DIARIO DI UNA CATECHISTA
«Se me l'avessero detto...»
di Assunta Steccanella | 15 gennaio 2014
Sulla bambina battezzata dal Papa, figlia di genitori sposati solo civilmente. E su una prospettiva ecclesiale (e non individualista) dei sacramenti

Mi occupo di catechesi dal settembre del 1986. Ho incontrato e incontro tanti bambini e genitori, negli ultimi anni prevalentemente i secondi, con i quali di solito dialogo nei percorsi verso i sacramenti dell'Iniziazione cristiana che chiedono per i figli.

Nella nostra realtà pastorale, abbastanza distante dai grandi centri urbani, praticamente la totalità dei bambini viene a catechismo e accede ai sacramenti, qualunque sia la situazione delle loro famiglie, che presentano sempre più spesso problemi legati alla fragilità del matrimonio, o casi di matrimoni civili o convivenze. Ma anche quando questo non avviene, la situazione apparentemente quieta di una famiglia non costituisce automaticamente garanzia di una coerente vita di fede. Eppure...

Tante volte i catechisti in formazione che incontro lamentano l'atteggiamento di troppi genitori, che scaricano i bambini in parrocchia con un'apparente delega in bianco delle responsabilità, e spesso mi sento chiedere come fare perchè siano più sensibili, più partecipi. Eppure...

Domenica 12 gennaio papa Francesco ha conferito il Battesimo a Giulia, figlia di una coppia di genitori uniti dal matrimonio civile. Questo fatto ha suscitato una marea di commenti, e molti temono che tale scelta possa avere l'effetto di svilire l'importanza del sacramento del matrimonio. Eppure...

...eppure io che mi pongo le stesse domande di tutti ho guadagnato, per la singolare grazia che il Signore mi ha fatto in quel settembre del 1986, una prospettiva diversa da cui considerare le cose. Mi è successo tante volte, ma proprio tante, di sentirmi dire dai genitori, al termine del cammino di formazione: "Se mi avessero detto che il cristianesimo era questo, mi sarei riavvicinata prima!". "Se me l'avessero detto, non ci avrei creduto: questo percorso è stato una grande grazia per la nostra famiglia!". "Andiamo a messa tutte le domeniche, e ci andiamo volentieri! Quando mia madre lo ha scoperto non voleva crederci e le veniva quasi da piangere".

È in questa prospettiva che ho imparato a leggere le tante storie che incrocio. Il cammino verso i sacramenti dei figli è sempre una grande grazia per la famiglia che lo intraprende, perché i sacramenti non sono solo un punto di arrivo, non sono il premio dei buoni: sono anche, forse soprattutto, un punto di partenza.

In fondo lo diciamo chiaramente, da molti secoli, con la prassi del Battesimo ai bambini: il sacramento è un inizio, l'ingresso in un cammino che potrà condurre o meno alla consapevole adesione personale a Cristo, ma che viene offerto comunque, nella fede della Chiesa. Perché è quella ecclesiale la prospettiva che dobbiamo riguadagnare. Chiusi nell'individualismo contemporaneo, o nell'asfittica visione della coppia conclusa in se stessa (non è qui la radice di tante sterilità esistenziali?) dimentichiamo che ciascun cristiano è parte della Chiesa, del popolo santo di Dio, unito in Cristo. E che a ciascuno è affidata la responsabilità di testimoniare, annunciare, rendere ragione, così da consentire a Cristo di raggiungere, sostenere, consolare anche coloro nei quali la fede è uno stoppino dalla fiamma smorta (Is 42,3). I sacramenti sono la porta appena dischiusa al soffio dello Spirito, che con la Sua forza può spalancarla e aprire nuove vie all'incontro con Cristo Signore, ma di questa azione silenziosa e potente proprio noi, noi che ci diciamo cristiani, noi che siamo Chiesa, siamo i primi collaboratori.

19/01/2014 23:06 giovanni
Questa è una prassi ormai consolidata anche se scricchiola un po' dal punto di vista logico... però ogni caso è a sè e dunque mi auguro che ci siano fondati motivi per aver concesso il battesimo.


18/01/2014 21:05 assuntas
Cara Claudia
sono l'autrice dell'articolo, sposata da 35 anni. Con mio marito formo ancora una coppia, con tutte le gioie e le fatiche che questo comporta.
Vorrei davvero capire che cosa non condividi dell'affermazione che hai sottolineato.



18/01/2014 13:17 Claudia
Chiusi ................, o nell'asfittica visione della coppia conclusa in se stessa...

frase tipica di qualche teorico che della coppia(qualunque coppia) non ha capito un tubo.



18/01/2014 09:18 Yolanda
Mi dispiace Paix di non poter soddisfare la tua curiosità:troppo lungo, complesso, articolato ed anche intimo e personale per poterti rispondere in questa sede. E' una storia raccontabile, ma in un rapporto di amicizia sincera e autentica,in un clima di rispetto e fiducia reciproca.I frammenti raccontati fino ad ora erano in relazione agli argomenti trattati ma ,come in tutte le storie, sono comprensibili solo in una relazione ed in un contesto reale. Quì se ne può fare solo cenno, come spunto per discorsi più generali,credo. Così come credo si debba fare per la storia dei genitori di Giulia.
E di problematiche generali mi par di averne accennate parecchie.



