Il futuro è iniziato, senza distinguo
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 01 agosto 2013
Il viaggio di Francesco in Brasile visto dagli Stati Uniti: il Papa non convenzionale comincia a fare breccia anche negli States

Di là dalla strada una chiesa di scientology, in cucina il forno graduato in Fahrenheit, da questo campus all'estremo ovest dello sterminato Paese, la capitale Washington è assai lontana, figuriamoci Roma. Che il suo vescovo avesse attraversato l'Atlantico per raggiungere il Sudamerica non era notizia da bucare i teleschermi alla stregua dell'arrivo del Royal baby, il sisma cinese o il disastro ferroviario in Spagna. La Chiesa cattolica ha qui ancora molta strada da fare per recuperare consenso e credibilità dagli scandali, tutt'altro che conclusi, della pedofilia e la battaglia dei vescovi, prima (ne abbiamo avuto testimonianza esattamente un anno fa) contro la rielezione del Presidente (dove i fedeli hanno però votato in libertà), poi contro la riforma di legge sanitaria, continua a perdere seguito dopo il favore espresso dalla grande organizzazione degli ospedali cattolici. Ce n'era abbastanza per giustificare un dignitoso silenzio o soltanto brevi cenni. Ma sono bastate poche parole pronunciate all'inaugurazione (o forse la famosa foto della borsa ...) per un cambio di rotta che, da iniziale e timido, si è fatto a 180°.

Il papa "non convenzionale" - che peraltro era stato già segnalato da alcuni fin dalla sua elezione - comincia a fare breccia anche negli States. È una Chiesa che non ti aspetti quella disegnata da Bergoglio, è il sentire che accomuna i media al collega di lavoro, fino allo studente asiatico che attraversa oltreoceano per costruirsi un futuro. Ma ciò che colpisce è ormai la pressoché totale assenza di distinguo: il papa mostra cosa significhi vivere secondo il Vangelo, testimonia con la sua persona e i suoi gesti quel lieto annuncio ai poveri e agli oppressi, quell'amore incondizionato per tutti. È l'incontro con un tu che si fa prossimo ciò che risalta, è l'atteggiamento stesso di Gesù nei confronti dei poveri. E per un cristiano non può essere che questo, come insegna la Dottrina sociale della Chiesa, senza distinguo di sorta, tantomeno il timore di quell'aggettivo "sociale" che invece inchioda il credente alle sue responsabilità di adoperarsi per la giustizia e la dignità di ogni essere umano, che considera suo fratello. E, prima si è cristiani, perché si assumono gli atteggiamenti di Cristo, poi si diventa Chiesa, come scriveva già quattro anni fa padre Nolan, non viceversa.

È l'atteggiamento dei missionari che, abbandonando certezze occidentali, sono partiti per inginocchiarsi ad aiutare i più miseri della terra e condividendo la loro vita, dando voce a chi non ne ha, annunciando il Vangelo con la propria testimonianza prima che con le parole. Perché "ogni" vita non è spazzatura e "ogni uomo è mio fratello". Un segnale che qui non è passato sotto silenzio è il messaggio inviato da Francesco per la Giornata per la Vita che nel Regno Unito si celebrava domenica scorsa: "tutta la vita ha un valore inestimabile, scrive il papa con le parole che ormai conosciamo, anche i più deboli e vulnerabili, i malati, gli anziani, i non nati e i poveri, sono capolavori della creazione di Dio, fatti a sua immagine, destinati a vivere per sempre, e meritevoli della massima riverenza e rispetto". Tutti, nessuno escluso, perché non ci sono graduatorie di valore e vescovi e fedeli l'han capito.

È esattamente quanto scriveva qui da mesi padre Martin (gesuita pure lui che ora non nasconde la sua soddisfazione) quando sottolineava che era pro-life anche preoccuparsi delle vittime del commercio libero delle armi o, come fanno le tante suore americane, andare per le strade a salvare giovani donne dalla prostituzione, o i frati che distribuiscono sandwiches e coperte agli homeless.

Perché non significa cambiare il magistero (quanti distinguo nei mesi scorsi!), bensì mutare atteggiamento e linguaggio, ed essere così più credibili, e di molto. Significa rispondere, come ha fatto nell'ormai famosa quanto inattesa conferenza stampa al ritorno da Rio, sulla questione gay, con parole di misericordia e non di condanna ("questo sì che mi scalda il cuore" ha risposto un ragazzo intervistato per strada), significa "aprire" alla necessità di un'ulteriore riflessione teologica sul ruolo delle donne nella Chiesa, nonché alla pastorale dei divorziati e risposati (citando persino la "differenza" ortodossa, mentre chi di recente ha tradotto un testo sul tema si era trovato in difficoltà ...).

Non occorre "aspettare un futuro che è già iniziato", come ricorda Paolo Prodi che di storia - anche della Chiesa - se ne intende, per riflettere sulla "novità" cui stiamo assistendo che altro non è che il Vangelo di duemila anni preso un po' più sul serio, e in maniera un po' più radicale (e soprattutto con parole comprensibili oggi, il "dire cose antiche in modo nuovo"), come del resto aveva indicato anche Francesco d'Assisi, uno che ha riformato la Chiesa. Già Francesco.

 

01/09/2013 02:03 Yolanda Beatriz De Riso
@ Fra , ho avuto modo di ascoltare l'intervento di Serena Noceti su la teologia al maschile e al femminile, da te segnalato. Non sono una teologa ma intuitivamente mi par di essere arrivata alle stesse conclusioni . Mi par importante la sottolineatura dei discorsi lasciati in sospeso ed ignorati nel dopo concilio sul ruolo dei laici nella chiesa e sull'importanza del dialogo con le altre religioni . E' sconfortante però rendersi conto delle distanze esistenti tra quelle legittime aspettative e desideri e la realtà quotidiana nelle comunità. Tra l'altro mi conferma che nella realtà delle chiese valdesi e protestanti l'inserimento di donne al sacerdozio ha cambiato profondamente il volto delle chiese in positivo ,consentendo un maggior inserimento del vangelo e della vita di fede nel quotidiano. Grazie .


08/08/2013 15:45 Lycopodium
Di fronte a tali raffinatezze, preferisco tacere.


08/08/2013 14:37 Yolanda Beatriz De Riso
Caro Licopodyum, sei esilarante.Ma chi lo vuole il proprium maschile ? Chi vorrebbe espropriare ed impossessarsi della fonte di dominio, violenza ,prevaricazione? Questa è la paura di perdere queste prerogative che parla . Sarebbe molto interessante ascoltare da te quali sono le caratteristiche del proprium maschile in positivo ed universale in relazione alla mascolinità di Gesù Cristo.Visto che ne sei convinto.Siamo molto lontani da "il futuro è già iniziato senza distinguo". Questa distinzione di cui gli uomini di chiesa si guardano bene dal parlare e che è pervasiva in ogni ambito, è una bella palla al piede per il futuro.Anche perchè si intende valutare e giudicare il proprium femminile essendo maschi.


08/08/2013 12:07 Lycopodium
Come volevasi dimostrare.
Viene negato il proprium maschile,
a meno che non si tratti, ovviamente..,
di questioni di dominio, prevaricazione, violenza…:
il proprium maschile è solo un “proprium da espropriare”.



08/08/2013 01:18 Yolanda Beatriz De Riso

"Che il sacerdozio ordinato esclusivamente maschile sia in stretta relazione al sesso umano di Cristo regge, eccome!
Regge, perché è la premessa maggiore che innerva tutto il discorso che il Magistero fa in proposito (la conformazione a Cristo è intrinseca, non solo estrinseca…)." Stupendo. E questo giustifica tutto allora?
Certamente la realtà attuale . Su questo presupposto si è costruito di tutto ,anche la prevaricazione, la violenza sulle donne ,e la loro sudditanza ed emarginazione anche nella chiesa ,oltre che una enorme catena di potere . E mi domando dove sia conforme con Cristo tutto questo.Quando mai l'abbia detto o quando abbia agito in tal senso.Di certo non era per questo che era venuto.E torniamo allo Spirito" che vi spiegherà ogni cosa". Se prioritario è l'essere maschio e non lo Spirito ,questo sconosciuto, che rende possibile ogni cosa e i sacramenti non se ne esce.




07/08/2013 21:56 Lycopodium

Fra,
smack, smack...




