Un monumento alla cuoca
di Diego Andreatta | 16 luglio 2013
È anche grazie a lei che si possono fare ancora i campeggi parrocchiali. E il suo ruolo educativo aiuta a capire i valori posti in...tavola

Se anche quest'estate migliaia di bambini e di ragazzi possono godere di giornate serene e indelebili, dobbiamo ringraziare la loro cuoca. Meriterebbe un monumento quella figura umile, nascosta dietro i fornelli, che è insostituibile per l'economia e la pedagogia del campeggio.

Senza di lei, con il suo volontariato genuino riconosciuto a fine campo da un grembiule-souvenir firmato dai ragazzi, i conti non tornerebbero. Ma anche gli equilibri educativi, che trovano compensazione attorno alla tavola, sarebbero più precari.

La cuoca, infatti, non è mai lì solo per fare da mangiare. È l'occhio di riguardo per i bambini-matricola che scoppiano di nostalgia, l'orecchio attento a cogliere qualche momento di tensione (magari affettiva) fra gli animatori, il braccio destro del parroco nella decisione improvvisa, la mente che pianifica una soluzione, come il budino rasserenante dopo una giornata uggiosa.

Anche senza aver letto gli psicologi dell'alimentazione, la cuoca sa da sempre che il momento della mensa è strategico: per innescare disponibilità al servizio tramite le corveè, per tenere alto lo spirito di gruppo con un dolcetto e... tanti auguri, per favorire ascolto attento in attesa del caffè. Una liturgia su tovaglia di plastica, aperta dal "Per questo pan-pan-pan", cantato magari a squarciagola e chiusa verso le 15 - quando è già ora di pensare alla merenda - con il ringraziamento di chi si guarda le dita raggrinzite per aver fregato gli ultimi padelloni: "Sai, cuoca, che a casa non li lavo mai i piatti...?".

Può essere una mamma catechista, che per dieci giorni tratta i suoi figli come tutti gli altri (e viceversa), o una zia adottata dai bambini in una sorta di maternità... di stagione, oppure qualche papà - ma il caso è raro - che destina parte delle sue ferie ai fornelli altrui.

Partecipa ai giochi e alle verifiche serali come una figura educativa di riferimento - lo sono anche i cambusieri nei campi scout - diventando una presenza dal valore aggiunto: senza debordare dal suo ruolo (si finisce per fare danni), ma consapevole che si educa anche con quel che si mette in tavola. Come ora dicono gli economisti, si decidono i consumi nel "portafoglio" di chi prepara il menù del campeggio: l'attenzione alla sobrietà, alla provenienza dei prodotti, al riutilizzo attento degli avanzi. Non dimenticheremo mai certi canederli "inventati" con il pane vecchio e i residui in frigo o la polenta arrostita strapazzandoci sopra le uova in esubero!

Ma la "fenomenologia" della cuoca e il suo ministero col grembiule estivo meriterebbe un trattato, o almeno altri contributi di esperienza. Limitiamoci a questo grazie, dal valore retroattivo per tante mamme ora in pensione, nel ricordo di quel favore che tutti, almeno un giorno, abbiamo chiesto: "Cuoca, potrei avere un altro panino con la Nutella...?"

 

01/08/2013 11:47 sandra
un'amica, sapendo del mio hobby preferito, mi ha girato il tuo pensiero, caro Diego, e così mi è venuta la curiosità..... di capire da dove arrivava.
davvero azzeccate le tue osservazioni, fatte con il cuore più che con le orecchie e gli occhi. così come è con il cuore che si parte per la meravigliosa esperienza della cucina, poi passa alla mente (il menù, cosa preparo a casa, quei biscotti che piacciono tanto ai ragazzi, dove faccio gli acquisti....): a quel punto le mani hanno solo da seguire una routine, che si interseca con la presenza di tutti i partecipanti al campo, le persone "del posto", in una grandiosa (un po' stancante, è vero) esperienza.
da diversi anni sono le mie vacanze preferite, dopo le tre settimane di "estateragazzi" (forse non tutti conoscono.... robe bolognesi!!): dai campi residenziali a quelli iteneranti, passando dalla collaborazione fatta a casa con i più giovani che lo fanno per la prima volta, le tappe del cammino segnate da un certo avvenimento di anni precedenti, da piccoli/grandi inconvenienti (finisce il gas, il pane non arriva, i ragazzi sono in ritardo di tre ore...).
e poi si torna a casa.... e fai una fatica enorme a riadattardi, a non aver da pensare a chi pela i 20 kg di patate da fare arrosto perchè piacciono tanto... e risenti i bans ("l'amore del Signore è meraviglioso" ballato e cantato nella piazza del municipio di Assisi....), i silenzi della preghiera, le urla sul prato e le chiacchiere frivole mentre asciugano i piatti.
e allora pensi, io lo faccio sempre, che la vita vera, quella che vale davvero la pena di sudarsi, è quella lì, nel servizio gioioso alle diverse mense a cui il Signore Misericordioso ci propone di partecipare.
per adesso non ho ancora nostalgie, ho ancora tre campi davanti, mi verranno le lacrime agli occhi poi a settembre, alle dopo-campo, o ad altri momenti diocesani in cui qualcuno mi viene a salutare, ricordando.....



16/07/2013 12:56 Mary
Carissimo Diego,faccio parte della categoria e ti ringrazio per il perfetto inquadramento che hai dato alla figura della cuoca dei campi estivi. Personalmente,dopo aver ricoperto tutti i ruoli, a parte quello del prete ovviamente,dall'animatrice in poi ho fatto carriera e mi sono ritrovata in cucina. Proprio la cucina, che in un rifugio in montagna, diventa il luogo più caldo e accogliente dove trovare conforto per il corpo e lo spirito dai più piccoli con la nostalgia della mamma ai grandi per un surplus di calorie "ricostituenti" ... la cucina dove si fondono i sapori e si condividono saperi antichi e nuovi tra madri,nonne e giovani disponibili. Quante cose da raccontare... per me e le mie collaboratrici anche quest'anno è andata,ogni anno diverso con la stessa passione di creare con le mani e il cuore qualcosa di "buono" da mangiare e da ricordare


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Diego Andreatta

Diego Andreatta, classe 1962, laureato in sociologia a Trento (dove è nato, vive e va in montagna), dal 1987 è giornalista professionista. È direttore del settimanale diocesano Vita Trentina e dal 1996 corrispondente di Avvenire. Sposato con Chiara, ha cinque figli che gli offrono preziose informazioni  sulla vita e sulla fede oggi. 

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