Il complesso del figliol non prodigo
di Fabio Colagrande | 12 febbraio 2014
Su chi non riesce a digerire l'«ossessione» di Papa Francesco per le «pecorelle smarrite» (che mica si possono convertire davvero)

«Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso!».

Così, nel Vangelo di Luca, si sfoga il fratello maggiore del figliol prodigo. Trova inspiegabile che il padre faccia festa per il ritorno a Canossa di quel cialtrone, un po' paravento, di suo fratello. In una scena cinematograficamente assai efficace, lo vediamo mentre, livido di rabbia, osserva torvo i festeggiamenti per il figliol prodigo e un'insana gelosia si fa strada nel suo animo. Secondo lui, forse, papà non doveva neanche farlo rientrare a casa. Figurati se era il caso di fare tutta questa baldoria per l'interessato ravvedimento di quello scialacquatore di eredità.

Il suo è il complesso del figlio maggiore o del figliol 'non prodigo'. Un complesso da tempo estremamente diffuso nella comunità cattolica, ma ora evidenziato dall'ossessione di Papa Francesco per il recupero delle 'pecorelle smarrite'. Fissazione che si spiega forse con il fatto che Bergoglio ha la mania di leggere il Vangelo. Ed è altrettanto convinto (vedasi il n° 154 della Evangelii Gaudium) che il pastore debba mettersi in ascolto del popolo. E che il suo popolo sia potenzialmente molto esteso.

Così capita che il Pontefice faccia pubblicare un 'documento preparatorio' per il prossimo Sinodo straordinario, in cui si chiede ai fedeli quanti tra i divorziati e risposati vorrebbero accedere ai sacramenti. Affermi che la situazione dei figli cresciuti in contesti familiari non tradizionali sia una sfida educativa prioritaria per la Chiesa. Decida di includere fra i battezzati in Cappella Sistina, il giorno del battesimo del Signore, una bimba che non è figlia, come vorrebbe la tradizione, di dipendenti vaticani e i cui genitori non sono sposati in Chiesa. Circostanza abituale in molte parrocchie ma che ancora fa storcere il naso a qualche 'figliol non prodigo'. Accade anche che Francesco si metta a dialogare con un saccente, e teologicamente imbarazzante Scalfari, invece che con un intellettuale cattolico. E dire che di questi se ne trovano a mazzi dietro ogni angolo!

Succede poi che, reagendo a questo suo bizzarro interesse per contesti sociali e culturali lontani dalla Chiesa, una rivista come 'Rolling Stone' imiti 'Time magazine' e sbatta il Papa in prima pagina dedicandogli un articolo che dimostra, per inciso, una grande (ma forse prevedibile?) ignoranza del magistero pontificio. E accade perfino che - forse contagiato da questa improvvisa popolarità del Pontefice anche in ambienti della cultura pop - il responsabile dell'account twitter del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali decida di pubblicare sul web la foto di un murales, apparso nel quartiere di Borgo, zona vaticana, che ritrae Francesco come uno stile fumettistico, quasi fosse un supereroe.

Orrore! Il soggetto che soffre del complesso del 'figlio maggiore' è infastidito da questa improvvisa popolarità del vescovo di Roma e dallo svilimento della sua sacralità. Figurati quando viene a sapere che la più antica rivista americana rivolta a un pubblico omosessuale lo ha nominato 'persona dell'anno'. Nella mente del complessato solo 'Famiglia cristiana' è autorizzata a fare una scelta simile. Pazienza se la cosa in sé sarebbe così scontata da essere priva di ogni interesse.

Ricordo le centinaia di persone che sfilavano silenziose per via della Conciliazione nell'aprile 2005, subito dopo la morte di Giovanni Paolo II. Provenivano da tutta Italia, da molti Paesi del globo, solo per dare l'ultimo saluto a Papa Wojtyla. Molti non erano credenti. Un amico, anche lui 'complessato', mi disse di diffidare da quelle folle. "È tutta gente che non si è convertita davvero". Mi sembrò quasi invidioso perché quel popolo variegato, spuntato dal nulla, potesse omaggiare quel Pontefice che lui, da cattolico integerrimo, sentiva solo suo.

Eppure, in questi casi mi tornano in mente quegli scribi nel vangelo di Luca che si scandalizzano perché Gesù mangia con i peccatori. A loro il Figlio di Dio spiega che ci "sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione". Una pagina del Vangelo ancora dura da digerire, evidentemente. Ma se lo fosse, forse, non sarebbe Vangelo.

16/05/2016 22:03 Hanna Nagah
Questo stesso pensiero sto meditando ..ho fatto più di una meditazione in chiesa in Egitto ..ho detto che il figlio più grande è responsabile anche lui in quelle che è successo al fratello ..se era accanto al fratello e l'abbracciava i suoi pensieri forse non avrebbe fatto quell che ha fatto ...
Vorrei i vostre pensieri per fare una azione teatrale che presenta " il dialogo fra i due fratelli " ...Sono egiziano cattolico e parlo l'arabo , il francese e l'italiano.



11/03/2016 19:52 pasquale puntillo
Bene tutti a dare addosso al figlio maggiore......ma senza livore vorrei chiedere come mai in tanto tripudio il Padre si preoccupa solo del figlio"balordo"? dopo tanto tempo non si può attendere il ritorno del figlio "livoroso" lui non è importante i servi si ma lui deve solo sgobbare come un asino e stia zitto ...pretende anche qualche raro capretto per stare con gli amici...ma come si permette......Noi facciamo, festa. baldoria, balli canti tanto se lui c'è o non c'è chi se ne frega deve essere un servo a notare la sua assenza mica il fratello accolto trionfalmente oppure il Padre che proprio non se ne cura e forse, perché il servo gli fa presente l'assenza del figlio maggiore, esce a cercarlo, per dovere? per non sembrare indifferente davanti al servo? Per non sfigurare davanti ai commensali? se no baldorie tutto il giorno e a notte tanto c'è Papa Francesco che sistema e corregge XXI sec. di storia della Chiesa .....


