ROBE DI RO.BE.
Il metodo Kasper
di Roberto Beretta | 03 marzo 2014
Non si tratta di stiracchiare la teologia per risolvere un problema spinoso, ma di "usare" la difficoltà per "strizzare" dalla teologia tradizionale ciò che essa non aveva ancora imparato a dire

Un "uno-due" formidabile. In linguaggio pugilistico si chiamerebbe così il doppio colpo che il cardinale Walter Kasper ha assestato negli ultimi due giorni ad alcune posizioni ritenute "intoccabili" su temi particolarmente caldi della Chiesa. Parlo dell'intervista al quotidiano cattolico italiano sul ruolo delle donne nella Chiesa (esse "possono rivestire incarichi di responsabilità... nei Pontifici Consigli, ad esempio": tanto per fare una sola citazione) e parlo del discorso tenuto al recente concistoro e pubblicato l'altro giorno da un altro quotidiano, sulla famiglia e sui sacramenti ai divorziati risposati.

Voglio soffermarmi su questo secondo non tanto per il tema che affronta, quanto per la prospettiva metodologica con cui procede: che è, a mio parere, la vera novità del testo ed apre ad applicazioni praticamente infinite nell'evoluzione della dottrina della Chiesa. Kasper, che è fine teologo, pone anzitutto un'osservazione storica incontrovertibile: "Oggi ci troviamo in una situazione simile a quella dell'ultimo Concilio. Anche allora esistevano, per esempio sulla questione dell'ecumenismo o della libertà di religione, encicliche e decisioni del Sant'Uffizio che sembravano precludere altre vie. II Concilio senza violare la tradizione dogmatica vincolante ha aperto delle porte. Ci si può chiedere: non è forse possibile un ulteriore sviluppo anche" in altre questioni?

Su questa base il cardinale ritiene lecito esaminare in modo evolutivo la situazione che lo occupa e ipotizza due soluzioni; per i "divorziati risposati in coscienza soggettivamente convinti che il loro precedente matrimonio non è mai stato valido", la possibilità che i loro casi vengano esaminati e sciolti - anziché dalla Sacra Rota, dunque in via giudiziale - da un penitenziere o vicario episcopale, perciò in via pastorale e alla stregua di quanto si fa per il peccato dell'aborto; per coloro che invece hanno contratto matrimonio cattolico valido a tutti gli effetti e ora ne vivono un altro civile, la possibilità che - dopo "un tempo di nuovo orientamento, di metanoia" - possano confessarsi e ricevere di nuovo la comunione.

Ambedue le soluzioni - non nascondiamocelo - sono due "bombe", rispetto all'attuale prassi pastorale e anche alla dottrina; le discussioni su di esse sono dunque più che lecite e le perplessità sugli effetti pure. Ma - come dicevo all'inizio - a me interessa sottolineare qui la novità metodologica del procedimento proposto da Kasper: non si tratta cioè di stiracchiare la teologia per risolvere un problema spinoso, ma al contrario è il problema oggettivo che fa da spunto per "cambiare" la teologia stessa. Meglio: si tratta di "usare" la difficoltà per "strizzare" dalla teologia tradizionale ciò che essa non aveva ancora imparato a dire.

E' quanto - mi sembra - lo stesso Kasper afferma in conclusione del suo ricco intervento: "Non possiamo fare riferimento all'una o all'altra interpretazione storica, che rimane sempre controversa, e nemmeno replicare semplicemente le soluzioni della Chiesa dei primordi nella nostra situazione, che è completamente diversa. Nella mutata situazione attuale possiamo però riprenderne i concetti di base e cercare di realizzarli al presente, nella maniera che è giusta ed equa alla luce del Vangelo". Un principio metodologico che si allontana sia dal formalismo dei tradizionalisti, sia dalle utopie dei progressisti; ma che ci aiuta ad accettare una Chiesa che cambia nella storia.

 

11/03/2014 12:16 Sara
Il problema e' che la prima misericordia andrebbe mostrata verso il coniuge cui liberamente si e' promesso amore eterno.
Anche quando magari sbaglia, si trova in difficoltà o non corrispondende più alle nostre attese romantiche.
Basterebbe questo.



11/03/2014 11:38 Lucio Croce
Molti tra quelli che si oppongono ad un approccio misericordioso - "misericordioso" non è una parolaccia buonista, è la connotazione di nostro Signore - alle problematiche dei divorziati risposati sono fautori di un cattolicesimo "duro e puro", in cui la legge deve necessariamente prevalere sempre sullo spirito, in cui Dio, più che un Padre, è un giudice inflessibile, anzi un contabile attento ad annotare scrupolosamente ogni nostra azione per poi fare i conti quando verrà il momento. Non è un caso, ad esempio, che l'estensore dell'attacco al card. Kasper apparso qualche giorno fa sul Foglio sia il Prof. De Mattei - campione della Chiesa preconciliare - balzato agli onori della cronaca qualche anno fa a motivo della incredibile spiegazione data, in una intervista a Radio Maria, in merito al disastroso tsunami giapponese del 2011: ai suoi occhi si trattò di una manifestazione della "giustizia divina", simile alle tantissime altre - sempre determinate dalla "giustizia divina" - che si erano avute nel corso dei secoli. Ma, mi chiedo, questa arcigna teologia quanto ha che fare con la Buona Novella? D'altronde è ben noto che, prima che la Chiesa si "costantinizzasse" integralmente, sussistevano, pur essendo ancora la Chiesa "una", diverse accentuazioni teologiche e differenti prassi pastorali: sarebbe così scandaloso se, di fronte a problemi complessi, si riacquisisse un po' del pluralismo dei primi secoli? Cordiali saluti. Lucio Croce


08/03/2014 00:07 Blas
Menzaghi a detto

"Ora, stessimo parlando della costituzione o del codice della strada potrei capire, ma non stiamo (forse) parlando di altro? Davvero tutto è appeso come un filo sottilissimo a norme, precetti e rischi di confusione? E davvero tutto si regge sul timore che caschi tutto? E sul ruolo di vigilantes dei sacramenti altrui che qualcuno si vuol cucire addosso? (è agghiacciante il solo pensare che si vada a ricevere l'eucaristia "sorvegliando e giudicando" chi si mette in fila...)"

Guardi Signor menzaghi a me importa un cavolo chi si mette in fila e chi non lo fa. A me interessa quello che dice la Chiesa che é giusto e quel che l´uomo deve fare per raggiungere il Regno di Dio. Tutto il resto lo risolverá ognuno di fronte a Dio, e spero che Lui abbia tutta la misericordi promessa per tutti noi.
Lei dice che io abbia il timore che caschi tutto, si c´é l´ho. Dopo questo seguira la liberalizzazione che i "cattolici" hanno richiesto dell´inchesta. Se la "prassi" del divorzio é cambiata perche nn quella della convivenza? Perché no quella dei "matrimoni omosessuali? l´eutanasi? l´aborto? il "non ruberai" non potrebbe avere una "prassi" piú misericordiosa? dopotutto chi sono io per giudicare?

"Se posso infine attingere alla saggezza popolare, inviterei a non parlare di grandine con troppa disinvoltura finché si hanno campi al sole... ;-)"

Ma se per lei sono campi di sole le risposte dei "cattolici" all´inchiesta per il sinod... forse questa inchiesta in america:
http://www.nytimes.com/2014/03/06/us/francis-has-changed-catholics-attitudes-but-not-their-behavior-a-poll-finds.html?_r=1

forse le far pensare che é nuvolo e se mi credesse che qui in Argentina il paese di Frncesco la situazione é ancora peggio potrebbe accorgersi che piove, piove troppo.



07/03/2014 22:26 Alberto Farina
Sull'argomento mi permetto di segnalare il bell'articolo di Daniele Menozzi, apparso sul Foglio oggi. Come è evidente, si mette in luce che il pontificato di Bergoglio stia proponendo un nuovo paradigma di intendere il rapporto fra fede e storia, dopo il fallimento ratzingeriano. Siamo all'incipit di una nuova fase della storia della Chiesa...
L'articolo si trova al link: http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201403/140307menozzi.pdf



07/03/2014 20:15 Massimo Menzaghi
"Spero se qualche volta deva esprimere che qualche affermazione di Francesco mi sembra stupida ed offensiva nessuno qui a Vino Nuovo mi dica che manco di rispetto il papa."

questo è un problema tutto suo e di qualche altro/a compagno/a di avventura su queste pagine: per quel che mi riguarda, ho mille difetti e peccati da farmi perdonare, ma con la coerenza ho un bel rapporto che penso di aver sufficientemente dimostrato anche da queste parti... ;-)

per il resto, oltre a rimarcare il solito vizio di farmi dire ciò che non ho nè scritto nè pensato, potrei solo aggiungere una banalissima considerazione: da come la mettono giù certe persone, sembrerebbe quasi che il popolo di Dio sia solo lì ad aspettare il "liberi tutti" per divorziare, risposarsi e correre a fare la comunione...
Ora, stessimo parlando della costituzione o del codice della strada potrei capire, ma non stiamo (forse) parlando di altro? Davvero tutto è appeso come un filo sottilissimo a norme, precetti e rischi di confusione? E davvero tutto si regge sul timore che caschi tutto? E sul ruolo di vigilantes dei sacramenti altrui che qualcuno si vuol cucire addosso? (è agghiacciante il solo pensare che si vada a ricevere l'eucaristia "sorvegliando e giudicando" chi si mette in fila...)

