La Famiglia e le famiglie, ancora esuli
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 09 settembre 2013
A distanza di più di 60 anni di distanza suona ancora molto attuale un testo di Pio XII

"Guarda al dolore del tuo fratello! Penso ai bambini, soltanto a quello...".

Ciascuno avrà conservato il "suo" frammento della lunga Veglia di preghiera di sabato 7 settembre: per me è quell'accenno ai bambini, e il tono della voce. Non quelli vestiti da chierichetti che cantavano in coro, ma i bambini alle prese con sofferenze disumane sui quali da mesi l'Occidente non riusciva a sollevare il velo dell'indifferenza. Non solo per il conflitto in Siria, come papa Francesco ha ricordato domenica al termine dell'Angelus, anche in tutti gli altri Paesi del Medio Oriente: Libano, Iraq, Israele e Palestina, Egitto ...

E insieme a quei bambini le famiglie distrutte e quelle costrette ad emigrare nella speranza di garantire un futuro ai figli. Sono già più di 2 milioni  i fuorusciti dalla Siria secondo i dati dell'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, un numero che in un solo anno si è moltiplicato per 10. Molti li troveremo su qualche barcone diretto verso le nostre coste e possiamo solo ritornare ai discorsi, e ai propositi, dei giorni della visita a Lampedusa ...

Penso a quella Famiglia di esuli che 2000 anni fa scappava in Egitto secondo il breve racconto che ne traccia l'evangelista Matteo, quasi emblema di tutte le famiglie di profughi e rifugiati della storia. "Exsul familia" il titolo della costituzione apostolica di papa Pio XII pubblicata il 1° agosto 1952 (Festa di San Pietro in Vincoli). Per molte nazioni si era ancora in pieno dopoguerra con oltre 10 milioni di profughi solo in Europa: non molto conosciuta e ancor meno citata (una sorpresa quell'accenno del Direttore sull'Osservatore del 29 agosto).

Ben conosciuta però in Caritas e in tutte le organizzazioni umanitarie dove viene ricordata spesso perché è a quel testo che hanno fatto riferimento e seguito molti altri interventi dei successori e dei Padri conciliari. Considerata quasi la Magna Charta della pastorale Migranti ("non c'è mai stato un periodo durante il quale la Chiesa non è stata attiva a favore dei migranti, dei profughi e dei rifugiati" I,2), il testo prende le mosse proprio dalla Famiglia di Nazareth, archetipo di ogni famiglia che vive il dramma dell'esilio e della persecuzione, primo esempio di migranti in fuga. L'Incarnazione ha portato il Figlio a condividere anche questa condizione di sofferenza ed emarginazione, un concetto già presente fin dalla Chiesa dei primi secoli.

Nel 60° anniversario (lo scorso anno) il card. Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale Migranti, in un discorso presso l'Ateneo degli Scalabriniani si era espresso così: "Forse la forte accentuazione del documento alla situazione italiana, gli ha procurato l'accusa di essere circoscritto". Un motivo in più per non spiegarsi la scarsa diffusione nelle nostre comunità: è vero che nel frattempo il nostro Paese si è trasformato da terra di emigrazione a terra di immigrazione, ma la memoria storica, così come il racconto evangelico, non andrebbero dimenticati, e attualizzati.

Erano gli anni in cui le diocesi venivano invitate ad inviare "cappellani" a bordo delle navi in partenza verso altri mondi, o nelle nazioni di destinazione per la "cura spirituale degli italiani all'estero": penso ai preti e religiosi trentini che, forti della conoscenza della lingua tedesca, sono partiti per la Svizzera, la Germania, il Belgio e altri verso gli Stati Uniti e il Sudamerica, ma cappellani sono stati inviati da numerose diocesi se è vero che in quegli anni erano almeno 20 milioni i nostri connazionali all'estero.

Ora, con trasformazione epocale, siamo all'assistenza a quanti arrivano, ma "l'aspetto politico ed ecclesiale della Exsul Familia sono ancora oggi elementi di grande importanza", concludeva Vegliò (il rapporto ONU Global Trends 2013 parla di oltre 45 milioni di profughi). Ed è vero se essa costituisce una base anche per gli interventi dei vescovi americani che si battono perché venga approvata la legge di riforma dell'emigrazione voluta dall'attuale amministrazione.

"Exsul Familia Nazarethana, cum ad Aegyptum emigrans tum in Aegypto profuga ... " modello dei rifugiati di tutti i tempi: che siano ispanici che entrano in California o mediorientali in fuga, i loro figli hanno il volto del Bambino di 2000 anni fa. Ricordiamolo, a partire dai nostri figli.

Papa Francesco domani andrà a far visita al Centro Astalli fondato da padre Arrupe e ancora gestito dai gesuiti. Una nuova Lampedusa, ancora la Exsul Familia.

 

 

 

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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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