Chi è a parlare sempre di morale sessuale?
di Guido Mocellin | 09 febbraio 2014
Viene il sospetto che alcune correnti culturali abbiano tutto l'interesse a tenere su questo terreno il confronto con i cattolici

Se si prescinde dal solito patchwork del «Francesco feriale», che anche questa settimana ha fatto 30 titoli, dal Comunicato finale del Consiglio permanente della CEI, che ne ha presi 14, e dalla morte dell'anziano scrittore Eugenio Corti, che ne ha guadagnati 12 (menzione settimanale «Lacrime di coccodrillo», visto l'oblio nel quale, a parte le piccole testate dell'area neointransigente, veniva tenuto da vivo), la «settimana religiosa» dei quotidiani italiani è stata egemonizzata da tre questioni che hanno il loro denominatore comune nel rapporto tra Chiesa e cultura laico-libertaria in materia di morale sessuale.

14 titoli sono andati infatti alle manifestazioni in Spagna contro il progetto di legge di modifica, in senso restrittivo, della legge sull'aborto attualmente in vigore, progetto accreditato dell'attivo sostegno della Chiesa cattolica.

37 titoli se li sono invece guadagnati le manifestazioni in Francia, che a loro volta hanno goduto dell'attivo sostegno della Chiesa cattolica, contro le leggi che il Governo intende emanare in tema di «matrimonio per tutti» o comunque ispirate dalle tesi dei «gender studies». A queste ho accostato, nel computo, anche i titoli sull'omogeneo Rapporto Lunacek votato dal Parlamento Europeo e su un documento, di segno opposto, dei vescovi del Triveneto.

E infine 56 titoli, praticamente nella sola giornata di giovedì, sono stati dedicati a raccontare e discutere le Concluding observations on the second periodic report of the Holy See pubblicate dalla Commissione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, e assai critiche verso le politiche della Santa Sede in tema di violenza del clero sui minori (ma anche in tema di contraccezione, aborto, «famiglie arcobaleno»...). Vino Nuovo ha già suggerito un articolo in proposito.

Se si considera ancora che 6 titoli sono andati al dibattito in preparazione del Sinodo dei vescovi sulle sfide pastorali alla famiglia, che altri 4 vertevano in un modo o nell'altro su pedofilia e clero e che 7 dei 30 titoli sulle attività ordinarie di papa Francesco riguardavano il suo incontro con «la vera Philomena», la donna irlandese vittima, a suo tempo, di alcuni dei comportamenti che la Commissione ONU sui diritti dell'infanzia stigmatizza, il risultato è che, sui 250 titoli religiosi della settimana, ben 124 avevano sullo sfondo, come dicevo, insegnamenti e posizioni della Chiesa in tema di sessualità. Uno su due.

È abbastanza chiaro che papa Francesco non ritiene opportuno che la Chiesa, in pubblico, si identifichi con le sue posizioni su questi temi, specie se isolate dal contesto del Vangelo.

«Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi», aveva detto nella famosa intervista alle riviste dei gesuiti, sintetizzando concetti poi argomentati ai nn. 34-39 dell'Evangelii gaudium.

«Questo non è possibile - proseguiva -. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa, del resto, lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione. Gli insegnamenti, tanto dogmatici quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza».

E di seguito: «L'annuncio di tipo missionario si concentra sull'essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l'edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali».

È altrettanto chiaro, invece, che questa agenda resiste e continua a essere proposta, perlomeno all'opinione pubblica occidentale, come «la» agenda sulla quale misurare la capacità del Vangelo - della Chiesa - di parlare all'uomo contemporaneo (meglio: a quello occidentale) oppure no. E ciò accade a prescindere dalla legittima scelta di alcuni episcopati nazionali, che nella loro libertà e nel loro discernimento ritengono di non poter tacere su determinate questioni.

Viene il sospetto - persino a me, che sono tenacemente contrario a ogni «dietrologia» - che alcune correnti culturali abbiano tutto l'interesse a mantenere su questo terreno della morale, piuttosto che «sull'essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore», il confronto con gli uomini di fede, e segnatamente con i cattolici. Una sorta di «test d'ammissione» della Chiesa al complessivo dibattito pubblico: ma un test alla fin fine insuperabile, tanto la storia, da un lato, e l'ideologia, dall'altro, vi pesano sopra (come ha ben scritto Luigi Accattoli sul Corriere del 6 febbraio e sul suo blog).

