Con la forza della tenerezza
di Simone Sereni | 27 novembre 2013
È molto duro confrontarsi con la conflittualità tra due persone che si sono promesse per la vita. Ma quel loro matrimonio concreto ci sta a cuore?

Arrivano da tutta Italia alla Casa della Tenerezza. Mentre con mia moglie ero lì in visita, abbiamo incontrato una coppia che aveva fatto 600 km per una sosta di 24 ore. Erano in difficoltà, al limite della rottura: lei chiusa a riccio, all'ultimo stadio; lui angosciato e teso. Quelle facce e quegli sguardi, quei corpi irrigiditi, li conosco. Ci sono passato.
Gli hanno parlato di questo posto e ci hanno provato. Alla partenza li abbiamo visti sorridenti, più leggeri. Speriamo che il ritorno a casa sia stata una vera ripartenza.

Su questa collinetta proprio poco sotto a Perugia, da dodici anni ne risuonano a centinaia di storie di coppie, ricche e rigogliose o durissime e in bilico. O anche tutte e due insieme. Secondo don Carlo Rocchetta - che ha messo su e anima la Casa in comunità con nove coppie di sposi - sono circa 1.200 le persone che si avvicinano a vario titolo ogni anno. Coppie in crisi soprattutto "ché ce n'è un gran bisogno", tra le quali anche coppie che probabilmente non si sono mai davvero sposate. Ma anche sposi in cammino che vogliono vivere appieno il sacramento del matrimonio; giovani, fidanzati e non, che si chiedono a chi dire "sì" nella loro vita per diventare man mano adulti nella fede; formatori che vengono a prepararsi per poi tornare nelle proprie realtà ecclesiali locali.

«Non dobbiamo avere paura della bontà, neanche della tenerezza», disse papa Francesco nell'omelia della Messa di inaugurazione del pontificato del 19 marzo. «Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza», ha aggiunto il Pontefice. La tenerezza, disse Bergoglio, «non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d'animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all'altro, capacità di amore».

Nella coppia la tenerezza lenisce le ferite e riaccende il fuoco.

Su questa virtù per niente debole né cieca si fonda lo spirito della casa e il carisma della comunità. Oltre che sulla competenza - don Carlo e due delle nove coppie sono consulenti familiari - e sull'esperienza. Altre due coppie della comunità sono uscite da situazioni di grave crisi e ora le offrono a chi ci sta nel mezzo per dirgli: "Dai, si può fare". Perché è vero che il matrimonio è un "mistero grande", ma non vuol dire che sia una fregatura.

Non è di pochi, mi pare anche tra credenti, una lettura piena di ineluttabilità, senza speranza e quasi rancorosa rispetto alla vita di coppia e alle crisi e ai fallimenti matrimoniali. Materia di cui troppo spesso ci si occupa solo "a cose fatte" nelle analisi socio-ecclesiologiche allarmate come nei commenti luttuosi davanti alla canonica. Postumi, appunto.

È molto difficile prendersi cura degli sposi e della famiglia. Tante cose si danno per scontate, altre diventano dei Moloch, a partire dalla formazione dei giovani. Ed è molto duro e rischioso confrontarsi poi con la conflittualità tra due persone che si sono promesse per la vita. Non è da tutti, si rischia di far danni, anche religiosi/e carismatici e sacerdoti dal gran seguito. Peraltro credo sia urgente occuparsene e rischiare, piuttosto che no.

Ma soprattutto la cosa più grave è non avere stima nel matrimonio come stato di vita. Questo può dare il colpo di grazia a una coppia che ci ha giocato la vita, un veleno molto subdolo, letale soprattuto per coppie credenti e impegnate. Quante buone parole e prospettive persino "spiritualissime", ascoltate nella Chiesa, possono separare gli sposi invece che farli ripartire dalla loro unione, che è sacramento, ossia presenza e azione concreta di Dio?

Il matrimonio di quei due lì che ho incontrato, pellegrini dell'angoscia e della speranza, quel singolo matrimonio è importante. Per loro in primis e per i figli e i parenti e gli amici. E anche per me che li ho visti, per la rete sociale in cui vivono, per la Chiesa. Ma quel matrimonio lì ci sta a cuore?

 

29/11/2013 13:30 matteo lariccia
Peraltro, proprio ieri seguivo un seminario sul diritto di famiglia (sono giurista), dove il relatore tracciava in modo molto interessante le linee di sviluppo (nel diritto civile, chiaramente) del diritto matrimoniale. A partire dal 1975 si osserva in modo sempre più evidente la deriva contrattualistica del matrimonio, rispetto a quella istituzionale: in altri termini, il matrimonio sta diventando un contratto, come gli altri, che ha alla sua base un concetto economico... o meglio Patrimoniale. Questo sta cambiando la morfologia del rapporto che un tempo era invece istituzionale, cioè l'accordo tendeva a formare una istituzione (non un rapporto contrattuale). Il paradosso è che, sotto la linea opposta, si osserva invece che le coppie di fatto (etero e omosessuali) stanno premendo per una istituzionalizzazione del rapporto che è proprio quella da cui il matrimonio sta fuggendo.
Dove stiamo andando non lo so, ma c'è grande confusione sotto il cielo...



