SECONDO BANCO
A passo di danza...
di Gilberto Borghi | 10 giugno 2013
«Prof, vedere ballare questa suora è bellissimo. Però... Ma l'ha vista? Con un crocifisso! Non è normale...»

Siamo agli sgoccioli. In qualche classe resta da definire qualche voto, in altre è tutto già a posto. E il tempo di questa ultima settimana di scuola diventa allora prezioso. Per fare bilanci, salutarsi, farsi gli auguri per l'esito degli scrutini o degli esami. Ma soprattutto per dare spazio alla relazione tra persone, dove i ruoli un po' si sfumano e qualcosa di più personale può far capolino sulla scena.

Mentre aspettiamo che suoni la campanella, Annalisa quasi d'improvviso si stacca dal gruppetto sotto la finestra e mi assale alla cattedra. "Prof. l'ha vista questa?". E mi appoggia sotto gli occhi il suo smartphone aperto su una pagina di YouTube.

"Ma sì che la conosco, è una suora!" "No prof., mi ha rovinato la sorpresa!". "Eh, mi dispiace per te, ma è famosa ormai, si chiama suor Anna Nobili. La suora che balla con Dio". "Però prof. è strana. Mi piace un casino quando balla, ma come si fa... dai..."

Annalisa è alta, minuta, uno sguardo dolce e terribilmente deciso che dice bene la sua inquietudine. Non si fatica a capire che col cibo ha ancora un rapporto difficile. Dopo che, tre anni fa, era stata assente da scuola per quasi due mesi perché aveva deciso che il suo corpo era troppo grasso, apparsa anche lei nel teatro dell'anoressia. Fortunatamente poi, un amore, una zia e uno psicologo bravo le avevano dato equilibrio. Ama la danza, visceralmente, da sempre, e ha una sensibilità davvero non comune, ben custodita dentro e che difficilmente viene fuori coi suoi coetanei.

"Come si fa prof.? Ma l'ha vista?". E mentre lo dice chiude il video dove una donna, sull'Ave Maria di Caccini, interpretata divinamente da Bocelli, danza tra un velo rosso e un crocifisso in mano, stringendolo a sé come se fosse il suo Amore assoluto, fino a giacerci sopra in una chiusa quasi erotica.

"Certo, lo conoscevo già questo video. A te che effetto fa?". "Non lo so, prof. È da due settimane che ogni tanto lo guardo... vederla ballare è bellissimo, ma l'ha vista? Con un crocifisso! Ciò, non è normale...". "Cos'è che non è normale, che balla con un crocifisso e quasi ci fa l'amore? Ma cosa esprime questo ballo, cosa ti lascia quando lo vedi?". "Ah, prof. si vede che è innamorata persa, davvero, è leggera e così presa... sembra quasi felice". "Ah, e una suora non ha diritto ad essere innamorata così di Dio?". Annalisa sospira, aggrotta la fronte, tira su le spalle e dice: "Beh, sì... però... cioè, come fa? Mica lo vede o gli parla o lo abbraccia?". "E infatti, proprio perché non può abbracciarlo, ballando così cerca di "sentirlo" come se fosse vero in carne ed ossa".

"Ho capito, prof. ma non è la stessa cosa...". "Tu con Gianluca (il suo ragazzo) ti senti così leggera e così presa, come lei?". "Ma no prof., ma cosa centra?". "Centra. Non è che invidi un po' quello che prova la suora, un sentimento così pieno che trasuda dalla sua danza e che anche tu vorresti provare?". Si fa seria in volto e mentre appoggia gli occhi in terra mi dice: "Vabbé, prof... non lo so... può darsi. Però tanto nessuno ti ama così tanto... che tu puoi fidarti del tutto, farti prendere così... tutta, come sta suora... Ciò, sembra invasata! Cioè, io ammetto che all'inizio quando ti innamori puoi anche essere un po' fuori, ma poi è normale che ti passa e ti riprendi". "Fammi capire Annalisa, vuoi dire che l'amore, anche quello sincero che puoi vivere con Gianluca, secondo te non è mai pieno, intero, tanto da riempire il cuore?". "Eh sì, prof.". "E come ti lascia, dentro, questa cosa?" Alza gli occhi, sospira e dice: "Boh, come mi lascia... se ci penso, forse c'è un po' di vuoto, ma ci sta. Poi lo sa prof. io sono sempre un po' incasinata... forse è normale che stia così".

