Quando don Andrea non era ancora don Gallo
di Luca Rolandi | 25 maggio 2013
Adesso che i riflettori si spengono forse per capirlo bisognerebbe davvero partire da chi era già prima di diventare un'icona nei salotti televisivi

Don Andrea Gallo ora è partito per il viaggio più lungo, verso quella Meta che ha costruito sulla terra. Penso sia giusto ricordare la sua figura e anima, adesso che naturalmente i riflettori della ribalta mediatica si spegneranno e non avremo più notizia del prete genovese. C mancheranno le sue provocazioni di "bene" e ne avvertiremo la mancanza. La sua "fama" di bene e amore, il suo essere segno di contraddizione erano già vive nella comunità ecclesiale e civile genovese e non, ben prima che don Andrea, diventasse il "famoso" don Gallo di Genova. Nell'era della comunicazione ci hanno pensato dalla fine degli anni Ottanta i salotti di Costanzo e Fabio Fazio, i libri e le interviste, una serie di incontri con personaggi importanti del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo, che hanno trasformato don Andrea in una "icona".

Ma i primi cinquanta-sessant'anni della sua vita, sono stati fondamentali forse più di quelli più noti. La sua genovesità era un marchio indelebile nel mondo con il quale aveva scelto la strada del sacerdozio, un modo di dire eccomi al vangelo di Gesù Cristo, intenso nella sua radicale dimensione di dono totale all'umanità, che è immagine di Dio. Il fratello Dino, partigiano e memoria storica della Democrazia Cristiana, antifascista e repubblicana, ha avuto grande influenza, soprattutto nella scelta di indirizzarsi verso la formazione salesiana: i giovani, l'oratorio, la strada nelle sua dimensione positiva e anche negativa e pericolosa. Gli anni della formazione sono decisivi: la Resistenza e la ricostruzione, lo scontro ideologico tra comunisti e cattolici, la miseria e la fame che mordono la città e la popolazione che vive nella zona bassa: i carruggi, le vie strette e scure del centro storico. Gli "ultimi" sono lì: i primi tossicodipendenti, le prostitute, cantate da Fabrizio De Andrè, gli immigrati dell'Italia meridionale, i portuali e i marinai senza fissa dimora.

Il giovane Andrea è attratto dal modello di un cristianesimo radicale, senza retorica e intellettualismi. Don Zeno di Nomadelfia, don Lorenzo Milani, don Primo Mazzolari a loro è debitore. Vive il Concilio Vaticano II nella sua dimensione di ritorno alla radice del cristianesimo: amare il prossimo sempre e comunque. Don Andrea è prete della Chiesa cattolica senza se e senza ma. A modo suo fedele, molte volte in contrasto, obbediente, ma con la schiena dritta. Andrea Gallo deve all'insegnamento di don Bosco la sua dedizione a vivere a tempo pieno "con" gli ultimi, i poveri, gli emarginati, per sviluppare un metodo educativo che ritroveremo simile all'esperienza di Don Milani, lontano da ogni forma di coercizione e regola definita.  Attratto dalla vita salesiana, inizia il noviziato nel 1948 a Varazze, proseguendo poi a Roma il Liceo e gli studi filosofici.

Nel 1953 chiede di partire per le missioni e viene mandato in Brasile a San Paolo dove compie studi teologici: la dittatura che vigeva in Brasile, lo costringe, in un clima per lui insopportabile, a ritornare in Italia l'anno dopo. A Genova è accolto dal cardinale Siri. Con lui sarà sempre un rapporto di amore filiale e contrasto nell'interpretare la visione del messaggio. Per Andrea meno rigido e dottrinale, più misericordioso e aperto a tutti, in particolare i "peccatori". Prosegue gli studi ad Ivrea ed è ordinato sacerdote il 1 luglio 1959. Il suo amico Baget, giovane compagno partigiano, diventerà sacerdote solo nel 1967, diventando per molti anni uno dei più fedeli collaboratori del cardinale Siri.

Quando a Genova, operano tanti religiosi, preti e suore anonimi, schivi, operatori del bene, in situazioni estreme, ma fecondi nella loro visione evangelica della carità, irrompe la personalità di don Gallo. Dopo l'allontanamento dalla chiesa del Carmine,negli anni della contestazione forte alle istituzioni ecclesiastiche, con la Comunità di Oregina di don Zerbinati, i giovani che escono dalle associazioni cattoliche tradizionali, la ventata di trasformazione che porta effetti positivi, ma anche derive pericolose e violente, don Gallo riparte dal porto, dalla Comunità di San Benedetto, accolto dal parroco, don Federico Rebora, ed insieme ad un piccolo gruppo nasce la comunità di base. I confratelli lo guardano sospettosi, qualcuno lo aiuta e lo sostiene, cercando di non dare troppi fastidi al cardinale. Inizia un lavoro sulla strada unico: quanti giovani strappati alla droga, le ragazze e le donne che sono costrette alla prostituzione, per tutti c'è un aiuto. La condivisione di tutto, del pane e dei beni, della vita e della sofferenza è il motto di don Gallo.

Tanti uomini e donne molto lontani nella fede e nel modo di intendere la vita si avvicinano a don Andrea. Istituzioni anche civili e benpensanti non vedono di buon occhio l'azione di don Andrea. I giornali ne parlano con un certo distacco. La messa di condivisione delle 12 nella Parrocchia di San Benedetto al Porto, è un'Eucarestia nella quale al centro c'è il sacrificio di Gesù, impresso nei volti segnati dei compagni di strada di don Andrea. Che però parla con tutti, è tollerante a 360 gradi. La pace prima di tutto, le battaglie contro le armi e per la non violenza, la Mostra Navale Bellica, i missili a Comiso, il G8 del 2001. Le sue sfide sono state sempre estreme. La sua fede salda. Nonostante le "sbandate" e i richiami e i distinguo di coloro che, comodi nelle tranquille e tragiche sicurezze pensano di poter giudicare, senza agire, senza condividere, gioie e dolori dell'umana miseria umana. In don Andrea la contraddizione era nel quotidiano. L'assurdo del vivere, che premia alcuni a svantaggio di altri, un tarlo che ha consumato il suo pensiero che è quello di Cristo. Tutti gli uomini sono uguali di fronte a Dio. Ha agito sui fronti "minati" per la dottrina cattolica: diritti, libertà andando contro il magistero, ma senza mai abbandonare la Chiesa, popolo di Dio. A Siri, si succedono i cardinali, Canestri, Tettamanzi, Bertone e Bagnasco, don Gallo c'è sempre, con le sue verità, le mani sporche e le contraddizioni della vita. Poi arrivano le telecamere e le luci dei talk, le interviste e la voglia, anche legittima di emergere non per se stesso, ma per le battaglie ideali promosse. Don Gallo diventa pubblico e noto. Non perde la sua coerenza, ma il rischio della strumentalizzazione è stato sempre presente.