07/08/2013 21:19 Fra
@ Lycopodium

Lycopodium, sicuramente sarà stata la mia suscettibilità femminile a farmi avere quell'impressione, quindi nessuna scusa da parte tua ma semmai da parte mia se ho in qualche modo travisato le tue intenzioni.

Non entro nel merito del diaconato oppure invece come dici tu della speciale diaconia dato che io mi rifaccio a testi scritti da altri e non sono una studiosa nè dei testi biblici, nè della chiesa antica, nè una teologa.
Sarà anche come dici tu. O sarà come sostengono le teologhe femministe.
Non lo so, per me l'unica interpretazione interessante del ruolo femminile nella Chiesa rimane quella auspicata da Blaquierre in "L'altra metà del Vangelo", che porta conclusioni originali e mai sentite altrove, oltre ad essere un testo chiaro ed accessibile anche ai non addetti ai lavori come me.

Continuo a non concordare, e non potrò mai concordare per una serie di motivi di cui ne ho spiegato precedentemente solo uno, sulla giustificazione nel fatto che Gesù fosse maschio, ma vedo che qui proprio non ci troviamo e anche io non ho intenzione di addentrarmi in questioni di differenza sessuale.

Forse ci troveremmo più facilmente in sintonia se cambiassimo argomento e cominciassimo a discutere sul Kent o sul Duprat o il Vannier. Visto che, se non erro, anche su questo i vescovi hanno avuto da dire la loro. Ma sarebbe talmente OT, che aspetto il prossimo post sul metodo Stamina per addentrarmi anche in questo terreno minato ;-)

Buona serata e buon lavoro, Lycopodium!



07/08/2013 19:04 Lycopodium
Fra,
se ti ho fatto quell’impressione, mi scuso infinitamente e spero possiamo andare avanti.

Che il sacerdozio ordinato esclusivamente maschile sia in stretta relazione al sesso umano di Cristo
regge, eccome!
Regge, perché è la premessa maggiore che innerva tutto il discorso che il Magistero fa in proposito (la conformazione a Cristo è intrinseca, non solo estrinseca…) e che, non a caso, tutte le teologie femministe tentano unanimemente e inutilmente di negare.
L’argomento, di recente, è stato ripreso e ri-tematizzato come approccio teologico-dogmatico (http://www.cittadellaeditrice.com/allegati/un%20corpo%20mi%20hai%20dato_estratto.pdf).

Il sesso, d’altronde, è geneticamente, biologicamente e biopsicologicamente “dato”, per ogni essere umano, è costitutivo della dentità, in un modo che è infinitamente e imparagonabilmente più pregnante e pervasivo, rispetto ad ogni altro dato culturale.
Oggi questo dato di fatto (riassumibile nel lemma “differenza sessuale”) sembra ammesso per tutti, meno che per gli esseri umani di sesso maschile (viene negato il proprium maschile, a meno che non si tratti, ovviamente.., di questioni di dominio, prevaricazione, violenza…: il proprium maschile è un “proprium da espropriare”).
E qui mi fermo, rispetto ad altre considerazioni, anche di attualità, attinenti alla differenza o all’indifferenza sessuale…

Quanto al diaconato femminile, in realtà non si tratta affatto di “diaconato”, ma di una speciale “diaconia”.
Cosa meravigliosa, ma che nulla ha a che vedere con il primo grado del sacramento dell’Ordine sacro. Quindi si tratta, al limite, di un’usanza o di una consuetudine interrotta, non di una discontinuità nella Tradizione cattolica.



07/08/2013 15:29 Fra
@ Lycop.
" ... Fra,
la tua risposta oscilla tra il “sì la Chiesa dice così, ma sbaglia” e il “sì la Chiesa dice così, ma chissenefrega”. ... Il criterio della continuità della tradizione è sindacabile al pari di una qualunque brutta abitudine? "

No Lycopodium. Non ho detto nè che la chiesa sbaglia nè che chissenefrega.

Ho detto che la tua argomentazione del sacerdozio maschile in relazione al sesso umano di Cristo non regge. Altrimenti dovrebbe venire applicata in modo universale (infatti Cristo oltre che non donna nemmeno era cinese, eppure si ammette il sacerdozio ai cinesi, tanto per dire).
Inoltre ho citato il testo che giustifica l'ordinazione maschile rifacendosi alla continuità della tradizione laddove tale continuità viene ignorata affatto per il diaconato femminile.
E ho cercato di fare un'estrema sintesi di un libro, "L'altra metà del Vangelo".
Tutto qui.

Non mi sono mai permessa di interpretare quello che tu dici, al massimo l'ho contestato cercando di portare le mie motivazioni, mentre mi duole constatare che tu più di una volta ti sei limitato a formulare giudizi ed interpretazioni - peraltro errate, mettendomi in bocca parole non mie - su quanto avevo in precedenza affermato.



07/08/2013 00:51 Fabio Bernardini
Condivido fondamentalmente le tue posizioni Giuseppe, ma Massimo su questo ha ragioone: parlarne non e' mai tempo buttato.
Ringrazio anche Lyco e Fra per le citazioni riportate.



06/08/2013 23:47 Lycopodium
MM,
è antipatico, ma sono costretto a citarmi.
"La Chiesa ha riservato l'ambito del culto rituale a soggetti di sesso maschile non per motivi sociologici o etno-antropologici, ad esempio in forza di un residuo maschilistico tradizionale
(idea tra l'altro sballata, dato che le culture pagane con cui il popolo eletto e il nuovo Israele sono entrati in radicalissimo conflitto ben conoscevano il sacerdozio femminile...),
ma in conformità all'identità di Gesù Cristo, identità sessualmente connotata e per nulla irrilevante per la teologia dell'Ordine sacro, checché ne pensino le teologhe femministe...".

Si tratta dunque di un SI a Gesù Cristo, non d'altro



06/08/2013 23:40 Lycopodium
Fra,
la tua risposta oscilla tra il “sì la Chiesa dice così, ma sbaglia” e il “sì la Chiesa dice così, ma chissenefrega”. E chissenefrega pure della congruità delle argomentazioni.
La verità rivelata deve essere messa ai voti? Dove e quando mai il diaconato femminile ha avuto una funzione sacramentale? Il criterio della continuità della tradizione è sindacabile al pari di una qualunque brutta abitudine?
Né valgono le sagge parole del Giuseppe nostro commentatore, né quelle del Giuseppe allora cardinale, ora pontefice emerito. Tantomeno quelle del papa attuale. Nulla di tutto ciò.
Pur sapendo che qui è, al momento, umanamente inutile, cito alcuni dei testi incriminati del Magistero, quantomeno a testimonianza della mia adesione:

1.http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_22051994_ordinatio-sacerdotalis_it.html

2.http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19951028_dubium-ordinatio-sac_it.html

3.http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19951028_commento-dubium-ordinatio-sac_it.html

4.http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20071219_attentata-ord-donna_it.html

In ultimo, dal documento sugli Anglicani della CDF (2009) si evince che, mentre il celibato sacerdotale è interpretabile come disposizione amministrativa derogabile in speciali circostanze,
il "no" al c.d. “sacerdozio femminile” è una questione di rango non solo disciplinare ma dogmatico, su cui la Chiesa si è pronunciata in modo inderogabile, definitivo e infallibile.



06/08/2013 23:10 Massimo Menzaghi
"Discuterne ancora è tempo perso..."

su questo non sarò mai d'accordo!
discutere non significa essere contro: discutere significa cercare di capire, significa cercare di dare un senso ai propri legittimi dubbi, significa (quando un contesto come quello di cui facciamo parte arriva ad un punto fermo) dare un senso all'obbedienza...

... e significa anche sperare che qualcuno ascolti e si faccia carico del senso che è alla base della discussione stessa!

Mi pare che un conto sia dire che il discorso è chiuso, altro è che anche la Chiesa, nella sua millenaria Tradizione, non ha mai raggiunto la pienezza... e basta passare da un papa all'altro per capirlo: un discorso può essere chiuso e va rispettato, ma tanti altri si possono aprire! (a questo mi riferivo con il "non fatto" un po' più sotto...)
Essere custodi della Tradizione è una cosa, mettere pietre sopra ogni cosa, anche dove non è proprio il caso e solo per timore di perdere false certezze, è un'altra!
E se non ha paura un papa di fare ciò che sta facendo (senza rinnegare nulla, ma inequivocabilmente guardando avanti) non vedo perchè ce ne dovremmo preoccupare "noi"...
Come diceva Giuseppe, spostiamoci dai no ai sì: è un cambio di prospettiva che non inficia la sostanza, ma volete mettere?



