Gli equivoci del gender
di Christian Albini | 27 marzo 2014
In che cosa consiste una cultura cristiana dell'identità di genere? Come la fede cristiana fa discernere e vivere concretamente nel quotidiano la verità dell'essere uomo e donna?

Uno spettro si aggira per la chiesa cattolica, il gender.

Vescovi, teologi, mezzi di comunicazione sembrano gareggiare nel denunciare il pericolo che viene dalla teoria del gender, la quale vorrebbe cancellare la differenza tra uomo e donna, e con essa distruggere matrimonio, famiglia e ruoli genitoriali.

Il gender appare come la nuova eresia che ha conquistato politici e intellettuali, assediando la chiesa e il diritto naturale in nome del matrimonio gay. Dalla legge contro l'omofobia ai registri delle coppie di fatto, all'educazione sessuale nelle scuole, tutto sembra guidato da un grande complotto gender, portato avanti dal movimento LGBT, come se fosse una sorta di Spectre potente e ramificata. Questa narrazione è molto diffusa nel discorso pubblico cattolico. Evoca un pericolo e un nemico contro cui vigilare e mobilitarsi.

Il fatto è che forse le cose non stanno proprio così.

Cominciamo dal "nemico". Si parla ormai della teoria gender come alcuni decenni fa si parlava del comunismo. Ma dove sono i Marx e i Lenin del gender? Quali sono il Manifesto e il Capitale di questa ideologia? Come si chiama e dove ha sede il suo partito? Da nessuna parte, in tutti i testi e discorsi cattolici sul gender, si trova una risposta a queste domande, perché in realtà "la" teoria del gender semplicemente non esiste.

Vent'anni fa, quando frequentavo l'università, nei miei corsi m'imbattei negli "studi di genere" (gender studies nel mondo accademico anglosassone), una denominazione che raccoglie ricerche filosofiche, sociologiche e psicologiche che studiavano il femminile e successivamente il maschile. Queste riflessioni nascevano dalla presa di consapevolezza che l'immagine della donna, e il suo posto nella società, erano determinati da una cultura a predominanza maschile la quale perpetuava un'idea d'inferiorità e una pratica di subordinazione della donna.

L'obiettivo era la comprensione dell'identità e della differenza femminile, nella misura in cui non dipendono dal dato biologico, ma da un'elaborazione simbolica e culturale. Un esempio banale e immediato è l'idea, per lungo tempo universalmente accettata, dell'inferiorità intellettuale della donna escludendola così dalla vita politica e dagli studi. Sulla stessa linea, i gender studies hanno inevitabilmente cominciato a occuparsi delle omosessualità, le quali sollevano questioni particolari.

Il punto è che le teorie formulate in proposito sono tante e molto diverse. Le rappresentazioni a cui ho accennato sono perciò forzature arbitrarie, perché non rispecchiano la realtà. Solo le teorie più radicali postulano un'insignificanza della differenza biologica e più a monte antropologica, con i rischi di destabilizzazione sociale e di disintegrazione dell'identità dell'umano denunciati dal magistero. È un fraintendimento che chiude la porta, nel mondo cattolico, a un confronto sereno perché tante questioni e prospettive sono accomunate indebitamente sotto l'etichetta dispregiativa del gender. Così, si butta via con l'acqua sporca il bambino di un patrimonio di pensiero che aiuta a riconoscere e valorizzare pienamente nella società, ma anche nella chiesa, le ricchezze del maschile e del femminile. Vuol dire non riuscire comprendere fino in fondo l'immagine di Dio nel "maschio e femmina li creò" di Genesi.

Se non sappiamo pensare il femminile al di là di costumi e rappresentazioni stereotipate, per esempio, come comprendere l'esercizio della maternità nell'economica, nella politica, nella scienza, al di là dell'atto di generare fisicamente i figli? E lo stesso vale per il maschile. E oltre la maternità e la paternità?

Dieci anni fa, Franco Giulio Brambilla, oggi vescovo di Novara, denunciava un ritardo nell'antropologia cristiana: tra l'identità profonda e la sua realizzazione sta la cultura, cioè gli usi e costumi che strutturano la coscienza e le relazioni. In che cosa consiste una cultura cristiana dell'identità di genere? In altre parole, come la fede cristiana fa discernere e vivere concretamente nel quotidiano la verità dell'essere uomo e donna? Certo, questo vuol dire rompere relazioni di potere che fa comodo mantenere. Pensiamo alla discussione sulle donne nelle liste elettorali...

Lo sa bene papa Francesco, quando pone il problema dell'accesso delle donne a ruoli decisionali nella chiesa (cfr. Evangelii gaudium 104). Lo sanno anche meglio tante teologhe, religiose e laiche, che ben conoscono questi temi e la cui voce trova ancora poco spazio.

Tra loro, ricordo Serena Noceti, vice presidente dell'Associazione Teologica Italiana, che ha da poco pubblicato un interessante testo, «Sex gender system: una prospettiva?» (in AA.VV., Avendo qualcosa da dire. Teologhe e teologi rileggono il Vaticano II, Paoline 2014), che aiuta a farsi idee più precise. Richiamo solo due passaggi.

«La domanda sull'identità di uomini e donne si colloca al crocevia tra natura e cultura, senza riduzioni indebite e insostenibili al solo dato della differenza biologica e genetica, senza restringimenti a letture statiche dei "ruoli sociali"». Ciò significa smascherare false idee di natura, risalenti a una filosofia essenzialista e astorica, che legittimano la marginalizzazione femminile anche in ambito religioso. Infatti, nei documenti della chiesa «il soggetto umano è presentato in modo apparentemente neutro. Oggi siamo più avvertiti del fatto che in realtà ogni theoria antropologica occidentale nasce e si sviluppa intorno a un codice androcentrico, introno a un maschile universalizzato e dichiarato neutro. La prospettiva di gender permette di decodificare l'implicito, di criticare i concetti falsamente universali di persona, individuo, soggetto ecclesiale, di svelare i meccanismi simbolici del maschile e del femminile nella liturgia, nel dire Dio e l'uomo, nel pensare la rivelazione e la storia della salvezza, nel definire la Chiesa (ad esempio le metafore femminili di sposa e madre)».

07/04/2015 12:14 Francesca Vittoria

C’è in questa aria che respiriamo, qualcosa che la inquina, è densa di pollution, Le idee che e i progetti di una società pluralistica, che pretende essere di ampie di vedute in quanto si premura di abbracciare ogni richiesta di un nuovo diverso umano sentimento – e per questo da accogliere in nome e ossequio a libertà di scelta, anche per questo riconosciuta per legge, si direbbe senza domandarsi dove tutto questo consenso e riconoscimento porti, quale società si stia formando, quale La sua fisonomia, l’ordine che si va costituendo o a seconda di scelte distruggendo. Si perché la famiglia vera è comunque quella formata da un uomo e una donna, sia per il credente che il non credente ; è una realtà che è scientificamente provata, della natura sia per l’uomo che negli animali in genere , e da questo ordine iniziale ne consegue un ordine sociale, una anagrafe dove guardare a risalire fin nel lontano passato e a continuare, dove il DNA è STORIA personale nella quale riconoscersi. E’ per questo che l’appellativo “famiglia” è vero, mentre tutto quanto vi è di diverso anche se della natura e che pretenda essere tale perché dalla volontà individuale vuole essere tale, rimane un artificialmente costruito, voluto desiderato ma che è e rimane un senza storia, personale ma che inizia e termina con la singola pe rsona, non costruisce quindi quel fondamentale “futuro”., che è dato da una “famiglia” quale è quella costituita da “uomo-donna”, che sono padre e madre, nonno e nonna ,veri figli. Rispetto si , certo, quindi verso ogni individuo in quanto un uomo è un essere composto di anima e corpo, ma il sottovalutare e valutare e scegliere quali siano i sicuri i pilastri dove la società va a costruire se stessa in sicurezza, questa risposta non soltanto perché proviene da un credere in un Dio che ha tracciato con la Storia dell’uomo e in questa anche la SUA, ma è evidente anche per il non credente, vi è la risposta scientifica la quale non può mentire a se stessa; allo stato di conoscenza in cui è giunta deve riconoscere che l’embrione di un non ancora nato è persona, perché lo sarà nel tempo debito visibilmente concreto, e se anche si voglia mentire per molteplici interessi o ragioni questo, di ciò, di questa verità qualsiasi madre anche la più ignorante fin dall’età della pietra sa che avrà un figlio, tanto è vero che se ne libera volendo e la moderna medicina le fornisce molte possibilità , molti modi per liberarsi di un peso quale può anche essere un figlio indesiderato.
Francesca Vittoria




29/03/2015 18:29 Beppe
2a parte: All'uomo disse: .
Quindi esistevano uomo e donna , ben distinti sia in genere sia in specie e soprattutto esisteva la famiglia così formata!



29/03/2015 18:19 Beppe
Nel racconto della Bibbia Dio crea Adamo con la terra e gli dà la vita soffiandogli un 'respiro' sulla faccia; quindi lo pone nel giardino dell'Eden e crea come sua compagnia dapprima gli animali, poi una donna formata dalla stessa costola di Adamo. Dio proibisce ad Adamo e a Eva di mangiare il frutto dell'albero "della conoscenza del bene e del male", ma essi seguono il consiglio del SERPENTE e lo mangiano, divenendo così consapevoli di sé stessi e delle cose.Quindi Dio creò un uomo, prima e una donna dopo e non c'era nessuna cultura che identificasse il genere con il sesso.Quando poi, ci fu, la cacciata dal paradiso terrestre,Dio disse: Alla donna disse:Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze,con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,ed egli ti dominerà>".



15/06/2014 12:56 stefano
Vorrei ricordare che il nucleo della teoria del gender è di togliere ogni importanza alla realtà del sesso per determinare importantissimi diritti e doveri riguardanti il matrimonio, la famiglia e i diritti dei bambini, come quello di avere un padre e una madre, che andrebbero riscritti non in base al sesso, ma appunto al "gender". Si tratta di una rivoluzione enorme non solo dal punto di vista cristiano ma naturale che spazza via letteralmente secoli di storia, di leggi, di impostazioni sociali, di istituzioni e di cui stiamo vedendo le conseguenze nel mondo: ordinamenti che negano ogni importanza alla differenza sessuale, introduzione del terzo sesso, introduzione della poligamia, adozione di bambini senza dare a loro madre e padre. L'affermazione riportata: "La prospettiva di gender permette di decodificare l'implicito, di criticare i concetti falsamente universali di persona" pertanto è gravissima sia dal punto di vista umano che cristiano: non serve a criticare, ma a distruggere il concetto di persona come concepita fino a pochi anni fa e cioè persona maschile o femminile


05/04/2014 16:00 L.
Dato che non posso sperare che CA non dico comprenda, ma almeno legga attentamente quello che scrivo, mi devo accontentare che pilucchi qualche citazione a proprio uso e consumo da un testo che, in origine, non aveva neppure citato, in controtendenza com'era con la sua prospettiva. Noto altresì che continua a tacere di certi esiti anticattolici, non smentibili perché scritti a chiare lettere, della teoria del gender presso qualcuna delle esponenti che intendeva qui propagandare.


05/04/2014 09:51 giulio meiattini
Il sig. Albini scrive: "Si parla ormai della teoria gender come alcuni decenni fa si parlava del comunismo. Ma dove sono i Marx e i Lenin del gender? Quali sono il Manifesto e il Capitale di questa ideologia? Come si chiama e dove ha sede il suo partito? Da nessuna parte, in tutti i testi e discorsi cattolici sul gender, si trova una risposta a queste domande, perché in realtà "la" teoria del gender semplicemente non esiste".
Resto colpito dall'ingenuità di questa affermazione. Perché la risposta alla domanda è facile. Dov'è il Manifesto e il Capitale di questa ideologia? Rispondo: nelle leggi che molti governi, europei e non, hanno approvato (anche contro il consenso popolare) a proposito di unioni di tutti i tipi, di adozioni da parte di coppie gay, di possibilità di avere figli in qualunque modo e condizione. Dov'è la sede del suo partito? Il "partito", è vero, non ha una sede, semplicemente perché ne ha molte, è una corrente trasversale a molti partiti, è una lobby, minoritaria, ma potente (il papa ha parlato di lobby gay, che non va bene). Dove sono i Lenin del gender? In quelle istituzioni del potere giudiziaro e penale che hanno arrestato, multato e processato dei cittadini (per es. in Francia) che hanno "osato" dissentire pacificamente dalle teorie implicite in quelle leggi.
Forse che queste misure di polizia, per ora circoscrivibili, si collocano in quel delicato punto di incrocio fra natura e cultura a cui allude la Noceti?
Scrutate i segni dei tempi!!!