Tutti hanno parlato di don Gallo, fiumi di inchiostro e servizi televisivi, agenzie e web, social network impazziti per lodare o denigrare il prete degli ultimi. Un episodio mi ha colpito e penso di interpretare la sensibilità di molti. Nel corso delle esequie, Lilly, una anziana,malata e forte signora genovese, da quarant'anni custode insieme a don Gallo dei progetti della Comunità di San Benedetto, si è alzata per zittire i fischi partiti nella chiesa del Carmine dai contestatori che non avevano apprezzato alcune espressioni del cardinale Bagnasco. L'intervento di Lilly le sue parole, più d'ogni altra analisi ci hanno ricordato chi è stato ed è ancora don Andrea Gallo.

31/07/2016 17:05 Carlo Lauletta
Premesso (per quanto la cosa possa interessare) di essere ateo militante, io non so nulla di questo don Gallo, se non che, "alla domanda se fede e ragione fosserio compatibili, rispondeva : a me basta che Dio sia antifascista" . Orbene, ognuno di noi può essere, oltreché ateo come me, cattolico, protestante, ebreo, musulmano, buddista, agnostico, teista, ecc., politicamente di destra, di sinistra , insomma quel che si vuole, però ridurre la propria visione del mondo, la teologia e la filosofia, la problematica universale, al fascismo e antifascismo, mi sembra. . . non so come dire perché non mi piace offendere. . .provo : si può essere più intellettualmente limitati di così ?


05/04/2016 10:30 Ropsario Sprovieri
ho letto una parte di commenti che indispettiscono chi riesce a riflettere solo un minuto su: "ma oltre che criticare, e puntualizzare la pagliuzza nell'occhio dell'altro, cosa facciamo e cosa abbiamo fatto sino ad oggi - nessuno escluso - per tutti gli altri, per la comunità, per i poveri? Oltre che gli eruditi commentatori?


05/06/2013 14:55 alessandro
la figura di don Gallo personalmente mi ha sempre suscitato più di qualche perplessità, ma la Chiesa è pur sempre unità nella differenza e il giudizio su di lui spetta ad Altri, non a me.
Molte più perplessità, invece, mi crea il leggere così tanti commenti che nel dare un giudizio su di un prete cattolico, spesso molto netto, tirano in causa un cristianesimo declinato come dottrina. Facendo una sorta di test per verificare quanto don Andrea Gallo era dentro e quanto fuori un sistema di idee. Nonostante negli ultimi anni Papa Benedetto XVI prima e ora Francesco ci ricordano, andando alle fonti della Buona notizia, che il cristianesimo è un incontro, è una relazione personale, non un sistema morale culturale e ancor meno un sistema politico.
Per tal motivo, a tal fine mi pare interessante quanto predicato oggi da Papa Francesco, che illumina con una luce diversa il tema di come un discepolo di Gesù può rapportarsi con i valori cd "non negoziabili" nelle relazioni personali.

"Ci sono tante persone che vivono casi limite, ha sottolineato il Papa: bambini denutriti, profughi, malati terminali. Nel Vangelo del giorno – osserva – ci sono i Sadducei che presentano a Gesù il caso limite di una donna, vedova di sette uomini. Non parlavano di questa vicenda col cuore:
“I Sadducei parlavano di questa donna come se fosse un laboratorio, tutto asettico, tutto … Era un caso di morale. Noi, quando pensiamo a questa gente che soffre tanto, PENSIAMO COME SE FOSSE UN CASO DI MORALE, pure idee, ‘ma, in questo caso, … questo caso …’, o pensiamo con il nostro cuore, con la nostra carne, anche? A me non fa piacere quando si parla di queste situazioni in maniera tanto accademica e non umana, alle volte con le statistiche … ma SOLTANTO LI. NELLA CHIESA CI SONO TANTE PERSONE IN QUESTA SITUAZIONE”.
In questi casi – afferma il Papa – bisogna fare quello che dice Gesù, pregare:
“Pregare per loro. Loro devono entrare nel mio cuore, loro devono essere un’inquietudine per me: il mio fratello soffre, la mia sorella soffre. Ecco … il mistero della comunione dei Santi: pregare il Signore: ‘Ma, Signore, guarda quello: piange, soffre’. Pregare, permettetemi di dirlo, con la carne: che la nostra carne preghi. NON CON LE IDEE. PREGARE CON IL CUORE”.
E le preghiere di Tobi e Sara, che PUR CHIEDENDO DI MORIRE si rivolgono al Signore, ci danno speranza – sottolinea il Papa - perché sono a suo modo accolte da Dio, che non li fa morire ma guarisce Tobi e dà finalmente un marito a Sara: “La preghiera – spiega - sempre arriva alla gloria di Dio, sempre, quando è preghiera dal cuore”. Invece, “QUANDO E' UN CASO DI MORALE, come questo di cui parlavano i Sadducei, non arriva mai, perché non esce mai da noi stessi: non ci interessa. E’ UN GIOCO INTELLETTUALE”.



30/05/2013 19:10 Massimo Menzaghi
essendo qui per argomentare, senza finalità polemiche ma per amor di logica, faccio solo notare che partire dall'assunto:
"... divergenze che si è reputato, sicuramente dopo lunga riflessione, di non dover affrontare pubblicamente quando la persona era viva ..."
per poi trarne:
"Ciò non toglie che..."
non è proprio il massimo della linearità...

ho citato quest'espressione non per punzecchiare l'autore, ma perchè mi pare emblematica di come una parte di noi abbia affrontato la discussione: il punto è che in fondo soffriamo in molti (io forse anche più di altri, ma lo ammetto serenamente...) del vizietto di voler far dire alla "Chiesa" quello che ci piacerebbe ascoltare...



30/05/2013 09:57 Fabio Bernardini
Credo, Maria Teresa, che si stia parlando di due cose diverse.
Paix e Maria (quest'ultima con un linguaggio un bel po colorito, prima che giustamente Admin facesse un po di pulizia al suo commento) ponevano l'accento sull'opera di "correzione" verso chi pecca, non sulla misericordia divina che come giustamente fai notare tu abbonda e aspetta solo il nostro assenso per ricoprirci.

Quando si sbaglia, e non mi metto certo tra gli infallibili, è necessario che prima di tutto ci si renda conto di sbagliare.
Se chi è preposto, tra le altre cose, a mostrarmi la retta via fa finta di niente o peggio mi dice che va bene così, io magari agli occhi di Dio sono anche innocente perchè lo faccio forse senza consapevolezza, ma sono il primo poi a pagarne le conseguenze, prima ancora di arrivare al fatidico e benevolo giudizio divino.
Il "tradisionalista" cattolico non c'entra granché in questa faccenda.

