. Borghi. Anch'io ho avuto le medesime opinioni, leggendo i commenti negativi di chi vive una fede da bravi ragazzi, tutti d'un pezzo, che non tradiscono la ben che minima emozione.


26/03/2014 10:56 Guido mocellin
Sottoscrivo ogni parola di quanto scritto da Fabio Colagrande che anzi ringrazio di cuore


26/03/2014 10:52 Simone
suor barbara, mi permetto ti ribaltare il tuo dubbio dal mio lato (laico, sposo, padre)... "mi chiedo se per evangelizzare e mettere in gioco doni ricevuti da Dio sia NECESSARIO partecipare"... non so... a una tramissione tv sulla famiglia, poniamo un bel talk show alla "Amici" o una trasmissione alla "Ballarò" (è capitato che ce lo chiedessero); oppure essere "per forza" una di quelle famiglie/coppie che si dedicano a un'opera, a un servizio particolarmente impegnativo (diciamo, una "casa-famiglia", per esempio) o che partono per anni per vivere da missionarie...

Qual è la risposta giusta? Non c'è. O meglio, è solo la propria. E darsela sta credeo nella vita spirituale, unica, di ciascuno. E nel caso di una coppia di sposi, anche quella dei due sposi.
è un discernimento coninuo
La risposta può anche variare nel tempo. E ovviamente dipende da ciò che siamo, quali sono i nostri "carismi".
Penso sia lo stesso anche per te.



26/03/2014 10:08 suor barbara
Certamente suor Cristina sta dando visibilità alla vita consacrata femminile e mettendo in gioco i suoi doni, la sua voce, la sua freschezza, la gioia che viene dall'incontro con Gesù... ma mi chiedo se per evangelizzare e mettere in gioco doni ricevuti da Dio sia necessario partecipare ad una gara canora...mi chiedo qual è la motivazione e in questo quali valori della vita consacrata emergono...domande che fanno riflettere anche su di me.


26/03/2014 10:02 gilberto borghi
Quanta paura nei commenti che ho letto in giro, non qui, su questa suora. Ma quella più profonda e meno dichiarata non è la paura che lei possa essere strumentalizzata dai mass media. In fondo anche Gesù veniva cercato dalla folle per farlo re. Travisandolo o utilizzandolo. Ma lui poi si dileguava. Perciò, se suor Cristina saprà non restare chiusa dentro la scatola visiva, il problema non è nè suo, nè nostro come Chiesa. Anzi.
La paura più profonda è invece quella di dover ammettere che il cristianesimo e la spirtiualità che lo sostiene non deve per forza essere centrato sulla testa e sull'automiposizione al corpo di un codice morale che impedisce che qualcosa di umano, emozioni e sensazioni, possano essere vissute per Dio pure loro. Lo stupore, rispetto a questo evento, fuori della Chiesa nasce propro dal constatare che il "clichè" classico della suora come "non donna a tutto tondo" viene infranto. E dentro la Chiesa invece, al posto dello stupore rischia di prevalere l'insofferenza o il disgusto. Perchè viene a dirci che la gioia e l'emozione parlano di Dio tanto e di più della forza di volontà e del sacrificio.
Provo ad essere cattivo allora. Non è che chi si lamenta di suor Cristina nasconda un desiderio di liberazione delle proprie emozioni, che lui stesso si vieta, per veicolarle solo dentro ad esperienze di sacralità che sanno di sottomissione a Dio e della sua immensa lontanaza da noi e dal nostro quotidiano?



26/03/2014 09:52 Federico B
Non sembra poco nemmeno a me, può essere davvero un'opportunità importante, da cogliere.
Eppure non riesco a togliermi dalla mente l'immagine di Suor Sorriso che intona "Dominique" con la sua chitarra: il successo e gli applausi del mondo hanno inciso in modo determinante nella sua vita di religiosa. E non è purtroppo l'unico esempio.
Auguro a Suor Cristina di rimanere fedele alla sua vocazione e di riuscire ad evitare tentazioni e "incidenti".



26/03/2014 07:23 Massimo Menzaghi
Non mi sembra poco?
E' tantissimo! ;-)



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Fabio Colagrande

Fabio Colagrande, nato a Roma a metà dei favolosi anni Sessanta, lavora da vent'anni alla Radio Vaticana come giornalista e conduttore di programmi in diretta. Collabora con L'Osservatore Romano e altre testate cattoliche. Per alcuni anni, ai microfoni di Radio Due, si è occupato di cultura e intrattenimento.

Autore, regista e attore di teatro, per diletto, nel 1995 ha fondato una compagnia tuttora sulla breccia. Felicemente sposato, ha due figli, che spera mettano su un gruppo rock e lo facciano cantare, ogni tanto. Cura un blog personale intitolato L'anticamera del cervello.

 

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