E forse, che il test non venga superato fa assai comodo, perché rende meno udibile sia la parola del Vangelo, sia altre non meno disturbanti parole che ne discendono a proposito di altre questioni di morale: ad esempio della questione della giustizia economica per tutti...

 

 

12/02/2014 12:08 Antonio Coda
Gentile Fab,

la cultura “laico-modernista-progressista” (è un dolcissimo modo per indicarla) sull’essenziale si pronuncia eccome, almeno quanto la cultura “fideistico-passatista-regressista” (è un modo umoristico, e quindi più dolce ancora, per indicarla).

Poi ognuno presterà orecchio al messaggio che più lo coinvolge, o che più – secondo chi ascolta – merita rispetto, fiducia e partecipazione.

L’essenziale è che nessuno tagli l’orecchio a nessuno perché poi
si possa sentire soltanto la sua campana.

(L’essenziale, a me pare, è la libera-scelta-consapevole e la libera-scelta-consapevole, pare sempre a me, è il meglio delle culture laiche e non laiche, a patto non siano né passatiste né regressiste.)

Saluti!,
Coda



11/02/2014 20:54 fab
a me pare piuttosto un'altra realtà: che cioè «sull'essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore» la cultura laico-modernista-progressista (o come la voglia chiamare) ha nulla o poco da dire. Quindi...


11/02/2014 19:50 Massimo Menzaghi

Ciao Lorenzo! Un po' non siamo più così assidui entrambi, un po' l'età e un po' la scusante che di Lorenzo ne girano almeno un paio... e ho preferito stare sul vago! ;-)
Sugli auspici non posso che concordare: di certo c'è spazio per crescere tutti assieme; hai visto mai?
Alla prossima!
Ringrazio Borghi per il materiale citato e, come spesso capita, trovo irriverentemente stimolante l'intervento di Antonio Coda: nella relazione con l'altro non possiamo essere così presuntuosi da trasformare anche il convincimento più profondo e sincero in un atteggiamento che viene percepito come prevaricazione; l'ho sostenuto più volte che il richiamare come naturali e insiti nell'uomo certi nostri "fondamentali" non aiuta a fare passi avanti! Concentriamoci sulla Buona Novella da annunciare nella testimonianza (smussando il superfluo a tutti i livelli) e rilassiamoci! Gesù ha detto che, se gira male, basta scrollarsi la polvere dai sandali: le guerre di religione (vere e figurate) ce le siamo inventate tutte da soli...




11/02/2014 14:43 Antonio Coda
Sulla (falsa e doppia e fallimentare e isterica e che resta la preferita dei traumatizzati) morale sessuale l’istituzione della chiesa cattolica ci ha marciato, e ha fatto marcire, per un paio di migliaia di anni. Nel suo macroscopico piccolo quanto ci prova anche oggi, la testardona. Ohi ohi, ora ha di fronte un mondo-laico(…) non meno difettoso e dogmatico e sgusciante di lei, e alla sessualità non andrà mai bene fino a quando gli individui non si accontenteranno di dominare la propria ma vorranno sempre mettere bocca e mani su quella degli altri.

Ormai sembra non ci sia più nessuno che in una sessualità ci veda una energia positiva e naturale e autonoma non una forza demoniaca/psicotica da rimettere nelle mani di catechisti, esorcisti e specialisti nel pene e nella vagina.

Per bon-ton la chiesta cattolica dovrebbe tenersi il rinfacciamento – cosa sarà mai, sopportare un contraddittorio nelle idee, dopo tanti secoli passati a devastare di fatto le vite dei non allineati? - se non proprio le denunce, ma anche quelle non guastano, per almeno altrettanto. Poi forse avrà riacquistato il diritto di fare l’offesa. Dico: forse.

Il passato non deve diventare una ossessione, ma nemmeno essere relegato all’oblio: un monito, un insegnamento, dopo un meritatissimo castigo senza nessuno sconto di pena concessosi da soli. Non abbiamo che questo, per poter guardare ai nostri errori senza essere schiacciati dalla loro irrimediabilità.

O questo o qualche altro migliaio di anni di delitti e castigamatti, cioè.

