Papa Francesco: la rivoluzione dei gesti
di Fratel MichaelDavide | 02 novembre 2013
La Meridiana

Possiamo definirlo diverso, inteso come originale, questo nuovo libro di MichaelDavide (Semeraro), il religioso benedettino che vive alla Koinonìa de la Visitation a Rhêmes-Notre Dame in Valle d'Aosta, una suggestiva Casa di spiritualità, luogo di accoglienza ai piedi del Monte Bianco ("I monaci possiedono solo 2 cose: le Sacre Scritture e la libertà").

Originale non solo perché prende lo spunto da quel gabbiano, fotografato dalle TV di tutto il mondo appollaiato sul comignolo della Sistina nelle ore del Conclave, che il monaco "contempla" con serenità, ma soprattutto per la prospettiva con cui analizza - da teologo con un dottorato in Spiritualità alla Gregoriana - la novità dei gesti, meglio la "rivoluzione dei gesti" che lo Spirito ci ha offerto negli ultimi mesi.

"L'11 febbraio e il 13 marzo 2013 saranno ricordati nella storia della Chiesa e di tutta l'umanità come date che hanno non solo segnato, ma profondamente cambiato il cammino della Chiesa". E non è forse un caso, nota Fratel MichaelDavide, che la liturgia del giorno delle dimissioni offriva il testo di Genesi " in principio Dio creò il cielo e la terra ... e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque" (Gn 1, 1-2).

"Quasi un monito per ricordarci che se noi siamo parte di questa creazione voluta e amata da Dio, al contempo essa è frutto di un amore e di una forza che ci precedono e sono capaci di portarci lontano".

E lontana dalle dispute su novità o continuità è pure la sua tesi sulla "novità" di papa Bergoglio: una novità che definisce "assoluta" rispetto a quanto eravamo abituati negli ultimi secoli, ma che si rivela, però, un autentico ritorno alle origini di una Chiesa lontana dalla tentazione del potere, della sacralizzazione delle persone, della rigidità dei riti. E sono tanti i personaggi della storia bimillenaria del cristianesimo cui associa papa Francesco: in testa il papa benedettino Gregorio Magno, "il cui stile è proprio quello della "ferma dolcezza", ma il cui desiderio, come pastore esemplare, era quello di condurre tutti a Dio con un cuore di padre che conduce al Padre".

Significativo questo passo dove analizza il significato di alcuni gesti che vede proiettati lontano:

Sembra proprio che, sotto la guida ferma e tenera di papa Francesco, a tempi di tanta resistenza stia seguendo una sorridente resa che ci rende più umani tra gli uomini e le donne del nostro tempo di cui condividiamo non solo "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce", ma pure le fragilità e i disorientamenti dovuti all'accelerazione dei nostri tempi. Tutto ciò è stato riconosciuto e indicato chiaramente, con la sua consueta acribia intellettuale, da papa Benedetto XVI. Nel momento della dichiarazione delle sue dimissioni ha detto, quasi sottovoce, ma con una chiarezza esemplare:

Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato".

L'annuncio - dichiarazione a dirla tecnicamente - così semplice e scarno delle dimissioni di papa Benedetto XVI ha scosso l'opinione pubblica, ma soprattutto ha zittito i nostri ambienti ecclesiali troppo abituati - sarebbe meglio dire rassegnati - al fatto che non ci si possa più aspettare nulla di nuovo. L'11 febbraio 2013 è avvenuto qualcosa di molto simile a ciò che avvenne nella sagrestia della basilica di San Paolo quando Giovanni XXIII annunciò - più di 50 anni fa - l'indizione del Concilio Vaticano II creando non poco subbuglio tra i prelati presenti e tra quelli di tutto il mondo. Eppure quell'annuncio, tanto inaspettato quanto profondamente atteso, è stato capace di ridare a molti credenti la speranza di poter ritrovare le vie di una doppia fedeltà al Vangelo eterno che è Cristo Signore e al suo incarnarsi nella concretezza, mutevole e amabilissima della storia. Il gesto, tanto inatteso quanto profondamente gradito di benedetto XVI di rinunciare al suo ministero di Vescovo di Roma ci ha stupito nel senso più bello e profondo del termine. Indfatti questo gesto ha rotto in modo inatteso e straordinariamente efficace le nostre abitudini a non aspettarci più nulla e a rinchiuderci in una sorta di pessimismo spirituale che si fa, troppo facilmente abitudine alla critica. Talora questa critica, senza volerlo, rischia di cedere alla lamentela. Invece no, al di là, anzi, al cuore stesso delle nostre fragilità personali ed ecclesiali abbiamo scoperto che esiste una donami la quale continua a far crescere la Chiesa come segno, sacramento e primizia di un'umanità in cammino di cui i credenti non sono solo parte, ma sono appassionati artefici".

A cura di Maria Teresa Pontara Pederiva

 

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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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