Se posso infine attingere alla saggezza popolare, inviterei a non parlare di grandine con troppa disinvoltura finché si hanno campi al sole... ;-)



07/03/2014 16:46 Maria
Caro Alessandro non preuccuparti il Vangelo è già "calato" nella storia del 2014 !!!
più difficile difficile invece sarà che il 2014 si cali nel "vangelo" o che ritorni alla verità del Vangelo.
Come conferma l'articolo di Tornielli , il 78% dei parroci italiani da' già la comunione ai suoi divorziati risposati, senza permessi, senza "percorsi penitenziali, senza pentimenti di sorta e senza alcun dramma... e senza neppure la teologia del card. KASPER.
Dunque se il 78 % per cento dei cristiani e dei preti cristiani FA GIA' COSI di cosa stiamo discutendo?
La maggior parte di questi divorziati risposati non si pone neppure il problema di fare o no la comuione: la fa e basta. perchè la maggioranza dei cattolici oggi non SA , o se sa ha dimenticato, che divorziare e risposarsi nella religione cattolica non si può-
Dunque stiamo discutendo sul nulla!O meglio stiamo discutendo su quell'"ABISSO" che secondo kasper si è aperto fra l'insegnamento della Chiesa e il comportamento dei cristiani.
Più che un ABISSO una voragine..
La mentalità mondana, il 2014 , ha già vinto il Vangelo nel 78% dei casi!.
Kasper non fa che dargli l'avallo finale, la giustificazione teorica ad una prassi che è già consolidata da anni!!!.

http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/introvigne-divorziati-divorced-divorciado-risposat-remarried-32556/



07/03/2014 13:47 alessandro
Innanzitutto grazie per le riflessioni che si sono susseguite su questo tema e confesso che non ho bene le idee molto chiare. Indubbio è che il Vangelo va “calato” nella storia del 2014 e che l’esperienza di Gesù raccontata dai Vangeli sia stata di una attenzione primaria data alle persone più che alla norma, norma che deve guidare il cuore ed essere interiorizzata più che una applicazione senza coinvolgimento. Confesso che non sono molto preparato e preciso che sono papà quarantenne con due figli sposato da 16 e contento; non nego che ci sono stati momenti esaltanti in questo pezzo della nostra storia e momenti più duri, ma oggi siamo felici e gli orizzonti si allargano.

Se il problema è la validità dei matrimoni (l’amore è il segno della validità di quel sacramento, missione degli sposi è mantenerlo vivo), io credo allora sia importante chiedere una migliore comprensione del mistero ai fidanzati che chiedono il sacramento e far si che quella fiamma non si affievolisca.

Se la difficoltà riguarda l’Eucarestia, credo il tema non sia non solo dei divorziati risposati ma di tanti fedeli che immagino ricevano il pane in una condizione “non degna”, magari a loro insaputa o senza dire nulla si mettono “in fila” per ricevere il sacramento: vive dato. Ci sono alcuni requisiti per ricevere il sacramento, non perché sono una check list, ma perché ci devono aiutare a essere pronti per ricevere un dono così grande. Facciamo la lastra a chi fa la comunione?

Credo fondamentalmente che Gesù abbia dato il pane per essere mangiato, e che abbia voluto che tanta gente ne mangiasse (tante volte è stato scritto che ne è pure avanzato) e che si sia voluto incarnare in quella forma così piccola e “indifesa” per essere a disposizione della nostra libertà.

Così aumenta il peso della nostra scelta e di chi si mette in fila; forse un dibattito sulla coerenza tra Eucarestia/Matrimonio/Riconciliazione può appassionare (me personalmente no), ma sinceramente non mi avvicina a Gesù più di un gesto di carità ricevuto o una parola di consolazione ascoltata.

Però non ho soluzioni, ma credo dovremmo provare ad avvicinarci a scrivere (sulle ali dello Spirito e per quanto nella Scrittura e nella Tradizione) quello che GESU' vorrebbe dirci oggi…



07/03/2014 11:47 Sara
A me sinceramente pare assurdo contrapporre le dottrine alle persone,
La dottrina si basa sul Vangelo (una carne sola) sul cantico dei cantici (forte come la morte e' l'amore) in che modo fare evaporare le proprie promesse d'amore e' più evangelico rispetto alla "dottrina"?

I tradizionalisti saranno rigidi ma anche agli altri un ripassino....



07/03/2014 11:23 Antonio Coda
Paix, non vorrei dare l’aria di pronunciarmi in contrapposizione ai tuoi principi e alle tue speranze, dico meglio: alla tua fede; perché non così, e la tua visione delle cose si fonda su una ricerca di responsabilità e armonia che è una buona proposta per chiunque, per ottenere e conservare una vita degna e fruttuosa.

Da persona presa dalle relazioni, e dai dilemmi a cui spesso assisto nei fedeli quando la loro vita va in contrasto con i precetti della loro fede, a me preme soltanto dire, a coloro a cui dice bene e che questo contrasto non lo vivono, di non fare l’errore logico del tipo: “Siccome per me la dottrina è giusta, la dottrina deve essere giusta per tutti.” Chiunque può testimoniare con la propria vita un buon svolgimento, un buon esempio, ma se qualcuno comincia a pretendere di essere l’unico esempio, a equivocarsi per giudice ultimo persino delle volontà divine, non siamo più di fronte a solidarietà e compassione, ma a ideologia e nevrosi.

Dostoevskij – ieri, per puro caso, sono ricapitato a sfogliare qualche pagine de “I fratelli Karamazov” – scrive che non esiste peccato umano che possa esaurire l’infinità bontà di Dio, ma Dostoevskij è stato un diavolaccio, quindi è probabile che gli sia piaciuto scriverselo, e d’altronde scrive pure che tutti sono capaci di amore occasionale, anche i malvagi, e che l’amore-per-sempre è tutt’altra cosa. Potrebbe sembrare uno che gira e rigira la frittata, in realtà, essendo uno scrittore, semplicemente ascoltava e ripotarva le diverse voci, talora opposte ma tutte autentiche, che abitano l’animo dell’uomo.
Tu puoi sospettare che il mio amore possa essere il nome altisonante che do a un ghiribizzo, e non posso escluderlo. So che amo la persona che sposo e so che se un domani la persona che sposo non mi amasse più, non riuscirei a sottometterla al sacrificio di amarmi, di penare per ogni bacio che dovrebbe darmi, di vivere con angoscia ogni notte trascorsa al mio fianco, di vivere come una espiazione la vita con me. L’amore (al quale non occorre nessun aggettivo che sembri un marchio di fabbrica, un copyright) per me è mistero e non un dovere, specie se deve essere altrui e nei miei riguardi.

Leggendo le tue parole mi è venuto da pensare a due romanzi, uno della Eliot (il 'Daniel Deronda') e uno di Anne Brontë: ‘Il segreto della signora in nero’, in particolar modo a quest’ultimo (per libera associazione di idee, spero tu non mi prenda per un corvaccio!, è che io non so accontentarmi della mia storia, soprattutto quando la mia è una bella storia, e sento come mie anche le storie degli altri, a cui gli scrittori possono dare una forma ma che non è che debbano inventarsele dal niente, essendo le storie ovunque e intorno a tutti): ‘Il segreto della signora in nero’ è la storia di una giovane donna, innamoratissima di un uomo che ben presto si svela essere un vizioso e un geloso, che la donna continua a assistere fino alla morte di lui, umiliazione dietro umiliazione, per anni e anni, tenendo presso di sé il figlio e togliendo a entrambi, a lei e al piccolo, la possibilità di formare una nuova famiglia con un uomo esemplare che avrebbe fatto da padre per il bambino e da marito per lei; una situazione tragica che soltanto la vedovanza riesce a sciogliere. Ecco, Paix, quello che io eviterei: che le persone preghino Dio perché il loro coniuge muoia, per potersene liberare e riprendere la propria vita, e questa mia non è una appendice letteraria: sono diverse le persone che mi hanno detto che così riconoscerebbero l’approvazione di Dio verso lo scioglimento di matrimoni nei quali (si tratta praticamente sempre di donne, ma qualche volta anche di uomini) uno dei due costringe l’altro a vessazioni e mortificazioni che squallidamente superano le soglie della questione morale e entrano in quella legale. Però queste sono questioni ottocentesche: oggi nessuna donna aspetterebbe di farsi uccidere di botte dal proprio uomo perché schiava anche di un proprio dogma di fede, no? La santità tramite martirio domestico è qualcosa che non si professa più, è una di quelle emancipazioni anche rispetto all’islam radicale che si rivendicano con orgoglio, in Occidente.

Quindi io, di mio la metto così: indissolubilità tutta la vita!, a patto che però non diventi la morte di uno dei due la speranza quotidiana. Perché la moralità non diventi occasione di sadomasochismi incrociati.

Uno zircone (Paix, chiudo con quest’altra frivolezza!), rispetto a un diamante, è più umile e fragile e impuro ma pure meno duro e meno tagliente e, per quel che ne so, né nel passato né nel presente – non garantisco per il futuro – una guerra o/e una schiavitù si è consumata o si consuma tuttora nel mondo per il traffico dei zirconi e nessuno zircone, insomma, deve la sua brillantezza a delle oscurità che è fin troppo comodo ignorare. Non dico che gli zirconi non abbiano il loro carico di infamia, ma, come dire: a quote più normali; più umane. E poi, Paix, vuoi mettere quanto ce ne passa, tra il regalare uno zircone e un giorno scoprire che è diventato un diamante, e il regalare un diamante, accorgersi che è diventato uno zircone ma continuare a far finta che sia un diamante?

Grazie per la conversazione e per gli spunti di riflessione e per il confronto; a te, e a tutti.

I miei saluti!
Coda



07/03/2014 11:02 Yolanda Beatriz De Riso
@ Maria dice:" la confusione e l'errore dei fedeli che orami si attengono alla PRASSI e non conoscono neppure più la dottrina!". Francamente è da giorni che leggo cose che mi lasciano esterrefatta. La confusione mi sembra grande perché certe argomentazioni sono l'espressione proprio di una certa prassi e di una certa dottrina , come se queste fossero più importanti delle persone per cui Gesù è venuto. Tutto viene manipolato in funzione di sostenere queste e non le persone. E in questo non c'è nessuna buona notizia. Il documento di Kasper è di ben altro spessore e finalità.
@ Antonio Coda mi par che abbia sostenuto tesi di molto buon senso e che ho molto apprezzato. Ne approfitto per fargli i miei migliori auguri per il suo prossimo matrimonio che ,tra le righe, ci ha annunciato.



07/03/2014 10:21 Maria
Cosa vuole caro Massimo Menzaghi successe anche che molti fedeli trovarono "stupida" l'eciclica Humane vitae di Paolo VI, che oggi viene invece rivalutato da Francesco.
Io sono vecchia abbastanza per ricordare i sorrisini di superiorità anche di molti preti verso il povero PaoloVI reo di di essere andato contro la mentalità comune corrente.
E ora Francesco ci dice che quelle parole di Paolo VI erano profetiche non stupide!
e io , per quanto valga òla mia opinione, le dico che le parole di Giovanni Paolo II sull'indissolubilità del matrimonio cristiano sono profetiche e non stupide anche se disattese in pratica da anni. nella mia parrocchia si da' normalmente la comunione a divorziati risposati e a NESSUNO GLIENE FREGA NIENTE, semplicemente perché non ci si crede più nell'indissolubilità del matrimonio. E' quello che profetizzava GPII: la confusione e l'errore dei fedeli che orami si attengono alla PRASSI e non conoscono neppure più la dottrina!
come se la prassi potesse fare a meno della dottrina!
Lungi dall'essere stupide le parole del bgrande e mistico Wojtyla sono profetiche!