Saluti!,
Antonio Coda



11/02/2014 14:17 Lorenzo Cuffini
@ Massimo Menzaghi

Ciao Massimo, ma non ci davamo del tu?
Hai fatto solo bene a contraccambiarmi di cuore quel " e che due palle!":)io avrei fatto lo stesso.
Mi pare che questa constatazione sbottata possa essere una buona base comune su cui costruire qualcosa di nuovo nel modo di stare e di parlare in rete. Nel senso: non solo dirlo, ma sentirselo dire,capirne il perché e cercare qualche colpo di timone nuovo per correggere la nostra rotta.
Hai visto mai?
Comunque un bel grazie e un abbraccio
Lorenzo



11/02/2014 13:08 gilberto borghi
L'essenziale per Bendetto XVI:
“Con lungimiranza il Servo di Dio Paolo VI osservava che l'impegno dell'evangelizzazione "si dimostra ugualmente sempre più necessario, a causa delle situazioni di scristianizzazione frequenti ai nostri giorni, per moltitudini di persone che hanno ricevuto il battesimo ma vivono completamente al di fuori della vita cristiana, per gente semplice che ha una certa fede ma ne conosce male i fondamenti, per intellettuali che sentono il bisogno di conoscere Gesù Cristo in una luce diversa dall'insegnamento ricevuto nella loro infanzia, e per molti altri” (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, n. 52). Per proclamare in modo fecondo la Parola del Vangelo, è richiesto anzitutto che si faccia profonda esperienza di Dio. Come ho avuto modo di affermare nella mia prima Enciclica Deus caritas est: “All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” (n. 1). Similmente, alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l'inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita”. (Lettera apostolica. Ubicumque et semper, 21 settembre 2010)
“Il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita” (Spe salvi 2)
“Oggi bisogna riconoscere che dobbiamo ritrovare di nuovo la strada che porta ad un atteggiamento propriamente cristiano, come quello che esisteva nel cristianesimo primitivo, e nei grandi momenti del cristianesimo: la gioia e il sì al corpo, il sì alla sessualità considerati come un dono, di cui fanno parte sempre anche la disciplina e la responsabilità”. (Luce del mondo, LEV 2010, pp. 150-151)
“Anche in chi resta legato alle radici cristiane, ma vive il difficile rapporto con la modernità, è importante far comprendere che l’essere cristiano non è una specie di abito da vestire in privato o in particolari occasioni, ma è qualcosa di vivo e totalizzante, capace di assumere tutto ciò che di buono vi è nella modernità” (Discorso ai partecipanti all’Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, 30 maggio 2011)



11/02/2014 10:16 Massimo Menzaghi
@ Lorenzo Cuffini

La questione è enorme e mi pare che lei stesso abbia sbottato più volte e ci abbia anche salutati mandandoci bonariamente al diavolo... ma poi vedo che è lei a ricascarci!

Posso affettuosamente restituirle il CHE DUE PALLE? Il suo ragionamento fila, ma non mi convince del tutto: sarà perchè il confine con la testa sotto la sabbia e il vogliamoci bene è veramente una lama di rasoio? Sarà che c'è del comodo anche nel non ragionare sulle cose che ci accadono?
C'è anche qualche contraddizione, se vogliamo fare i complicati, tra la parte iniziale e l'invito agli orticelli, ma soprattutto la cosa che mi fa imbestialire è questo eterno dualismo che viene usato come una lancia tra quelli che si "scannano" sui blog e quelli che vivono cristianamente nella vita reale: ma dove sta scritto? Ma abbiamo mai cenato insieme? Ma cosa ne sappiamo veramente l'uno dell'altro?

la Chiesa ha i suoi tempi, ma se non ci fossero confronti e scambi la Chiesa non vivrebbe il proprio tempo: in chiave assolutamente non strumentale torno qui a sottolineare che la gerarchia in Italia ha fomentato questo clima e sarebbe un grandissimo segnale se partisse da loro un ritorno all'essenziale.

Dopodichè, che alla fine debba prevalere l'unità non ci piove, ma non piove nemmeno sul fatto che sia un percorso inevitabilmente travagliato.

Quanto al "dare scandalo" ho già detto che i problemi sono ben altri: una Chiesa viva non può scandalizzare nessuno, anzi...