17/01/2014 17:03 Paix
Quello di cui ci metti a parte della tue esperienza personale, Yolanda, mi spinge a una curiosità, se vorrai rispondere (ma solo se vuoi, naturalmente). Cosa ti ha portato alla scelta di sposarti in chiesa senza essere cresimata? Immagino che il rimandare la confermazione fosse dovuto a una certa resistenza nel sentirsi parte viva della Chiesa, e mi incuriosisce che a questo sentire si accompagnasse la volontà di impegnarsi dinanzi a questa stessa Chiesa con il proprio sposo per la vita. Quale è stato il tuo percorso? Vedo non poche affinità con la situazione dei genitori di Giulia (per quel poco che ne so, ovviamente) e non nascondo che è una posizione che fatico a capire e che mi incuriosisce!


17/01/2014 16:06 Yolanda Beatriz De Riso
Interessante sollecitazione che mi invita a riprendere le riflessioni del 9 – 10 -11 /1 sull’articolo di Beretta “ Quando Rahner parlava della libertà”.
Nel testo segnalato da Maria Teresa si legge:
“Occorre pertanto un discernimento delle diverse ideologie presenti nelle mentalità correnti, le quali potrebbero essere assunte in modo acritico anche da parte dei cristiani. Ma come uscire, in questo caso, da una posizione ideologica? Il Papa raccomanda di stare in contatto con la realtà, di considerare l’altro nella sua realtà personale: «Quello che lo Spirito mette in moto (...) prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro “considerandolo come un’unica cosa con se stesso” (Summa Theologiae, I, II, q. 27, a. 2)» (Evangelii gaudium, 199); «desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri» e ancora:
“Ciò che esprimono questi testi è l’assoluta priorità dell’“uscita da sé verso il fratello” come uno dei due comandamenti principali che fondano ogni norma morale» (Evangelii gaudium, 179). Si ribadisce quindi il senso personalistico di ogni norma morale nel custodire e promuovere la dignità altrui."
Poi sono andata a rileggermi il testo del rito del sacramento del battesimo in cui le parole hanno significato e contenuto , e sono rimandi continui a conoscenze a cui si chiede di rispondere credo. E implicano il peccato originale, satana come origine del male e fonte di seduzione . Cosucce non da poco che insieme ad altre, come l’azione dello Spirito, rendono necessario un percorso formativo per una scelta consapevole dei genitori. Non a caso spesso ,durante il rito, si richiamano tutti al rinnovo delle promesse con qualche nota esplicativa che sottolinea alcuni aspetti e svia o tenta di attualizzare su altri. Ma, come dice Assunta:
“ I sacramenti sono la porta appena dischiusa al soffio dello Spirito, che con la Sua forza può spalancarla e aprire nuove vie all'incontro con Cristo Signore, ma di questa azione silenziosa e potente proprio noi, noi che ci diciamo cristiani, noi che siamo Chiesa, siamo i primi collaboratori.”
I sacramenti quindi come porte dischiuse all’azione dello Spirito, ma non certamente le uniche . Le vie del Signore sono sempre infinite o dobbiamo mettere qualche paletto ideologico?
Per arrivare a fare una richiesta lo Spirito ha già lavorato. I tempi poi sono personali e non giudicabili. Per cui rassicurerei Federico e quanti sono preoccupati del sacramento matrimonio dei genitori di Giulia. Personalmente ho ricevuto il sacramento del matrimonio senza aver ricevuto quello della confermazione , che ho ricevuto con ben altra convinzione e consapevolezza solo a 38 anni. Ciascuno ha i suoi percorsi e tempi, suvvia, un po’ di fiducia.
Per riassumere riprenderei i discorsi lasciati aperti in precedenza:
Libertà e manipolazione sono collegati con formazione , che è frutto di conoscenze e relazioni ,e convinzioni conseguenti, che determinano scelte di vita in percorsi indipendenti dalla volontà personale e da una supposta quanto improbabile libertà.
Nessuno sceglie in che famiglia nascere o di chi innamorarsi ,dove e quando. Ma accade, questa è la vita. E a volte accade quella fede un po selvaggia , descritta dall’alunna di Borghi molto bene con il paragone che lo capisci solo quando ti innamori.
Spirito di vita che da vita , mistero del male in tutte le sue forme, redenzione da un peccato originale ,quasi che la vita fosse stata data in modo imperfetto, scissione fede e vita e /o corpo e anima ,
frammentazione della persona differenziando per sesso, mente, emozioni e sentimenti , ruoli e funzioni, negando valore al corpo e alle sue funzioni e percezioni , con il prevalere della spiritualità
il vedere l’amore per se stessi solo come elemento negativo e non come presupposto necessario per andare incontro all’altro in modo più umano ed equilibrato nella consapevolezza di manipolazioni subite o agite in modo più o meno consapevoli,
sono tutti elementi che rientrano nel calderone della vita creando disarmonie nel vano tentativo di fare e mettere ordine in funzione di “ una vita superiore” che non esiste . La vita è vita : o c’è o non c’è perché negata o nascosta . Ed è proprio lo Spirito che la rende possibile anche nel buio più profondo ,che càpita, sostenendo la speranza nell’arrivo dell’alba che sicuramente arriverà, e ricreando armonia nella persona e tra le persone nella natura.
Come dice Borghi :” Dovremmo convincerci invece che il male, nel cristianesimo, non si vince allontanandolo da sè, ma assumendolo come dato da cui partire e da purificare strada facendo attraverso l'amore…..( e io mi fermerei qui) che la persona peccatrice riceve da Cristo per mezzo della Chiesa. ( anche ma non solo)
Tra un ordine etico privo di amore e un amore privo di ordine etico Cristo preferiva sempre il secondo...



