DIARIO DI UNA CATECHISTA
«Salvati gratis? Ma così è troppo facile»
di Assunta Steccanella | 19 giugno 2013
Abbiamo paura di diventare buonisti, o del lassismo morale, o del relativismo. Così dimentichiamo che la misura di Dio è amare senza misura

«Nessun bambino entra nella casa di Dio senza il suo dio preferito sotto il braccio» (G. Sovernigo).

E se noi educatori non ci curiamo di accompagnare ogni bambino ad integrare la propria immagine del divino con il vero volto del Dio di Gesù Cristo, egli cullerà, coccolerà, conserverà la sua immagine parziale, a volte addirittura falsa, fino alla vita adulta: un ostacolo all'incontro autentico con il Signore.

Ne ho avuto conferma poco tempo fa, durante un incontro di catechesi per adulti che non riesco a descrivere se non con l'aggettivo 'doloroso'.

Parlavamo di misericordia, commentando le parole di papa Francesco durante il suo primo Angelus, e spontaneamente il dialogo ci aveva condotto a riflettere sulla figura del padre misericordioso (Lc 15,11 ss.).

"La cosa che in questo passo mi sorprende sempre, è l'atteggiamento di quel padre che, come racconta il Vangelo, è capace di vedere il figlio 'mentre era ancora lontano': significa che lo stava aspettando, che magari era sulla terrazza di casa, a scrutare l'orizzonte sperando di vederlo arrivare... e Gesù ci dice che egli, subito, corre incontro al figlio: non aspetta dichiarazioni di pentimento, lo ha già perdonato, lo ha perdonato mentre era ancora lontano..."

"Cosa intendi dire?". Angelo è un signore attempato, molto ligio agli incontri e sempre attento. Tende ad intervenire con frequenza e non ha il dono della sintesi, ma è appassionato, esemplare.

"Intendo dire che il perdono è un dono che va semplicemente accolto, non possiamo meritarlo, ma dobbiamo riconoscerlo, ossia andare all'incontro, aprire la nostra porta al Signore: lui è già là che ci attende (Ap. 3,20)".

"Beh, naturale. Quando siamo pentiti e torniamo al Signore lui è lì che ci aspetta".

"Non solo, Angelo. Il Signore ci ha già perdonato, in radice. Pensa: in Cristo ha inchiodato il peccato sulla croce e lo ha sconfitto (Colui che non aveva peccato Dio lo trattò da peccato in nostro favore - 2Cor 5,21). Noi quindi ora siamo liberi di scegliere se accogliere questo per-dono, che viene prima di ogni nostra conversione e la rende possibile".

"Eh no! Così saremmo salvati gratis! Troppo facile! Perchè il Signore perdoni bisogna prima pentirsi! Il Signore perdona chi si pente, gli altri restano fuori!".

Ecco qua, un'immagine classica: il Dio giudice inflessibile, il Dio della misura e dello scambio, il Dio antropomorfo del mercato dei meriti, colui di fronte al quale dobbiamo 'guadagnarci' il paradiso; è un volto di Dio che trasmettiamo quasi per osmosi ai nostri bambini, fin da quando offriamo loro il nostro umanissimo perdono condizionato: "Ti perdono se mi prometti di non farlo più". Ancora il 'do ut des'.

Ma come si fa a scardinare un'idea così radicata nel cuore di una persona? Non sono certo sufficienti discorsi, spiegazioni, parole umane. La strada è lunga, va vissuta nella sim-patia, intessuta di accompagnamento e di preghiera. A me adesso è possibile solo un primo passo:

"Sai, Angelo, già il profeta Sofonia diceva che Dio ci rinnova con il suo amore (3,17): è lasciandoci amare che scopriamo i nostri vuoti e ci incamminiamo per porvi rimedio. E' un po' come succede quando offendiamo le persone più care: è il dolore sul loro volto che ci dà la misura della gravità di ciò che abbiamo fatto. Così ci ritroviamo a pensare 'ma come ho potuto...' e il pentimento vero sgorga mentre ci specchiamo negli occhi dell'altro. Lo stesso succede nel nostro rapporto con Dio: proprio quando accettiamo liberamente di essere abbracciati dalla Sua misericordia, ci rendiamo conto di quanto il nostro amore sia stato insufficiente, di quanto la nostra vita sia lontana da questo amore e sentiamo sorgere in cuore il pentimento e il desiderio di cambiare".

Niente da fare. Angelo snocciolava tutte le citazioni dell'Antico Testamento che gli sovvenivano, e le cinque cose necessarie per fare una buona confessione, e ciò che gli diceva sempre il vecchio parroco...

"È tutto vero, ma la cosa non è così rigida e inflessibile: il Vangelo, Angelo, il Vangelo, non lo ricordi? In Cristo va interpretata tutta la Scrittura!"

Ci siamo lasciati così, con lui che ripeteva, accalorandosi sempre di più: "No. Se prima non ci pentiamo, non siamo salvi, il Signore non ci perdona".

Ancora mi pesano tante domande su ciò che è accaduto.