11/02/2014 09:13 Alberto Farina
Riguardo al post di Cuffini vorrei far notare che da sempre la Chiesa ha vissuto tensioni fra tendenze diverse: basti pensare alla divisione della chiesa di Gerusalemme fra giudeocristiani ed ellenisti o alla lotta furibonda fra Paolo di Tarso e i giudaizzanti. Il problema non sta nelle differenze di sensibilità, ma nel fatto che spesso manca la carità e il rispetto delle posizioni altrui. Vi e' poi la tendenza ad emarginare nel contesto ecclesiale quelli che non sono in linea con la posizione che va per la maggiore. Perché spesso si fa della fede un castello in cui tutto si tiene e poi, però, si scorda il nucleo fondante e gli aspetti collaterali diventano più importanti del cuore dell'annuncio.
Mi ha colpito molto l'immagine del Vescovo di Roma, Papa Francesco, che ha definito la Chiesa un ospedale da campo: l'annuncio di Cristo passa attraverso l'amore che la Chiesa dimostra al mondo e in particolare a coloro che sono feriti e cercano qualcuno che si prenda cura di loro. Come ha ricordato Francesco nell'omelia di insediamento il tema del "prendersi cura" e' centrale e, a mio modo di vedere, costituisce il miglior modo di evangelizzare perché fa sentire concretamente la carità di Cristo che si fa realtà viva. Ed e' anche il modo migliore di dimostrare il nostro amore a Gesù, come ci ricorda la mirabile pagina di Matteo 25. E la vicinanza all'umanità sofferente può portare la Chiesa ad una migliore comprensione del nucleo fondante. Pensate cosa accadrebbe se per un anno i teologi si dedicassero esclusivamente ad opere di carità e le cattedre di teologia fossero occupate da chi ha fatto del servizio di carità la propria ragione di vita; probabilmente il messaggio diventerebbe meno teorico e più aderente alla vita reale delle persone.



11/02/2014 08:57 Federico Benedetti
Cara Yolanda,
non si tace su nessun argomento, né tantomeno su temi importanti e delicati come la custodia del creato, la pace e la giustizia sociale ed economica. Pagine su pagine sono state scritte e parole su parole pronunciate per la promozione dei valori cristiani in tutti questi ambiti.
Ma oggi il mondo pone all'ordine del giorno una visione della vita e della famiglia e la Chiesa deve dare una risposta. E' limitante e sbagliato parlare solo di morale sessuale. La questione è fondamentale, cioè è il fondamento della nostra vita comune e del nostro stare insieme. La Chiesa non può tacere, i cattolici non possono pensare solo ad altro.
Trovo in queste critiche e in alcuni commenti una posizione partigiana e pregiudiziale che nasconde una convenienza politica: parlare solo di alcuni temi e tralasciare proprio quelli che sono al centro del dibattito politico (e non certo per iniziativa dei cattolici) è insensato, illogico e rappresenta la rinuncia (interessata o rassegnata) ad una testimonianza autentica.



11/02/2014 02:43 Yolanda
Grazie Cuffini. C'è del vero in quel che dici . E' il senso del nostro star qui a discutere che viene messo in discussione. Ma in tutto questo bailame ci sta anche questo. Sono venuti fuori tanti temi , alcuni che restringono il campo a un orizzonte così ristretto e ripetitivo da risultare insopportabile.Sottolinei le divisioni e contrapposizioni.Inviti a far la parte di testimonianza nel proprio ambito. Ma la domanda di Borghi su cosa è essenziale oggi nel mondo occidentale per una predicazione cristiana mi par interessante.Domanda a cui non so rispondere perchè non so neppure se occorre predicare o testimoniare il vangelo.Quel che ho pensato è che allargare gli orizzonti è indispensabile. Perchè non farlo allora a livello planetario su un tema che accomuni invece che dividere? Siamo tutti su questo piccolo pianeta che è la nostra casa,l'unica che abbiamo, che ci offre tutto ciò di cui avremmo bisogno per vivere se la curassimo e la usassimo con rispetto.
Ma come si sentono ,e fanno sentire, i cristiani di fronte alla distruzione del pianeta,alla mancanza di cura del territorio per evitare disastri ricorrenti, all'inquinamento, alle varie terre dei fuochi ,all'intossicazione delle falde acquifere con il percolato delle discariche abusive di tutto e di più, ai territori resi fonte di morte e malattie per così tanta gente, anche in Italia ,per un dissennato arricchimento di pochi difesi da poteri forti? I principi non negoziabili in difesa della vita in ogni momento non valgono in questi casi? L'equa distribuzione delle ricchezze, la giustizia sociale, un'alimentazione sana ed equilibrata per tutti ,e in tutti i continenti,una cura nelle malattie e difficoltà accessibile a tutti non sono altri aspetti di difesa della vita?
Su questi fronti tutto tace. Diventare consapevoli e responsabili anche attraverso una maggiore conoscenza di cause,responsabilità, strade di intervento, scelte politiche, scelte morali anche attraverso la discussione non sarebbe male. Perchè per la salvezza dell'uomo ,per l'annuncio di una buona notizia ci vuole impegno e testimonianza insieme,da soli si è impotenti, ed è prioritario dove si muore senza speranza o si vive disperati.



