PRESO IN RETE
Gnocchi, Palmaro e le discussioni nella Chiesa
di Guido Mocellin | 13 ottobre 2013
Resto convinto che nella Chiesa dobbiamo educarci a discutere, a esprimere opinioni e a confutarle, impugnando solo in casi estremi l'argomento d'autorità

Dopo alcune settimane di ipertensione, si è abbassa sensibilmente, negli ultimi giorni, la pressione dei «titoli con Dio» sull'opinione pubblica italiana, pur restando di un'unità sopra la ragguardevole quota di 200 titoli.

E ciò sebbene la visita di papa Francesco ad Assisi, che comunque con 33 titoli è risultato l'evento religioso più raccontato sui giornali italiani, non abbia soddisfatto l'attesa di chi si aspettava dal papa, in almeno uno degli universi simbolici che san Francesco richiama, un segno memorabile.

Con 21 titoli ciascuno, hanno fatto parlare di sé, da un lato, gli uomini e le istituzioni ecclesiali - papa compreso - sensibili alla tragedia degli immigranti che annegano nel Mediterraneo prima di approdare in Italia; dall'altro i convincenti esiti dei tentativi intrapresi dalle autorità ecclesiali competenti per rendere il lavoro dello IOR più trasparente e meno permeabile ad attività illecite.

Hanno continuato poi a tenere desta l'attenzione religiosa dei media sia il dibattito sulla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, anche per effetto dell'interesse che le fiction riservano al tema (17 titoli), sia quello, più intraecclesiale, sulla pastorale dei divorziati risposati: mentre a Friburgo si ha notizia di un'iniziativa degli uffici della diocesi, a Roma si decide di dedicare a « Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell'evangelizzazione» un Sinodo straordinario, tra un anno (14 titoli).

Ma c'è anche, con 26 titoli, il «Francesco feriale», categoria di notizie entro la quale, nelle ultime settimane, sul racconto di singoli gesti di papa Bergoglio è prevalso un dibattito che, ridotto all'osso, assomiglia tanto al più famoso dei click disponibili su Facebook, completo del suo opposto: «mi piace / non mi piace».

Si è distinto in questa attività, con una multiformità di contributi abbastanza onesta, Il Foglio. Ma tra i molti quello, assai sbilanciato sul «non mi piace», di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro ha provocato, come dichiarato il giorno dopo dagli stessi autori, la fine della loro collaborazione con Radio Maria. Il direttore padre Livio Fanzaga ha sostanzialmente confermato, un una dichiarazione resa ad Andrea Tornielli, la sua decisione.

La notizia non mi ha fatto né ridere, né piangere.

Non mi ha fatto piangere perché considero - l'ho detto e ripetuto in varie sedi - lo stile, il linguaggio, il modo di prendere la parola in pubblico sulle cose della fede e della Chiesa di questi due neointransigenti, e di alcuni dei loro omologhi, tossico. Aspro, fino alla violenza, verso coloro che, nella Chiesa, sono percepiti come nemici e non fratelli, e alieno da quello misericordioso di Gesù Cristo verso i «pagani», in una misura non compatibile con la credibilità dell'annuncio e della testimonianza del Vangelo, che pure a costoro sta certamente a cuore. Il fatto che una tribuna così grande e penetrante e accreditata come Radio Maria decida di non offrirsi più a loro mi pare confermi questo giudizio.

Ma la notizia non mi ha fatto neppure ridere, perché rimango convinto che nella Chiesa dobbiamo educarci a discutere, a esprimere opinioni e a confutarle, impugnando solo in casi estremi l'argomento d'autorità, l'accusa di «errore!», a sostegno della nostra opinione e a smentita di quella altrui. L'intransigentismo, la radicata convinzione che con la modernità non sia né possibile, né utile alcun dialogo, la convinzione che esista una «Chiesa di sempre», e che la storia e la fede non si siano toccate se non per il breve tempo dell'incarnazione di nostro Signore... sono etichette con cui descrivo opinioni e sentimenti presenti e legittimi tra i battezzati, che vanno uditi e dibattuti, non tacitati.