Sopra tutto, la consapevolezza di quanta fatica facciamo ad abbracciare la logica di Dio, così lontana dalle misure umane e quindi così 'spaventosa': sì, ci mette paura. Abbiamo paura di abbandonare le nostre sicurezze, di perdere il controllo, e abbiamo paura di diventare buonisti, o del lassismo morale, o del relativismo. Così dimentichiamo.

Dimentichiamo che la misura di Dio è amare senza misura. E che questo viene prima, rendendo possibile (e bello!) tutto il resto, tutta la vita cristiana, il necessario rispetto dei precetti e della dottrina.

Dio, ricco di misericordia, viene a noi prima.

 

27/06/2013 15:32 daniela
Dibattito molto interessante e coinvolgente. Eppure, quando penso alla salvezza eterna, al banchetto del Regno, nella Vita-per-sempre, non riesco ad immaginare una mensa in cui alcuni posti rimangano vuoti. Come può esserci felità senza fine e piena se manca qualcuno? E' molto più bello pensare che "non ne mancherà neppure uno"


25/06/2013 20:09 Francesca Vittoria
L’arma della libertà? Non dovrebbe essere un’arma ma è il dono ricevuto da Dio che ci ha voluti liberi di scegliere quali delle due libertà? Perché è questo il dilemma che ci troviamo davanti ad ogni scelta la libertà del mondo e quella libertà che si guadagna scegliendo le vie di Dio. Sono due strade che portano a due realizzazioni diverse della nostra vita, la via che è quella percorsa da Cristo costa perché implica quelle rinunce a scelte magari più facili, più soddisfacenti , più secondo il nostro volere, che appagano i nostri desideri, come desiderare raggiungere quei beni che si invidia guardando a chi li possiede , per raggiungere i quali occorre osare e diventare spregiudicati, coraggiosi nell’afferrare l’occasione favorevole ai nostri interessi e non importa quanto male può arrecare a quegli altrui , ai sentimenti di altri. Per esempio il problema grave di questi giorni è la chiusura di tante fabbriche, così in modo anche drastico con un semplice comunicato brutale modo direi tale da sollevare davvero gli animi già esacerbati per tutto quanto significa non guadagnare il pane necessario a se stessi e alla propria famiglia; tutti quei lavoratori che fino a ieri hanno contribuito al la crescita della fabbrica con il loro lavoro manuale, intellettuale , la loro partecipazione alacre e collaborativa, tutto questo sembra non contare , E’ questa brutalità che offende, questa durezza di cuore , e vi è una parabola che insegna, quella dei lavoratori della ultima ora pagati come quelli della prima. Ma non si pretende tanta grandezza cristiana, sarebbe già buona cosa mitigare questa libertà che in questo caso da si può ben dire usata come ARMA arma, inumana SE SI PARLA di uomini intesi come civili perché di dialogo civile si parla tutti i giorni ma dov’è ? Ci vogliono anni per avere un lavoratore esperto, capace che sa come presentare un lavoro finito, e allora dov’è l’intelligenza di cestinare tutto questo patrimonio che è anche difficile ricreare, come una pianta secolare paragonata a quegli alberelli senza radici che sono posati su asfalti infocati, perché in luogo di una fresca piazzetta si è sentita la necessità di fare garage con tanto di camino al centro per il ricambio d’aria e questo a beneficio di pochi e a scapito di molti soprattutto anziani e bambini. Queste sono piccoli fatti di oggi –Vita facile e vita difficile - Ama il prossimo tuo come te stess0…
Sono due le vie della libertà una è erta e va verso l’alto e va verso la vita, l’altra è piana, facile ma sembra che malgrado sembri un paradiso la sua china porta verso il basso… Il Vangelo è la nostra guida sicura
Francesca Vittoria



24/06/2013 09:37 michele introna
una domanda:è troppo fantasioso paragonare il "perdono" al piatto, sempre pronto, che la Caritas prepara a chi ha fame? (di Cristo), mentre la "salvezza" è l'effetto positivo che si ha mangiando quel particolare piatto??
se ho fame, se non ho soldi, se busso (confessione) alla Caritas, se mi metto in coda (pentimento), se ringrazio, ho sempre il piatto, ho sempre il perdono pronto, e mi salvo mangiandolo (il corpo di Cristo).
La vera grazia-perdono ce l'ho già (inizia) quando sento i crampi della fame, e non tanto dopo aver mangiato! la grazia sono i "crampi" che, se non avessi, morirei di fame. grazie ,Signore,per in dolori (crampi) che mi dai perchè sono una spinta a svegliarmi, cambiare ecc.
Andare all'inferno è difficile (non impossibile) perchè Dio fa di tutto per impedircelo, perdonandoci prima, durante e dopo...eppure alcuni di noi (speriamo pochi) riescono purtroppo a sconfiggere, con l'arma della libertà, i tentativi di Salvezza Eterna.
Grazie!michele.



