Ma alla fine, perché lo fai?
di Francesca Lozito | 12 giugno 2013
Viene da chiederselo quando in parrocchia dilaga la lamentela. Bipartisan, perché non risparmia nessuno, ma anche così lontana dal Vangelo

Mi è capitato in questi giorni di arrabbiarmi molto per lavoro con una signora che lamentava di non aver avuto lo spazio che pretendeva per una iniziativa di vacanza famiglie per cui ho scritto un articolo su uno dei giornali con cui collaboro.

Credo che mi sia capitato una sola volta nella mia vita di essermi arrabbiata così tanto sul lavoro e per una motivazione di certo più seria di questa.

L'episodio mi ha fatto tornare a riflettere su un tema di cui mi è capitato già di scrivere qui su Vino Nuovo, magari in forma di racconto. Ma questa volta non lo uso vorrei essere davvero molto chiara.

Ne scrivo dichiarando preliminarmente di non avere più conflitti di interessi sul tema "vita delle parrocchie". Da alcuni mesi ho infatti scelto di uscire dal consiglio pastorale (ne avevo scritto ai tempi dell'entrata). Per una ragione: sono venute meno per me le due condizioni fondamentali, gratuità e libertà. Io non posso pensare di prendere un impegno del genere per poi non esserci perché sono impegnata con impegni di lavoro che mi hanno cambiato i ritmi di vita. Quindi, largo a chi può essere più attivo e partecipe di me. Ce n'è davvero bisogno.

Dicevo di questa telefonata, dunque, che mi ha risvegliato alcune considerazioni generali non riguardanti di certo questo caso in particolare. Provo a riassumerle.

1. Perché lo fai?

Si organizza una iniziativa, in questo caso una vacanza. Perché? Prima di essere colti dall'ansia del numero di partecipanti si dovrebbe pensare a qual è l'obiettivo. Per questa e per tante altre simili. Alle volte, non neghiamolo, dietro una vacanza, una cena, un happy hour - sì succede anche questo! - si cela l'incapacità di vivere questi momenti "nel mondo", e ci si richiude nelle sicurezze di un circolo chiuso come la parrocchia. Se le porti fuori dal recinto le persone che vivono solo lì sono come marziani. Si sentono spaesati, non sono abituati. Provateci. E pensate, invece, come sarebbe importante educare sé stessi all'armonia di una vita pienamente equilibrata tra i bisogni spirituali e quelli sociali.

2. Il mondo gira tutto intorno a me

Sì, evviva l'autoreferenzialità. Conto solo io. Nel mio recinto dorato dove io faccio tutte le cose migliori del mondo. Le faccio da sempre e nessuno è mai venuto a obiettarmi qualcosa in merito. Magari lo pensano tutti che il mio atteggiamento esclusivo non faccia comunità, ma nessuno è mai venuto a dirmelo. Che brutta cosa, quest'ultima. Dovrebbe abitare la schiettezza in una comunità parrocchiale e invece spessissimo non si dice nulla. Per non perdere nessuno, che già son pochi. Ecco qui che torna la questione dei numeri, che ansia! Ma può capitare che per tener dentro quelli che servono - anche qui il ragionamento è terribile - tanti rimangono sulla soglia. O se ne vanno. Consiglio di lettura: le omelie di Santa Marta dei primi tre mesi di Papa Francesco. Se le si legge bene si comprende che questa impostazione non regge.

3. Ci vuole coraggio ma è l'unico modo per salvarsi

Tutti si lamentano. Io quando parlo con le persone attualmente impegnate nelle comunità parrocchiali sento solo lamentele. Preti, laici e religiose.

Persone che stanno male, che non vivono con serenità. Che hanno sempre qualcosa da dire. Che sanno sempre dove sta il giusto e dove l'errore. Un atteggiamento "tritacarne" in cui non mancano giudizi pesanti. Bipartisan, naturalmente, nessuno risparmia nessuno. Chi non ha ragione fa male, chi ha ragione si lamenta ma non ha il coraggio di parlare. Chi vuole tenere la posizione per non perdere i privilegi lascia che tutto scorra e non fa nulla. Chi è debole soffre. Una logica buonista che sfocia nell'ipocrisia e l'ipocrisia - è sempre Papa Francesco a dirlo - nella Chiesa non va bene. Non va bene. Alle volte ho quasi l'impressione che ci sia un sottile piacere da parte dei soggetti coinvolti nel ripetere la lamentela all'infinito. Provate a fare un esperimento. Riascoltate i loro pareri a un anno di distanza. Saranno gli stessi esattamente sulle stesse questioni. Non si muove nulla.