19/02/2014 14:25 rita cari
Bene, finalmente un articolo che interpreta il cuore di Papa Francesco. Grazie perché l'autore, evidentemente, conosce la propria incapacità di dare consigli allo Spirito Santo, e sa accettare e apprezzare le Sue opere! Grazie ancora!


17/02/2014 15:06 Angelo
No, Germano, non sei confuso, hai detto invece una grande verità: la Parola di Dio ci dice cose sempre nuove e inattese, secondo ciò che ci suggerisce lo Spirito Santo nei diversi momenti e circostanze della nostra vita. E' attraverso la sua Parola, sempre riscoperta, che il Signore ci dà luce e guida per crescere ogni giorno un po' e orientare il nostro cammino verso di Lui. Buona strada!


17/02/2014 12:36 germano turin
Scusate ma, siccome la Parabola del Figliol Prodigo mi ha sempre affascinato e stimolato, provo a dire qualcosa nel merito.
Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha provato ad immedesimarsi in questa Parabola, cercando di capire se era il figlio rimasto nella casa del Padre oppure se era il figliol prodigo.
Io mi vedo in due posizioni alternate: qualche volta "scappo di casa" e qualche altra volta resto "nella casa".
Come dite? O da una parte o dall'altra? O in casa o fuori casa? Ma chi l'ha detto? Non certo Gesù, almeno, non mi pare.
Io vedo la Parola della Bibbia come qualcosa che va oltre
"La Parola" (umana, cioè come la intendiamo di solito): "La Parola" di Dio, per quanto scritta in una lingua che io conosco, si trova in una dimensione per me inaccessibile, nel senso che, quando credo di aver capito, mi accorgo di non aver capito (almeno, di non aver capito tutto quello che c'era da capire).
La "Parola di Dio" la vedo come una cipolla: tolgo una foglia, vedo la luce e dico "ho capito tutto".
Poi mi accorgo che, dalla la cipolla, è possibile togliere un'altra foglia: fatico un po', tolgo anche quella, vedo una luce ancora più brillante ma... mi accorgo che la Luce vera, non la sto ancora ammirando.
Sono parecchio confuso, eh?
Germano Truin - Torino



17/02/2014 11:50 elena b.
I riferimenti al "padre" e alla "paternità" erano scaturiti in connessione con l'argomento della parabola.
Un grazie di cuore a tutta la multiforme, stimolante famiglia di VN, continuerò a leggervi.



17/02/2014 10:55 don Leonardo Scandellari
@ elena b. Circa il contenuto dei commenti, penso di non aver altro da aggiungere.
Quanto al resto, ho l’impressione che dalle mie parole lei si spinga un tantino troppo in là con le considerazioni circa la mia «paternità spirituale».
Non insisto al riguardo, dal momento che questo è un forum e non una corrispondenza personale. Ad admin chiedo solo di registrare questa mia protesta, non paterna ma spero abbastanza civile.



16/02/2014 11:38 Maria
per coloro che dicono che la famosa frase "chi sono io per giudicare" va contestualizzata e che è stata mal interpretata, io vorrei solo fare presente la contraddizione logica in cui si trovano:
se infatti io dico che la frase A (chi sono io pergiudicare?) è giusta non posso giudicare coloro che dicono che la frase A è sbagliata. Se li giudico in fatti contraddico la mia stessa posizione : chi sono io per giudicare chi dice che chi sono io per giudica è una frase sbagliata?
dal punto di vista logico è un non -senso.
vorrei inoltre far presente a Don leonardo ed ad altri che i diretti interessati alla frase l'hanno interpretata in maniera letterale: e oggi è tutto un ripeterla nei più svariati contesti. Ho sentito anche un ragazzino dire al padre che lorimproverava "chi sei tu per giudicarmi"?
e allora come la metticamo carissimi) una religione tutta cuore e niente cervello e niente logica, è questo quello che propugnate? Non credo proprio che Papa Francesco che è un gesuita sia per una religione solo cuore e niente cervello e logica: perciò quella frase l'ha detta proprio nell'unico senso in cui l'hanno interpretata i diretti interessati: la Chiesa ,e il Papa lo ammette ,la dottrina cattolica, non ha alcun diritto di giudicare i comportamenti sessuali delle persone.



15/02/2014 11:51 elena b.
Ritornando alla parabola, tema di questo post, per me è fondamentale la presa di coscienza, il pentimento del figlio minore: senza questi non avrebbe potuto esserci il ritorno, senza questi il Padre non avrebbe potuto manifestargli il suo perdono e ri-accoglierlo fra le braccia (la parabola non dice che fosse andato a cercarlo).
Il figlio maggiore non era presente al drammatico momento del ritorno, forse anch’egli si sarebbe intenerito se avesse visto le amare lacrime del fratello. Ha solo visto le festose conseguenze, e le ha considerate ingiuste perché non si era confrontato con i sentimenti e le parole altrui, ed il suo cuore era quindi rimasto di pietra, chiuso nei rabbiosi pensieri della mente forse rimuginati da anni.
Fra i tanti stimoli che ci offre, questa parabola può invitarci anche ad aprire il cuore per accogliervi i pensieri e i sentimenti altrui: anche se non li condividiamo, un dialogo e un chiarimento possono portarci almeno a comprenderli, e il nostro cuore sarà un cuore di carne.