16/01/2014 11:59 Matteo
" è successo tante volte, ma proprio tante, di sentirmi dire dai genitori, al termine del cammino di formazione".
La richiesta di un cammino di formazione non è forse una dogana? A ben leggere quello che è successo con la bambina Giulia (a cui vanno tutti i miei più sentiti pensieri di bene) si.
E se leggiamo l'articolo in spagnolo riportato da Blas, si.
E come riporta anche Maria Teresa Pontara Pederiva
che dice che l’affermazione di dogana può essere intesa "come la "regolarità" dei sacramenti dei genitori, l'aspetto della "preparazione" o dei "requisiti", la coerenza di una "dottrina": si.


Condivido pienamente la sottile analisi di Sergio Ventura (grazie) quando riconosce che molti catechisti ed insegnanti sanno "discernere quando è il no, quando è la sanzione, quando è l’etica o la verità ciò che ricrea le condizioni per riavvicinare all’amore, e quando invece è l’amore che rimette in moto il cammino verso l’etica o la verità. Certo, a volte si sbaglierà il discernimento". Da questo discernimento possono, potrebbero, ben nascere dei no. Ed è bene che nascano laddove si ravvisa con prudenza e carità che il bene che ne può nascere per la persona è prevalente. Ecco, io in un caso, solo in un caso, ho visto una dogana del genere: ed è stata una decisione che ho approvato.

Insomma, la decisione di prendere Giulia, a prescindere, a priori, scavalcando il suo naturale percorso in nome delle dogane oppressive, per me è stato un dispiacere e il fatto che da qualche giorno si parli delle dogane come se queste fossero veramente la parte centrale del sacramento più bello che la Chiesa ci offre e l'espressione pastoralmente più problematica delle parrocchie, lo è ancora di più. Quello che io vedo di problematico nelle parrocchie non è che i catechisti sono dei controllori di dogana, ma che i catechisti proprio non ci sono.



16/01/2014 11:49 Paix
Personalmente non ho nulla da obiettare al battesimo della bambina, una prassi che, almeno nel contesto ecclesiale di cui ho esperienza diretta, è più che consolidata (e comunque i figli illegittimi vengono battezzati da sempre!). Tra l'altro, anche io ho potuto vedere che in alcuni casi, questa è stata l'occasione per un riavvicinamento della coppia di genitori alla fede (casi rari rispetto alla maggioranza di "svaniti nel nulla", ma significativi), e in ogni caso c'è da considerare il bene del figlio che viene battezzato in sè, a prescindere dai genitori. Ma sono perplessa, e molto, sull'opportunità che sia il papa a compiere pubblicamente questo gesto, dando così la stura a tutte le interpretazioni svilenti e fuorvianti a cui ci siamo ormai abituati. Tra l'altro, come osservava Federico Benedetti, non si ha notizia dei motivi per cui questa coppia non è sposata in chiesa. E' possibile che mi sia sfuggito e che da qualche parte se ne sia parlato. Mi viene da pensare che se si fosse trattato di una coppia, per esempio, di divorziati risposati, non si sarebbe certo mancato di sottolinearlo. Dunque, una coppia sposata, che quindi riconosce il valore del matrimonio ma non quello del sacramento (i motivi che li hanno spinti a chiedere il battesimo appaiono sempre più misteriosi): se bisognava far vedere che il papa incoraggia l'accoglienza non sarebbe stato meglio scegliere un genitore single, o addirittura una coppia direttamente non sposata?