22/06/2013 14:40 Mery
Di fronte al mistero di Dio e del nostro destino eterno si può solo balbettare. Noi invece abbiamo bisogno di parlare, di capire, di spiegare a noi stessi e agli altri, di dare una veste razionale, di racchiudere dentro formule e definizioni, comode e più o meno tranquillizzanti.
Ma questo non basta a dissiparlo, il Mistero, che alla fine può addirittura infittirsi.
Possediamo frammenti di verità, ma non sufficienti a comporre un insieme organico e razionalmente stringente e ineccepibile.
Se così fosse non ci sarebbe bisogno della fede che, per quanto mi riguarda, continua ad essere essenzialmente un salto nel buio.
Possiamo mettere insieme e condividere, arricchendoci a vicenda, i nostri preziosi frammenti, ma non commettiamo l'errore di scambiare un tassello per l'intero mosaico, che potremo contemplare nella sua interezza, sicuramente con sorpresa e stupore, solo quando saremo di là.
Noi siamo in cammino verso la Verità tutta intera, non ce l'abbiamo in mano.
E questo cammino dura tutta la vita.
Forse anche oltre.



21/06/2013 14:01 Francesca Vittoria
Io credo che ogni individuo porta in se Dio, Padre – Figlio e Spirito Santo, e lo porta in se nella misura in cui lo conosce, sente, dialoga e si sente camminando nel vivere ogni giorno. Non si può conoscere Dio né presumere di conoscerlo attraverso ciò che siamo venuti a sapere di lui, per avere letto Agli incroci trova i suoi semafori quelli che conosce, ne segue i segnali, e passa sicuro con questa sua segnaletica che ha nella mente e nel cuore. Per molti i semafori sono i libri, di autori illuminati, gli insegnamenti ricevuto, la fede trasmessa dalla famiglia, esempi di persone, e che alla fine è ciò che abbiamo trattenuto fatto nostro che conta, di cui siamo convinti e per tutto quanto da questo bagaglio abbiamo tirato fuori e fatto nostro diventato nostra conoscenza esperimentata nella vita, quel vivere la religione che ci da la possibilità delle nostre affermazioni. E’ proprio dal positivo conosciuto e anche negativo che noi traiamo la sicurezza delle affermazioni- Ogni persona ha la sua storia e si può anche dire che Dio ognuno lo vive per come Egli si fa vicino ad ognuno calandosi nella dimensione della persona uomo e dal momento che ognuno di noi è diverso difficile smentire le verità a cui ogni persona arriva a dire di Lui, anzi è da ascoltare, con interesse perché quella persona che parla di Lui lo conosce così perché l’ha incontrato così. Certamente che nei vangeli Gesù Cristo è Maestro, è venuto nel mondo per insegnare la sua verità, la sua giustizia, la sua pace che si raggiungono attraverso l’amore generoso. E’ insegnando e venendo a conoscere queste sue verità che si vedono i propri errori , causa di male verso se stessi e verso gli altri in contrasto con l’amore e la giustizia e la verità e la pace che Egli è venuto a far conoscere Ovvio che senza la presa di coscienza di essersi allontanati da Lui di aver percorso strade diverse, chi si rivolge a lui tornando sui propri passi sa di trovare il perdono- “va e non peccare” ha detto , la tua fede ti ha salvato, Non si va da lui se non consci di aver fatto errori cui chiedere perdono, ma anche a ringraziarlo per tutto il sostegno ricevuto quando costa dire no al proprio io per amore del fratello. Ma questa è la sola strada che è percorribile da un uomo che si vuole salvare e nel vivere l’oggi in modo degno e perchè migliorando la nostra natura umana possiamo aspirare a vita sempre, come Maria ne è l’esempio, e che il Padre ha promesso all’umanità redenta attraverso il Figlio. Giustizia porta alla via della pace, L’amore via alla vita, sono tutti insegnamenti e che se li abbiamo fatti propri solo Dio che vede nel cuore delle persone è in grado di giudicare, Noi non possiamo farlo perché non possiamo lettere il cuore delle persone, non possiamo misurare Dio l’Onnipotente e l’Onnisciente, quanta è la sua misericordia verso ogni persona che cammina uguale e diverso da ogni proprio simile, e soprattutto se una persona ha trovato in se quell’equilibrio che lo fa vivere bene e in pace con Dio e se stesso, come smentirla?
Francesca Vittoria



21/06/2013 12:54 assuntas
@maria
banalizzare il peccato non è affatto mia intenzione, come credo si capisca leggendo ciò che scrivo.

A proposito di battesimo, però, devo contraddirti.
Il battesimo del Battista e quello cristiano non differiscono solo per gli effetti, ma nella sostanza stessa.
Il battesimo di Giovanni era una prassi penitenziale diffusa in Israele e non praticata solo da lui. Era un'azione di origine esclusivamente umana che gli uomini compivano per dichiarare la loro consapevolezza di essere peccatori e segnare il desiderio di iniziare una vita nuova.
Il Battesimo cristiano è un sacramento, ossia un segno e uno strumento attraverso cui Dio stesso si dona a noi e ci cambia radicalmente, da dentro, rendendoci nuovamente capaci di bene, ristrutturando in noi l'immagine divina ferita dal peccato originale.
Solo per questa singolare Grazia noi siamo liberati dalla schiavitù del peccato: se non ne siamo più schiavi, la libertà diventa anche una fonte immensa di responsabilità, perchè siamo liberi di fare il bene, ma possiamo anche scegliere di fare il male.
Non si tratta, come vedi, di qualcosa che abbraccia solo la dimensione etica - le cose che facciamo.

