DIARIO DI UNA CATECHISTA
Come faccio a parlare di peccato?
di Assunta Steccanella | 29 aprile 2013
"Io non sono sicuro che Gesù mi perdoni..." Quando una farse di un bambino di nove anni ci rivela l'importanza di chiamare le cose con i loro nome anche con i più piccoli

Quest'anno sono ventisei: un gruppo numeroso e, manco a dirlo, vivace di bambini che si preparano a ricevere per la prima volta il Sacramento del Perdono.

Il mio ruolo, nei loro confronti, è abbastanza marginale: collaboro con le catechiste nella preparazione immediata, curiamo insieme al parroco lo svolgersi del momento rituale, scegliamo letture, preghiere, segni che richiamino, nei bambini e nelle famiglie, il cammino di catechismo, in modo che quella domenica sia vissuta come momento integrante di un percorso unitario, radicato in un passato per loro lontano (il Battesimo) e capace di rendere più bello anche il futuro. Durante gli ultimi giorni incontriamo i bambini per le raccomandazioni finali, li accompagniamo in chiesa, lasciamo che esplorino il confessionale, rispondiamo alle loro domande, perchè arrivino alla celebrazione il più sereni possibile.

E' sempre sorprendente vedere quanto ci tengono, come si impegnano, quanta attenzione mostrano, seduti tranquilli (più o meno) mentre noi offriamo gli ultimi suggerimenti. Ogni tanto qualcuno alza la mano: "ma se non mi ricordo la preghiera del perdono?" "Non aver paura Luca, la prepariamo scritta bene in grande e la mettiamo in confessionale, sopra la sedia". "Ma se mi dimentico di dire tutti i peccati?" "Gesù ti vuole bene, Alessia, è come un amico che ti abbraccia, sa che sei lì per chiedere perdono di ogni cosa!"

"Io non sono sicuro che Gesù mi perdoni..."

Ecco, questo dubbio merita un pochino di attenzione in più: "Ti capisco, Mattia, ma posso garantirti che Gesù perdona proprio tutti!"

"Io però ho fatto un peccato grosso, ma proprio grosso grosso, non sono sicuro che Gesù mi perdoni...". Non sta scherzando, si vede bene che è preoccupato; i compagni hanno subito smesso di chiacchierare e sono in attesa, curiosi. Noi catechiste vogliamo rassicurare Mattia, che a nove anni ha il cuore stretto nel rimorso per quello che lui sente come "un peccato proprio grosso", ma non possiamo approfondire troppo (rischieremmo di violare la sua coscienza, già così sensibile e così dolente; lì davanti a tutti, poi...), non possiamo risolvere la cosa con una frasetta consolatoria, neppure possiamo sorvolare. Per fortuna interviene il parroco:

"Secondo te, Mattia, io sono vecchio o giovane?"

"Beh, sei un po' vecchio..." "Esatto. E secondo te quante persone sono venute a confessarsi da me in tutti questi anni in cui sono prete?" "...Mille?..." "Di più, Mattia, di più. E sai, in tanti anni e con tanta gente, non ho mai visto nessuno che sia uscito dal confessionale senza essere stato perdonato, nessuno che dopo essersi confessato non si sia sentito più felice. Gesù davvero perdona sempre, perdona tutti, anche per i peccati più grossi che facciamo, basta che ci fidiamo di lui. Vuoi provare a fidarti? Ti prometto che domenica sarà una bellissima giornata, per te e per i tuoi compagni..."

Mattia annuisce e sorride. Domenica sarà una bellissima giornata.

Rientrando a casa, ripenso a come nella quotidianità accadano piccole cose che si intrecciano in modo a volte sorprendente. La scorsa settimana una catechista, tra i tanti che incontro, mi ha confidato di essere in difficoltà, perchè non sa come fare a parlare di peccato ai bambini: la parola stessa - peccato - le incute timore, ha paura di ferirli, di spaventarli.

Due sono state le direttrici lungo le quali abbiamo cercato insieme una risposta a questo dubbio. In primo luogo, abbiamo ricordato che il catechismo non è l'unica 'agenzia educativa' con cui i piccoli si confrontano. 