05/04/2014 09:40 Christian Albini
Vedo che L. sta riesumando a piene mani l'antropomorfismo e ignorando tranquillamente l'immagine di Dio nel "maschi e femmina li creò".

Se leggesse il libro di Angelo Biscardi che continua a citare, troverebbe che "l'oggetto della rivelazione non è la maschilità di Gesù presa in sé e per sé, ma è la piena umanità che doveva necessariamente declinarsi in uno dei modi disponibili all'essere umano: maschile o femminile" (p. 264). Ma questo non implica alcuna dignità superiore del maschile, fa parte del processo di "svuotamento", di perdita di pienezza, dell'incarnazione che lo porta ad assumere la parzialità maschile che si scopre incompleta e si apre al rapporto comunionale con la differenza.

La maschilità, presa isolatamente, non può essere assolutizzata come simbolo assoluto di Dio (p. 266)

Uno dei primi atti profondamente umani che contraddistinguono ciascuno di noi e lo stesso Gesù è la presa di coscienza di se stessi come esseri limitati (p. 299).

In Gesù dunque si è reso presente un uomo che - a partire dal proprio limite creaturale segnalato fondamentalmente anche dalla propria maschilità - ha rifiutato ogni pretesa e fuga verso egocentrismo e onnipotenza personale nei confronti di Dio e dei fratelli (p. 308).

L'identità sessuata di Gesù, perciò, non fonda una qualche perfezione o superiorità del maschile identificato con Dio. La condizione maschile, come quella femminile, sono condizioni di limitatezza, di incompletezza, che possono diventare spazio di incontro e comunione con la differenza da accogliere e riconoscere, oltrepassando i rapporti di potere. Vale nella società come nella chiesa.



04/04/2014 22:17 L.
Non a caso, nella teologia gender si parla della differenza in Dio prescindendo dalla lettura sin dagli inizi e irrevocabilmente la Chiesa ne ha dato.
Si parla di un Dio "generico", ma non del Padre-Figlio-Spirito Santo.
E si prescinde dalla persona (sessuata) di Gesù Cristo.



04/04/2014 22:12 costanza
La donna è diversa dall'uomo questo è un dato di fatto .Le donne sono attirate dagli uomini e viceversa. Questo è un altro dato di fatto. Se poi ci sono altre deviazioni ok le accettiamo ma non facciamole passare per quello che non sono. Io mi sono innanmorata solo 2 volte nella mia vita la prima volta a 17 anni la seconda in età più avanzata mi sono innamorata della sua voce del suo modo di parlare del suo modo di guardarmi con fiducia e rispetto era è un uomo che è diventato più uomo dopo che mi ha incrociato nella sua vita.La parola gender mi suona male preferisco parlare di differenza sessuale.Sarò all'antica ma libera da tante paturnie mentali


04/04/2014 22:04 L.
Cito, da un parziale off topic di A. Coda:
"Le minoranze discriminate meritano diritti, mica i superpoteri".
Saggia considerazione, ancora di più perché fatta da un "liberal", ma purtroppo la logica di quell'ambito culturale è fin troppo stringente.
Perché l'auto-determinazione non sa porre in atto una vera, autentica "auto-de-terminazione", non sa porsi dei vincoli né dei limiti.
O, almeno, finora non l'ha saputo fare.
Analogo discorso vale per l'approccio gender, in cui alla decostruzione dell'ordine pregresso, segue irrevocabilmente la costruzione di un ordine altro che non ammette alternative, né differenze.



04/04/2014 21:18 serena
Vorrei provare a restare sul tema dei diritti, tema che tutto sommato è centrale nella questione. E' vero che non ci dovrebbe essere disparità di trattamento tra le persone, siano alte, basse, etero o omo. stesse possibilità di accedere ad un lavoro o stesse possibilità di accedere alle cure (banalizzo un po, scusate) o il diritto a vedersi riconosciuti per ciò che si è, il diritto di espressione, direi. ovviamente nell'esercizio dei miei diritti sono vincolato dai diritti altrui. Ho il diritto di vivere il mio orientamento sessuale ma, ovviamente, con il consenso altrui. fin qui credo che la discussione potrebbe anche procedere pacifica. quando però si forma una famiglia, in ogni caso, si chiama in causa almeno una terza persona. a questo punto, se vogliamo che il discorso resti su un piano di parità e non di discriminazione, i diritti degli adulti dovranno essere posti sullo stesso piano di quelli del minore. come dicevo prima, per esercitare i miei diritti (di coppia) devo essere sicura di non violarne altri. quando sento che gli omosessuali generano figli come gli altri (generano, non crescono) mi chiedo (e non posso fare a meno di chiedermelo) se i diritti di tutti (coppia, donatori, figli)sono stati rispettati.


04/04/2014 19:14 Massimo Menzaghi
"Coda, l'approccio dei cattolici non è quello che dice lei. "

ora non ho tempo di leggermi la mole di commenti qui sotto e mi riprometto di farlo dopo, ma una cosa a Federico B vorrei dirla, davvero senza polemica: forse è arrivato davvero il momento di cominciare a chiederci cosa arriva al mondo di quello che facciamo e diciamo; partire in quarta senza preoccuparci dell'interlocutore è irrispettoso e controproducente...

... e, in ogni caso, se posso permettermi, l'approccio dei "cattolici" spero non sia nemmeno quello di Benedetti e il ricorrere ogni volta a frasi tipo "Basterebbe ascoltare senza pregiudizi le ragioni proposte dai nostri pastori" è quasi irritante per me, figurarsi per chi ci osserva da "fuori"...
(al riguardo si legga l'intervista di Galantino, potrebbe trovarla illuminante...)



04/04/2014 17:57 Federico B
Coda, l'approccio dei cattolici non è quello che dice lei.
Semplicemente si desidera promuovere una visione della persona, della famiglia e della società coerente, prima che con i propri valori, con la verità stessa.
Le coppie gay sono una realtà di fatto, e va bene, vanno tutelate da eventuali discriminazioni e violenze, e va benissimo, ma la famiglia è un'altra cosa e lo Stato ha il dovere di promuovere e sostenere la famiglia per il suo valore sociale, non le coppie innamorate e le unioni affettive.
Lo Stato deve poter pensare alle generazioni future (i bambini di domani e dopodomani) e garantire loro il diritto ad un padre e una madre. Non deve impicciarsi delle lenzuola o dei capricci di chi desidera un figlio a tutti i costi.
I cattolici non impongono un bel niente a nessuno, ma hanno il diritto, come cittadini, di proporre la propria visione nel dibattito politico senza essere discriminati o bollati come omofobi solo perché non si adeguano all'ultima moda dell'ideologia gender. Basterebbe ascoltare senza pregiudizi le ragioni proposte dai nostri pastori (e penso ai cardinali Bagnasco e Nosiglia, che ultimamente si sono espressi chiaramente) per capire come non si tratti di negare diritti a nessuno, o di non avere il senso della realtà, ma di collaborare a elaborare un futuro migliore per tutti, a partire dai nostri figli, gli Italiani di domani e dopodomani.



04/04/2014 15:20 Antonio Coda
Serena, neanche il tempo di fare una promessa che la infrango… E ri-commento. La cosa peggiore che può accadere all’antiomofobia è di diventare un’altra freccia avvelenata all’arco del politicamente-corretto: che è un arco, non un’arma di distruzione di massa come ce ne sono già in giro, ma sempre di frecce avvelenate si tratta. Le minoranze discriminate meritano diritti, mica i superpoteri.

La sua riflessione è a prova di fraintendimenti: ci mancherebbe. La procreazione quando avviene nel migliore dei modi proviene da una relazione maschile-femminile e questo non ci sarà teorizzazione umana che potrà contraddirlo (la natura in parte già lo fa, ma siccome la natura è più femminista di me e prevede la partenogenesi da parte di donna e non da parte di uomo, preferisco non incoraggiarla troppo).

Stando alla questione dei diritti, io la metto così: non è che si diventa alti o bassi per decreto legge, la biologia non è una branca della politica, però non ci deve essere disparità di trattamenti tra gli alti e i bassi. Che alcuni siano bassi e altri siano alti è un dato di fatto, poi è nella responsabilità di ciascuno non fondare tutto su stesso sul fatto di essere alto o di essere basso.

Il tema della genitorialità che mi sembra lei lasci intravedere è enorme, io – che genitore non sono ma che potrei, e vorrei massì, diventarlo tra non moltissimo e che sono circondato da almeno tre coppie di amici genitori da pochissimo – lo do così poco per scontato che mai vorrei diventasse l’alibi per farne dell’ostracismo di genere.

Secondo me far passare l’idea che la famiglia tradizionale, che sta – legittimamente! – a cuore alla religione cattolica, sia messa in pericolo dal doveroso allargamento dei diritti e delle tutele alle altre famiglie significare lasciarsi ingannare fare il gioco di chi la famiglia – in qualsiasi sua forma - l’ha smantellata nei fatti a causa di logiche di potere che puntano al profitto invece che alla relazione umana mentre a voce ancora la proclama.

Chiunque vuol far credere a una persona che i suoi diritti si reggono sull’ingiustizia fatta pagare a un’altra persona sta solo facendo il proprio interesse, che è solo per pure caso se al momento, in apparenza, combacia con gli interessi della persona che uno straccio di diritto ce l’ha ancora, per quanto si sfilacci di giorno in giorno.



04/04/2014 13:24 giovanna
grande antonio coda condivido in pieno.


04/04/2014 13:18 serena
Antonio, grazie per avermi risposto. Certo, la fecondazione assistita prevede un equipe e quant'altro ma alla fine della fiera saranno sempre un ovulo e uno spermatozoo ad unirsi. quindi da qualche parte, nel caso dell'eterologa, ci saranno una madre biologica ed un padre biologico utilizzati come donatori o contenitori, a seconda dei casi. Noi possiamo facilitare il processo di fecondazione come meglio crediamo ma non possiamo prescindere da questa realtà. Il fatto che sia una coppia e non una persona a generare fa sì che quando viene stravolta questa realtà uno o entrambi i legami tra il figlio e i genitori vengono recisi. Può essere un fatto rilevante o meno, a seconda dei punti di vista ma parliamone ma non glissiamoci sopra. E' il dare per scontato che sia del tutto irrilevante che mi preoccupa, che quasi non se ne possa parlare senza essere fraintesi come omofobi. Mi va bene accettare le diversità, un po' meno bene accettare che le diversità siano per loro diritto "indifferenziate" dal resto del mondo. non so se riesco a spiegarmi...


04/04/2014 12:08 Antonio Coda
Salve Serena!,

proseguo l’allacciamento, però mi rendo conto che ci allontaniamo (oppure no?) dalla discussione “nei soli limiti della coerenza teologica”.

La premessa è doverosa: la mia risposta è laica-mondana. A chi non frega, si fermi qui, così gli evito l’imbarazzo di dover precisare “Ma noi si parlava di Gesù Cristo…”.
Aggiungo pure che ho tormentato questo articolo fin troppo e prometto che è l’ultimo commento.

Serena!,

la generazione di un figlio non avveniva da una persona sola fino a poco tempo fa; oggi la scienza (che è scienza quando fa l’epidurale e il cesareo e l’amniocentesi e le vaccinazioni e le ecografie e le aspirine e le analisi per capire se un miracolo è un miracolo o una frode, non solo quando assiste la gravidanza con terapie ormonali o tramite le forme di fecondazione che chiamano surrogata perché i potentati medici devono lavorare meglio sul settore marketing) prevede addirittura una equipe e non la coppia e basta.

