SECONDO BANCO
La fine della secolarizzazione
di Gilberto Borghi | 03 giugno 2013
Trent'anni fa dare un tema del genere in una scuola pubblica avrebbe scatenato un pandemonio, anche tra gli studenti stessi...

Ormai ci siamo. Anche quest'anno la prova si farà. Una volta segnava un confine consistente, e per questo temuto e desiderato al tempo stesso, dagli studenti. Oggi è spesso percepito, da loro, come necessario tributo all'organizzazione scolastica, tanto che anche il nome, rinnovato qualche anno fa, lo dice: "esame di stato", al posto del giurassico "esame di maturità". Ma proprio in onore del tasso molto alto di burocratizzazione a cui siamo arrivati, la legge impone di organizzare, nei mesi precedenti la fine della scuola, delle "prove delle prove" d'esame, ciascuna pensata per far sperimentare agli studenti il "come sarà".

Nella tipologia "B" dell'ultima prova della prima prova d'esame (questa espressione già dovrebbe dirci che qualcosa non va nella scuola!!) una mia collega di lettere ha deciso, tra le altre tracce, di proporne anche una sul rapporto tra i giovani e la fede. E nei documenti offerti agli studenti, da cui partire per sviluppare un saggio breve, fanno capolino il giornalista Massimo Donaddio, il cantante Max Gazzè, il regista Luis Bunuel, un certo Carl Marx, un altro certo papa Francesco, e un docente di religione, il sottoscritto.

Quando la mia collega mi ha detto di questa traccia, ho sperato che pochi, pochissimi, la scegliessero, perché ovviamente non sarei riuscito a resistere alla tentazione di leggere gli elaborati degli studenti. E non perché fossi coinvolto, ma perché non posso certo farmi scappare una occasione così per avere il loro stesso punto di vista, proprio sul rapporto tra loro e la fede. Per giunta proposto da un docente non di religione, che perciò incrocia anche coloro che non scelgono la mia materia.

Come si dice, "il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi". Su un totale di 54 studenti, di tre quinte, hanno scelto questa traccia in 31. Il 57,4 %. Ovviamente qualcuno dirà che le altre tracce erano "infattibili". Cosa che ho verificato con gli studenti stessi, che invece mi hanno smentito, incerti nella scelta tra due o anche tre tracce, tutte interessanti. Altri diranno che la citazione di un loro prof. nei testi da consultare ha inclinato la scelta, non fosse altro per una "captatio" implicita. Ma anche qui devo dire che non è così, perché il mio testo proposto è stato quello meno citato tra tutti gli altri (e mi sembra anche giusto!).

Credo che allora, il senso di realtà dei numeri mi obblighi a riconoscere che è proprio il tema proposto ad avere attenzione, perché aperto e sanguinante nella coscienza dei miei studenti. È una cosa che per molti altri versi ho già verificato in questi anni. Mi sto prendendo il tempo per leggere gli elaborati dei miei ragazzi. E spero di darne conto qui. Ma già qualche riflessione è inevitabile.

La secolarizzazione è davvero finita. La tendenza culturale di massa a relegare la questione della ricerca di senso e di religiosità nell'ambito delle cose insignificanti è davvero terminata, ammesso che in questi termini ci sia mai stata davvero. E i numeri della scelta dei miei studenti sono solo l'ultimo di una serie di segnali, molto chiari, che da decenni sociologi e filosofi, più autorevoli di me, hanno ben descritto.

Ma c'è una versione più morbida della secolarizzazione, una tendenza culturale a relegare la questione della ricerca di senso e di religiosità nell'ambito del privato, senza possibilità di ricadute sociali e pubbliche. Qui la fede sarebbe sensata, se resta confinata nella dimensione privata, mentre la religione sarebbe assurda, perché espressione sociale della stessa. Anche su questo però, la scelta dei miei studenti denuncia che la divisione tra pubblico e privato, si sta esaurendo davvero. Trenta anni fa, dare un tema del genere in una scuola pubblica avrebbe scatenato un pandemonio, anche tra gli studenti stessi. Oggi non solo passa, ma viene apprezzato. Qualcosa deve essere cambiato! E non lo scopriamo ora. Da tempo sappiamo che la post-modernità abbatte questo confine quasi sempre facendo scomparire la consistenza della vita "privata" a scapito della pervasività di quella "pubblica". Non si esiste se non si appare.

