SECONDO BANCO
Le ultime ore di vita
di Gilberto Borghi | 28 ottobre 2013
«Scusate, ma nessuno di voi spenderebbe tempo a salutare per bene le persone a cui vuole bene?»

Di solito ci metto più di un'ora a fare il contratto formativo con una classe prima. Non sempre comprendono al volo il quadro in cui vorrei lavorare con loro, per l'intero anno scolastico. Obiettivi a cui mirare, modi per arrivarci, regole di base per lavorare bene insieme. Perciò riesco ad iniziare il primo modulo più o meno verso la fine della seconda volta che ci vediamo.

Anche quest'anno non hanno fatto eccezione. Anzi le domande e le obiezioni su alcune cose del contratto sono state abbondanti. Così ci sono rimasti appena 15 minuti per iniziare il lavoro sul primo modulo: la morte e l'aldilà. Sì, proprio così. Da qualche anno con le classi prime parto dalla fine, dai novissimi. Non ho ancora capito bene perché, ma li "intrippa" e mi permette di fare un primo giro panoramico anche su alcune religioni fuori dal cristianesimo per "testare" cosa ne sanno.

Ma con solo quindici minuti ho detto: "Beh, ragazzi, non abbiamo tempo per partire davvero a "vedere" qualcosa sul pensiero cristiano sulla morte e l'aldilà. Perciò vi farò solo una domanda perché mi interessa sapere come la vedete voi: se voi sapeste di dover morire certamente prima di sera, cosa fareste?". Forse ho esagerato nella provocazione perché sono esplosi!

Più di mezza classe di mani alzate, tutti a voler dire come avrebbero passato le ultime ore di vita. "Io spenderei tutti i soldi che ho in cose che mi piacciono". "Ad esempio?" chiedo. "Beh fare bungee jumping o buttarmi col paracadute ..." "Io invece, prof., prenderei un mitra e ucciderei tutti". "Ah però Martina - faccio io - dietro quella faccina di angelo si nasconde così tanta rabbia?". "Ah, prof. io ne ho anche più di Martina, ma ucciderei solo quella stronza che mi ha portato via il moroso ... maledetta!!". "Sonia!! - le dico - Capisco che ti rode molto, ma ricordati che siamo a scuola dai ... lo puoi dire anche diversamente".

"Io prof. invece non vorrei morire ancora vergine". Dal fondo della classe Matteo mi sorprende. A vederlo sembra davvero ancora un bambino, ma evidentemente i suoi 15 anni si fanno sentire tutti. E la risata della classe dimostra che molti di loro in fondo sono nella stessa condizione. "Beh, prof., io invece mi sbronzerei di brutto così potrei finalmente godermi tutto quello che voglio, senza nessun problema". "Cioè vuoi dire Alex, che se non sei sbronzo non ti senti capace di essere libero?". "Eh sì, più o meno" fa lui. "Io prof. al contrario degli altri vorrei solo dormire e mangiare, sono le uniche cose che davvero mi piacciono" chiude Rosaria. Sono solo alcune tra le tante. Molte delle quali mostrano che nelle loro ultime ore di vita vorrebbero solo "godersela".

Ora, al di là della "tara" che si deve fare a queste frasi, una considerazione comunque ci sta. A 15 anni spenderebbero le loro ultime ore di vita essenzialmente su due cose: la ricerca di cose emozionanti, anche oltre i limiti con le quali già ora le vivono; e la liberazione della loro rabbia e violenza che hanno dentro, come il fuoco sotto la cenere. Allora ho cercato di "grattare" un po' sotto la superficie: "Scusate, ma nessuno di voi spenderebbe tempo a salutare per bene le persone a cui vuole bene?"

C'è stato un lungo minuto di silenzio, tra lo stupore per non aver pensato che la morte possa far emergere l'amore che hanno dentro e un po' di senso di colpa perché si sono resi conto che le persone che amano forse non sono poi così importanti. E alla fine Gianluca ha rotto il ghiaccio: "In effetti prof. a me piacerebbe davvero passare le ultime ore con i mie tre grandi amici. Ma poi sarei triste perché se muoio non li vedo più". "Gianluca ha ragione prof. - ha aggiunto Vanessa - se mi fa pensare all'amore poi mi viene una tristezza infinita perché dovrei morire..." La campanella ci ha riportato alla realtà, e in un nano secondo sono schizzati a "vivere".

