Giganti della fede e routine ecclesiale
di Lorenzo M. | 08 ottobre 2013

Venerdì 4 ottobre, poco dopo le 15 rientro dal lavoro e, mentre pranzo da solo (il resto della famiglia, ovviamente, ha già pranzato), la TV è sintonizzata sul canale 28, TV2000, la TV della CEI; trasmettono la visita del Papa ad Assisi.

È in corso (o è appena terminato) l'incontro del Papa con la comunità diocesana, clero e consigli pastorali.

Ad un certo punto, dallo studio qualcuno dice, a proposito dei consigli pastorali, "una decina di anni fa non vivevano un buon momento; adesso non so come vadano le cose".

Nella sua sincerità, mi è parsa una frase emblematica.

Ho usato le virgolette anche se non si tratta di una citazione testuale, in ogni caso il senso dovrebbe essere proprio quello che ho riportato.

Il giornalista avrebbe potuto dire: "nella nostra ultima inchiesta..." ma evidentemente non si fanno inchieste sui consigli pastorali.

Il giornalista avrebbe potuto dire: "presso la mia parrocchia..." o "nella mia diocesi...", ma evidentemente il giornalista non ha ritenuto di offrire notizie parziali.

Certo che quella frase sui consigli pastorali, dalla redazione della tv dei vescovi, suona un po' strana.

Le letture possibili a me sembrano due.

La prima entra nel filone del rapporto clero-laici. A dispetto di quello che anche il Papa ha ripetuto ad Assisi, il ruolo dei laici attraverso i consigli non è un tema centrale, per cui il giornalista si limita a riferire sommariamente il suo ricordo, fermo ad una decina di anni fa.

La seconda lettura forse è più interessante. Sembra che, nei media, anche nei media cattolici, la vita ordinaria delle comunità cristiane (sacramenti, catechismo, oratorio,... consigli) sia stata fagocitata dai Papi, che, in un modo o nell'altro, a seconda delle diverse personalità, giganteggiano. La rubrica di Mocellin, in un certo senso, dà conto di questo fenomeno: l'attenzione dei media si concentra solo sui fenomeni di apice, nel bene e, talvolta, nel male.

Ma non so se si tratta davvero di un fenomeno solo mediatico. Qualche tempo fa si diceva che gli eventi religiosi riempiono le piazze, ma le chiese rimangono tristemente vuote. Dunque la frase del giornalista di TV2000 riflette questo contesto; magari quello stesso giornalista era perfettamente informato sul menù del pranzo del Papa alla mensa della Caritas e sul numero di persone presenti al seguito.

Non lo so spiegare bene ed è solo la mia opinione, ovviamente, ma questa marginalizzazione/irrilevanza della vita di Chiesa ordinaria, a livello periferico, non mi sembra un buon segno rispetto alla nostra ragione d'essere: la sequela e la trasmissione della fede. Mi si può pure riscaldare il cuore ascoltando le parole del Papa, vedendo i suoi abbracci con gli ammalati, ma poi (salvo il caso di speciali vocazioni) devo trovare una comunità di credenti, in carne ed ossa, con i quali percorrere, settimana dopo settimana, il mio sentiero alla sequela di Gesù Cristo, altrimenti è molto elevato il rischio di finire ... fuori strada.

Il nostro Vino Nuovo fa un po' eccezione, se non altro per la varietà di firme; ma anche qui, ogni tanto, il dibattito parte per questa tangente (quando non imbocca il sentiero della disputa dottrinale).

Se parliamo del Papa, ed è molto giusto farlo, sarebbe bello avere notizie anche di quello che, piano piano, si è messo in moto nelle parrocchie e nelle diocesi, dopo i nuovi impulsi dati dalle parole e dai gesti di Papa Francesco. Ammesso che qualcosa si stia mettendo in moto.