E' come per il matrimonio: nel codice civile (non solo nel sacramento!) c'è un articolo che obbliga i coniugi alla fedeltà. Ma io non sono certo fedele a mio marito per obbedire a quella regola: ciò che fonda la mia fedeltà è l'amore che ci unisce, sgorgato da fidanzati, santificato in Cristo. Io sono fedele perchè amo mio marito. Il mio comportamento - l'etica - e la regola che lo sancisce non fanno che dare un nome ed una forma concreta ad una realtà più profonda, che viene prima.



21/06/2013 09:47 maria
cara Assunta, il Battesimo del Battista era diverso da quello cristiano solo per gli effetti "io vi battezzo solo con acqua ma verrà uno che vi battezzerà col fuoco" Cioè il battesimo cristiano è tanto più efficace di quello del Battista, ma i presupposti sono gli stessi: come Giovanni il Battisma era la voce di uno che grida nel deserto "convertitevi e preparate le vie del Signore" e per questo fu fatto decapitare dal re che non aveva nessuna intenzione né di pentirsi né di cambiare vita, così oggi ci dovrebbe essere ( ma non c'è) qualche profeta che grida alla gente corrotta di pentirsi e di cambiare vita.. ma appunto oggi non c'è nessuno che lo fa ( l'ultimo forse fu papa Giovanni paolo II con i m afiosi )
il cristianesimo è diventato una specie di "melassa dolciastra dove tutti sono "accolti" qualunque azione compiano qualunque morale professino, qualunque idea abbiano per quanto eretica, qualunque tipi di vita condocano, tanto Dio è tanto buono e vuole bene a tutti , e non c'è alcun bisogno di pentimento .La catechista di mio figlio, che era un po' preoccupato di fronte alla prima confessione, che prendeva molto sul serio , gli ha detto " ma figurati, a quale peccato credi di avere tu, che sei un bambino? non ne hai nessuno, vai dal prete e fatevi una bella chiaccerata. quattro risate insieme!!
Risultato: cresciuto e divenuto in giovanotto non è mai più andato a confessarsi , tanto per fare una "bella chiaccerata" bastano gli amici , a che serve un prete?
banalizzare il senso di peccato e di colpa è secondo me un grave sbaglio che i catechisti di oggi compiono. forse un tempo si insisteva troppo sul peccato e sul senso di colpa, ma oggi lo si è del tutto rimosso. entrambe le cose sono sbagliate!



21/06/2013 07:28 Lycopodium
Ecco uno spaccato della condizione ecclesiale odierna.
Della nostra condizione.
Lingue diverse, miracolo o babele? Sensibilità o insensibilità allo Spirito?
Una saggia e antica check-list delle “insensibilità” annoverava: impugnare la verità conosciuta, disperazione della salvezza, presunzione di salvarsi senza merito, invidia della grazia altrui, ostinazione nei peccati, impenitenza finale.
E dunque?
Un augurio.
Riscoprire la “differenza ontologica” tra la Salvezza che trascende (e fonda) il nostro merito e la presunzione di salvarsi senza merito…



20/06/2013 21:19 assuntas
@maria
"Tu dici a quanto ho capito : non c'è bisogno di pentirsi , tanto Dio ti perdona lo stesso"
No, Maria, non dico così!
Io dico che è la Grazia di Dio che mi raggiunge e rende possibile il mio pentimento autentico.
Io dico che anche il pentimento profondo è Dono (d'altra parte anche il Catechismo distingue tra contrizione ed attrizione, ossia tra diverse intensità per il dolore del male commesso).
Io dico che non devo aspettare di essere pentita per accostarmi alla confessione: con questi presupposti ci sono persone che se ne sono allontanate per anni, ritenendosi incapaci di provare pentimento per quello che avevano fatto.
Io dico, con la Chiesa tutta, che il Signore è sempre pronto ad accogliermi e che mi ha già perdonato, ma che io devo aprirmi a lui senza paura, perchè lui è già lì che mi aspetta.
Non nego il pentimento, la conversione, né li minimizzo: li radico nel cuore di Dio e ne sono grata, infinitamente grata!

P.S. tra il battesimo di penitenza del Battista - prassi penitenziale di matrice ebraica - e il Battesimo cristiano - sacramento radicato nella croce di Cristo - c'è una differenza sostanziale. Non aver fatto un'adeguata catechesi su questo ha reso e rende più difficile ogni ragionamento.
Per fortuna lo Spirito di Dio suscita la fede in noi nonostante tutti i nostri limiti!

Grazie ancora a tutti.