07/03/2014 00:22 Blas
06/03/2014 21:01 Massimo Menzaghi

"la trovo una delle motivazioni più stupide e offensive (per noi fedeli) che si possano argomentare..."

Spero se qualche volta deva esprimere che qualche affermazione di Francesco mi sembra stupida ed offensiva nessuno qui a Vino Nuovo mi dica che manco di rispetto il papa.



06/03/2014 21:13 Blas
06/03/2014 20:18 Massimo Menzaghi


"perfetto: salviamo il matrimonio e spacchiamo la Chiesa!"

Cioé vale piú l´unitá della Chiesa che la difesa del sacramento del matrimonio come istituito dal Signore?



06/03/2014 21:06 Sara Camurri
Il termine evapora e' terribile...


06/03/2014 21:01 Massimo Menzaghi
"i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione..."

per inciso, che lo dica un santo o uno di noi, la trovo una delle motivazioni più stupide e offensive (per noi fedeli) che si possano argomentare...



06/03/2014 20:37 Maria
Consiglio di leggere e meditare le bellissime parole di Giovanni Paolo II sul matrimonio nell'esortazione Apostolica Familiaris consortio

" La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia. C'è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all'Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio.

le parole di un Papa che sta per essere proclamato santo, dunque le parole di un Santo. Che un cattolico dovrebbe asoltare con venerazione.
Parole semplice, limpide profonde. Lontane mille miglia dalla sofistica teologica che oggi va per la maggiore.
La vera misericordia , il vero amore sta nel rigore e nella fedeltà al Vangelo non nel lassismo e nel compromesso.



06/03/2014 20:18 Massimo Menzaghi
"Per quello gli scismi sono necessari, non si puó tenere assieme chi si scandalizza e chi no."

perfetto: salviamo il matrimonio e spacchiamo la Chiesa!

Trovo che il sarcasmo di Coda (che apprezzo assieme alla sua capacità di analisi come un sano dato di realtà con cui confrontarsi senza timore di annacquarsi vicendevolmente), raccolga stimoli e sollecitazioni a piene mani...

Ho provato a leggere tutto e non sto qui a rimarcare ciò che di positivo ho raccolto: trovo invece inquietante l'automatismo che viene fatto tra il dato che la Chiesa (non un blog o quattro amici al bar) apra una riflessione (!) e il crollo del matrimonio come sacramento...



06/03/2014 18:23 Paix
Maria Teresa: io condivido molto di ciò che dici. Ma la conclusione della tua posizione mi conferma nel fatto che non stiamo parlando, in realtà, di dare la comunione ai divorziati risposati, per misericordia, attenzione al caso umano e quant'altro, ma di *cambiare* di fatto il significato del matrimonio cristiano, in una nuova versione che "evapora" quando non c'è più "l'amore" (come se l'amore non dovesse evolversi, come se amore non significasse *anche* tenere duro, *anche* a volte, sacrificarsi, come se proprio l'amore carnale -sul quale, ti assicuro, non solo non ho nessuna remora, ma credo che dovrebbe esserci un'attenzione molto più insistita- non lasciasse tracce "nella carne" che non possono essere cancellate). Questo è proprio quello che leggo tra le righe di proposte pastorali di questo genere. E credo non sia bene, per nessuno: perchè una proposta "unica" come il matrimonio cristiano è un bene di tutti.


06/03/2014 17:47 Paix
Potrei rispondere, Antonio, che se il senso dell'amore cristiano fosse quello di cui invece mi parli tu, non vedo che senso abbia sposarsi, tout court. Se mi impegno alla fedeltà e all'amore soltanto finchè ne avrò il ghiribizzo, non c'è certo bisogno di sancirlo con una promessa: sai che promessa, promettere finchè mi va. Ma naturalmente rispondendo così tu sentiresti che sto travisando il tuo pensiero, vero?
Vedi, la grande divergenza fra noi è questa: che tu pensi che un matrimonio che fallisce sia un errore. Io non lo penso, perchè considero una scelta così bella e coraggiosa come quella di sposarsi una meraviglia, una cosa che ha valore di per sè, e che, a questo valore intrinseco, accompagna tutto quello che ne scaturisce: una famiglia, i figli, una comunione di vite che non può essere cancellata con un tratto di penna, e che in ogni caso non è giusto rinnegare, perchè sarebbe un rinnegare se stessi e la propria libertà, e l'amore per l'altro, anche un amore che sembra finito. Cose, queste, che è bene continuare a "lucidare", invece di passare agli zirconi.



06/03/2014 17:44 Blas
Si caro Coda Il Cattolicesimo é la Mia religione, de é la miglior di tutte religione perché é quella vera
de io cosi lo professo ogni domenica al tempio. Confesso che cado nella tentazione di dire “il mio Dio é migliore degli altri” dentro della mia religione e di farmi “un gesú” a mio gusto, ma sempre cerco di evitarlo guardando al Gesú dei Santi dei Padri e Dottori della Chiesa é studiando il suo magistero. Pure cercando di capire quelle idee che mi mostrano un Gesú a me strano. Per quello immagino quello che Kasper voglia fare sia non piú che una piú facile dichiarazione delle nullitá matrimoniali mantenedo lo stesso criterio di nullita che oggi mantiene la Chiesa.
Non ho paura della diversitá, ho paura dell´errore che porta al male. Essendo lei non cattolico capisco il suo scandalo di fronte all´ortodossia cattolica, al fatto che la Chiesa non permetta la comunione dei divorziati, perche il cristianesimo é scandalo da duemila anni e il giorni che lasci di essere scandalo non sará piú cristianesimo. Per quello gli scismi sono necessari, non si puó tenere assieme chi si scandalizza e chi no.



06/03/2014 17:36 Maria Teresa Pontara Pederiva
Paix, perché da teologo, docente e collaboratore in parrocchia, sa bene che l’amore vero è già “per sempre” e non si sta insieme alla persona amata perché ce lo impone qualcuno, ma perché lo si vuole con tutto il cuore, l’anima e la mente.
Dio si rivela dentro l’amore umano: è proprio dall’esperienza d’amore che due persone guardano al proprio itinerario interiore per accogliere in maggior pienezza la presenza di Dio in mezzo a loro. Deus caritas est, n. 7 (eros e agape): l’ha spiegato papa Benedetto. Dio è amore e chi fa esperienza d’amore fa esperienza di Dio che dell’amore è la sorgente, ma non stiamo parlando solo dell’amore carità – è qui che tanti si sono allontanati dalla Chiesa, per certe espressioni fuorvianti e spiritualistiche (inteso sulle nuvole) del tutto assenti dal suo insegnamento – parliamo dell’amore carnale (fa forse problema l’espressione?) tra i 2 che è tipico dell’amore di coppia. E’ qui che troppi equivocano ancora oggi il termine castità che non è affatto “astensione”: la Chiesa non ha mai detto questo.
Lo scrivevano i nostri vescovi 2 anni fa: “pregiudizio oggi presente nella maggior parte dei giovani e nella mentalità comune, secondo il quale la Chiesa sarebbe timorosa sulla corporeità e severa nel valutare la realtà dell’amore umano”. Ma a sentire certi discorsi non hanno forse ragione?
“La capacità affettiva e la sessualità Dio le ha date per l’amore e la gioia”: è un annuncio di libertà, non di sacrificio, almeno come viene comunemente inteso.
Che non è l’espressione di Paolo in una lettura tra quelle da scegliere per il Rito (Rm 12,1): “vi esorto … ad offrire i vostri corpi come sacrifico vivente, santo e gradito a Dio”. La relazione di coppia coinvolge l’intera persona anche nella sua dimensione corporale e sessuale, che è uno dei linguaggi della corporeità. L’invito ad offrire i nostri corpi come sacrificio (inteso come “fare-sacro”) vivente significa da una parte mettersi in gioco in prima persona in una relazione di coppia, ad offrirsi ogni giorno l’un l’altro, e dall’altra mettersi in gioco, non più da soli – anche se sul lavoro, negli impegni magari il coniuge è altrove – ma nella consapevolezza di essere ormai in due a pensare e vivere, di essere una famiglia (“spirituale” inteso come “dello spirito”, non sulle nuvole perché i coniugi non sono angeli disincarnati!)
In questo senso quello che i teologi chiamano, e io semplifico, la “materia prima” del matrimonio è l’amore tra i due: il problema di cui oggi si ha finalmente coraggio di discutere è quando l’amore non c’è più e la coppia di fatto evapora e lì si apre tutta la serie di questioni di cui ciascuna fa caso a sé. Finora ogni prete si affidava alla sua coscienza (come per molte altre questioni) e molte coppie restavano sulla porta (e dei loro figli chi si preoccupa, della loro educazione alla fede)): è il caso di parlarne tra pastori dopo aver ascoltato i laici? La strada intrapresa è questa e vi confesso che la ferrea logica di Kasper (che conosce bene la storia della Chiesa e cosa significhi prassi pastorale che è distinta dal Vangelo) unita alla sua umanità (una teologia in ginocchio ha detto Francesco) mi piace molto.



06/03/2014 16:04 Antonio Coda
Paix, le spiego il perché di quello che ha ragione di aver scambiato per psicologismo-menagramo: è che io una certa durezza, o chiusura mentale, che per me equivale all'incapacità di vedere il bene anche laddove non ci è stato insegnato a riconoscerlo, provo a spiegarmela supponendo che chi la predica l'abbia in parte subita. Mi dico: se la predica, significa che già se l'è buscata, qualche razzolata del genere, non è che uno ci nasce, con l'accetta manichea in mano. Per il resto, a me piace dire gatto quando ne ho pieno il sacco, di gatti, altrimenti è solo un farsi le fusa da soli.

Come dice bene, non sono cattolico; da parte mia la vivo come una liberazione, specie per la mia coscienza e il mio senso del divino che, per quanto io mi ci sforzi, non vuol saperne di scomparire. Sono italiano però e nove su dieci delle persone con le quali condivido la mia vita si professano cattolici, e per collateralità partecipo normalmente a riflessioni su questi argomenti: il ventaglio delle opinioni cattoliche è molto largo, ripeto: opinioni cattoliche, che io qui mi limito a testimoniare. Il cattolicesimo è anche la sua grande varietà interna.