10/02/2014 22:57 agnese
Lorenzo Cuffini. Grazie!


10/02/2014 16:01 Lorenzo Cuffini
"qual'è l'essenziale di una predicazione missionaria cristiana, oggi, in occidente?".
Io trovo che ci sia una condizione preliminare, un passo non più' procastinabile , senza il quale non sarà possibile alcun tipo di presenza missionaria oggi in occidente.
Ed è questo: piantarla con la vergogna della polemica continua tra di noi.
Niente, ma niente di niente, sarà possibile se noi non riusciremo a disinnescare quel formidabile astio che sta dietro alle scaramucce costanti tra gruppi e gruppetti di diversa ispirazione. Cattolici progressisti e tradizionalisti, conciliari e anti-conciliari, cattolici dx e cattolici sx, filobergogliani e rimpiangentiratzinger ?
E CHE DUE PALLE!
Ma non lo vediamo?! E' un cancro, questo, che ci mangia vivi. Mangia senza sosta Chiesa, chiese, diocesi, parrocchie,associazioni, giornali& giornalisti, persino -soprattutto?- siti & blog...Questa spinta al frazionamento e al mugugno perpetuo, questo tirare Gesù per la giacchetta in base alla proprie idee personali, questa ipersuscettibilità aggressiva che punta immediatamente a delegittimare chi non la pensa come te, invece di confrontarsi con lui da fratello (nella fretta, di questo si tratta, di fratelli), tutto questo non solo è inutile, non solo è vecchio ,non solo è stupido.
E' "pagano".
Altro che vitello d'oro: qui ce ne sono a dozzine, partendo dai totem della "tradizione" e del "progresso", a quelli di Francesco e Benedetto, a quelli dell'"etica" e del "sociale",del VNN o delle periferie. Tutti, ovviamente, un contro l'altro armati, non si sa perché inconciliabili, contrapposti, irrimediabilmente divergenti.
E chi l'ha detto, scusate la banalissima osservazione, che tutta sta roba non possa ( NON DEBBA!!!) coesistere?!
La nostra spocchia barricadera, l'ha detto.
Tutto questo porta a due conseguenze ridicole.
La prima: la manìa di trovarsi esclusivamente con persone fotocopia che ti rassicurino e ti coccolino nella tua bambagia di convincimenti: poco importa se siano giusti o sbagliati. Gli altri sono fuori, come direbbe Briatore.
Peggio: gli altri sono " nemici ".
Si ostracizzano.Si elidono. Gli si nega la parola.
Si creano così microchiesettinine da operetta, di poche persone,magari pochissime, sempre rigorosamente quelle, che si lisciano a vicenda e ostentano una vivissima sicumera direttamente proporzionale al tasso di frustrazione personale. Una autenticità di cristianesimo e di ispirazione che si proclamano da sè, un'appartenenza esasperata che fa della CHIUSURA agli "estranei" un cardine fondamentale e del VITTIMISMO da accerchiamento da parte del mondo cinico e baro (praticamente tutti gli altri)il sentimento di fondo.
La seconda: scambiare il perimetro piccino del proprio recinto, che sempre di piu' assomiglia ad una gabbietta da canarini, con l'orizzonte . Ne derivano una miopia e una perdita di senso delle proporzioni inquietanti: il Vangelo ci parla di vita, noi perdiamo tempo e passione dietro questioni interne che interessano si e no noi soli, e restringendo sempre di piu' il campo visivo, arriviamo a vere e proprie beghe da cortile che scatenano animosità, faide, lotte a coltello che squassano talvolta parrocchie, ordini, case, gruppi, gruppetti, gruppini, reali e virtuali che dir si voglia.
Inutile farsi illusioni.
Così stando le cose, ciascuno va per la sua strada.Scusate: ne abbiamo conferma quotidina dai post di questo sito, e dai comenti. Una spaccatura verticale, a metà, inconciliabile.
E le sperticate affermazioni di fratellanza e di slancio per la Chiesa fatte dalle varie parti - naturalmente pelosissime, coincidenti con le proposte & le visioni del proprio gruppo ultras, se non sdfdirittura di se stessi - nascondono una dose quotidiana di veleno che ogni giorno propiniamo.
A noi stessi in primis, ai "nemici" in secundis, e, quel che è peggio alla Chiesa.
Sia ben chiaro a tutti che noi ( noi! assai prima e assai meglio del mondo,della società scristianizzata, del laicismo ecc ecc)stiamo mandando a morte una seconda volta Gesù Cristo.
Se non si rinuncia a questo,se non si fa un passo indietro immediato e simultaneso DA SUBITO, la partita è persa.
SI faccia sto passo indietro, ciascuno si rivolga al suo pascolo, a quello che sente naturale (ma che cavolo, ci sono campi di ogni genere e tipo nella Chiesa di oggi, ma proprio di ogni genere e di ogni tipo) si vada lì e lì si dia la vita.
A fare , ciascuno al proprio posto, il Gesù "in piccolo" .
Si prenda il voto, per dir così, di non fare MAI PIU' una polemica idiota come quelle che ogni giorno ci prosciugano tempi ed energie.
Fatto questo, si potrà iniziare a parlare di missione.



