SECONDO BANCO
La fede e il primato della relazione
di Gilberto Borghi | 18 luglio 2013
I miei ragazzi sono passati dal «comprendo per credere e credo per comprendere» al più complesso e attuale «sono amato per credere e credo per amare»

Seconda puntata (clicca qui per leggere la prima). Il tema della fede e del credere era il centro del tema assegnato. La prima cosa che mi fa figura è la categoria entro la quale la fede viene collocata. "La Chiesa vive entro una sfera troppo rigida basata sulla moralità. Dio rischia di essere un accontentarsi. Accontentarsi di risposte già date, di pensieri già elaborati, di codici di comportamento preimpostati. Ma la fede non è questo. È una storia d'amore, come dice papa Francesco". Facile la citazione, visto che era tra i testi proposti per svolgere il tema. Ma coglierla, tra tutto il resto dei testi proposti e metterla al centro del proprio pensiero sulla fede è indicativo. La fede per loro non è "in primis" un capire, un comprendere idee, ma vivere una relazione, una storia d'amore.

Che parallelo! Anche nella Chiesa molti indicano l'esigenza primaria di riscoprire la fede come relazione reale con Gesù Cristo. Ma resta evidente come moltissimo della nostra predicazione e vita ecclesiale sia invece ancora centrato sulla fede come comprensione di idee. Ai miei ragazzi questo non dice quasi nulla. E non perché vogliano una fede senza comprensione. "Quando non ci sono risposte e tanto meno spiegazioni ci si inoltra nella fede". Chi va in questa direzione c'è, ma è una minoranza. La maggioranza invece ha semplicemente spostato il piano antropologico in cui Dio è incontrabile. Dal classico comprendo per credere e credo per comprendere al più complesso e attuale sono amato per credere e credo per amare.

Cioè, la vita intera che fa da sfondo alla possibilità della fede e la qualità della relazione in cui la fede mi viene consegnata come contesti decisivi per credere. Il corpo e il cuore al centro della possibilità di credere, in cui emozioni, sentimenti e percezioni sono più rilevanti delle idee veicolate. Per loro la fede è radicata per natura nella vita, e una fede che non nasca così non li interessa più. Una serietà e corposità della fede che spesso noi ci sogniamo. E qualcuno riesce anche a tradurlo in parole: "Non credere è difficile quanto credere. È un processo di decostruzione personale, di scomposizione di sé stessi per poi ricostruirsi. Io mi sento di approfittare del perdono di Dio, per autogiustificarmi. Perché prendo in considerazione la sua Parola solo quando mi fa comodo".

Altro che fede rassicurante o risposta chiara e precisa da accogliere! Questa generazione ci richiama a ripartire dalla sorgente stessa della fede: la persona e la parola di Gesù che ci penetra fino a dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; fino a giudicare i sentimenti e i pensieri del cuore (Cfr. Eb. 4,12). Ci richiama al dato originario evangelico in cui avere fede è un camminare a vista dietro Gesù, senza troppi schemi e riferimenti chiari a cui appoggiarsi. Sanno sulla loro pelle che credere è serio e vero solo se li mette a rischio, solo se li fa uscire dal "già dato" e "già vissuto" e ritorna ad essere una scoperta personale e affascinate, lacerante e sorprendente al tempo stesso. Che credere non può essere un rifugio comodo e che la presenza di Dio in loro, discreta e continua, produce anche giudizio su di sé, ma che invece di condannarli li spinge a cercare il meglio di sé.

Su questa linea, però, due ostacoli notevoli fermano spesso l'accesso alla fede per loro. "A me piace passare un pomeriggio a spiegare ai bambini l'importanza della fede. Questo sentimento ha un suono dolce e leggero, ma assai complicato perché dentro a questa parola possono esserci nascosti mille misteri. È qualcosa di bello, puro e limpido che ci sprona a migliorarci. Ma perché ciò accada deve essere coltivata. Anche nei momenti felici. Affascinata da qualcosa che ha cambiato la vicenda della storia umana, io mi sono costruita la mia risposta personale alla mia ricerca interiore, scegliendo la fede cristiana, senza potermi appoggiare molto a quello a che dice la Chiesa".

