Verso Firenze perché non osare di più?
di Giorgio Bernardelli | 24 ottobre 2013
La Chiesa italiana ha cominciato la marcia di avvicinamento verso il Convegno ecclesiale del 2015. Ma mai quanto oggi c'è bisogno di andare oltre i soliti schemi

Lo confesso: leggendo le pagine dell'«Invito» al Convegno ecclesiale di Firenze 2015 verso cui la Chiesa italiana ci chiede di cominciare a camminare, ho pensato a Simone Sereni e al suo sogno del Sinodo al sugo. Mi sa proprio che lo stesso discorso che qui su Vino Nuovo proponevamo qualche giorno fa riguardo al Sinodo sulla famiglia si potrebbe replicare pari pari per l'appuntamento che dal 9 al 13 novembre 2015 vedrà la Chiesa italiana riunita per il suo Convegno che - nel decennio dell'educare - verterà sul tema "In Gesù Cristo il nuovo umanesimo". Meno enunciazioni di principio o partite al Risiko-ecclesiale ("Come schierare al meglio le nostre forze? Su quali ambiti andare in avanscoperta?"...). E più storie, più volti, più celebrazione di quella quotidianità dell'umano di cui grondano i Vangeli.

Non che non si veda la voglia di tutto questo nel testo diffuso l'altro giorno, che chiede a diocesi, organismi ecclesiali, associazioni e movimenti di preparare un loro contributo per il Convegno di Firenze. Mi sembra - ad esempio - che emerga abbastanza chiaramente la voglia di andare un po' oltre una certa ritualità di questo tipo di eventi. Come pure mi pare interessante che la prima cosa richiesta a chi invierà il proprio contributo sia quella di indicare un'esperienza positiva vissuta nel proprio contesto: siamo tutti stanchi di un pessimismo ecclesiale che porta solo a chiuderci su noi stessi.

Eppure - proprio per questo motivo - io mi chiedo se non varrebbe la pena di osare un po' di più. Intanto sul linguaggio: non c'è niente di più lontano dall'umanesimo dell'ecclesialese. Proporrei agli uffici Cei di adottare un metodo drastico: almeno per tutto ciò che avrà a che fare con l'appuntamento di Firenze ciascuno scelga come consulenti un paio di ragazzi tra quelli che sono andati alla Gmg di Rio - quelli che abbiamo detto che rappresentano la speranza e il futuro della nostra Chiesa. Chiediamo loro un piccolo servizio: facciamogli leggere in anteprima i documenti prima di diffonderli. Se non arrivano in fondo, però, poi li riscriviamo insieme a loro. Perché o cominciamo sul serio a fare così, oppure a chi è che rivolgiamo i nostri inviti?

Osiamo di più sulle forme. Proviamo ad esempio a ragionare su un Convegno che vada al di là del pensatoio, dello schema relazioni-lavori di gruppo-sintesi. Immaginiamo un percorso in cui si vive anche qualche esperienza forte insieme e in questo modo si celebra l'umano. Inoltre in vista di Firenze vedo che non si è voluto dare uno strumento di lavoro pre-confezionato ma invitare piuttosto a un percorso di partecipazione in cui ciascuno da qui a maggio 2014 porta liberamente il suo contributo sul tema dei percorsi per far incontrare Cristo. Questo è molto bello. Però, allora, se mettiamo in circolo tutta questa ricchezza bisogna mettere in conto anche che il Convegno ecclesiale non può esaurirsi nei cinque giorni in cui i delegati sono tutti fisicamente a Firenze. Perché non immaginare fin da subito uno sbocco che non sia solo l'ennesimo documento? Perché non prevedere una serie di percorsi da costruire a partire dalle esperienze positive messe in comune, che rendano in qualche modo permanente l'idea che si cammina insieme sostenendosi a vicenda? Alla fine non è stato questo ciò di cui più si è sentita la mancanza dopo il Convegno di Verona?

Sono idee forse un po' impertinenti buttate lì all'inizio di questo cammino. Ma nascono dalla convinzione che il Convegno di Firenze sia una grande opportunità per la Chiesa italiana. Provochiamoci a vicenda per farlo diventare realmente qualcosa che tutti nelle nostre comunità possano ricordare.

29/10/2013 22:50 Yolanda Beatriz

@ Federico, hai ragione ci sono questioni che sono rilevanti per i cattolici ma non tutti i cattolici sono sulle stesse posizioni. Il mondo dei cattolici è così variegato......così come è variegata l'umanità.




29/10/2013 20:23 Massimo Menzaghi
"Purtroppo anche tra i cattolici c'è chi non ha le idee chiare e le "gerarchie" dovranno presto "riprendere" a insegnare queste cose... Forse sarebbe stato meglio non smettere."

e, nell'altro post: "... il nostro dovere è amare i nostri pastori..."