Aggiungo che forse i vescovi bisogna ascoltarli non solo durante le omelie funebri, dove il commiato ad un defunto mal si abbina ad un togliersi i sassolini dalle scarpe per evidenziare divergenze che si è reputato, sicuramente dopo lunga riflessione, di non dover affrontare pubblicamente quando la persona era viva (quello che si sono detti in privato lo sanno solo loro). Ciò non toglie che le divergenze erano sotto gli occhi di tutti, e chi ha voluto capire ha capito.
La Chiesa tutta, ed io la ringrazio per questo, raramente punta il dito contro una persona in modo specifico, ma denuncia con forza l'errore e qualunque credente e non, dotato di normale intellingenza capisce se sia o meno chiamato in causa.



30/05/2013 09:29 Federico Benedetti
Alla giusta riflessione della Prof. Pontara Pederiva aggiungo solo che il perdono del Signore incontra il pentimento dei peccatori. Se si persevera nel peccato ci sarà sempre ancora da perdonare. Il problema è che oggi si muore nell'impenitenza, senza confessione, senza nemmeno avere la percezione dei peccati commessi. "Io mi sento a posto con la mia coscienza", "la Chiesa sbaglia a dire che questo o quello è peccato", "decido io cosa è giusto"...
Invece di prendercela con i terribili tradizionalisti, proviamo a pensare quale messaggio mandiamo ai giovani, se possiamo assumerci la responsabilità di incoraggiare il relativismo e il soggettivismo o se dobbiamo sforzarci di trasmettere qualche messaggio chiaro su quello che è giusto e quello che non lo è. Meditiamo anche su questo.



30/05/2013 09:20 paix
Ho l'impressione che non ci capiamo. La misericordia gratuita non è affatto "troppo", per lo meno non lo è certo per me che ne ho estremo bisogno (che io poi sia "tradizionalista" o meno ha poca importanza, e francamente non sono nemmeno sicura di cosa voglia dire). Quello che sto cercando di puntualizzare, come altri, è che la misericordia gratuita non è indifferenza morale di fronte a niente. Gesù dice alla prostituta "non peccare più" non perchè sennò non la perdona (come dici tu l'ha già perdonata), ma proprio *perchè* la ama, e la guarda con uno sguardo di bene assoluto. Cristo non è un modello di indifferenza morale, e noi cristiani dovremmo sapere che amare e accogliere non vuol dire incoraggiare al male. Don Gallo lo ha spesso fatto, e questo è stato più che evidente al suo funerale.
Per quanto invece riguarda l'opinione espressa già un paio di volte da Massimo, che siccome c'era Bagnasco a celebrare dovremmo essere tutti soddisfatti, soprattutto i "tradizionalisti", mi sembra che ci sia un profondo fraintendimento: naturalmente posso parlare per me sola. Io non penso affatto che tutto quello che facciano i vescovi sia un bene e che tutte le loro decisioni e comportamenti siano ponderati. Io credo nella Chiesa e nella sua dottrina, non nei "vescovi", figuriamoci nei singoli vescovi. Bagnasco a mio parere ha sbagliato non tanto a celebrare il funerale di un sacerdote della sua diocesi, ma a permettere che fosse trasformato in una gazzarra indegna che delle esequie cristiane non conservava pressochè nulla. Del resto, non è la prima volta che succede: è stato permesso in occasione di innumerevoli personaggi di vari gradi e qualità di "celebrità". Che succeda al funerale di un prete dà solo più tristezza... e forse la misura del personaggio.



29/05/2013 20:57 Maria Teresa Pontara Pederiva
Scusate non intendo dialogare a due, per carità, ma quello dell'adultera è un cavallo di battaglia dei blog tradizionalisti che si arrampicano sui vetri perché la misericordia gratuita per alcuni è "troppo".
Su questo tema "un cattolico al cubo" -irritato proprio sul tema della misericordia - nel corso di un bel dibattito ha interpellato frère John di Taizé che gli ha risposto così su quel "non peccare più": "non dimentichiamo che l'ha assolta prima e non dopo 3 mesi di prova che non avesse più peccato. Quel non peccare più nulla toglie alla gratuità e alla misericordia".
Il problema è nostro che ci sentiamo giusti, e migliori, e non peccatori, e ben peggiori di lei. Meditiamo.



29/05/2013 19:30 paix
Maria Teresa, Gesù non ha condannato la prostituta, ma proprio perchè l'amava le ha detto "non peccare più", non "continua così, non c'è proprio niente di male in quello che fai". Credo che intendesse questo Maria, quando ha detto che la questione non è così semplice.


29/05/2013 15:22 Maria Teresa Pontara Pederiva

Sì, certo le prostitute ci precederanno e dobbiamo crederlo tutti perché è Parola, e ritirarci in silenzio come han fatto quelli anziani che volevano lapidare l’adultera perché si son sentiti dire “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, ma l’adultera non ha ricevuto condanne, bensì il perdono, senza condizioni, senza … dogane pastorali. Anche se ai farisei e ai dottori della legge di allora e di oggi non è mai andata giù, la misericordia di Dio è totale e gratuita.
Qualunque sia il motivo di tanto astio, credo sia possibile dialogare con serenità, o almeno provarci.




29/05/2013 15:07 Fabio Bernardini
Faccio mio l'ultimo commento di Paix per non ripetermi per l'ennessima volta.
Quì vedo che a fiaschi si risponde fischi...



29/05/2013 14:41 maria

Francesca Lozito trova fuori luogo il tweet di Saviano "nella tua chiesa Don Gallo ci siamo riconosciuti"
Eppure secondo me il nocciolo della questione è tutto qui in queste parol di saviano: quelli che accorrevano a Don Gallo e i vari transgnder, Luxuria and company si sono riconosciuti nella chiesa di DOn Gallo, in una Chiesa inventata da Don Gallo dove il peccato non era più peccato e dove uno poteva fare quel che voleva . Si dice che le prostitute ci precederanno nel Regno dei Cieli . Ma non è così semplice come voglione far credere i vari Don Gallo e seguaci




