Io detenuto nella Chiesa di Francesco
scelto da Luigi Accattoli | 23 marzo 2014
“Sono un detenuto che ha incontrato Papa Francesco, questa persona incredibilmente umile che ci rende tutti uguali, gregge col pastore, famiglia insieme al padre, Chiesa, con lui, davanti a Dio. Ho trovato la mia pietra d’angolo”.
di Carlo Scaraglio

Carlo Scaraglio è tra i detenuti del carcere Don Bosco di Pisa che hanno incontrato il Papa. In questa lettera al quotidiano Il Tirreno - pubblicata il 1° marzo - racconta quell'incontro. Questo il link al testo integrale e qui di seguito i passaggi più vivi.

Sono uno dei 17 detenuti presenti il 19 febbraio 2014 all'incontro con Papa Francesco al Santa Marta. Mentre attendiamo il suo arrivo, la gioia e la tensione mi crescono dentro. La porta si apre e il Papa entra. Sin dal primo momento Francesco è riuscito a spiazzarmi, sta lì, in mezzo a noi e ci accoglie come si farebbe con dei vecchi amici. Abbraccia e bacia ognuno di noi, guardandoci negli occhi.

Quando posa il suo sguardo nei miei occhi, già umidi, capisco che sto vivendo un momento speciale e irripetibile. Nell'alternanza di momenti di leggerezza in cui Papa Francesco scherza con noi e momenti di intensità tale che le lacrime sgorgano ovunque mi volti, accade ciò che nessuno di quanti siamo presenti aveva previsto: carcerati, magistrati, preti, educatrici, suore; tutte le differenze cessano di esistere. Francesco, uomo, padre dolcissimo che ci confessa di sentire il bisogno delle nostre preghiere.

Francesco che appare quasi imbarazzato nel sentirsi chiamare Santo Padre e felice e a suo agio nel potersi definire prete. Questa persona incredibilmente umile, ci rende tutti uguali, gregge col pastore, famiglia insieme al padre, Chiesa, con lui, davanti a Dio.

Da più di 2 anni la lotta tra fede e razionalità che ha sempre caratterizzato la mia religiosità si era fatta cruenta. Da quando, conosciuti Don Roberto e Suor Cecilia, ho intrapreso un cammino di fede fatto di molti dubbi e altrettanta speranza, momenti di luce e abbandono ai misteri e di buio pesto e resistenza, nel quale la mia idea di Chiesa si andava formando e operavano, rendendomi critico, la mia naturale diffidenza nei confronti delle istituzioni, gli studi di sociologia, l'amore per la storia e il turbamento che spesso suscitavano in me le Sacre Scritture. Per tutto ciò, mentre l'incontro volge al termine, la consapevolezza di quello che è avvenuto fa si che pianga un pianto scomposto, liberatorio.

Ho capito che il mio cammino, per quanto lungo ancora, ha finalmente un punto fermo, dono di Francesco e del suo carisma. La mia Chiesa esiste anche all'interno della bi-millenaria istituzione la cui travagliata storia ha spesso messo in crisi la mia fede. Di più, con Francesco, grazie a lui, la mia Chiesa comprende anche l'istituzione. Non perfetta, senz'altro, ma perfettibile. Chiesa di uomini e donne, per gli uomini e le donne.

Il Papa è atteso per l'udienza generale, usciamo dal Santa Marta ("questa è casa vostra" ci ha detto) con gli occhi lucidi. Non mi sento una persona migliore, nessun miracolo mi ha reso libero, ma per un'ora ho visto la mia Chiesa e so che ho trovato la mia pietra d'angolo. Da domani, se vorrò, avrò le migliori fondamenta su cui edificare la mia vita.

Vedo in questa lettera l'esempio di una buona risposta ai semi di speranza che Francesco va spargendo con i suoi abbracci ai feriti della vita.

14/07/2014 04:21 Carlo scaraglio
Prego Paola sono felice di saperlo


23/03/2014 11:22 Paola Springhetti
Grazie Carlo. Questo post mi ha aiutato a iniziare bene la domenica.


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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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