Una eccezione, questa frase, nel panorama generale. Ma questa frase racchiude entrambi gli ostacoli. Il primo. L'enorme difficoltà di passare da una esperienza emozionante di fede ad un sentimento coltivato della stessa. Questa ragazza c'è riuscita, ma è un caso raro. Manca loro qualcuno che indichi come si trasforma l'emozione, intensa e bruciante sulla pelle, in un sentimento, un sentire stabilizzato e tranquillo sul fondo dell'anima. Le tre ragazze che hanno partecipato all'ultima Gmg non citano mai questa esperienza nel tema, parlando della fede. Solo un caso? Non credo. E su questo lo spazio di lavoro è ancora enorme.

Il secondo ostacolo. La quasi impossibilità di appoggiarsi alla Chiesa di cui loro mediamente fanno esperienza. E si badi, non per questioni più o meno ideologiche come poteva essere nel "Cristo sì, Chiesa no" degli anni '70 e '80. Ma perché la qualità della relazione e lo stile ancora molto "verbale" con cui viene loro proposta la fede da questa Chiesa, gli impedisce di sentirsi riconosciuti in essa. "Abbiamo bisogno di credere in qualcosa, ma qualcosa che creda in noi; di qualcosa di concreto, qualcosa che non si fermi solo alle parole ma vada oltre".

Sono alla ricerca incessante, sotterranea e invisibile, di una fede da credere con il corpo, attraverso la testa, centrati sul cuore. Ce la faremo ad accompagnarli?

 

 

23/07/2013 06:40 Lycopodium
Ringrazio Borghi della bella risposta.
La notazione finale "Vanno stanati non sedotti!" è un'ottima griglia critico-interpretativa dell'oggi, anche ecclesiale.
Ma qui, per forza di cose, mi taccio.



23/07/2013 02:34 Sergio Ventura
Sigillo papale sul post: “ho imparato che, per avere accesso al Popolo studentesco, bisogna entrare dal portale del suo immenso cuore; mi sia quindi permesso in questo momento di BUSSARE DELICATAMENTE a questa porta. CHIEDO PERMESSO per entrare e trascorrere questa settimana con voi. Io non ho né oro né argento, ma porto ciò che di più prezioso mi è stato dato”…

…un po’ di suspense che a quest’età non guasta mai e poi carpe diem: “Vengo nel suo Nome [Gesù Cristo!] per alimentare la fiamma di amore fraterno che arde in ogni cuore … chiedo a tutti la gentilezza dell’attenzione e, se possibile, l'empatia necessaria per stabilire un dialogo tra amici”.

Ce la faremo ad accompagnarli? Se “Cristo offre loro spazio … la nostra generazione si rivelerà all’altezza della promessa che c’è in ogni giovane quando saprà offrirgli spazio” come Lui - nello Spirito - ha fatto...



22/07/2013 14:27 luigi Autiero
Cari nel Signore
Ho letto un po i commenti ,e vi invio la mia testimonianza di fede