Se l'amore cristiano è quello di cui lei mi parla, mi chiedo che senso abbia sposare una persona piuttosto che un'altra: se è per amore di Dio che si resta per una vita intera accanto a una persona, e non per il precipuo amore tra due persone, tutto fa brodo per poi fare il cristiano adulto e farsi stare bene chiunque in ogni caso. A questo punto mi chiedo solo se non sia un po' poco, amarne cristianamente uno solo.

A me viene facile scivolare nel sarcastico, l'avrà capito, quando si smette di parlare di persone e di storie e si comincia il discorsone su “Cosa è giusto fare perché così è scritto che si deve fare.” Però mi rendo conto che senza una morale prescrittiva le cose diventano più difficoltose.

Come i diamanti, per lei un errore è per sempre se è commesso davanti a Dio e non si deve mai smettere di lucidarlo a nuovo; è una posizione onorevole.

Sarà che a me i diamanti non piacciono per niente.



06/03/2014 15:31 Alberto Farina
il "metodo Kasper" è sofistica... in tutte queste elucubrazioni di Kasper ....

Forse qualcuno è convinto che Kasper sia un infiltrato delle forze del male mandato a corrompere la sana dottrina e la tradizione della Chiesa.

Vorrei ricordare che siamo invece di fronte ad un Cardinale di Santa Romana Chiesa. Il fatto è che dopo i pontificati di Woityla e Ratzinger di certe cose si può tornare a parlare e a discutere... ed era ora. Ben venga un confronto volto a capire meglio il ruolo della Chiesa e come essa debba rapportarsi con i propri fedeli, in particolare quelli che vivono situazioni di difficoltà. Certe rigidità e oltranzismi sono solo segno di debolezza e di paura.



06/03/2014 15:25 Paix
MariaTeresa. "La parola indissolubilità, se non verrà dalle coppie, lui non la pronuncerà mai".Non nascondo che questo punto del tuo intervento, che peraltro ho trovato condivisibile, proprio non riesco a comprenderlo. Perchè non bisognerebbe essere chiari con chi si sposa in chiesa? Perchè glissare su questo aspetto così importante? Io spero che sia perchè si è sicuri che le coppie hanno comunque ben chiaro che si preparano a promettersi per sempre, e quindi sarebbe superfluo rimarcarlo. Se invece fosse perchè si trova sgradevole il suono di un parola che esprime molto chiaramente cosa si sta andando a fare, proprio non capisco. Si teme di mettere a disagio le persone? Come si può sperare di educare i fidanzati a una libera scelta se non si parla chiaro?


06/03/2014 15:17 Paix
Antonio. Prima apro una parentesi: ti assicuro che lo faccio senza polemica e anche con il sorriso sulle labbra. Negli ultimi due post, prima hai ipotizzato che la mia opinione (e quella di altri) derivasse da brutte esperienze, poi, chiarito che queste brutte esperienze, almeno nel mio caso, non c'erano state, dal fatto che, appunto, la vita non mi abbia ancora messa alle strette. Ora, è indubbio che la posizione di una persona sia inscindibile dalle sue esperienze di vita, ma questo non la squalifica affatto, quindi non vedo perchè tirare in ballo questo aspetto, per di più rivoltando sistematicamente la frittata, anche se può darsi che tu non te ne sia reso conto sul momento. Suggerisco di lasciar perdere lo psicologismo, e discutere dell'opinione in sè.
Detto questo: abbiamo idee molto diverse sul matrimonio, e la cosa non mi meraviglia, visto che tu non sei cattolico. Dio non inorridisce per nessuna delle nostre azioni, dato che la sua misericordia è infinita. Ma questo non significa che le approvi tutte: e Gesù ha parlato molto chiaro sul matrimonio. Non ci sarebbe nulla di male nella possibilità di una "vita di nuovo felice", a parte il fatto che per raggiungere questa felicità è necessario venir meno a impegni presi liberamente davanti a Dio e tradire il proprio coniuge. Tu parli di amori che finiscono e di nuovi amori che nascono, ma il problema è che il matrimonio -il matrimonio cattolico- non si basa sull'amore inteso come il sentimento di trasporto amoroso che io sento per l'altro in questa particolare fase della mia vita, proprio perchè sarebbe una base troppo labile! L'amore cristiano è un altro, e non a caso si chiama carità: è un amore che può essere sorretto solo dalla grazia di Cristo, e che è disposto a sacrificare se stesso, se necessario. Si può non condividere questa visione del matrimonio e dell'amore, ma allora non bisognerebbe sposarsi in chiesa. Io sono d'accordo con te quando dici che ci sono tanti matrimoni celebrati alla leggera (con gravissime responsabilità anche della pastorale, e degli stessi sacerdoti che questi matrimoni li celebrano), che finiscono per rovinare la vita, qualora si rivelino validi e quindi cogenti. Però una persona adulta, un cristiano "adulto", per usare un'espressione molto in voga, dovrebbe prendersi la responsabilità delle proprie scelte, anche di quelle sbagliate o fatte a cuor leggero, e far sì che la propria vita non venga "rovinata" non aggiungendo errore a errore, e cancellando quello che non può essere cancellato, ma diventando responsabile (meglio tardi che mai). Non è dato sapere cosa la vita ci riserva, ma la volontà è nostra, la libertà di sposarci in questo modo è nostra, le scelte sono le nostre. Questa non è la *mia* particolare idea di matrimonio,alla quale *io* voglio conformare tutti -lungi da me!- ma quella che la Chiesa propone, secondo l'insegnamento di Cristo. Chi si sposa in chiesa la accetta liberamente. E deve renderne conto tutta la vita. Non è un co.co.pro.



06/03/2014 15:08 Maria
http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201403/140305gnocchipalmaro.pdf

L'abbandono della dottrina è ormai una realtà , contrabbandata colle parole "pastorale" e prassi.
A furia di pastorale e prassi tra duecento anni nessuno più saprà , perchè nessuno glielo insegnerà, che il matrimonio cristiano è indissolubile e tra i cristiani non è ammesso il divorzio.
Nessuno lo saprà più, non perchè sarà cambiata la dottrina ma la prassi. la gente vedrà che i cristiani tranquillamente divorziano e si risposano. La testimonianza reale vale più della dottrina.
La prassi prenderà il posto della dottrina, della quale nessuno si ricorderà più.



06/03/2014 15:02 Antonio Cods
Blas, non vorrei essere causa di nessuna confusione indebita: non so se gli altri, ma io non ho religione, perciò sarebbe ingiusto, verso i suoi riguardi, propormi come termine di paragone della sua fede; non lo sono.

Non so se lei abbia una religione “sua” o un Dio “suo”, cioè di una parte inferiore rispetto a un'altra parte, o se la consoli il pensarla così o se per lei la cosa abbia un senso - e sarebbe strano, se si tiene conto che religione, alla lettera, dovrebbe significare “tenere insieme” (l'altra lettura è “prendersi cura”) e cattolico dovrebbe funzionare come sinonimo di “universale” - ma non sarò certo io a doverle far notare che tutti cadono nella tentazione di dire “Il mio Dio è più Dio degli altri” anche all'interno della stessa religione.

Talora credo valga la massima “Dimmi com'è il tuo Dio e ti dirò chi sei”, perché Dio spesso è il nome che si dà alla propria volontà di (ri)fare il mondo a propria immagine e somiglianza, e della parte di mondo che non si lascia rifare ci si vorrebbe sbarazzare con uno scisma che ce li tolga dai piedi, come se nella storia degli uomini e delle donne non ci sia niente di più frequente e distruttivo di uno scisma ogni paio di secondi.

L'ottimo di un blog come Vino Nuovo, a me pare, è che mostra come la diversità non sia una minaccia, o un abominio, ma soltanto il volto (nella sua versione di scrittura grafica, sia!) di un'altra persona.



06/03/2014 15:00 Maria Teresa Pontara Pederiva
Certo è dalla pastorale del matrimonio che occorre ripartire.
O almeno dal senso del matrimonio, dalla Parola di Dio sull’amore umano. “Amore” è un termine quasi assente nei commenti, ma nella Bibbia è tutt’altro. Così accade come per il termine “famiglia”: se ne parla come di un’istituzione asettica e lontana, mentre è fatta di persone di carne che al suo interno vivono e amano. L'idea di matrimonio cristiano tutto spiritualità disincarnata non è così infrequente, ma ha creato e crea troppi problemi ... ma sarebbe lungo da analizzare.
Ora chi è sposato sa bene che non è più da solo a parlare, ma parla e agisce, comunque, in coppia perché tutta la sua vita dal momento che è diventata “a due” è cambiata e non è più come prima. Fatico pertanto a comprendere certe espressioni, se a pronunciarle è una persona che vive in coppia e magari anche genitore con figli (come hanno recepito e incarnato l'idea di matrimonio i propri figli? questa è una domanda-chiave che mostra la validità di convinzioni e testimonianze; ai figli non ci si può sottrarre e chiedono coerenza fin da piccolissimi).
Il matrimonio non è innanzitutto un giogo pesante da cui saremo schiacciati, si voglia o no, per tutta la vita, ma è un progetto d’amore, una scelta che liberamente compiamo perché nell’altro/a riconosciamo la persona che Dio ci fa incontrare e impiegheremo una vita semplicemente a ringraziare (rendere grazie). E’ questo che sono chiamate a testimoniare le coppie che hanno voluto celebrare di fronte a Dio e alla comunità il loro amore, un amore umano, umanissimo che porta, già e comunque il sigillo del Padre, ma che liberamente abbiamo scelto di farlo diventare un sacramento.
Giusto questa sera abbiamo il 4° incontro del corso in preparazione al matrimonio, da qualche anno scandito sulle tappe del Nuovo Rito. La settimana scorsa “La Parola di Dio per noi: il lieto annuncio di Dio conferma l’amore umano”, e oggi arriviamo al momento del consenso “Io accolgo te …”: il desiderio di sposarsi diventa un passo significativo”.
Certo, perché nessuno obbliga le nostre coppie, tutte conviventi e talvolta con figli, a fare quel passo in chiesa (e qualcuno non sceglierà neppure la celebrazione della messa, ma il Rito breve): se lo faranno – e forse accadrà anche quest’anno che qualcuno si tirerà indietro – è perché avranno scelto di farlo, ma carichi di gioia ed entusiasmo per un passo che ritengono significativo per la propria vita di coppia e per quella dei loro figli. Perché l’amore che Dio ti dona e ti propone è il massimo della libertà.
Stasera ci accompagnerà nel cammino un amico teologo morale che insieme ai suoi colleghi canonisti di “ferite” ne ha viste tante, ma credo che la parola “indissolubilità” se non verrà dalle coppie, lui non la pronuncerà mai. Come ha spiegato a più riprese il papa, è dal positivo che puoi costruire, non dai divieti. Così “fedeltà” non è “divieto di”, ma “io scelgo in libertà di”. Certo la libertà di Dio, quella vera.
Quella cui fa riferimento Kasper anche per chi è chiamato ad accogliere i fallimenti, anch'essi umani, umanissimi, perché tutti siamo fragili e peccatori.