29/11/2013 13:26 Matteo Lariccia
Grazie Simone Sereni degli spunti interessantissimi che rendi anche nella tua del 28/11 alle 11:01. Ci sarebbe da parlare e scrivere intere biblioteche. Anche io credo che non si possa e non si debba astrarre dal fallimento precedente in caso di separazione. Anzi, la Parola ci dice proprio il contrario: ci dice che la pietra scartata può diventare testata d'angolo; che la verità ci renderà liberi e altro. Non si può non ripartire da lì!
Apprezzo il contributo di Betty anche se dissento dalle conclusioni a cui arriva. Perché mai, Betty, dovremmo far scendere dal piedistallo il matrimonio?
E perché mai la chiesa lo avrebbe sovraccaricato?
A me sembra il contrario, secondo la linea Sereni e ritengo che sia importante ridare dignità vocazionale al matrimonio, quindi valorizzarlo ancora di più.



29/11/2013 11:39 Simone Sereni
Per Nadia (e poi mi taccio): a) siamo stati accolti in un ambiente casa-cucina dove oltre a poterci preparare un caffé in autonomia (come a casa) ci sono delle stanze attrezzate per bambini e "figli vari", all'occorrenza animate da volontari in occasione di colloqui personali e incontri di gruppo.

b) proprio quest'anno (credo che il sito non sia aggiornato, ma ho visto ospuscolo cartaceo) hanno inaugurato un laboratorio per i bambini delle coppie in crisi e separate insieme a un gruppo di esperti specifici.

ps. c'è una proposta (loro le chiamano "Scuole di tenerezza", anche per in single). Sulla qualità delle proposte sarebbe interessante sentire le esperienze di qualcuno che ha frequentato la Casa. Io semplicemente, segnalo.



28/11/2013 21:32 Nadia
Sicuramente un bel posto questa casa della tenerezza....ma ai figli che importanza viene data in questo posto? Nelle crisi coniugali, e soprattutto quando le crisi divengono separazioni, quelli che ci rimettono di più sono proprio i figli....a presto, Nadia


28/11/2013 18:18 Betty
Caro Simone,
anche la tua riflessione mi porterebbe a scrivere pagine e pagine maturate dalla riflessione di questi anni. Anch'io sono sposata e ho tre figli (due in età preadolescenziale, periodo che mette a dura prova tutte le relazioni familiari): senza addentrarmi nella mia storia personale, posso dire che non mi è estranea la fatica di alcuni momenti e passaggi del matrimonio. Sono anche credente, in alcuni momenti della mia esistenza sono anche stata molto "talebana". Ti dico questo perchè mi sembra di conoscere abbastanza bene la "dottrina" e le riflessioni cristiane/cattoliche relative al matrimonio.
Ma forse è proprio qui il punto.
Premetto che ciò che sto per dire non ha intenzione polemica, ma nasce dal desiderio, come già scrivevo, di addentrarmi nella materia senza dare nulla per scontato. Anzi, senza la paura di guardare la questione da prospettive diverse, anche se questo può condurci a mettere in discussione ciò che da tempo è accettato come un dato di fatto. Solo questo, credo, ci permetterà di fare chiarezza e di parlare tra di noi, avviando un confronto tra punti di vista differenti.
Condivido quanto ho letto recentemente in un articolo di un'autrice (Isabelle De Gaulmyn in http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201310/131011degaulmyn.pdf) che scrive: "La prima cosa da fare per discutere di matrimonio, è forse il farlo scendere dal piedistallo su cui è stato innalzato in questi ultimi anni" e ancora: "Un matrimonio sovraccaricato dalla Chiesa, e spesso molto difficile da vivere da parte delle stesse coppie cattoliche, a cui si domanda di essere “perfette”, col pretesto che il matrimonio è il segno sacramentale dell'alleanza tra Dio e gli uomini". Forse dovremmo interrogarci proprio sull'istituto del matrimonio. Non è sempre stato un Sacramento e lo si è via via caricato di una simbologia a volte difficile da portare. Forse occorre davvero alleggerirlo.
Altro argomento su cui riflettere è l'equilibrio, da ricercare sempre, tra la libertà personale e la relazione di coppia.
Davvero tanti sono i temi mossi da questa questione...



28/11/2013 11:01 Simone Sereni
gentile Betty, il tuo commento mi darebbe l'opportunità di dire altre cose. Ma mi limito solo a offrirti una risonanza all'ultima frase, che è l'unica esplicitamente riferita al mio testo, al mio pensiero espresso. Spero di aver colto cosa vuoi dire.