Sono un giovane credente cristiano, e scrivo , per testimoniare come ho trovato la gioia e la pace della salvezza di Cristo.
Come credente cristiano , scrivo a tanti credenti nella fede, per condividere la fede in Gesù Cristo, e la gioia che ho trovato invocando il SUO NOME ,”non a scopo di contesa o contrasto”. Affinché testimoniando la pace ,la gioia e il Nome Maestoso di Gesù Cristo , tante anime possano realizzare anch’essi la Grazia dell’evangelo di Gesù Cristo.
Sapete, come tanti nella vita vivevo una fede saltuaria ,e quindi cercavo di riempire quel vuoto nel cuore che avevo come molti ,con tante cose di questa vita, offendendo Dio del continuo nella mia ignoranza dell’Amore di Cristo, perché come fedele mi sentivo a posto ;avevo fatto la comunione ,i sacramenti ,ero cristiano , anche se poi sentivo quell’insoddisfazione che non dava pace e soprattutto non conoscevo quella Gioia e quel grido di giubilo descritto nel Salmo 118,14-15 .
Tutto ciò aveva appesantito il mio cuore e la mia mente, ero triste ,sentivo un peso enorme nella mia vita;
Ma un giorno mi parlarono di un Gesù diverso, Potente,che poteva aiutarmi, poteva darmi pace e salvezza; non c’è la facevo più ,allora a casa di una sorella nella fede che pregava molto il Signore , Gridai al Signore che avesse pietà di me ,gli aprii il mio cuore, gli chiesi di perdonare il mio peccato e la mia iniquità, sentii nella stanza la Presenza di Dio in un modo forte ; tutto in pochi minuti, sentii il Suo Perdono ,il Suo Amore ,una Grande Pace, saltavo e gioivo come un bambino ,una Grande Luce vidi e sentii entrare in me.
Da allora sono passati circa 18 anni ,anche in mezzo a tante difficoltà della vita, sento la Sua Pace e la Sua gioia che mi accompagnano; sono sposato con due figli, amo molto mia moglie, non l’ho mai tradita, perché Dio me la mostra bellissima, mi riempie il cuore verso di lei.
Ecco perciò ogni giorno testimonio il Suo Grande Nome, predicoCristo ,con umiltà e sincerità di cuore ,senza dispute o contese ,”affinché possa guadagnare tante anime a Cristo ,poiché anch’io sono stato da Lui guadagnato” come l’Apostolo Paolo ,Pietro, e tutti quelli che hanno servito il Suo Nome, affinché tanti, ma tanti come me possano incontrare Gesù sulla propria via di Damasco, e possano farlo Signore delle proprie vite.

Oggi Gesù per me è : il mio Signore , il mio Salvatore, la mia pace , la mia gioia e allegrezza ,è il mio Dio e Salvatore ,è Colui che mi ha tanto Amato e ha dato la Sua vita per me e ha trasformato la mia vita e la mia famiglia ,dandoci gioia e pace per averlo fatto Signore e Salvatore delle nostre vite
Spero che come me a Lui arrendiate la vostra vita e anche voi troverete pace in Lui
Ancora fraternamente vi saluto nel Signore , sarà un piacere ricevere ogni vostro pensiero
Luigi



22/07/2013 10:49 gilberto borghi
Credo che gli apostoli sapessero benissimo cosa vuol dire camminare a vista dietro Gesù, senza troppi schemi e riferimenti chiari a cui appoggiarsi. E la loro vicenda dice come sia necessario sempre varcare un limite per accettare il di più che va ricevuto da Dio.
E' evidente che la posizione esistenziale di molti miei studenti fatica a pensare che un limite va varcato. Non ho dubbi su questo.
Ma non ho dubbi nemmeno sul fatto che l'atteggiamento post moderno di molti di loro che stanno di fronte al mistero, aspettando che qualcosa si riveli è molto più disponibile a varcare il limite di quanto non lo fosse quello moderno dell'uomo autorefernziale che si costruisce il senso della sua vita da solo.
Certo che Spirito Santo e lo spirito del tempo, lo Zeit-Geist sono molto diversi. Ma mentre nella modernità l'uomo ha cercato di sostuitire lo Spirtio Santo con lo Zeit-Geist, oggi la postmodentià sa che questo tentativo è illusorio. Per questo i miei studenti si sono "fermati" nella rincorsa alle magnifiche sorti e preogessive. Lo sanno sulla loro pelle che è un abbaglio creare da sè il senso della vita. E nessuno di loro, nemmeno quelli che ci vivono dentro in pieno santificano lo Zeit-Geist. Il loro primo problema non è quello del varcare la soglia, ma di rimettersi in moto senza ricadere nella falsità della modernità. Perciò hanno bisogno di adulti che li aiutino a trovare un punto di contatto tra lo Zeit-Geist e lo Spirtio Santo, in modo che questo possa rivelarsi ancora oggi. Dopo, quando si saranno rimessi in moto, affronteremo il problema del varcare il limite e riconoscere la trascendenza. Oggi l'inversione di priorità tra questi due problemi non funziona più. Funzionava si tempo fa, ma non con questa generazione, perchè la ripartenza suscitata da una trascendenza così distante dal loro Zeit-Geist non li attira, li sgomenta, li atterisce. Oppure li strappa dal dato reale a tal punto da indurli ad una fede non incarnata, consolatoria e seduttiva. Vanno stanati non sedotti!