Quando la procreazione avviene secondo la modalità che anche io prediligo, tra un uomo e una donna per i fatti loro, dalla coppia insomma (preferibilmente di persone che si conoscono e che si amano, ma accade pure la gravidanza avvenga tra due che non si amano, e con una dolente frequenza anche tra due che nemmeno si conoscono), che l’uomo e la donna siano d’orientamento eterosessuale è una causa benemerita ma non necessaria; la società, che è anche la sua complessità intesa come eterogeneità (l’afflato all’omogeneità è una prerogativa dell’eterosessuale spaurito), non censura la sua composizione, e, se si vuole ragionare in termini sociologici, alla biologia non si può anteporre un orientamento cultural-sessuale. O biologia o pedagogia, mischiarli è già tornare a fare cultura: cosa bellissima, la cultura, ci tengo a sottolinearlo. La sociologia poi descrive, non prescrive, altrimenti è un altro alias della ideologia.

Quanto è vero che non c’è nessuna scelta privata che non riguardi la società alla quale la persona giocoforza appartiene!; quindi è proprio sul tipo di società che si vuole costruire che vale la pena ragionare. E so bene che la mia Società Desiderata può non essere la stessa che desidera un cattolico: però io provo a non trasformare i miei desideri in volontà di dominio, e cerco di fare in modo che nella società nella quale starei a mio agio ci sia tutto lo spazio anche per chi non è come me. Se questo fa di me un relativista, mi chiedo con quale faccia qualcuno possa vantarsi di essere un assolutista. Perché uno che dice “Rivendico il diritto di revocarli a tutti gli altri!” secondo me un po’ di riflessioni deve farle, prima di essere accompagnato alla forza, con le buone possibilmente.

Se si guarda al dato reale la società è discriminatoria e criminalizzante verso le persone di orientamento omosessuale o comunque non-eterosessuale, o meglio ancora: verso chi non si dichiara pubblicamente eterosessuale. Costruisce un nemico inventandosi teorie che pescano a casaccio un po’ ovunque secondo le migliori (cioè peggiori) strategie moderne e premoderne del terrore: la costruzione dell’untore, la qualificazione del sé a partire dalla squalificazione dall’altro-da-sé (che tanto “altro” non è mai), e via così.

Le persone non devono adeguarsi al concetto di “Società” che una parte della società vuole per sé, se è a una Società Vivibile che aspirano: la società o è integrazione ragionevole che tiene conto delle sensibilità di tutti fin quando non sfondano nell’imposizione delle proprie prerogative sugli altri o è la dittatura furfantella di una maggioranza aggregata attorno alla propria insicurezza.

Perché la questione-omosessuale è tutta nella testa degli eterosessuali morbosetti: le persone omosessuali sono uguali uguali alle persone eterosessuali (negli infiniti pregi e negli infinito difetti) tranne quel che accade durante quelle orette alle quali non dovrebbe badare nessuno e di cui ci si dimentica subito dopo: sulle pratiche amorose, mi sa, si fissa chi non le pratica o chi non le pratica spensieratamente, e la spensieratezza non è la leggerezza: è l’amore quando c’è e non ha bisogno che ci sia altro a ‘legittimarlo’, trasformandolo da ‘verità’ a ‘discorso sulla verità’. Parlando per macrosistemi, pare che la cultura eterosessuale non voglia che la cultura omosessuale ottenga la sua normalizzazione perché è l’eterosessualità che ha bisogno di tenerla nella sfera della trasgressione, della pulsione, tipica di quelle personalità che sanno pensarsi “normali” solo se hanno come riferimento una personalità “anormale” da cui distinguersi, personalità che non vogliono sapere chi sono ma soltanto poter dire chi non-sono, non conoscendo così né sé né l’altro.

Banalmente, qui si tratta di non avere più paura, di non difendere la propria ignoranza, di non consolarsi nei propri odi rassicuranti, di rivalersi contro le ipocrisie, di vivere autenticamente secondo uguaglianza, fraternità e libertà.
Perché quando io sento un cosiddetto eterosessuale che dice che se si riconoscono pari diritti agli omosessuali allora la società diventerà tutta omosessuale, mi viene spontaneo credere che tanto sicuro della sua eterosessualità e dell’eterosessualità in generale non sia. Se le persone non vogliono nemmeno prendersi la responsabilità delle loro scelte sessuali significa che è in un infantilismo garantito dall’obbedienza cieca che confidano. Bella assai, questa società, essì. Il Grande Inquisitore immaginato da Dostoevskij festeggerebbe mandandone al rogo una decina di quelli più combustibili.

Io non sono per il sottomettersi al Diktat della Realtà ma osservo come la realtà prova a autoregolarsi per viversela alla meno peggio, e di mio posso concludere dicendo che: conosco eterosessuali e omosessuali, e non c’è sottoinsieme che tenga nel quale potrei tenerceli distinti, oltre quello del sesso delle persone di cui si innamorano o di cui non si innamorano ma verso cui provano desiderio sessuale. E basta pure con ‘sta fola della compulsività-predatoria: mediamente direi soltanto che, etero o omo che siano, gli uomini sbavano al tavolo mentre le donne al massimo fanno a rifarsi il trucco nella toilette. E con questo ho fatto coming-out: sono femminista.

Un saluto a tutti!



04/04/2014 11:06 L.
Una postilla al link di Simone.
Il prof. D’Agostino è uno studioso di infiniti meriti, ma l’articolo di Avvenire mi lascia perplesso.
Benissimo dire che ci sono tante teorie di gender, soprattutto sottolineando che sono” quasi sempre argomentate male e frettolosamente, tutte fragilissime”.
Ma per il resto, l’articolo sembra glissare su alcuni punti critici.
L’argomento, infatti, non è cantare le lodi del genio femminile, della Chiesa, di Maria (ci mancherebbe altro non farlo!).
L’argomento non è nemmeno reagire contro stupri, oppressioni, violenze, uccisioni, discriminazioni (ci mancherebbe altro non farlo!).
L’argomento clou è quello che si cela in una frase scontatissima, ma oggi particolarmente problematica, letta proprio in una prospettiva gender.
“Quando nelle nostre preghiere ringraziamo Cristo, lo ringraziamo per il dono che ci ha fatto della sua persona, non per il dono della sua virilità [rectius: maschilità].”
Ecco, parlando di Gesù Cristo, l’articolo contrappone “persona” e “persona sessuata”. Così facendo, però, manca del tutto il clou della questione.
Le teorie/teologia gender amano presentarsi, infatti, radicalmente avverse al ”maschile universalizzato e dichiarato neutro”.
Lascia allora perplessi che, nella critica alle teorie/teologie gender, si usi a discarico proprio l’argomento più critico e criticato.
Mentre invece non viene fatto notare che, nel caso di Cristo, le stesse teorie/teologie gender operino un’operazione interpretativa di “neutralizzazione dell’identità sessuata” (cosa che il già citato libro di Biscardi evidenzia in passi decisivi).
Nella prospettiva gender, Cristo è maschio “per accidens”, non “per se” (ed è l’unico caso, ancora in quella prospettiva, in cui una “persona” non è una “persona sessuata”).
Ciò ha una sua logica: infatti, sempre in quella prospettiva, “maschio” è certamente “persona sessuata”, ma è “dal maligno”; Cristo, ovviamente, non può essere “dal maligno”, dunque non è “maschio”, se non per mera fatticità priva di valore...



04/04/2014 10:08 serena
Mi riallaccio all'intervento di A. Coda e in particolare a questa frase: "sessualità che non si escludono l’un l’altra: in soldoni una persona omosessuale può avere rapporti eterosessuali e avere figli, che una condizione di sterilità preclude, sia essa di una persona etero o di una persona omo". si dà il caso che la generazione di un figlio non avviene da una persona ma da una coppia eterosessuale. questo dato biologico è talmente evidente che ci si sente anche un po' ridicoli a ribadirlo, ma tant'è, è la natura stessa ad avere previsto una certa dualità. Con tante sfumature, è evidente, sull'essere uomo o donna ma assolutamente nessuna incertezza sul "fare" (procreare). Da qui, dalla persona omosessuale alla coppia fino alla famiglia si fa il passo culturale e non è scandaloso chiedersi "dove" voglia portare questo passo. se essere omosessuale è una condizione, così come l'essere etero, la modalità con cui vivere il proprio orientamento sessuale è già una scelta (etero o omo) più interna alla coppia, la possibilità di creare una famiglia è una scelta che riguarda anche la società.


03/04/2014 11:01 giovanna
è molto interessante che a questo bel articolo le critiche più "veteromaschiliste" vengano dalle donne.....altro che vivere sulle ali della libertà della buona novella .....infondo riconoscere che la realtà strutturata in cui ci si identifica ....la chiesa....a noi donne riserva solo posti subordinati spiazza.....ti crolllano molte certezze....infondo anche un posto subordinato é il mio posto nel mondo....altro che guardate i gigli del campo e gli uccelli del cielo....la libertà ha sempre un prezzo meglio essere ancorati a solide certezze. bah....il problema delle donne libere....tra cui molte teologhe sono sempre le donne che sottomesse stanno bene....


03/04/2014 10:46 mauro battocchi
Albini, se ha voglia e tempo, ci faccia una breve rassegna delle principali correnti gender con gli autori di riferimento.
poi, se vuole, ci metta anche un suo commento per ognuna.

la discussione si sta perdendo in tanti corollari senza avere fissato i pilastri.

PS: è possibile avere commenti brevi e precisi?



02/04/2014 10:55 L.
Che Albini conosca il libro di Biscardi non può che far piacere.
Peraltro,
aldilà delle (allegate) convergenze personali,
la prospettiva aperta da "Un corpo mi hai dato" è
- a mio modestissimo parere -
difficilmente omologabile con la prospettiva delle teologhe del gender.
Almeno su un punto:
mentre Biscardi prende, ed è forse il primo, davvero sul serio la maschilità di Gesù Cristo,
le altre si muovono o a prescindere o, chi più chi meno, decisamente contro (cosa che si può facilmente evincere dalle stesse citazioni del post).



02/04/2014 10:02 Simone Sereni
Solo per segnalare che sulla tesi principale del post di Christian Albini si muove anche l'editoriale di domenica scorsa su Avvenire di Francesco D'Agostino che pure arriva a valutazioni diverse

"Un errore frequente che commettono coloro che parlano della teoria del 'gender' è quello di ritenerla una teoria compatta, coerente, strutturata".

http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/non-la-scelta-ma-il-dono.aspx



02/04/2014 09:58 Christian Albini
Sara, non è che io voglio ridurre la questione a un lavoro di donne. E' un dato numerico: per ogni uomo che riflette su questi temi ci sono dieci donne che lo fanno.

Il problema non sono le donne, ma gli uomini che ci pensano poco.



02/04/2014 09:49 Sara
Don Angelo Biscardi è un uomo e lei pure Albini se non sbaglio è un uomo no?
Appunto, non si capisce perchè dover ridurre la questione delle differenze di genere ad un lavoro di donne che si ribellano al maschio oppressore. Recuperiamo un po' di sana collaborazione ricordandoci che la realtà è sempre più ricca di schemi e semplificazioni che tanto abbondavano prima tanto rischiano di abbondare (magari in direzione opposta) oggi.



02/04/2014 09:42 Christian Albini
Solo un'osservazione per comprendere come certi commenti siano poco attendibili.

Per smentirmi, viene citato il volume di Angelo Biscardi, "Un corpo mi hai dato".

Io conosco don Angelo Biscardi, l'ho invitato a tenere una relazione su Vangelo e sessualità al Centro di Spiritualità della diocesi di Crema di cui sono coordinatore dopo aver letto un suo articolo su "Rassegna di Teologia". Mi ha regalato lui stesso una copia del suo testo e confrontandoci ci siamo trovati perfettamente d'accordo sull'approccio teologico alla differenza e alla sessualità, con buona pace di L.

State dando delle rappresentazioni pregiudiziali e non corrispondenti alla realtà di una corrente teologica e di pensiero.



