«Evangelii Gaudium» in poche parole
di Aldo Maria Valli | 26 novembre 2013
Non imprigionare Gesù in «schemi noiosi» o «pessimismo sterile», ma «porte aperte» a tutti: la missione nell'esortazione apostolica di Francesco

"La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù": inizia così l'Evangelii gaudium, con cui papa Francesco affronta il tema dell'annuncio del Vangelo nel mondo di oggi. É un appello a tutti i battezzati, senza distinzioni di ruolo, perché portino agli altri l'amore di Gesù in uno "stato permanente di missione" (25), vincendo "il grande rischio del mondo attuale": quello di cadere in "una tristezza individualista" (2).

Il papa invita a "recuperare la freschezza originale del Vangelo" Gesù non va imprigionato entro "schemi noiosi" (11). Occorre "una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno" (25) e una riforma delle strutture ecclesiali perché "diventino tutte più missionarie" (27). Su questo piano Francesco si mette in gioco in prima persona. Pensa, infatti, anche a "una conversione del papato" perché sia "più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell'evangelizzazione".

Il ruolo delle Conferenze episcopali è da valorizzare realizzando concretamente quel "senso di collegialità" che finora non si è ancora pienamente concretizzato (32). Più che mai necessaria è "una salutare decentralizzazione" (16) e in questa opera di rinnovamento non bisogna aver timore di rivedere consuetudini della Chiesa "non direttamente legate al nucleo del Vangelo" (43).

Il verbo messo al centro della riflessione è "uscire". Le chiese abbiano ovunque "le porte aperte" perché tutti coloro che sono in ricerca non incontrino "la freddezza di una porta chiusa". Nemmeno le porte dei sacramenti si dovrebbero mai chiudere. L'eucaristia stessa "non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli". Il che determina "anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia". (47). Molto meglio una Chiesa ferita e sporca, uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa prigioniera di se stessa. Non si abbia paura di lasciarsi inquietare dal fatto che tanti fratelli vivono senza l'amicizia di Gesù (49).

Su questa via la minaccia più grande è quel "grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando" (83). Non ci si lasci prendere da un "pessimismo sterile" (84). Il cristiano sia sempre segno di speranza (86) attraverso la "rivoluzione della tenerezza" (88).

Francesco non nasconde il dissenso verso quanti "si sentono superiori agli altri" perché "irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato" e "invece di evangelizzare classificano gli altri". Netto è anche il giudizio negativo verso coloro che hanno una "cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, ma senza che li preoccupi il reale inserimento del Vangelo" nei bisogni della gente. (95). Questa "è una tremenda corruzione con apparenza di bene... Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali!" (97).

La predicazione ha un ruolo fondamentale. Le omelie siano brevi e non abbiano il tono della lezione (138). Chi predica parli ai cuori, evitando il moralismo e l'indottrinamento (142). Il predicatore che non si prepara "è disonesto ed irresponsabile" (145). La predicazione offra "sempre speranza" e non lasci "prigionieri della negatività" (159).

Le comunità ecclesiali si guardino da invidie e gelosie. "Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?" (100). Di fondamentale importanza è far crescere la responsabilità dei laici, finora tenuti "al margine delle decisioni" a causa di "un eccessivo clericalismo" (102). Importante è anche "allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa", in particolare "nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti" (103). Di fronte alla scarsità di vocazioni, "non si possono riempire i seminari sulla base di qualunque tipo di motivazione" (107).

Oltre a essere povera e per i poveri, la Chiesa voluta da Francesco è coraggiosa nel denunciare l'attuale sistema economico, "ingiusto alla radice" (59). Come disse Giovanni Paolo II, la Chiesa "non può né deve rimanere al margine della lotta per la giustizia" (183).

L'ecumenismo è "una via imprescindibile dell'evangelizzazione". Dagli altri c'è sempre da imparare. Per esempio "nel dialogo con i fratelli ortodossi, noi cattolici abbiamo la possibilità di imparare qualcosa di più sul significato della collegialità episcopale e sulla loro esperienza della sinodalità" (246). Il dialogo interreligioso è a sua volta "una condizione necessaria per la pace nel mondo" e non oscura l'evangelizzazione (250-251).