A conclusione di questo tentativo di riflessione che non ha la pretesa di essere esaustivo a me rimane una perplessità. Che è quella piu' importante, altrimenti non stiamo parlando neanche di una ong "pietosa".

Dove sta in tutto questo il Vangelo? Come cavolo fa ad entrare?

 

 

15/06/2013 09:50 Yolanda Beatriz De Riso

Cara Maria Teresa bisogna distinguere i piani e concordo su quanto dici. Ma c'è piano e piano. Dalle sedi che tu descrivi si capisce che frequenti i piani alti con una visione panoramica , possibilità di confronti multipli in una condizione arricchente e stimolante e anche soddisfacente. Io sono tra i comuni mortali che sta al piano terra, in modo stanziale, nell'ordinario quotidiano che non prevede viaggi veri o virtuali, con tutte le complicazioni della gente di passaggio, le beghe e discussioni ,o l'indifferenza o la mancanza di rispetto di chi non si cura degli altri, occupa posti in maniera arbitraria e così via. La visuale è diversa. Se le motivazioni di quelli che passano non sono proprio quelle adeguate e creano disagio e difficoltà ad altri , è perché forse costoro sono stati impolverati e stropicciati dalla vita. La chiesa è anche loro. Del resto Gesù era venuto per i malati ,non per i sani. E quelli del piano terra non vanno a leggersi le omelie del Papa, frequentano convegni o pensano ad una formazione permanente. I problemi sono altri. Ai piani alti si studiano e propongono programmi pastorali a volte bellissimi. Probabilmente lo era anche quello che tu citi. Ne ho letti e studiati parecchi. Ma di questi al piano terra non ho visto passare quasi niente. C’è un disturbo di comunicazione . Se ai piani alti non ci sono lamentazioni ma solo scoraggiamento che diventa drammatico per i preti, ai piani bassi c’è disperazione, disagio profondo, assuefazione a metodi consolidati e presa di distanza di tantissimi che non si sentono capiti o presi in considerazione. E non si vedono i tantissimi che non sono scoraggiati. Perché non ci sono . Del resto per approfondire o averne un’idea io uso il sito con messaggi che arrivano da Trento a Palermo , da Cesena a Torino, da Napoli a Roma o Milano. I commenti ,spesso anonimi ,da chissà dove. Non propriamente una vicinanza in cui investire sporcandosi le mani , con desideri, passione o emozioni e relazioni. Il mondo del clero mi par stare a un piano intermedio ,a debita distanza sia dai piani alti che dal pian terreno. Non a caso il Papa diceva che i pastori devono avere l’odore del gregge. Non sarebbe stato necessario se ce l’avessero. Ma anche una visuale più ampia ,che permettesse di smuovere ed interrogare le coscienze invece di preoccuparsi dei numeri che giustificano anche le loro motivazioni , non sempre così limpide. Non a caso è quando viene a mancare il parroco che viene a galla la comunità . E va bene se il consiglio pastorale è formato da gente valida e non da gente parroco dipendente. Perché in fondo non si ha fiducia dei laici e non si investe per farli crescere come persone, cristiani, laici coerenti e impegnati. Infine dicevi che “ solo una chiesa che si sente perdonata e amata dal Padre può ospitare i volti degli uomini”. Vero ma direi anche che se l’amore è come il morbillo, non si può nascondere, devo dire che tranne qualche focolaio qua e la non ho proprio visto scoppiare epidemie capaci di far interrogare, avvicinare o prendere provvedimenti adeguati.