02/04/2014 08:31 Sara
Il limite di queste teologhe è di rimanere ad un veterofemminismo un po' stantio (oddio adesso sta tornando di moda un po' va a periodi).
per recepire bene queste teorie secondo me bisognerebbe lasciare perdere la questione del "potere" e invece valorizzare altri aspetti come la libertà di esplorare liberamente la propria sessualità senza dover sostituire un modello con un altro.
E nemmeno si può ridurre tutta questa riflessioni in due opuscoletti che in nome della liberazioni impongono un nuovo e altrettanto rigido modello culturale (http://www.scosse.org/leggere-senza-stereotipi/?s_p_c_t=1342&ident=1&product_id=73&cat_id_0_1=2&page_num_0_1=1&back=1 tipo così dove sostituisci Biancaneve e i sette nani con favole pensate e imposte dall'alto uguale, non è che puoi imporre ad una bambina di vestirsi da Zorro se le piace Biancaneve, o vestirsi di blu se le piace il rosa saranno anche cavoli suoi)

Cioè la Chiesa sarà indietro per carità però pure queste cose fanno venire il latte alle ginocchia.



02/04/2014 07:22 L.
Non è vero quello che dice CA.
Quello che accomuna la gran parte della recezione cristiana della teoria del gender è la neutralizzazione del maschile: in pratica, più che una recezione cristiana della teoria del gender è una colonizzazione del pensare cristiano da parte della teoria del gender.
Cosa di cui si è reso conto un fine studioso della problematica:
http://www.cittadellaeditrice.com/allegati/un%20corpo%20mi%20hai%20dato_estratto.pdf
E cosa che è dimostrata dalla semplice lettura dell'articolo di una delle teologhe prima citate (Rivista di Pastorale Liturgica n. 6/2009): liberi di pensare quello che si vuole, ma non di dire che quanto vi è scritto assomigli, neppure alla lontana, a quanto da sempre e indefettibilmente sostiene la Chiesa.



01/04/2014 21:43 Sara
Oddio a me sentire dire che lo fanno le teologhe fa tanto '800!!
Si c'è il femminismo ma il gender rientra più nel decostruzionismo postmoderno alla Focault, ridurlo al femminismo (cioè quel tipo di femminismo che ha bisogno di dire Teologhe) mi pare molto noioso.

In ogni caso queste cose nel mondo musicale sono diffusissime anche solo banalmente alla Lady gaga.

http://www.youtube.com/watch?v=wV1FrqwZyKw&feature=kp


(Che mi piace)



01/04/2014 21:11 Christian Albini
Scusa Sara, ma mi chiedo se forse ho scritto male l'articolo: LE TANTE E DIVERSE teorie del gender (al plurale) hanno vari approcci nel pensare la differenza sessuale nelle sue varie dimensioni.

Solo alcuni autori pensano quello che dici tu, cioè la fluidità o l'autodeterminazione dell'orientamento e dell'identità sessuale.

Quello che viene spacciato come LA teoria o l'ideologia del gender è solo uno degli approcci. Però si usa gender come una brutta parola da cancellare senza conoscere i vari approcci e le varie teorie.

Se non si capisce questo, si demonizza tutto e si fa la caccia alle streghe privandosi dell'opportunità di arricchire la visione cristiana dell'uomo e della donna che non arriva a comprendere appieno la portata del "maschio e femmina li creò" di Genesi (l'umano maschio e femmina è l'immagine di Dio) a cui sono state sovrapposte immagini della donna che vengono dalla cultura perpetuando una condizione di inferiorità e subordinazione.

Nella chiesa cattolica ci sono pertanto delle teologhe che elaborano un pensiero cristiano del genere e della differenza. E lo fanno le teologhe, perché gli uomini tendenzialmente non si pongono questi problemi o lo fanno perpetuando dei modelli filosofici che sono dentro la cultura della subordinazione e li ritengono dogmi di fede.

Il pensiero della differenza mi fa capire che non sono tutto, che sono limitato e che ho bisogno, per completare la mia umanità, di relazionarmi con l'alterità. Ma per farlo devo capire l'alterità come è e non ridurla ai miei schemi o a un fatto biologico o a delle abitudini sociali. E' a Dio in sé che risale la differenza. Altrimenti si legge Dio determinandolo come maschio, deturpando la Bibbia e creando degli schemi di onnipotenza del clero maschile, senza un'integrazione nella spiritualità, nella teologia e nella esperienza di chiesa della differenza femminile.



01/04/2014 19:47 Sara
Mah Albini mi sembra riduttivo parlare di teologhe in quanto gli uomini le vorrebbero ancora inferiori.
Anche perchè appunto la teoria del gender è più spostata sul neutro e sulla fluidità della identità sessuale che può cambiare più volte nel corso della vita.
Per quello che ho capito va al di là appunto del teologo/teologhe.
Parlare di gender è diverso che parlare di femminismo, è molto più radicale, che poi nella realtà si riduca a questo è un altro conto.



01/04/2014 19:26 Massimo Menzaghi
"... chi lo accetta, non modificherà certo le sue condotte di vita, si proporrà sempre come alternativa, come scelta esistenziale preferibile, ma non pretenderà – come invece fa chi non lo accetta – di sviluppare la mania totalitaria secondo cui è male e va cancellato tutto ciò che non corrisponde alla sua concezione del bene."

sembra fin ridondante doverlo sottolineare...

e che persino la biologia sia "un po' più raffinata"... è da incorniciare!!!



01/04/2014 15:44 Antonio Coda
Salve Mauro Battocchi,

la sobria praticità del suo fare sommario e del provare a chiarire la sua posizione mi offre una occasione per chiarire la mia a me.

Istintivamente, mi verrebbe da liquidare la questione cultura/natura come qualcosa di già completamente culturale in sé, ma quando si parla di natura – penso io – credo si faccia riferimento al dato biologico: dire di una persona che è biologicamente uomo o biologicamente donna (e anche la biologia, a questo proposito, ne riserva delle belle, o comunque è un po’ più raffinata e non si limita alla considerazione: pene uguale uomo al cento per cento e vagina uguale donna al cento per cento) però non significa aver ancora detto niente della sua sessualità. Il passaggio successivo è attribuire un valore di “naturalezza” alla eterosessualità piuttosto che all’omosessualità (sessualità che non si escludono l’un l’altra: in soldoni una persona omosessuale può avere rapporti eterosessuali e avere figli, che una condizione di sterilità preclude, sia essa di una persona etero o di una persona omo) ma a questo punto già ci si è spostati nel dato culturale, quindi sì, è proprio vero che la filosofia gender è un dato culturale, se si ricorda però che l’eterosessualità così come è normata è a lei stessa una filosofia del gender, dominante. Una discussione su un tema (dove il tema è la vita delle persone che hanno vite sessuali che non replicano il modello dominante e che magari per il resto lo replicano al pari delle altre) non può prescindere dalle sue conseguenze, altrimenti si prova a fare accademia in aula mentre fuori si scatena la macelleria sociale. Uno scrittore (che non è stato né ha voluto essere un esempio di virtù) come titolo di un suo racconto ha scelto la frase “Nei sogni cominciano le responsabilità”, e ha scritto sogni: ancora di più bisogna essere responsabili quando si emettono giudizi di valore sulla vita delle persone. Io evito la faciloneria borderline: ben venga l’eterosessualità normata che sta benone a così tanti uomini e donne, a patto però che non si monti la testa e che non diventi isterica se ci sono uomini e donne che all’interno di questa norma non ci vivono per niente bene.
Da sempre preferisco un eterosessuale offeso da un omosessuale contento a un eterosessuale dispiaciuto per un omosessuale suicida al quale avrebbe dato tanto voluto dare una mano, se-solo-avesse-saputo, magari tentando di tenderlo eterosessuale, vedi mai, in pratica per aiutarlo a stringere meglio il nodo del cappio.

Per questo la sua domanda Mauro (“Possiamo accettare che sia normale l'autodeterminazione del genere sessuale come orientamento personale anziché come dato di natura?”) a me suona come “Possiamo accettare che sia la terra a girare intorno al sole e non il sole attorno alla terra[potendo scoprire che anche in questo caso la risposta è meno scontata di quanto si possa credere]?” o anche – e meno tragicamente, o di più, dipende da come la si intende - “Posso accettare che il tuo piatto preferito non sia l’impepata di cozze?”, ovvero: possiamo accettare che la realtà non corrisponda alle nostre credenzepreferite? La risposta è fondamentale per capire le conseguenze: chi lo accetta, non modificherà certo le sue condotte di vita, si proporrà sempre come alternativa, come scelta esistenziale preferibile, ma non pretenderà – come invece fa chi non lo accetta – di sviluppare la mania totalitaria secondo cui è male e va cancellato tutto ciò che non corrisponde alla sua concezione del bene. Da chi non lo accetta, quindi, non mi stupirebbe se progettasse un lancio missilistico contro il sole: come osa farci girare attorno a lui invece di girare lui attorno a noi? Metti che il lancio missilistico riesca, il rifiutatore-della-realtà magari avrà un attimo di lucidità, prima di crepare assieme a tutti gli altri, dico.

(Inciso; ce lo avevo tra i denti, lo metto qui già che ci sono: a me gli omofobi che dicono che l’omofobia non esiste fanno tanto sorridere, come le risposte che danno i mafiosi quando gli si chiede se esiste la mafia.)

Sarebbe pure ora che di fronte all’evidenza delle persone che non sono più costrette a rinnegare se stesse la si smettesse di ragionare in termini di “teorie” o “ideologie” (sono un po’ le parole “passepartout” per fare del male a qualcuno senza doverne rispondere neppure a se stessi: non è mai troppo tardi per capire che le idee non sono niente rispetto alle persone contro le quali ce le si fa, certe idee, magari senza averle mai conosciute, le persone, ma avendole solo “teorizzate” tramite l’indottrinamento che le disumanizza) e che ci si accorga che si ha a che fare con corpi e vite di carne&ossa che nessun sillogismo potrà smaterializzare. Una bomba a mano sì, un sillogismo no.



01/04/2014 13:54 Maria Luisa
Io credo che alla radice di questa ideologia - e non solo di questa - ci sia la volontà di essere completamente padroni di se stessi e della propria vita, non accettando il "sia fatta la Tua volontà" ma volendo rendersi auto-nomi da Dio Creatore, anzi volendosi porre al suo livello.
Posso capirlo in un non-credente, ma dal punto di vista cristiano lo ritengo non accettabile.
Una riflessione sul cap. 3 di Genesi, entrando nel merito delle motivazioni della tentazione e del cedervi, nonché delle conseguenze, penso potrebbe offrire qualche spunto interessante.



01/04/2014 13:51 Christian Albini
Apprendo ora dell'uscita di un libro che potrebbe aiutare, in primo luogo me, ad approfondire la questione di Benedetta Selene Zorzi, monaca benedettina e teologca: Al di là del "genio femminile". Donne e genere nella storia della teologia cristiana, Carocci.

http://www.carocci.it/index.php?searchword=selene+zorzi&ordering=&searchphrase=all&Itemid=69&option=com_search

Significativo che sia uscito per un editore non cattolico, se no la teologia rimane sempre roba da sacrestia.



01/04/2014 13:43 Christian Albini
Teologhe perché questi temi sono approfonditi e portati avanti da studiose donne. Gli uomini tendono a voler preservare un'antropologia che implicitamente si fonda sulla loro superiorità, eludendo le domande che il femminile pone (cfr. papa Francesco, Evangelii Gaudium 104).


01/04/2014 12:57 mauro battocchi
1) dall'eterogeneità dei commenti si deduce che l'argomento richiede ancora un po' di masticazione prima di arrivare ad una piattaforma condivisa.
2) forse aiuterebbe fare quel lavoro, già proposto da alcuni, di raccogliere le varie scuole sul gender (potrebbe farlo lo stesso Cristian?).
3) personalmente condivido la posizione di chi dice che comunque la filosofia gender è accomunata da una separazione tra il dato di natura e quello di cultura non accettabile e
4) ... che far deviare la discussione sulle conseguenze (unità dei cattolici in politica, ruolo delle donne nella Chiesa, l'omofobia, la liceità sociale di scelte di vita omosessuale, la diversità nei modelli educativi,...) non è produttivo.
5) rispondiamo alla radice della provocazione che ci viene proposta: possiamo accettare che sia normale l'autodeterminazione del genere sessuale come orientamento personale anzichè come dato di natura?
buon lavoro!



