Finalmente dico: ti voglio bene
scelto da Luigi Accattoli | 19 gennaio 2014
"Quand'ero verticale ero altro un metro e novanta e non davo troppa confidenza. Adesso tutti mi toccano, mi baciano e anch'io mi sono fatto più vicino e mi riesce più facile dire: ti voglio bene"
di Giorgio Ronzoni prete tetraplegico

Giorgio Ronzoni è un prete di Padova che un incidente d'auto ha reso tetraplegico nell'agosto del 2011. Ma continua a fare il parroco di Santa Sofia, la chiesa più antica della città che incanta i visitatori. Gliel'hanno chiesto i parrocchiani di restare con loro e il vescovo li ha ascoltati. Un'Associazione amici di don Giorgio Ronzoni lo sostiene al meglio ed egli ricambia con humor e con Vangelo vissuto: "Continuo a vivere giorno per giorno con tante persone che mi vogliono bene e che si sono fatte ancora più vicine di prima. Anch'io mi sono fatto più vicino! Quand'ero verticale ero altro un metro e novanta, quindi forse incutevo soggezione, anch'io non davo troppa confidenza. Adesso tutti mi toccano, mi baciano: non mi trovo neanche male". Don Giorgio con l'incidente ha imparato la vicinanza fisica e anche quella delle parole: "Prima facevo fatica a dire alle persone: ti voglio bene. Alle donne, perché non sta bene; agli uomini, perché non è virile. Perfino con i bambini adesso bisogna stare attenti, perché, come tutti sanno, alcuni criminali hanno gettato un sospetto vergognoso su tutti i ministri della chiesa. Invece adesso mi riesce più facile dire: 'ti voglio bene'. Non solo perché in questo momento il mio corpo non può fare certi peccati, ma perché è la frase più vera e più giusta che mi viene alle labbra. Non c'è niente di più prezioso, più importante e più vero di questo. Forse un domani tornerò ad essere inibito come prima, perciò ne approfitto adesso e vi dico: vi voglio bene". Le sue lettere settimanali ai parrocchiani intitolate "Pace a voi" sono state raccolte dalle edizioni Messaggero nel volumetto Una pietra scartata (127 pagine, euro 10, 50) che ho letto con gratitudine. Mando un bacio a don Giorgio, felice d'aver scoperto che la bella Santa Sofia ha una bella storia nell'oggi.

 

26/03/2016 20:22 Lilla
sono di un paese vicino padova e avevo sentito di questo fatto da una amica.. penso che il cambiamento interiore di don Giorgio sia positivo e penso prima di tutto a quello che può vivere una persona con una malattia cosi brutta. penso che quando siamo nell'abbondanza di salute o di qualsiasi altra cosa non riusciamo a capire i veri valori della vita..


24/01/2014 09:54 Marilisa
Francamente le disquisizioni complesse sui motivi che potevano impedire a don Giorgio di dire "Ti voglio bene" mi sembrano azzardate.
Forse una maggiore semplicità nel considerare le sue parole sarebbe più opportuna.
A me non pare che quando una persona non riesce ad esprimere una frase di esplicita benevolenza ed empatia verso un'altra persona,ciò sia da attribuire a carenza di tenerezza nella sua educazione.Si tratta invece, in primo luogo, di elementi caratteriali che uno si porta dietro dalla nascita, senza merito o demerito. Poi la vita, con i suoi molteplici risvolti, può portare a dei cambiamenti,in meglio o in peggio. Ed anche l'ambiente in cui si vive può influire notevolmente sui comportamenti ed atteggiamenti.



23/01/2014 21:27 Claudia Floris
Condivido il tuo commento Elisabetta,compresa l'avversione per le spatafiate che glisso a piè pari, francamente...


23/01/2014 12:22 Elisabetta Bianchi
A me non sembra che il fulcro di questo articolo sia quanto e perché prima padre Ronzoni fosse inibito nei rapporti umani, ma il miracolo che gli è capitato, quello di sperimentare che davvero tutto coopera al bene, anche la tragedia di diventare tetraplegico.
(Piccola richiesta: sarebbe possibile limitare i commenti agli articoli ad un massimo, diciamo, di 20 righe? Letti su schermo, post molto lunghi sono scoraggianti, io personalmente tendo a non leggerli)