06/08/2013 22:14 giuseppe
A conclusione dei miei commento penso possa tornare utile la proposta di confrontarsi col testo al quale il Papa Francesco si è riferito in questi termini:
"...la Chiesa ha parlato e dice: “No”. L’ha detto Giovanni Paolo II, ma con una formulazione definitiva. Quella è chiusa, quella porta..."
Si riferisce alla Lettera apostolica "Ordinatio sacerdotalis" di Giovanni Paolo II, nella quale è largamente richiamato anche il magistero di Paolo VI, che contiene tutte le spiegazioni teologiche essenziali e porta questa conclusione:

*
"4. Benché la dottrina circa l'ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini sia conservata dalla costante e universale Tradizione della Chiesa e sia insegnata con fermezza dal Magistero nei documenti più recenti, tuttavia nel nostro tempo in diversi luoghi la si ritiene discutibile, o anche si attribuisce alla decisione della Chiesa di non ammettere le donne a tale ordinazione un valore meramente disciplinare.

"Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli [19], dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa."
*

http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_22051994_ordinatio-sacerdotalis_it.html

E' così definito un argomento di fede in modo infallibile, non dell'infallibilità propria del Romano Pontefice, ma, attraverso il suo pronunciamento, del magistero ordinario e universale della Chiesa, come risulta confermato dalle recentissime parole di Papa Bergoglio.
Discuterne ancora è tempo perso e penso che anche le suore americane presto lo capiranno (o forse migreranno come suggerivo).



06/08/2013 20:58 Fra
@ Yolanda:
Sì, te li consiglio caldamente entrambi.
L'intervento della Noceti è meno impegnativo, lo puoi ascoltare anche durante un viaggio.
Invece "L'altra metà del Vangelo" di Blaquierre, sebbene un po' datato, è a mio avviso più articolato e più interessante anche nelle conclusioni. Di certo anche più impegnativo perchè se non altro bisogna darsi il tempo di leggerlo.



06/08/2013 20:52 Fra
@ Lycopodium:
Ti ringrazio per la spiegazione, perchè così ora posso dire di non essere d'accordo con te :-)
Infatti il discorso che il culto rituale sia riservato al sesso maschile in virtù del sesso di Gesù in terra regge fino a che tale affermazione dovesse esser valida anche per tutto, ma proprio tutto, l'ambito cristiano.

Vale invece ciò che riporta Fabio Bernardini: la giustificazione più recente della Chiesa, che credo risalga al 1994, è che il "carattere vincolante si basa sulla continuità della tradizione".
E qui osserva giustamente S.Noceti, allora perchè tale carattere vincolante non impone il ripristino del diaconato femminile, protrattosi con certezza dalla prima chiesa fino all'anno 900 circa, e poi improvvisamente interrotto?

Ad ogni buon conto, più che queste battaglie teologiche pur importanti (certamente non si può negare il maschilismo - a prescindere dal discorso sacerdote sì/no - ebbene dicevo il maschilismo imperante nella chiesa!), l'idea che abbraccio personalmente è quella di Blaquierre, che auspica un ministero prettamente femminile, legato in qualche modo all'annuncio e alla Parola, TUTTO ANCORA DA SCOPRIRE. Non posso dilungarmi: chi fosse interessato si legga il libro già citato.



06/08/2013 19:03 Maria Teresa Pontara Pederiva
Secondo e quindi ultimo aggiornamento dagli States su questo post.
Questa volta a parlare non è un giornalista, ma il card. Timothy Dolan, arcivescovo di New York e presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, nel numero dei vescovi presenti a Rio. Nel suo blog dove interagisce con i fedeli e chiunque voglia comunicare con lui, scriveva così nei giorni scorsi in sintesi: “Il Papa era visibilmente "esposto" dato che si trattava della sua prima visita pastorale internazionale a Rio. Comprensibilmente era così. Dato che ero lì con lui, posso testimoniare che i superlativi utilizzati - folla "oceanica", “accoglienza calorosa”, “le sue parole che scaldavano i cuori” - non sono affatto esagerazioni giornalistiche.

Dopo il conclave, uno dei miei fratelli cardinali predisse a me che, come papa Giovanni Paolo II "ha sconfitto" i comunisti, papa Francesco avrebbe potuto riaccendere la Chiesa sul suo continente dell'America Latina. Da quello che abbiamo visto in Brasile, lui è sicuramente sulla buona strada.
A Rio, è stato così positivo, ottimista, lungimirante, realistico e impegnativo. Guardate i suoi accenti accorati per "una Chiesa povera e per i poveri", come ha visitato tuguri nella favela, il suo rifiuto di una "cultura dell'usa e getta" che emargina gli anziani, i giovani, i bambini, i deboli, i portatori di handicap, i rifugiati ...

E poi la misericordia, che come sostiene, non è solo per coloro che mostrano contriti. No, dice il parroco del mondo, "non dobbiamo aspettare per i feriti vengano da noi, usciamo e raggiungiamoli noi”.

E la misericordia non è stato solo il tema di quelle radiose giornate mondiali della gioventù a Rio, ma anche quello del suo ormai celebre colloquio con la stampa sul volo di ritorno.
Così, le sue brevi considerazioni sull'omosessualità erano di misericordia: tutti hanno una casa di accoglienza nella Chiesa che considera ingiusta discriminazione contro qualsiasi omosessuale un peccato, e gli atti omosessuali, che sono in contrasto con la Rivelazione - come lo sono gli atti eterosessuali al di fuori della fedeltà del matrimonio - possono sempre essere guariti dalla misericordia di Dio ...
Ci si chiede se il Santo Padre sia rimasto frustrato da tutta questa attenzione per la sua intervista. Per sei giorni ha parlato con forza su temi nobili come l'amicizia, il servizio, la fiducia, la gioia, la speranza, l'amore per i poveri, l'umiltà, il discepolato, la fede, e la semplicità. Quelle parole per qualcuno sarebbero sono “un po’ di copertura”. Ma la realtà è che questioni che qualcuno considera "calde", come l'ordinazione femminile, la contraccezione, il divorzio e il nuovo matrimonio, l'aborto, l'omosessualità, il celibato dei preti, non sembrano essere di alcuna preoccupazione per i tre milioni di giovani, come per il loro amato papa Francesco.

Ma, come al solito, la stampa ha prevedibilmente portato l’attenzione su questi problemi stantii, e hanno dato loro più inchiostro rispetto a tutti gli altri temi nobili risuonati sulla spiaggia di Copacabana. Non è la Chiesa ad essere ossessionata da questi argomenti, ma i media!”.



06/08/2013 17:32 Yolanda Beatriz
Grazie Fabio per i due stralci molto interessanti.Capisco i tuoi dubbi per quanto riguarda l'affermazione delle mie idee. Purtroppo però è prioritario partire da un presupposto che permetta una presa in considerazione priva di pregiudiziali di indicazioni provenienti dal mondo femminile.E ti assicuro che se così fosse stato non ci sarebbero stati tanti conflitti, e non ci sarebbe stato un'enorme spreco di energie e risorse che, diversamente incanalate, avrebbero permesso un servizio più serio , competente, aperto e disponibile all'accoglienza e alla testimonianza con concrete vie di realizzazione. Perchè questo era lo scopo, non l'affermazione delle mie idee.La domanda prioritaria era a mio avviso cosa rende più evangelica e coerente la comunità , cosa ne favorisce la crescita umana e spirituale a tutte le età, per essere credibili testimoni nel mondo e con le nuove generazioni in particolare. Ma questi ,che banalmente potevano essere obbiettivi comuni diversamente declinati a secondo dei talenti diversamente distribuiti ,sono diventati terreno di chiusura e di affermazione di poteri discutibili.Altro che gareggiate nello stimarvi a vicenda.
E se alla base sta il sacerdozio ,il suo ruolo e la sua funzione è da li che si parte.Almeno nella realtà contingente.Si chiama corresponsabilità ecclesiale di fatto, non solo a parole.
Quanto allo Spirito è evidente tutta la sua azione nell'AT senza il quale non si spiegherebbe il nuovo non casualmente giunto fino a noi. E le sue vie sono infinite nella storia e nel cuore dell'uomo.



06/08/2013 16:56 Lycopodium
Fabio,
definitive lo sono, pena l'implosione o l'esplosione.
Sic transit gloria mundi: d
dalla societas perfecta, alla società liquida.