Ma allora mi chiedo: la fine della secolarizzazione cosa lascia sul terreno? Proprio perché il confine tra pubblico e privato sta scomparendo anche sul tema della religiosità, il rischio è che anche qui non si esista se non si appare. La ripresa di interesse sulla religiosità in questa epoca rischia di risolversi sempre più in uno svuotamento, di fatto, della dimensione personale-privata della fede a scapito di uno "sbandieramento", della propria appartenenza pubblica alla religione. Non a caso i temi più rilevanti su cui si discute, anche su questo blog, ma in generale tra i cattolici, sono proprio relativi ai lati "pubblici" della adesione religiosa: cattolici e politica, cattolici e valori non negoziabili, cattolici e celebrazioni liturgiche.

E la fede? Certo qualcuno dirà che è lì dentro. È scontata, se ci poniamo questi problemi. Ecco, appunto. A forza di darla per scontata rischiamo di dimenticarcela e di non coltivarla più, rallegrandoci se gli spazi pubblici per la "presenza" della religione restano o aumentano e rattristandoci invece quando sembrano diminuire. Non è che stiamo perdendo l'essenziale?

 

07/06/2013 17:52 Yolanda Beatriz De Riso
Assunta ," la fede in Cristo non è pensiero, è storia e non possiamo chiamarcene fuori". Hai ragione in due sensi. Il primo è che la storia è oggettiva nel senso che ci siamo dentro e contribuiamo a farla con tutti gli annessi e connessi. Oggettivamente non posso non dire della rabbia e del risentimento provato quando, dopo tanti corsi, mi sono resa conto che proprio la struttura mi ha venduto un vangelo fondamentalista comodo e fuorviante contando sulla mia ignoranza.Conoscere e tener presenti i linguaggi biblici, mi ha fatto giungere spesso a conclusioni diametralmente opposte rispetto a tante omelie .E quando mi è capitato di farlo notare a qualche prete alla fine della messa non hanno decisamente gradito. Anche questa è storia.Storia possibile anche perchè l' amore e il gusto per le scritture è diventato accessibile e fruibile per tutti, e non solo per i colti, dopo il concilio. anche ad opera del card. Martini ,per esempio ,oltre a tanti altri.
L'arte e la bellezza hanno comunicato moltissimo nei secoli , come dimostrava il bellissimo recente intervento , solo se si conoscono i linguaggi interpretativi , che dovremmo tutti riscoprire più spesso. Ma , come diceva Ireneo, sua nonna ne sapeva più di lui perchè per lei era l'unica fonte e perciò conosciuta ed approfondita. Ora nella complessità ci si disperde in mille rivoli. Infine c'è l'altro aspetto della fede come storia esperienziale personale . La fede passa principalmente nel profondo e nella storia di ciascuno.E quì c'è l'enorme difficoltà di comunicare sia per eccesso, magari di superficialità o visibilità, sia per difetto rinchiudendosi in una fede fai da te magari per non esporsi o per non porsi in discussione. Trovare spazi e modalità di confronto è tutt'altro che facile. Questo sito in parte lo consente.



07/06/2013 14:16 Ireneo
@Yolanda, che le scritture si siano aperte per tutti solo dopo il concilio vaticano secondo è un' affermazione forse un po' eccessiva, almeno se intendi che prima del CVII le scritture fossero sconosciute ed i cristiani vivessero solo di 'devozioni' e sovrastrutture.

Ho a casa un'edizione (per nulla pregiata) di una Bibbia Martini, in italiano, con tanto di commento esegetico semplice e chiaro. E' del 1778, ben prima del Vaticano primo, e chiunque fosse interessato (e scolarizzato) poteva accedervi.
E per chi non era scolarizzato, o per chi ha vissuto nei secoli precedenti, anche quando le traduzioni in volgare delle scritture non usavano, esistevano le immagini, i dipinti, le sculture, l'arte in generale, linguaggio cui ora noi, scolarizzati e circondati di testi accessibili, non siamo più abituati e che ci comunica poco, ma che un tempo era la "bibbia dei poveri" (per citare due esempi preclari, la cattedrale di Monreale, o le vetrate di Chartres).