14/06/2013 14:03 Maria Teresa Pontara Pederiva
Credo, cara Beatrice, che si debbano distinguere diversi piani .
Il primo è quello personale: se uno è incline, forse per situazioni pregresse, al pessimismo … vede in arrivo la grandine alla prima nuvola, magari un cirro che non te la porterà mai. E soprattutto trasferisce in campo ecclesiale ciò che vive comunque nel suo quotidiano (conosco mamme che vivono di nostalgia e rimpianti perché i figli crescono …).
Poi c’è il piano familiare o lavorativo: se esistono problemi anche qui verranno trasferiti in ambito parrocchiale o di gruppi e movimenti, perché talvolta uno si illude di trovare realizzazioni lì. Ma può accadere il peggio: non si risolve un matrimonio in crisi buttandosi a capofitto nella catechesi o nelle attività parrocchiali, fossero anche incontri di preghiera (perché forse a casa c’è un marito che avrebbe piacere di cenare con la moglie e non da solo).
Poi c’è il piano culturale, sociale, politico: e qui, secondo me, conta la conoscenza della storia (che spesso c’è, ma si ignora) che aiuta a “contestualizzare” (scusate, ma non trovo termine migliore, anche se mi vien da ridere solo ad usarlo), a vedere le cose con un certo distacco, a non ripetere errori, a non lasciarsi trascinare da chi ha una buona dialettica, ma vuol portarti dove vuole ecc.
Quando poi parlavo di “diverse sedi”, intendevo non solo quella parrocchiale (praticamente di parrocchie, se vogliamo ne ho 3 fra Trento e val di Fassa), ma anche diocesana e non solo della mia diocesi, ma di altre, e poi movimenti, gruppi, uffici CEI … e soprattutto i tanti contatti, vuoi per incontri, lezioni, conferenze, convegni, come quelli personali con amici, laici, religiosi o preti, sparsi un po’ lungo tutta la penisola e anche all’estero. Più che lamentele, direi che si assiste a scoraggiamento, e per i preti e/o i religiosi talvolta è drammatico.
Ma alla fine, ed è ciò che più conta, l’importante non è il “risultato”, quanto l’annuncio, il seminare. Certo che i risultati ti possono far procedere meglio, è esperienza umana, ma non sono tutto. Se continuiamo ad avere una bella frequenza alla messa, significa che tanti la considerano una festa ben animata (in primo luogo da chi presiede la celebrazione), e chi non approva l’uso dell’elettronica o è infastidito dai bimbi che girano o strillano sa già di essere in minoranza e ci riflette su (ma tieni conto che è una parrocchia dove vivono 4.500 persone ed è facile raggiungerci anche da quelle vicine). A volte anche il confronto (ne parlavo in un altro post) ti fa capire che finisci per lamentarti di una torta magari non ben cotta, ma pur sempre una torta … Ci sono parrocchie dove si celebra la Messa di Natale a turno e che debbono spostarsi di anno in anno in una chiesa vicina …
Sono contenta che abbia ripreso quel "non ci manca nulla, se Cristo è risorto": è un’espressione di p. Radcliffe nel suo ultimo libro. Secondo me è importante proprio il guardarsi attorno: come mai abbiamo tanti che non sono scoraggiati, che vivono nella gioia del Risorto, che continuano a procedere, nonostante tutto. Che annunciano una Chiesa a misura d'uomo, perché è quella la Chiesa voluta da Cristo. Guardiamo a loro, ci dice papa Francesco, e anche a lui, dico io. E non ci macherà il coraggio di tornare di corsa a Gerusalemme, come i discepoli di Emmaus, ad annunciare un Dio che ama tutti (ma proprio tutti, perché tutti sono suoi figli, dentro o fuori che siano) con le parole adatte per farci capire.