06/03/2014 14:42 Maria
Caro coda , Dostoevskij ha scritto anche un bellissimo racconto
"L'eterno marito" . Glielo consiglio.
Lungi dall'aderire alla moderna concezione giustificazionista di ogni peccato, Dostoevskij era un cristiano "duro e puro".
fa dire a un suo personaggio ateo "SE Dio non esiste , tutto è permesso"
perciò dunque caro Coda, lei a chi vuole assomigliare a quelli per cui "tutto è permesso"?
A quelli per cui il proprioc aso personale deve assurgere agli onori di una morale universale?
siccome il sig. Coda ha vissuto questo allora è giusto questo?



06/03/2014 14:16 Simone
in questi casi, mi piace sparigliare... perché troppo forte è per me la "questione matrimoniale" e tanto piena di possibili viali di discussione e qui se sono aperti alcuni...

del testo di Kasper - il dibattito su unioni omosessuali e in questo caso divorziati risposati, come temevo non aiuta a far emergere le questioni di fondo - mi porto a casa una piccola conferma a una convinzione personale ormai decennale: "Così il matrimonio e il celibato si valorizzano e si sostengono a vicenda, oppure ambedue insieme entrano in una crisi, come purtroppo stiamo sperimentando ora".

Lo cito, e chiudo, perché mi capita di avere a che fare con la crisi di una coppia (prima di preoccuparci dei divorzi, magari...) in cui dopo mesi di ascolto il sospetto - che non posso verificare - che ci sia una voce "molto cattolica" (un religioso nella fattispecie) che stia minando alla base questo sacramento titillando uno spiritualismo disincarnato di uno dei due... mi fa uscire dai gangheri.

Io vorrei che partissimo per esempio da qui per capire i problemi della pastorale matrimoniale e lepotenzialità di una sacramento e di una vita matrimoniale da ri-annunciare.



06/03/2014 14:10 Blas
Caro signor Coda, scambiando opinioni qui a Vino Nuovo sempre arrivo alla stessa conclusione la mia religione é diversa della vostra, e un peccato ma perche avvenga lo scisma ci vuole solo riconoscerlo perche é giá accaduto.
Il mio Dio non si inorridisce perche uno cerchi la felicitá in un secondo matrimonio, si addolora dal fatto che continuamo a cercare la felicitá lontano da Lui.



06/03/2014 13:35 Sara Pozzi
Ci si dimentica troppo facilmente che la pastorale del matrimonio deve fondarsi sulla verità, non sui consensi.


06/03/2014 12:45 Antonio Coda
Paix, io mi sposo a brevissimo, e le mie intenzioni non sono diverse dalle tue, ma in base alle scelte di vita ci si giudica dopo, non prima, che quelle scelte ti hanno messo alle strette. Sono sicuro della buona vita della tua conoscente, di donne che hanno avuto una vita piena e appagata nonostante una unione naufragata, ne conosco (di uomini no), come ne conosco altre che hanno avuto una vita piena e appagante dopo essersene ricostruita una, e non ti so dire quale sia stata la scelta “più facile” nel mio sud che largamente di bigottismo ci muore, perché so che le scelte non si fanno prima: si fanno nel-momento-in-cui. Quello che intendevo io, Paix, è che se l'amore per una persona fallisce e nasce l'amore per una persona nuova, non sarà certo la possibilità di una vita di nuovo felice che inorridirà Dio, o, se credi in un Dio che si inorridisce per queste cose, vabbé, cos'altro potrei dire. Io parlo per me, mica per Dio, quando penso che inorridiscano soltanto coloro che ancora si stupiscono quando la vita non corrisponde a quanto ne è stato scritto. Il fatto che tu stia vivendo un bel periodo e che la tua vita sia all'insegna della positività mi rende più difficile comprendere la rigidità dei tuoi giudizi. Io, che amo la donna che sto per sposare, non ci vedo niente di più facile che passarci la vita assieme. Però sapessi quanti matrimoni, conosco, in cui l'amore non c'è e forse non c'è mai stato, quante relazioni immature; e una immaturità dovrebbe pregiudicare una vita intera? Ma per carità. Ci sono molte storie, in giro, una storia per ogni vita, e nessuna può essere forzata nel finale che piace a noi e che, siccome ci piace, decidiamo che sia il finale giusto perché Dio-lo-vuole. Per me va benissimo dire “Ogni matrimonio è indissolubile”, fin quando è vero ciò che lo sostiene. Quando diventa un gioco di finzioni e di obbedienza, di sofferenza e di ipocrisia, credo che prima si tira fuori un uomo e una donna dal degrado verso cui vanno incontro, prima ci sarà occasione di vivere di nuovo nella verità. Perché Dio non è contro l'uomo e a dire che Dio è contro l'uomo sono i soliti uomini che per odiarne degli altri utilizzano poi Dio come scudo umano.


06/03/2014 11:58 gilberto borghi
Per Paix.
Io non ho mai preteso che i propri "casi" diventino la misura etica della vita. Non lo penso e non l'ho mai pensato. Il problema che io ho solevato con Maria è un altro. Proprio perchè, come dici tu, la misericordia cristiana si sposa sempre con la spinta a diventare persone migliori, i giudizi che diamo su una perosna a partire dalla regola generale dovrebbero sempre tener presente come fare per farla essere migliore.
L'atteggiamento di Maria non mi sembra proprio serva a far diventare migliori le persone. Lei ipotizza che il richiamo duro alla regola sia sufficiente a fare crescere moralmente le persone, perchè immagina che la perfezione morale sia l'adeguamento alla regola. E per sostenere questo arriva a rovesciare il senso della frase di Francesco sulla casistica e la morale. Francesco, quando ammonisce contro la casistica, censura l'atteggiamento di chi, in sede teorica, tenta di predefinie tutti i casi possibili, per risolverli in anticipo nel rispetto della regola generale. Questo è la tomba della morale, proprio perchè non tiene mai conto delle condizioni reali delle singole persone. Gesù, se permetti, non fa così. Non dice, fai come ti pare, certo. Ma ad ogni persona trova modo di indicare la strada per la sua perfezione. Che non è univoca per tutti. Basta guardare come si comporta con la samaritana, dove non la redarguisce per i suoi peccati, ma si lascia rendere attraente perchè lei senta che può aprirsi a lui. Molto diverso da come reagisce agli scirbi e ai farisei. E ancora diverso da come reagisce davanti alla richiesta della madre di Giacomo e Giovanni sui primi posti nel regno. Non esiste una uniformità di percorso per raggiungere la perfezione. E la santità, parola che traduce al meglio la perfezione è proprio la realizzazione di ciò che io sono, e che solo io posso essere. Kadosh, santo, vuol dire, diverso, unico, inimitabile. Siate santi perchè io sono Santo, vuol dire questo: siate voi stessi, come io sono me stesso. La persona non si può mai saltare in nome della regola. Il sabato e fatto per l'uomo e non viceversa.



06/03/2014 11:54 Paix
Caro Antonio Coda, sono una donna, e sono giovane, e per grazia di Dio non ho vissuto alcuna "intransigenza, delusione o punizione in più". Inoltre sì, sono sposata felicemente, da poco: e mi sono sposata avendo ben chiaro in testa che facendolo scommettevo tutta la mia vita. Sotto lo sguardo di Dio mi consegnavo nelle mani Sue e in quelle di mio marito, e in questo progetto non è previsto un piano B. Mi sono impegnata a restargli fedele sempre: anche se si rivelasse un farabutto. Naturalmente ho buone ragioni di credere che non succederà, o non lo avrei sposato, ma quando l'ho fatto avevo ben presente che mi stavo impegnando per un periodo che, se Dio vorrà, si protrarrà molto a lungo, attraversando decenni, svolte lavorative, figli, gioie, delusioni, soddisfazioni e difficoltà. Sono ben consapevole che ho corso un rischio, ma l'ho fatto con gioia, chiedendo al Signore di sostenermi sempre, anche se mai mi dovesse capitare di rimpiangerlo, e a qualcuno purtroppo capita.
Quanto alla tua domanda, se me la sentirei di chiedere a qualcuno di non rifarsi una vita se lasciato, certo che me la sentirei, perchè saprei che è la cosa più giusta! Una carissima conoscente, tra le figure fondamentali per la mia crescita, ha fatto proprio questo. Ha cresciuto due figli da sola, senza rabbia, senza recriminazioni, dicendomi una volta chiaramente che lei sapeva cosa faceva quando si è sposata. Non ha scelto Dio al posto della vita, ha scelto Dio *e* la vita, la vita che liberamente aveva voluto, accettandola in pieno. E non è stata una repressa, ma una persona libera e responsabile, che ha fatto quello che doveva perchè ha dato valore alle sue stesse promesse, e dunque a se stessa.
Io non pretendo di giudicare il cuore delle persone che fanno scelte più facili della sua, ma certo so qual è la scelta giusta, e anche qual è il modo giusto di farla (con letizia, forza e molto amore), grazie a lei. E non avrei problemi a proporre una strada che, con tutte le difficoltà che comporta, ho visto produrre frutti così belli. Forse, a volte, ci vergognamo di chiedere -agli altri come a noi stessi- cose grandi, perchè non stimiamo -gli altri e noi stessi- abbastanza grandi. Io invece credo che gli uomini, e soprattutto i cristiani, con la grazia di Cristo possano fare cose grandi, soprattutto se la comunità non li scoraggia dicendo loro "ma chi te lo fa fare", ma li sostiene nelle difficoltà per aiutarli a scegliere quello che è giusto.