Rimango sempre colpito leggendo testi di spiritualità medievale, o anche più tarda, della grande confidenza con i temi ed i racconti biblici, citati a braccio ad ogni pagina, specie dell'Antico Testamento, confidenza che oggi è chiaramente persa.

Mons. Brambilla, ora vescovo di Novara, quand'era rettore ed insegnava alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale rimproverava spesso nelle sue lezioni che da 50 anni noi cattolici non conosciamo più la Bibbia e l'abbiamo disimparata. Si riferiva ovviamente non ai cattolici 'colti', ma alla gente comune, ai giovani che non sono più formati in tal senso. Ed è drammaticamente vero: mia nonna, che faceva la sarta e non la suora, ne sapeva molto più di me che a 20 anni avevo già dimenticato tutto quel poco che avevo imparato al catechismo.

Lungi dal voler dire che questo sia 'colpa del concilio', certamente bisognerà ammettere che il concilio non è stata la soluzione di tutti i mali e che il problema è ben altrove.



07/06/2013 13:17 assuntas
@Yolanda
in ciò che dici c'è molto di vero, ma resta vera anche la necessità, proprio in un tempo come il nostro di frammentazione assoluta, che permanga una struttura capace di garantire l'unità e la trasmissione del depositum (pena il rischio della dispersione e della moltiplicazione in chiese e correnti, che vediamo così bene concretizzatosi nelle divisioni seguite alla Riforma luterana - per avere un'idea, al Concilio Ecumenico delle Chiese sono iscritte 394 chiese diverse).

Inoltre vorrei ricordare che non possiamo scivolare in una sorta di integralismo delle scritture: anche i Vangeli e le lettere sono frutto di un percorso ecclesiale, storico e culturale, poichè sono passati almeno vent'anni prima che avessimo il primo scritto del NT (1Tes - 52 d.C. ca), più di trenta prima del primo Vangelo (Marco, fine anni 60) e in questo tempo sono gradualmente emersi ministeri e riti che poi hanno continuato a modificare la loro forma, adeguandosi ai diversi contesti culturali.
La fede in Cristo non è pensiero, è storia. E non possiamo chiamarcene fuori.



07/06/2013 11:14 Yolanda Beatriz De Riso
Grazie a Gilberto ed Assunta per le interessanti sollecitazioni che mi hanno richiesto tempo per la risposta.
La nascita della chiesa è stata prodigiosa grazie all’azione dello Spirito e alla presenza di testimoni oculari .La struttura ha sicuramente consentito di passare alle generazioni successive il messaggio su Gesù, e di ampliarne i confini storici. I vangeli scritti hanno poi consentito ,insieme alle lettere, di tramandare i contenuti e di costruire su di essi riti e tradizioni che hanno subito degli influssi storici , e di adattamento dell’annuncio, allo specifico e particolare clima culturale. Per cui è vera l’importanza della successione apostolica e dell’annuncio a cui sono chiamati tutti i cristiani. E’ altrettanto vero però che le scritture si sono aperte per tutti solo dopo il concilio vaticano secondo. Permangono riti, devozioni ed altro che non sono relativi a quanto emerge nei vangeli ma sono costruzioni successive degli uomini che le hanno interpretate a secondo del loro momento storico e culturale. Senza contare tutte le forme di potere di vario genere, anche temporale, che si sono sovrapposte ed hanno appannato o contraddetto il messaggio fondamentale. Vedi oggi i tanti scandali . In questo momento storico il cambiamento di mezzi e modalità comunicative e di conoscenza fanno cambiare il senso stesso della parola cultura e pertanto anche la fede ne viene messa in discussione. Tra tanti dati a disposizione torna fondamentale e importante il rapporto personale con persone che si reputano autorevoli, credibili , coerenti per porsi le domande di senso e mettersi in gioco con la personale esperienza. In questo caso, ascoltandole, si scoprono le domande di sempre ma anche modalità nuove di approccio e di risposte adatte ai tempi nuovi. Ed è giusto che sia così , come è sempre stato. Proprio per questo non è affatto detto che il primo incontro avvenga all’interno della struttura, dei riti , della predicazione . Oggi non è più così per chi è distratto da mille cose .Ed occorre anche scoprire ed utilizzare linguaggi nuovi per ascoltare e farsi capire, fatti non solo di confronti culturali ma di coerenti fatti.