16/01/2014 10:12 Federico Benedetti
Mi domando se Valli e i vari vaticanisti che hanno parlato di questa bambina neobattezzata, figlia di genitori sposati solo civilmente, non potessero aggiungere qualche parola in più e magari sottolineare un percorso di conversione o a qualche difficoltà (magari un matrimonio precedente) che ha reso impossibile il loro matrimonio religioso.
In assenza di qualsiasi spiegazione bisogna per forza dare ragione a Paix e prendere atto che questa scelta, sbandierata ai quattro venti con grande enfasi come fosse una rivoluzione copernicana, verrà interpretata dalla maggior parte delle persone come uno svilimento del sacramento del matrimonio: a cosa serve il matrimonio in chiesa, perché mai complicarsi la vita con cerimonie costose e con l’impegno alla fedeltà e all’indissolubilità, quando persino il Papa non fa differenze?
L’idea che si debba offrire il battesimo anche ai bambini nati fuori dal matrimonio è vecchia come il cucco e questo pontefice l’aveva già ampiamente rimarcata in più di un’occasione. Ci sarà anche qualche sacerdote ottuso che fa delle storie (io comunque non ne ho mai avuto notizia), ma in questo caso ho l’impressione che il danno sia maggiore del guadagno e che l’istituzione del matrimonio ne esca ancora una volta umiliata. Il Santo Padre ha avuto le sue buone ragioni, alcune delle quali ben spiegate da Assunta, che non mi permetto di discutere, ma dovrà in qualche modo tornare su questa questione e ribadire in modo inequivocabile il valore del sacramento del matrimonio.
Prima che sia troppo tardi.



16/01/2014 08:08 Maria Teresa Pontara Pederiva
Evangelizzazione e morale in Papa Francesco. Non si può manipolare il Vangelo
In L'Osservatore Romano 16 gennaio 2014

La creatività di Papa Francesco espressa nella sua prima Esortazione apostolica ha incoraggiato anche la creatività dei professori della Pontificia Università Gregoriana, che hanno riflettuto su alcune delle suggestive idee del documento papale lo scorso 14 gennaio. L’evento è stato coordinato dal Dipartimento di Teologia morale, in quanto le questioni trattate hanno tutte a che fare con la coscienza morale del credente e richiamano perciò a una responsabilità che oltrepassa una visione individualista e si apre agli orizzonti del Regno di Dio, presente nella Persona di Gesù di Nazaret, e del quale la Chiesa è al tempo stesso servitrice e portatrice. Il rapporto tra evangelizzazione e morale è appunto una delle problematiche alla base della Evangelii gaudium. La prospettiva di questo documento è in stretta continuità con quella del concilio Vaticano II, laddove si riconosce che c’è un ordine d’importanza tra le verità della dottrina cattolica (Unitatis redintegratio, 11), compreso l’insegnamento morale, in modo tale da fondarlo sulla chiamata dei fedeli in Cristo (Optatam totius, 16). L’Evangelii gaudium ci ricorda una volta in più, riprendendo la tradizione della Chiesa, che al centro c’è l’annuncio di Gesù Cristo, la gioia dell’incontro con Lui, la conversione basata sulla fiducia nel suo amore. Come conseguenza, tale incontro conduce a uno stile di vita sempre più simile a quello di Gesù, il che comporta anzitutto criteri di giudizio, e in seguito, norme di attuazione. Il Papa ci ricorda che tali norme si comprendono alla luce dell’esperienza di fede nell’amore misericordioso, il quale incoraggia a uscire da se stessi a livello personale, e a uscire come comunità incontro al mondo, alla società e all’altro, perché abbiamo un tesoro da condividere, un senso per la vita, una luce che illumina il cammino: «Ogni verità si comprende meglio se la si mette in relazione con l’armoniosa totalità del messaggio cristiano» (Evangelii gaudium, 39). «Una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere (...) l’annuncio si concentra sull’essenziale» (n. 35).
La proposta morale, quindi, non si riduce a un sistema normativo. Si tratta invece di una proposta di «vivere ad un livello superiore» (n. 10) basata sull’esperienza dell’amore di Dio in Gesù Cristo e, contemporaneamente, su «un’attenzione rivolta all’altro» che porta al suo riconoscimento (n. 199) e avvia il «vero dinamismo della realizzazione personale» (n. 10): «Noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l’altro (...) stringere relazioni e aiutarci “a portare i pesi gli uni degli altri” (Galati, 6, 2)» (Evangelii gaudium, 67). Infatti, «il Vangelo invita prima di tutto a rispondere al Dio che ci ama e ci salva, riconoscendolo negli altri e uscendo da se stessi per cercare il bene di tutti» (Evangelii gaudium, 39). «Gesù ci ha indicato questo cammino di riconoscimento dell’altro con le sue parole e con i suoi gesti» (n. 194). «Nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri (...) un’immediata ripercussione morale il cui centro è la carità (...) Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana indissolubile legame tra accoglienza dell’annuncio salvifico e un effettivo amore fraterno» (nn. 177-178).