14/06/2013 10:22 Yolanda Beatriz De Riso
L’esperienza di Francesca l’ho già vissuta per troppo tempo. Le esperienze di Maria Teresa le ho solo sognate ma il contesto non le permetteva. Ma a quanto pare non portano lontano visto poi che le conclusioni sembrano le stesse. Sempre le solite critiche e lamentele squalificanti che tendono a “ bello , fai pure, ma tanto non cambia niente” E’ il momento di muoversi certo, ma come? Per dove? Perché? Con chi ? Fermo restando che non siamo mai soli “non abbiate paura, Io sono con voi tutti i giorni , fino alla fine del mondo”, non possiamo continuare ad illuderci che pascolando sempre nel nostro orticello , della quotidianità e fede personale o circolo parrocchiale , alla fine anche l’erba non venga a mancare. Prima o poi… l’erba secca, è calpestata, inquinata, assetata, ghiacciata da duri inverni, rubata . E poi occorre seminare per raccogliere ed è difficile che chi semina sia lo stesso che poi miete. Tutto l’impegno che ci si può mettere non darà frutti immediati ma altri raccoglieranno. Ma si può contare su una promessa: chiunque lascia … nel mio nome riceverà 100 volte tanto qui e in più la vita eterna. Premesso ciò giusto così ,per sognare, riprenderei le parole citate da Maria Teresa : Cristo è risorto. Non ci manca niente ,manchiamo solo noi.
In una missione parrocchiale di tanti anni fa un sacerdote in un omelia ci disse una semplice regola che mi è stata molto utile . Diceva ci sono tre spiriti: lo spirito del bene che tende all’unità ,avvicina, unisce; lo spirito del male che fa male, divide ,pone steccati e il tuo spirito , che pone te stesso al centro . Distinguere dentro me rispondendo alla domanda:” perché lo fai ?” mi ha aiutato a scegliere la strada da percorrere in situazioni difficili o in scelte operative in parrocchia. E quando sai risponderti sai anche rispondere e rendere chiaro ad altri le ragioni delle tue scelte e della tua fede che diventa automaticamente aperta e creativa e non ha ragione di fermarsi alle lamentazioni. Sempre che a qualcuno interessi chiederti “ Perché lo fai?” Non accade quasi mai La ragione prima di tanto disagio diffuso ,generalizzato , paralizzante ed escludente è la mancanza di discernimento tra ciò che lo Spirito inviato dal Cristo Risorto ci indica e il nostro esserci e porsi nella vita. E anche il condividere queste ragioni sostenendosi reciprocamente. La paura invece fa difendere il proprio orticello e il proprio posto faticosamente conquistato e questo in un contesto sociale che fa sentire tutti irrilevanti. Non se ne esce se non prendendo il largo in un progetto di più ampio respiro che consenta di unire davvero tutti e tutto nelle diversità . Risorse ce ne sono tante , ma vanno raccolte e finalizzate in un contenitore che ridia il senso di appartenenza e valore alla presenza di ciascuno nel mondo. Scriveva C.M.Martini: “ Per essere veramente noi stessi, per giungere ad essere autentici,per saper amare, dobbiamo appropriarci dei nostri sentimenti,dei nostri desideri, delle nostre emozioni, della nostra capacità di amare fino in fondo. E per questo la preghiera è un’attività fondamentale dell’uomo: ordina i desideri, li assume e li indirizza verso il bene; la preghiera ci aiuta a non spegnerli. E questo è vitale perché senza i desideri, i sentimenti,le emozioni, le nostre azioni avrebbero lo spessore di una ragnatela e non faremmo mai niente, non costruiremmo niente.”



12/06/2013 13:05 alessandro
perfettamente d'accordo. Anche nell'invito a nutrirsi delle omelie molto concrete e semplici di Papa Francesco. Ciò che manca in tutto questo è il nutrimento dell'Evangelo e il sapersi confrontare sulla vita spirituale, mettendo insieme vita e preghiera. Il centro della vita parrocchiale è davvero l'eucarestia, il nutrirsi di una buona notizia? è una gratuità ricevuta da annunciare ad altri? oppure sono prediche moralizzatrici, ansie del fare, numeri, calcoli, dottrine da trasmettere..? In troppi casi il mondo delle parrocchie ha perso e non trasmette più tutta la sapienza spirituale, anche popolare, che la vita della Chiesa ci ha consegnato. ma così diventa una mera istituzione umana. E questo allontana e continuerà ad allontanare perchè alle domande di felicità e di senso della vita non si può rispondere nè con slogan nè con doveri


12/06/2013 11:19 Nihilalieno
La mia parrocchia vibra di vita. Qualche lagna ogni tanto si sente, qualche antipatia personale fa capolino... ma in questi giorni c'è il Grest (una settimana di giochi per i bambini, preparati da ragazzi ed adulti) sul tema del Re Leone, e vedere il nostro augusto e serissimo parroco recitare le scenette vestito e truccato da Rafiki, sceneggiature, costumi e scenari a dir poco sontuosi fatti con l'aiuto di tutto in settimane di preparativi, vedere i ragazzi delle Medie che hanno scelto le storie della Bibbia da affiancare alla favola e le hanno suddivise in sequenze e imparate a memoria per raccontarle ai piccoli e farli riflettere... Te lo dico, allarga il cuore!!!


