Il confronto che fa del bene
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 30 maggio 2013
In una terra a vocazione turistica, come recita il marketing, ti accorgi subito degli ospiti e delle loro abitudini, talvolta diverse, anche in chiesa...

Non si possono fare confronti. Lo si sente spesso ripetere. Eppure tutta la vita è un confronto, la realtà stessa è un confronto.

Cominciamo con lo specchio che ci rinvia giorno dopo giorno un'immagine diversa da quella che ricordavamo, ma i nostri ragazzi si confrontano in classe in base alle valutazioni ricevute - spesso anche all'ultima felpa o al tablet che sbuca fra i libri - i loro genitori vengono classificati in base al rendimento sul lavoro (ma nella società si è valutati anche a busta paga), si stilano graduatorie per i concorsi o per le prestazioni sportive, dove ogni partita viene definitiva appunto, un "confronto". Per non parlare delle idee politiche ...

Abbiamo passato anni di studio a confrontare periodi storici e civiltà, i sociologi e gli economisti modelli sociali ed economici, fino a ieri anche nella Chiesa si confrontava quanto accadeva "prima" del Concilio con il "dopo", i due papi del Concilio con i predecessori o col successore polacco... (solo tra i due ultimi pontefici il confronto non sembra essere consentito, ma questo è un altro discorso).

Così il confronto ci appartiene e non credo proprio sia negativo.

Sul versante ecclesiale l'ultima esperienza mi è capitata di recente nel corso di una visita in Liguria. Messa domenicale della comunità in una bella cittadina. A stento 50 persone, quasi mute al momento delle risposte dell'assemblea. Quattro ragazzi nei banchi, ma nessun chierichetto: serviva messa un over 30, chissà forse un seminarista. Compreso noi, le coppie riconoscibili non più di una decina, il resto solo donne perlopiù anziane, se escludiamo 3 ragazze con gli zaini, probabilmente di passaggio. Alle letture una giovane donna e una di mezza età - le stesse che dal primo banco tentavano coraggiosamente di far cantare l'assemblea - salgono sull'antico pulpito a 2 metri d'altezza tra genuflessioni e segni di croce. La desolazione continua dopo che all'omelia il celebrante se ne esce con un "altrus Christi" che mi fa pensare a questa comunità in termini anche di sfortuna e nel finale solidarizzo nella scelta di "Santa Maria del cammino" cantata per intero "quando mi sento ormai stanco e sembra inutile andar ..". Poveri, e abbandonati dal mondo: ma quale bimbo o adolescente sarebbe invogliato a restare, se pure avesse imboccato la soglia?

Qualche ora più tardi in una cittadina della costa a forte connotazione turistica - e si vede già dalle frotte di americani, francesi e spagnoli che si riversano per le strade - davanti ad una chiesa dove, evidentemente, si celebrano le Prime Comunioni. Sul sagrato 3 ragazzine abbigliate come sposine posano da modelle provette per scatti fotografici tra pizzi, veli e sottogonne. Un maschietto in disparte indossa un completo grigio perla lucido: sembra un po' imbarazzato, ma forse è un'impressione. Lo stuolo di mamme e parenti mi richiama un matrimonio a bordo piscina cui ho assistito dalla terrazza di un locale in California: qui sono giovani mamme e nonne con larghi cappelli, in coordinato scarpe, borsa, guanti (predominanti menta e fucsia ndr), talvolta strizzate in supermini forse più adatte ad altra sede ...

Confronti, si diceva. Non potevo non farli pensando alla nostra festa parrocchiale con quella tavola ai piedi dell'altare dove ogni bambino ha potuto partecipare per la prima volta alla mensa vestito con una semplice tunichetta cucita da una mamma-sarta e consegnata con 2 mesi di anticipo così da permettere ogni serie di foto e non distogliere l'attenzione di quella prima volta (dove comunque per scelta diocesana è consentito un solo fotografo in azione e discrezione). O alla nostra messa del sabato sera (200-250 partecipanti) con una dozzina di chierichetti in scala di età dalla 1° elementare alla 3° superiore, famiglie al completo con bimbi in carrozzina e su, e poi giovani e un clima di festa che non è solo merito del tamburo africano suonato da Francisco o del resto di orchestra e coro, ma di una condivisione tra di noi (ed è la parrocchia di un quartiere cittadino che spesso viene definito dormitorio ...).