15/02/2014 11:47 elena b.
@don Leonardo:
1) Ok, certamente non è “di rigore” un tono da padre a figlio in un blog, neanche in un blog cristiano come VN (che è comunque molto più “civile” di altri forum). Tuttavia, da un sacerdote che ha nei carismi del ministero anche la “paternità spirituale”, piuttosto che frasi lapidarie mi sarei aspettata quella “cortesia” che anche ieri Papa Francesco ha detto essere sorella della carità. Se a mia volta ero sembrata scortese nella prima risposta, chiedo venia, non era mia intenzione, stavo solo cercando di argomentare il mio punto di vista , non necessariamente concordante con il suo. Per il resto, a volte mi concedo un tocco d’ironia.

2) Anch’io trovo “insano” fare contrapposizione tra i vari pontefici, sport purtroppo abbastanza praticato anche su VN. Per quanto mi riguarda, verso ogni nuovo Pontefice (nella mia vita questo è il 6° “nuovo”) nutro affetto e rispetto a priori, poi cerco di separarmi dalle mie o altrui pre-comprensioni (pregiudizi) per cercare di “conoscerlo” oggettivamente. Così, sovente, all’affetto e al rispetto si aggiungono stima e ammirazione. E’ naturale che poi si provi sofferenza quando si leggono travisati le loro parole o i loro gesti.
Così era per GP II nei primi anni del suo pontificato (quando, non scordiamolo, era chiamato “Woitilaccio” e molti media lo combattevano perché appariva forte), prima che subentrasse la pietà per l’uomo malato.
Così, ancor più, è stato per Benedetto XVI, visto da subito e soltanto come il “pastore tedesco”, “il guardiano inflessibile della dottrina”. Sul fuoco di quanti fraintendimenti hanno soffiato i media, e non solo quelli anticlericali? Ogni volta il papa ne soffriva profondamente, e ogni volta con lettere, comunicazioni, discorsi chiariva le ragioni delle sue parole o del suo operato. Umiltà, semplicità e chiarezza erano le sue grandi doti, un temperamento non espansivo il suo limite e la sua fatica. Ma le sue parole, sempre chiare e profonde, illuminavano a giorno ogni cosa; e non tutti amano la luce.

Con Papa Francesco ho fatto la stessa cosa: lo amo e lo rispetto a priori, e cerco di “conoscerlo” oggettivamente. Questa volta, contrariamente al solito, l’ottica dei media è positiva, ma questo non significa che il suo operato non venga ugualmente travisato. E a me dispiace quando, in qualche modo, le sue parole sembrano offrire il fianco a questi travisamenti. Come nella famosa frase incriminata. Se, come ha affermato lui stesso in seguito, non ama le domande improvvisate e non si riconosce nelle risposte date a bruciapelo, perché non chiarire successivamente il suo reale pensiero? Non gliene è certo mancata l’occasione. Non può ignorare che anche altre risposte, in altre occasioni, sono state interpretate in modo errato (es. la coscienza): se esiste libertà di interpretazione, esiste anche libertà di precisazione, e con uguale risalto pubblico. Altrimenti possono diffondersi convinzioni errate da una parte, e disorientamento dall’altra. Forse per lui non è una cosa importante, ma per qualcun altro sì.
Ecco, se mi posso permettere: fra tante belle parole, a volte io sento il bisogno di un più chiaro “riempimento” di taluni concetti che il Papa enuncia, proprio per dare meno adito possibile a falsificazioni del suo reale pensiero. Sarà forse un mio limite, una mia eccessiva esigenza di chiarezza.
Riconosco invece i suoi gesti encomiabili. Non entro nel merito del suo modo di essere, questo sì soggetto a maggiori o minori “simpatie soggettive”, che sono tutte legittime quando non eccesssive.
Mi scuso per questo lungo intervento. Spero di essere riuscita a chiarire serenamente il mio pensiero sui Papi, che considero nostri Pastori e punti di riferimento essenziali.



14/02/2014 17:53 don Leonardo Scandellari
@ elena b. No, in effetti non mi è mai parso che nelle discussioni di questo forum fosse di rigore un tono da padre a figlio/a. E, parlando senza polemica, mi sembra che se uno/a interviene usando il fioretto non possa meravigliarsi di ricevere a sua volta qualche punzecchiata.
Detto questo, se il tono del mio commento precedente ha dato un tale disagio da sviare l’attenzione dal contenuto, faccio ammenda e la metterò così. Di fronte a quella frase di papa Francesco — « Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?» — chi l’ha presa male, chi la vede come una prova di scarsa «parresia», chi si chiede come sarebbe andata a finire se Gesù avesse detto così a Zaccheo… rifletta almeno sulla differenza che passa tra parlare a un peccatore e parlare dei peccatori. Il Papa, quella volta, non si stava rivolgendo a un omosessuale (lo Zaccheo di turno, secondo il «sogno» di elena b.), ma ai giornalisti che alludevano con lui alla “questione” dell’omosessualità a proposito della presunta «lobby gay in Vaticano». A mia sensazione, era anche un modo di far capire che per certe discussioni il momento giusto non è una conferenza stampa (vi ricordate le reazioni e gli insulti contro papa Benedetto, quando in un contesto analogo disse che contro l’Aids «il preservativo non sarebbe la soluzione»?).
Nessuno di noi, credo, ha potuto scrutare nel cuore di un papa. Ma — chiedo scusa del termine poco paterno — trovo davvero insano questo continuo associare, secondo simpatie del tutto soggettive, a papa Benedetto l’intransigenza e a Francesco la misericordia, o a Benedetto la difesa della dottrina e a Francesco la sua svendita. Sull’attuale Pontefice, mi auguro che continui a lungo ad attirare i “lontani”. Ricordandomi però che non c’è riuscito nemmeno Gesù. E tenendo a mente come andò a finire, fra i non cattolici, l’entusiasmo di cui era circondato Giovanni Paolo II nei primi anni del suo lungo ministero «petrino». A Fabio Colagrande dico grazie di aver dato anche a me un avvertimento sul figlio «non prodigo» che mi porto dentro.