21/07/2013 19:47 Lycopodium
Mi ha colpito questa frase: “avere fede è un camminare a vista dietro Gesù, senza troppi schemi e riferimenti chiari a cui appoggiarsi”.
Se togliamo soggetto e indice referenziale, la frase funziona lo stesso: “ camminare a vista, senza troppi schemi e riferimenti chiari a cui appoggiarsi”.
Perfetta fotografia di un modo di essere.
Ma il “di più” è la naturale evoluzione di questo modo di essere (come sembra dalla conclusione dell’articolo) o, invece, c’è un limite da varcare per ogni modo di essere, che implica l’accettare che il “di più” innanzitutto si riceve?
Certo le due frasi sono analoghe…
Ma, ome mostra questo link
http://kelebeklerblog.com/2013/07/20/astronaut-farmer/
non bastano le analogie, perché un grande sogno, può essere contemporaneamente un grande abbaglio.
E c’è una grossa differenza tra lo Spirito Santo e lo Zeit-Geist.



19/07/2013 13:18 Francesco
Mi scusi, ma non posso accettare che Lei mi metta in bocca cose che non ho detto.

Mi mette in bocca cose che io non ho mai detto, e questo è scorretto.



19/07/2013 12:09 Ireneo
Sulla "impossibilità di appoggiarsi sulla Chiesa" di Yolanda, e di tanti giovani. Questa è una cosa che mi fa davvero soffrire, e credo dovrebbe far soffrire tutti noi in maniera immane. Basta una lettura della 'Lumen fidei' per capire uqanto la Chiesa sia lo strumento fondamentale della fede, senza la quale neppure i Vangeli potrebbero innalzarsi dall'essere parole (pur belle e toccanti) e non Parola.

Eppure, è evidente, spesso non funziona. Non dico l'istituzione, dico le persone, perché la Chiesa è sacramento e la fanno gli uomini.

Gilberto dice che questa impossibilità non è ideologica. Forse non lo è da parte di un ragazzino quindicenne, che si limita a registrare la sua piccola, limitata esperienza.
Ma se Benedetto XVI, al suo congedo, poteva dire "sono commosso, vedo una Chiesa viva", si sbagliava forse?
Non è che una Chiesa affidabile - nel senso profondo espresso nella Lumen fidei - esiste, è concreta e viva, e bisogna cercarla? La mia esperienza dice di sì.
Io non sono 'nato imparato', ho avuto le mie difficoltà con la Chiesa, ma alla fine è stata proprio la Chiesa ad aiutarmi, nella persona di alcuni amici che avevano più fede di me e nella persona di alcuni sacerdoti, santi e capaci, che mi accompagnano tutt'ora lungo la strada in salita della fede.

Ce la faremo ad accompagnarli? La sfida è immensa e dobbiamo sentirne tutto il peso. Ma davvero l'aiuto che possiamo dare loro non sarà mai fuori dalla Chiesa, perché è solo lì e non altrove che, magari velato da mille ombre, troviamo Gesù Cristo.



