«Pregare il mio Dio» per lui
di Francesca Lozito | 14 ottobre 2013
Se ne va una persona che per me è stata un testimone credibile, pur essendo allergico a santi e cose di chiesa. E io lo accompagno così

Come si dice addio a una persona che ti ha insegnato tanto? A un collega, un insegnante, una di quelle persone che con sapienza maieutica sanno tirare fuori i tuoi talenti?

Bella domanda, mica facile rispondere se non si vuole rischiare di farne un santino. Cosa che per primo non vuole lui, essendo proprio allergico a santi e cose di chiesa.

"Sono malato, ma sono sereno, so cosa mi aspetta. Ho avuto una vita piena. Ho amato e sono stato amato. Sai che non credo, puoi pregare tu per me, se vuoi". Me lo disse tre anni fa. Sapevo che sarebbe arrivato questo momento. Ma salutare, dire grazie, "lasciare andare" una vita da cui hai ricevuto con la grazia di chi non pretende nulla, eppure ti fa accendere una scintilla di qualcosa che avevi dentro per vissuto ed esperienza e la fa diventare metodo, rigore e passione è inevitabilmente doloroso.

Ho imparato a fare molte cose del mestiere che faccio grazie a questa persona che sta lasciando in queste ore la terra degli uomini. È stato mio insegnante a scuola di giornalismo e poi ho fatto il primo stage da lui. Sorriso e rigore. Curiosità e fermezza. Rispetto per il "mio mondo". "Non importa per chi scrivi, ma come scrivi. I fatti sono fatti. E poi il controllo delle fonti, alle volte il doppio controllo, questo paga sempre". Tecnicismi del giornalismo, certo, che denotano un metodo, una base comune.

È un beffardo scherzo del destino che io lo stia salutando nei giorni in cui la vicenda Stamina, che ho seguito tenendo ben in mente questi principi, sta andando in gran parte verso la conclusione. Mi consolo pensando che ora me la devo cavare da sola, non ci saranno più telefonate di confronto, ma in fondo durante la vicenda Englaro mi aveva già detto tutto.

L'altro giorno ascoltavo il mio arcivescovo, Angelo Scola, parlare agli studenti di una scuola milanese. Spiegava loro con passione che non era la teoria e il principio che dovevano cercare, quanto prendersi il presente, altrimenti non potranno prendersi il futuro. Diceva loro inoltre di vivere il "travaglio" (Scola non ama il termine crisi) come un qualcosa che porterà frutto.

Tutto questo non può accadere senza recuperare la capacità di cogliere la testimonianza nella vita quotidiana, negli ambiti della vita, il lavoro, gli affetti e il riposo. Mi si è accesa la lampadina e ho pensato a Romeo. Mio testimone credibile, barba e sorriso e sguardo vivo.

Sono tornata a casa e ho "pregato il mio Dio" per lui.

17/10/2013 09:32 assuntas
Anch'io "prego il nostro Dio" per lui.


17/10/2013 00:06 Francesca Lozito
Romeo Bassoli e'morto questa mattina.


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Francesca Lozito

Giornalista professionista, vive a Milano e si divide tra radio e carta stampata. Giornalista con la passione per la scienza e la medicina scrive su questi temi da anni per testate nazionali cartacee e online. Dal lavoro che tra il 2007 e il 2009 ha compiuto nel mondo delle cure palliative è nata la prima traduzione italiana di un'opera di Cicely Saunders, madre delle cure palliative moderne, Vegliate con me (Edb) che ha curato con Augusto Caraceni

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