14/02/2014 11:17 elena b.
Ringrazio don Leonardo perché, a fronte delle “malefatte” di un figlio/a, sa rispondere con tutta la comprensione e la misericordia di un vero padre.


14/02/2014 07:57 carlo riviello
non stupisce che dai capi delle nazioni (papi compresi) siano preferibili masse di colombe dal cuore puro che di sapientoni dal cuore di serpe.
e tuttavia toccherà pur fare uno sforzo, se stà scritto che si debba, nello stare al mondo, conciliare entrambi (e dai capi farsene una ragione).



13/02/2014 20:26 Sergio Ventura

Beh, ascoltando l'omelia mattutina del vescovo di Roma, abbiamo scoperto che il Papa o legge Vino Nuovo (e ne commenta indirettamente i post) o è proprio il confessore (con assoluzione piena) di Fabio Colagrande ;-)
In ogni caso, complimenti ad entrambi ...
http://www.news.va/it/news/il-papa-credenti-trasformati-in-pagani-dalla-vanit




13/02/2014 19:42 Alberto Farina

Resto basito nel constatare il fariseismo neanche tanto strisciante che emerge in diversi interventi. Ma che ne sappiamo noi di quello che c'è nel cuore delle persone, dei tempi e delle modalità che la loro conversione richiede, della sensibilità che, a seconda delle storie personali di ciascuno,richiede una maturazione che avviene per alcuni prima ed altri dopo? Non è vero che le vie di Dio non sono le nostre vie? E perché allora dobbiamo sempre essere quelli che "non bisogna annacquare" e via discorrendo? La misericordia di Dio viene prima di tutto e di tutti e accoglie chi, anche solo per un momento, si rivolge a lei. Francesco ce lo ricorda perché, forse, ce ne eravamo dimenticati. Comunque sia, non siamo noi a dover giudicare, perché dovrebbe bastarci l'essere nella casa del Padre e il fatto che "le sue cose sono le nostre cose", espressione bellissima della parabola che dice che l'amore di Dio ci avvolge e ci ha fatto suoi e questo dovrebbe bastarci.




13/02/2014 17:11 Alberto Hermanin
Sono quasi entusiasta del contributo di Fabio Colagrande, e ritengo che ne sia scaturito un bel confronto di idee; mi piacerebbe rispondere ai molti che mi hanno interessato, ma è impossibile causa spazio, e non voglio ammazzare nessuno con contributi enciclopedici.

Faccio a tutti una domanda: ogni volta che si critica questa o quella “apertura” fatta dal Papa o magari da lui subita – come nel caso di Rolling Stone – subito viene chiesto: “ e tu? Sei forse in condizioni di giudicare? Pensi di essere davvero “dentro”? Non sai che ladri e puttane ti passano avanti nel regno dei cieli?”.
Verissimo! Personalmente io non mi sento affatto “dentro”, non ho la “coscienza tranquilla”, proprio no. Mi sento allora “dentro” nel senso che per me essere dentro vuol dire essere il figlio di Timeo, che dice “Signore, abbi pietà di me”. Diciamo, sono nel campo di quelli che chiedono pietà di loro.

Ma tutto ciò premesso, con quale nome devo chiamare quello che Gesù chiama scandalo? Se sono un modestissimo catechista, dovrò pur dare dei giudizi di valore, con tutta la misericordia di questo mondo, va bene, ma non sta scritto di dire si o no, e che il resto viene dal maligno?
Non posso aspettare la mia conversione definitiva, che avverrà - forse! - solo dopo la morte, e certo non per i miei meriti ma per la ricchezza del Suo perdono, non posso aspettare il verus dies natalis per rispondere qui e ora alle domande che il mondo ci pone. Certo che solo Dio è giudice autentico, ma intanto cosa rispondo a chi mi chiede cosa ne pensa Dio secondo quel che ne so io? Cosa gli rispondo, fa’ quel che ti pare e veditela col Principale?

E per questo, con sommessa e affettuosa critica, mi pare che rispondere semplicemente “non fare il fratello maggiore” a chi fa qualche critica – che nel merito peraltro io non condivido – a questa o quella apertura sia un po’ troppo facile, ecco.

Ricordate le parole di San Paolo sulla fornicazione e l’impudicizia, per esempio? Ora, chissà se chi le pratica ufficialmente sarà dannato e io invece che ufficialmente non le pratico perché sono sposato eccetera eccetera sarò salvato? Chi può dirlo? Certamente nessuno, quindi riconosciamoci peccatori, ogni volta che si apre bocca. Resterà però, questo si, una certezza: che fornicare è sbagliato. O no?



13/02/2014 16:25 don Leonardo Scandellari
@ elena b.: Anche "chi sono io per giudicare" è un'espressione diversa da "sta' sereno, sei perfettamente a posto, non vedo problemi". Vogliamo allora valutare le parole di papa Francesco per quello che dicono veramente, anziché presentarle come un antivangelo?


13/02/2014 09:59 carlo riviello
eh, caro Fabio, manco a me piacciono troppo i "volemose bene", siano pronunciati dai balconi come dai blog, e nemmeno le adesioni emotivamente incondizionate da parte dei troppi "santi subito" dei nostri giorni.
e purchè, ad un tempo, non si usi la Parola, inflazionandola, per randellare sotto mentite spoglie il dissenso, cosa assai frequente nella chiesa e nelle reti dei zelanti pretoriani del nulla.
ma non è il tuo caso, ripeto, e la parabola citata può rivelarsi azzeccata, in un senso come nell'altro che tu dici.
(parlare col confessore poi fa sempre molto bene: anche Giulio Andreotti ci andava spesso, in Vaticano ne aveva sempre molti e sempre molto "disponibili").