20/06/2013 19:55 maria
Cara Assunta mi sembra di ricordare che prima che venga battezzato il battezzando deve fare la triplice rinuncia . rinunci a satana e alle sua pompe? viene chiesto per tre volte e e per tre volte il padrino e la madrina rispondono sì.
Mi chiedo : cosa succederebbe se un padrino al battesimo alla domanda "rinunci a satana ecc. rispondesse NO?
il pentimento è proprio questo è la rinuncia al male , la conversione del cuore, rinunciare ad una via sbagliata per prendere quella giusta.
Mi sembra impossibile che uno possa percorrere due vie contemporaneamente quella del peccato e quella della grazia. dunque il pentimento è il presupposto per poter accogliere la grzia da parte di Dio! Tu dici a quanto ho capito : non c'è bisogno di pentirsi , tanto Dio ti perdona lo stesso. va bene. ma c'è bisogno di cambiare strada! perché se Dio ti perdona ma tu procedi imperterrito sulla strada sbagliata, sulla via che porta alla perdizione a che serve il perdono di Dio?
Rinunciare al male nel battesimo è la prima rinuncia di un credente , poi ci saranno tante altre rinunce e pentimenti.
francamente non mi pare che pentirsi e rinunciare al male voglia dire credere in un Dio giustiziere. vuol dire semplicemente accorgersi di stare seguendo la strada sbagliata quella che porta all'abisso , e cambiare strada.
lo diceva anche Giovanni Battista il precursone: convertiteti e pentitevi. Lo stesso Gesù si fece battezzare dal Battista , pur essendo senza peccato. questo per mostrare col suo esempio ché la "conversione e il penstimento sono importantissimi nella religione cristiana!
negarli o minimizzarli vuol dire stravolgere tutta la teologia cristiana!



20/06/2013 12:23 Ireneo
Concordo con Alèudin e Federico Benedetti.

Innanzitutto bisogna distinguere tra il perdono dei nostri quotidiani peccati, e la Redenzione operata da Gesù Cristo.

Io non credo che le due posizioni, di Angelo e di Assunta, siano esclusive.

Nel citatissimo episodio dell'adultera in Giovanni mi sembra evidente che il pentimento della donna sia indispensabile: che significato avrebbe altrimenti "va' e non peccare più"? Già è difficile non cadere nel peccato pur essendosi pentiti pentiti, figuriamoci in assenza di pentimento!

Tuttavia il pentimento della donna non è 'previo', 'condizione sine qua non', secondo una logica retributiva. E' invece effetto diretto dell'incontro con Gesù Cristo, ed è questo il nocciolo.

Il pentimento ed il perdono sono, per così dire, i due aspetti - umano e divino - dello stesso evento di grazia. Il pentimento è già perdono, ed il perdono che Dio ci manifesta è causa della grazia del pentimento.

Certo, questo è ben difficile spiegarlo ad un bambino :)



20/06/2013 11:43 Massimo Menzaghi

@Francesco: senza polemica, mi creda, ma a me lascia un pochino di inquietudine che si ritrovi (a suo avviso) la "pace" e l'intesa sul fatto che ci siano sempre e comunque dei "dannati"... che ovviamente non siamo noi...
Quanto al resto, che la Chiesa sia una non si discute, ma che nel cammino dei secoli sia stata (e venga tuttora) rivoltata come un calzino da chi ha il potere di farlo, mi creda, non lo vede solo chi ha paura di ammetterlo...
... e per fortuna che ogni tanto capita un papa che ricorda che il potere è servizio, che bisogna prendere l'odore del gregge, che non si debbano imporre gioghi senza che se ne comprenda il significato...
per quel che mi riguarda non sto dormendo, anzi... e spero che si sveglino in tanti, diciamo pure TUTTI! ;-)




20/06/2013 06:23 Francesco
Grazie mille, Assunta, per la bella spiegazione (con la quale, peraltro, concordo al 100%).

Se posso tentare di dare una mia interpretazione sulla dinamica della discussione con Angelo (semplicemente sulla base delle mie reazioni al suo articolo), azzardo che all'origine del malinteso ci sia la convinzione di Angelo che la sua esposizione sottintendesse la salvezza automatica per tutti (dottrina molto à la pàge ma dalla dubbia legittimità).

Ho capito perfettamente il suo punto, e devo dire che lo trovo un modo di vedere le cose estremamente profondo ed edificante, e sono sicuro che se quando vedrà angelo la prossima volta gli dirà che non intendeva affermare la salvezza automatica di tutti, ma solo il fatto che Dio persona tutti, anche chi non si pente (cosa che sono sicuro neanche Angelo negherà, se depurata dal fraintendimento di cui sopra) scoprirà che siete d'accordo e (semplicemente) dicevate (come il Concilio di Trento e il Vat. II) le stesse cose da prospettive diverse.

Io capisco Angelo, visto che anche per me è importante la fedeltà degli insegnamenti alla Rivelazione (le cui fonti sono Scrittura e Tradizione) e spesso mi è capito invece di assistere all'esposozione di dottrine completamente eterodosse da parte di catechisti, sacerdoti e religiosi. Può capitare che a volte non ci si capisca, e ci si scaldi.