31/03/2014 22:10 Massimo Menzaghi
... ma basta anche con il continuo riferimento alla subalternità e il richiamo all'unità dei cattolici in politica: io, personalmente, certe battaglie non le porterei avanti a prescindere e non in funzione delle scelte che ha fatto o farebbe il partito che ho votato!

Ovviamente sono attaccabile e legittimamente criticabile per questo, ma da cattolico pretendo di poter avere altrettanto legittimamente il diritto non di rifiutare un "pacchetto" di valori ma di poterne valutare la loro "pretesa" trasformazione in legge che, per definizione, deve essere rispettata da tutti. Sottolineo che continuo a ritenere ciò che ho detto un'ovvietà che non meriterebbe ulteriori precisazioni...

PS non so in quanti abbiano letto l'intervento di Coda, ma tanto per cambiare lo trovo molto stimolante; io, invece di sventolare le solite bandiere (che, se vogliamo vederle alla luce della concretezza della politica, non "ci" hanno fatto portare in cascina niente, ma proprio niente, in quasi cinquant'anni...) proverei a cercare qualche risposta, anche ognuno per sè... ;-)

PPS visto che non piacciono nemmeno al papa (come espressione!!!) e io modestamente lo sostengo da tempi assolutamente non sospetti, ce la facciamo a non parlare più di "non negoziabilità"? Se proprio dobbiamo cercare l'unità, quello sarebbe un bel primo passo... ;-)



31/03/2014 19:55 L.
Di una delle autrici citate da CA, ho letto (RPL 2009) tesi irricevibili dal punto di vista cattolico.
Quanto alle restanti, più che promuovere l’identità personale come identità sessuata, chi più chi meno valorizza il femminile a discapito, quando non ad esproprio del maschile.
Presentare, infine, come statico, essenzialista, falsamente universale ciò che è semplicemente ineludibile e inaggirabile è operazione che, in tempi migliori per la coscienza ecclesiale, si sarebbe qualificata come “gnostica”.



31/03/2014 15:38 Federico B
Farina,
lasci perdere i pregiudizi e accetti di confrontarsi nel merito delle questioni. Personalmente io non ho "cavalcato" per vent'anni un bel niente: ho votato in coscienza il meno peggio cercando chi perlomeno non fosse apertamente contrario ai valori cattolici e specialmente (horribile visu) gli aborriti valori non negoziabili. Qui su VN ho trovato spessissimo ferocissimi critici al berlusconismo ed entusiastici alfieri di un certo antiberlusconismo a scatola chiusa, a prescindere. A vent'anni di distanza non sarà il caso di fare un po' di autocritica vera e riconoscere che l'errore di aver accettato per convenienze di partito una subalternità alla sinistra più laicista sui temi eticamente sensibili? E non sarà ora di mollare l'antiberlusconismo e di affrontare nel merito le sfide che il dibattito politico lancia ai cattolici?
E' arrivato il momento di essere presenti, anche a costo di andare controcorrente.
Il problema qui non è scientifico, ma culturale e politico. Quale visione dell'uomo, della famiglia e della società hanno in mente i cattolici italiani? Come intendono impegnarsi per realizzarla?



31/03/2014 15:31 Sara
Scusi perché teologhe? Sono diverse dai teologi?
Da impressione come dire le commercialiste, le matematiche, le ingegnere.
Ecco questo non lo capisco tanti discorso sull'identità fluida e slegata dalla sessualità biologica poi torniamo alle teologhe.



31/03/2014 15:16 Alberto Farina
Caro Admin,

per dare lezioni ad altri bisogna avere il pedigree a posto. Non accetto lezioni da chi in politica ha cavalcato per vent'anni una posizione indifendibile ed ora mi viene a fare la morale.



31/03/2014 15:10 Federico B
E' ancora più indifendibile rimanere ancorati ad uno schema berlusconismo vs antiberlusconismo, quando ormai siamo andati oltre e il tema è il dirompere nel dibattito politico di questa ideologia gender. Sono certo, caro Farina, che le nostre idee politiche potrebbero non essere poi così distanti, ma è evidente come a dividerci sia il ruolo che i cattolici devono avere in politica. Di fronte all'avanzare di proposte laiciste e di valori anticattolici, di fronte a provvedimenti che minano fortemente la nostra idea di persona, di famiglia e di società, i cattolici sono chiamati ad una testimonianza coerente, senza timori, senza compromessi e senza complessi di inferiorità. Cosa vuol dire tirare in ballo B.? Forse che per opporsi a B. si può accettare qualsiasi aberrazione? Partiamo dal riconoscere che per una coscienza cattolica è perlomeno problematico sostenere programmi e proposte che sono ispirati a visioni della persona , della famiglia e della società incompatibili con quella cattolica. E dato che un problema c'è (eccome se c'è!)affrontiamolo per quello che è, nel merito, come suggerito dal Card. Bagnasco, senza cercare comode scorciatoie e giustificazioni in presunti "equivoci" che non stanno né in cielo né in terra.


31/03/2014 14:57 Flavio
Caro Christian. Avrei preferito uno o due riassunti veloci su questa teorie, come ho fatto io con i miei interventi. Comunque mi andrò a vedere qualcosa dei nomi citati e mi permetterò di riconfrontami in questo forum in seguito.

Ciao



31/03/2014 14:45 admin
@Alberto Visto che lo sa potrebbe anche risparmiarsela... Colgo l'occasione per ricordare per l'ennesima volta che certi battibecchi del tutto personali al 99 per cento dei nostri lettori non possono proprio fregare di meno.


31/03/2014 14:35 Alberto Farina
Lo so che a molti quanto sto per scrivere sembrerà una caduta di tono, ma io devo sentirmi dire che non devo difendere l'indifendibile da uno che evidentemente ha sostenuto una destra egemonizzata da 20 anni da un soggetto come Berlusconi? Totò direbbe a Federico Benedetti: ma mi faccia il piacere...


31/03/2014 13:58 Christian Albini
Sui due piedi mi vengono in mente, a caso, Rubin, Gilligan, Irigaray, Muraro, Cavarero. Ma ce ne sono tantissime.

Per una rassegna:
R.W. Connell, "Questioni di genere", il Mulino
A. Cavarero - F. Restaino, "Le filosofie femministe", Bruno Mondadori

Ma più che me, bisognerebbe sentire le teologhe che conoscono molto meglio di me queste cose: Serena Noceti, Stella Morra, Cettina Militello, Maria Cristina Bartolomei, Marinella Perroni... Ci sono davvero tante riflessioni variegate e stimolanti che non sono conosciute.

Perciò è un peccato vedere solo un pezzo di un territorio in realtà più vasto.



31/03/2014 13:01 Flavio
Christian mi dici una teoria del genere dove la cultura non è predominante sui caratteri biologici?


31/03/2014 12:53 Christian Albini
No, Flavio, non è vero. Se scrivi così vuol dire che non sei informato.

Una cosa è la teoria dell'identità di genere di Money, che oggi è scarsamente accreditata. Altra cosa sono gli studi di genere e le teorie di genere che sono molteplici. Questo è un dato di fatto.



31/03/2014 12:45 Flavio
Allora Christian. Se ti riferisci al termine genere o al termine identità hai ragione: non l'ha proprio inventato il dr. Money. Ma se ti riferisci alla teoria dell'identità di genere, anche se ci sono varie ramificazioni, tutte hanno un nucleo: la cultura è più determinante dei caratteri biologici nel determinare il sesso di una persona. Su questo non ci piove.
Poi se qualcuno si vuole inventare una teoria sull'identità di genere che dice che è importante il ruolo dell'educazione nella crescita di una persona, sono io il primo a sottoscriverla e approvarla. Ma qui non si sta parlando di questo.



31/03/2014 12:40 Antonio Coda
Aiutatemi a capire: ma se un cattolico incontra una persona omosessuale innamorata, che convive di fatto con la persona della quale è innamorata, che ha una vita sociale solida, una dimensione lavorativa appagante, se incontra una persona che spiritualmente ha trovato il suo equilibrio, insomma: se un cattolico fa un viaggetto di piacere oltre i confini nazionali (evitando magari la Russia e le teocrazie islamiche) e un giorno, in posto qualunque in un paese a democrazia ingranata, incontra una persona omosessuale che sta mediamente bene, che va d’accordo con i genitori, che non si lamenta, paga le tasse, vota, un cittadino leale, se un cattolico incontra una persona omosessuale italiana andata via dall’Italia, alla quale non dispiacerebbe ritornarci se il suo Stato di provenienza la smettesse di farsi strane idee su di lei e sulla sua vita sessuale (cambia relativamente di poco, fa sapere agli eterosessuali, chiedendo loro non fantasticarci su), cosa fa? Prova a passarci attraverso dicendosi che no, non esiste? Prende un pennarello indelebile e prova a scriverle sulla fronte TU-NON-ESISTI? Urla spaventato e se la dà a gambe levate? Torna a casa e racconta di aver incontrato il diavolo e di aver resistito, a malapena, alla tentazione? Le chiede cosa ci fa fuori dal ghetto? Le dice “In Italia sappiamo noi come trattarli, quelli come te: torna in Italia e poi vediamo se una vita così puoi continuare a averla, ti faremo vedere noi!”. Le augura di morire tra i più atroci tormenti? Le dice “Dio vuole bene a me, non a te, io vado in paradiso perché a Dio il sesso eccetera eccetera!” senza nemmeno arrossire? Al ritorno scrivere su TripAdvisor una pessima recensione sulla località dell’incontro e querele il tour-operator perché l’ha mandato a fare un week-end a Sodoma senza farglielo sapere prima? Sono troppo curioso. Anche perché tutte le volte che è successo con me presente, che un cattolico incontrasse una persona omosessuale, non è successo niente, capita vadano pure molto d’accordo, e a vederli da fuori capire chi sia il cattolico e chi la persona omosessuale è la cosa più difficile del mondo: sono talmente simili il più delle volte. Se non ci fossero le religioni a mettere zizzania tra gli umani, sei che noia l’Italia.


31/03/2014 12:36 Tiziana Piedimonte
Riguardo a questo articolo cortesemente riferite al signor Crhistian Albini ( padre di famiglia e teologo ) che sul gender non ci sono equivoci e che farebbe bene ad aggiornare i suoi studi perché la questione va ben oltre il proprio credo religioso e politico. Come genitore che vigila sulle scuole per evitare che i nostri figli vengano indottrinati al gender mi sento sminuita e demoralizzata.......vogliamo anche noi come alcuni Paesi europei riconoscere 57 generi sessuali? Vogliamo essere arrestati perché dicendo che è assurdo la nostra è omofobia? L'indottrinamento è già iniziato anche qui a Palermo........caro signor Albini si vada a leggere il documento del MIUR..... e poi vedremo se le farà piacere che i suoi figli o nipoti vengano iniziati alla masturbazione precoce......il GENDER è reale, è l'omofobia che è pura invenzione per non permettere di dire e affermare la verità. Questo articolo sminuisce noi genitori e le nostre preoccupazioni, non c'è bisogno di un titolo di studio o di una cattedra per capire che l'uomo ha perso il senno, tutto questo porterà alla pedofilia sdoganata e per legge avallata dallo stato grazie a Scalfarotto.......e se il gender fosse un opportunità per la Chiesa? Si forse per alcuni preti pedofili....... sono sconcertata e nauseata........si ravveda per favore perché se la sua idea rimane questa forse farebbe meglio a cambiare chiesa. Da una Madre di Famiglia a un Padre di Famiglia.


31/03/2014 12:35 Christian Albini
Sì, Flavio sbagli perché ci sono tante teorie di genere e solo alcune dicono quello che dici tu e John Money e solo una delle persone che se ne è occupato.

Quindi, se ci sono persone che usano il concetto di genere in modo improprio o non condivisibile, non ha senso demonizzarlo o demonizzare chi lo usa e ci riflette sopra.