Il confronto era ancora più scontato perché reduci qualche sera prima da un incontro di taglio pastorale dove si analizzava la vita delle comunità e le domande cui sono chiamate a rispondere. Nessuno può dir nulla sulla fede delle persone - "di cui tu solo hai conosciuto la fede" preghiamo per i Defunti - e sappiamo bene che non è un vestito o una chiesa semivuota che fa la differenza, che non basta una tunichetta se poi arriva l'i-Phone in regalo o un sostanzioso versamento in banca da parte dei nonni ...

Il discorso è proprio sul confronto ... delle differenze, che dovrebbe diventare "convivialità" diceva il vescovo Tonino di cui ricordiamo i 20 anni dalla morte. In una terra a vocazione turistica, come recita il marketing, ti accorgi subito degli ospiti e delle loro abitudini, talvolta diverse, anche in chiesa: c'è chi sta in ginocchio per quasi tutta la celebrazione, chi non ti dà il segno di pace, molti sembrano andare all'arrembaggio al momento della comunione, i più aprono appena la bocca per rispondere, di cantare non se ne parla ... un celebrante del Centro Italia in una chiesa gremita ad agosto è venuto fuori con "l'aoristo che tutti abbiamo studiato al liceo ...". L'impressione dall'esterno è di una passività disarmante e non di una partecipazione "attiva", spesso solo di un precetto da assolvere con quell'ingresso poco prima del Vangelo con quotidiano tra le mani e l'uscita di corsa alla comunione e c'è pure chi cerca inutilmente un confessore durante la messa ... E va di pari passo con i tanti giovani che all'ultima GMG si stupivano di fronte a quei confessionali bianchi costruiti per l'occasione, semplicemente perché non ne sentivano proprio la mancanza! (ci si confessa normalmente, anche da adulti, seduti a fianco del ministro di Dio).

Ma questo mi fa soprattutto pensare che il confronto dovrebbe arricchire e non viceversa. In Liguria gustando un'ottima farinata, ho recuperato la ricetta, peraltro già provata. In parrocchia alle classiche 3 dimensioni (liturgia, annuncio e carità) abbiamo sostituito i 5 ambiti del 4° Convegno della Chiesa italiana a Verona: vita affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione, cittadinanza. Ogni ambito ha indicato un rappresentante in Consiglio pastorale, ma è solo un esempio della voglia di sperimentare il nuovo, se questo può rivelarsi efficace.

Il fatto è, mi sembra, che ciascuno di noi, invece di misurarsi con altre esperienze e sensibilità (anche di altre fedi o confessioni, perché no? come da cattolici abbiamo augurato ai buddisti in occasione della festa del Vesakh) finisca un po' per assolutizzare la sua. Che se va bene, si può sempre umilmente migliorare perché nessuno è perfetto, se non è soddisfacente, piuttosto che cambiare, si maledice e si incolpa l'universo intero che ce l'avrebbe con noi, invece di rimboccarsi le maniche. Insieme si può, recita questa volta il movimento cooperativo di don Guetti.

Il confronto potrà far scendere la bilancia a nostro favore o meno, ma se non ci si confronta, si condividono idee e risultati, restiamo solo chiusi a crogiolarsi nella nostra torre. E "quanti cristiani tristi, scoraggiati, troviamo", ci ha ricordato papa Francesco i giorni scorsi, altri hanno invece "quello sguardo bello, quella felicità serena. Non parlano tanto, ma hanno un cuore paziente e pieno d'amore. Tanti cristiani sono così". E se provassimo a confrontarci con loro?