06/03/2014 10:37 Paix

Io invece penso, Gilberto, che Maria abbia ragione. Il punto non è ridurre le persone a casi, ma pretendere che i propri "casi" diventino la misura etica della vita: questo non è cristiano, e proprio Gesù ce lo mostra, per esempio nell'episodio dell'adultera, alla quale non dice "ah, beh, l'hai fatto per necessità, allora tutto ok", ma "neanche io ti condanno: va' e non peccare più". La misericordia cristiana si sposa sempre con la spinta a diventare persone migliori. Questo non è ridurre le persone a casi, ma proprio il contrario: impedire che le persone "diventino" il loro caso, come se la lotta per avvicinarsi il più possibile a quel "Siate perfetti come il Padre vostro che è nei cieli" non riguardasse tutti, e qualcuno ne dovesse restare escluso perchè imprigionato nel suo caso umano.




06/03/2014 10:25 Federico Benedetti
La misericordia e l'accoglienza di tutti i nostri fratelli, a cominciare da chi ha vissuto la sofferenza della fine di un matrimonio, non può farci dimenticare i giovani. Paix descrive il matrimonio come un'esperienza impegnativa sulla quale scommettere tutta la propria vita, altri vorrebbero un'unione facilmente dissolubile che "dura finchè dura". Ma che messaggio vogliamo dare ai nostri giovani, già così provati dalla precarietà su tutto e tentati dal relativismo?
Le "circostanze storiche" non sono tali da ribaltare la visione cattolica della famiglia e del matrimonio. Piuttosto impegniamoci tutti sul serio per una formazione più solida dei nostri giovani e per una testimonianza più credibile.



06/03/2014 10:16 Antonio Coda
Blas, la Rete è tremenda, non sai mai chi c'è dietro a delle parole e leggendo di qualcuno al quale il Cristo della sua fede ha promesso dolori e persecuzioni, la prima cosa che mi chiedo è - Blas è una persona con la quale il Cristo dell'infelicità in terra ha mantenuto le sue promesse? O un predicatore del peggio che meglio di così, nella sua vita, non potrebbe starsela passando?; quale che sia la risposta, nessuna sarà abbastanza per condividere l'opinione di chi, pur di credere in un paradiso 'dopo', dà per scontato che l'inferno sia ora. Qualcun altro ha citato Dostoevskij, e è nei romanzi di Dostoevskij stesso che è scritto: se il piano di Dio prevede anche solo la lacrima di una bambina, anche solo un minuscolo dolore innocente, allora il piano di Dio è ingiusto. Di mio non credo che Dio sia sadico. Credo lo siano gli uomini, e certe loro derive religiose.

Paix, lei sceglie come alias 'Pace', è un nickname impegnativo. Non voglio turbare i suoi sogni e rivelarle quanto i dettami di una fede possano incidere su una psiche, ancor di più se è una psiche già fragile, e via da me criticare la sua visione del matrimonio-cristiano. Lei è sposato? Conosce persone separate e le invita a non rifarsi una vita? In pratica, mettiamo una persona tra i venti o i trenta anni o tra i trenta e i quaranta o eccetera eccetera, se il suo matrimonio fallisce, lei cristianamente gli dice “Bene, ora mi raccomando, se vuoi restare gradito a Dio, non innamorarti di nessun altro mai. O Dio o la vita.”? Ah, l'amore, questa grande piaga biblica.

Maria, ah Maria. La casistica, il caso umano, neanche avessi riportato chissà quale storia eccezionale... Ah, maledetta realtà, non è vero? Costituita da singoli casi e mai da stereotipi da catechismo. Le faccio soltanto un piccolo appunto: in Delitto e Castigo l'assassino non aveva nessuna giustificazione morale: è alla fame e ammazza una vecchia usuraia, giustificazione morale proprio non ce n'è. I casi-umani-singoli, oh, per fare prima, i singoli, lo so: non sono contemplati dalla religione e dalla superbia di visone che mette attorno al collo. Per questo, mica per altro, le religioni hanno un fondo di disumanità, che la vastissima umanità dei loro seguaci non basta mai del tutto a dissodare. Credo sia il caso di rileggere “Delitto e castigo.” Passi castigare le persone perché non rientrino nelle teorie, ma interpretare un così bel romanzo a modo proprio è un castigo che un romanzo non merita!

So bene che ciascuno conta uno, e che Blas e Paix, anonimi, e Maria non rappresentano il cattolicesimo più di quanto non lo rappresentino Borghi, Mocellin, Cuffini, Benedetti, Albini e gli altri. Se il mio amico ci vede del buono nella sua religione, come non ce ne vedo io, è grazie ai secondi, non certo ai primi, che non escludo abbiano vissuto sulla propria pelle qualche delusione e intransigenza e punizioni in più.

Però la sensazione che una domanda sia dirottata mi resta. Tutti a dire - Siccome Dio per me è questo / io agirei così. Insomma, non capisco mai come agirebbe, chi si dice credente, se si pensasse come uomo libero tra gli uomini liberi, prescindendo dal giudizio di Dio. Come se il Dio al quale credono li dispensasse dall'interrogare se stessi, come se questo Dio che chiamano amore non fosse altro che la diga di una altrimenti incontenibile bestialità avvertita sottopelle..

Come se soltanto gli immorali sentano la necessaria moralità correttiva di Dio.

I miei saluti,
Coda



06/03/2014 08:02 Maria Teresa Pontara Pederiva
“Cristo non ha promesso la felicità?”
Qualcuno molto meglio di me (e con autorità ancora maggiore …) ci ha ricordato esattamente l’opposto e il Vangelo l'ha letto: sì, Cristo ci ha promesso la GIOIA, vedi Evangelii Gaudium (dove gaudium è molto molto di più di felicità e non è rimandata solo alla vita eterna, leggiamo bene).
http://www.vatican.va/holy_father/francesco/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium_it.html



05/03/2014 21:50 gilberto borghi
Maria, davvero mi dispiace, ma quando le persone diventano solo CASI, abbiamo già perso tutto. Se secondo lei Gesù era così, forse leggiamo due vangeli diversi. Non ho parole.


05/03/2014 21:18 Maria
Antonio Coda : lei sta facendo della "casistica". cioè sta parlando di un CASO UMANO.
lo stesso Papa Francesco ha detto che non si può e non si deve fare della casistica quando si parla di morale!
La casistica è la tomba della morale: quanti di noi conoscono persone che hanno abortito per bisogno, rubato per bisogno, che sono stati adulteri perchè la moglie o il marito erano insopportabili e via dicendo. Questo non può voler dire che l'aborto, il rubare , l'adulterio siano giusti!
Tutti noi sappiamo che i casi umani SINGOLI sono quanto mai compassionevoli. Una persona può guidare contromano perchè costretta dalle circostanze. Ma il vigile gli farà lo stesso la multa!
Scadera nella compassionevole casistica vuol dire svuotare la morale! Ogni peccatore ha delle giustificazioni fortissime a volte persino fatali.
persino l'assassino! pensi al libro Delitto e Castigo di Dostoevskij. L'assassino aveva una giustificazione morale fortissima!
Ma questo non toglieva il fatto che fosse un assassino!
L'uomo moderno non vuole arrendersi all'EVIDENZA della realtà. Il giustificazionismo, e anche la casistica hanno la prevalenza. Il caso del suo amico , caro Coda , come il caso dell'assassino Rasklonikov , è molto poetico e commovente efa piangere.
Ma la morale non può CAMBIARE per un caso!



05/03/2014 21:07 Massimo Menzaghi
"Cristo non ci ha promesso la felicitá in questa terra"

io provo a resistere alla tentazione di intervenire in dibattiti asfittici, ma se tiriamo fuori anche queste "amenità" mi risulta davvero impossibile... ;-)

ma insomma, se il papa e i vescovi ci dicono che la questione è complessa possiamo almeno pazientare per capire cosa ne uscirà? Se fosse così semplice come sostiene qualcuno si sognerebbero di mettere sul piatto una patata bolente come questa?

Poi, proprio per inciso, vorrei sommessamente ricordare che il nostro credo non si fonda nè sui valori non negoziabili nè sul matrimonio: chi ha la fortuna e la Grazie di non avere problemi viva il proprio matrimonio con ancora più intensità, ricordandosi che come ha detto da poco il papa la durata e la tenuta in sè sono solo la condizione di base per provare a vivere questa splendida missione, condizione necessaria ma per nulla sufficiente...
Insomma, il confine tra l'essenza e la forma è sempre molto labile...



05/03/2014 18:55 Paix
Antonio Coda: il tuo amico non è stato escluso dalla comunione perchè la moglie lo aveva lasciato: chi non può accedere alla comunione è un divorziato che si è risposato, quindi non è fedele al coniuge. Naturalmente, ora che ha un'altra relazione non è bene che faccia la comunione. Il punto di queste storie dolorose (mi astengo dal commentare quella sull'uomo che uccide la moglie, e francamente non capisco perchè sia stato tirato in ballo, visto che si parla chiaramente di un grave squilibrio mentale) è che *nessuno* ha mai detto che il matrimonio cristiano sia una passeggiata. Purtroppo, attualmente, usa poco anche avvertire i futuri sposi che si tratta dell'esatto contrario, ossia che il matrimonio cristiano *non* è una passeggiata. Quando il tuo amico si è sposato con sua moglie, ha promesso "di esserle fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di marla e onorarla tutti i giorni della sua vita". Non c'era nessuna clausola del tipo "a meno che tu mi lasci, in tal caso mi riservo il diritto di rifarmi una vita". Rifarsi una vita non è contemplato nel matrimonio cristiano, perchè la vita viene donata, tutta e integralmente, al coniuge, e non data in prestito. Mettiamo la nostra vita nelle mani dell'altro, e riceviamo in cambio la sua. Forse chi si sposa dovrebbe avere più chiaro questo fatto -è gravissimo che negli spesso inutili corsi di preparazone al matrimonio non se ne parli quasi mai!


05/03/2014 18:49 Blas
Caro signor Coda, ce molta gente che soffre, ci sono genitori che sanno che avranno bambini con problemi fisici che cambieranno la sua vita ma non pensano ad abortire perche preferiscono il Regno dei Cieli, ci sono anziani che soffrono fisica é spiritualmente per la sua vecchiaia pero non pensano a farsi uccidere peche preferiscono il Regno dei Cieli. Cristo non ci ha promesso la felicitá in questa terra, anzi ci ha promesso dolori e persecuzioni, ci ha chiesto di portare la nostra croce per poter entrare nel Regno dei Cieli.