13/02/2014 08:58 Federico Benedetti
Di fronte ad alcuni commenti vorrei chiarire che la nostra preoccupazione non deve essere la divisione tra fratelli maggiori e figli prodighi, ma il rischio che si riempiano le piazze annacquando il cattolicesimo. In un "blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia", proviamo a riflettere se la modalità di evangelizzazione che si è intrapresa sia effettivamente quella più giusta.


12/02/2014 23:09 Fabio Colagrande
Mi dispiace se il pezzo è sembrato a qualcuno poco misericordioso o eccessivamente giudicante, ma gli articoli alla "volemose bene" mi vengono male. Ne parlerò con il mio confessore.... L'importante poi è non fare nomi. E credo che tutti noi - ed io per primo - siamo molto spesso il "figlio prodigo" e altrettante volte quello "maggiore". Tutto sta ad ammetterlo. Abbracci.


12/02/2014 22:08 carlo riviello
riflessione acuta ed azzeccata caro fabio, che fa tesoro della nota figura della notissima parabola.
a voler essere ancora più coerenti e radicali verrebbe (bergoglianamente) da dire: e chi siamo noi per giudicare il sentimento dei tanti "figlioli non-prodighi" che sembrano popolare, magari anche in buona fede, oggi le nostre sacrestie???......



12/02/2014 18:21 Lorenzo Cuffini
A giudicare dai commenti, diversi maoggi tutti particolarmente "ispirati", questa pagina - e pure il post di Fabio che la ha evocata- continua a dire un sacco di roba a tutti.
Molto, molto bello ( compliments!) anche quello che scrive Antonio Coda, in cui pure io mi ritrovo.Fino a un certo punto della mia storia , per motivi anagrafici, scoprivo dentro di me le facce del prodigo e del maggiore. Poi, con la paternità, ho incominciato anche a misurarmi - con effetti magari grotteschi- con il papà, senza mai averne la "spaventosa" misericordia. E mi piacciono molto le domande -per dir così- marginali che si pone sul suo conto Coda.
Adesso, letto il suo commento, potrei misurarmi anche con la figura "assente"- e quindi in mille modi interpretabile - della madre dei due.
La figata( e il casino) è che tratti comuni, e tratti lontanissimi, magari irragiungibili, di tutti i personaggi , posso, in varia misura, ritrovarmeli dentro, TUTTI MESCOLATI INSIEME...



12/02/2014 17:44 Lorenzo Cuffini

Certo che la parabola di Biffi è ironica, come lo è il suo autore. Ma anche i suoi esegeti improvvisati possono esserlo...




12/02/2014 17:16 elena b.
@don Leonardo: dire a qualcuno che “ha peccato” non credo che equivalga a dirgli “sei un peccatore”. Non è questo che avviene anche nella confessione? L’errore (il “peccato”) non viene forse chiamato col suo nome? Invece per chi lo ha commesso (il “peccatore”) c’è la misericordia di Dio, pronta sempre a ri-accoglierlo.
Credo che riconoscere il peccato sia la premessa di ogni conversione, non certo la premessa della morte del peccatore.
Anche Zaccheo, si è “convertito” perché ha riconosciuto il suo peccato ed è “ritornato” ad una vita conforme al volere di Dio.
Gesù, in quell’episodio, non ha avuto bisogno di dire apposite parole, è bastato il suo sguardo e la sua attenzione verso Zaccheo per farlo rientrare in se stesso e prendere coscienza della sua vita sbagliata. Ma, per noi comuni mortali, la “correzione fraterna” – suggerita anche nelle Scritture - non vuol dire aiutare qualcuno, con amore e senza puntare il dito, a prendere coscienza del proprio comportamento errato e affidarsi alla misericordia del Padre?
Ma, in realtà, quanti sono disposti – se non ad accettare – a prendere perlomeno in esame questa “correzione fraterna”? O l’orgoglio fin dai progenitori ce lo impedisce?



12/02/2014 17:08 Antonio Coda
Quante cose non dice, il bellissimo testo del figliol prodigo.

Non dice se il figlio minore ha imparato la lezione, non dice se il fratello maggiore s’è riconciliato con il padre, non dice come il padre, finita la festa, si sia comportato con suo figlio minore, come con suo figlio maggiore, non dice nemmeno qual è stata la reazione dei due fratelli, quando si sono infine visti occhi negli occhi, se quegli occhi siano stati secchi o umidi.

Quante cose, al posto suo, dicono i commentatori del bellissimo testo del figliol prodigo.

Chi si riconosce nel fratello minore è indispettito dal comportamento del fratello maggiore, chi nel fratello maggiore dal comportamento del padre; nel comportamento del padre non si riconosce spesso nessuno e spesso chi avrebbe più diritto di riconoscersi in quel ruolo è proprio chi, per genuina umiltà, sente tutta l’inopportunità del volersi calare in un ruolo così.

Nella visione, nella lettura che ne faccio io, il ritorno del figliol prodigo mi rende felice per il padre: quanto deve aver penato, quanto deve aver sofferto, sapendo di suo figlio minore in preda alla vita dissoluta. Tra l’altro, che ne è della madre dei due figli? Morta di crepacuore dopo la partenza del figlio o da prima? E perché il figlio minore sarà voluto scappare? Che non abbia proprio niente niente da rimproverarsi, quel padre? Perché un figlio dovrebbe voler andare via da suo padre e dalla sua famiglia? A volte penso che il padre stesso, a torto o a ragione non so, sentisse di aver commesso qualche erroraccio. Perdonando il figlio non accoglie forse anche la speranza che il figlio gli abbia perdonato chissà cosa? Le stesse volte, penso che ciò che meno perdona il fratello maggiore sono le sofferenze che il fratello minore ha dovuto provocare al padre. Quanto deve amare, il primogenito, suo padre? Com’è più difficile, perdonare chi fa del male alle persone che si amano…

Che bellissimo testo, quello del figliol prodigo. Non smette mai di continuare a scriversi da sé tramite tutti coloro che lo leggono, ci riflettono, vi si riflettono.