10/02/2014 15:48 Maria Teresa Pontara Pederiva
Anch'io non ho capito, e scusate se esula dal tema del post, ma che significa "da noi non usa fare il segno della croce a tavola?".
Usa, certo che usa, e anche la benedizione del papa-capofamiglia in certe occasioni ... insieme un pensiero di ringraziamento per il dono del cibo e un impegno di condivisione con quanti non ne hanno.
Mi sembra del tutto normale in una famiglia cristiana e gli eventuali ospiti condividono.



10/02/2014 14:37 Federico Benedetti

A me sembra che una buona fetta del mondo cattolico trovi "meno disturbante" parlare di giustizia economica. Specialmente se si guarda al variegato universo dei cattolici adulti e del cattolicesimo sociale e progressista. Questa ampia area del cattolicesimo non vuole discutere di morale sessuale, famiglia e vita per non dover mettere in discussione convenienze e alleanze politiche. Si rifugia nell'afasia e nel silenzio, rinuncia a qualsiasi forma di testimonianza e poi si permette di accusare gli altri, cioè coloro che si sforzano di reagire alla deriva laicista e "zapatera" che stiamo subendo, di essere "ossessionati" dal sesso... Paradosso di alcune "correnti culturali" alle quali mai nessuno, qui su VN, rimprovera mai nulla...




10/02/2014 14:22 Maria
Gilberto Borghi chiede quale è l'essenziale della predicazione missionaria cristiana.
beh il nocciolo del nocciolo dell'essenzialità potrebbe essere il segno della Croce : nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.
Cioè testimoniare che si crede in Dio trinità, che si crede nella Croce su cui Cristo è morto per i nostri peccati.
Invece proprio il segno di croce è quello meno sopportato e dunque quello che si tende a nascondere. Ho letto che una bambina è stata redarguita severamente in classe dalla maestra perchè si è fatta il segno d ella croce: la maestra le ha detto che era cattiva a far così, che non era rispettosa delle diversità e offendeva quelli che non credevano nella sua stessa religione.
sono stata a una cena a casa di amici in cui un signore invitato ( indiano cattolico) si è fatto il segno di croce prima di mangiare. Gelo e stupore tra gli ospiti. Avesse l'indiano , invece di farsi il segno di croce, fumato uno spinello o detto che lui credeva nello scambio di coppia ci sarebbe stato la sorridente complicità della tavolata.
Il povero indiano è rimasto male vedendo i sogghigni, le alzate di sopracciglia. Non prendertela gli ho detto, qui da noi non si usa.
ma non siete tutti cristiani? Mi ha chiesto. Noi siamo post- cristiani e i post-cristiani sono post segno della Croce.
Non mi ha capito.
Il professore di religione di mio figlio, caro Gilberto , terza liceo scientifico nel centro di Milano, all'inizio della lezione si fa il segno di croce e gli alunni che credono si fanno anche loro il segno di croce.
Ma penso che tu li considereresti degli sporchi e cattivi tradizionalisti, no??