05/06/2013 09:52 Fabio Bernardini
Brava Assunta, un insegnante di religione con i fiocchi!


04/06/2013 23:20 gilberto borghi
@ fab 04/06/2013 19:59.
per il chiarimento, due esempi: nei primi anni in cui insegnavo capitava spesso di discutere con gli studenti, molto più di oggi, su Chiesa, regole morali, rapporti con la scienza. Ma quasi mai era possibile strappare a loro la risposta alla domanda: ma tu cosa credi? In genere o la risposta non veniva data o era del tipo: "Sono fatti miei". Oggi sono loro che chiedono a me: ma lei prof. cosa crede? E se rispondo, loro dichiarano poi la loro posizione, ma senza dover per forza discutere o combattere.
Secondo: 25 anni fui testimone di un preside che richiamò il mio collega di storia, perchè spesso permetteva di esporre la sua posizione circa il peso della fede cattolica nel corso dell'epoca moderna. E il preside argomentò dicendo che queste cose sono opinioni personali, di ambito personale, che non devono entrare nella oggettiva ricostruzione storica spiegata ai ragazzi. Oggi sono i ragazzi che chiedono da che parte sta il prof. su queste cose.
Io intendo il termine secolarizzazione nelle due accezioni indcate nel post, specie la seconda. E' per questo che sono io a richiedere chiarimenti sull'idea che la secolarizzaizone è ancora agli inizi. Qualche esempio?



04/06/2013 21:10 assuntas

Il mio intervento delle 20.10 è in dialogo con Yolanda delle 16.30.




04/06/2013 20:56 un lettore curioso

Vorrei contribuire alla discussione inserendo alcune parti di un articolo pubblicato recentemente da Ernesto Galli della Loggia su corriere.it

Una grande rivoluzione sta silenziosamente giungendo al suo epilogo in Europa. Una rivoluzione della mentalità e del costume collettivi che segna una gigantesca frattura rispetto al passato: la rivoluzione antireligiosa. Una rivoluzione che colpisce indistintamente il fatto religioso in sé, da qualunque confessione rappresentato, ma che per ragioni storiche, e dal momento che è dell'Europa che si parla, si presenta come una rivoluzione essenzialmente anticristiana.
[....]
Ecco alcuni esempi, tra gli innumerevoli che potrebbero farsi, di quanto sto dicendo (tratti in parte da una dettagliata denuncia pubblicata su un recente numero di Avvenire ). In Irlanda le chiese sono obbligate ad affittare le sale per le cerimonie di loro proprietà anche per ricevimenti di nozze tra omosessuali[1]; a Roma, nel corso del concerto del Primo Maggio un cantante ha mimato il gesto rituale della consacrazione dell'ostia durante l'eucarestia avendo però tra le mani un preservativo al posto dell'ostia; in Danimarca il Parlamento ha approvato una legge che obbliga la Chiesa evangelica luterana a celebrare matrimoni omosessuali nonostante un terzo dei ministri di questa si siano detti contrari[2]; in Scozia due ostetriche cattoliche sono state obbligate da una sentenza a prendere parte a un aborto effettuato dalle loro colleghe [3], mentre dal canto suo l'Ordine dei medici inglese ha stabilito che i medici stessi «devono» essere preparati a mettere da parte il proprio credo personale riguardo alcune aree controverse.
[....]
Insomma, libertà religiosa da un lato e dall'altro libertà di opinione e di parola - che sono i due pilastri della libertà politica - vanno all'unisono. È innanzi tutto da questo punto di vista, dunque, che è quanto mai preoccupante il fatto che oggi, in Europa, in molti luoghi e per molti versi, la libertà dei cristiani appaia oggettivamente messa in pericolo. E non importa che ciò avvenga per il proposito di proteggere da supposte discriminazioni questa o quella minoranza. È anzi semplicemente paradossale, dal momento che nell'attuale panorama del continente sono i cristiani in quanto tali che appaiono una minoranza. Lo sono di certo - e massimamente i cristiani cattolici e la loro Chiesa - rispetto al mainstream dell'opinione e del costume dominanti e culturalmente accreditati.
[....]