06/08/2013 16:27 Fabio Bernardini
Riporto un'altro straccio dell'intervista Ratzinger-Seewald del 2005 sempre solo stesso argomento.

Il cardinale aggiungeva:

"Ora, però, vorrei aggiungere un’altra informazione, che mi sembra estremamente interessante. Si tratta di una diagnosi fatta da Elisabeth Schüssler-Fiorenza, una delle femministe cattoliche più importanti. È una tedesca, una esegeta importante che ha studiato esegesi a Münster, dove ha sposato un italoamericano, e ora insegna in America. Ha partecipato in modo convinto alla lotta a favore dell’ordinazione delle donne, ma ora pensa che quello sia stato un obiettivo sbagliato. L’esperienza dei sacerdoti-donna nella Chiesa anglicana l’ha portata a concludere che ordination is not a solution, che l’ordinazione sacerdotale non è una soluzione, non è quello che volevamo. Ella ne spiega anche il motivo: ordination is subordination, l’ordinazione significa subordinazione – inserimento organico e dipendenza, è proprio ciò che non vogliamo. Si tratta davvero di una diagnosi corretta.
Entrare in un ordo significa sempre entrare in un rapporto di inserimento organico e dipendenza. Nel nostro movimento di liberazione, dice la signora Schüssler-Fiorenza, non vogliamo entrare né in un «ordine», né in una «subordinazione», ma superare proprio questa realtà. La nostra lotta non deve mirare all’ordinazione delle donne, bensì alla eliminazione dell’ordinazione in quanto tale perché la Chiesa diventi una società di uguali, in cui ci sia solo una shifting leadership, un avvicendamento nella guida.
Dal punto di vista delle motivazioni interne, che stanno all’origine della lotta per l’ordinazione delle donne, e che, di fatto, mirano alla condivisione del potere e alla liberazione dalla dipendenza, la signora Schüssler-Fiorenza ha visto le cose in modo coerente. Il punto cruciale è, infatti, dato dalla domanda: che cosa è il sacerdozio? Siamo qui di fronte a un sacramento oppure abbiamo solo a che fare con un avvicendamento nella guida nel quale a nessuno è consentito accedere stabilmente al «potere»? In questo senso, credo che negli anni a venire anche il dibattito su questo tema sarà impostato in modo diverso."



06/08/2013 16:15 Fabio Bernardini
"" E senza Gesù Cristo non c'è effusione dello Spirito Santo"?????
Allora eliminiamo l'Antico testamento e mettiamo paletti ben precisi allo Spirito magari con coloro che sono di altre religioni e Gesù non lo conoscono."

Scusami Yolanda ma questa proprio non la ho capita...

Vedo che questo tema ti sta molto a cuore, noto però nel tuo argomentare più una rivendicazione di pari opportunità, mirata ad ottenere quel potere con cui poter poi imporre le proprie idee piuttosto che un donarsi al servizio degli altri.
Ci vede insomma molto di questo mondo, dove di donne al potere ce ne sono sempre stato, ma salite al trono (o a carichi di potere tipo Condolice Rice per indendersi) si sono comportate nelle accezzioni negative non meglio della loro controparte maschile.

Io non so se le parole date dalla Chiesa siano definitive o meno, se sarà giusto che le donne possano rivestire il ruolo di sacerdote prima o poi finirà in quel modo.

Riporto cosa aveva affermato l'allora card. Ratzinger nel 2005:

«La domanda è se una certa realtà viene dal Signore o no, e da che cosa sia possibile capirlo. La risposta, confermata anche da Giovanni Paolo II, che noi, come Congregazione per la Dottrina della Fede, abbiamo dato in merito al problema dell’ordinazione delle donne non dice che ora il Papa ha posto un atto dottrinale infallibile. Egli ha piuttosto constatato che la Chiesa, i vescovi di ogni luogo e tempo, hanno sempre insegnato questo e hanno sempre agito in questo modo [...]. Non si tratta dunque, come detto precedentemente, di un atto di infallibilità posto dal Papa, ma il suo carattere vincolante si basa sulla continuità della tradizione. Infatti questa continuità dall’origine è già qualcosa di molto importante. Tanto più che allora non era affatto una cosa ovvia. Infatti, le antiche religioni conoscevano l’istituzione delle sacerdotesse, e lo stesso avveniva anche nei movimenti gnostici [...]. La tradizione non è nata dal mondo circostante, ma dall’interno del cristianesimo». (Da Peter Seewald, Joseph Ratzinger, “Il sale della terra: Cristianesimo e Chiesa Cattolica nel XXI secolo”, Edizioni San Paolo 2005)

Mi chiedo però se tu non stia dando troppa enfasi a questa tematica.
Mia moglie è diversa da me, ma non certo inferiore a me. Anzi, è una spanna sopra di me al livello di qualità umane e spirituali, e non si sogna di voler fare le cose che faccio io perchè le sue sensibilità sono diverse.
Un paio di volte abbiamo parlato di questo tema, tra l'altro dopo un colloquio avuto con il nostro parroco, e ricordo che la sua risposta fu: "mah... non mi sembra proprio una priorità in questo momento, tra l'altro i genitori in questo frangente storico hanno ben altre aspettative per i loro figli, sia maschi che femmine..." e quest'ultima considerazione è molto vera.



06/08/2013 15:41 Yolanda Beatriz
" E senza Gesù Cristo non c'è effusione dello Spirito Santo"?????
Allora eliminiamo l'Antico testamento e mettiamo paletti ben precisi allo Spirito magari con coloro che sono di altre religioni e Gesù non lo conoscono.



06/08/2013 15:33 Yolanda Beatriz
Fra, concordo con te ma non ho avuto ancora modo di procurarmi i testi a cui ti riferisci e che, da quel che dicevi, sembrano molto interessanti. Mi urgeva la risposta ma ho l'abitudine di consultare i testi originali a cui mi riferisco.


06/08/2013 15:23 Lycopodium
Fra,
intanto ti ringrazio della tua sobrietà verbale, cosa che non contraddistingue certo altr*.

Sinceramente parlando, io credo di averti risposto ma, dato che serve, riprendo.
Parto da una distinzione. Altro è l'ambito dell'identità del cristiano e della sua appartenenza a Cristo nella chiesa cattolica, altro è quello del culto rituale e della celebrazione dei sacramenti.
Nel primo ambito nessuno parte avvantaggiato o svantaggiato, non c'è giudeo né greco e via dicendo. Non mi dilungo di più.

Nel secondo, quello del culto rituale e della celebrazione dei sacramenti (in particolare, il sacrificio eucaristico), la Chiesa cattolica ha definitivamente detto.
Non solo ha detto, ma ha dato argomenti che non sono attinenti alla sfera del potere e della superiore dignità (ciò che sarebbe sociologistico a rovescio e che contraddirebbe il primo ambito stesso...) ma che, in ultimo, sono attenenti all'uomo-Dio Gesù Cristo, sacerdote del suo stesso sacrificio.
La Chiesa ha riservato l'ambito del culto rituale a soggetti di sesso maschile non per motivi sociologici o etno-antropologici, ad esempio in forza di un residuo maschilistico tradizionale
(idea tra l'altro sballata, dato che le culture pagane con cui il popolo eletto e il nuovo Israele sono entrati in radicalissimo conflitto ben conoscevano il sacerdozio femminile...),
ma in conformità all'identità di Gesù Cristo, identità sessualmente connotata e per nulla irrilevante per la teologia dell'Ordine sacro, checché ne pensino le teologhe femministe...

E senza Gesù Cristo non c'è effusione dello Spirito Santo!

Fare obiezione su questi punti (peraltro ben definiti dalla Chiesa con il su magistero) dimostra, lo si voglia o no:
* un'indebita confusione di ambiti (sociologico vs. sacramentale),
* un'obiezione preventiva basata su pre-giudizi estranei alla confessione della fede cattolica,
* e, al limite estremo, il configurare una cosettina da nulla quale l'impugnare la verità conosciuta...

Ecco Fra,
non so se ti ho fatto piacere, ma questo ti dovevo.



06/08/2013 14:37 Fra
@ 06/08/2013 10:57 Yolanda Beatriz De Riso
"Non conosco i testi indicati da Fra ma se la conclusione è verso un diaconato femminile o un ministero solo della parola tutto femminile mi sa che non ci siamo."