... certo che se lo spazio dei laici lo gestiamo così, possiamo anche rinunciare in partenza... :-(



29/10/2013 18:55 Federico Benedetti
@Yolanda,
ho abbastanza autostima da non temere di difendere le mie convinzioni anche in perfetta solitudine, se ne vale la pena. Non mi interessa essere spalleggiato, ma vorrei che chi si propone di dare voce al "mondo cattolico" lo faccia sul serio e non si limiti ad una sola parte.
Nel merito, si esulta per la vittoria di chi ha sostenuto la divulgazione della Ru486 e ha votato un DDL provinciale sull'omofobia, tanto per fare un paio di esempi: sono questioni che per un cattolico dovrebbero essere piuttosto rilevanti.



29/10/2013 12:19 Yolanda Beatriz De Riso
Federico , ma sei sicuro di non essere tu in un pensiero unico e
unidirezionale per cui si può discutere ed arricchirsi solo se ci si sente spalleggiati da chi la pensa come te o se vince la parte per cui tu parteggi se no è pensiero unico? La pluralità di idee ,convinzioni, motivazioni, che non sono statiche ma in divenire,consente che a volte prevalga una parte e a volte un altra . Io preferisco sapere le posizioni dell'altro con chiarezza per sostenerle se le condivido o per esprimere il mio parere contrario motivandolo ,se è il caso. Soprattutto nelle situazioni di elezioni locali, in cui bisogna conoscere il contesto , il territorio e le persone ,che in questo caso io non conosco ,non so tu ,io mi asterrei dal valutare e generalizzare. Il fatto che l'altro abbia una posizione politica e la dichiari non pregiudica in alcun modo il libero dialogo.



29/10/2013 12:05 Federico Benedetti
La Chiesa deve ascoltare, comprendere, accogliere e soprattutto amare tutti, a partire dai peccatori, ma non può giustificare e benedire i peccati. La condanna del peccato e l'insegnamento della morale è uno dei compiti fondamentali della Chiesa e sarebbe antievangelico e anticristiano se non lo facesse.

Purtroppo anche tra i cattolici c'è chi non ha le idee chiare e le "gerarchie" dovranno presto "riprendere" a insegnare queste cose... Forse sarebbe stato meglio non smettere.



29/10/2013 11:01 Diletta
Cara Teresa, certo, il "dire" va bene. Ma purtroppo dire non equivale a "dire ciò che si vuole sentirsi dire". E' questo che qualcuno non perdona alla Chiesa: la Chiesa parla a tutti, ma non sempre dice cose che si è disposti ad accettare. Non è "difesa", è chiarezza.


29/10/2013 09:09 Teresa Benedini
Personalmente oserei allargare il " dire" pure a coppie giovani e non , che hanno fatto la triste esperienza di una separazione. Vorrei sapere come vedono la Chiesa le persone discriminate per la loro sessualità....Come dice benissimo papa Francesco, mi sembrerebbe evamgelico ascoltare chi vive nelle periferie, qualsiasi periferia. Credo che la Chiesa debba rompere i confini che si è costruita per sentirsi al riparo....da chi e da che cosa ?


29/10/2013 08:56 Federico Benedetti
Ancora una volta una firma illustre di Vino Nuovo esulta ed esprime "ottima soddisfazione" per la vittoria elettorale del centrosinistra alle elezioni (in questo caso locali). Questo la dice lunga sul pensiero unico che viene continuamente ribadito e sulla difficoltà di sostenere un dialogo vero e veramente pluralista. Non ci si stupisca poi che il confronto ne esca impoverito.


28/10/2013 17:00 Maria Teresa Pontara Pederiva
Sono d'accordo con l'osare, ma ricordo che nel dopo-Concilio questo era la prassi: i documenti CEI e molti delle Sacre Congregazioni erano fatti circolare tranquillamente dai vescovi "anche" ai laici (giovani studenti, coppie, persone al lavoro in diverse professioni) e posso assicurarvi, per esperienza diretta, che i suggerimenti erano recepiti e ci sono intere frasi che parecchi laici sanno essere proprie.
Poi dal 1985 la Chiesa italiana ha cambiato rotta ... e spesso, come laici ci siamo interrogati sull'assenza di una prassi che portava a documenti in linguaggio ecclesialese, strazeppi di dotte citazioni, purtroppo spesso avulsi dalla realtà quotidiana delle persone.
Tuttavia, da quel poco che ho potuto rifletterci su (in questi giorni di campagna elettorale ora conclusa e con ottima soddisfazione), mi sembra che l'Invito al Convegno abbia parecchi aspetti positivi ... il vento è cambiato, non c'è che dire.



28/10/2013 15:51 Manuela
Concordo con Laura "allargherei l'esperimento a un volontario Caritas non giovanissimo, a una catechista e a una coppia di genitori in erba"
.
Possibilmente non eccessivamente "acculturati" e "raccomandati" dal direttore di turno.



28/10/2013 15:29 Daniela
Concordo pienamente, cominciamo a osare!!


28/10/2013 08:26 Laura Badaracchi
Sui linguaggi sono assolutamente d'accordo; allargherei l'esperimento a un volontario Caritas non giovanissimo, a una catechista e a una coppia di genitori in erba. Perché questi testi parlino davvero a tutti, "arrivino" (come si dice oggi) a tutto il corpo di Cristo che è la Chiesa, non solo a chi ha studiato teologia o agli "addetti ai lavori".


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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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