Ci si scalda anche perché spesso, dall'altra parte ci sono ideologie e non dottrine (vedansi alcuni commenti a quest'articolo), e appena si cerca di approfondire il tema per evitare fraintendimenti (e quindi banalmente si domanda se si è capito bene) si viene messi alla berlina come se si fosse in inquisitore, o un esponente della chiesa pre conciliare, quando non un fariseo, un ignorante o un inetto.

A questo proposito, mi preoccupano molto i commenti (numerosi) nei quali viene contrapposta la chiesa pre conciliare a quella post conciliare. La chiesa è una, sempre. Dire (come ha detto qualcuno) che non è colpa dei nostri vecchi, ma di chi prima del concilio certe cose glie le ha insegnate, o dire che dopo il concilio è cambiata tutta la dottrina (sessualità, perdono, ecc. ecc.) vuol dire aver dormito (o aver fatto finta di niente) negli ultimi 8 anni.

Saluti.



19/06/2013 22:42 assuntas
Rientro ora da una giornata lunghissima, e difficile.
Chiedo quindi scusa per il ritardo nel rispondere alle molte interessanti provocazioni di oggi, certa che anche la mia risposta sarà lacunosa, come l'articolo.
Ma se riuscirà a dar da pensare, ne sarò comunque lieta.

Rispondo innanzitutto con l'unica Parola non relativa:
"Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo" Ef 2,4.
"Colui che non aveva peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perchè in lui potessimo diventare giustizia di Dio" 2Cor 5,21
"Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" Rm 5,6-8.

Poi: "Credo la remissione dei peccati" la prima forma della quale è il Battesimo. Che non è condizionato, tanto che lo doniamo ai neonati.

Molti commenti hanno colto l'essenza di ciò che volevo dire dal punto di vista del contenuto della fede: Dio viene a noi per dono, per sua iniziativa gratuita. Non è il nostro patteggiamento che ne condiziona l'amore (altrimenti sarebbe come dire che mi 'compro' il suo perdono con i miei meriti). Certo che, come per qualsiasi dono, per poter fruttificare nella nostra vita deve essere accolto. Ossia io devo compiere la mia parte, LASCIARMI AMARE DA DIO (che è più difficile che amarlo, perchè è assai più impegnativo. Lasciarmi amare significa lasciarmi rivoltare come un calzino...).

"Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità" 1 Tim 2, 4. Gli uomini però sono liberi di rifiutare il suo dono.
Ciò che contestavo nella discussione con Angelo era quindi l'idea che fosse il pentimento a condizionare il perdono, mentre il pentimento autentico è frutto del perdono, ossia del dono che Dio ci fa di se stesso (Grazia) che ci trasforma rendendoci capaci di essere buoni.

Infine: non mi permetterei mai di dire alcunché sulla salvezza accolta o meno da tutti gli uomini: solo Dio ne è giudice e Signore.
So però che a tutti è offerta, di ogni popolo, razza, nazione e lingua, con misericordia:
"In definitiva, il limite imposto al male non è il castigo, ma la divina misericordia"(Benedetto XVI, discorso di apertura del conclave, 18 aprile 2005).

(P.S. questo è e resta uno degli snodi più difficili con cui mi confronto, sempre, nel parlare alle persone. Qualche cosa vorrà pur dire, magari che non so spiegarmi a dovere. Ne chiedo scusa)



19/06/2013 20:32 Blas
Quando leggo questi argomenti mi viene la paura che un giorno o l´altro sta gente mi dipinge un allegoria di "The Wall" per tappare Il Giudizio Universale" alla sistina.


19/06/2013 18:24 Fabio Bernardini
Non metto in dubbio la veridicità delle tue memorie Claudia, dico semplicemente che io ho vissuto esperienze diverse a questo proposito, sicuramente più fortunate.


19/06/2013 17:24 Fra
Mi vedo davanti agli occhi la scena:
Sig. A: "Dio è infinitamente buono e misericordioso ..."
Sig. B: "Sì, ma è anche GIUSTO!" (solitamente alzando l'indice della mano destra verso l'alto, l'espressione seria magari un po' contrita in anticipo, meglio prevenire che curare, non si sa mai ...)
Vista e rivista mille volte, magari con alle spalle una di quelle immagini di Gesù col volto dolce, dolcissimo sì, per non dire sdolcinato, ma anche velatamente triste, di chi trattiene un ennesimo rimprovero al discolo ...



19/06/2013 17:08 Francesco

Caro Bernardelli, mi sembra evidente che il desiderio di discutere e di generare dibattito è solo di facciata, se poi quando uno non la pensa come voi lo denigrate con espressioni canzonatorie tipo "la Commissione teologica internazionale del web ci ha colto in castagna e dopo averci «incalzato» su Twitter ci ha costretti a ritrattare tesi pericolosamente in contrasto con l'ortodossia".
Aiuta la discussione questo?
Chiedo scusa ma, per me, è ancora rilevante se un catechista insegna in Catechismo o una sua dottrina personale.
Salutissimi.




