«Chi sono io per giudicare...»
di Andrea Volpe | 06 agosto 2013

Papa Francesco sull'aereo di ritorno dalla Giornata Mondiale della Gioventù ha affrontato alcune questioni sollevate dai giornalisti accreditati al suo seguito. Nell'ambito di questa lunga intervista - come ormai è noto - Papa Francesco ha anche parlato delle cosiddette "lobbies gay" e degli omosessuali.

Il Papa ha sottolineato che il problema sono le lobbies, di qualunque natura esse siano (gay, massoniche, politiche..), non avere una tendenza gay. Per spiegare meglio questa prospettiva, in particolare ha precisato: «Se una persona è gay, cerca il Signore ed ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla»?

Si è ancora una volta presente ad un atto rivoluzionario ecclesiale, che qui non è tanto il riconoscimento della dignità umana degli omosessuali (fatto già riconosciuto dal Catechismo della Chiesa Cattolica), ma l'enunciazione del principio che nemmeno il Sommo Pontefice ha tutti gli elementi, necessari e sufficienti, per giudicare il prossimo!

Molti fedeli, anche in buona fede, fondano la propria superiorità spirituale (sic !) nei confronti degli altri, fedeli o non fedeli, proprio perché si vantano di seguire le norme prescritte dalle Gerarchie ecclesiastiche e dal Papa!

Addirittura, fondandosi su questa presunzione di inerranza, sono portati a ritenere di poter dare sui fratelli un giudizio, che è il medesimo di quello che dà Dio in persona! Si, questa è una convinzione molto diffusa nel Popolo di Dio e persino tra i ministri ordinati. Ci si astiene dal commentarla, ma si capisce che questa convinzione è grave e imbarazzante.

Con questa affermazione di Papa Francesco, saltano entrambe le sicurezze che si poggiano sull'autorità gerarchica e su quella papale. Se le parole di Papa Francesco venissero seriamente meditate e adeguatamente messe in pratica, anche questi cristiani dovrebbero sentirsi interpellati a far riferimento più all'umiltà del cuore che all'arroganza della norma.

Su questo percorso di fede, il buon cristiano dovrebbe sentirsi chiamato a fare più affidamento alla sua capacità di discernimento e alla voce della propria coscienza, invece che a norme ecclesiastiche, scritte e interpretate nella loro rigidità letteraria. Con fiducia, e anche con un po' di coraggio, si può affermare che è stato fatto un altro passo in avanti nella riscoperta dell'autentico messaggio della fede cristiana, così come trasmessa dalle Scritture e dalla Tradizione della Chiesa.

04/02/2015 15:15 stefano prior
Mi affaccio a questo sito da pochi giorni e leggo solo ora queste interessanti lettere. Dio è l'Unico che può giudicare.
Infatti: Bergoglio ha ragione a dire "chi sono io per giudicare"!
Non l'uomo si giudica e condanna. Ma il peccato: e si deve ricordare, Cristianamente: che non esiste assoluzione se si reitera un peccato capitale. L'omosessualità ha una origine satanica, è un peccato contro la vita, contro lo Spirito Santo.
Purtroppo questo signore si dimentica di ricordarlo a telecamere accese... E le riviste gay gli dedicano le copertine, e Repubblica lo osanna... Sigh.



25/02/2014 18:19 angelo bertoli
a volte è più facile giudicare una persona piuttosto che domandarsi:
che cosa posso fare per migliorare questo avvenimento?
oppure x' è successo?
cosa ci sta dietro?
come mai è arrivato a questo gesto?
nella mia comunità cosa posso costruire, insieme ad altre persone x porre segni concreti di fiducia?
angelo.



07/08/2013 17:24 Roberto Buffagni
Secondo me, il "chi sono io per giudicare" del papa ha un semplice significato, molto banale: si giudica una persona solo quando a) ti ci costringe il ruolo da te rivestito (es. sei il suo giudice, sei il suo confessore e devi dare o negare l'assoluzione) b) puoi formulare un giudizio minimamente sensato solo conoscendo molto bene la persona in questione, riflettendo empaticamente sulla sua equazione personale, etc.
Se invece mi saltate su su a dire che il papa non può giudicare ergo nessuno può giudicare, o ci siete o ci fate. E' evidente per un cristiano che il giudizio divino può tranquillamente sovvertire il giudizio umano, ci sono fior di esempi nel Vangelo, e chissà quanti nel tribunale dell'aldilà. Con questo, è altrettanto evidente che giudicare atti e persone può essere uno stretto dovere, del papa e non solo.
Attenzione: E vero che il comandante Francisco presente una impressionante somiglianza con Stanlio, ma non è Stanlio.



06/08/2013 15:23 Sabina
La questione a mio parere non sta tanto nel giudicare: esprimere giudizi è un atteggiamento molto 'umano' e oserei dire inevitabile. Il fatto è che dovremmo essere in grado di riconoscere i nostri giudizi o pre-giudizi, analizzarli criticamente e, se è il caso, essere sinceramente disponibili a rivederli. Dire che non dobbiamo giudicare a volte è solo un atteggiamento moralistico che ci impedisce di leggere onestamente ciò che abbiamo nel cuore, i pensieri che formuliamo nei confronti degli altri.


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