Yolanda le fonti che ho citato vanno lette/ascoltate, perchè non arrivano ad una semplicistica soluzione per il diaconato o un ministero femminile; ma partendo da presupposti differenti giungono a conclusioni diverse ma paragonabili, interessanti e ben articolate.
Quindi prima di licenziarle con un laconico "non ci siamo" ti inviterei sinceramente a conoscerle, e non una sola volta perchè entrambe meritano un ascolto/lettura approfondito, sfuggendo molte sfumature ad un primo approccio.



06/08/2013 12:44 giuseppe
Come tutti i temi "di confine" questo fa problema. Anzi è l'unico problema, l'unico tema. Il contenuto stesso della fede è ridotto a questo nella dimensione pubblica; sembra che non ci sia altro da conoscere che questo: qual'é il confine; c'é un confine?

Anche il comandamento "non uccidere" fa problema, come gli altri ma non tutti: solo quelli che cominciano con il "NON";
cioé esattamente tutti quelli che ineriscono alla "materialità" dell'agire personale per proibire una scelta, per collocare - appunto - un confine concreto.
Tutto ciò risulta incomprensibile e dovremmo chiederci perché. Perché non dovrei desiderare e possedere la donna del mio collega se mi piace e lei mi ricambia? Perché non dovremmo uccidere il nascituro se sappiamo che è difettoso o comunque ci creerà tanti problemi?

L'ho presa alla lontana, ma non credo di sbagliarmi.
Ci sono sette sacramenti nella chiesa, ma uno solo uno è "precluso" alle donne e "attentare" l'ordinazione di una donna è un delitto punito dal codice di diritto canoninco. "NON" alle donne, "quella porta è chiusa" ha detto il Papa, c'é una dottrina sul punto "definitiva".
Ma perché? E' incomprensibile. E' chiaro che c'é qualcosa che ci trascende e trascende lo stesso Papa, che ci supera. E allora - paradossalmente - c'é un crampo di tipo "culturale" che riguarda "l'approccio" come scrive lycopodium e ci impedisce di capire. C'é un orizzonte su cui è calato un sipario. Si può riaprire? Forse ci ha provato, tra molti, GPII con la Fides et ratio e con la Veritatis splendor. Che ci sia riuscito è un altro paio di maniche.

Domanda fatidica: che cosa ha a che fare tutto questo con il "bene"? Che cos'é il bene? E dov'é: nella materia; nell'agire concreto materiale; nella scelta attiva? Non è forse nei "valori"?
Se qualcuno riesce a rispondere e a convicere fa un miracolo.
Io penso che Papa Bergoglio ci stia provando, ci proverà e sapete come? Cambiando rotta, spostando la nostra fissazione dal "NO" al "SI'". Non perché i confini non restino, ma perché è solo a partire dal "sì" che si riapre il sipario di una ragione che si sa limitata ma non si chiude, anzi si allarga all' "oltre". E' solo da una esperienza dei "sì" che si comprendono i "no", in concreto, materialmente, personalmente; nella scena oltre il sipario, nel destino ultimo che è già presente in mistero, ed è la pienezza della vita felice. Lo scrive un infelice che non riesce a capire perché.



06/08/2013 10:58 Fra
@ 05/08/2013 23:40 Lycopodium
"...
L'una e l'altro parlate di un sacramento (l'Ordine) con le lenti deformanti dell'approccio sociologico.
No problem?
Per voi, non per il Magistero."

1) Scusami ma non hai risposto alle mie due domande precedenti
2) Se pensi di aver risposto per favore potresti giustificare, argomentandola, la tua ultima affermazione che ho sopra riportato?

Grazie



06/08/2013 10:57 Yolanda Beatriz De RisoDe Riso
Non conosco i testi indicati da Fra ma se la conclusione è verso un diaconato femminile o un ministero solo della parola tutto femminile mi sa che non ci siamo. Interessanti i due riferimenti :" il maschile è uno spazio di servizio/ titolo semplicemente da erodere o da non pensare..fino al punto da negare l'essere maschio di Gesù.
Mi par che ci sia un po di confusione . Da un rinnovamento della chiesa ritornando alle funzioni ecclesiali primariee della testimonianza coerente cristiana ,avevo sottolineato la necessità del riconoscimento del ruolo della donna che a mio avviso passa anche attraverso il sacerdozio ministeriale. I temi coinvolti sono tanti ,dal ruolo sociologico del sacerdozio a quello funzionale nell’ambito della comunità ,al ruolo liturgico e sacramentale, all’ambito vocazionale, dalla sessualità al maschilismo ecclesiale.
Parto dal costatare che la storia la scrivono sempre i vincitori ,e che non è così facile identificare le ragioni del perdente. Inoltre sulla mascolinità di Gesù e per estensione sulla supposta superiorità dei maschi e del loro ruolo ,che si identifica con Cristo ,sposo maschio, alla sua chiesa femmina, ce ne sarebbe da dire. Del fatto che sia lo Spirito Santo a rendere possibile la con-vocazione dei chiamati nella comunità, o che renda possibile l’eucaristia e la presenza reale di Cristo in noi e tra noi , o nei sacramenti si sorvola. Ma è essenziale perché l’amore del Padre non ha il colore della sessualità fisica o agita ,è universale verso tutto il creato con le diverse coloriture in esse esistenti e volute dal Padre.
Terra terra, vi racconto due episodi in merito. Anni fa riunione catechisti. Il parroco, unico maschio presente, di fronte alle mie osservazioni logiche stringenti relative ai contenuti e modalità esecutive del compito assegnatomi e delle difficoltà presenti , se ne uscì con questa frase : lei non ha alcun pudore, lei non è una donna. Ci lasciò tutte basite. Gli risposi in seguito che io ero una donna , moglie, madre, educatore in quanto tale e per professione,oltre che come catechista. Lui invece aveva solo un idea di cosa fosse una donna, di come dovesse essere, secondo la sua idea nei vari ruoli e funzioni. Le due idee non corrispondevano per nulla perché essere ed avere un’idea di ..non sono la stessa cosa. Ci sono un’infinità di coloriture diverse fisiche, emotive , relazionali, intuitive, gestionali, intellettive ed esperienziali che sono state fatte per completare , da condividere per rendere possibile quell’amore per cui siamo stati creati. Niente e nessuno dava a lui il diritto di decidere e giudicare come dovesse essere una donna . Eppure lui credeva di averne il diritto e con il peso del ruolo e della funzione lo ha esercitato a suo modo, con il silenzio complice o spaventato delle stesse donne. Secoli di subalternità pesano e se sono dipendenti dalla sacralità del ruolo sacerdotale pesano ancora di più. L’altro episodio molto più recente , con un altro sacerdote con cui discutevo tranquillamente proprio sull’apertura o meno al sacerdozio se ne uscì anche lui con questa frase : ma lei voleva nascere uomo? Certo che no, ma sembra comune per loro che sostenere delle idee sia prerogativa solo maschile e che controbattere non sia adeguato per una donna , solo sintomo di invidia del pene. . Naturalmente di entrare nel merito del problema non se ne parla nemmeno come di prendere in considerazione un punto di vista diverso. Molto più onestamente il parroco precedente in un'altra occasione mi disse “ quel che lei dice sono macigni pesanti che lei vuole pormi sulle spalle di cui non so onestamente cosa dire”. E così i macigni , come diceva Giuseppe ,li lasciamo a qualcun altro ed è meglio non caricarsi troppo.



05/08/2013 23:40 Lycopodium
Fra & MM
L'una e l'altro parlate di un sacramento (l'Ordine) con le lenti deformanti dell'approccio sociologico.
No problem?
Per voi, non per il Magistero.



05/08/2013 21:55 Massimo Menzaghi
@Lycopodium

... più che un "non detto", forse ci sono millenni di "non fatto"... e anche questo per me (maschio) è grave (quanto lo lascio valutare a lei)

PS mi perdoni, ma il dubbio mi assilla da un po': perchè su un blog si esprime così veleggiando a qualche metro da terra? è un vezzo o una deformazione professionale? ;-)



05/08/2013 21:01 Fra
@ 05/08/2013 20:34 Lycopodium
"...
ho altri due rilievi da fare all'intervento di Fra...."

Scusa ma non credo di aver ben compreso il tuo intervento:
cosa sarebbe grave nel fatto che la dialettica servizio/potere sia sociologica e non sacramentale?
e poi: secondo te io avrei negato - nel mio intervento sotto - la mascolinità di Gesù uomo??!?