05/03/2014 16:14 Federico Benedetti
Condivido l'intervento di Paix.


05/03/2014 16:11 Maria
Quella che io chiamo sofistica è la pretesa di dirsi "più fedeli" al Vangelo , più misericordiosi e più graditi a Dio facendo esattamente il contrario di quello che ci chiede il Vangelo piuttosto che facendo quello che ci chiede! !
La sofistica teologia moderna riesce a ribaltare ogni frittata: Cristo ha detto che non bisogna dividere moglie e marito uniti da Dio? E noi comportiamoci come fosse vero il contrario e ammettiamo che si possa divorziare e risposarsi Così saremo più fedeli al Vangelo..
i medioevali poveri citrulli non ci erano arrivati e pensavano che divorziare fosse proibito! Invece noi moderni sì che abbiamo capito tutto: abbiamo capito che se Cristo diceva A intendeva invece B!



05/03/2014 14:27 Maria Teresa Pontara Pederiva
Mi sembra significativa di una vera cura pastorale e della difficoltà di restare fedeli al Vangelo "qui ora", la risposta sul tema data a Famiglia Cristiana dal filippino, card. Tagle: «La Chiesa è molto preoccupata per la situazione dolorosa di queste persone. È una realtà molto complessa, io stesso sono rimasto sorpreso, pensavo fosse più semplice: c’è da considerare la relazione tra matrimonio ed Eucaristia e con la dimensione sacramentale della Chiesa. Ciò che è scaturito molto chiaramente finora è che siamo nel bel mezzo del processo di conoscere la complessità della questione. Nel Concistoro una cosa interessante è stata la reazione dei cardinali di Europa e Nord America quando hanno appreso la situazione delle persone separate in Africa e Asia. Nelle Filippine non c’è il divorzio, ma di fatto molte coppie sono separate da povertà ed emigrazione. A volte c’è gente che va all’estero per ottenere documenti legali per testimoniare che sono sposati con qualcun’altro, ma secondo le leggi filippine restano coniugati con il consorte. In alcune zone dell’Africa, anche tra cristiani, se una donna non può dare figli, è accettato che l’uomo abbia un’altra donna per averne, ma non c’è divorzio. La missione è complessa, ma stimolante: non è facile trovare una legge generale a situazioni così diverse fra loro».


05/03/2014 13:15 Antonio Coda
Ho un amico, un uomo di grande spessore, con un cammino di fede che dura dai suoi quattordici anni, che ha via via assunto ruoli di responsabilità all’interno delle parrocchie che ha frequentato; ora ne ha quaranta. Poco prima dei trenta si è sposato, rito religioso, e prima dei quaranta sua moglie l’ha lasciato, motivo: lei non l’amava più. La sintesi perfetta è questa: lei non lo amava più, non voleva passare il resto della sua vita affianco a un uomo che non amava (la vita sarebbe stata insopportabile per entrambi); ha avviato le pratiche del divorzio, lui le ha provate tutte, lei niente, hanno divorziato, questo mio amico sta male, è stato molto male, perché non può partecipare all’eucarestia, e uno come me che non è cattolico non lo riesce a capire, un dolore del genere, ma un altro cattolico magari sì, e questo me lo rende ancora più detestabile, come mi diventa automaticamente detestabile chiunque ha risposto al mio amico – Umanamente ti capisco, ma il magistero… Il mio amico ora segue un cammino spirituale, che non passa dalla (costosa e redditizia e amica dei potenti, ma – per quel che ne so – non solo; ho un altro amico che per vedersi annullare il matrimonio precedente non ha dovuto oliare niente di niente; è bastato che sia lui sia la ex mentissero durante le deposizioni; lui adesso si professa ateo, ma lei può prendere l’eucarestia senza vizio di forma che tenga) Tribunale della Rota romana e che gli consente di partecipare all’eucarestia. Ah, il mio amico ha una nuova relazione sentimentale. Non so in quanti sappiate di queste alternative che già oggi ci sono all’interno della Chiesa Cattolica, che sono molto molto duri, e che richiedono gli avalli da molte cariche, dopo molti passaggi. Una tortura, pare a me. Certo, se uno dopo tutti questi trattamenti ci tiene ancora a voler prendere l’eucarestia, è un credente doc. “Coda – mi fa – potrei fare come tanti altri e andare a prenderla in un’altra parrocchia, dove nessuno sa niente di te, l’ostia. Ma io non ho niente da nascondere e niente di cui vergognarmi. Quando mi sono sposato, la mia verità era che fosse per sempre. Oggi sono un uomo divorziato, quello che non avrei mai immaginato di diventare nella mia vita, ma ti dico che ho capito che le verità assolute possono essere vere soltanto lontano dal mondo degli uomini, perché gli uomini non sono come la verità, i loro sentimenti cambiano, e i loro nuovi sentimenti non sono meno veri dei sentimenti di prima. O si capisce questo o la vita di fede diventa tutta una recita, e un prendersi in giro, una obbedienza vuota e fine a se stessa.” E io “Io sono d’accordo con te, ma io posso esserlo, non sono cattolico. Tu come la metti?” E lui “Il mio padre spirituale…” e mi ha spiegato una serie di cose, di cui ho compreso che ogni religione ha le sue eccezioni che però è meglio che si bisbiglino, perché se arrivano al popolo, il popolo ne fa man bassa, eccetera eccetera… Per quel che ho ascoltato, niente più del solito: la religione in giro deve raccontare di essere monolitica e inalterabile, ma la sua quotidianità si svolge nel salutare fuoco delle contraddizioni, come è umano che sia. E è per non essere tacciato di massimalismo che ho riportato questa mia esperienza e non un’altra vicenda, molto più tragica, di un altro uomo, amico di quest’ultimo di cui vi ho scritto; un professore di religione: incapace di accettare la moglie abbia voluto lasciarlo, la accoltellò più volte, togliendosi poi la vita gettandosi da un balcone. Non so quanto della sua perdita di controllo fosse dovuta al fatto che nemmeno la sua religione lo prevedeva più. L’unica nota positiva di questa storia è che la donna sia sopravvissuta e che può prendersi cura dei loro figli piccoli.

I miei saluti,
Antonio Coda



05/03/2014 11:43 Paix
@ Fab; questa è una buona osservazione, ma ci riscontro almeno due problemi: per prima cosa, troverei difficile e tutto sommato poco sensato proporre il cambiamento di una prassi pastorale consolidata e molto ragionevole come la confessione dei peccati gravi prima della comunione. Inoltre, anche ipotizzando una confessione dopo la comunione, il punto è che per confessarsi bisogna essersi pentiti ed essere fortemente intezionati a modificare la propria condotta, una condizione che in questo caso non può verificarsi se non, al massimo, interrompendo l'intimità coniugale nel nuovo legame (che infatti è la prassi penitenziale proposta oggi. Solo che questa *davvero* non è a buon mercato, e quindi l'ipotesi viene raramente presa in considerazione dalle persone interessate).
Per quano riguarda l'obiezione scritturale, mi sembra ovvio che è quella fondamentale, perchè è sulle parole di Gesù, già riconosciute da Paolo come determinanti, che si fonda tutta la dottrina cristiana cattolica sul matrimonio.
Personalmente non mi scandalizzo di fronte a persone divorziate e riposate, ma ho molto da obiettare a chiunque *pretenda* la comunione, soprattutto se pretende di averla vivendo in aperto contrasto con gli insegnamenti di Cristo. Vale per tutti, naturalmente, non solo per gli interessati di questa particolare casistica.



04/03/2014 22:47 fab
ammetto che il tema è complesso e ogni volta che leggo una tesi opposta a un'altra non faccio che identificarmi con entrambe le posizioni.
vorrei però ricordare a quanti si scandalizzano così tanto riguardo questa possibilità di comunione che:
1) le condizioni poste da Kasper per accedere all'eucarestia non sono affatto a buon mercato! Riguarderanno comunque una piccolissima minoranza di battezzati divorziati e risposati, quelli cioè disposti ad accettare quelle condizioni, quelli cioè che veramente sono in cammino.
2) dare la comunione dopo la confessione è una prassi recente dela chiesa, un tempo ad esempio i peccati si confessavano dopo aver ricevuto il "pane del Signore".
Piu seria mi sembra invece l'obiezione circa la citata lettera di S. Paolo Colossesi 7, 10.



04/03/2014 15:19 Paix
"L'eucaristia non è un premio se data o una punizione se negata". Sono pienamente d'accordo, proprio per questo non capisco come mai si legga come una mancata misericordia il fatto di negarla a persone in stato di peccato grave. Quello che intendo è che se un divorziato risposato può accedere alla comunione, non ha proprio senso continuare ad insegnare l'importanza di confessarsi prima di comunicarsi, o si profilerebbe un'assurda eccezione per cui, come ho già detto, l'adulterio diverrebbe l'unico peccato di cui non c'è bisogno di pentirsi.
La partecipazione all'eucarestia è strumento di conversione se vi si accede in stato di grazia, questo mi sembra ovvio. Non si tratta di accanirsi contro i divorziati risposati, ma di pretendere da loro quello che a tutti i cristiani è richiesto: fare i conti con la propria vita, le proprie scelte, i propri peccati.
Lo ripeto, con un po' di rassegnazione: secondo me è ingenuo pensare che la sostanza del matrimonio cristiano possa restare la stessa, scegliendo questa via. Non è più un sacramento, ma un contratto, che si può sciogliere senza danno. Tre pateravegloria, e tutto è risolto: nuova vita. E tutti a fare la comunione.



04/03/2014 14:29 Blas
Caro signor Borghi,si la bibbia é piena di contradizzioni, va interpretata. Tutte quelle contradizioni le conoscevano giá i padri della Chiesa 1700 anni fa e la Chiesa da allora le ha risolte creando quello che viene chiamato magistero.
Lei crede che le interpretazioni della signora Maria e le mie sono contro questo magistero? Lei ne conosce un´altro?
Lei crede che il magistero puó cambiare? Se lei risponde si no allora l´unico cambio che sta proponendo Kasper é un cambio di sede per la determinazione della nullita matrimoniale.
E come dico nel mio commento il problema piu grande é, e verrá messo piú di manifesto con la riforma Kasper quanti matrimoni nulli la Chiesa celebri.Molti dei quali oltre a nulli sarebbero sacrileghi, perche tutti i partecipanti sanno che il matrimonio é nullo é ugualmente compiono il rito davanti a Dio.