Se la proposta morale cristiana è una proposta anzitutto relazionale, «si rende necessaria un’evangelizzazione che illumini i nuovi modi di relazionarsi con Dio, con gli altri e con l’ambiente, e che susciti i valori fondamentali» (n. 74). Il Papa si accorge che è in atto una svolta epocale che presuppone un cambiamento culturale, nel quale «Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che comporta la vita in una comunità umana» (n. 113). Occorre ricondurre all’essenziale la proposta morale per guadagnare chiarezza e profondità: «Si tratta di “osservare” (...) quel comandamento nuovo che è il primo, il più grande, quello che meglio ci identifica come discepoli (Giovanni, 15, 12) (...) quando gli autori del Nuovo Testamento vogliono ridurre ad un’ultima sintesi, al più essenziale, il messaggio morale cristiano, ci presentano l’ineludibile esigenza dell’amore del prossimo» (Evangelii gaudium, 161). Ciò non significa sminuire l’esigenza cristiana, quanto piuttosto renderla più autentica ed efficace: «Per giungere ad un punto di maturità, cioè perché le persone siano capaci di decisioni veramente libere e responsabili» (n. 171). Un eccesso di normatività da una parte potrebbe far dimenticare cosa è veramente essenziale; dall’altra, può impedire di crescere nel proprio discernimento personale, mostrando così una mancanza di fiducia nello Spirito. Ma proprio su di essa l’Esortazione apostolica fa leva, indicando che è Lui a condurre l’evangelizzazione. Invitando le comunità ad approfondire il proprio discernimento il Papa fa perciò un atto di riconoscimento dell’azione dello Spirito nella Chiesa, in ogni comunità e in ogni cristiano. È la prospettiva conciliare della morale personale come discernimento nello Spirito dell’agire di Dio nella storia, che il cristiano è chiamato ad assecondare.
Successivamente, si propone una revisione di quelle consuetudini, norme e precetti ecclesiali che hanno uno statuto diverso della legge morale naturale e il cui ruolo d’interpretazione autentica il magistero si riserva: «La Chiesa può anche giungere a riconoscere consuetudini proprie non direttamente legate al nucleo del Vangelo (...) Non abbiamo paura di rivederle. Allo stesso modo, ci sono norme o precetti ecclesiali che possono essere stati molto efficaci in altre epoche ma che non hanno più la stessa forza educativa come canali di vita». E comunque sia, il principio pastorale deve essere sempre tenuto presente: citando sant’Agostino, «i precetti aggiunti dalla Chiesa posteriormente si devono esigere con moderazione» (Evangelii gaudium, 43). Contemporaneamente si richiama alla responsabilità personale: «Quanto facciamo per gli altri ha una dimensione trascendente (Matteo, 7, 2; Luca, 6, 36-38). Ciò che esprimono questi testi è l’assoluta priorità dell’“uscita da sé verso il fratello” come uno dei due comandamenti principali che fondano ogni norma morale» (Evangelii gaudium, 179). Si ribadisce quindi il senso personalistico di ogni norma morale nel custodire e promuovere la dignità altrui.
Il Papa mette in guardia anche sul rischio di manipolare ideologicamente il Vangelo: «Allora non sarà propriamente il Vangelo ciò che si annuncia, ma alcuni accenti dottrinali o morali che procedono da determinate opzioni ideologiche» (n. 39). Occorre pertanto un discernimento delle diverse ideologie presenti nelle mentalità correnti, le quali potrebbero essere assunte in modo acritico anche da parte dei cristiani. Ma come uscire, in questo caso, da una posizione ideologica? Il Papa raccomanda di stare in contatto con la realtà, di considerare l’altro nella sua realtà personale: «Quello che lo Spirito mette in moto (...) prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro “considerandolo come un’unica cosa con se stesso” (Summa Theologiae, I, II, q. 27, a. 2)» (Evangelii gaudium, 199); «desiderare, cercare e avere a cuore il bene degli altri» (n. 178). La profondità della proposta va accompagnata da una spiritualità incarnata: «Scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme» (n. 87).
Una volta chiarita la questione morale, è possibile proseguire con le questioni più diverse che affronta il documento, le quali colgono al vivo la problematica odierna dell’evangelizzazione, evitando tanto una posizione ingenua quanto una posizione pessimistica, come ricordava il beato Giovanni XXIII nel suo risoluto dissenso dai profeti di sventura.
Humberto Miguel Yañez