 

31/05/2013 16:04 Maria Teresa Pontara Pederiva
Grazie, Luisa per l’opportunità di confrontare esperienze di realtà diverse proprio come avevo proposto al positivo. Hai ragione sulla natalità: a Trento siamo a 1,59 figli/donna, mentre in Liguria 1,29, ma anche il Trentino sta invecchiando a grandi passi.
Riguardo invece alla zona della città solo poche settimane fa in parrocchia ci siamo proprio sentiti in colpa in quanto i dati del Comune segnalano la nostra Circoscrizione in testa con le denunce redditi più alte.
Ma qui torna proprio il tema del confronto che, parola del latino medievale, significa porsi di fronte, valutando somiglianze e differenze, con onestà. Purtroppo scattano spesso i meccanismi di difesa e i complessi di inferiorità che paralizzano, o attaccano. Credo sia esperienza comune di molte realtà scolastiche di questi anni quella del dover fronteggiare alcuni genitori che non accettano di non vedere i propri figli al top. Con la scusa di non “deprimere l’autostima” si vorrebbero cancellare i voti alti, che invece dovrebbero proprio diventare uno stimolo a dar sempre il meglio di sé.
E’ vero che nella pastorale è molto diverso, ma il risultato lo vedo simile: una crescita e un cammino che procede, invece di star fermi a lamentarsi.
Così a noi è sembrato bello che quelle due donne nel primo banco avessero retto da sole i canti e l’unica cosa che abbiamo potuto fare è stata quella di condividerli fino all’ultimo, nonostante la chiesa si fosse rapidamente svuotata al commiato del celebrante! (e sono sicura che se avessimo avuto con noi una chitarra o ci fosse stata traccia di un organo, mio marito avrebbe offerto volentieri 2 note di accompagnamento com’è solito fare in giro per il mondo …).
La Tavola per la 1° Comunione è un’idea che il nostro parroco ha portato dal suo ministero a Milano, ma sappiamo essere presente anche in Svizzera e in Baviera. A noi sembra che i bambini capiscano meglio il partecipare per la prima volta e pienamente, al banchetto cui Gesù li ha chiamati fin da piccoli … e i fratellini attendono il loro turno.
La differenza tra il clima della chiesa anglicana e quella cattolica è reale: e qui occorre riconoscere onestamente che il confronto volge a loro favore. Ma perché, mi chiedo, se condividiamo lo stesso Cristo, non siamo capaci di mostrare la “differenza cristiana”? E anche papa Francesco oggi parla dei cristiani sfiduciati con la faccia da funerale … Se facciamo un confronto: in America le liturgie sono una festa e la comunità partecipa davvero, abbiamo imparato tantissimo sul loro essere comunità che “condivide”. Anche un caffè e biscotti a fine messa, come qui sulle Alpi si fa da sempre al termine delle Messe della Notte di Natale o Pasqua dove gli uomini del soccorso alpino, della SAT e oggi gli alpini in congedo offrono un tè, una cioccolata un vin brulé da condividere magari sotto la neve o sotto zero.
L’idea delle 5 Commissioni, infine, ci è venuta da un Gruppo di lavoro in quel di Verona, ma so essere attiva anche in altre zone d’Italia.
Come dire, se siamo “liberi” e positivi, dai confronti si cresce, anche fra movimenti e gruppi diversi per carismi.



31/05/2013 13:44 Luisa Eula
Credo utile un confronto, ma soprattutto se si ha quell'atteggiamento di "accoglienza", piuttosto che di contrapposizione; rigiardo alle notazioni da Te fatte non mi fa meraviglia che in un quartiere dormitorio ci siamìno tante giovani coppie ed una pluralità di chierichetti rispetto all'assemblea domenicale di una città ligure dove , notoriamente, l'invecchiamento della popolazione è una realtà assai conosciuta.Io abito in un "quartiere bene" della città di Torino, anche qui la popolazione é prevalentemente anziana; e la messa domenicale presso l'oratorio salesiano, che é anche Ateneo internazionale, è frequentata prevalentemente da anziani. Di fatto la maggior parte della popolazione giovane e le coppie con annessi figli, se la domenica non vanno in montagna solitamente vanno alla messa parrocchiale dove si tengono anche i corsi di catechismo.
Certo che i nostri bravi Salesiani dovranno elaborare delle strategie per rendere più attrattivo l'oratorio ai giovani... che ora sono ben diversi rispetto anche solo a quelli che frequentavano una decina di anni fa... basta sentire il loro linguaggio ed i loro discorsi. Mah. I faccio parte di un movimento ecclesiale, e penso che senza fare tanti confronti e convegni la cosa più utile sia CHIEDERE AL SIGNORE di ispirarci le soluzioni adatte per i vari contesti. "E' Dio che suscita in voi il volere e l'operare"...questo passo di san Paolo spesso ce lo siamo scordato, sostituendolo con attivismi dettati certamente dalle migliori intenzioni di "far bene" ma non ispirati dal Signore. E' con LUI... che dobbiamo confrontarci. Buon lavoro a tutti. Luisa