Saluti!,
Coda



12/02/2014 16:58 Sara
Lorenzo la "parabola" di Biffi e' ironica, come lui del resto.


12/02/2014 16:28 Sarà
Sicuri di essere dentro? No mai sicuri per questo quelli che amano le periferie dovrebbero a volte pensare anche al proprio vicino di banco..

Con tutto che l'invito di Francesco e' sacrosanto basta non rinchiuderlo in una formuletta.



12/02/2014 16:00 Lorenzo Cuffini
@ Dolvaso
Sottoscrivo parola per parola, con tanto di stretta di mano, pacca sulla spalla e abbraccio di felicitazione finale.

@ Federico
Nostro compito è "portare il messaggio".
Mica ci è richiesto di portar a casa il risultato in cassaforte.
" Vorremmo capire"se sta gente si converte, o no.
Oh, sì: vorremmo.Ma non possiamo.
D'altra parte, tu metteresti la mano sul fuoco per te stesso? Sei certo di esserti "convertito" nel cuore, veramente?
Io di me, no.
Non lo potrei dire, senz'altro.

@ Hadassah Hadassah
Per rimanere alla parabolina di Biffi:certo che la rimproverò aspramente, l'unica rimasta. Evidentemente si era concentrata sulla sua zolletta da brucare e sul suo pezzettino di recinto da osservare.
"E le altre 99...che vadano!", magari avrà pensato. "L'essenziale è che IO rimanga qua dentro."
Molto opportunamente sarà stata spedita fuori,e in modo assai brusco: a darsi da fare a cercar le altre. Avrà mica creduto, la placida, che "scopo del gioco" fosse campare tranquilla e beata nel suo recinto, e stop?

@ Maria.
Mariaaaaa!! Se guardi bene nella borsa, sono convinto che troverai un altro paio di occhiali, migliori di quelli che continui a portare sul naso. Quelli hanno lenti che ti fanno vedere tutto solo a due dimensioni:modernismo e tradizionalismo.
Un po' piatta come visione, no?
Passa al 3D, vedrai che è meglio....:)

@ tutti
Ma siamo così sicuri , quando ci sentiamo "dentro", di essere dentro per davvero, e di non essercene andati invece lontani, lontanissimi, da un pezzo?



12/02/2014 15:52 elena b.
A catechismo, da molto tempo con i bambini questa parabola non viene più chiamata “del figliol prodigo”, ma “del Padre misericordioso”, per porre maggiormente l’accento sulla misericordia del Padre che sempre aspetta e accoglie il ritorno del figlio dissipatore. Evidentemente il fratello era più propenso alla “giustizia” che alla “misericordia”, ma mi sembra che non abbondi in misericordia anche il giudizio su di lui che si legge nel post e in molti commenti…
Forse la misericordia appartiene solo al Padre… o forse è la solita questione della pagliuzza e della trave… e anche se fossero travi tutte e due, chissà perché vediamo sempre solo quella dell’altro, e mai ammettiamo che anche nel nostro occhio ci siano impedimenti…

Quoto gli efficaci commenti di Sara e di Hadassah.
Condivido anche ciò che scrive Katholikos: in effetti, i media manipolano a loro piacimento le parole dei papi, dando risalto ad alcuni argomenti ed oscurandone altri secondo la loro convenienza e i loro fini, quasi mai in buona fede. E il guaio è che per molta gente essi sono l’unica fonte di notizie per farsi un’idea, che ovviamente ne deriva distorta.

Mi permetto una piccola lamentela nei confronti di VN: talvolta ci sono lunghi momenti di “buio”, in cui i commenti vengono inviati ma non compaiono, e così dopo qualche ora le risposte riferite a quello che si riteneva l’ultimo commento, risultano invece precedute da una valanga di altri interventi postati nel frattempo. Questo non facilita il fluire del dialogo…



12/02/2014 15:49 Maria Teresa Pontara Pederiva
Non un'amplissima percentuale di figliol prodigo: "noi" siamo il figliol prodigo ... ma crediamo di essere il figlio maggiore, come scrive giustamente Fabio.


12/02/2014 15:48 don Leonardo Scandellari
Trovo interessante il confronto fra il commento di Christian Albini e uno di quelli che lo precedono. In quest'ultimo si suppone che Gesù dovesse dire a Zaccheo che "era un peccatore", in quello di Albini si ricorda che Gesù "chiedeva la conversione".
Ecco, a me questa differenza fa venire in mente alcune parole che riascolteremo in Quaresima: "Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva"...



12/02/2014 15:03 Yolanda
Dolvaso, condivido pienamente.


12/02/2014 14:25 Hadassah Hadassah
D'accordo con Sara.
Un pastore aveva cento pecore. Ne perse novantanove. Allora andò nell'ovile, dall'unica pecora rimasta, la rimproverò aspramente per la sua mancanza di iniziativa. Quindi la cacciò, chiuse l'ovile e andò al bar a parlare di pastorizia.
Da "Il quinto evangelo" del card. Giacomo Biffi. (Citazione a memoria)



12/02/2014 13:43 Massimo Menzaghi
"E' un entusiasmo e una simpatia che resta a livello superficiale e sembra che non porti ad un cambiamento profondo."
certo che se son questi i problemi... ;-)

"La qualità di un albero la si conosce dai suoi frutti"
... se almeno servisse per smetterla per un po' di sentir parlare solo e sempre di radici! ;-)

Detto questo e fermo restando che in ciascuno di noi c'è un'amplissima percentuale di figliol prodigo, il vero dramma è che nella parte di fratello maggiore che ci portiamo dietro non sappiamo riconoscere la ricompensa che abbiamo continuamente!