Ma tra l'aula e la sala insegnanti ho pensato che, forse, le forti emozioni da vivere e la violenza da liberare sono solo maschere per non fare i conti sul serio con la morte. E a 15 anni li posso capire! Ma che poi, se ci mettono di mezzo gli amori, che pure a 15 anni hanno, allora la morte rivela tutta la sua tragicità anche a loro, se non si apre una porta su una vita ulteriore. E, allargando l'orizzonte mi sono chiesto: ma un cristiano come dovrebbe passare le sue ultime ore di vita se fosse certo di una fine imminente? Perché è evidente che come per i miei ragazzi, anche per un adulto, la domanda sulla qualità delle ultime ore di vita rivela la scala effettiva dei valori che ci portiamo dentro, al di là delle affermazioni verbali.

Penso che ci sarebbe chi fa una preghiera angosciata a Dio perché ciò non avvenga. O una ricerca disperata di un confessore per "sistemare" i debiti. O cercherebbe di fare pace con una persona che non ha mai perdonato. Oppure il disperato tentativo di riparare ai torti fatti con un ultimo gesto di carità, a cui forse mi accoderei anche io. Magari addirittura qualcuno potrebbe fare un gesto inconsulto contro Berlusconi, o contro i comunisti, o contro questo papa, o contro questo governo. A me però colpisce sempre molto la risposta data da san Domenico Savio a san Giovanni Bosco: "Se sapessi di dover morire stasera continuerei a fare quello che sto facendo". Rivela una vita molto più "gratuita" e leggera. Non per nulla è diventato santo.

05/11/2013 00:39 davide bandini

bel tema, quando giungo a questi giorni vedo la sottile profondità del tema che "ammanta" anche i giovani che sono meno sfacciati e più riflessivi.
A me è capitato un pò di fare l'apologia della necessità della vita eterna difronte alla faccia di una ragazza che mi diceva "ma non basta il ricordo?".
Questo lieve ricordo per il sentire contemporaneo è un sollievo rispetto all'idea di una vita eterna. Una vita che pensiamo come questa e vissuta per sempre, una gabbia di obblighi e noia schiacciati dal dover essere.
Questa la risposta che mi do: la vita eterna non interessa perchè non interessa la vita.
Non la faccio drammatica, piuttosto non ci piace questa vita così come ce la siamo pensata in questo nostro occidente. Se la vita eterna è vivere con Dio chiediamoci che immagine di Dio ci siamo costruiti!
Non vado oltre, mi piace come chiudi, Gilberto, questa vita vissuta in profondità non "come se ogni attimo fosse l'ultimo" ma come "ogni cosa ha una profondità che va ben oltre il mero valore materiale".




05/11/2013 00:34 davide bandini
bel tema, quando giungo a questi giorni vedo la sottile profondità del tema che "ammanta" anche i giovani che sono meno sfacciati e più riflessivi.
A me è capitato un pò di fare l'apologia della necessità della vita eterna difronte alla faccia di una ragazza che mi diceva "ma non basta il ricordo?".
Questo lieve ricordo per il sentire contemporaneo è un sollievo rispetto all'idea di una vita eterna. Una vita che pensiamo come questa e vissuta per sempre, una gabbia di obblighi e noia schiacciati dal dover essere.
Questa la risposta che mi do: la vita eterna non interessa perchè non interessa la vita.
Non la faccio drammatica, piuttosto non ci piace questa vita così come ce la siamo pensata in questo nostro occidente. Se la vita eterna è vivere con Dio chiediamoci che immagine di Dio ci siamo costruiti!
Non vado oltre, mi piace come chiudi, Gilberto, questa vita vissuta in profondità non "come se ogni attimo fosse l'ultimo" ma come "ogni cosa ha una profondità che va ben oltre il mero valore materiale".