31/05/2013 07:47 Lycopodium
Se il rimedio alla c.d. “passività disarmante” è una “TAVOLA ai piedi dell'altare dove ogni bambino ha potuto partecipare per la prima volta alla MENSA”, allora i problemi restano tutti…


30/05/2013 19:01 Blas
Ma, per favore un confronto ci vuole una misura. Che misura useremo per confrontare le nostre esperienze e sensibilitá di fronte a esperienze é sensibilitá altrui?
Il número di quelli che hanno la stessa nostra sensibilitá?
Mi pare una misura poco cristiana.



30/05/2013 09:40 admin
@Alberto il riferimento è alla visione teologica del sacerdote come «alter Christus» nel senso di conformato a Cristo nel suo ministero sacramentale


30/05/2013 09:31 Alberto Hermanin
Prima di commentare, posso chiedere che cos'è il citato "altrus Christi"?


30/05/2013 03:09 elena
Il problema è che è difficile trovare (o anche fare) un confronto scevro da pregiudizi o da posizioni personali.
Anche quando, nella migliore delle ipotesi, si riuscisse a fare "epoché" delle nostre precomprensioni e guardare i fatti con onestà intellettuale,sempre subentra il meccanismo del "meglio" (solitamente noi) o del peggio (solitamente gli altri).
Ne è una riprova lo stesso duplice confronto fatto nel post.
Anche negli esempi iniziali il confronto è visto come una graduatoria, dove c'è un "più" e un "meno", e a nessuno piace trovarsi nella posizione del "meno".
"Confrontare" ormai è solitamente inteso con il significato di "paragonare", ma un confronto è molto più proficuo quando ci si pone l'uno "di fronte" all'altro, esprimendo ciascuno il proprio essere (pensiero, esperienze, posizioni), facendo tesoro delle parole altrui ascoltate con rispetto anche se magari non condivise.
Un confronto solo esteriore, che ci rassicuri sul nostro "essere meglio", potrà essere gratificante per noi ma può non tener conto della totalità della situazione. Meglio per noi sarebbe trovarci nella posizione di essere "peggio" e saperlo riconoscere onestamente: potremmo cogliere impensati spunti di miglioramento.
E' vero che a volte il "confronto" comunemente inteso viene spontaneo, ma non è sempre a nostro favore. A proposito di esperienze, vorrei raccontarne una mia. In una grande città inglese vicina al Galles ci sono due cattedrali, una anglicana e una cattolica. Visitando la prima quando stava per iniziare la funzione serale, siamo stati accolti personalmente con calore, lo stesso calore emanato dalle antiche pietre e dalla cura evidente con cui erano tenute. L'organo suonava, l'assemblea si preparava al canto, l'atmosfera era festosa. Usciti, ci siamo recati per la Messa vespertina alla cattedrale cattolica: cemento ingrigito all'esterno, marmo chiaro all'interno, moderna architettura. Nel vasto spazio i pochi fedeli si perdevano e, dopo una Messa frettolosa e priva di canti degni di questo nome, siamo usciti con una spiacevole sensazione di freddo nel nostro cuore. Quale risultato da un confronto?
Altre volte, tuttavia, abbiamo trovato esempi migliori, magari da imitare come il libretto plurilingue per seguire la Messa (cattolica) dato in chiesa ai turisti in una località greca, o i tentativi di convivialità post-Messa, in locali attigui, con l'offerta di cioccolata (Nord Europa) o di aranciata (ancora Grecia) perché fosse festa anche dopo.
Io credo che un confronto sia utile solo quando, al di là delle parole che non sempre è possibile scambiare, vi sappiamo cogliere uno spunto per migliorarci, sospendendo invece il giudizio per ciò che possiamo valutare solo dalle apparenze.



Commenta *






Versione stampabile
Scrivi a Vino Nuovo





Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it