31/03/2014 12:20 Flavio
Scusate, per essere pratici. Se il concetto (ditemi se sbaglio) della teoria del gender è sostanzialmente: la cultura prevale sull'elemento biologico per cui io (maschio) un domani posso decidere di diventare femmina (e viceversa). Se questo assunto è valido come faccio a dimostrare la fondatezza di tutto questo? Faccio degli esperimenti medici e psicologici. E' quello che ha fatto il dr. John Money, che ha relazionato sia agli addetti che ai non addetti ai lavori. I movimenti femministi (ieri) e LGBT (oggi) non hanno fatto altro che appoggiarsi a quanto tutti gli psicologi degli anni '70 andavano a dire.
Peccato che i risultati presentati dal Dr. Money sono risultati fallimentari. Ribadisco: cadono le fondamenta, cade tutto.



31/03/2014 10:37 annarosa
Trovo questo articolo piuttosto "minimalizzante", se mi è consentito il termine.
Usa espressioni che vogliono "disinnescare" un problema che purtroppo è invece ampiamente dimostrato esistere ed essere davvero "tentacolare".
La parola "genere" (ovvero l'aspetto "culturale" della diversità tra uomo e donna) sostituisce ormai quasi sempre il più carnale "sesso" dando adito al fraintendimento che uomo e donna non si nasca ma si diventi.
La questione degli "stereotipi di genere" e del ruolo della donna nella Chiesa è solo la punta (ragionevole) di un iceberg enorme e psicotizzante che si sta diffondendo non solo nell'Intellighenzia laica e talvolta francamente anti-cattolica ma anche, evidentemente, tra Cattolici.

Trovo questo articolo, uscito "casualmente" dopo che fonti vicine alle Associazioni LGBT hanno mandato decine e decine di articoli su giornali e blog, tweet e post su FaceBook con la nuova "parola d'ordine" del mese davvero pericoloso, anche perché ripreso da attivisti e simpatizzanti del "matrimonio gay" come dimostrazione che il Card.Bagnasco e i Cattolici (nonché tutti i manifestanti scesi in piazza in questi mesi contro il ddl Scalfarotto) sono mitomani con tendenze paranoiche.



31/03/2014 09:51 Christian Albini
Capisco che qualcuno vuole il nemico politico o religioso a tutti i costi.

Ma ripeto: non esiste LA teoria del gender. Se andate a leggere la letteratura sociologica, psicologica e filosofica in argomento John Money è un nome tra decine e decine che sostengono posizioni molto differenziate e non è particolarmente importante. Anzi, tanti testi non lo prende neanche in considerazione.

Quindi dire che c'è la teoria del gender e che essa si regge su John Money è semplicemente un errore. Il saggio di Serena Noceti che ho indicato, non lo nomina neanche.

Su certe campagne di stampa, poi, faccio alcune osservazioni qui: http://sperarepertutti.typepad.com/sperare_per_tutti/2014/03/dittatura-gender.html



31/03/2014 09:47 Chiara
I gender studies non negano la componente biologica nella determinazione della sessualità (come potrebbero, del resto?). Aggiungono però che la sessualità è composta anche da comportamenti, modelli, influenze sociali e culturali.
Sulle "lobby LGBT": l'adozione della teoria del complotto non ha mai fatto bene alla Chiesa (basti pensare alle accuse di complotto giudaico-massonico nel XIX e XX secolo... E c'è chi accosta massoneria, ddl Scalfarotto, gender studies, in un unico coacervo indistinto). Cerchiamo di stare attenti quando usiamo alcune categorie.
Spero che Vino nuovo continui a riflettere e far riflettere su questi temi.


Per il lettore italiano, un'intervista a Judith Butler: http://www.lavoroculturale.org/sulla-teoria-del-gender-judith-butler/



31/03/2014 09:32 Agnese
Concordo con Fazzini.


31/03/2014 09:32 Federico B
L. ha colto il senso: si nega perché non si vuole vedere, ma prima o poi sarà tutto evidente. Speriamo solo che non sia poi troppo tardi per poter intervenire.
A mio parere questo atteggiamento nasce in una logica di "scuderia", per "rassicurare" un certo elettorato cattolico che simpatizza per il PD e i suoi alleati.

@Farina,
sappiamo bene che in passato ci si turava il naso e si votava per un certo partito anche e soprattutto perché l'alternativa era impossibile. Finchè la sinistra sposerà la deriva laicista che è sotto gli occhi di tutti (e che ha convinto anche molti suoi leader provenienti da una formazione cattolica e moderata, come Letta e Renzi), resteremo purtroppo in una situazione simile. I cattolici non possono sostenere candidati e programmi che vadano apertamente contro i loro valori. E' possibile una presenza diversa, meno afasica e insignificante, nella stesura dei programmi dei centrosinistra? E' possibile seminare in quel campo qualche buon seme che non costi la rinuncia alla promozione e alla difesa dei valori non negoziabili?
Finchè tra le priorità della sinistra ci sarà la distruzione dei valori cattolici, ci saranno sempre cattolici disposti a turarsi il naso e votare diversamente.
Quando questa ondata di laicismo, che dura da decenni, sarà superata, ne riparleremo e potremo magari trovarci nello stesso campo. Fino ad allora cerchiamo almeno di confrontarci lealmente e di non trovare assurde giustificazioni per difendere l'indifendibile.



31/03/2014 09:01 Flavio
Vorrei solo far presente che le basi scientifiche dalle quali ha attinto vigore la teoria del gender nascono negli anni 60/70 quando il medico psicologo John Money sosteneva che il sesso non è determinato biologicamente ma culturalmente. Per questo ha sperimento numerosi su diversi bambini che avevano avuto incidenti irreparabili sugli organi genitali, la riassegnazione del sesso (es. da maschio a femmina). Il dr. Money era molto influente all'epoca e ha condizionato tutta la letteratura scientifica dell'epoca fino ad oggi (gli stessi libretti dell'Unar lo mettono in bibliografica). Peccato che per anni è stato nascosto alla stampa dallo stesso dr. Money che tali interventi erano falliti a causa del rigetto della riassegnazione sessuale da parte degli stessi bambini (si veda il libro "Bruce, Brenda e David" uscito in Italia solo nel 2014 e che spiega bene tale situazione). La teoria del gender, dunque, si regge su un castello di carta.


30/03/2014 21:42 GEROLAMO FAZZINI
Trovo l'articolo di Albini poco condivisibile. L'atteggiamento di fondo dell'autore mi pare un po' ingenuo. Non è questione di fare i complottisti, ma di leggere segni e fatti concreti (le cronache di questi mesi sono piene di episodi a dir poco preoccupanti, in merito - basta leggere Avvenire). Suggerisco anche la lettura di qs libro: http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2013/11/la-rivoluzione-sessuale-globale-e-una.html


30/03/2014 20:21 L.
Dice adunque che, al primo parlar che si fece di peste, don Ferrante Albini fu uno de' più risoluti a negarla, e che sostenne costantemente fino all'ultimo, quell'opinione; non già con ischiamazzi, come il popolo; ma con ragionamenti, ai quali nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione.
- In rerum natura, - diceva, - non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l'uno né l'altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. E son qui. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che il contagio sia sostanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sicché è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o composte. Ora, sostanza semplice il contagio non è; e si dimostra in quattro parole. Non è sostanza aerea; perché, se fosse tale, in vece di passar da un corpo all'altro, volerebbe subito alla sua sfera. Non è acquea; perché bagnerebbe, e verrebbe asciugata da' venti. Non è ignea; perché brucerebbe. Non è terrea; perché sarebbe visibile. Sostanza composta, neppure; perché a ogni modo dovrebbe esser sensibile all'occhio o al tatto; e questo contagio, chi l'ha veduto? chi l'ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio. Ci dicono questi signori dottori che si comunica da un corpo all'altro; ché questo è il loro achille, questo il pretesto per far tante prescrizioni senza costrutto. Ora, supponendolo accidente, verrebbe a essere un accidente trasportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filosofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un soggetto all'altro. Che se, per evitar questa Scilla, si riducono a dire che sia accidente prodotto, dànno in Cariddi: perché, se è prodotto, dunque non si comunica, non si propaga, come vanno blaterando. Posti questi princìpi, cosa serve venirci tanto a parlare di vibici, d'esantemi, d'antraci...?



- Tutte corbellerie, - scappò fuori una volta un tale.



- No, no, - riprese don Ferrante: - non dico questo: la scienza è scienza; solo bisogna saperla adoprare. Vibici, esantemi, antraci, parotidi, bubboni violacei, furoncoli nigricanti, son tutte parole rispettabili, che hanno il loro significato bell'e buono; ma dico che non han che fare con la questione. Chi nega che ci possa essere di queste cose, anzi che ce ne sia? Tutto sta a veder di dove vengano.



Qui cominciavano i guai anche per don Ferrante. Fin che non faceva che dare addosso all'opinion del contagio, trovava per tutto orecchi attenti e ben disposti: perché non si può spiegare quanto sia grande l'autorità d'un dotto di professione, allorché vuol dimostrare agli altri le cose di cui sono già persuasi. Ma quando veniva a distinguere, e a voler dimostrare che l'errore di que' medici non consisteva già nell'affermare che ci fosse un male terribile e generale; ma nell'assegnarne la cagione; allora (parlo de' primi tempi, in cui non si voleva sentir discorrere di peste), allora, in vece d'orecchi, trovava lingue ribelli, intrattabili; allora, di predicare a distesa era finita; e la sua dottrina non poteva più metterla fuori, che a pezzi e bocconi.



- La c'è pur troppo la vera cagione, - diceva; - e son costretti a riconoscerla anche quelli che sostengono poi quell'altra così in aria... La neghino un poco, se possono, quella fatale congiunzione di Saturno con Giove. E quando mai s'è sentito dire che l'influenze si propaghino...? E lor signori mi vorranno negar l'influenze? Mi negheranno che ci sian degli astri? O mi vorranno dire che stian lassù a far nulla, come tante capocchie di spilli ficcati in un guancialino?... Ma quel che non mi può entrare, è di questi signori medici; confessare che ci troviamo sotto una congiunzione così maligna, e poi venirci a dire, con faccia tosta: non toccate qui, non toccate là, e sarete sicuri! Come se questo schivare il contatto materiale de' corpi terreni, potesse impedir l'effetto virtuale de' corpi celesti! E tanto affannarsi a bruciar de' cenci! Povera gente! brucerete Giove? brucerete Saturno?
His fretus, vale a dire su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione contro la peste; gli s'attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle.
E quella sua famosa libreria? È forse ancora dispersa su per i muriccioli.
(La promessa copia di fatto, cap. XXXVII)



29/03/2014 16:21 Matteo
A me è capitato di avere in un gruppo parrocchiale di giovani, degli attivisti della teoria di gender.
In ogni cosa hanno proposto e promosso lo scontro e l'affermazione della loro teoria: dai temi biblici a quelli relazionali o sociali o ecclesiali, pur di affermare le loro teorie bizarre secondo cui il maschio e la femmina possono intuire la loro vocazione di uomini o donne... la sessualità è presentata come una scelta vocazionale (e forse per questo ha molta presa tra i giovani, che rimangono affascinati da coloro che hanno il coraggio di fare "la scelta", cioè il cd coming out); in tutto e per tutto si presentano come esponenti di una teoria scientifica e una dottrina che affascina molto i giovani anche perché richiama la primordiale aspirazione all'amore, quello libero e non quello asseritamente condizionato dalla cultura. In questi due elementi tende a porsi come ideologia antitetica alla espressione di amore che la dottrina della cheisa rappresenta. E lo fa con modalità molto aggressive e dai tratti ideologici.
I ragazzi coinvolti sono ormai molto preparati e hanno uno scheletro dottrinario su cui poggiare le loro osservazioni, frequentano formazioni apposite, che ormai è un contraltare della chiesa e delle parrocchie. Nella chiesa non c'è altrettanta cura, dedizione e intensità nella formazione all'amore. Su questo si dovrebbe riflettere molto e correre ai ripari. Citano studi scientifici (?!), argomentano con domande incalzanti e indubbiamente complesse, che però affondano nel mistero della vita e dell'umanità fino a volerlo sconvolgere con il loro razionalismo. Nei gruppi e associazioni parrocchiali - purtroppo - non mi sembra di vedere con consuetudine la stessa forza di ricerca.
Il confronto tra i due mondi è stato deleterio e il rispetto della diversità di vedute che la chiesa ha dell'amore e del mistero della vita è sanzionato da costoro con un oltranzismo durissimo.
Il tutto avviene nella ambivalenza con cui, da un lato, propugnano teorie scientifiche; dall'altro, parlano in realtà di se stessi e della loro condizione di sofferenza (in parte comune a tutti, ma alimentata dal complesso della minoranza), così ottenendo attenzione e gesti di umana comprensione.
Molte volte dietro alle storie di questi ragazzi si presentano rapporti molto molto difficili, con la figura del padre (in parte comuni alla generazione anni 70/80 ma amplificata).
Tutto questo è molto triste e doloroso. Almeno per me è stato così. Non capisco cosa voglia dire in sostanza l'autore dell'articolo, che vedo molto teorico e anche un po' complicato. Non ho mai consociuto una teoria del gender delicata e una oltranzista. Il problema a mio avviso c'è ed è serio ed è insito nel nucleo della teoria stessa. Non credo che si tratti soltanto di estremisti. La teoria è quella, poi ci sono persone più o meno violente, ma la teoria è quella.



