Un’omelia al giorno
di Diego Andreatta | 22 marzo 2014
Un lettore chiede ad Avvenire che i preti predichino anche nelle Messe feriali: un tema “risolto” dal Papa nell’”Evangelii Gaudium” e con l’esempio a Santa Marta.

Almeno nel periodo quaresimale, molti preti già usano tenere l'omelia nei giorni feriali, pensando bene in questo periodo di amplificare l'ascolto della Parola (anche se qualche fedele ritiene invece che si tratti di una forma di penitenza, visto la pesantezza di certe prediche). 

Ma se è vero che l'omelia va valorizzata tutto l'anno, "essendo il momento più alto di dialogo fra Dio e il suo popolo, prima della comunione sacramentale" perché non prevedere di offrirla sempre nelle Messe dei giorni feriali? Sostiene questa proposta un lettore milanese di Avvenire, Gino D'Ambrosio, che in pochi mesi ha scritto ben due lettere al quotidiano cattolico: "è possibile - motiva nello scritto di venerdì 21 marzo - che chi ci guida ogni mattina verso la Parola di Gesù non si accorga che l'omelia può rappresentare un momento di riflessione e di gioia per i presenti?". La determinazione del buon D'Ambrosio si appoggia naturalmente all'esempio più eloquente, quello di Papa Francesco con le omelie di Santa Marta che "sono diventate un piacevole appuntamento quotidiano e vengono immediatamente amplificate in tutto il mondo".

Facile immaginare i pro e contro rispetto alla proposa: non è tanto un problema di quantità, ma di qualità. Non più omelie, ma "più" omelia. E' una questione annosa e ricorrente, avvertita purtroppo più da chi ascolta che da chi parla. Un'urgenza pastorale indagata nel 2006 dal nostro Roberto Beretta nel suo libro "Da che pulpito... come difendersi dalle prediche" (Edizioni Piemme) ma rimasta irrisolta.

Adesso però il tempo è maturo, "molti sono i reclami in relazione a quest'importante ministero e non possiamo più chiudere le orecchie". A scrivere così è lo stesso Papa Francesco che ha voluto dedicare un intero capitolo - quindici paginette - della sua prima esortazione apostolica alla valorizzazione dell'omelia, dal momento che "i fedeli, come gli stessi ministri ordinati, molte volte soffrono, gli uni ad ascoltare gli altri a predicare".

E se questo sorta di "vademecum per il buon predicatore" ha ottenuto qualche titolo solo nei giornali laici è perché nella Evangelìì Gaudium tanti altri contenuti forti hanno oscurato il "dossier predica". In cui un Papa per la prima volta spiega cosa non può essere un'omelia ("uno spettacolo di intrattenimento", "una conferenza o una lezione", "moralista e indottrinante", "tediosa e inefficace"), raccomanda che sia breve, in armonia con i ritmi della celebrazione, "che la parola del predicatore non occupi uno spazio eccessivo, in modo che il Signore brilli più del ministro".

Meritano di essere letti, prima ancora che commentati, questi paragrafi del pastore Bergoglio che indicano il contesto liturgico, lo stile materno, dialogante, concreto e sintetico di ogni omelia, il suo tono positivo, insistendo quindi sulla necessità di una preparazione ("il predicatore che non si prepara è disonesto e irresponsabile verso i doni che ha ricevuto) arricchita anche del contributo dei laici: "Che buona cosa - commenta il Papa - che sacerdoti, diaconi e laici si riuniscano periodicamente per trovare insieme gli strumenti che rendono più attraente la predicazione".

E' triste assistere a prediche tristi, aeree o colpevolizzanti, non solo per i bambini. L'esempio, scritto e interpretato a Santa Marta ogni giorno da Papa Francesco, può aiutare a migliorare "il dialogo di Dio col suo popolo"; tanto meglio se questo avviene anche nei giorni feriali.

20/10/2015 13:47 Piero
Essendo molto malato, vado a messa anche in qualche giorno feriale. Per non trovarmi in un'assemblea di 3 persone mi sforzo di andare in cattedrale (città capoluogo), dove usa l'omelia. Non un breve pensiero, ma un quarto d'ora di chiacchiere più o meno insulse. Il colmo l'ho raggiunto oggi, quando in 20-30 fedeli abbiamo subito un comizio politico sui matrimoni gay, con nomi di ministri e partiti. Se questo è il livello spirituale dei sacerdoti della mia cattedrale, per la verità anzianotti, faccio fatica a capire il senso dell'omelia feriale: meglio un minuto di silenzio. Purtroppo la crisi delle vocazioni si fa sentire, ma dovrebbe essere un motivo in più per astenersi da perdite di tempo. Considero l'omelia come la conclusione della liturgia penitenziale e una tentazione diabolica all'apostasia. Cerco di non ascoltarla per difendermi da brutti pensieri.


24/03/2014 08:26 gilberto borghi
caro Diego, sfondi una porta aperta per chi, come me per scelta temporanea di indiagine, ogni domenica cambia chiesa della mia diocesi in cui andare a messa, proprio per verificare di persona questa competenza dei sacerdoti. Non voglio sparare su di loro, perchè oltre alla preparazione personale c'è proprio l'atteggiamento con cui quella singola comunità si raduna. E' davvero raro, nelle mie peregrinazioni ecclesiali, sentire una comunità reale che celebra. Molto più spesso si tratta di individui o piccoli gruppi che si ritrovano assieme perchè ognuno possa avere il suo "servizio liturgico". Allora capisco anche la difficltà del prete: a chi parla? Non c'è più, cioè, una identità chiara della comunità con cui si ha a che fare, salvo qualche raro caso che per grazia di Dio esiste ancora. soprattutto nel aesi piccoli, o in quartieri fortementi caratterizzati di città un po' più grandi.
Questo senza nulla togliere alla necessità del prete di formarsi per la predicazione e soprattutto a quella di viviere il presente davvero. Si può parlare in modo efficacie su cose relai solo se le si vive da dentro. Su questo ancora una formazione sacerdotale che tenga "a parte" il prete per anni non serve proprio più.



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Diego Andreatta

Diego Andreatta, classe 1962, laureato in sociologia a Trento (dove è nato, vive e va in montagna), dal 1987 è giornalista professionista. È direttore del settimanale diocesano Vita Trentina e dal 1996 corrispondente di Avvenire. Sposato con Chiara, ha cinque figli che gli offrono preziose informazioni  sulla vita e sulla fede oggi. 

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