29/05/2013 13:47 Yolanda Beatriz De Riso
Don Gallo sul confine? E chi lo stabilisce il confine? Le parole di Bagnasco ,citate da Luca costa, sono illuminanti per dirci della fantasia dello Spirito che crea carismi e carismi. Ha scelto di non essere un cristiano esemplare e un prete modello? Ha scelto di essere coerente alla sua chiamata come uomo e prete. Modello di santità ? e perché no? Dove sono i santi perfetti che non avevano nessun difettuccio ? Don Gallo che insultava e derideva ogni cosa cara alla chiesa e al cattolicesimo? E come mai c’era Bagnasco al suo funerale , capo della CEI ? Scusate ma mi inquietano assai certi discorsi fatti da chi , su questo sito, si crede difensore della vera chiesa e custode del vero cattolicesimo e tranquillamente giudica e insulta chi non la pensa come lui , con più o meno garbo. Forse la parabola del figliol prodigo non era proprio azzeccata . Lui da casa non se ne è mai andato. E perciò non aveva proprio nulla da farsi perdonare. Mi inquieta altresì questo continuo riconoscere che Dio gli darà merito del tanto bene compiuto però…. Noi si che lo abbiamo conosciuto ( ?) possiamo dire che….. e giù critiche e sottili valutazioni. Non ho avuto il piacere di conoscerlo di persona. La televisione mi ha permesso di conoscerlo ed ogni volta che l’ho sentito parlare l’ho trovato simpatico, convincente, sorridente e accogliente. Le sue idee sulla donna nella chiesa non erano certo quelle care al cattolicesimo, ma certo mi lasciavano pensare che se lui era prete di questa chiesa allora c’è ancora speranza. Ha usato i mezzi televisivi e ha fatto bene, per dire ciò che pensava e dare voce anche a chi non ha voce nella chiesa. Non sono tanti a farlo. Molti parlano senza aver nulla da dire e con frasi fatte trite e ritrite. Si è divertito a farlo? Meno male . Anche perché non credo gli siano mancate le amarezze e sofferenze. Cantava e ballava ? Un altro giullare di Dio capace di trasmettere la Sua gioia e una buona notizia.


29/05/2013 13:18 Massimo Menzaghi
due considerazioni pacatissime:

1. non c'è pericolo che tutti parlino bene di qualcuno (e quindi che ci sia da dubitare...): se per caso sei ben visto "fuori", il "fuoco amico" non ti risparmierà...

2. inviterei i nostri vescovi ad evitare omelie funebri: chi li ascolta sempre, in quei frangenti diventa immancabilmente distratto (su un piano diverso era capitato qualcosa di simile con il cardinal Martini...)

... e una domanda: perchè "noi" cattolici abbiamo tutta questa necessità di marcare continuamente i confini e mostriamo questo eccesso di zelo nella volontà espulsiva? Non è che si sta scivolando verso una sorta di "mito della razza pura"?



29/05/2013 11:29 Andrea
Preferisco il mio parroco, anche lui accoglie tutti senza fare il gioppino in TV e senza lanciare anatemi nè di destra nè di sinistra


29/05/2013 10:46 paix
Yolanda, tanti altri preti hanno attraversato le strade malfamate portando raggi di speranza per amore. Senza insultare e deridere pressochè ogni cosa cara alla Chiesa e al cattolicesimo. Dicendo questo di don Gallo non si vuole fare i "fratelli maggiori" (anche perchè lui si è ben guardato dal fare il "figliol prodigo", che torna dal Padre implorando perdono: non è mai uscito dalla casa della Chiesa, ha semplicemente fatto quello che gli pareva in casa di suo padre), ma semplicemente riconoscere un fatto evidente. Vorrei aggiungere anche che il fatto che non ci sia mai stata rottura tra lui e la Chiesa è senza dubbio una cosa buona. Ma penso che tutti dovremmo riflettere a cosa questo sia dovuto: alla pazienza infinita dei suoi superiori, e certo anche alla volontà di don Gallo di restare "dentro". Perchè si sa, un prete contro fa ben più opinione di un semplice operatore umanitario laico, e don Gallo amava i salotti ed i palcoscenici appena un po' meno di quanto amasse gli ultimi...


29/05/2013 10:30 Luca Costa
Credo che le parole più giuste su don Gallo le abbia dette il cardinal Bagnasco: un prete che ha servito NELLA chiesa in modo suo, secondo la fantasia dello spirito che come ben sappiamo genera carismi e carismi. Don Gallo era gioioso di essere prete (anche il fatto che portasse sempre il clergy lo dimostra...cosa che non fanno in molti per finta umiltà e per sentirsi "moderni"). Certo non era un prete "ordinario", ma questo non significa fosse meglio o peggio di altri. Ha fatto tantissimo bene come in silenzio fanno tantissimi altri preti.Piuttosto che parlare di don Gallo bisognerebbe parlare degli sciocchi che hanno fatto di un funerale uno show e di qualche prete (si vede nel video del funerale) che applaudiva, stava appoggiato qua e là e aveva una dignità nel celebrare da far pensare che non consideri la S. Messa come la cosa più bella e seria da "fare".


29/05/2013 10:29 Federico Benedetti
Yolanda,
anche il paragone con il figliol prodigo non regge, perchè il figliol prodigo esce di casa, se ne allontana e a un certo punto decide di tornare per chiedere perdono al padre. Don Gallo è rimasto sul confine, sulla soglia, ha fatto e detto quello che voleva e non ha mia pensato di scusarsi per i suoi eccessi, se non altro per lo scandalo che poteva dare a tanti cattolici.
Sicuramente ha avuto passione per i poveri, ma il modo con cui questa passione ha preso forma non è stata certo una testimonianza ineccepibile. Ripeto: il Signore certamente lo ricompenserà del bene compiuto, ma non facciamone un modello. Rispettiamo il fatto che don Gallo SCELTO di non essere un prete modello, un cristiano esemplare, preferendo sostenere un'idea di cattolicesimo e di chiesa che la Curia di Genova e la Santa Sede non potevano certo condividere..



29/05/2013 10:02 Yolanda Beatriz De Riso

un momento! Non dimentichiamo che Don Gallo ha sempre detto di sentirsi a casa nella chiesa , chiesa che lo ha emarginato e mai sostenuto ma che non lo ha mai disconosciuto. Ed era un po' difficile farlo visto che si è schierato dalla parte degli ultimi. Sempre lo stesso discorso di chi si reputa dentro e decide chi è fuori. Certi discorsi mi paiono proprio quelli del fratello maggiore della parabola del figliol prodigo. Lui si che meritava la festa perché era sempre rimasto a casa, come cristiano " da salotto". Lui invece ha attraversato le strade malfamate portando un raggio di fiducia e speranza dove regnava solo la disperazione. Rendo omaggio ad un Uomo e prete coerente, che ha avuto il coraggio dato da una fede autentica di andare in direzione ostinata e contraria. Per amore.




28/05/2013 16:05 Fabio Bernardini
Lorenzo, non nascondiamoci dietro un dito.
Quando uno dice "A", non "a-", "a++" dice proprio "A", e l'altro dice "B" non "b++" o "a+b", la contrapposizione c'è, punto. Per chiunque la vuol vedere. Nel caso di specifico era chiarissima, su temi molto delicati.

La Chiesa non ha mai preso provvedimenti ufficiali? Bene, gli do il merito di aver definitivamente bandito la "Santa" inquisizione, e di applicare quella misericordia ed infinita pazienza che tra noi invece scarseggia.
Ma non venirmi a dire che siccome non ci sono stati provvedimenti devo dedurre che le affermazioni di Don Gallo fossero avallate dalla Chiesa, per favore...