Altra cosa è la tensione crescente e più che comprensibile per certi gioghi legati ad una dimensione della Chiesa che è giocoforza legata ai tempi e che siamo "abituati" a veder sciogliere con ritardi generazionali: qui non c'entra il fratello maggiore, c'entra il senso di giustizia, e qui obbiettivamente son problemi, seri, perchè anche se la nostra vita è un soffio, dispiace passarla con la sindrome da don Chisciotte!

PS per la cronaca non sono nè divorziato nè omosessuale nè "lontano", ma cerco di vedere in ogni uomo mio fratello, mio figlio... e me stesso



12/02/2014 13:17 Dolvaso
Signor Federico, concordo con lei sulla vicenda di Zaccheo, che dovrebbe essere citata più spesso, soprattutto per il modo di fare di Gesù verso il pubblicano. Ma non condivido la sua affermazione circa la conversione di tutti i pubblicani e peccatori con cui mangiava Gesù. Il vangelo questo non lo dice. I pubblicani e i peccatori si avvicinavano a Gesù per ascoltarlo, spinti dal suo modo di fare diverso da quello degli scribi e dei farisei e dalle sue parole di misericordia e di speranza. Ma ognuno aveva il suo cammino e i suoi tempi. Neanche i Dodici erano del tutto convertiti. Lei poi pone delle domande. Io ritengo che bisogna avere rispetto delle persone, dei loro tempi e delle loro scelte. E, se tutti i simpatizzanti decidessero di ripartire dopo la festa, saranno liberi di farlo (speriamo solo che non ripartano per una cattiva testimonianza di chi è dentro, ossia noi). Il Padre della parabola fa festa, ma non è sicuro che il figlio abbia capito il suo amore e che rimanga in casa. E' questo il bello della parabola: il figlio minore potrebbe giudicare ingenuo il Padre e rifare altre volte quello che ha fatto. L'unica certezza è che il Padre starà sempre lì ad aspettarlo. Il figlio maggiore, che rappresenta anche me, pensa più alla sua buona condotta che all'amore del Padre. E' lui quello più difficile da convertire. L'amore del Padre è gratuito ed è per tutti, non solo per i bravi ragazzi. L'articolo di Colagrande dovrebbe far riflettere tutti noi, che forse pensiamo di più al "capretto", premio della nostra fedeltà, che al bene dei fratelli che sono lontani. Dovremmo essere noi a rallegrarci e far festa anche con chi viene e poi se ne va, perchè per noi che siamo rimasti in casa è festa tutti i giorni. Quindi, non scandalizziamoci se i "lontani" vedono con simpatia il Papa. Chissà se qualche sua parola, non abbia toccato qualche punto del loro cuore, risvegliato una nostalgia. Già questa è una grazia. Ma il Papa non può fare tutto. Ogni giorno in ufficio, in negozio, a scuola, a casa ci siamo noi a dover portare il vangelo a chi avviciniamo.


12/02/2014 12:59 giuseppe
Analisi perfettamente azzeccata anche se abbastanza facile.
Il figlio "non prodigo" magari l'indomani avrà detto a papà: -ma sei proprio sicuro che quello è tornato per restare? voglio vedere che frutti darà questo ritorno, se poi riprende a scialacquare che fai?



12/02/2014 12:43 Katholikos
Non è la popolarità del Papa ad infastidire, quanto il sapere che dietro tutte queste immagini di "Papa buono" ci sia spesso la volontà di piegare le affermazioni del Santo Padre ai propri desideri ed aspettative peggiori che arrivano a snaturare la Parola di Dio. Così ci perdiamo il vero Papa Francesco. L'Angelus di domenica, ad esempio, ha parlato del fine vita. Vado su Google news e le agenzie cosa riportano? Sochi, lampada e creato. E il discorso sulla dignità della persona dov'è sparito? Io - come tanti, forse tutti - siamo felici che si parli del Pontefice, ma notiamo che la guerra al Papato continua, sia pure in forma nuova. Estote parati! :-)


12/02/2014 12:18 Christian Albini
In realtà c'era chi incontrava Gesù e poi non si convertiva. V. il giovane ricco.

E anche Gesù era applaudito da folle in cui c'erano persone superficiali, magari semplicemente curiose.

Anzi, tra chi è sempre stato con Gesù c'erano di quelli che sono arrivati fino alla croce senza essersi ancora convertiti davvero.

Potremmo dire che nella sua vita, Gesù, di frutti non ne ha portati per come è andata a finire. Un marginale, sconfitto e lasciato solo, senza un seguito. Come Charles de Foucauld.

Però, Gesù non giudicava e a tutti annunciava l'amore misericordioso di Dio. Certo, chiedeva la conversione, ma non ritirava quell'amore. Non faceva commercio.

E poi Gesù insegnava a non giudicare. Mi sorprende perciò che ci sia chi si senta titolato a giudicare (su che basi?) le persone che apprezzano papa Francesco.



12/02/2014 12:18 Fabio Colagrande
E' vero Elena b., erano centinaia di migliaia. Anche secondo la questura!