19/06/2013 16:53 Claudia
Anche a me, da piccola, mia nonna faceva dire le preghiere. Ma la ragione principale addotta era che dovevo convincere l'angelo custode che non ero cattiva e che se avevo commesso qualche marachella durante la giornata, magari sentendo le preghiere, decideva di lasciar perdere d'andare a scrivere tutto sul librone al piano di sopra (dove regolarmente andava a 'fare rapporto' quando io dormivo)
E se guardarsi allo specchio, oppure ridere o mangiarsi con troppo gusto il panino con la marmellata preparato dalla mamma erano peccati, allora era proprio necessario tener buono il "secondino" celeste che ci è stato messo alle calcagna.

Ma sono solo io che ricordo quelle immaginette con dietro questa o quella preghiera e scritto sotto cose del tipo "indulgenza di 3 anni di purgatorio" (o una cosa simile?)

Il Dio-contabile non se l'era mica inventato mia nonna, che era una bravissima vecchia signora, ... l'ha subito anche lei come sicuramente un sacco di suoi coetanei.
Ovviamente qualcuno glielo ha insegnato così.
Mia nonna non c'è più da moltissimi anni, ma, per esempio, è meglio non parlare di religione con mia mamma: se ne è allontanata molto dopo di me e credo proprio che attualmente sia impossibile che si riavvicini.



19/06/2013 16:50 Giorgio Bernardelli

Ebbene sì la Commissione teologica internazionale del web ci ha colto in castagna e dopo averci «incalzato» su Twitter ci ha costretti a ritrattare tesi pericolosamente in contrasto con l'ortodossia... Non sarebbe più semplice stare a quello che i nostri autori scrivono, senza pretendere di leggere tra le righe? E magari riflettere insieme - in uno spazio che non ha la responsabilità del magistero - su un tema che non si taglia in due con il coltello? Esattamente come molti lettori un po' meno prevenuti nei nostri confronti stanno facendo in questa discussione molto interessante.




19/06/2013 16:13 Francesco
L'articolo comunque è fuorviante.
Incalzata su twitter, la redazione di Vino Nuovo chiarisce che la catechista non intende dire che tutti si salvano.

Dio perdona tutti, certo, ma questo non vuol dire che tutti si salvano. Giusto così, per chiarezza, perchè l'articolo su questo punto è molto oscuro.

Concordo quindi con chi dice che la catechista e angelo dicevano in sostanza la stessa cosa... a meno che la catechista non intendesse che visto che Dio ha giàn perdonato tutti allora tutti si salvano.



19/06/2013 14:12 Fabio Bernardini
Mah... forse non riesco a leggere tra le righe ma a me sembra che Assunta e Angelo giungano alla stessa cosa:

Assunta:
"Noi quindi ora siamo liberi di scegliere se accogliere questo per-dono, che viene prima di ogni nostra conversione e la rende possibile"

Angelo:
""No. Se prima non ci pentiamo, non siamo salvi, il Signore non ci perdona"

A parte quel "Il Signore non ci perdona" che andrebbe corretto con "Il Signore non riesce se noi non lo vogliamo non riesce a salvarci", non ci vedo questa differenza di fondo.

Io da postconcialiare, oltre a non aver mai sentito parlare di questa visione arcigna di DIO, non ho fatto fatica a ripartire da zero quando sulla trentina mi sono riavvicinato alla religione, perchè durante le ore di catechismo pensavo soprattutto ai miei soldatini e alla pista polistil.

Mi ricordo però, dolcissime, le notti in cui mi fermvavo a dormire con i nonni e dicevamo le "orazioni" insieme. Loro, preconciliari, questa paura di un Dio giudice e vendicativo non me l'hanno proprio trasmessa.



19/06/2013 13:14 Massimo Menzaghi

"...significa che lo stava aspettando, che magari era sulla terrazza di casa, a scrutare l'orizzonte sperando di vederlo arrivare..."
ecco, invece siamo circondati da tanti fratelli che, in un meccanismo perverso di autoconvincimento (alla faccia del relativismo) sono convinti di doversi sostituire a quel padre non per scrutare l'orizzonte, ma per presidiare i confini: chi è fuori è fuori...
non vorrei fare il solito polemista, ma concordo con Claudia che sul piano pastorale di "errori" ne siano stati fatti tanti: forse anche qui sarebbe bello che non sia solo una brava catechista a rimettere un po' d'ordine, ma che anche dai piani alti si ammettano ufficialmente degli errori (figli dei tempi, certamente, ma sempre errori sono) in modo che si convincano anche i più ostinati (certo che se non bastano nemmeno le parole di papa Francesco sulla misericordia, la vedo dura...): e poi sarebbe così bello vedere una gerarchia capace di scusarsi, di spiegarsi meglio... e non solo di voltar pagina scordandosi il passato...




19/06/2013 12:26 alessandro
traggo dall'omelia odierna di Papa Francesco..
​Il cristianesimo non è una “casistica” di precetti: questa concezione impedisce di comprendere e vivere che Dio è gioia e magnanimità.Gli ipocriti che “portano il popolo di Dio su una strada senza uscita”: sono costoro i protagonisti del Vangelo di oggi. “Gesù lo dice: ‘Non entrate voi e non lasciate entrare gli altri’. Sono eticisti senza bontà, non sanno cosa sia la bontà. Ma sì, sono eticisti, eh? ‘Si deve far questo, questo, questo...’ Ti riempiono di precetti, ma senza bontà.