Non so se Don Gallo fosse un abortista o un proeutanasia, so però per certo che più di una volta ha affrontato questi temi in maniera a mio modo di vedere superficiale, se non irresponsabile soprattutto per un prete, che è quello che ho affermato.



28/05/2013 15:07 Lorenzo Cuffini
Caro Fabio, parliamoci con franchezza come facciamo sempre.
Certo "che si puo' commentare".
Con le dovute maniere o no.
Si puo' commentare tutto... figurarsi uno come don Gallo, che nella provocazione e nello scandalo della strada e delle diversità andava affondando le mani!!( Bisogna però che ci ricordiamo che sia la provocazione che lo scandalo hanno il loro bel peso nel Vangelo, e che di entrambi è stato accusato Gesù stesso, come pure delle compagnie scandalose e piu' che ambigue...).
Quindi commentiamo, dissentiamo e critichiamo in lungo e in largo.
Però, visto che siamo cattolici- molti amici gonfiando il petto, ancora si fregiano ,giustamente, dell'etichetta di cattolici apostolici romani - e non protestanti autonomi e indipendenti nel giudizio ( con tutto l'affetto e i contrasti affettuosi che ho con i protestanti), teniamo presente quel che la Chiesa Cattolica ha detto, e ha fatto , sempre, dall'inizio alla fine dell'avventura di don Gallo. Senza tacere le difficoltà di rapporto, e senza tacere una comunione ininterrotta. Mai interrotta.
Tu scrivi, nell'intervento precedente: "Se ha ragione Don Gallo ha torto la Chiesa, noi che crediamo in lei e tutti i papi che si sono succeduti, compreso Papa Francesco.
Decidetevi una buona volta."
Questa contrapposizione frontale, questo aut aut, non c'è mai stato.
Non c'è.
Non ci sarà.
Non perché lo dice il fesso di turno che si chiama Lorenzo. Ma perché non l'ha mai detto la Chiesa.( la quale, come sai, se deve farlo, pur con tutte le cautele del caso, lo fa e lo fa poi fino in fondo).
Siamo tu ed io, e tutti che dobbiamo deciderci.
Se prestarle fede, alla Chiesa, o no.
Il che non significa affatto cambiare idea su quello che pensiamo , nella fattispecie, su don Gallo o su chiunque altro.

(Per quanto riguarda le considerazioni che tu scrivi su aborto e eutanasia , le sottoscrivo a due mani anch 'io.
Se vuoi dire invece che don Gallo era abortista e proeutanasia,lascio a te questo parere.)
Ciao Fabio.



28/05/2013 14:39 Lorenzo Cuffini
Una richiesta per Federico.
Don Gallo è fin troppo facilmente, e legittimamente, criticabile per mille diversi motivi- cosa che lo ha sempre reso fiero- senza che uno si nasconda per farlo dietro un paravento inesistente: quello della Chiesa Cattolica con tanto di maiuscole.
Criticalo tu, se ritieni giusto farlo. Ci mancherebbe. Con tutte le motivazioni che ritieni opportune, con tutte le indignazioni che ti fanno fremere, con tutto lo scandalo che ti ha suscitato. Fallo.Sbaglieresti se non lo facessi.
Ma, please, smettila di mettere in bocca alla Chiesa parole di giudizio e bolle di condanna senza appello, che non sono mai state pronunciate, men che meno in questi giorni.
Anzi: tutto il contrario.
Prenditi l'onestà di dire: la Chiesa Cattolica da del suo prete don Gallo un giudizio che io non condivido.Di piu':io non condivido che don Gallo fosse nella Chiesa Cattolica, perché lo trovo incompatibile con essa. In questo mi dissocio quindi dai vescovi e dalla Chiesa. Punto.
Non gabellare tue legittime opinioni personali con patenti di cattolicità che nessuno si è mai sognato di togliere.
Grazie!.



28/05/2013 14:15 Fabio Bernardini
Lorenzo,
certo che sono valutazioni personali, ma con le dovute maniere credo si possa commentare no?

Aggiungo che quando si parla del nostro prossimo sono inclusi, oltre ai poveri e agli emarginati verso cui l'attenzione che diamo non sarà mai abbastanza, anche i bambini che non nasceranno e che a 16 settimane sono esseri umani perfettamente formati, con tutte le dita delle mani e dei piedi (andatevi a vedere le immagini ecografiche e poi ne riparliamo se quello è solo un grumo di cellule come affermano i radicali) e a cui non si da nessuna scelta.
Tra il prossimo ci sono anche quei malati che se passa una certa cultura eutanasica saranno gentilmente spinti a fare quello che "ogni persona di buon senso" dovrebbe fare se si trovassero al posto loro.
Se banalizzare queste cose per voi sono semplici strappi alla dottrina, fate pure. Io la penso diversamente.
Poi, che sarà Dio a prendersi cura dell'anima di Don Andrea Gallo non ho mai avuto il minimo dubbio.



28/05/2013 13:24 Federico Benedetti
@Alberto H,
il problema è che il Cristo presentato da don Gallo aveva i tratti di Che Guevara (o di qualche altro compagno “barbudo”), e aveva ben poco a che spartire con il volto che ci presenta la Chiesa Cattolica.
Questo è il punto, questa è la testimonianza “sbagliata” o “mancata” di cui si parlava.
Se poi, in un’epoca di dittatura relativista, si vuol dire che ognuno può predicare quello che vuole e il Cristo che più si avvicina ai propri gusti, almeno non si confonda don Gallo con i Santi veri, come Madre Teresa di Calcutta, o i sacerdoti coerenti al proprio ministero, come don Benzi.



28/05/2013 12:09 Alberto Hermanin
Io sapevo poco di don Gallo, se non quello che ne dicevano i giornali, dei quali non ho troppa fiducia. Certamente non condivido quelle che mi sembrano essere state le sue opinioni politiche. Ma se lo stesso Federico Benedetti dice che il bene che ha fatto ai poveri gli viene unanimemente riconosciuto e nessuno glielo nega, questo mi basta per guardarlo con rspetto e anche con una certa simpatia, ovviamente critica.
Santo? E chi lo sa! Il Signore certamente conosce i suoi, anzi per citare il Beato Giovanni Paolo II "Cristo sa cosaa c'è dentro l'uomo: solo lui lo sa!".
Grazie ancora una volta a Lorenzo Cuffini che dice quel che c'è da dire.