16/01/2014 00:30 Blas
Poi sembra che Bergoglio non dava molta importanza alla catechesi per il battesino:
http://www.lanacion.com.ar/1563632-el-papa-francisco-y-otra-prueba-de-tolerancia-a-la-diversidad-de-credos



16/01/2014 00:05 Sergio Ventura
Ecco. La cosa pazzesca (in senso buono) è che anche in una realtà, come dice Assunta, “distante dai centri urbani … è successo tante volte, ma proprio tante, di sentirmi dire dai genitori, al termine del cammino di formazione: - Se mi avessero detto che il cristianesimo era questo, mi sarei riavvicinata prima! -”. Figuriamoci, quindi, nell’anonimato di una grande città. Quanti amici prima e colleghi ora che hanno esclamato cose simili! E perché? Perché in un momento passato della loro vita (spesso tra l’adolescenza e gli anni universitari) cercavano dell’amore per la loro etica un po’ disordinata ed hanno trovato delle verità etiche un po’ scarse nell’amore. Purtroppo la realtà non ci rappresenta mai un’armoniosa dialettica di verità (su cui è fondato l’amore) e di amore (che riscalda la verità). Purtroppo la realtà è fatta di persone che, da un lato, confondono più o meno in buona fede l’essere ‘accolti’ con l’essere ‘assolti’ e di persone che, dall’altro lato, non aspettano altro che un po’ di misericordia per ricominciare da capo. Perché la cura di queste ultime deve sempre suscitare il timore aprioristico che prevalga l’approfittarsi da parte delle prime e venga perciò travolto un impianto dottrinario millenario? Se la speranza è di avvicinare a Cristo entrambe le situazioni, si faccia un discernimento (che è processo complesso, anche se a qualcuno appare ambiguo). E poi alle prime si dica pure qualche no, se si è sperimentato che è il no etico-veritativo che le rimette in cammino verso l’amore. Ma non si impedisca, magari con qualche ‘estrampolata’ citazione evangelica, che alle seconde si dica qualche sì misericordioso, dato che è questo, sulla base di fatti sperimentati, di conversioni vissute, che riordina la loro etica non del tutto veriteria. Io non so se sono più le prime, come temono i fautori della coerenza dottrinaria, o le seconde, come ci invita a pensare la frase da Assunta che ho citato all’inizio, ma credo proprio che siano passati gli anni ‘60-‘70 in cui, come spesso si sostiene, si confondevano amore e permissivismo. Penso che ‘nel-si-salvi-chi-può’ dei nostri giorni, molti catechisti ed insegnanti sappiano discernere quando è il no, quando è la sanzione, quando è l’etica o la verità ciò che ricrea le condizioni per riavvicinare all’amore, e quando invece è l’amore che rimette in moto il cammino verso l’etica o la verità. Certo, a volte si sbaglierà il discernimento. E qualcuno se ne andrà perché abbiamo pronunciato un no e un sì quando avremmo dovuto dire l’opposto. E so che per qualcuno, a questo punto, sarebbe peggiorare l'argomentazione se portassimo a nostra difesa la seguente frase: - Questa è la Chiesa “incidentata” di Francesco! - . Ma cerchiamo almeno di non fare come quei professori che nel giorno dell’interrogazione, trovandosi la classe semi-vuota, che fanno? Scatenano un terribile predicozzo contro i poveri presenti e poi li interrogano facendoli andare pure male …


15/01/2014 23:20 assuntas
La discussione è molto interessante, e conferma ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, cos'è quello che ci sta davvero a cuore.
Nel ringraziarvi, vorrei mettere in evidenza un paio di cose, per chiarire:
nessuno parla di svendere i sacramenti. Nella parrocchia di cui parlo, le famiglie sono mediamente solerti nel seguire gli incontri di formazione, partecipano alle proposte di preghiera, mostrano l'impegno a voler camminare. Poi molti non si vedono più? Sì, capita anche questo. Ma dopo che ciascuno ha fatto del suo meglio, noi non possiamo che nutrire la nostra speranza. Pensiamo e preghiamo in prospettiva futura, cerchiamo di non limitarci a giudicare. La coerenza che ci interessa non è solo quella della dottrina, ma quella della dottrina incarnata.
Così, in questo continuo tentativo di fare discernimento, il cammino è molto più faticoso, perchè le due strade estreme ("volemosebbene, tutto è ok" versus "il principio dice così e basta") sono, entrambe a loro modo, deresponsabilizzanti.
Ma la fuga dalla responsabilità è uno dei colori più forti del peccato di origine.



15/01/2014 22:34 Anna Vincenti

"il battesimo dei bambini diventa anche per i genitori un nuovo inizio".
Penso che dietro a due genitori che chiedono di battezzare il figlio ci sia lo Spirito Santo che lavora; è sicuramente una scelta di fede anche se loro magari non se ne rendono neanche conto. Ognuno ha il suo percorso di fede.
Vorrei anche ringraziare Assunta per il suo modo di essere catechista di stare vicino ai genitori e di dialogare con loro.
Secondo me, da catechista, il catechismo deve essere un'occasione di crescita per tutti: bambini, genitori e catechisti.




15/01/2014 20:15 Blas

Leggendo la sig.ra Pederiva mi domandavo se il Vangelo veramente dice che la porta per andare in paradiso é quella stretta? Ancora c´é o l´hanno cancellata la parabola dell´invitato alla festa che non ha l´abito da festa e viene cacciato alla gheena?
Forse il Vangelo lo hanno "aggiornato".