19/06/2013 11:48 Yolanda Beatriz De Riso
Problema immenso , Assunta, riuscire a scardinare l'immagine di un Dio giudice e inflessibile che assolve o condanna .Sembra contare più il catechismo che la Parola di Dio. Non sono la stessa cosa. E non è così facile neppure sentirsi amati ed avvolti da un amore gratuito per -dono , senza bisogno di contropartite. E', visto il contesto, inimmaginabile. Mi diceva un biblista ,di fronte ai miei dubbi sulla " giustizia" di Dio o nella chiesa di sostituire alla parola giustizia la parola dono, più corretta a livello biblico. Tutto si sarebbe chiarito. E in effetti ....Noi abbiamo bisogno della punizione per porre un argine ,un limite ai nostri istinti che lasciati liberi ci impedirebbero un vivere sociale e ci distruggerebbero. Entrare nella logica di Dio è un'altra storia che passa anche attraverso la grazia di esperienze concretamente vissute.


19/06/2013 11:32 Renzo
Proseguo nella scia di Claudia. Amch'io mi sento un po' Angelo. Il punto è questo: aveva ragione il mio vecchio parroco oppure ha ragione la catechista Assunta? Altri interventi hanno tentato una sintesi o una mediazione. Ma tutto questo pone il problema della catechesi per tutti quelli la cui formazione è iniziata prima del Concilio. E' tutto cambiato: dalla idea di Dio alla lettura della Bibbia, alla sessualità. Tutto ciò provoca smarrimento. Ci si interroga molto sulla catechesi dei giovani, ma si dà troppo scontata la "tenuta" degli anziani.


19/06/2013 11:08 Claudia
Probabilmente io sono suppergiù nella fascia di età del sig. Angelo.
La chiesa non ha da stare a lagnarsi se dentro la mia testa o la testa di Angelo c'è quel tipo di dio terribile e giustizialista (la minuscola è apposta).
E' quello che è stato presentato a me da bambina, col catechismo da sapere a memoria a suon di berle, col l'occhio di dio dentro al triangolo e che vede tutto, con l'angelo custode che, da come mi era stato descritto, se dovessi dagli un nome adesso sarebbe secondino.
Io ho buttato tutto allontanandomi dalla religione appena ho potuto, ma chi c'è rimasto dentro si tiene stretti questi concetti.
Quando mi sono riavvicinata è stato faticosissimo buttare tutte quelle storture e quegli obbrobri nel c..o e tirare lo sciacquone per riuscire finalmente a iniziare ad intravedere il vero volto di Dio.
Ho dovuto rendermi conto di quali storpiature mi erano state insegnate da bambina e che persone delle quali mi ero fidata (i nonni, il prete) mi hanno trasmesso idee sbagliate.
In pratica mi sono messa a studiare tutto da zero.
Capisco bene la fatica che sta facendo il sig. Angelo a capire: finchè cercavo di integrare i nuovi concetti con quelli che mi avevano insegnato da bambina ne uscivano solo contraddizioni, garbugli e nonsense. Sono riuscita a ripartire da quell'impasse solo accettando l'idea che mi fossero stati trasmessi concetti sbagliati.
Ma mi stupisce sempre di come la chiesa non si rende conto di quanto pesante sia la sua responsabilità nell'aver diffuso queste idee.



19/06/2013 11:04 Federico Benedetti
Assunta naturalmente ha ragione, ma in tempi come questi dobbiamo stare molto attenti ai messaggi che diamo, specie ai giovani.
L'inferno non è vuoto. La misericordia infinita e smisurata del Signore ha un limite: la libertà dell'uomo di rifiutarla.



19/06/2013 10:31 Alèudin
Allora Gesù si alzò e le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”.
Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

Giovanni (8,10,11)

A me pare che abbiate ragione entrambi, il pentimento è necessario per accettare il perdono e il perdono è appunto gratuito, la Grazia, ma impossibile da ricevere senza pentimento.

Da quel che capisco il catechista vuole mettere in risalto la Grazia, giustamente, Angelo invece mette al centro la Giustizia di Dio, alla fine il risultato è lo stesso.

Potremmo parlare di Giusta Grazia, così abbiamo sia la gioia che il giudizio.

Finisco con una citazione di C.S. Lewis che mi pare centrare l'argomento:

"Che cosa vogliono dire quelli che proclamano: «Non ho paura di Dio, perché so che è buono»? Non sono mai stati da un dentista?"



19/06/2013 09:41 gioia avella
bravissima:)


19/06/2013 09:27 Francesco
Il perdono di Dio e la salvezza sono due cose ben diverse.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (il resto sono bubbole) parla della condanna all'inferno come AUTO-esclusione. Auto-condanna.

Il fatto che Dio perdoni (ed abbia già perdonato) i peccati di tutti non vuol dire che tutti saranno salvi.

Rimango sempre perplesso da questi catechisti che prescindono dal Catechismo.



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Assunta Steccanella

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato.

Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.

 

 

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