29/10/2013 22:54 Yolanda Beatriz De Riso

Questa volta Borghi dissento un poco. Non ho idea del prospetto complessivo fatto ai ragazzi ne del contesto specifico ma la domanda in se mi è parsa un poco azzardata con un tempo così esiguo a disposizione. Le risposte erano poi prevedibili , io credo. E anche l’ascolto mi pare un poco inficiato da pregiudiziali aspettative.
“c’è un tempo per ogni cosa e ogni cosa ha un suo tempo”. Che cosa fare nelle ultime ore di vita sapendo di dover morire dipende da quanta vita si è vissuta e conseguentemente quanto si è maturato, quanta aspettativa c’era e in cosa si è coinvolti ed è essenziale in quel momento.
A 15 anni si sente e si vive il senso del trascorrere del tempo e il modo di usarlo in modo diverso che a 30 , 50, 60, 80. Ora mi par che il tempo mi scorra via velocissimo mentre a 15 le giornate sembravano interminabili. Il futuro era vago e nebuloso tutto da inventare ma sembrava così lontano. Diversa è la profondità e maturità dei rapporti affettivi, la profondità dei legami, la coscienza della responsabilità, l’esperienza che fa scegliere in base a priorità diverse, in tempi diversi della vita . Chi è genitore e ha bimbi piccoli si preoccuperà di “mettere al sicuro” i cuccioli prima di concentrarsi su se stesso le proprie angosce e il dolore per il distacco. Un adulto lo vivrà in modo diverso da un anziano che guarderà al suo passato con più o meno equilibrio , più o meno rimpianti ,più o meno sensi di colpa. Il senso della fine, il timore dell’ignoto, il dolore del distacco credo che ci sia per tutti. L’essere cristiano conta solo nella misura in cui si è fatto un cammino, ci si è poste domande, si è vissuto esperienze capaci di rafforzare una fede sempre fragile e bisognosa di ripartenze. Sapendo di morire fra qualche ora e vivere con leggerezza facendo le solite cose mi pare improbabile , a meno che non si consideri un nulla la propria vita affidandola con fiducia alle braccia del Padre. Ma consegneremmo il nulla? E’ nulla ciò che ci è stato donato?




28/10/2013 12:41 Fabio Bernardini
Ecco un'altra bella provocazione sulla morte che toccherà sicuramente la sensibilità di Yolanda, e anche la mia (la volta scorsa non avevo commentato per mancanza di tempo, non perchè non mi interessasse l'argomento).

Da quando sono marito e padre penso spesso alla morte. Alla mia, perchè li lascerei in un momento in cui hanno ancora bisogno di me, alla loro perchè mi sconvolgerebbe l'esistenza e metterebbe alla prova la mia fede fino al midollo.

Fondamentalmente sono d'accordo con quanto hanno riportato come una citazione del Dalai Lama ma che io avevo riscontrato anche in altri filosofi e teologi occidentali (tra cui Ratzinger): l'uomo occidentale si ostina a vivere come se non dovesse mai morire.

Il pensare alla morte lo spingerebbe a cambiare in maniera radicale il suo modo di vivere e di questo non è capace, almeno in questo contesto epocale.
Ha una paura fottuta della morte perchè sconquassa i paradigmi su cui si basa il suo vivere: consumismo, materialismo, individualismo, ecc..

Dimenticavo... tra l'uomo occidentale mi ci metto ovviamente anche io, che ai succitati paradigmi purtroppo e mio malgrado, faccio inevitabilmente riferimento.

Tra stanchezza e notizie cupe, mi è stata di sollievo l'omelia che il mio buon parroco ha postato per questa settimana, ve la giro per chi volesse leggerla sperando che vi faccia lo stesso effetto:

http://donrinotantardini.wordpress.com/2013/10/26/prima-domenica-dopo-la-dedicazione/

P.S.: grazie a Massimo e Yolanda per l'incoraggiamento. Ce la faremo, questa settimana arrivano i rinforzi (i miei genitori dalle marche resteranno con noi per una quindicina di giorni, evviva!!!!)



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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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