Fabio



12/02/2014 12:18 elena b.
Ho fatto un sogno: Zaccheo era salito sull’albero per vedere Gesù; Gesù alza lo sguardo, lo chiama, gli parla e accetta l’invito a pranzo a casa sua. Mormorio della folla: mangiare con un pubblicano, con un peccatore? Scandalo! Gesù percepisce la disapprovazione e dice: “Zaccheo è un pubblicano? Riscuote le tasse per conto dei Romani, incassa oltre il dovuto e se ne mette in tasca una buona parte? E chi sono io per giudicare?” Zaccheo è felice di ospitare Gesù, per lungo tempo potrà gloriarsi dell’onore ricevuto, e si sente tranquillo nel perpetuare il suo comportamento: nessuno, salvo i soliti perbenisti, gli ha detto che peccava…


12/02/2014 12:17 Fabricianus
Mi sbaglierò sicuramente, ma io l'entusiasmo "delle folle" per papa Bergoglio lo considero solo di facciata.
Quanti lo ascoltano veramente tra figlioli prodighi e non prodighi?

Saluti.



12/02/2014 11:57 gilberto borghi
Ma siamo proprio sicuri che siamo noi a poter dire se ci sono o no vere conversioni? Con quale criterio posso valutare se la conversione di un altro sia o no sincera? L'albero si riconosce dai frutti, ma i frutti li riconosce colui che raccoglie. A noi viene chiesto di seminare. E fino a prova contaria si raccoglie solo alla fine. Perciò davvero credo che noi siamo chiamati solo a dare giudizi sulla nostra conversione personale, soprattutto se il giudizio che emettiamo è così generalizzato. Se ci occupassimo della nostra conversione sarebbe un gran passo avanti per la Chiesa.


12/02/2014 11:18 Stefano
Grazie della riflessione, Fabio! Dai primi commenti direi che tu abbia proprio ragione :-)


12/02/2014 10:39 maria elisabetta gandolfi
Bravo Colagrande: no ai credenti rinsecchiti!


12/02/2014 10:18 Maria
Non c'è solo il complesso del figliol non prodigo caro Fabio Colagrande : molti cattolici hanno un complesso di inferiorità verso la "cultura moderna" la "cultura laica" verso il PROGRESSO, temono sempre l'accusa di oscurantismo, e quindi che una rivista pop faccia la copertina col papa è un grande ONORE per il papa!
Poi ci sono quelli che hanno il complesso della "quantità ", del numero, siccome ai funerali di papa Wojtyla c'era tanta gente questo vi mandava in estasi, ache se la maggior parte era li' per pura curiosità e per farsi un selfie col cadavere del papa! Un po' come quelli che dal numero di persone che vengono a una loro festa si sentono importanti....
Quindi direi che prima di vedere la pagliuzza del complesso del fratello non prodigo, caro Fabio Colagrande dovreste togliervi dagli occhi la trave dei complessi che avete voi, cari modernisti!



12/02/2014 09:03 Federico Benedetti
Gesù incontrava e mangiava con peccatori che poi si convertivano, come Zaccheo: riconoscevano i propri peccati e provavano a cambiare vita. Oggi l'impressione è che tutti questi peccatori che incontrano il Papa siano ammirati, incuriositi, magari stupiti di scoprire una Chiesa diversa da quella dei propri pregiudizi, e basta. E' un entusiasmo e una simpatia che resta a livello superficiale e sembra che non porti ad un cambiamento profondo. Queste nuove "folle" restano nel peccato e nell'impenitenza.
Questa è l'unica vera obiezione che si potrebbe fare alla riflessione di Colagrande e in definitiva la differenza vera tra il figliol prodigo e i nuovi fans di Bergoglio: tornano a casa sì o no? Sono veramente convinti e disposti a rimanere o vogliono solo partecipare a una festa e poi ripartire? Siamo tutti lieti che ci sia un'accoglienza positiva del Papa e delle sue parole, ma vorremmo capire se questa simpatia porti un frutto o no.
"La qualità di un albero la si conosce dai suoi frutti". Lc6,44.



12/02/2014 08:55 Sara
A me pare che si sia esagerato. Sembra che solo le periferie siano cool mentre se sei rimasto in Chiesa e se sei rimasto sposato ecc. sei un dogmatico che cala i principi dall'alto.
Non è che se ti tieni il marito o la moglie e' anche perché credi nel Vangelo no e'?
Su quelli che si sono riavvicinati sono contenta per loro basta che abbiano il minimo di rispetto sindacale per chi era rimasto.



12/02/2014 01:53 elena b.
Da questo lungo sfogo colgo solo una pillola: d'accordo che la situazione di molti contesti familiari oggigiorno ponga nuove, importanti sfide educative (frase sentita più volte), ma non mi sembra sia stato chiarito in che modo si concretizzi la risposta della Chiesa a queste sfide. Forse dobbiamo attendere il Sinodo per avere indicazioni concrete sulle linee-guida della Chiesa?
Un'ulteriore, piccola osservazione (chiedo venia per la pignoleria): le persone che sfilavano silenziose e pazienti per via della Conciliazione nell'aprile 2005 non erano centinaia, ma centinaia di migliaia: "Va' dove ti porta il cuore...".



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Fabio Colagrande

Fabio Colagrande, nato a Roma a metà dei favolosi anni Sessanta, lavora da vent'anni alla Radio Vaticana come giornalista e conduttore di programmi in diretta. Collabora con L'Osservatore Romano e altre testate cattoliche. Per alcuni anni, ai microfoni di Radio Due, si è occupato di cultura e intrattenimento.

Autore, regista e attore di teatro, per diletto, nel 1995 ha fondato una compagnia tuttora sulla breccia. Felicemente sposato, ha due figli, che spera mettano su un gruppo rock e lo facciano cantare, ogni tanto. Cura un blog personale intitolato L'anticamera del cervello.

 

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