04/03/2014 09:02 gilberto borghi
Per Maria e Blas
Se il cristianesimo avesse continuato a "usare" la bibbia come fate voi non esisterebbe più. La bibbia è zeppa di passi contraddittori che secondo la logica aristotelica si elidono a vicenda. E forse non immaginate la fatica fatta dal magistero per accordare in una unità tutto il contenuto della bibbia. Perchè, per quanto vi possa dispiacere, la fede cristiana prima di essere un insieme di idee chiare e distinte è una vita, quella di relaxione con Dio. Perciò il tentativo di "adeguare" la nostra logica linare umana a quella trascendete di Dio sarà sempre perdente.
Andate a vedere ad esempio le capriole, che maria definirebbe sofistiche per spiegare mt 5,32. O quelle per articolare un discorso che si accordi all'atteggiamento di Gesù sulle donne con 1 Tm 2,12.
Perciò prima di sentenziare sarebbe bene informarsi.
Nel merito. A me non piace la porposta di Kasper, ma non si può certo non riconoscere che il metodo che lui utilizza è quello che sempre la Chiesa ha utilizzato, con buona pace di chi non conosce la storia della teologia.
Amare davvero Cristo vuol dire aiutare questo porcesso di continua crescita della Cheisa verso la comprensione della verità tutta intera. Chi fa ricerche teologiche può anche sbagliare, ma non per questo va denigrato.



03/03/2014 21:25 Aldo Di Canio
mettiamoci in ascolto dello Spirito...e preghiamo per il prossimo Sinodo...quando ci vien voglia di parlare/sparlare...perdiamoci nella misericordia del Padre.


03/03/2014 21:03 Blas
Caro Christian Albini perche non si inventa la sua religione invece di venire a cambiare quella di Cristo secondo i suoi inventi:

Vangelo di Giovannicapitolo 13:
"[10] Soggiunse Gesù: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti".

[11] Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: "Non tutti siete mondi".

Vede,gli apostoli sebbene paccatori come tutti, non erano in peccato tranne uno.
Ma forse come papa Francesco sorvola il "l´uomo non separi ció che Dio ha unito" cosi nella vostra religione potrete sorvolare anche questo.



03/03/2014 18:25 Maria
Il Cardinale Kasper conosce benissimo San Paolo . Eppure non ha mai citato nel suo intervento la 1 lettera ai Colossesi 7, 10
"Agli sposati ordino, non io ma il Signore: la moglie non si separi dal marito e qualora si separi rimanga senza risposarsi o si riconcili col marito, e il marito non ripudi la moglie. "
Suppongo che per il cardinale Kasper San Paolo sia poco pastorale e poco misericordioso. Oppure semplicemente SUPERATO!Tradizionalista! Patriarcale!
Sì perchè ormai con la parola "misericordia" si fa passare di tutto: e chi non si adegua o non è d'accordo è poco "misericordioso", cattivo, rigido bigotto .
San Paolo ricordava le parole del Signore ( vi ordino , non io ma il Signore) . I preti moderni non hanno alcuna autorità perchè non hanno il coraggio di parlare nel nome del Signore.
Scambiano la propria ignavia e viltà con la "misericordia". Come quei genitori che ritengono di essere dei buoni genitori perchè accondiscendono a tutto quello che chiedono i figli e non dicono mai di no .Una misericordia molto interessata fra l'altro : la Chiesa tedesca si regge sulle decime che pagano fedeli. I fedeli divorziati e risposati pagano e non possono avere l'Eucarestia. Come , io pago e non ho diritto?
Diamogliela allora questa Eucarestia ai divorziati risposati!! Ma sì , che sarà mai? così che continuino a pagare e che la Chiesa tedesca e il Card. Kasper continuino ad avere adepti e decime.Si chiama "pastorale", bellezza !!!



03/03/2014 18:22 Christian Albini
Nell'ultima cena gli apostoli erano tutti peccatori.

L'eucaristia non è premio se data o punizione se negata, ma è per la conversione.

E la proposta di Kasper si riallaccia alla prassi della chiesa antica.



03/03/2014 16:57 Paix
Devo dire che concordo con chi l'ha già scritto: il "metodo Kasper" è sofistica. Tra l'altro mi lascia perplessa anche la teoria secondo la quale "il mondo è cambiato" per cui improvvisamente l'adulterio va bene anche per il cristiano. Il divorzio era prassi sociale diffusa anche in altre epoche storiche (come la romanità tarda e classica!) e in altre civiltà, ma non mi pare che i cristiani abbiano deciso che tutto sommato andava bene visto che altri lo facevano.
Ma soprattutto, quello che proprio non riesco a capire della diatriba è come si possano salvare capra e cavoli se non con un sofisma à la Kasper, appunto: come si può sostenere che essere infedeli al coniuge sia male e accettare alla comunione qualcuno che continua a perpetrare questo male senza pentirsi. Non vedo proprio via d'uscita logica, su qualcosa si dovrà cedere. E, prevedo, quello che cederà sarà il senso di sacralità del matrimonio, alla faccia delle parole di Cristo. Per compiacere gli uomini, metteremo questo suo scomodo insegnamento tra parentesi e passeremo ad un'idea del matrimonio "soft", con una specie di divorzio religioso implicito che si accompagnerà al divorzio civile. Violare il sacramento del matrimonio diventerà il peccato più veniale di tutti: quello di cui non c'è bisogno di pentirsi.



03/03/2014 15:13 Maria
La cosa che poi sconvolge è questa : in tutte queste elucubrazioni di Kasper non si parla mai dei figli: i figli che sono i primi a soffrire del divorzio dei genitori.
Se io divorzio faccio oggettivamente del male , non solo a me stessa e a mio marito, ma ai miei figli. Un male tremendo. E su questo si sorvola? NOn se ne parla? Cioè la sofferenza dei figli non conta?
Sembra che l' unica cosa importante è che io divorziata abbia il DIRITTO di far la comunione?
e voi questo lo vedete come uno spirito evangelico? Altruistico? O non è piuttosto l'EGOISMo e l'individualismo che trionfa?
come potete dire che si è più fedeli al Vangelo andando in questa direzione?
Il Vangelo non è la carta costituzionale degli Stati Uniti col "diritto alla felicità" di ogni individuo!



03/03/2014 15:05 Federico Benedetti
Si può canonizzare Giovanni Paolo II e poi andare apertamente contro il suo magistero a pochi anni dalla sua morte?
Vogliamo, coerentemente, andare a rileggere le parole che il Beato Giovanni Paolo II ha speso sulla famiglia e sui sacramenti ai coniugi divorziati e risposati?

La scelta del "metodo" è importante, ma poi bisognerà vedere come verrà applicato, in quale misura e con quali indicazioni pastorali. Non mi pare che possa bastare cambiare "metodo" per sperare di risolvere questioni tanto delicate e problematiche.



03/03/2014 15:03 Maria
Il "metodo LKasper non l'ha inventato lui ma i filosodi sofisti greci centinaia d'anni prima di Cristo. Hai mai letto i sofisti, Beretta?
Mentre Platone ed Aristotele insegnavano che se la frase A è vera , la frase OPOOSTA ad A non può essere vera. Se B contraddice A e se A è vera B deve essere falsa.
I sofisti invece riuscivano a dimostrae che erano vere contemporaneamente A e il contrario di A, cioà che alla fine erano false tutte le proposizioni e non esisteva nulla di vero.
Il cardianale Kasper ammette che la frase "non divida l'uomo ciò che Dio ha unito " è vera, perchè l'ha pronunciata Gesù in persona e Kasper non può ovviamente dire che Gesù ha detto falsità. Dunque che il matrimonio cristiano sia indissolubile è vero. però Kasper dimostra che è vero e giusto anche il contrario: che cioè chi divorzia, cioè scioglie il patto di indissolubilità, non è in peccato ma è in grazia di Dio e può far la comunione. Perchè non credo che neppure Kasper voglia sostenere che si può fare la comunione in stato di peccato mortale!. Dunque Kasper dimostra che il divorziato risposato NON è in stato di peccato mortale e dunque può fare la comunione. Ma allora questo vuol semplicemente dire che il matrimonio NON è indissolubile...
Insomma il Cardinale Kasper e il suo metodo sanno più di sofisctica greca che di Evangelo.
per favore non dite che queste elucubrazioni mentali ci avvicinano di più al Vangelo! Ce ne allontanano invece , e la Chiesa come dice Guido Mocellin , cambia sì , indubbiamente , ma non nella direzione della maggior fedeltà al Vangelo bensì nella direzione diametralmente opposta!



03/03/2014 14:08 Blas
" "divorziati risposati in coscienza soggettivamente convinti che il loro precedente matrimonio non è mai stato valido"

Soggettivamente o oggettivamente secondo i casi di nulitá definiti dalla Chiesa? Erano coscienti al momento del matrimonio che esistessero quei casi di nullitá matrimoniale?
Se la Chiesa intraprende questa strada dovrá anche spiegare chiaramente ai sposi che se loro sanno di questi casi il loro mtrimonio non sará valido é perció chi é non credente stara vivendo in peccato. Anzi dovrebbe cercare di evitare di sposare tutti quelli che hanno risposto contro l´insegnamento della Chiesa nell´inchiesta. Dovrebbero diminuire i matrimoni cattolici. Ma si sa, sono una bella fonte di ingressi per la parrocchia, ed allora facciamo fita che si sposiamo e dopo diciamo che non era vero per far finta che si sposiamo di nuovo.



03/03/2014 14:08 Lorenzo Cuffini
Due "bombe"?
Se chiamiamo bombe queste, che termine avremmo dovuto mai utilizzare per indicare, in epoca postpacelliana, l'indizione di un Concilio ?
La Chiesa, ogni tanto ci piace dimenticarlo, è SEMPRE e DA SEMPRE cambiata nella storia. Ed è sempre cambiata ( Concilione incluso)nel senso indicato da Guido.



03/03/2014 12:35 Guido Mocellin
...perché essa cambia non per adeguarsi ai tempi, ma per restare fedele al Vangelo nelle mutate circostanze storiche.


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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