E come invoco il n. 37 della Lumen gentium, quello che dice che «Nella misura della scienza, della competenza e del prestigio di cui godono, [i laici] hanno il diritto, anzi il dovere di far conoscere il loro parere su ciò che riguarda il bene della Chiesa», quando prendono la parola i fautori di un ascolto empatico della Chiesa verso l'uomo moderno, così sento di doverlo invocare anche quando altri fanno conoscere un parere così poco empatico (stavo per scrivere «antipatico»...). Insomma: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» mi pare valga anche per regolare l'opinione pubblica nella Chiesa.

Sottolineo infine che il gioco «Francesco mi piace / non mi piace» mi pare molto italiano. Lo hanno alimentato l'intervista, ancor più della lettera, del papa a Scalfari (io ho trovato incomparabilmente più interessanti i contenuti dell'intervista alle riviste dei gesuiti, che ha respiro internazionale), ed è facilmente riconducibile, a ben vedere, al grado di strumentalizzazione politica che in Italia siamo abituati a dare alle cose che nella Chiesa si fanno e si dicono.

Fuori d'Italia, infatti, quel gioco mi risulta al momento assai poco condiviso. E credo che sia questo l'orizzonte che per il papa (non solo per questo papa) più conta.

 

14/10/2013 22:46 Guido Mocellin
Riprendo un passaggio di Edoardo Caprino, che nel suo blog "Vita da papa" su Lettera43 consente con le mie argomentazioni: "Nel mondo cattolico un dibattito tra diverse visioni non è mai stato affrontato nella sua interezza. La visione spesso deve essere unica e, nel caso, vi è sempre la versione “autentica” che uno rilancia verso la parte avversa. Errore tragico che ha sempre generato un certo “nanismo” nel dibattito esistente nel mondo cattolico nostrano...". Il testo completo a questo link: http://vitadapapa.blog.lettera43.it/2013/10/14/gnocchi-e-palmaro-errore-la-censura-ma-non-sono-i-portatori-di-verita/


14/10/2013 13:34 giovanna
quindi secondo l'autore radio maria sarebbe una voce "autorevole"del cattolicesimo italiano?!!! ohibó come siamo caduti in basso!


14/10/2013 11:02 Cla
A me invece ha fatto un po' ridacchiare :-)
Mi è sempre piaciuto il cardinale Martini e il fatto che in radio Maria certi ultraintransigenti arrivassero a dargli quasi dell'eretico mi ha sempre infastidito.
Adesso, che è il papa e non un qualsiasi cardinale a dire certe cose, ovviamente gli ultraintransigenti non cambiano opinione (è un loro diritto, ovviamente) e vanno all'attacco del papa ... argh, cosa gravissima! perché, se attacco un cardinale posso avere l'avallo della linea editoriale, ma se attacco il papa vengo fulminato.
Devo presumere che la linea editoriale di radio maria si sia convertita, o ha solo cambiato giacchetta ?



14/10/2013 10:40 paolo elia
Ho partecipato anch'io ai commenti dell'articolo di Gnocchi Palmaro e debbo dire che se la notizia della loro destituzione non mi ha fatto piangere, tuttavia è il loro articolo che mi ha lasciato l'amaro in bocca, non solo perchè ( come dice molto bene Lei ) hanno usato ed usano il solito tono aspro e intransigente, ma perchè l'argomentazione è tutta basata su una lettura ( volutamente ?!?) fuorviante e a dir poco incompleta: è facile poi criticare. ( certe interpretazioni mi paiono di Odifreddi)
A me pare che l'unica cosa che non mi piace sono proprio questi due intransigenti autori, che poi ci dicessero che cosa pensano dei toni del loro direttore del Foglio...ma questo è un'altro capitolo.
paolo



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Guido Mocellin

Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società. È direttore della rivista  I Martedì ed è stato per più di vent'anni caporedattore del periodico di attualità e documenti Il Regno, con il quale continua a collaborare. Dal 2015 è tornato a occuparsi dei volumi delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), mentre tiene sul quotidiano Avvenire la rubrica trisettimanale WikiChies. Insegna Giornalismo religioso al Master "Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale" dell'Università Cattolica di Milano e altrove, quando glielo chiedono; partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all'interno dell'Unione cattolica stampa italiana (UCSI). Nel 2010 ha pubblicato, ovviamente presso le EDB, la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo

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