[1] Qui potrebbe rilevarsi una lieve imprecisione :
CATHOLIC CHURCHES in Ireland have said they would refuse to perform civil marriages as part of religious ceremonies if the constitution is changed to allow full civil marriage for same-sex couples – potentially forcing Catholic couples to have two separate wedding ceremonies.
http://www.thejournal.ie/catholic-church-gay-marriage-civil-wedding-850141-Mar2013/


[2] forse anche qui :
The country's parliament voted through the new law on same-sex marriage by a large majority, making it mandatory for all churches to conduct gay marriages.
Under the law, individual priests can refuse to carry out the ceremony, but the local bishop must arrange a replacement for their church.
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/denmark/9317447/Gay-Danish-couples-win-right-to-marry-in-church.html
[3] forse ancora una piccola imprecisione :
It was good to learn from Catholic World News on Wednesday that the Appeals Court in Edinburgh has now ruled that in the case of two Catholic midwives, they have the right to refuse indirect involvement in abortions.
http://www.catholicherald.co.uk/commentandblogs/2013/04/26/the-catholic-midwives-case-a-victory-for-freedom-of-conscience/




04/06/2013 20:10 assuntas
E' la successione apostolica che ha garantito il tramandarsi della memoria Jesu.
E' un dato di fatto: senza la Chiesa la vicenda di Gesù si sarebbe persa tra mille altre vicende di ebrei marginali.
Perchè questo non avvenisse, Dio stesso ha voluto aver bisogno della Chiesa, che ha istituito con il suo Spirito, a Pentecoste.
E ciascuno di noi è venuto a conoscenza del messaggio evangelico tramite l'opera della Chiesa. Il primo contatto concreto e storico è con l'istituzione, la sua predicazione, le sue strutture, i suoi riti.
Credo che questi siano dati oggettivi, innegabili.

Poi la Chiesa si è divisa? La vera Chiesa è la cattolica, sussiste in essa, non lo è? Sono questioni importanti, ma che vengono dopo.



04/06/2013 19:59 fab
due osservazioni:
1. mi disorianta la proposta della "fine" della secolarizzazione quando lo vedo come un processo ancora agli inizi, che deve cioè ancora esprimere il suo "picco" massimo e che questo è ancora molto di la a venire nel futuro prossimo.
2.non capisco proprio cosa vorrebbe dire Trenta anni fa, dare un tema del genere in una scuola pubblica avrebbe scatenato un pandemonio, anche tra gli studenti stessi. Un chiarimento?



04/06/2013 19:07 gilberto borghi
@ Hadassah 04/06/2013 08:19
Ovviamente è chiaro che io non intendo proporre una fede che non diventi cultura. Ma bisognerà cercare anche intendersi su cosa vuol dire cultura.
Il testo citato, di Giovanni Paolo II, si trova nel discorso ai partecipanti al congresso mazionale del movimento ecclesiale di impegno culturale, del gennaio del 1982. E li il contesto in cui il brano è inserito è chiarissimo su cosa significa che la fede diventa cultura.
Dopo aver citato l'Evangelii Nutiandi di Paolo VI per indicare che il processo di inculturazione della fede si fa "partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio", Giovanni Paolo II, dice: "la fede è chiamata ad ispirare, ad impregnare ogni cultura. È tutto l’uomo, nella concretezza della sua esistenza quotidiana, che è salvato in Cristo ed è, perciò, tutto l’uomo che deve realizzarsi in Cristo" E più sotto indica anche l'obiettivo specifico per l'oggi, del processo di inculturazione: "percepire nella loro unità profonda e armonizzare la sempre più grande diversità degli elementi che costituiscono la cultura odierna".
Quindi tutt'altro che creare una cultura "cattolica", che sta in piedi da sè stessa in questo mondo e che tenda a combattere o a volersi sostituire a quella presente, ma stando dentro a questa cultura, coglierne l'unità profonda e armonizzarla secondo la prospettiva di Cristo, quella della "riunificazione" interna dell'uomo concreto di oggi sotto il suo Signore.
E come si fa a fare questo se la prima cosa che facciamo quando ci avviciniamo a questa cultura odierna è giudicarla e rifiutarla? Ovviamente fatto in nome della Verità di Cristo che noi abbiamo e di cui la cultura odierna invece ci sembra completamente sprovvista. Le persone reali quelle di cui parla Paolo VI, non potranno sentirsi riconosiute nè accolte da un atteggiamento del genere. E perciò non potranno certo mettersi in discussione perchè noi non rappresentiamo qualcosa di attraente, perchè sentono lontano un miglio il nostro preiudizio.