28/03/2014 20:37 Massimo Menzaghi
Sollecitato dagli interventi ho cercato notizie dell'intervento di Bagnasco (che non avevo letto) e casualmente mi sono imbattuto nelle linee guida in materia di abusi sessuali...

"I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga"

«Il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale, non ha l’obbligo giuridico, salvo il dovere morale di contribuire al bene comune, di denunciare all’autorità giudiziaria»

mah, oltre che paranoico ("dittatura", "campi di rieducazione", "indottrinamento", "materiale da esperimento"...) direi che ci sono tutti i tratti del sovversivo barricadero...

... peccato che manchi proprio l'autorevolezza della coerenza per tenere insieme il tutto...
... e manca persino il coraggio delle scelte: quella del pubblico ufficiale è una perla che lascia esterrefatti...

... per fortuna mi è permesso di passare oltre, con tutto il rispetto, si intende! :-(



28/03/2014 19:34 Alberto Hermanin
“smascherare false idee di natura, risalenti a una filosofia essenzialista e astorica, che legittimano la marginalizzazione femminile anche in ambito religioso. Infatti, nei documenti della chiesa «il soggetto umano è presentato in modo apparentemente neutro. Oggi siamo più avvertiti del fatto che in realtà ogni teoria antropologica occidentale nasce e si sviluppa intorno a un codice androcentrico”.

Non sono d’accordo con Serena Noceti. Qui non ci sono gli spazi per argomentarlo in modo decente. E poi non voglio alimentare, scusate, la paranoia che qua e la fa capolino nel dibattito, a cominciare, si direbbe, dallo stesso cardinale Bagnasco, anche lui forse un po’ paranoico, mi sembra di capire.

Comunque, in ritardo, buona festa (19 marzo) del genitore 1 (o 2, per non essere discriminatori) a tutti maschi eterosessuali con prole che leggono.



28/03/2014 18:34 Alberto Farina
Ho sempre più l'impressione che, al di là delle intenzioni di Albini e dell'opportunità di un approfondimento sulla materia, ci sia chi vuole minimizzare l'accorato intervento del Card. Bagnasco per interessi di parte (Federico B.)

Ma quali sarebbero gli interessi di parte di cui va cianciando questo signore? Cosa ne sa di me e di quelle che sono le mie scelte politiche? E ha così fiducia nella mia (povera) fede da pensare che il partito per cui voto venga prima delle mie convinzioni religiose ed etiche? O forse trasferisce sugli altri un modo di pensare e di fare che è suo e di molti nella Chiesa, cioè strumentalizzare la fede per farne il fondamento di un progetto politico / sociale che potremmo definire di destra?



28/03/2014 18:04 Antonio Coda
Lascio da parte (tirandolo immediatamente dentro) lo strano sillogismo logico secondo il quale se qualcuno è progressista lo è a misura del partito per il quale propende, mentre se uno è conservatore è casomai il partito che propende per lui, e cerco di confortare tutti: le persone continuano e continueranno a essere quel che sono quali che siano e saranno le documentazioni che vorranno informarli sul quel che possono essere. La legislazione può fare soltanto due cose: ostacolare o sostenere la libertà delle persone di essere ciò che sono (che è la libertà di essere ciò che sentono di essere congiunta a quella di essere ciò hanno voglia di essere). Teoricamente, in politica un progressista è favorevole e un conservatore è sfavorevole, ma i conservatori possono dormire sonni tranquilli: in Italia politicamente sono per la stragrande maggioranza a sfavore. Quando i cittadini cominciano a prendere il gusto della libertà, per la politica sono sempre brutti quarti d’ora, meglio evitare.

Per quel che ho capito, per la dottrina la questione è semplice: omosessuale sì, ma casto, come casti devono essere anche gli eterosessuali quando i loro atti amorosi non sono finalizzati alla riproduzione. Se faccio due calcoli, considerando i cattolici che conoscono, sono più birichini gli eterosessuali degli omosessuali, ma agli omosessuali casti o no che siano gli si può rendere la vita un inferno un po’ ovunque, agli eterosessuali invece si perdona tutto: siamo eterosessuali su!, la metteremo la testa a posto, si sa, e comunque la mentalità eterosessuale non ha bisogno di rettifiche, perciò.

Ogni volta che incontro un omosessuale cattolico che mi riprende perché io non lo sono provo un fortissimo senso di estraniamento. Se poi dovessi dire di un eterosessuale che è cattolico perché rispetta la dottrina, dovrei dire che di cattolici eterosessuali ne ho conosciuto non più di tre in trentuno anni, e anche quei tre sono restati sessualmente cattolici per un certo periodo, poi non hanno retto e hanno ripreso a essere sessualmente cattolici, almeno in teoria, a partire dal giorno del matrimonio.



28/03/2014 14:51 Betty
Apprezzo il modo di discutere di Christian. Da tempo cercavo un articolo che mi aiutasse a comprendere i termini del problema in modo da potermi fare una mia idea. Così occorre ricercare, pensare, farsi un'opinione... Il nocciolo del problema mi sembra quindi essere questo: in cosa la differenza tra maschile e femminile è connaturata al nostro essere maschi o femmine e in cosa ciò dipende da una cultura e da un mondo di potere dominato dagli uomini? Ricordandoci che in ciascuno di noi c'è una parte maschile e una femminile.


28/03/2014 14:34 L.
Non so degli equivoci del gender, ma so degli equivoci di articoli del gender di questo...


28/03/2014 11:18 Federico B
Ricapitoliamo: il Card. Bagnasco e Avvenire stanno portando avanti una "campagna isterica", mentre i progressisti come Farina e Menzaghi, indipendentemente dalle posizioni assunte dal patito per cui evidentemente propendono, hanno compreso in modo lucido ed equilibrato la questione.
Il fatto che gli insegnanti fino ad adesso abbiano di fatto ignorato i suggerimenti del MIUR non mi rassicura per niente: quelle indicazioni restano e prima o poi troveranno qualcuno interessato ad applicarle, come è già successo in diversi Paesi con effetti disastrosi (in Canada ad esempio).
Ho sempre più l'impressione che, al di là delle intenzioni di Albini e dell'opportunità di un approfondimento sulla materia, ci sia chi vuole minimizzare l'accorato intervento del Card. Bagnasco per interessi di parte.



28/03/2014 09:44 Maria Luisa
@Menzaghi: Premesso che i media si meritano spesso non una tiratina, ma una tiratona d'orecchi, sta a noi, specialmente se ci diciamo cristiani, il discernimento di intendere le parole del Papa nel modo giusto, oggettivo, e non strumentalizzandole o alterandole secondo il nostro punto di vista, come tante volte accade. Altrimenti rischiamo di essere anche noi come coloro dei quali parla il Papa: "...soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne".


28/03/2014 09:18 Alberto Farina
Come volevasi dimostrare: la potente lobby dei cattolici adulti, di cui Albini e' un noto esponente, colpisce ancora... ma e' mai possibile che ogni qualvolta un argomento venga trattato in modo equilibrato, come e' nel costume di Albini, si evochi la solita tiritera.
A riguardo dico solo una cosa: se ci fosse più misura a trattare l'argomento, a partire da Avvenire, che da mesi sta portando avanti un'isterica campagna sulla questione, esso si ridimensionerebbe notevolmente. Nella scuola, ad esempio, non vi e' nessuna campagna pro LGBT, o almeno, visto che in questo ambito ci lavoro, io non me ne sono accorto come tutti i miei colleghi. E, con la fatica che si fa scuola di questi tempi, e' veramente l'ultima delle questioni a cui stare dietro. E' solo uno dei tanti, troppi input che la scuola riceve dal MIUR ma che poi, nella pratica quotidiana, restano lettera morta. Va da sé che nell'ambito dell'educazione alla cittadinanza il rispetto delle diversità, di qualsiasi genere siano, deve avere spazio (spero che su questo siamo tutti d'accordo). Ma questo e' altro dal vagheggiare complotti Lbgt, rispetto ai quali bisogna far vedere i muscoli. Smettiamola con questa sindrome per cui dobbiamo inventarci dei nemici... quelli veri stanno dentro noi stessi, nelle nostre pigrizie e chiusure.



28/03/2014 07:44 Massimo Menzaghi
@Maria Luisa: grazie per la precisazione, ma nessuno (di certo non io) intendeva una svolta teologico-dottrinale...
... mi pare invece che l'aver parlato con quei toni di corruzione non meriti di essere annacquato dalla solita tiratina d'orecchi ai media! ;-)
Il senso per me non cambia, titoli sbrigativi o meno, e se non lo capiamo non sono certo io ad essere "fissato"... ;-)



28/03/2014 01:00 Maria Luisa
Quando ho visto questo titolo al TG, mi è sembrato strano che Papa Francesco avesse davvero detto "Nessun perdono per i corrotti", e ho voluto verificare. Infatti il titolo falsava le sue parole.
Questa volta il Papa ha parlato chiaramente. Ha detto, riferendosi all'odierno brano di Vangelo:"...E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. E’ tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti.[...] Questi hanno sbagliato strada. [...] Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci ama tutti! Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. “Aprimi la porta. Il resto lo faccio io”.
Quindi non ha detto che Dio non perdona, ma che può farlo solo quando, anziché chiuderci, ci sforziamo di aprirci alla sua salvezza e al suo amore. E questo vale per tutti.
Mi scuso se sono andata fuori tema, ma quando ho letto nell'ultimo commento la stessa frase falsata del TG, ho pensato che almeno su Vino Nuovo le parole del Papa non potevano essere travisate... a meno di essere anche noi "fissati nelle nostre cose"!



27/03/2014 22:34 Massimo Menzaghi
ringrazio anch'io l'autore e chi ha portato ulteriori contributi positivi; qualcuno mi pare abbia contrapposto questo approccio al vizio consolidato della semplificazione che diventa facilmente banalizzazione, peggio ancora se confluisce in slogan da chiamata alle armi...
questo sarebbe il vero cambiamento, la vera svolta: allarghiamo lo sguardo, cerchiamo prima di tutto di capire davvero l'altro (il nostro prossimo, se qualcuno l'ha dimenticato...) e non permettiamo che si continui a pensare che l'annuncio richieda una trincea permanente...
quanto alla politica, oltre a sottolineare quanto sia curioso rimarcare interessi e secondi fini sempre e solo in casa altrui, vorrei sommessamente far notare che stamane il nostro papa, di fronte ai nostri politici, non ha parlato di leggi giuste o di non negoziabilità, ma ha detto che la corruzione non si perdona! se non son svolte queste...



27/03/2014 14:28 Federico B
@Alessandro,
il tema è politico e il primo a sottolinearlo è stato il Card. Bagnasco. Contesto proprio questo, che si pensi di affrontare questi temi fingendo che non ci siano rilevanti risvolti nella vista sociale e politica di questo Paese.
Il sospetto è che prevalgano convenienze politiche (innegabili) in una discussione in cui i cattolici dovrebbero saper riconoscere le priorità e trovare una posizione comune e condivisa.
Ripeto: chiariamo pure gli equivoci, cogliamo al volo l'occasione per ulteriori approfondimenti, ma senza compromettere l'istituzione della famiglia e la libertà di educazione dei nostri figli.