19/07/2013 10:28 Massimo Menzaghi
@Francesco: mi sembra pleonastico ribadire ciò che ho scritto e non voglio infilarmi in inutili polemiche...
Rilegga nell'ordine l'articolo, la sua risposta e infine la mia... e stia sereno: dormo benissimo... anche perchè nessuno ci obbliga a pensarla allo stesso modo! ;-)



19/07/2013 08:46 Francesco
Caro Massimo Menzaghi,
mi scusi, eh, ma quali sarebbero le ricette preconfezionate che ho citato?

Quali sarebbero le levate di scudi?

Quali le pseudo-eresie che ho scomodato?

Sta commentando il mio commento o ha solo fatto un brutto sogno?

Saluti,
Francesco



18/07/2013 18:33 Antonio Coda
Imparare da chi vuole imparare.

Un dialogo fatto tanto di ascolto quanto di parola.

Queste sono le premesse di chi invita a un incontro.

Che non possono che dispiacere a chi non chiede che di imporre un dominio, sempre detestabile quali che siano le sue giustificazioni, ancora più detestabili se sono di fede.

Non saprei dire quanto Borghi ci metta del suo per trovarci del buono e del genuino e dell'aperto e del maturo interesse nei ragazzi a cui insegna: certo sentirsi ascoltati, e letti, con questa profondità e disponibilità deve muovere in loro lo stimolo fondamentale: la fiducia.

Fiducia che se non è in se stessi non può essere autentica verso nulla, e quindi non verso una fede, alla quale, se ci si rivolge senza fiducia, diventa una dipendenza tra le dipendenze peggiori.

Nella educazione mentale di Borghi ci sono i presupposti di una civiltà amichevole, e per questo mi sento di ringraziarlo.

I miei saluti,
Antonio Coda



18/07/2013 14:59 Massimo Menzaghi
"... Mi sembra un approccio discutibile... i rischi che vedo... bisogna insegnare..."

non mi pare che Borghi voglia ridursi/ci a guardare l'ombelico bensì, mettendosi in gioco e impostando un lavoro così delicato sulla relazione e sui feedback che ne derivano, ci invita a riflettere...

... naturalmente è lecito rispondere con ricette preconfezionate, anche se mi pare ci venga detto che sono proprio queste a non funzionare! Ma attenzione: anche qui, come in mille discussioni in cui si assiste a grandi (e spoporzionate) levate di scudi, non mi pare sia in discussione alcuna sostanza, bensì si invita a riflettere su modalità e approcci proprio perchè quella sostanza si vorrebbe trasmettere; certo, se siamo così visceralmente affezionati anche al "come" al punto da scomodare subito pseudo eresie, temo che la risposta alla domanda finale non abbia molte speranze...



18/07/2013 13:28 Yolanda Beatriz De Riso
Sempre più interessante. Mi domando perché, anche se ho qualche capello bianco, io li senta così vicini e mi par di condividere le stesse difficoltà: sentirsi amati per credere e credere per amare, la difficoltà nella qualità delle relazioni e la quasi impossibilità di appoggiarsi sulla chiesa. Grazie per queste riflessioni che ci danno l'opportunità di conoscerli. Attendo già la terza puntata. Per accompagnarli occorre mettersi in gioco e in discussione su molti punti.


18/07/2013 11:30 Francesco
"Abbiamo bisogno di credere in qualcosa, ma qualcosa che creda in noi; di qualcosa di concreto, qualcosa che non si fermi solo alle parole ma vada oltre".

Mi sembra un approccio discutibile... i rischi che vedo sono egocentrismo e visione esclusivamente orizzontale.

Bisogna insegnare ai cristiani il senso del trascendente, recuperare il senso del sacro... altrimenti tutto diventa un generico umanesimo universalista, e l'umanità si ritrova a guardarsi l'ombelico.

La Gaudium et Spes: "In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.
Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione."
è il documento programmatico dell'umanesimo cristiano, che non può prescindere dalla spinta verticale ed ha Cristo sia come centro (in quanto uomo) che come fonte, in quanto Dio.

Francesco



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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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