04/06/2013 16:30 Yolanda Beatriz De Riso
Sono disorientata: Non si può credere in Gesù senza la chiesa? Quale? Cattolica, ortodossa, Luterana , Evangelica Ecc.?
Una fede autentica la si può acquisire solo dentro la chiesa che è madre? E quando è matrigna? E che ne è dello Spirito che soffia dove e come vuole? Lo abbiamo impacchettato intorno all'eucaristia per le adorazioni dei cattolici convinti? Lo sconcerto è grande. Sembrano tutti discorsi che filano logici fino a quando diventano sconcertanti. Scusate ma la mia fede è cresciuta " nonostante "la chiesa e le tante controtestimonianze. Gesù lo incontro spesso sui volti di tanta gente che soffre e che magari in chiesa non ci va proprio. Mi piace pensare che Lui disse : fate questo" in memoria di me", " vi do un comandamento nuovo : amatevi come io vi ho amato"." ogni volta che lo avrete fatto a uno di questi piccoli lo avrete fatto a me" Non ha citato chiese, recinti, adorazioni. Trovo strano parlare di adorazione e poi vedere passare , quelli che non mancano mai, o i preti , indifferenti davanti a quella donna che cerca di essere dignitosa abbassando lo sguardo e che augura buona domenica ,mentre stringe nelle mani un piattino per chiedere la carità alla porta della chiesa ogni domenica.



04/06/2013 11:56 Lorenzo Cuffini
Perfettamente d'accordo , parola per parola, Ireneo.
( con l'avvertenza che l'appartenenza d'etichetta- deprecabile- esiste ed è, snort, scambiata per cristianesimo da chi la pratica.)



04/06/2013 11:24 Ireneo
@Lorenzo, dici Bene che la fede è una relazione personale con Gesù Cristo. Tuttavia, come ricordava giorni fa papa Francesco, solo nella Chiesa si può incontrare davvero e realmente Gesù Cristo ("non si può credere in Gesù senza la Chiesa"), e non soltanto leggendo libri, fossero anche la Bibbia ed il Vangelo, facendo del bene.

Se qualche primo passo verso la fede si può fare 'fuori' dalla Chiesa, una fede autentica la si può vivere solo all'interno ma, soprattutto, la si può acquisire solo dentro la Chiesa, che è madre ed esiste anche per essere madre, portare la fede e mostrare Gesù Cristo.

Ovviamente, non si parla qui della Chiesa-istituzione, ma della Chiesa-sacramento. E la sfida degli educatori è quella di essere essi stessi Chiesa e portare Gesù Cristo, tanto parlandone quanto vivendone.

Emblematico, in questo senso, il gesto dell'Adorazione Eucaristica 'globale' della scorsa Domenica voluto dal papa, dove tutta la Chiesa ha incontrato assieme, adorato e pregato Gesù Cristo nella sua presenza reale, carne e sangue, e chi lo ha fatto sa quanto sia vero e concreto. Questo, fuori dalla Chiesa, non è possibile.