15/01/2014 15:56 Maria Teresa Pontara Pederiva
Don Giorgio Mazzanti, docente di teologia sacramentaria all'università Urbaniana, ha spiegato così a Radio Vaticana: “Nell’"Evangelii gaudium" il papa scrive che "tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale e nemmeno le porte dei sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi".
Del resto il gesto di battezzare la bimba di quella coppia non è affatto nuovo per papa Bergoglio che a Buenos Aires non si limitava a battezzare i figli di coppie unite in matrimonio solo civile, ma anche figli di ragazze madri e di coppie conviventi ... e anzi invitava i parroci a fare altrettanto. Come del resto si fa anche da noi e chi si occupa di pastorale familiare e battesimale lo sa bene: le coppie dei nostri incontri sono perlopiù conviventi (ma non è raro che “dopo” il battesimo del figlio, le ritroviamo, magari a distanza di 2-3 anni o alla nascita del successivo, ai corsi di preparazione al matrimonio cristiano).
Quello che mi sembra significativo,dalle parole di don Mazzanti, oltre che dal gesto pubblico di papa Francesco, è l’affermazione che una dogana – intesa come la "regolarità" dei sacramenti dei genitori, l'aspetto della "preparazione" o dei "requisiti", la coerenza di una "dottrina" - non potrà mai prevalere sul bene del bambino, quasi che lo status dei genitori dovesse aver la meglio sulla grazia di un sacramento per il figlio.
Diceva il card. Bergoglio, più volte citato da domenica scorsa: “Il bambino non ha alcuna responsabilità dello stato del matrimonio dei suoi genitori. E poi, spesso il battesimo dei bambini diventa anche per i genitori un nuovo inizio. Di solito si fa una piccola catechesi prima del battesimo, di un’ora circa; poi una catechesi mistagogica durante la liturgia. In seguito, i sacerdoti e i laici vanno a fare le visite a queste famiglie, per continuare con loro la pastorale post-battesimale. E spesso capita che i genitori, che non erano sposati in chiesa, magari chiedono di venire davanti all’altare per celebrare il sacramento del matrimonio. Talvolta succede che i ministri e gli operatori pastorali assumono quasi un atteggiamento “padronale”, come se fosse nelle loro mani l’arbitrio di concedere o no i sacramenti”.
La strada è indicata anche per noi e già esistono molti esempi che confermano la validità di questa prassi pastorale, mentre le dogane, e nonn poteva essere altrimenti, hanno mostrato solo fallimenti e frustrazioni.



15/01/2014 14:59 Paix
La domanda è: perchè? Cioè, non è che se non la battezzava il papa, questa bimba non veniva battezzata: non sarebbe stato più auspicabile che avvenisse in parrocchia? Esattamente il significato di questa scelta quale dovrebbe essere? A dire il vero io non riesco a comprenderlo. Soprattutto mi sembra un gesto ambiguo, fortemente ambiguo. E' un bene che i genitori di questa bimba non si siano sposati, una situazione così auspicabile che dovrebbe ricevere il riconoscimento di un battesimo celebrato dal papa (è inutile illuderci, perchè di questo si tratta)? E' stato fatto qualcosa per introdurli alla pastorale connessa con la richiesta di un sacramento? Perchè tengono tanto al Battesimo per la figlia ma non al sacramento del matrimonio per loro stessi? E la frase del papa " i sacramenti sono per gli uomini e le donne così come sono" cosa significa esattamente? E le coppie che magari titubano o devono affrontare sacrifici non indifferenti per sposarsi, saranno incoraggiate da questo gesto? La mia risposta, devo dirlo, è no, almeno per adesso. Due cari amici, conviventi da tempo, che non si sposano perchè gli "obblighi sociali" ed economici legati ad un matrimonio nel milieu culturale di loro provenienza sono per adesso troppo onerosi (per me è incomprensibile, ma quante sono le situazioni simili?!) mi fanno, puntualissimi: "In fondo non è la cosa più importante, hai visto che anche il papa l'altro giorno ha battezzato..." ecc ecc ecc. E allora mi viene da pensare a quanto danno possono fare questi gesti. Si fa prestissimo a sentirsi "assolti" invece che "accolti".


15/01/2014 13:20 Matteo
Caro Fabio Colagrande, ti ringrazio delle risposte e preciso che nel secondo caso ponevo un problema di coscienza che si è concretamente posto a me e a mia moglie, qualche tempo fa, come genitori. Ritengo che a un prete si pongano in misura amplificata problemi analoghi di quelli che si pongono a noi, a misura di quanto si apre il cuore all'accoglienza.
Sono ben consapevole che il nostro lavoro, anche di catechisti è difficile e questo mi piace e mi motiva.
Ma conosco bene che le argomentazioni che tu porti ("Nel primo caso avrei detto da subito alla coppia che - pur non essendoci ostacoli al battesimo - era necessaria una loro partecipazione più profonda al cammino di preparazione. Avrei in sostanza impedito che le cose si trascinassero così. L'importante è credo capire la motivazione che ha spinto due genitori a chiedere il sacramento per il proprio figlio. E se questa motivazione è debole rafforzarla e approfondirla, magari attraverso incontri personali") sono travisate e contrabbandate in 80 casi su 100 come una dogana e presentate come un esempio di rifiuto.



15/01/2014 12:03 Fabio Colagrande
Rispondendo (senza averne alcun titolo)alle interessanti domande di Matteo:
- Nel primo caso avrei detto da subito alla coppia che - pur non essendoci ostacoli al battesimo - era necessaria una loro partecipazione più profonda al cammino di preparazione. Avrei in sostanza impedito che le cose si trascinassero così. L'importante è credo capire la motivazione che ha spinto due genitori a chiedere il sacramento per il proprio figlio. E se questa motivazione è debole rafforzarla e approfondirla, magari attraverso incontri personali. L'importante è fargli capire che la fretta in questo caso serve a poco. E' un lavoro difficile, ma nessuno ha detto che fare il sacerdote o il catechista sia una passeggiata.
- Il secondo caso mi è meno chiaro. Cioè, un prete non dovrebbe aprire un cineforum perché poi c'è il pericolo che i genitori ci parcheggino i figli andando al Bingo? Con lo stesso criterio allora non dovrebbe più neanche dire messa. Credo di non aver capito.
In generale credo proprio che rispondere subito positivamente alla richiesta di una sacramento sia un quasi un dovere per un sacerdote. Dopo di che tocca a lui creare una relazione dal punto di vista pastorale, perché il sacramento si accolto in modo adeguato. Ma rispondere: "No, non credo che tu abbia (o voi abbiate) i requisiti necessari per riceverlo. Significa 'somministrare un vaccino contro la fede'. Come ha detto Papa Francesco in un'intervista a 30 giorni 'i sacramenti sono per gli uomini e le donne così come sono'.