Nel rapporto col mondo il cristiano dia sempre ragione della propria speranza, ma non come un nemico che punta il dito e condanna (271). "Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri" (272). "Se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita" (274).

 

 

04/12/2013 13:31 maria rosaria maione
Il papa Francesco inizia con una affermazione"la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita di coloro che incontrano Gesù
tutti noi credenti dovremmo iniziare il nostro cammino di evangelizzazione manifestando agli altri questa gioia e contagia
re gli altri,partendo dai vicini per uscire fuori incontro agli
altri anche lontani .c'è un però la conversione missionaria non può lasciare le cose come stanno;mai cadere per le comunità nel sentirsi maestri e nel protagonismo che porta a guardare gli altri ,ai nuovi, come diversi e talvolta con sospetto e gelosie racchiusi come sono nel loro gruppo già consolidato .manifestano la loro gioia nell'accogliere ma non
spalancano di fatto tutte le porte della condivisione del progetto dell'operare; si insinua ,allora , il dubbio del significato profondo e sostanziale dell'essere una comunità pastorale che dovrebbe partire da una comunicazione interper -sonale aperta ,dall'accoglienza per poi uscire nel mondo e mettersi in cammino per testimoniare la vera essenza della condivisione si dicono tante cose ,si fanno tante cose ,ma la missionarietà deve scaturire prima nella comunità e poi trasmettere il messaggio evangelico a tutti senza esclusione
il mio credo con pensieri ,opere ed azioni ma credo che nelle comunità pastorali ed ecclesiali ci sia da superare qualcosa
ancora ,retaggio del passato.



27/11/2013 17:00 Maria Teresa Pontara Pederiva
“L’impegno ecumenico risponde alla preghiera del Signore Gesù che chiede che « tutti siano una sola cosa » (Gv 17,21). La credibilità dell’annuncio cristiano sarebbe molto più grande se i cristiani superassero le loro divisioni e la Chiesa realizzasse « la pienezza della cattolicità a lei propria in quei figli che le sono certo uniti col battesimo, ma sono separati dalla sua piena comunione ». Dobbiamo sempre ricordare che siamo pellegrini, e che peregriniamo insieme. A tale scopo bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, e guardare anzitutto a quello che cerchiamo: la pace nel volto dell’unico Dio” (EG 244).
“Data la gravità della controtestimonianza della divisione tra cristiani, particolarmente in Asia e Africa, la ricerca di percorsi di unità diventa urgente. Se ci concentriamo sulle convinzioni che ci uniscono e ricordiamo il principio della gerarchia delle verità, potremo camminare speditamente verso forme comuni di annuncio, di servizio e di testimonianza […] I segni di divisione tra cristiani in Paesi che già sono lacerati dalla violenza, aggiungono altra violenza da parte di coloro che dovrebbero essere un attivo fermento di pace. Sono tante e tanto preziose le cose che ci uniscono! E se realmente crediamo nella libera e generosa azione dello Spirito, quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri! Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi (EG 246).
Il 1 dicembre sarà ricordato solennemente a Trento, alla presenza del delegato papale, il 450° anniversario della conclusione del Concilio: uno stile diverso da quello indicato in alcuni commenti, per fortuna. La storia non si cambia, ma si può leggere con occhi diversi, come afferma il documento congiunto Cattolici-luterani "Dal conflitto alla comunione".



27/11/2013 14:29 Maria

Ma caro Menzaghi basta leggere Lutero per scoprire che tante "belle" idee di questa esortazione non sono affatto originali!il decentramento dell'autorita'della Chiesa,la collegialita'la possibilita di prendere decisione su materia dottrinale anche dagli organismi locali ,la critica di coloro a cui sta a cuore la liturgia,i dogmi,il prestigio della Chiesa.. Ma soprattutto e 'l'idea piu'rivoluzionaria cioe'la Conversione del Papato" che e'di chiaro stampo luterano:cosa chiedeva infatti Lutero se non la conversione del papato? Questo Papa che da'cosi'volentieri dell'eretco pelagiano a tanti cattolici dovrebbe guardarsi le spalle:a camminare percolosamente sulla corda sottile delle riforme potrebbe cadere nella grande aRiforma che Lutero ha gia' fatto!