Alla Chiesa è in effetti affidato Gesù Cristo nella sua manifestazione più reale che è l'Eucarestia. E poiché, come ricorda il Concilio, l'Eucarestia è fonte e culmine della vita della Chiesa (qui preme sottolineare come sia 'fonte'), cioè la vita nostra, non dobbiamo pensare che l'Adorazione sia qualcosa per i cattolici convinti e 'dentro': Gesù Cristo è per tutti. Non sorprende dunque che esistano, tra le altre, iniziative di evangelizzazione come quelle che ricordava proprio Gilberto mesi fa, che partono proprio dall'invito a visitare l'Eucarestia esposta, nel silenzio e nella preghiera.

Essere nella Chiesa non si riduce, quindi, ad una appartenenza d'etichetta che viene dopo avere incontrato Gesù Cristo, questo mi premeva sottolineare.



04/06/2013 08:19 Hadassah
"Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta"
Giovanni Paolo II



03/06/2013 21:54 Lycopodium
Sotto sotto, alla fine si torna sempre li: alla fede sensata, perché "nascondita" nella dimensione privata, alla religione assurda, perché espressa socialmente. Di questo tipo di contrapposizione è intessuta la modernità. La postmodernità non ne è l'uscita dalla modernità, ma l'implosione della modernità stessa. Che riprende e torna ad assestarsi nelle sue contrapposizioni, un po' per abitudine, un po' per non morire.


03/06/2013 16:33 Lorenzo Cuffini
Ben venga che ci sia un risveglio per la fede.
Secondo un approccio personale, individuale?
Ben venga questo tipo doi approccio. Quale altro puo' essere autentico?
Questo non c'entra nulla con il soggettivismo e il relativismo - questi sono rischi sempre presenti, ma che vengono dopo - :sarebbe come accusare di relativismo e soggettivismo i ragazzi perché invece di parlare e credere nell Amore e nell'innamoramento, si innamorano e amano in carne ed ossa!!!
Dico una banalità grossa come una casa, ma vera: la fede cristiana è innanzitutto una relazione personale con Gesù Cristo: da cui, se lo si prende sul serio, deriva e si costruisce l'appartenenza alla Chiesa. Ma se manca la relazione personale ( che- come tutte le relazioni personali magari nasce e si sviluppa dalle piccole cose insignificanti,ma personalissime ) si assiste a quell'altra degenerazione-opposta, ma non meno perniciosa- secondo cui la fede consiste nell'appartenenza a un gruppo, nella identificazione "di principio" con dei valori, nel radunarsi sotto una bandiera. Un'adesione "ideologica". Stop.
Chiamasi movimentismo, e pure questo è un ismo che non promette nulla, ma proprio nulla di buono.
Posso anche essere un pasionario barricadero del matrimonio e della famiglia... ma se io non "do la vita" per mia moglie, è tutto un castello di carte.
Idem per la fede.



03/06/2013 15:44 Federico Benedetti
C'è un interesse per la fede, ma una fede attraversata da soggetivismo e relativismo. La fine della secolarizzazione ha "sdoganato" l'argomento (ed è un bene), ma ha portato con se' l'idea che si possa cercare Dio, coltivare la propria religiosità, alimentare una vita spirituale anche stando fuori (e spesso contro) dalle chiese e dalle religioni. Dei e religioni fai da te, "gestibili" in base ai guasti e alla comodità del momento.
Questo naturalmente apre una nuova sfida agli educatori, e non sarà facile.



03/06/2013 14:39 agnese s.
Molte parrocchie e addetti ai lavori marciano sul binario descritto da Sergio. Quei pochi " recettivi "diventano col tempo refrattari a tanti bei discorsi sulla fede che nei fatti trovano smentiti .
I fatti ....la verità...il vangelo ...non sono nozioni astratte ma la vita stessa.



03/06/2013 09:56 Sergio
Da insegnante ho avuto l'impressione che ai ragazzi interessi di più la fede, o almeno ciò che riguarda essa, che non la religione, o l'aspetto pubblico/politico di essa...ma non saprei dire se questo è conseguenza di una visione intimistica e individualistica dell'oggi, oppure riflesso di una sovrapposizione pubblica della religione a fini politico-pratici, quasi religione civile, che di fatto ne ha svuotato i contenuti personali di rapporto con il divino...


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Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

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