10/02/2014 14:17 Federico Benedetti
"L'essenziale della predicazione missionaria cristiana oggi in occidente" è innanzitutto la presenza e la testimonianza. Se il mondo discute di temi relativi alla morale sessuale e familiare, se si interroga sulla dignità della vita dal concepimento alla fine naturale, il compito della Chiesa è provare a dare delle risposte. L'occidente oggi è attraversato da una cultura anticristiana o acristiana e c'è una spinta forte verso posizioni laiciste: la Chiesa non può sottrarsi da QUESTO confronto, non può rifugiarsi altrove, in un mondo ideale o idealizzato dove basta predicare di fare del bene al prossimo. Bisogna sporcarsi le mani con battaglie impopolari e prepararsi a ricevere attacchi violenti e dolorosi. Bisogna affrontare questi temi, approfondire le questioni, rispondere e affermare, proporre una visione alternativa, coerente con i valori cattolici.
La Chiesa è chiamata a questo oggi in occidente.
Spiace che non si colga l'urgenza e l'evidenza di questa vocazione.



10/02/2014 13:50 gilberto borghi
Sarei davvero curioso che qualcuno rispondesse alla domanda centrale attorno a cui è costruito il post di Mocellin: qual'è l'essenziale di una predicazione missionaria cristiana, oggi, in occidente?


10/02/2014 12:49 Diletta
Grazie per la risposta. Mi documenterò certo sull'opposta visione, ma riguardo alle dichiarazioni dei politici francesi, credo ci siano poche possibilità di interpretazione.
Per quanto invece riguarda don Ciotti, ho letto qui sia attacchi che difese, ma credo che le sue posizioni abortiste lo squalifichino come candidato vescovo. Anche se non ci fossero, avrei dubbi sull'idoneità del sacerdote in questione ad un servizio come quello episcopale, soprattutto per il suo atteggiamento fortemente ideologico.



10/02/2014 12:46 nicoletta z.
Non è propriamente una novità di oggi (o degli ultimi 50 anni) che la Chiesa parli di morale sessuale. Diciamo che "oggi" (un oggi un po' relativo) ne parlano molto anche gli "altri": per cui, in questa fase, si potrebbe dire 1 a 1, palla al centro…

«E forse, che il test non venga superato fa assai comodo, perché rende meno udibile sia la parola del Vangelo, sia altre non meno disturbanti parole che ne discendono a proposito di altre questioni di morale: ad esempio della questione della giustizia economica per tutti…», conclude Mocellin.
Trovo verissime queste parole, tanto vere che calzano a pennello a entrambi i contendenti: silenziare porta acqua a tanti mulini...



10/02/2014 12:16 Maria
http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/pedofilia-pedophiliapedofilia-31952/


10/02/2014 11:26 Maria
Se la Chiesa è "ossessionata" dai temi sessuali, cosa dire dell'ONU? Invece di occuparsi della pena di morte presente in tanti paesi compresa la Cina e gli USAche siede nel consiglio
direttivo, invece di occuparesi della finanza internazionale selvaggia che mette in ginocchio economia di interi continenti, invece di occuparsi in maniera EFFICENTE di ciò che accade in Sudan, in Siria e in tante altre parti del mondo l'ONU si occupa principalmente dei diritti dei gay. vi pare normale?
ha detto bene il cardinale O.Malley, cappucino arcivescovo di Boston, Non siamo noi ad essere ossessionati!
E lo stesso cappuccino, che evidentemente è uno dei pochi prelati coragguiosi e sinceri , a differenza di vescovi francesci ipocritoni di cui va tanto fiera Maria Teresa Fontana pederiva, ha detto apertamente che nmon vi è nessuna ragione teologica per cambiare la dottrina della chiesa su divorziati risposati, aborto, divorzio, matrimonio gay.
Dobbiamo seguire Cristo, ha detto O'malley , anche se sembra difficile.
parole sante! Che i cari vescovi progressisti e i icattolici adulti non pronunciano mai!



10/02/2014 09:14 Federico Benedetti
A me sembra che non siano la Chiesa e il mondo cattolico a portare la discussione su questi temi, ma il dibattito politico e le pretese del mondo laico e laicista. Chi ha introdotto il tema delle unioni civili, chi ha cominciato a confondere con i "diritti civili" le richieste e le pretese di minoranze sempre più forti e chiassose? Chi ha introdotto per sentenza l'eutanasia in Italia? Chi si propone di diffondere sempre più l'uso e l'abuso delle pillole abortive?
Non solo in Italia, ma a livello europeo questi temi sono posti e proposti anche violentemente dal mondo laico, dalla politica sedicente progressista, da una visione del mondo, della società, della famiglia e dell'individuo che confligge apertamente con la visione cattolica. Inoltre si tratta di questioni importanti, che vanno a toccare e ad influire pesantemente nella vita di ciascuno di noi, questioni che definiscono chiaramente la dignità e il valore che la società riconosce agli anziani, agli ammalati, ai disabili, ai bambini non desiderati.
Come può la Chiesa tacere o occuparsi di altro?
Sono e restano valori non negoziabili, questioni che disturbano la coscienza di chi aderisce acriticamente a questa discutibile visione "progressista" del mondo, temi che dovrebbero porre problemi alla coscienza dei cattolici, a cominciare dal cattolico (?) segretario del partito di maggioranza relativa e del cattolico (?) presidente del consiglio in carica.
Ci può essere strumentalizzazione politica? Può darsi, ma la posta in gioco è talmente alta che proprio non si può tacere e far finta di niente, discutere di altro.
Sono certo che l'episcopato e il laicato cattolico vorrebbero occuparsi e discutere di altre questioni, indubbiamente più popolari, ma di fronte all'offensiva violenta che da un paio di anni viene condotta contro questi valori non negoziabili non si può certo ne' tacere, ne'astenersi dalla testimonianza diretta, anche in piazza, di ciò in cui si crede.



