La suora, il Papa e la Povertà
di Fausto Sesso | 05 settembre 2013
Quando ho sentito Papa Francesco dire alle religiose «siate madri, non zitelle», mi piace immaginare che stesse ricordandosi di Suor Bernardetta

Sulla posta di Vino Nuovo abbiamo ricevuta questa lettera che - attraverso un racconto personale - ci propone uno degli esempi di cristiani dalla parte degli ultimi accanto ai quali Jorge Maria Bergoglio è diventato l'uomo che stiamo imparando a conoscere.

 

suora Bergoglio

«Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Franciscum».

La voce malferma del protodiacono Jean-Louis Pierre Tauran, la scarsa confidenza col latino, il mio sollievo per non aver sentito un altro nome: in tutto questo non ho capito chi è il nuovo Papa! Poi arriva lui: Jorge Mario Bergoglio. Il primo Francesco nella storia della Chiesa. L'emozione delle sue parole. E quel silenzio, chiesto alla piazza, è già preghiera.

Squilla il telefono: mio cugino Fiore. Vive a Montella (in provincia di Avellino), dove ho vissuto fino all'adolescenza. «Il cardinal Bergoglio, il cardinale di Zia Adelina!». La voce spezzata dalla commozione: «La zia mi parlava spesso di lui. Vi inviai una foto, quando è morta, dieci anni fa. Cercala! Scusami, devo chiamare gli altri, ti spiego dopo». Mette giù senza neanche salutarmi. Mi precipito a sfogliare l'album di famiglia. Eccola, la foto - il cardinal Bergoglio con suor Bernardetta Sesso (nel retro, un abbraccio per suo fratello, mio padre). Due giorni dopo, 15 marzo, la conferma: un articolo del Corriere della Sera - Edizione Roma. «È molto legato al nostro ordine - racconta la madre superiora - e in Argentina ha lavorato con la nostra consorella, suor Bernardetta Sesso, impegnata con i seminaristi».

Grazie alle notizie di Suor Caterina, ai ricordi di mia madre, di Fiore e di sua moglie, ricostruisco l'intera vicenda.

Adelina, nona di dieci figli (l'ultimo, mio padre, Ernesto) prende i voti a 17 anni nel 1935, nell'ordine delle Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe, col nome di suor Bernardetta. L'anno dopo è destinata alla casa madre, Buenos Aires, Argentina. Tornerà in Italia - per rivedere la madre e la famiglia - solo 20 anni dopo, nel 1956. Resta in Argentina fino al 1960, poi parte per gli Stati Uniti, in Virginia. Riesce a fondare due Case per il suo Ordine, percorrendo il territorio e chiedendo fondi ad istituzioni e privati. Un giorno viene arrestata per accattonaggio. Non ha documenti con sé: tramite l'ambasciata italiana, telefonano a mio padre, in Italia, per conferma della sua identità. Nel frattempo, lei - molto divertita - ha costretto alla colletta i poliziotti, già conquistati dal suo sorriso e dalla sua umanità.

Ritorna in Argentina nel 1980. E la sua vita si incrocia con quella di Bergoglio. Lui è da poco Rettore del Collegio Massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia e parroco di San Miguel. Lei, Superiora, si occupa dei seminaristi gesuiti. Mamma, la chiamano, quei ragazzi. E lo è, per loro. Così anche padre Bergoglio finisce per chiamarla Mamma. Da Papa dirà alle suore: «Siate madri, non zitelle». Mi piace immaginare che stesse ricordandosi di Suor Bernardetta.

Nel 1986 lei torna definitivamente in Italia, lui si reca in Germania per completare la tesi dottorale: le dice ancora un grazie, in un'affettuosa lettera. Si rivedranno. Bergoglio - che nel 1992 diventa Vescovo - va a trovarla ogni volta che è a Roma. In questa foto, l'ultimo incontro: nel marzo 2001, appena eletto Cardinale. Indossa il clergyman scuro non la tonaca cardinalizia: non smetterà più di farlo, quando tornerà a Buenos Aires. Lei è già malata: morirà a dicembre. A Fiore - che le è vicino come un figlio, negli ultimi giorni - consegna delle sue foto con Bergoglio. «Conservatele», sussurra. Poi, un filo di voce, nella fatica d'un sorriso: «Forse... forse voi lo vedrete Papa».

Una suora dalla fede incrollabile, in Dio e negli uomini, suor Bernardetta. Una vita, in letizia, accanto agli ultimi, zia Adelina. Chiedeva a tutti qualcosa, ma qualsiasi cosa ricevesse la dava subito a chi ne aveva bisogno: fra questi, però, lei non c'era mai. In una sua lettera, la conferma di una scelta fatta una volta e ogni giorno ribadita, in una riga l'essenza di un'intera vita: «Ti invio un asciugamano, me l'ha donato Emilia. Io non lo uso, ho fatto voto di Povertà». Come gli apostoli, per le strade del mondo: «Senza bisaccia, né pane, né denaro e una tunica sola (Marco, 6,7-13)».

Scriverne o custodirne il ricordo in famiglia? Cos'è più giusto? A decidere, il monito della scrittrice Katherine Dunn: «Chi ha una bella storia e non la scrive, dovrebbe essere costretto a farlo». Questa, allora, è la bella storia di una suora che parte ragazzina per la fine del mondo - il Finis terrae oltre l'oceano: là intreccerà il suo destino con quello di un prete che un giorno sarà Papa. Ad affratellarli, la Madonna Povertà di un santo di nome Francesco.

Fausto Sesso - www.fuoridallemura.it

05/09/2013 10:47 Giorgio Licini
Piu' storie cosi'e simili (anche italiane) che discussioni tutte italiane sul sesso degli angeli (la CEI, le prediche della domenica, le offerte dei fedeli,Formigoni, Martini e Antimartini, Berlusconi, ecc...). Buone cose!


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