05/08/2013 20:34 Lycopodium
A prescindere dalle soluzioni suggerite
(del tutto comprensibili in ambito riformato, certo totalmente infondate in ambito cattolico ed anche ortodosso),
ho altri due rilievi da fare all'intervento di Fra.

1) La dialettica servizio/titoli è esclusivamente di tipo sociologistico, come tale per nulla focalizzata sullo specifico liturgico-sacramentale, cosa davvero grave.

2) Vi è un "non detto" in troppi discorsi che si fanno sul tema del "sesso-genere" oggi, sia in ambito extra, che in ambito intra-ecclesiale. Un non detto che riguarda proprio il genere-sesso maschile, pensato non per sé, ma solo come "non-femminile" o, quando va bene, come "relato al femminile". Il maschile è uno spazio di servizio/titolo semplicemente da erodere o da non pensare. Sino al punto da negare o da far evaporare misticamente l'essere maschio persino di Gesù Cristo. Anche questo è grave.



05/08/2013 14:31 Fra
@ Fra
Sul sacerdozio femminile.
Da tempo oggetto di contrasti.
Ma perchè?
Perchè le donne vedono in questo un problema di pari "dignità"?
Semplice, perchè il sacerdozio - a causa della storia del clero e della chiesa - ha perso il suo connotato di servizio per assumere quasi esclusivamente quello dei privilegi, dei titoli, degli onori.
E allora appare "giustamente ingiusto" che alle donne non sia permesso accedere a questo status haimè antievangelicamente privilegiato.
Ho trovato invece molto interessanti in merito le osservazioni di Blaquierre (L'altra metà del vangelo, ed Ancora) e di Serena Noceti (Podcast di Romena "Teologia del maschile e del femminile").
Entrambe sostanzialmente auspicano un ritorno al diaconato femminile o comunque (Blaquierre) ad un ministero della Parola tutto femminile.
L'impianto teologico e anche logico dei loro discorsi è alquanto solido, e rimando all'interessante lettura della prima nonchè al gradevole ascolto della seconda.



05/08/2013 10:59 Lycopodium
Come nessuno ha il monopolio della carità,
nessuno ha il monopolio dell'autoreferenzialità.
Anzi,
trovo un certo tipo di "gratitudine"
(cfr. commento del 05/08/2013 06:40)
estremamente AUTOREFERENZIALE.



05/08/2013 10:06 giovanna
e' vero, non siamo tutti uguali....nel caso delle grandi religioni e della chiesa cattolica evidentemente qualcuno ha diritto di essere piú uguale delle altre!!!e poi suvvia signore un pó di pazienza il nuovo corso è appena iniziato...il papa francesci l'ha detto che Maria era piú importante di tutti gli apostoli...mi sembra la versione ecclesiastica di dietro un grande uomo c'e' semprebuna grande donna l'importante è che si accontenti di restare dietro...o no?


05/08/2013 09:23 giuseppe
Il fatto é, cara Yolanda, che non ho nessuna intenzione di farmi carico (addirittura!) del poblema. Grazie a Dio qualcun Altro se n'é caricato per me una volta per tutte e mi basta.
Comunque il consiglio, forse espresso male, era per le suore americane di andare alla City, non per te in America.
Tu resta dove sei e non ti "caricare" troppo, senti a me.



05/08/2013 06:40 Maria Teresa Pontara Pederiva
Il 2 agosto papa Francesco scriveva in 1 Tweet: “La sicurezza della fede non ci rende immobili e chiusi, ma ci mette in cammino per rendere testimonianza a tutti e dialogare con tutti”.
Sul Washington Post, John Gehring, con onestà professionale (e intelligenza) il giorno prima commentava: “Papa Francesco sta salvando la fede da coloro che se ne stavano rintanati nelle cattedrali dorate o che brandivano la dottrina come una spada.
Sarebbe un errore dire che papa Francesco non si preoccupa per la dottrina della Chiesa, sembra piuttosto molto più interessato a rifocalizzare l'energia verso l'esempio di Gesù nei Vangeli. In meno di sei mesi, il papa ha criticato più volte una chiesa “autoreferenziale” che cresce “malata”.
Invece di combattere guerre culturali, Francesco lavora per una "cultura dell'incontro". Egli esorta i cattolici ad andare ai margini della società. Lui vorrebbe una "chiesa dei poveri" e denuncia il "culto del denaro" che emerge dal capitalismo globale senza restrizioni. Evitando il più possibile gli orpelli appariscenti del Papato, questo è un “ragazzo” che porta la sua borsa e vive in un modesto appartamento al posto del Palazzo Apostolico. In questi casi, lo stile è anche sostanza.

Mentre i cattolici progressisti sono particolarmente grati per questa nuova era, non credo che papa Francesco possa essere incasellato da etichette liberal o conservatrici. Con le sue parole e con l'esempio, Francesco ci sta mostrando un percorso diverso in avanti. Per questo, sia i cattolici di sinistra che quelli di destra dovrebbero essergli grati”. Senza distinguo.



04/08/2013 22:32 Yolanda Beatriz De Riso
Paix ,che il riconoscimento paritario come figli di Dio non passi anche dal sacerdozio femminile è altrettanto da dimostrare. In effetti questo non vuol dire essere tutti uguali ed avere tutti lo stesso compito. In effetti ci sono ingegneri medici cuochi e preti .Ed è altrettanto da dimostrare che non ci siano donne chiamate anche al sacerdozio ministeriale avendone risorse e requisiti . Il sacerdozio comune in effetti ce lo abbiamo tutti come battezzati .
Giuseppe è tanto carino da parte tua il consiglio di andare in America a realizzare i miei sogni. E' in effetti un ottimo modo di farsi carico del problema del ruolo effettivo della donna nella chiesa cattolica e dei concreti e reali problemi esistenti.
Lycopodium nessuno ha il monopolio della carità. Di sicuro non quel sacerdote che passò oltre. Se Gesù ha raccontato quella parabola ha avuto ottimi motivi, validi in tutti i tempi. Conosceva il cuore e gli interessi degli uomini.



04/08/2013 20:01 giuseppe
Cara Yolanda, con molto rispetto vorrei dirti che l'esperienza alla quale alludi come ad un caveat della speranza, nell'egualitarismo ubiquitario senza pretesto di mistero o sacro, già c'é, già si vive nella cristiantà contemporanea: in quella "chiesa", per esempio, capeggiata dalla Queen. Lo stanno chiedendo anche alcune suore americane e dunque lì, se in coscienza lo si ritiene necessario, avendo il battesimo, lì si può andare e... coronare il sogno. Poi certo dovrebbero abituarsi a indossare ogni tanto i "paramenti" e lasciare il tailleur, ma ci si abitua.

Però... siamo sicuri che abbia un senso? Siamo sicuri che è questa l'eguaglianza tutta tutta portata dal Mistero, Verbo incarnato e fattosi uomo con un nome, maschio, nato da una Vergine con un nome sublime, una ragazza, femmina?
Guardando a quella realtà, e alla Catholica Apostolica dove stiamo uguali: ne vale la pena, o è tempo [e fede] perso/a?



04/08/2013 19:37 Lycopodium
Alla prima parte dell'intervento di De Riso ha già risposto definitivamente la Chiesa.
Alla seconda parte, rispondo io, dicendo che nessuno ha il monopolio della carità.



04/08/2013 18:29 Paix
Yolanda, che il "riconoscimento pieno e paritario come figlio dello stesso Dio" passi dal sacerdozio femminile è tutto da dimostrare! E' un tema che a me (e sono una donna) pare sempre presentato con un afflato da quote rosa che rivela spesso un'incapacità di svincolarsi da certi modi di pensare del tutto legati all'oggi e all'ora. L'essere figli dello stesso Dio non vuol dire certo essere tutti uguali nè avere tutti lo stesso compito su questa terra. E questo è un argomento valido a prescindere dal sacerdozio femminile sì/no. O forse Cristo aveva scelto apostoli tutti maschi perchè era un po' retrogrado, poveretto. Meno male che ci siamo noi ad aggiustare il tiro... ;)


04/08/2013 17:31 Yolanda Beatriz De Riso
Aggiungerei solo una piccola annotazione per Lycopodium. Non c'è proprio nulla da pensare, come sulla strada per Gerico .Di fronte al malcapitato o ci si ferma e ci si fa carico del problema o si va oltre. Solo il samaritano, l'escluso ,si fermò. Gli altri passarono oltre.