28/05/2013 11:09 Federico Benedetti
Lorenzo, un conto è dire che le frizioni che ci sono state non sono mai arrivate (per merito di chi? dei limiti che si dava don Gallo o della pazienza infinita e della misericordia concessa a piene mani dei suoi arcivescovi?) ad una rottura definitiva, un conto è dipingerlo come un modello o un esempio da seguire. Ho letto troppi elogi fuori luogo. Don Gallo è stata una figura molto problematica e ha dato una testimonianza obiettivamente poco coerente con il suo ministero sacerdotale. Il bene che ha fatto ai poveri gli viene unanimemente riconosciuto e nessuno glielo nega. Il Signore saprà certamente ricompensarlo.
Ma farne un santo proprio no. Non sarebbe giusto nei confronti di quei tanti altri cattolici, laici, religiosi e sacerdoti, che hanno dato la vita per i poveri senza le obiezioni, le contestazioni, gli "strappi alle regole", gli eccessi, gli "scandali" di don Gallo.
Nella Chiesa c'è spazio per tutti, ma bisogna saper riconoscere i propri peccati e non morire da impenitenti.
Se don Gallo avesse, anche solo una volta, riconosciuto i propri eccessi e gli errori della sua passione per i poveri, oggi potremmo parlarne con toni diversi.



27/05/2013 23:21 Lorenzo Cuffini
Vero, quello che dice Francesca. Le dogane pastorali hanno un doppio senso di marcia. Ma noi preoccupiamoci di abolire il nostro. Quello che altri ci impongono, è appunto un'imposizione che non dipende da noi.
Per il resto, io capisco benissimo che don Gallo sia figura di rottura e pietra d'inciampo per tutti: in modo specialissimo per noi, suoi fratelli cattolici, qualunque sia la nostra coloritura e il nostro orientamento. Capisco che lo si possa criticare,anche radicalmente, per i gesti e per gli atteggiamenti.
Ma invito tutti a tener presente che qui parliamo di un prete cattolico a tutti gli effetti, un sacerdote di Santa Romana Chiesa come si amava dire una volta, che sotto una mezza dozzina di arcivescovi( nessuno dei quali mi risulta essere stato in odore di essere un prelato bolscevico ) ha svolto una azione certamente ai margini, certamente di strada, certamente pericolosa , certamente con un forte odore di scandalo sotto vari aspetti, ma senza che mai venisse meno, dalle due parti, il legame profondo e mai nascosto tra don Gallo e la sua chiesa.Non sono mancate mai le frizioni e le critiche anche aspre, ma non ci si è mai allontanati di lì.
L'arcivescovo di Genova nonché numero uno della CEI, e il suo predecessore Bertone, Segretario di Stato Vaticano, hanno avuto parole di verità in cui si sono riconosciuti sia i contrasti che i legami forti e mai rescissi.
Mi fermo qui, per non alimentare polemiche inutili, e perché in quello che ho detto per me c'è l'essenziale della storia.
Io della Chiesa, e del giudizio espresso , mi fido.
Il resto, sono valutazioni strettamente personali.



27/05/2013 20:14 Francesca Lozito
Addendum. Leggo ora (per caso) un tweet di Saviano:addio a don Gallo, nella sua chiesa in tanti ci siamo riconosciuti.
Ecco, vorrei spiegare a Saviano che non c'é una chiesa di don Gallo.
E a dirlo non sono io, ma San Paolo.
Ma forse non stiamo parlando delle stesse cose
Ah i salotti!



27/05/2013 18:37 Francesca Lozito
E' proprio il mio amore per un canto come Bella ciao e per quello che rappresenta a farmi dire che l'ho trovato sbagliato e fuori luogo per l'uso di contrapposizione che quelli che son stati fuori dalla chiesa di Genova sabato ne hanno fatto.
Christian, anche io credo che tu stia facendo confusione.
Quelle persone fuori dalla chiesa con le bandiere no Tav non hanno nulla a che vedere con quei comunisti che in Chiesa non entravano perché la Chiesa non li voleva dentro e a cui un profeta come Mazzolari invece aveva il coraggio di rivolgersi.
Quelle persone si sono sentite dire da don Gallo solo quello che volevano. Hanno preso quello che volevano. E mi dispiace, ma io mi guardo dal giudicarle ma non prendo lezioni da loro. E invece ho la vaga sensazione che spesso te le vogliano dare. Ne ho avuto ben a che fare negli anni dell'Università. Non ero dei loro perché non leggevo il Manifesto. Che tristezza.
Sono quelle che non capiscono perché "tu che sei aperto stai dentro".
Vogliono stare fuori.
Le dogane pastorali hanno un doppio senso di marcia, non dimentichiamolo.



27/05/2013 18:00 Fabio Bernardini
Christian a me sembra che tu stia facendo una gran confusione.

Non si sta affermando che si è piu' credenti dei peccatori di Don Gallo, forse siamo più peccatori di loro.

Si sta discutendo sulla persona di Don Gallo e sulla testimonianza che lui ha dato nelle sue comparsate ai salotti televisivi.
Le sue idee e convenzioni sono in totale contrasto con quanto noi Cattolici diciamo di tenere.

Se ha ragione Don Gallo ha torto la Chiesa, noi che crediamo in lei e tutti i papi che si sono succeduti, compreso Papa Francesco.

Decidetevi una buona volta.



27/05/2013 17:07 Massimo Menzaghi
Quoto Christian Albini (invitando davvero a tutti, me compreso, a scendere dal piedestallo delle certezze) e rimando a quanto detto da pochissimo da papa Francesco: "... noi con questo atteggiamento istituiamo l’ottavo: il sacramento della dogana pastorale!"

Molte volte mi son sentito chiedere "chi credi di essere?" Ora la cosa curiosamente triste è che persino il presidente della CEI ha detto quello che ha detto ma tutti quelli che "i vescovi guai a toccarli" fanno finta di non aver sentito (tranne Maria che almeno dice quello che pensa)...; e oltre al cardinale mi pare che anche le parole di don Ciotti dovrebbero far riflettere... il tutto in un quadro in cui don Gallo, don Ciotti e gli altri sacerdoti a loro vicini che hanno concelebrato sono nella comunione della Chiesa...

Nessuno vuole don Gallo santo, quindi possiamo anche mettere meno acredine nel sottolineare ciò che (forse) divide e concentrarci su ciò che dovrebbe unire: un sacerdote che non ha avuto paura di sporcarsi le mani con gli ultimi! Come dice Christian solo Dio e le loro coscienze sanno dove li ha portati, di certo non ha girato lo sguardo andando oltre... e non mi pare poco!



27/05/2013 16:34 Marianna Marchesi
Ama e fa ciò che vuoi era anche il motto di Martin Lutero.
L'amore per il prossimo non giustifica tutto. Don Gallo amava il prossimo ma ha fatto delle cose che non andavano bene. Sappiamo tutti di cosa si tratta ed è ben oltre "qualche strappo". Non è accettabile questa insistenza negli elogi. La diversità è una ricchezza quando aggiunge qualcosa alla chiesa, non quando diventa il pretesto per stravolgere le cose e promuovere principi e iniziative anticristiane.
Don Gallo sbagliava e non può essere un modello per nessuno.