Tutto parte da una singola frase pronunciata nel corso di una lunga (e faticosa) diretta. Liberissimi i lettori di ritenere queste interpretazioni, la seconda in particolare, tirate per i capelli. Anzi mi scuso se sono io ad aver afferrato male la frase pronunciata dal giornalista. Se qualcuno dispone di una registrazione potrà anche verificare e, se il caso, rettificare quanto ho riportato.

Lorenzo M.

 

17/11/2013 12:07 morini-wolf maria morini maria in wolf

cordialmente Buon giorno e buona domenica. Non solo le chiese cattoliche e protestanti sono vuote ma e tuuta la cristianita occidentale che ha perso i valori della famiglia. Nonostante la chiesa protestante abbia permesso alle donne di accedere al sacerdozio e a diventare anche vescovi le chiese rimangono vuote. Cortesemente vorrei sottolineare che non sono una fanatica, ma penso che in questo caso i valori della famiglia si sono sbiaditi e la prima comunita e la famiglia, soprattutto il dialogo ma soppiantato da cellulari da internet. Non ho nulla contro la tecnica che uso quotidianamente. Lasciamo da parte i dogmi io mi domando dove sono andati a finire i legami sani famigliari...si parla solo di uguaglienze, di liberta di democrazia, ma mai dei ruoli ben definiti nella famiglia. Non si tratta della vecchia famiglia patriarcale, ma della differenza biologica soprattutto per quanto riguarda la maternuta nei primi tre anni dell infanzia. Si e rotto quel contatto materno risalente al periodo uterino e che termina al compimento del terzo anno quando il bambino va all asilo a scoprire l inizio del mondo. L amore di un padre pur sempre forte e neccasario error necessario a equilibrare la psiche del bambino ma oggi tutto e sottinteso nel caos piu assoluto creando un vuoto pericoloso che sara riempito dal crescente islam. Il mondo occidentale e in decadenza....




12/10/2013 10:36 Maria
"gli eventi religiosi riempiono le piazze ma le chiese rimangono tristemente vuote"
Nella mia esperienza io la domenica alla Messa vedo solo bambini fino ai dodici anni e vecchietti ( sempre meno perchè ne muoiono ogni settimana). qualche mamma, pochissimi papà.. Nessuna traccia di giovanotti venti-trentenni. E i confessionali sono sempre come al solito VUOTI, cioè c'è il sì il prete ad aspettare pazientemente non non ci sono i fedeli a confessarsi.
E allora tutta questa "primavera" della chiesa cattolica sembra essere più che altro un operazione di immagine, di marketing.
Il Papa Francesco è un buon comunicatore e sta rilanciando il prodotto "chiesa cattolica" ma il prodotto "chiesa cattolica" esiste ancora?

http://www.aleteia.org/it/societa/interviste/la-rivoluzione-di-papa-francesco-in-salsa-marketing-4718001



09/10/2013 08:08 Diego andreatta
La sollecitazione di Lorenzo ad essere più attenti alla dimensione ordinaria della pastorale è molto utile e rilancia uno degli obiettivi del "manifesto" di vinonuovo.it che è appunto il confronto su "vita in parrocchia", un tema peraltro affrontato in numerosi post. Dai quali emerge come anche gli eventi straordinari e i "giganti della fede" abbiano non pochi riflessi nella routine ecclesiale. In quale direzione? E' un approfondimento che ci può impegnare ancora a lungo.


09/10/2013 08:01 Agnese

Che cosa c'entrano i consigli pastorali? Da sempre i consigli pastorali sono di fatto organi "di comunicazioni tecniche" da parte di un presidente (parroco) che ha deciso cosa e come si deve agire per la sagra la fiera le stanze da ristrutturare le date dei sacramenti ecc...
Svegliamoci una buona volta e guardiamo le cosa come stanno senza nasconderci dietro a desideri irrealizzabili.
La fama mediatica credo sia l'ultima preoccupazione di questo papa ..la creiamo noi perchè finalmente abbiamo intravisto "qualcosa/qualcuno" che parla a ciascuno di noi con il linguaggio del cuore.
Le chiese rimangono vuote? Chi ha detto che sia necessario riempirle?
I tassisti romani che durante la pausa parlano si sport o di donne in attesa di ricevere qualche chiamata, quando il papa parla in S. Pietro ,si fermano tutti ascoltano in silenzio quello che dice e se nel frattempo arriva qualche chiamata non rispondondo perchè è troppo importante ascoltare le parole di papa Francesco.(testimonianza diretta di un tassista a un amico).
La pastorale "nuova" inizia da qui...