03/08/2013 13:16 Yolanda Beatriz De Riso

Non è un lamento il mio ma una amara costatazione ed un vedere diverso. Vedo semplicemente che senza una coerente e convinta apertura alle donne ,fino in fondo e senza limitazioni , tutto il castello cade .Non sono parole vere e convinte quelle che stanno dalla parte degli ultimi, dei sofferenti, della vita in tutte le sue forme se non si riconosce in metà dell'umanità quella vita , quella sofferenza, quel secondo piano ineludibile e senza speranza causato da un mancato riconoscimento pieno e paritario come figli dello stesso Dio.
Perchè a cascata le conseguenze sono pesantissime e non possono essere certo ignorate dalle donne . Dagli uomini si, soprattutto dagli uomini di chiesa che di fronte ad un rapporto paritario con le donne sarebbero del tutto spiazzati e costretti finalmente a vedere più autenticamente il loro ruolo e la loro funzione nell'esercizio del sacro e della testimonianza basata su un'unica fede e speranza. E giocarsi alla pari sul piano della concretezza ,con pari dignità e senza la protezione dell'aura di mistero e di sacralità che da sempre li accompagna , li metterebbe alla prova facendo loro scoprire ,forse, il meglio di se.E questo vuol dire porsi dalla parte delle donne non per valutare e giudicare se.... ma ogni volta che sia necessario combattere per il rispetto della loro piena dignità umana come persone ,ad immagine di Dio. E questo è possibile solo se coerentemente e concretamente questo è evidente a partire da chi lo propone.




03/08/2013 11:06 giuseppe
A me è piaciuta molto la risposta del Papa a quella giornalista che gli chiedeva insistentemente di "dire la sua" sui temi che ella considera di attualità, come se la Chiesa fosse uno stato costituzionale liberlademocratico dove cambia il governo, cambia il presidente e con ciò cambiano le politiche, ragione per cui bisogna interrogare su queste cose il presidente del consiglio.
Il Papa ha risposto con una semplicità davvero disarmante (lo riposto con paole mie e chiedo perdono dell'abuso):
A. Che le posizioni della Chiesa sono arcinote e sono le Sue.
B. Che non c'é bisogno di ribadirle tutti i giorni in contaddittorio coi giornalisti, perché il compito della Chiesa non è quello di fare la morale ai parlamenti per ogni errore che fanno, ma di convertire i cuori testimoniando Cristo, parlando IN POSITIVO E AMANDO LE PERSONE.
E' fantastico! E' quello che ci vuole. I parlamenti si assumano la loro responsabilità; i parlamentari "cattolici" si convertano, e questo sarebbe sufficiente per fare d'un tratto la "rivoluzione" che il Papa chiede a tutti i livelli.

Dopo di che, molti dovrebbero aver capito, e non si capisce perché si ostinino a non farlo, che cosa intende il Papa con l'invito ad "andare controcorrente" se riferito a codesti temi "di attualità". Significa conformare la propria vita, e con essa attivamente concorrere al bene comune, secondo i principi di verità, di legge naturale e rivelata conosciute dai cattolici come da ogni persona ragionevole, conformi al pensiero di Papa Bergoglio, cioè:
- l'aborto è un delitto, un abominevole crimine (Concilio dixit);
- il matrimonio valido è indissolubile, e la famiglia è sacra;
- il "matrominio" gay è corruzione, invidia del demonio;
- non ci saranno mai sacerdotesse nella Chiesa Cattolica;
ecc. ecc.

E' trionfalismo il mio? Estremismo? Fondamentalismo?
No (anche perché sono io il primo a dovermi convertire). E parlare sì sì, no no. E non c'é nulla di "tradizionalista".



03/08/2013 06:01 Lycopodium
Fino ad ora ho assistito a troppa fuffa mediatica, sul nuovo corso ecclesiale.
Ora c’è chi (peraltro onestamente, dal suo punto di vista) lamenta lo stop del papa ad ogni ipotesi di sacerdozio femminile.
Si rompe il clima di luna di miele di uno specifico ambito? Non saprei.
Fino ad ora quello stesso ambito ha ben lucrato su quella fuffa…
Che pensare di questo tipo di lamento?
Si suole dire che il “cattolico tradizionale” non sa leggere i SEGNI DEI TEMPI.
Ma andrebbe detto che il “cattolico non tradizionale” (devastante ossimoro) non vede proprio i SEGNI DELL’ETERNO (e, se li vede, gira la faccia).



02/08/2013 10:32 LISA
le donne nelle chiesa ci sono già....l'entusiasnmo di chi è a "bordo" contagia chi è lì che spetta di salire e continua ad allenarsi per essere pronto...intanto il tempo passa e quelle che sono a bordo continuano a trasmettere il loro entusiasmo e capacità che si affinano sempre di più, al popolo che è lì fuori.
OK per il papa...ma fino adesso chi c'era e chi c'è a "selezionare le donne?"
Ad ogniuno la propria responsabilità...credo che manchi davvero un po' di coraggio. Si preferisce andare a avanti con la logica "delle amicizie"...per non dire lobbie



02/08/2013 09:36 giovanna
sottoscrivo tutto quello che dice yolanda!!!


02/08/2013 00:52 Paix
Sottoscrivo ogni singola parola di Mariateresa Rocchi. Ma proprio ogni singola. Evitare gli argomenti sgraditi ai media è un atteggiamento che mi sconcerta sempre più, lo devo proprio dire, e lo dico con dolore. I paragoni cristologici dell'articolo li trovo quantomeno audaci. Cristo, le cose, le diceva belle chiare. Tutte quante.


02/08/2013 00:52 Yolanda Beatriz De Riso
Fino ad ora mi hanno stupito favorevolmente i cambiamenti rilevati nello stile di Papa Francesco ma due parole sono state una stilettata che ha lasciato il segno, e che non posso tenere per me. Qualche domandina,se potessi , gliela farei. Nella sua intervista al ritorno da Rio ha parlato sui divorziati risposati, sui gay dicendo” chi sono io per giudicare “ e poi sulle donne “ sul sacerdozio no perché è definitivo , bisognerà aprire un discorso teologico per rivalutarle, perché la Madonna sta sopra ai vescovi “ecc. E questo mi ha fatto cadere le braccia .Che c’entra la Madonna con le donne? Gesù Cristo sta sopra tutti i preti ma c’è molta misericordia e comprensione per gli uomini, che non sono mai sullo stesso piano di Gesù Cristo. Perché le donne dovrebbero stare sullo stesso piano della Madonna? E perché mai c’è bisogno di un approfondimento teologico per capire il ruolo delle donne? C’è bisogno di tali approfondimenti per gli uomini? Di certo no. Per loro tutte le strade sono aperte. Per le donne no. Pregiudizialmente il no è definitivo per il sacerdozio. Non si aprirà allora alcuna strada perché non c’è onestà di partenza nella ricerca . Pregiudizialmente la donna è diversa , figlia di un Dio minore a quanto pare. Mi domando se non valga anche per esse la riflessione “ chi sono io per decidere che non sono degne di ricevere il sacramento del sacerdozio”. Evidentemente il potere deve essere solo maschile , perché è principalmente una questione di potere, ,per cui le donne debbono sempre dipendere da uomini per quanto riguarda la fede e i sacramenti. E questo non va bene perché questo Cristo non l’ha fatto e non l’ha detto. O si è evangelici su tutto o questa è una falla dalle gravi conseguenze. Per le donne evidentemente il futuro non è ancora iniziato.


01/08/2013 22:18 fab
come fa notare Federico, è proprio il sentimentalismo il grande rischio di oggi: il ragazzo che cerca dal Papa lo "scaldare il cuore" corre lo stesso rischio.
Ad ogni modo ben venga il sentimento se serve ad avvicinare a Cristo... ma certo non può bastare se non ci si converte alla Verità che è Cristo, il quale a proposito sapeva anche lui scaldare i cuori (Emmaus: "...non ci ardeva forse il cuore...").



01/08/2013 21:40 magda
Personalmente non mi meraviglia davvero che un Papa la pensi come la Chiesa circa aborto, eutanasia, nozze gay. Ed è vero che è chiaro a tutti il pensiero della Chiesa al riguardo. Nessuno, anche se non credente, può dire che aborto ed eutanasia non siano - soppressioni di vite umane - e nessuno, neanche un non credente, può non accorgersi che l' unione legittima di due persone dello stesso sesso non può chiamarsi matrimonio che è per definizione " E' l' unione tra un uomo e una donna".