27/05/2013 16:22 Federico Benedetti
Don Gallo ha dato scandalo e il Signore è durissimo con chi da scandalo (Mt 18).
Nessuno gli toglie il merito del bene compiuto in favore di poveri ed emarginati, ma i Santi sono un'altra cosa, non criticano la Chiesa, non predicano il contrario degli insegnamenti dei vescovi, non confondono religione e politica, non mescolano Vangelo e Costituzione...
La testimonianza offerta da don Gallo è perlomeno discutibile e se anche fosse riuscito ad "avvicinare" alla Chiesa (o alla sua idea di chiesa) qualche "lontano", sicuramente ha anche "allontanato" molti cattolici praticanti inorriditi dal suo catto-comunismo fanatico, dagli abusi liturgici, dalla sua militanza politica.



27/05/2013 15:04 Marilisa Giordano
Non dovrebbe appartenere a chi vuole imitare lo "stile" di Gesù giudicare l'operato di un fratello .S.Agostino diceva "Ama e fa ciò che vuoi" e penso che Don Gallo amasse il prossimo e : "Sapeva che era la sua risposta e non pretendeva che fosse di tutti, perché la fantasia del bene è grande ed è percorsa con generoso sacrificio da molti" questo ha detto il card. Bagnasco che in fondo era il suo Pastore...chi siamo noi per giudicare, anche le parole di un Vescovo? Don Ciotti ha anche detto che la diversità è il sale della vita...e nella Chiesa non abbiamo la fortuna di avere diversità di carismi e diversità di ministeri?


27/05/2013 14:38 alessandro
@ Federico: "Non si può fare un paragone tra don Gallo e Gesù, perchè Gesù non si limitava a frequentare e ad amare i peccatori ma andava oltre: diceva loro la Verità e proponeva loro di convertirsi, di accogliere la Buona Novella".
Appunto, quale Verità e quale Buona novella?
Tralascio il discorso su don Gallo, ma qui mi pare si tocchi un punto importante. Perchè a leggere vari commenti pare che la Verità e la Buona novella siano una dottrina e alla luce di tale dottrina si danno patenti e non patenti sulla fede altrui. Mi pare allora sia importante capirsi su cosa si fa riferimento quando si parla di Verità e Buona novella



27/05/2013 14:35 Marianna Marchesi
Don Gallo era a favore di divorzio, aborto, eutanasia, matrimonio gay e ogni sorta di schifezza in aperto contrasto con la Chiesa di Cristo.
Questo non è essere dalla parte degli ultimi! E' l'apologia dell'errore.
Complimenti ai sostenitori.



27/05/2013 13:12 Christian Albini
E se tra i "peccatori" di don Gallo ci fossero credenti migliori di noi?

E noi siamo credenti migliori di loro se ossequiamo la dottrina e la gerarchia? Magari siamo perfettamente ortodossi, ma commettiamo peccati maggiori dei loro senza neanche rendercene conto e non abbiamo altrettanta fede in Dio di loro.

Un fratello aveva peccato e il presbitero lo allontanò dalla chiesa. Abba Bessarione allora si alzò e uscì insieme a lui dicendo: "Anch'io sono peccatore".

Disse un anziano: "L'odio del male è odiare i propri peccati e giustificare quelli del prossimo".

E uno dei padri: "Anche se uno in qualunque maniera pecca dinanzi a te, non giudicarlo, ma considerati più peccatore di lui".

Credo si debba distinguere da una parte tra le idee di don Gallo e dall'altra la fede, i peccati e la coscienza suoi e delle persone che grazie a lui si sono sentite più vicine a Dio. Delle une discutiamo, sul resto è buona cosa tacere perché non ne sappiamo nulla e non siamo all'altezza di parlarne.

Basta un bicchiere d'acqua per entrare nel regno dei cieli. Al ladrone e bastata una parola di pietà per Gesù. In quei pochi minuti sulla croce non ha certo fatto corsi di catechismo. Zaccheo si è convertito solo perché Gesù ha voluto andare a casa sua, senza "lezioni".

Il cammino degli altri verso Dio non dipende da noi e dai nostri giudizi.



27/05/2013 13:05 Fabio Bernardini
Pensavo che paragonare Don Gallo a Papa Francesco non fosse altro che una battuta, invece...

Ha proprio ragione Messori.



27/05/2013 12:35 Giovanni

Il fatto di "non essere un ipocrita" vuol dire tutto e niente. E' un po' come quelli che ti danno del cretino perchè "loro" sono sinceri, non sono ipocriti. A me Don Gallo non piaceva soprattutto per quel suo "semplificare" tutto, sapere sempre deve stava il giusto e dove il torto (e guarda caso il torto era sempre della chiesa, della gerarchia ecc. ecc. ecc.). Troppo facile!




27/05/2013 11:57 Federico Benedetti
Per favore non esageriamo.
Il paragone con Nostro Signore è ancora più fuori luogo del paragone con papa Francesco. Un conto è essere "fuori dalle righe" o fuori dagli schemi canonici, un conto è ofrire costantemente una testimonianza contraria agli insegnamenti della Chiesa.
Non si può fare un paragone tra don Gallo e Gesù, perchè Gesù non si limitava a frequentare e ad amare i peccatori ma andava oltre: diceva loro la Verità e proponeva loro di convertirsi, di accogliere la Buona Novella.
Don Gallo amava solo i comunisti e a loro non ha mai fatto la più piccola critica. Stava da peccatore con i peccatori e non provava nemmeno a convertirli. In compenso provava qualcosa di molto simile all’odio (e basta riascoltare quello che ha detto pubblicamente più di una volta) nei confronti di tutti coloro che non condividevano le sue idee, tutti i “fascismi” che si contrapponevano alla sua visione (catto)comunista del mondo.
Certi paragoni non reggono e quindi è meglio non farli.
Gli estimatori "progressisti" di don Gallo evitino eccessi di zelo.