12/06/2013 11:00 agnese
Grazie per il post a Francesca e al commento di Maria Teresa. Tutte e due hanno saputo ben interpretare il disagio diffuso nella nostra chiesa locale.
Il "riconoscerlo" diventa essenziale per poter procede oltre..



12/06/2013 10:38 assuntas
Certo, vorremmo tutti una realtà comunitaria più simile al sogno di Dio...
Mi consola, però, confrontarmi con san Paolo (1Cor 1,26 ss.) mentre tengo sempre a mente le parole di Gandhi: "sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo".



12/06/2013 08:31 Maria Teresa Pontara Pederiva
Hai pienamente ragione, Francesca: lo sperimentiamo tutti e ho cercato di spiegarlo in diverse sedi, spesso senza risultato o sentendomi rispondere che sì son quella che vede sempre il bicchiere mezzo pieno.
Secondo me tutto nasce dalla paura di affrontare un mondo in continuo cambiamento, di non sentirsi adeguati e volersi rinchiudere in piccole nicchie di nostalgia per ciò che vorrebbero fosse. In realtà la vera emergenza con cui dobbiamo fare i conti è l’alienazione del fare (o del parlare o scrivere) per coprire problemi personali irrisolti. Anche il nostro agire pastorale, non raramente dominato dall’ansia del fare, piuttosto che dalla gioia del contemplare la vita bella consegnataci da Gesù Cristo, rischia di nascondere la Chiesa a se stessa, di farla intristire, di piangersi addosso, di chiudersi nell'isolamento. Non è questo il tempo dei piagnistei, è piuttosto il tempo della scoperta dell’essenziale abbandonando ogni apparato: l’amicizia del Signore che non abbandona mai la sua Chiesa.
Ce lo ricordava il nostro vicario generale (allora under 50) qualche anno fa alla presentazione del piano pastorale all’insegna dei discepoli di Emmaus. Se non riusciamo a ritrovare quello slancio di annuncio, falliremo nella nostra impresa perché nessuno si avvicina a chi vive di lamentele, a chi vorrebbe tornare alla Chiesa preconciliare, a chi sta fermo e non cammina perché teme l’oggi e si chiude a riccio in un vittimismo senza uscita.
Calano i preti, le assemblee sono al lumicino, la presenza dei cristiani nel sociale sembra evaporata … ma allora svegliamoci, invece di lamentarci, prendiamo il largo, come scrive padre Radcliffe: Cristo è risorto, non ci manca nulla … manchiamo solo noi.
E ripartiamo alla ricerca dei volti degli uomini, per raccontare loro la grande notizia che abbiamo incontrato un Dio sorprendente, che non condanna, ma ti perdona senza condizioni, un Dio di infinita misericordia.
Solo una Chiesa che si scopre perdonata e amata può ospitare i volti degli uomini e delle donne che abitano il nostro territorio, sia esso un volto giovane o anziano, immigrato o solo.
Solo una Chiesa che, ogni giorno, invoca per sé il perdono e la visita di Dio, può chiamare i volti di chi incontra con il nome di fratello e sorella, senza chiedere carte d’identità. E chiediamoci una buona volta perché mai lo Spirito ci ha inviato un papa come il nostro qui oggi, che sa farci “sognare” come ha scritto Enzo Bianchi domenica.
Una Chiesa giovane di cristiani non musoni, ma fatta di persone felici per la gioia autentica che viene dal Risorto.



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Francesca Lozito

Giornalista professionista, vive a Milano e si divide tra radio e carta stampata. Giornalista con la passione per la scienza e la medicina scrive su questi temi da anni per testate nazionali cartacee e online. Dal lavoro che tra il 2007 e il 2009 ha compiuto nel mondo delle cure palliative è nata la prima traduzione italiana di un'opera di Cicely Saunders, madre delle cure palliative moderne, Vegliate con me (Edb) che ha curato con Augusto Caraceni

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