27/03/2014 14:09 Marco Stenta
Nei tanti commenti e nel testo commentato manca quasi completamente la parola chiave "famiglia"
Ma al di fuori di questa struttura decisiva, crogiuolo di vita e di senso la problematica donna-uomo non avrebbe poi un grande interesse..
Certo, oggi (o prestissimo ) chiunque puó "fare uomini" con mezzi tecnici, al di fuori o oltre la famiglia, che volentieri lasciamo oggetto di studi decostruzionisti , derisa nella sua astoricità,
Ma la disumanizzazione non nasce proprio dal dilagare prima dell'egemonia e poi del dominio della tecnica fin nelle più intime strutture destinate miticamente ( ops: astoricamente) alla tutela dell'umano? Detto meglio: il mito ci offre due esseri un padre e una madre che si prendono cura, ciascuno a suo modo, del loro bimbo.
La folle ricchezza del mito non decostruisce la famiglia anzi ne è il fondamento!

Quanto al fatto che non esiste una "Spectre LGBT" oggi la pervasività del mondo online rende assai problematica la questione. Era mai successo che miliardi di punti di vista - questi sì astorici...- trovassero narcisisticamente un'eco planetaria fino a strutturarsi in una doxa orizzontale dove contano (e si comprano e si vendono) i Like?
Certo che non c'è una Spectre... Povera patetica Spectre: ai tempi di Google di Facebook di Twitter?



27/03/2014 13:52 alessandro
Grazie, Christian, non solo per una voce "diversa" (perchè problematizza) rispetto un tema spesso vissuto in modo superficiale nel mondo cattolico, ma soprattutto per l'approccio non politico/partitico - che pure qualcuno proprio non riesce a togliere di mezzo dalle discussioni sulla fede, per cui il retropensiero è sempre: chi porta a votare questa idea? (ovviamente il fatto che Benedetto XVI e Francesco, ultimi fra moltissimi, abbiano bollato duramente - come eretici - questo tipo di approcci ideologici alla fede poco interessa..)

Grazie per l'invito a saper leggere in profondità gli aspetti problematici del reale senza voler sempre schematizzare tutto nel solito "questo è tutto buono; questo è tutto cattivo".. mi sembra questo sia l'atteggiamento che Gesù chiede a noi cristiani avendolo testimoniato con la Sua vita, nel saper discernere e separare, nel guardare prima al proprio modo di guardare alla realtà esterna prima di giudicarla, nel non chiamare "nemico" ciò che si conosce in maniera superficiale, nel cogliere le "sfide" che arrivano dall'esterno per sempre meglio conoscere, amare e seguire Gesù Cristo.. dopodichè non è da nascondere ma anzi da tenere sotto osservazione e sottoporre a critica tutto ciò che di aggressivo rispetto le relazioni affettive e la libertà di educazione si nasconde dietro certe manifestazioni del mondo LGTB. Ma facendolo da cristiani.
I concetti di "guerra", "battaglia", "nemico", lasciamoli ai "pagani"



27/03/2014 12:30 Sara
Veramente il Papa non affronta la questione femminine nel senso della gestione del potere, anzi ha pure detto di non apprezzare il machismo in gonnella. Dire che la Chiesa è femminile penso voglia dire al contrario che nel suo più profondo ha alcune caratteristiche della donna come la capacità à di accogliere e donarsi. Cioè vuole rendere più femminile la Chiesa non rendere più mascoline le donne (compresa la lotta per il predominio)

Detto ciò la teoria del gender in sè offre spunti interessanti (come la necessità di staccare la propria identità dal mero determinismo ideologico) ma sta diventando una vera barzelletta nella sua applicazione pratica.
Molto rigida anche limitandosi a voler sostituire un modello culturale con un altro e basta.



27/03/2014 12:21 Federico B
Tutti questi ringraziamenti e questo entusiasmo mi fanno pensare all'ennesimo sospiro di sollievo che tirano i soliti "cattolici adulti" quando riescono ad azzittire un qualsiasi richiamo della gerarchia in merito ai valori cattolici e specialmente quelli non negoziabili. Si avvicinano le elezioni europee e l'allarme del Card. Bagnasco preoccupa coloro che si ostinano a votare per quei partiti che, con sempre maggior convinzione, avversano tali valori tanto in Italia quanto nell'Europarlamento.
Invece di cogliere le ragioni di una denuncia (e magari correre ai ripari), si preferisce parlare di equivoci e sminuire.
Cui prodest?
Certo il dubbio non verrebbe se non ci fosse un partito che pretende di raccogliere il consenso dei cattolici (democratici) per sostenere misure come la c.d. legge contro l'omofobia e le unioni civili (ma già alcuni eletti di questo Partito hanno presentato proposte sul matrimonio tra omosessuali, adozioni e fecondazione assistita).



27/03/2014 11:23 Gianni
Grazie Christian. Grazie davvero.


27/03/2014 11:21 maria elisabetta gandolfi
Ottime osservazioni. Anch'io come Gilberto pongo il dubbio che esista una forma lobbistica di pressione non come un'unica mostruosa regia ma come nuova forma ideologica che, tra l'altro, si sposa molto bene con la pressione di un mercato alla spasmodica ricerca di nuovi segmenti "specializzati" cui rivolgersi.
Lo psicanalista Jacques Arènes nel 2007 tenne all'assemblea dei vescovi francesi un'ottima relazione sul "gender" e cito: «È quindi urgente, per il mondo cristiano e per tutti quelli che considerano la differenza come vettore di senso e di umanizzazione, sostenere una riflessione sull’approccio al maschile e al femminile sganciato dalle gerarchie della tradizione», dove la «differenza non sia disuguaglianza».
Si trova in italiano sul Regno... qui:http://www.ilregno.it/it/archivio_articolo.php?CODICE=48270



27/03/2014 11:20 Maria Luisa
Molte grazie ad Assunta Steccanella per l'interessante materiale contenuto nel suo link.
Per ulteriori approfondimenti, mi permetto di segnalare due libri tra i molti esistenti (l'uno di Laura Palazzani, docente di filosofia del diritto alla LUMSA, e l'altro - agile volumetto - di Giulia Galeotti, storica e saggista), ai quali sono riferiti i seguenti link:

http://www.scienzaevita.org/materiale/12-Palazzani.pdf

http://www.news.va/it/news/la-teoria-del-gender-lobiettivo-e-negare-la-differ

Condivido anche l'ultimo capoverso del commento di Borghi.

L'affermarsi di questa teoria a me ricorda - non so perché - Adamo ed Eva, quando mangiarono il frutto allo scopo di diventare come Dio, che li aveva creati. I primi capitoli della Genesi sono una miniera di riflessioni...



27/03/2014 11:01 Benedetta
FINALMENTE!! GRAZIE!! Segnalo il testo appena uscito "Al di là del genio femminile. Donne e genere nella storia della teologia cristiana", Carocci 2014


27/03/2014 10:18 Fabiana Cestari
Mi associo a Chiara: GRAZIE, FINALMENTE!
Il suo articolo mi sarà utilissimo come spunto di riflessione e approfondimento nel confronto con amici che, pure, evocano una sorta di "complotto".
Fabiana



27/03/2014 09:48 gilberto borghi
Lo spirito del post è chiaro. Condivido Assunta. E aggiungo due considerazioni.
Uno. Non sarei così sicuro che le posizioni estreme del gender non siano supportate anche da interessi economici mondiali, ad esempio incarnati nelle lobby della procreazione assistita. Non ho dati, ma lo pongo almeno come dubbio.
Due. Perfettamente d'accordo con Serena Noceti: "smascherare false idee di natura, risalenti a una filosofia essenzialista e astorica, che legittimano la marginalizzazione femminile anche in ambito religioso. Infatti, nei documenti della chiesa «il soggetto umano è presentato in modo apparentemente neutro". Ma come si fa per fare questo? Molto, troppo ancora secondo me, della riflessione cattolica su questo utilizza due piste entrambe impraticabili. La prima è quella di restaurare con "maquillages" linguistici una idea di natura essenzialista e astorica e opporsi decisamente all'estremismo gender. La seconda è quella invece di spostare la soluzione solo sul piano dei ruoli (ecclesiali o sociali), sperando che le pari opportunità risolvano il problema del genere, scivolando verso un'assunzione acritica dell'indifferenza di genere post-moderna.
A mio avvisto manca una parola essenziale in questo processo, la parola "persona", che ben prima e al di là del concetto di natura consentirebbe una prospettiva di soluzione più efficacie. Ma su questo la teologia stessa, che ne è stata la matrice, ha perso spesso la dimensione realistica e concreta della persona. Allora, come spesso ripeto, il luogo da cui ripartire, per recuperare il valore della perosna e anche la questione del gender è il corpo. Rimetterlo al centro della riflessione teologica, come luogo reale della verità di quella precisa natura umana concreta e della sua salvezza, aprirebbe davvero molte cose interessanti.



27/03/2014 09:34 Luca Grasselli
Bene, eccellente. Avevo letto qualche tempo fa - e purtroppo non riesco a rintracciarlo - l'appello alla Chiesa (non ricordo se di una psicologa o altro) di non rifiutare la prospettiva di genere, con l'ovvio rischio di enfatizzare le visuali estremistiche o comunque meno compatibili con un'antropologia cristiana. Sia pure con intelligenza e prudenza, occorre recuperare il tempo e lo spazio perduti.


27/03/2014 09:25 Chiara
Grazie, finalmente!


27/03/2014 09:04 Federico B
Posso capire lo spirito dell'articolo, la denuncia degli equivoci e l'invito ad approfondire, ma non capisco e non condivido l'idea di sminuire la questione e la sfida che una certa parte del mondo "laico/laicista" ha lanciato alla Chiesa.
Si parla di "letture estreme" delle gender theories, perché sono quelle che hanno obiettivamente prevalso nelle proposte presenti nel dibattito politico in Italia: dalla legge sull'omofobia, che sembra concepita per censurare l'insegnamento della morale cattolica ai giovani, ai libretti distribuiti in alcune scuole che propagandano una visione della società e della sessualità che stravolge completamente la realtà. All'estero queste letture estreme hanno spesso prevalso e oggi si sta compiendo qualche passo indietro, ma intanto il danno è fatto.
I vertici della Chiesa Cattolica in Italia sono intervenuti con grande ritardo e con molta diplomazia in un ambito che avrebbe richiesto da tempo interventi più espliciti e più forti.
La posto in gioco è molto alta: va bene sollecitare un approfondimento anche da parte dei cattolici, va benissimo promuovere un rinnovamento e un aggiornamento rispetto ad una visione solo maschilista "vecchio stampo", ma intanto non abbassiamo la guardia e non pregiudichiamo l'educazione dei nostri figli. Chiariamo pure gli equivoci, cogliamo l'occasione per ulteriori approfondimenti, senza farci abbagliare da questa moda e senza compromettere l'istituzione della famiglia e la libertà di educazione.



27/03/2014 08:39 assuntas
Grazie, Christian.
Le teologhe ci stanno lavorando, e non solo loro. Segnalo la giornata di studi dell'ISSR di Padova, nella cui pagina si possono consultare molti materiali interessanti
http://www.fttr.it/pls/fttr/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=1710
Gli studiosi che se ne occupano sono però ancora troppo pochi.
Il rischio che stiamo correndo è quindi che questa prospettiva, con i relativi approfondimenti, sia prevalentemente lasciata in mano agli estremisti: se come Chiesa, a livello globale, non ci prendiamo la responsabilità di uno studio attento, di un confronto serio e cristianamente connotato otterremo il risultato di favorire, anziché frenare, la deriva disumanizzante che in alcune letture estreme delle gender theories è effettiva (per inciso, le letture estreme sono le uniche che si conoscono a livello generale, proprio perchè vengono sbandierate anche dai loro detrattori nel tentativo di fermare la deriva di cui sopra...).
Assunta Steccanella



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Christian Albini

Christian Albini (Crema, 1973) marito, padre, insegnante, teologo. Partecipa alla vita cristiana della sua comunità parrocchiale e della sua diocesi, dove è coordinatore del Centro Diocesano di Spiritualità. È autore di libri, articoli e del blog Sperare per tutti. È socio fondatore dell’associazione Viandanti. Su twitter @Sperarepertutti

 

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