27/05/2013 11:26 Piergiorgio Bortolotti
Leggendo taluni commenti, mi sorge il sospetto fondato che se le stesse persone fossero vissute al tempo di Gesù, si sarebbero trovate in buona compagnia; dalla parte di chi lo ha condannato, perché più di lui, "fuori dalle righe", non è stato neanche don Andrea.
Piergiorgio



27/05/2013 11:09 Luciana Montecolli
"Guai a voi quando il mondo dirà bene di voi" ha detto Gesù, ma mi sembra che don Gallo sia troppo piaciuto al mondo, ai salotti, alla gente che piace.
Va bene accogliere i peccatori, lo siamo tutti, ma Gesù all'adultera, dopo la frase "Io non ti condanno" ha aggiunto; "va' E NON PECCARE PIU'" Gesù non si fa mai complice del peccato. Dio abbia misericordia di lui



27/05/2013 10:52 Federico Benedetti
Non condivido l’elogio all'impegno di don Gallo. Poteva essere nel mondo della sinistra e dell’estrema sinistra una voce capace di esprimere i valori cattolici e invece è stato solo il megafono dei programmi politici e dell’ideologia comunista.
Ad esempio, da giovane don Gallo è stato salesiano e insegnante in una scuola salesiana della Liguria: poteva proporre una visione meno negativa delle scuole non statali ai suoi “compagni” rossi e nelle manifestazioni a cui partecipava con tanto piacere con i pugni chiusi e gli inni partigiani.
Poteva essere un testimone cattolico in un mondo ostile e impermeabile ai valori cattolici.
Invece no, non lo è stato e non lo è voluto essere.
E’ stato un comunista tra i cattolici, spiegando ovunque e comunque che l’estrema sinistra laicista e anticlericale era il meglio.
Non so a quale vocazione fosse stato chiamato dal Signore, ma la testimonianza che ha dato è piuttosto discutibile.
Non si può fare un paragone tra don Gallo e papa Francesco: il Papa non usa un linguaggio triviale, non bestemmia (don Gallo lo ha fatto, dicendo che usava lo stesso linguaggio disperato dei poveri), non partecipa al Gay Pride, non firma manifesti per la legalizzazione delle droghe leggere, non trova giustificazioni al peccato e ha il massimo rispetto per l'organizzazione gerarchica della Chiesa. E non parliamo della difesa della vita e dei valori cattolici... Il paragone con papa Francesco (ma anche con tutti i santi che sono stati dalla parte dei poveri, ad es. Madre Teresa di Calcutta) non regge e quindi è meglio non farlo.
Santo proprio no, ne' subito, ne' in seguito.



27/05/2013 10:51 maria
"basta con questa Chiesa ossessionata dalla vita!" ha detto Don Gallo come suo ultimo messaggio
io direi a molti frequentatori di questo blog "basta con questa Chiesa ossessionata dai miti marxisti e modernisti!
Non è perchè si canta bella ciao col pugno chiuso e si piace ai radical chic . ai Gad lerner, a Modi Ovadia, a Luxuria, a Repubblica che si è un buon cattolico per non dire un santo!
Don Gallo santo subito? certo, ma non della religione cattolica! Lui stesso del resto aveva dicharato di credere più che ai quattro vangeli canonici al "vangelo di De' Andre'"
Benissimo e allora ,se credeva al vangelo di De' Andre' che sia fatto santo insieme a De' Andre' in una chiesa tutta loro, in cui invece di cantare le lodi al Signore si canti Bella Ciao e Bocca di rosa e invece di distribuire il pane e il vino consacrati si distribuiscano ai "fedeli" sigari, spinelli e preservativi.
Quanto a Bagnasco come al solito ha vinto l'ipocrisa: mai che un vescovo italiano abbia il coraggio di stare o da una parte o dall'altra! Cercano sempre tenere il piede in due scarpe, non scontentar nessuno, salvare capra e cavoli.
In questo almento Don gallo era migliore. Almeno non era un ipocrita!



27/05/2013 09:15 assunta de santis
"chi ascolta voi ascolta me" e "chi disprezza voi disprezza me", ha detto Gesù agli apostoli, con tutta la buona volontà che a volte l'antipatia per la chiesa gerarchica ci può suggerire per cercare di togliere questa frase dal vangelo... io non ci sono riuscita e perciò ritengo che l'obbedienza al Magistero entri nella definizione del cristiano senza la quale sarà pure un simpatizzante di Cristo ma non un suo seguace
Grazie a Dio , Lui ama tutti non solo i seguaci e perciò sono certa che don Gallo è nella pace del Suo abbraccio, lo Spirito poi che soffia dove vuole si è servito certamente anche di lui e dunque gli siamo grati per il bene che ha voluto ai poveri...qualcosa possiamo e dobbiamo imparare da lui ...tutto no.



26/05/2013 19:46 Paola Palladini
è dai frutti che si vede la bontà dell'albero. anch'io vedo don Gallo molto simile a Papa Francesco!


26/05/2013 12:54 Massimo Menzaghi
vediamo di non buttare il bambino con l'acqua sporca dividendoci anche dove non c'è motivo...

“sguardo e cuore di don Gallo erano portati per ascoltare coloro che portavano ferite nel corpo e nell’anima. Come missione ha cercato di lenire le loro sofferenze con l'olio della consolazione e il vino della fiducia, per dare una speranza guardando al domani”

"... Sapeva che era la sua risposta e non pretendeva che fosse di tutti, perché la fantasia del bene è grande ed è percorsa con generoso sacrificio da molti"

card. Bagnasco

Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/05/25/funerali_di_don_andrea_gallo._il_card._bagnasco:_ha_aperto_il_cuor/it1-695490
del sito Radio Vaticana



26/05/2013 11:26 GIOIA avella
solo qualche "parolaccia" lo differenzia da papa Francesco!


26/05/2013 09:23 paix
Sì, giusto qualche cosuccia, tipo accompagnare donne ad abortire, per dirne una. Tra le ultime dichiarazioni? "basta con questa chiesa ossessionata dalla vita!". Povero don Gallo, preghiamo per lui.


26/05/2013 08:40 Annarosa
Qualche strappo alla Dottrina? Io non conosco che cosa davvero abbia fatto don Gallo x i poveri e quindi do per buono il giudizio positivo che tanti gli tributano. Ma ho sentito le sue interviste, ho visto i suoi show, ho ascoltato i suoi canti a pugno chiuso....ecco, Santo subito proprio no. Spero che gli aborti che ha fatto fare alle sue prostitute, il peccato in cui ha confermato i suoi travestiti illudendoli non sul fatto che fossero "figli di Dio" (ogni cristiano lo sa o lo dovrebbe sapere) ma che facevano bene a proseguire nel loro stile di vita siano compensati dal bene che sicuramente ha fatto.


25/05/2013 23:33 fab
Se non fosse per qualche strappo alla dottrina cattolica, si potrebbe già forse gridare al "Santo Subito!".


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Luca Rolandi

Sposato con Marella, tre figli è direttore del settimanale dell'arcidiocesi di Torino La voce del popolo. Ha lavorato a La Stampa al sito d'informazione religiosa VaticanInsider.it, con cui tuttora collabora oltre che con alcune riviste storiche e religiose. È dottore di ricerca in Storia sociale religiosa. Ha scritto diversi saggi su figure e vicende del movimento cattolico in Italia. È nato e vive a Torino, ma la sue origini sono della zona del Basso Piemonte - diocesi di Tortona - e la sua formazione è avvenuta a Genova.

 

 

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