01/08/2013 16:30 Federico Benedetti
“La Chiesa dell’amore è anche la Chiesa della verità”.
“Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L'amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente”. "(E')il fatale rischio dell'amore in una cultura senza verità”. (Caritas in veritate).

“Di fronte a tale atteggiamento che tende a sostituire la verità con il consenso, fragile e facilmente manipolabile, la fede cristiana offre invece un contributo veritativo anche nell’ambito etico-filosofico, non fornendo soluzioni precostituite a problemi concreti come la ricerca e la sperimentazione biomedica, ma proponendo prospettive morali affidabili all’interno delle quali la ragione umana può ricercare e trovare valide soluzioni” (Benedetto XVI - udienza alla Congregazione per la Dottrina della Fede, 15/01/2010).



01/08/2013 14:32 Alberto Farina
Dal Vangelo secondo Matteo 25,31-46
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà anche a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.



01/08/2013 13:59 giovanna

il problema per quelli come me che stanno sulla soglia in attesa di uscire dalle "cose di chiesa" è che i gesti e le parole vanno bene ma quando seguiranno i fatti?!!! altrimenti per bergoglio potrebbe diventare adatto il soprannome di un famoso allenatore argentino... come helenio herrera potremmo chiamarlo francisco habla habla... anche sulla nuova teologia per un nuova collocazione delle donne nella Chiesa ma comunque sempre fuori dalla gerarchia lascerei perdere sulla novità.... non è che si sono accorti che le donne della mia età se ne stanno andando e quindi senza forza lavoro delle donne non esiste piú pastorale e nemmeno piú chiesa...due belle parole e teniamo buone anche le donne....tutto cambia perchè nulla cambi....non è che bergoglio è solo il nuovo brand di una chiesa tuttora indietro di 200anni?!!!
vedremo...




01/08/2013 12:27 Federico Benedetti
Alessandro,
e cos'è la carità senza la verità?
Cosa diventa la carità cristiana se si evita accuratamente ogni affermazione chiara ed inequivocabile su questioni importanti, vitali e di stretta attualità? Il cattolicesimo non può limitarsi alle sole opere di misericordia corporale e la Chiesa non deve rassegnarsi ad essere una Ong che si interessa solo dei poveri e non si dedica, per esempio in un incontro rilevante come quello di Rio, dell'educazione dei giovani.
Il Papa può permettersi il lusso di essere "non convenzionale", ma presto dovrà necessariamente intervenire per confermare quanto coraggiosamente insegnato dai suoi predecessori.



01/08/2013 11:57 alessandro
nei Vangeli e' possibile vedere come tantissimissime volte Gesu' intrecci forma e sostanza della Buona notizia. Quella che noi chiamiamo forma e' strettamente connaturata alla sostanza. Basti pensare all'episodio delle tentazioni, alle parole ai discepoli sul servizio e alla sua concretizzazione nella lavanda dei piedi, al rapporto tra legge e vita piena dell'uomo. La verita' senza carita' non e' nulla, se per noi cristiani Deus caritas est.


01/08/2013 10:36 mariateresa rocchi
se vendessero flaconi di flebo di entusiasmo me li andrei a comprare perchè in questa fase ecclesiale ne sono totalmente priva.
Forse se li è comprati tutti chi ha scritto questo articolo.
Ancora le parole di misericordia invece che di condanna? Signori, io sono vecchietta ed è una solfa che sento da decenni.
Il Papa pieno di misericordia e prima la severità senza scampo, magari la crudeltà mentale.
Sono invece intere fette di magistero che dividono i cattolici, altro che i "toni" e le "misericordie". Così per non ravanare in questa questione, si dice che basta porgere il messaggio in modo diverso.Non è vero. Non si vuole dirlo, non si può dirlo.
Il problema è così serio che il Papa evita certi argomenti. Una giornalista gli ha fatto tre domande su questo, tre. Gli ha chiesto , qui ci sono dei giovani, su aborto, eutanasia e nozze gay lei non ha niente da dire, lei cosa pensa?
Io penso come la Chiesa, ha detto. Stop.La posizione della Chiesa è nota.Già. E perchè è nota?(almeno fino a oggi, domani chissà)
E' nota perchè altri pontefici prima di lui (e non solo, ma c'era un esempio) hanno parlato chiaro fino a prendere delle vangate in faccia. Soprattutto il suo venerato predecessore, il caro nonnino.
Quindi, grazie al loro lavoro e al loro coraggio, ora lui può dire "Ne abbiamo già parlato" e qualcuno qui può dire che il modo di porgere il messaggio è finalmente diventato seducente, quando nei fatti si è semplicemente dribblata l'occasione per parlarne.
Voglio e devo pensare che tutto questo abbia un senso, ma che non mi si venga a sfrucugliare sulla misericordia, la gentilezza e altre amenità. La verità è che il costo della chiarezza e del parlare chiaro è troppo alto per la Chiesa e si è quindi deciso lisciare la gente e i media nel senso del loro pelo. Ha ragione il sig. Lycopodium. Ormai abbiamo mangiato la foglia.
Che anche i media cattolici se ne rendano conto e non esagerino nell'apologetica del nuovo stile che a volte si rischia di fare la caricatura di Bondi quando parlava di Berlusconi e gli si inumidiva il ciglio
Tutto a fin di bene? Ma certo, lo vogliamo sperare. Ma non tutti sono sotto incantesimo e alcuni di quelli che lo sono hanno non sempre nobili motivi per esserlo.
C'è qualche cosa di artefatto in certe cose che ho visto in televisione e non solo, mi dispiace dirlo, davvero.
Le intenzioni saranno onorevoli ma il risultato a volte non è fulgido,anche per il ronzio di estasiata meraviglia insopportabile dei giornalisti al seguito .
Adesso non è aria, ma speriamo che non arrivi il momento, in modo brusco, in cui chiedersi se tutto questo sia stato saggio o se l'autocompiacimento pastorale sia una strategia.



01/08/2013 09:58 Alberto Farina
A me non sembra affatto che Bergoglio stia portando delle innovazioni limitate alla sola forma. Scegliere Lampedusa come meta per la prima uscita pubblica è stato, a mio modo di vedere, un messaggio straordinario, così come lo sono le tante scelte simboliche e non operate finora da Papa Francesco.
L'impressione è che vi sia una parte cattolica che considera Bergoglio un simpatico personaggio, abile comunicatore, ma alla fin fine "un peso leggero" e per questi motivi apprezzato dall'opinione pubblica. Mi sembra che non si riesca a cogliere invece la profondità dei contenuti che il Papa comunica in uno stile, per fortuna, diretto e facilmente comprensibile per tutti.



01/08/2013 09:53 Alessia
Papa Bergoglio sarà anche mirabilmente non convenzionale, ma io non me ne sento minimamente colpita, al contrario provo un invincibile senso di estraneità quasi non fosse vero.


01/08/2013 09:41 giuseppe
Prima di Papa Francesco questa si sarebbe detta vuota retorica. Ora no, questa è la novità. Per tutti. E il senso è: non è indifferente il modo col quale si annuncia il Vangelo.


01/08/2013 09:26 Federico Benedetti
Non sempre le buone battaglie, quelle che vanno combattute, riescono a raccogliere adeguati consensi e viceversa non sempre il consenso sottolinea la bontà di iniziative e proposte.
Un "papa non convenzionale" e una novità nell'"atteggiamento" e nel "linguaggio" (cioè la forma piuttosto che la sostanza) possono aiutare la Chiesa Cattolica a raccogliere maggiori consensi e sempre maggiori simpatie. La cosa in s' è ottima e consolante per tutti noi, ma temo non sia sufficiente ad esaurire la missione della Chiesa.



01/08/2013 08:05 Lycopodium
Ecco, bell’articolo, ben fatto, certo a fin di bene e con diverse cose vere.
Con un piccolo dubbio.
Nella odierna “chiesa mediatica”, abbiamo già un prior che - con abile arte affabulatoria e dissimulatoria - mette i buoni, i cattivi e tutte le tessere del puzzle… come vuole lui (anche se ne viene fuori un guazzabuglio che “Guernica”, in confronto, pare “La città ideale” dell’anonimo fiorentino del XV secolo).
Serve mimarne lo stile?
La foglia, tanto, l’abbiamo mangiata.



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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