«Che avrei fatto se mi avessero eletto?»
di Luigi Accattoli | 27 febbraio 2014
Dal nuovo libro «Il vescovo di Roma» una risposta intrigante alla domanda sulla sorgente dell'«allegria manifesta e debordante» di Papa Francesco

Con l'avvicinarsi del primo anniversario dell'elezione arriva in libreria «Il vescovo di Roma», il volume in cui Luigi Accattoli per l'editrice EdB parla delle «novità di Papa Francesco». Chi segue Vino Nuovo conosce bene la profondità e insieme l'ampiezza dello sguardo di Accattoli, che nel libro - ad esempio - non manca di dedicare un excursus interessante e niente affatto ostile anche ai «delusi da Francesco». Come assaggio del libro vogliamo però qui proporre le pagine conclusive, in cui l'autore si chiede che cosa sia cambiato in Jorge Mario Bergoglio tra il Conclave del 2005 e quello del 2013. Proponendo alla fine una personalissima parabola tutta da leggere... (G.Ber.)

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Come hanno fatto i cardinali a portare all'accettazione del papato a 76 anni chi non lo volle quando ne aveva 68? Penso che non lo sapremo mai e dobbiamo fare spazio alla sorpresa che è amica dei conclavi. In una conversazione avvenuta poco dopo la fumata bianca, il cardinale Angelo Scola mi ha dato questa buona risposta: «Lo Spirito Santo ci ha presi e ci ha rigirati». Credo che il rigiro ci sia stato anche per il cardinale Bergoglio ed esso ha ottenuto che l'umile argentino si sentisse pronto a osare il papato e a farsi da gesuita francescano.

Ricordo un colloquio con il cardinale Jorge Mejía, connazionale di Bergoglio che ora ha 91 anni e che ha avuto un infarto - pare superato bene - proprio il giorno dell'elezione di papa Francesco; un colloquio che avvenne alla vigilia del conclave del 2005 e nel quale rispose così alla mia domanda sul papabile Bergoglio: «È un santo, sarebbe un bellissimo papa, ma se vede che lo votano si spaventa ed è capace di rifiutare l'elezione per umiltà».

Questa idea della sua riluttanza dev'essere circolata tra i cardinali elettori anche nell'ultimo conclave: il cardinale Damasceno Assis, presidente della Conferenza episcopale brasiliana, ha detto il 21 marzo 2013 al Tg2: «Alcuni pensavano che non avrebbe accettato». Ho ascoltato di persona cardinali che mi hanno raccontato «il volto grave e come spaventato» che gli avevano visto durante gli scrutini in Sistina quando lo vedevano passare per portare la scheda all'urna.

Nell'intervista alle riviste dei gesuiti Francesco fa questa confidenza al padre Spadaro:
Mi dice che quando ha cominciato a rendersi conto che rischiava di essere eletto, il mercoledì 13 marzo a pranzo, ha sentito scendere su di lui una profonda e inspiegabile pace e consolazione interiore insieme a un buio totale, a una oscurità profonda su tutto il resto. E questi sentimenti lo hanno accompagnato fino all'elezione.

Dal buio alla luce, dall'ansia alla pace: nel colloquio con Scalfari il papa conferma che all'origine della sua accettazione del papato ci fu un'esperienza mistica, la chiama proprio così. «Chiesi di potermi ritirare per qualche minuto» racconta. «Chiusi gli occhi» e «una grande luce mi invase».

Quella luce nel buio della Sistina, che lo fa papa, non è solo un vivissimo elemento autobiografico, ma ci fornisce la chiave per intendere la serenità e l'audacia con cui egli va avanti da vescovo di Roma: avendo fatto quanto poteva per evitare il papato, si sente ora autorizzato a compiere il proprio cammino. Il portatore di un pontificato accettato dopo così viva resistenza può trarre dall'esperienza stessa dell'accettazione l'incoraggiamento a non temere critiche e calcoli.

Un richiamo al film di Nanni Moretti Habemus papam (2011) può aiutarci a intuire l'esperienza bergogliana. Il papa impersonato nel film da Michel Piccoli invoca di non essere eletto, piomba nel buio dell'accettazione e in quel buio non sarà raggiunto da alcuna luce perché la cerca dentro di sé dove trova solo inadeguatezza. Moretti ha intuito bene la crisi delle Chiese europee e l'odierna sproporzione del peso del papato rispetto a qualsiasi uomo a esso venga chiamato. Ma gli erano sfuggite le risorse di altre esperienze cristiane sul pianeta, oggi maggioritarie e pronte ad assumersi un ruolo di guida. Soprattutto gli era sfuggita la possibilità che nell'oscurità irrompa la luce.

Concludo la mia indagine su Francesco con una parabola di mia invenzione per dire non il segreto della sua inattesa accettazione ma la prontezza con cui è stato da subito un papa nuovo, quale sono venuto esponendo nei dodici capitoli.