"Non lo so se è normale - le dico. Quello che so è che nessun amore, per quanto vero e bello potrà mai riempirci il cuore completamente, perché siamo fatti per l'Infinito, e non ci basta mai quello che troviamo qui. Forse una suora innamorata di Dio ci ricorda proprio questo. La gioia che provi quando ami Gianluca è segno che sei viva e sei vera. L'inquietudine quando senti che quell'amore non basta vuol dire che vuoi essere ancora più viva e vera". "Sa prof., quando ballo, io sono proprio così, mi sento viva e vera". E lo dice accendendo un sorriso intero e una luce dolce negli occhi.

"Quando ballo è come se non fossi lì... non fossi io, è come se... non so come dirlo... come se fossi una cosa sola con tutto il bello del mondo... va bhè prof. A dirlo così mi sento stupida... però è vero...". "Ti senti stupida perché anche tu sai che puoi essere un po' "invasata", che hai scovato dentro di te un modo per "sentire" quell'Infinito che ti può riempire?" "Eh, prof, non esageri, io non sono credente... cioè sì... non lo so... forse Qualcuno c'è, ma non penso che si interessi di me!" "Perché no? E chi credi che ti abbia dato questo amore che senti, che viene fuori quando danzi o quando sei con Gianluca? Chi credi che continui a farti sentire un po' inquieta perché tu capisca che non ti può bastare questo amore che hai? Io so che ha un nome, si chiama Amore, con la A maiuscola, si chiama Dio".

Mi guarda negli occhi e mi dice: "Non lo so prof. magari fosse così...". Le sorrido, le metto una mano sulla spalla e le dico: "Annalisa, mi prometti di continuare a ballare?" "Certo, prof. non ho dubbi". "Bene, questo mi basta. Buon estate, ci vediamo a settembre".

18/06/2013 13:52 LucaGras
Applauso in piedi per questo post.


18/06/2013 12:11 Michele Contadini
Grazie. Ho ritrovato nelle sue pagine (Un Dio inutile) la mia stesa esperienza di 25 anni d'insegnamento della religione. Una grazia di cui non finirò mai di ringraziare Dio. Una storia che inizia ogni anno a settembre con trepidazione e che termina a giugno con un desiderio smodato di ricominciare. Volti, nomi, storie di ragazzi che illuminano questo tempo e la mia vita. Una generazione di ragazzi forse "incredula” (Armando Matteo, Rubbettino 2010), ma senz'altro sopravvissuta ad una carenza di educazione e di educatori e per questo pronta a confrontarsi quando viene presa sul serio.
Ancora grazie.
Michele Contadini



17/06/2013 16:32 Antonio Coda
Ho letto - l'ho concluso ieri sera - il libro "Un Dio inutile" e l'ho trovato schietto, diretto e concreto, in una parola: bello. E m'è venuta subito voglia di ringraziare chi l'ha scritto, perciò sono passato di qui e ho letto della suora danzante, trovando questo articolo sorprendente come i migliori confluiti nel libro.

Di anni io ne ho trenta ma i dubbi, le provocazioni, le distanze, le immaturità, gli spaventi, le diffidenze, la testardaggine e le pretese sono proprio le stesse dei ragazzi adolescenti di cui scrive lei, perciò inizialmente mi sono sia preoccupato, dato un evidente blocco del mio sviluppo psicologico deducibile!, sia rallegrato, perché la impudenza impertinente dei nemmeno diciottenni resta una buona garanzia di sincerità, filtrata a malapena dalle insicurezze da camuffare di chi, a corto di esperienze, deve improvvisarsi una conoscenza delle cose del mondo che non ha ma e che deve fingere di avere per sopravvivere al cinismo che t'insegna a farti fuori da te prima che ci pensino gli altri.

E dunque: grazie per il libro, per la sua attenzione, per l'apertura, per la capacità di ascolto e di analisi, al suo credere che non significa smettere di pensare, anzi: è una continua tensione al confrontare, condividere, interrogare. Lei è tra i pochi che quando scrive "post-moderno" mi dà la sensazione di aver colto un passaggio generazionale e di non starsi incollando sulle parole una etichetta da periodizzazione sussidiaria, così come quando scrive "Dio" trasmette il racconto di un incontro e non la speculazione attorno a un puro concetto.
Però ora basta con le mie ciarle.

I miei grati saluti!,
Antonio Coda



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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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