09/02/2014 23:54 Massimo Menzaghi
ops, ero talmente orientato sulla mia lettura che ho attribuito al pensiero dell'autore un significato diverso: io le "correnti culturali" a cui si fa riferimento le vedo tra i "cattolici"...

"non per niente in Francia i vescovi, tranne 1, hanno abbandonato le piazze e in Belgio han preferito chiamare i fedeli alla preghiera invece che manifestare. "

lo sostengo da sempre: io in piazza per queste questioni non ci andrei/andrò mai e, anche senza le strumentalizzazioni, non mi ha mai convinto l'enfasi con cui sono state riportate da certi ambienti le scelte d'oltralpe...



09/02/2014 20:59 Maria Teresa Pontara Pederiva
Non solo correnti culturali, ma diciamo pure movimenti politici ... non per niente in Francia i vescovi, tranne 1, hanno abbandonato le piazze e in Belgio han preferito chiamare i fedeli alla preghiera invece che manifestare.
Perché, è vero, fa comodo portarsi su questo terreno così da far dimenticare tutto il resto: guardiamo solo ai danni di un sistema economico nato e cresciuto in ambiente occidentale cristiano che ha perduto ogni barlume di giustizia distributiva, ai nostri stili di vita che contribuiscono a mantenere diviso il mondo in 2 e, come ha ricordato oggi papa Francesco a influire su quelle gravi conseguenze che una mancata custodia del creato produce.
E, se vogliamo guardare in casa nostra, ad un senso del bene comune ridotto ai minimi termini se non azzerato in certi ambienti, alla corruzione, all'illegalità diventata costume, alla mafia ...
Ma certo è comodo ignorare e parlare di sessualità, ma la sindrome ossessiva ... è comunque una patologia.



09/02/2014 18:56 Massimo Menzaghi
"Viene il sospetto - persino a me, che sono tenacemente contrario a ogni «dietrologia» - che alcune correnti culturali abbiano tutto l'interesse a mantenere su questo terreno della morale, piuttosto che «sull'essenziale, sul necessario, che è anche ciò che appassiona e attira di più, ciò che fa ardere il cuore»"

è una certezza più che un sospetto: scagliarsi in invettive su certi piani non costa nulla, nè personalmente nè politicamente; non c'è paragone con ciò che comporterebbe andare all'essenziale e, soprattutto, mettersi in discussione...
... c'è anche da dire che la Chiesa stessa ci ha marciato molto per secoli... e vien da chiedersi cosa abbia raccolto da questo confondere una parte (e nemmeno così centrale) con il tutto!

sarà un caso che poi ci siano strumentalità e confusioni grottesche tra chi anche su queste pagine non perde occasione per rimarcare una scelta politica che appoggerebbe ad esempio proteste sul modello francese salvo poi trovarsi con un candidato che si vanta di non avere omosessuali in lista alle prossime regionali...



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Guido Mocellin

Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società. È direttore della rivista  I Martedì ed è stato per più di vent'anni caporedattore del periodico di attualità e documenti Il Regno, con il quale continua a collaborare. Dal 2015 è tornato a occuparsi dei volumi delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), mentre tiene sul quotidiano Avvenire la rubrica trisettimanale WikiChies. Insegna Giornalismo religioso al Master "Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale" dell'Università Cattolica di Milano e altrove, quando glielo chiedono; partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all'interno dell'Unione cattolica stampa italiana (UCSI). Nel 2010 ha pubblicato, ovviamente presso le EDB, la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo

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