Dopo lo spavento provato al conclave del 2005 - narra la parabola - il cardinale Bergoglio tornato a Buenos Aires più volte, in otto anni, si era svegliato la notte con la domanda: «Ma che avrei fatto se mi avessero eletto?». La domanda ritornante si faceva via via concreta: che nome sceglievo, che facevo con l'abito, con l'abitazione? Con le domande venivano le risposte ed erano audaci: tanto il pericolo era passato, il papa ora c'era, quello giusto, non uno impreparato come lui; e lui intanto era vecchio, e del resto non si rivota chi si è tirato indietro. Ecco perché quel pomeriggio verso sera di quasi primavera ebbe pronto il nome, il vestito, la croce pettorale. Ebbe pronta l'anima.

06/03/2014 10:42 Anna Robert
Molto bello. Grazie Sig. Accattoli, è sempre un piacere leggerla
Anna Robert



28/02/2014 11:18 Maria Luisa
Molto bella la riflessione di Borghi.
Non dimentichiamo il contesto del 2005, in cui il Papa eletto era chiamato a succedere a Karol il Grande, ad un pontificato lungo e straordinario, ad un Papa amato e pianto da folle oceaniche, che però negli ultimi tempi non era stato in grado, per la malattia, di guidare efficacemente la Chiesa.
Chi si sarebbe sentito in grado di raccogliere una eredità tanto pesante? Umanamente, nessuno di certo: solo una salda fede nel sostegno dello Spirito Santo e una grande docilità, in spirito di servizio, alla sua chiamata, potevano rendere accettabile quel compito.
Non dimentichiamo inoltre che è già successo più volte che chi si trova ad essere secondo nella votazione del conclave, rinunci, non tanto per riluttanza quanto per consentire una rapida, positiva conclusione dell'elezione papale.
E' sempre molto difficile tentare di mettersi nei panni dello Spirito Santo...



28/02/2014 00:31 Agostino Menozzi
Non ho letto questo libro di Accattoli, di cui però ho letto diverse altre opere precedenti. Leggerò senz'altro anche questa. Intanto concordo su tutto, in particolare su un evidente elemento di continuità fra Papa Benedetto e Papa Francesco: l'azione dello Spirito Santo, che sia con l'uno che con l'altro Papa sta "rigirando" la Chiesa e ciascuno di noi, se abbiamo un po' di fede e di amore alla Chiesa stessa.


27/02/2014 17:16 Matteo Lariccia
Anche io ho sentito dire, di riporto diretto, da un altro Cardinale di questa "presa con rigiramento" da parte dello Spirito santo, nel conclave e mi impressiona questa coincidenza.
Molto bella anche la parabola di Luigi Accattoli e mi piace il gioco di sentimenti che si alternano così ben descritti in questa pagina da Luigi Accattoli.
Grazie



27/02/2014 11:24 gilberto borghi
Prendo sul serio le parole dei Card.li Mejia e Scola. E ne traggo le conseguenze alla luce della scelta di Bendetto XVI.
Nel 2005, questo già si sapeva, Bergoglio fu il primo non eletto per numero di voti. E le parole di Meja danno sostanza ad una voce che gira da tempo, che cioè Bergoglio nel 2005 avesse dichiarato ai suoi amici cardinali grandi ellettori, prima dell'ultima elezione, la sua indisponibilità all'elezione. Se è vero, le parole di Scola allora ci permetteono di capire meglio cosa sia avvenuto nel 2013. La rinuncia di Benedetto e l'elezione di Francesco sono avvenimenti collegati e nessuno dei due è fuori della forza dello Spirito Santo, che ha "rigirato" i cardinali e forse, ancora prima, Benedetto.
Ma la cosa che mi ineteressa viene adesso. Se fosse vero questo, si potrebbe dire che Benedetto è stato papa "al posto di"? Come se la volontà dei cardinali nel 2005 avesse preso il sopravvento su quella dello Spirito? Nossignori!! Questo è impossibile. Direi piuttosto che le scelte umane non sfuggono mai alla presenza dello Spirito, e che gli anni di Bendetto hanno avuto un senso in questa logica, quella di far emergere e rendere chiaro, anche alla Chiesa stessa, la necessità di una conversione profonda. C'è chi dissoda, e chi semina, ma sempre e solo uno fa crescere. Allora Bendetto ne esce in una luce incredibilmente bella sul piano cristiano: si è portato sulle spalle un tempo "buio" che era necessario, e in questo ha pagato a nome della Chiesa. Così si colgie meglio il suo "non scendo dalla croce" quando annunciò il suo ritiro. E Francesco si trova davanti allora un compito pesantissimo: quello di essere luce alla conversione della Chiesa.
C'è una linearità spirituale ben chiara...



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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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