Cristiani si diventa
di Albert Nolan | 06 luglio 2013
Emi 2013

A 4 anni di distanza esce la 2° edizione italiana di un testo che ha segnato una tappa del cammino della spiritualità occidentale contemporanea, quella della libertà radicale. "E' importante ricordare che i segni dei tempi, per loro natura, cambiano con i tempi. Ma alcuni di essi non sono poi cambiati più di tanto", scrive nella nuova Premessa Albert Nolan, sudafricano di origine inglese, eletto nel 1983 Maestro generale dell'Ordine dei domenicani, poi dimessosi per poter seguire con maggior vigore la lotta contro l'apartheid nel suo Paese.

La sete di spiritualità è aumentata ulteriormente, mentre non è diminuita la tendenza al conservatorismo e al fondamentalismo. L'individualismo egoistico continua a mietere vittime per l'avidità delle persone e si aggrava la minaccia all'ambiente, senza che in campo cristiano ci si preoccupi più di tanto. Le richieste di giustizia nel mondo sono ancora senza risposta.

Il motivo è che in fondo, sia che ci si dichiari cristiani o meno, nessuno prende davvero sul serio l'insegnamento di Gesù. Tranne qualche sorprendente eccezione, non amiamo i nostri nemici, non porgiamo l'altra guancia, non perdoniamo settanta volte sette, non benediciamo coloro che ci maledicono, non condividiamo i nostri averi con i poveri, non riponiamo in Dio tutta la nostra fede e speranza.

L'invito di p. Albert è allora quello di prendere Cristo sul serio, un po' come ci spiega quotidianamente papa Francesco, ma per far questo occorre una straordinaria libertà, prima di tutto da se stessi. E' una trasformazione personale che ci porta ad un altro capovolgimento chiesto da Gesù: il ritornare come bambini.

Mi sembra significativo questo passo dal titolo: "Mollare la presa".

"Alcune persone sono particolarmente attaccate alle proprie idee. Si ha l'impressione che si siano identificate a tal punto con le loro convinzioni da pensare che, se le cambiassero, perderebbero l'identità e morirebbero. Ma le persone veramente libere hanno una mente aperta. Si sentono responsabili solo verso la verità, qualunque essa sia, e per abbracciarla non si preoccupano di quante volte dovranno cambiare idea. Tutto il resto è schiavitù.

Ancora più sconvolgente, per alcuni, è l'erosione delle loro abituali certezze. Il problema per costoro non è sostituire un'idea a un'altra, bensì rimpiazzare delle certezze con l'incertezza. Siamo entrati in un mondo in cui molte delle cose che una volta si davano per scontate ora sono messe in dubbio, e quando i massimi scienziati ci dicono di non sapere, possiamo cavarcela solo imparando ad essere davvero distaccati dalle nostre idee e certezze.

L'ossessione della certezza assoluta è un'altra forma di schiavitù. E' un modo di trovare sicurezza senza dover riporre tutta la fiducia in Dio. Fondamentalmente non è diversa dall'aggrapparsi alle proprietà per sentirsi sicuri.

Tra le idee e le certezze di cui abbiamo bisogno di distaccarci ve ne sono forse alcune che riguardano Dio. La ricerca di Dio progredisce man mano che riconosciamo, a più riprese, l'inadeguatezza del nostro pensare a Dio. Dobbiamo avere la libertà di abbandonare alcune, se non tutte, le nostre certezze iniziali. Così forse ci sentiremo sprofondare in una notte oscura, ma questo potrebbe essere l'unico percorso verso la vera unione con Dio.

Queste catene e attaccamenti sono non soltanto idee, ma anche pratiche culturali, religiose o spirituali. Tutti i mistici ci ammoniscono a guardarci dall'attaccamento alle devozioni. Potrei trovare una particolare pratica devozionale che mi sembra utile e alla quale non devo rinunciare finché non mi ci aggrappo. Sono libero di lasciarla se ce ne fosse bisogno? Lo stesso vale per la pratica della meditazione: può diventare una catena al collo se non ho la libertà interiore d9i farne a meno, qualunque sia la ragione che mi solleciti ad abbandonarla. Un esempio può essere il bisogno del mio prossimo. Se qualcuno ha bisogno di aiuto a partire da adesso per un lungo periodo, può darsi che io debba rinunciare alla meditazione per tutto quel tempo.