23/01/2014 10:43 Yolanda Beatriz De Riso
La mancanza di confidenza, la soggezione, la prudenza, il timore di peccare sono tutti freni potenti per una comunicazione autentica. Non si tratta di distribuire baci e abbracci a destra e a manca o di lanciarsi in gesti di tenerezza che non rispettano le distanze per una equilibrata e rispettosa comunicazione. Ci sono mille modi di far percepire l'affetto anche nel comune avvicinarsi all'altro, nei modi ,nei gesti, nelle parole, nell'interessamento anche banale E dipende sia dal carattere e temperamento della persona che dalla formazione forte ricevuta. E non è solo questione di tenerezza.
Non conosco don Giorgio e non so della sua formazione. L'insieme del quadro della comunità che traspare dal racconto è comunque bello. Qualche perplessità sulla generale formazione sacerdotale però a me rimane e, a mio avviso, traspare anche da quanto scritto nell'articolo .Qualunque persona sa ,in base alle storie e ai rapporti significativi che ha, quando può esprimere apertamente anche con i gesti e il corpo, oltre che con le parole, emozioni e sentimenti,sa quando lanciarsi in un abbraccio e quando ci vuole una carezza su una spalla, e come muoversi perchè i propri gesti non siano travisati o creino ingiustificate aspettative negli altri o in se stessi. Tutti sanno quando si può e quando non si può. La prudenza la usiamo tutti. Quando però si precisa che:
-"adesso mi riesce più facile dire: 'ti voglio bene'. Non solo perché in questo momento il mio corpo non può fare certi peccati..."
-"Prima facevo fatica a dire alle persone: ti voglio bene. Alle donne, perché non sta bene; agli uomini, perché non è virile. Perfino con i bambini adesso bisogna stare attenti..." qualche dubbio serio mi viene sulla formazione pregiudiziale nei confronti
- delle donne,
- della virilità ,
- dei bambini ( e i preti onesti possono solo ringraziare i colleghi che hanno fatto scandali e che sono stati a tutti i livelli coperti anche da una regola di solidarietà clericale ),
- del corpo, in tutte le sue valenze, che solo se non può fare peccati allora può permettersi di essere usato per esprimere emozioni e sentimenti .
L'autenticità nei rapporti interpersonali può esserci con un sano equilibrio interiore che porta a gestire le situazioni scegliendo volta per volta , come fanno tutti, con le regolari fatiche, senza lasciarsi guidare dal pregiudizio o dalla paura, con il livello progressivo di maturità raggiunta, ed in continua evoluzione, come fratelli e sorelle in cammino che si aiutano reciprocamente, pur con ruoli, funzioni e compiti diversi.
Ho il dubbio che su questo non si lavori molto nella formazione di uomini prima che di preti. E i risultati si vedono, basta guardarsi intorno .Non dubito che sia difficile essere prete oggi, ma quando incontri un prete che ha un equilibrio interiore come uomo e una fede autentica te ne accorgi, e fa la differenza.



22/01/2014 14:56 Claudia Floris
E secondo lei, yolanda, quale sarebbe il modo "più" autentico!? Dopo tanto male emerso dal profondo abisso degli scandali, insabbiati per anni ed anni, come pensa che possa relazionarsi un sacerdote se non con estrema prudenza. O crede che buttarsi a pesce, sfoderara il sorriso a 32 denti distribuire a destra e manca abbracci e baci possa essere più convincente? Convivere con il clima di sospetto fomentato da una serie di abusi, è quanto di più angosciante possa sperimentare un prete nell'espletare il suo ministero.
Bravo don Giorgio, ed ora ancora più bravo e non perché, "disabile", può condividere con una certa tranquillità le proprie emozioni. Ma perché a suo tempo capì che "tutto è lecito, ma non tutto edifica", consapevole del limite oltre il quale ci si può spingere...



22/01/2014 12:01 Luigi Accattoli
"Non dobbiamo avere paura della tenerezza" viene ripetendo Papa Francesco.Non penso che don Giorgio abbia avuto una cattiva formazione, ma è vero che in quella formazione era carente il dono della tenerezza.


20/01/2014 11:11 Yolanda Beatriz De Riso
"adesso mi riesce più facile dire: 'ti voglio bene'. Non solo perché in questo momento il mio corpo non può fare certi peccati, ma perché è la frase più vera e più giusta che mi viene alle labbra. Non c'è niente di più prezioso, più importante e più vero di questo." Un abbraccio fraterno a don Giorgio ,ed è bello che sia giunto a questa conclusione. Però.....
Dopo la storia della suora mamma ora questo squarcio di incredibile formazione sacerdotale. Come ha potuto non accorgersene prima? Anche qui il corpo e le emozioni negate che impediscono una comunicazione piena e sentita. Ma come pensano di potersi avvicinare ai lontani in modo così poco umano ed inautentico?



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Luigi Accattoli

Luigi Accattoli già giornalista della Repubblica (1976-1981) e poi del Corriere della Sera (1981-2008), ora collabora al Corriere della Sera, a Liberal. Scrive per la rivista Il Regno da 37 anni. Modera il blog www.luigiaccattoli.it

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