27/11/2013 11:50 gilberto borghi

per benedetti
Ottimo. Perciò come vede non dobbiamo temere di perdere la retta fede con questo papa.
Aggiungo. Il tono emotivo di fondo dell'esortazione non è di certo la paura di sbagliare o di perdere la fede, ma la gioia di averla. "Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: « Voi stessi date loro da mangiare » (Mc 6,37)."
E soprattutto richiama alla centratura sull'essenziale. "Una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere. Quando si assume un obiettivo pastorale e uno stile missionario, che realmente arrivi a tutti senza eccezioni né esclusioni, l’annuncio si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta si semplifica, senza perdere per questo profondità e verità, e così diventa più convincente e radiosa".




27/11/2013 11:45 Elisabetta Bianchi
Sono 250 pagine, ci vuole tempo per leggerla seriamente facendosene interrogare, senza andare a cercare solo ciò da cui ci si sente confermati nelle proprie opinioni.


27/11/2013 09:07 Federico Benedetti
Nella lettura (rapida) del testo trovo un omaggio a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI, trovo una condanna al relativismo, al soggettivismo e al complesso di inferiorità dei cattolici nei confronti della cultura laica, un richiamo a reagire contro il secolarismo, un riconoscimento dell’importanza delle scuole e delle università cattoliche, l’esortazione a promuovere e difendere i valori cattolici senza timori. Si trova una conferma della validità del Catechismo della Chiesa Cattolica e della Dottrina Sociale della Chiesa, del sacerdozio “riservato agli uomini”, dell’importanza dei sacramenti e della devozione mariana. Si riportano le parole dei vescovi francesi sulla famiglia, quasi ad esprimere un sostegno esplicito all’impegno dell’episcopato francese contro la legge che inventa e introduce il matrimonio tra omosessuali. Si prende una posizione chiara ed esplicita contro aborto ed eutanasia, sostenendo il diritto alla vita sin dal concepimento ( “non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana”).
Qua e là si intravedono anche richiami ai valori non negoziabili, che qualcuno avrebbe voluto mettere nella soffitta del dimenticatoio.
Ci sono molti spunti interessanti e varrebbe la pena approfondire tutto, prima di lanciarsi in elogi sperticati o critiche a priori.



26/11/2013 22:51 Massimo Menzaghi
mi correggo: ce n'è per tutti, tranne che per Maria...
Portatori di verità si nasce e lei, modestamente, lo nacque!
Solo per informazione: ha intenzione di spararle ancora più grosse o ritiene (stiamo pur sempre parlando di un papa su cui eminenti intellettuali hanno speso fiumi d'inchiostro per spiegarci quanto fosse perfettamente in continuità con chi l'ha preceduto e nel solco della Tradizione...) di potersi accontentare?



26/11/2013 21:45 Maria
un certo Martin Lutero aveva già detto tutto credo più di quattrocento anni fa. ne avete sentito parlare di Martin Lutero? Un genio: Bergoglio gli deve molto!


26/11/2013 20:33 Massimo Menzaghi
ce n'è per tutti, nessuno escluso, a cominciare da me stesso!

l'unico atteggiamento veramente intollerabile sarebbe continuare a sostenere che nella Chiesa vada tutto bene e non ci sia bisogno di cambiare nulla...



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Aldo Maria Valli

Aldo Maria Valli è vaticanista del Tg1. Nato a Rho nel 1958, sposato con Serena e padre di sei figli, è giornalista professionista dal 1986. Collabora con il quotidiano Europa e con diverse riviste. E' autore di numerosi libri. Tra i più recenti Piccolo mondo vaticano. La vita quotidiana nella città del papa, Laterza,(edizione francese Le petit monde du Vatican. Dans les coulisses de la cité du Pape, Editions Tallandier), Storia di un uomo. Ritratto di Carlo Maria Martini, Ancora Libri (edizione francese L'histoire d'un homme, Saint Augustin), Oltre le mura del tempio. Cristiani tra obbedienza e profezia, con padre Bartolomeo Sorge, Paoline, Diario di un addio. La morte del cardinale Carlo Maria Martini, Ancora Libri, Il Vangelo secondo gli italiani. Fede, potere, sesso. Quello che diciamo di credere e quello che invece crediamo, con Francesco Anfossi, San Paolo, Milano nell'anima. Viaggio nella Chiesa ambrosiana, Laterza, Benedetto XVI. Il papato interrotto, Mondadori.

 

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it