Meister Eckart, che parla incessantemente di contemplazione e di preghiera mistica, ci esorta ad essere distaccati persino dalla contemplazione. In uno dei suoi sermoni egli rovescia l'episodio di Marta e Maria, presentando Maria ai piedi di Gesù come il simbolo di coloro che sono talmente attaccati alla contemplazione da non essere più capaci di alzarsi e di andare ad aiutare in cucina dove Dio vorrebbe vederli al lavoro. Maria può aver scelto la parte migliore, ma persino quest'ultima può diventare un oggetto di attaccamento [...].

Talvolta non siamo noi a mollare volontariamente le cose, ma qualcuna o qualcuno ce le porta via. Per esempio, mentre continuiamo ad aggrapparci ai nostri soldi e alle nostre proprietà, può capitare che improvvisamente li perdiamo tutti o quasi. Le persone alle quali siamo possessivamente attaccati possono morire. La nostra immagine pubblica o reputazione può essere rovinata da circostanze che sono al di fuori del nostro controllo. Le nostre idee possono essere condannate come false [...].

Distacco non significa rinunciare a tutto, ma essere pronti a rinunciarvi quando si è chiamati a farlo. Quella è la vera libertà interiore. In questo senso Gesù era radicalmente libero. Non era ostacolato da nessun attaccamento, nemmeno dall'attaccamento alla propria vita. Era disposto a morire, se quell'estrema scelta si fosse rivelata necessaria. Ricordiamo la paradossale affermazione di Gesù che quando cerchia modi salvare la nostra vita, quando ci aggrappiamo ad essa e ci rifiutiamo di donarla ad altri, siamo già morti. Ma non appena ci disponiamo a morire, diventiamo pienamente vivi e liberi. Molti di noi sentono la minaccia della morte che incombe. Riusciamo a vivere solo perché cerchiamo di dimenticare che un giorno moriremo. La disponibilità a morire è il supremo distacco. Incorpora tutte le altre forme di distacco, perché è il definitivo abbandono del nostro ego. [...]. Tutto ciò è possibile solo se si ripone la nostra fiducia in Dio".

 

A cura di Maria Teresa Pontara Pederiva

 

03/08/2013 05:34 Lycopodium
Se è per quello,
in vista del centenario ricorrente l'anno dopo,
in Germania e oltre esiste tutto un movimento che sta attivandosi per chiedere ufficialmente
la decadenza della Bolla papale Decet Romanum Pontificem del 1521 firmata da papa Leone X,
tenuto conto della figura del pontefice e del contesto di lotte intestine dell’epoca.
Si vede proprio che, ad un certo tipo di lobby, piace proprio il termine DECADENZA.



02/08/2013 20:38 Maria Teresa Pontara Pederiva
Meister Eckhart, al secolo Eckhart von Hochheim, autore citato dell'interpretazione (ripresa nel tempo),domenicano e mistico tedesco del XIII secolo, è uno dei maggiori filosofi e teologi medievali e la sua preparazione e attività (docente a Parigi e decano dello Studio teologico di Colonia) lo avvicinano al fondatore Domenico e al suo confratello Alberto Magno. Le sue esegesi bibliche e le riflessioni teologiche hanno fatto scuola ad intere generazioni nei secoli e hanno influenzato non poco la filosofia tedesca, nonostante la denuncia per eresia su alcune tesi, ma nessuna di essere riguarda interpretazioni bibliche.
In vista degli 800 anni dell’Ordine (2016) in Germania esiste un movimento, ben oltre la realtà domenicana (la diocesi di Colonia considera già suoi “maestri” i 3 domenicani: Domenico, Alberto e Eckhart), che sta attivandosi per chiedere ufficialmente la decadenza della Bolla papale In agro Dominico del 1329 firmata da papa Giovanni XXII, tenuto conto della figura del pontefice e del contesto di lotte intestine dell’epoca.



02/08/2013 11:47 Paix
Ho trovato sorprendente l'interpretazione rovesciata dell'episodio di Marta e Maria. Se Dio voleva tanto che Maria andasse a dare una mano in cucina, perchè non glielo ha detto, invece di ammonire gentilmente Marta che "le molte cose" per cui si agitava non erano le più importanti? Vedo in questa interpretazione uno schema piuttosto ricorrente: se il Vangelo non si accrda, in fondo, con la nostra teoria e idea di cristianesimo, posso pur sempre "interpretarlo", magari dando torto a Gesù, se è necessario. Sarebbe tanto più sensato cercare di comprendere il perchè di quelle parole a Marta!


15/07/2013 12:25 emanuela
molto bello


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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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