08/10/2013 22:27 Massimo Menzaghi
non ho grandi elementi per aiutare la riflessione, ma che sia il caso di affrontare i temi proposti è fuori discussione...

se non viene colta polemicamente, direi che la situazione dipinta è uno dei tanti "frutti" di una pastorale per anni in ostaggio di una semplificazione estrema che ha finito per ridursi agli stessi slogan che la veicolavano: è mancata l'attenzione per la formazione delle coscienze e il loro accompagnamento nella vita di tutti i giorni, e si è finiti per svilire (conseguenza di certo non voluta ma che si sarebbe dovuta cogliere per tempo...) il richiamo a valori fondamentali ad una sorte di bignami della vita di fede...



08/10/2013 16:47 vincenzo bova
indipendentemente dalla frase del giornalista hai toccato il centro della questione: l'aleatorità della comunità cristiana. L'efficacia comunicativa e pastorale di Papa Francesco se mai potesse essere misurata non dovrebbe avere a parametro i titoli di stampa e i minuti di trasmissione, ma i suoi effetti tangibili su quella chiesa viva che poi è quella che quotidianamente incontriamo. Le ovazioni e le commozioni di piazza sono vuoto sentimentalismo se non si traducono nella costruzione di autentiche comunità cristiane. Il vuoto che ha fatto sì che in pochi decenni divenissimo una società secolarizzata non è derivato dall'assenza di Pontefici Santi, ma dall'assenza di un laicato che si è chiuso-rifugiato nelle parrocchie invece di vivere la propria vocazione dentro le cose del mondo (famiglia, studio, lavoro, politica ecc.)che si sono incamminate in un percorso su cui i laici cattolici (militanti e non) ormai da anni sembrano non avere nulla da dire, costringendo così gli alti prelati a svolgere un ruolo di supplenza su ambiti che non gli sono propri. L'impressione è che dietro l'apparente entusiamo per Francesco ognuno (singolo o gruppo) continui ad andare per sentieri propri. Certo lo Spirito soffia dove vuole e le vie del Signore sono infinite, ma l'uomo della strada, di quelle periferie esistenziali di cui parla Papa Francesco, non ha bisogno di titoli di giornali che, fra l'altro, in ultima analisi potrebbero portarlo solo a sentirsi confortato in un giudizio non benevolo sulla chiesa, ha bisogno di incontrare uomini in carne ed ossa, vicini di casa, colleghi di lavoro o di studio, che siano in grado di testimoniargli la bellezza del cristianesimo dentro la concretezza della sua situazione. Ha bisogno di una comunità cristiana vera, dove fare esperienza della speranza e della gioia. Uomini e donne capaci di interpretare alla luce del vangelo i tempi nuovi che viviamo. Una comunità cristiana, che è cosa diversa dai tanti professsionisti delle parrocchie o dai tanti vuoti attivismi che danno ragione dell'esistenza di tanti gruppi che si fergiano del titolo "ecclesiale".


08/10/2013 16:13 MARIA CHIARA BONZANO
"...Mi si può pure riscaldare il cuore ascoltando le parole del Papa, vedendo i suoi abbracci con gli ammalati, ma poi (salvo il caso di speciali vocazioni) devo trovare una comunità di credenti, in carne ed ossa, con i quali percorrere, settimana dopo settimana, il mio sentiero alla sequela di Gesù Cristo, altrimenti è molto elevato il rischio di finire ... fuori strada."

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