F.



15/01/2014 12:01 Blas
Caro Borghi credo che nessuno pensa a "Il sacramento dato come premio per i buoni". Piuttosto si pensa alla coerenza della dottrina. Il battesimo é i sacramenti si danno a chi, liberamente, li chiede, é chi li chiede si prepara per riceverli. Se i bambini non possono chiederlo perché li battezziamo?
Perche gli apostoli vedevano scendere lo Spirito su tutta la famuglia dei batezzati. I primi cristiani capirono che la famiglia comprendeva i bambini presenti e futuri, da lí nacque l´uso di battezzare i bambini nati in famiglie cattoliche presupponendo la Fede dei genitori che chiedono il battesimo.
Per questo il battesimo di un bambino diventa un rinnovo delle promesse battesimali dei genitori e padrini.
Io domanderei ai padrini di Giulia: sapete che i genitori di Giulia vivono in una situazione irregolare per la Chiesa a cui state ingressando Giulia? Quando arrivi il momento glielo spiegherete chiaramente e insegnerete la morale matrimoniale della vostra Chiesa e quella di Giulia? Lo sanno i genitori di Giulia?
Se prendessimo sul serio i sacramenti la religione non sarebbe presa in giro come qui:
http://www.primiciasya.com/primicias/La-intimidad-del-bautismo-de-los-hijos-de-Florencia-de-la-V-20120827-0020.html



15/01/2014 11:31 Matteo
Personalmente, non ho dubbi che il battesimo sia il sacramento dalla porta più aperta, che non vada negato a nessuno e sono convinto che parli e abbia una forza propria perché è proprio, del sacramento e del battesimo in particolare, l’intervento di Dio nella storia e nella storia delle persone; è potente e può fare ciò che noi non possiamo.
Ciò premesso, immaginiamo che dei genitori chiedano il battesimo, che tu li inviti a seguire un paio di incontri; che a questi incontri i due genitori partecipino alternati, che durante gli incontri leggano e rispondano al telefonino; che pensino ad altro. E che alla fine, ti dicano che la messa delle 11.30 non va bene perché hanno prenotato il ristorante lontano e gli ospiti arriverebbero tardi.

Altro caso: poniamo che la parrocchia organizzi delle attività di cinema durante il Natale; poniamo che una mamma di un compagnetto porti il compagnetto e chieda “tu rimani, vero?” e tu, convinta che voglia assicurarsi di non rimanere da sola, risponda di si; poniamo che questa mamma si allontani senza dirti niente e di gran fretta; poniamo che al ritorno, dopo che tu ti sei trovata con un figlio in più, un po’ agitatello (ma va bene); immaginiamo che alla fine del film, non torna la madre, ma il padre e ti dice candidamente che la moglie (compagna?) è andata con le amiche al Bingo.


Nel primo caso, come ti comporteresti? Se dici di no, stai ponendo una dogana oppure stai aprendo una via per il confronto, il dialogo e l’emersione di altro? Sei sicura che il problema sia la dogana? Se invece dici di si, hai aperto o chiuso una strada? Non potrebbe essere che la liberalizzazione, cioè il dire sempre si, sia un principio di disinteressamento? E se qualcun altro lo fa al posto tuo, per aggirare il “problema”?
Nel secondo caso, considerate le forze, tu apriresti ancora una volta il cinema e daresti la disponibilità a fare da custode, sapendo che questo permette alla mamma di continuare a perdere se stessa e il figlio?



15/01/2014 00:35 gilberto borghi
Sono sempre più convinto che lo Spirito Santo ci preceda, e di molto, nel cuore delle persone, anche e soprattutto di quelle che non si sentono degne di stare dentro ai canoni etici del cristianesimo. Perchè proprio per loro, e per me che pure non riesco a stare dentro a questi canoni, è venuto Gesù Cristo.
Qualcuno sostene che la scuola italiana funziona solo per chi non ne ha bisogno, cioè i ragazzi già bravi da soli. Il sacramento dato come premio per i buoni rischia di essere la stessa cosa. Dovremmo convincerci invece che il male, nel cristianesimo, non si vince allontanandolo da sè, ma assumendolo come dato da cui partire e da purificare strada facendo attraverso l'amore che la persona peccatrice riceve da Cristo per mezzo della Chiesa.
Tra un ordine etico privo di amore e un amore privo di ordine etico Cristo preferiva sempre il secondo...



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Assunta Steccanella

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato.

Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.

 

 

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