Chi sceglie e celebra (ossia gli sposi) un matrimonio cristiano diventa, inclusi i giorni a seguire, sacramento.
La loro unione (anche fisica) diventa sacramento. E resta tale, salvo annullamento, anche dopo un eventuale divorzio.
E quel "sì" indirizza e illumina la vita, le relazioni e la maturazione umana e spirituale delle due singole persone, oltre che della coppia e degli eventuali figli.

Non è la benedizione miracolosa di un atto giuridico socialmente consolidato, dove poi i due restano sostanzialmente delle monadi che conducono la loro vita personale in società, vestiti però come gli sposini della torta nuziale, mano nella mano.

Non è un accidente della vita, una "botta di testa". O non dovrebbe esserlo.

Assomiglia moltissimo alla risposta vocazionale di un religioso e di un sacerdote. Per questo, molto prima dei matrimoni (e delle crisi ma anche delle gioie), è importante ridare dignità vocazionale al matrimonio. Molti non sanno a cosa si avvicinano, davvero.

Quelle persone, (singoli sposi, religiosi/e, sacerdoti) restano
persone di pari dignità e bisognose della medesima cura e importanza anche qualora la loro scelta fondante "fallisse".

Ma non credo si possa avere cura di quelle specifiche persone e delle loro relazioni, come mi pare di capire, anche dopo la chiusura dell'esperienza "fallita", astraendole dall'importanza della scelta di indirizzo di vita che esse hanno fatto.

Non si può avere cura di quelle persone che hanno scommesso su quella scelta, senza "amare" e conoscere profondamente il matrimonio. Qualsiasi umanissimo e comprensibilissimo esito abbia "quel matrimonio lì".

Per chiudere. Nella Casa della Tenerezza, che ho appena conosciuto - e che per fortuna è anche un segno bello di sposi che servono altri sposi e coppie e giovani in ricerca - so che qualora non si riesca a "riaccendere" il fuoco del matrimonio, si propone agli sposi un percorso di separazione seguito da mediatori familiari e avvocati sensibili, che non spingono alla separazione giudiziale per motivi oggettivamente poco cristiani.



27/11/2013 17:24 Matteo Lariccia
Simone Sereni coglie un tema di importanza strategica per il presente e per il futuro. E' fondamentale ripartire da queste coppie, coltivare la pietra scartata perché può diventare testata d'angolo. Non si deve cedere a soluzioni semplicistiche, alla "volemose bene" (come si dice a Roma), ma senz'altro occorre immergersi nelle fatiche e nei dolori delle coppie. Probabilmente, non è sempre facile perché quelle fatiche e quei dolori sono le nostre fatiche e i nostri dolori e aprire la pagina di altri può suscitare anche in noi reazioni che non conosciamo.


27/11/2013 13:48 Betty
Leggo molti interventi in questi giorni, sollecitata anche dal questionario in preparazione al Sinodo. È da tempo che mi dedico alla riflessione su queste tematiche, tanto più che ho appena concluso il corso per mediatori familiari. Più mi addentro nella complessità che caratterizza le relazioni di coppia (e quelle credenti non ne sono esenti), più mi accorgo di come occorra avvicinarsi in punta di piedi ad ogni situazione, unica, per forza di cose. Una relazione di coppia viene da lontano: dalle reciproche storie, dalle attese di ciascuno, da quello che viene definito un "patto segreto"... Una relazione di coppia non è uguale nel tempo: la storia stessa della famiglia è soggetta introduce cambiamenti non irrilevanti.
Non è quindi mai possibile semplificare, trovare soluzioni facili, dare ricette... Conosco la storia di molti amici il cui matrimonio è fallito, conosco il dolore, la fatica. Non mi trovo d'accordo con chi continua a considerare il fallimento del matrimonio come un peccato, come segno della debolezza umana. Sarebbe troppo facile e non ci aiuterebbe nella ricerca delle cause profonde.
Devo dire che mi fa piacere che finalmente di questo tema si possa parlare e spero lo si possa fare in libertà.
Tante sono le domande che mi pongo: è proprio vero che il patto coniugale debba essere indissolubile? È scritto nella Bibbia, sostengono in tanti. Ma quanto questa idea riflette un contesto culturale, cosìmcomemper altre questioni? So che sono domande provocatorie, ma il non farcele non ci consentirebbe di riflettere a fondo e di dipanare molte delle questioni che bloccano la nostra ricerca di credenti.
Non so come lavori il centro di cui si parla nell'articolo. Penso sia una buona occasione per poter aiutare molte coppie. Mi viene da commentare così quanto detto nell'intervento: non so se mi starebbe a cuore quel "matrimonio". Sicuramente mi starebbero a cuore le due persone, la serenità di entrambi, la loro libertà. E la cura della relazione che c'è tra loro...



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Simone Sereni

Scrivo, webbedito e socialmedio da un po' con una laurea in economia (marketing) sospesa tra penna e cassetto.
Curo, anzi, curavo (:D) due blog personali: il moralista e motividifamiglia.
Sono sposato con quattro figli. Vivo e lavoro a Roma.

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