Ci sono adulti che interagiscono con loro in vari modi, adulti che usano le parole (o le minacce: "guarda che Gesù ti castiga!") considerandone scontato il senso e non si accorgono che i bambini ci ascoltano sempre, ma non sempre ci capiscono. Noi catechisti abbiamo il compito di parlare della nostra fede non in modo edulcorato ma nella verità, proprio per offrire la verità anche di concetti come 'peccato', cristianamente legato al perdono, piuttosto che al castigo.

Ma c'è un altro aspetto che occorre considerare: i bambini hanno proprio bisogno di qualcuno che li aiuti a chiamare le cose per nome, che insegni loro che cosa è bene e che cosa è male. Il rischio, in caso contrario, è che non riconoscano il male quando lo incontrano e che non riescano a difendersi, oppure che restino prigionieri, come Mattia, di un errato senso di colpa, abnorme rispetto alla realtà di ciò che vivono.

Questo compito è parte della dimensione educativa dell'evangelizzazione, che i nostri vescovi hanno posto al centro dell'azione pastorale di questo decennio. Una sfida importante, che presuppone in noi adulti una grande maturità spirituale: anche per noi una mèta, non certo un pacifico possesso.

 

 

26/03/2014 23:48 assuntas
Marianella
la situazione che descrivi non si può risolvere in breve tempo. Ti posso offrire solo alcune suggestioni.
Per l'esame di coscienza non partire dalla 'lista della spesa' meccanica della ripetizione dei comandamenti, ma proponi Mt 5,23-24 e falli riflettere su cosa significa. Fai emergere le domande, non offrire risposte preconfezionate. Parti dalla loro vita, fai emergere le situazioni di fatica, racconta loro che la riconciliazione è uno spazio dove impariamo a fare la pace con gli amici, con i genitori. Mettila in positivo, come uno spazio di ricostruzione di rapporti. Ricorda che è meglio che ciascuno individui una cosa, una cosa sola in cui essere aiutato, ma che sia autentica.
Che lo Spirito ti sostenga.
Assunta S.



26/03/2014 22:01 MARIANELLA BALDINI
ANCH'IO VORREI TANTO SAPERE COME PARLARE DI PECCATO A RAGAZZI CHE L'ANNO SCORSO HANNO FATTO LA PRIMA COMUNIONE E CONFESSIONE MA POI LA MAGGIOR PARTE DI LORO NON NE HANNO FATTO Più ESPERIENZA E A CATECHISMO NON NE ABBIAMO PIù PARLATO.
IL PROSSIMO 6 APRILE SONO INVITATI DAL SACERDOTE A FARE LA CONFESSIONE IN OCCASIONE DELLA PROSSIMA PASQUA, A CATECHISMO DEDICHIAMO DUE INCONTRI PER L PREPARAZIONE MA DOVE COMINCIARE VISTO CH IO PER PRIMA IMMAGINO QUANTO SIA ESTRANEA L'IDEA DEL MALE/PECCATO NEL VISSUTO DEI RAGAZZINIE DI CONSEGUENZA IL DESIDERIO DI ESSERE PERDONATI.
MARIANELLA



21/09/2013 23:23 ERIKA
Un grazie per la semplicita' e la franchezza di queste righe che sanno toccare il cuore e dare un po' di speranza a chi talvolta teme di non trovare piu' parole per trasmettere il messaggio che ci e' stato affidato.

erika



09/05/2013 15:58 assuntas
Grazie:-)


09/05/2013 15:16 matteo lariccia
Hai sempre degli spunti interessanti e molto fini.


30/04/2013 11:39 Francesca Vittoria
I bambini di ieri di secoli fa e di oggi nascono e crescono tutti simili in ogni tempo ma ciò che cambia, è il mutare della società intorno a loro, la vita che il bambino di oggi si trova a esperimentare intorno a se è quella che vive l’adulto di oggi, del genitore di oggi dell’educatore di oggi della stessa società i quali lo circondano e lo educano con quelle premure sentite e anche amorevoli che si hanno verso la sua persona, uomo del domani che da continuità all’oggi. E mi sembra che più che al bambino ci si dovrebbe confrontare e discutere tra educatori come del resto la catechista e insegnante pone domande. Le tradizioni si sono sfaldate, le feste paesane sono anche una chiave di lettura; le figure dei santi sono soltanto nomi cui si fa riferimento soltanto per comodità, ma sono diventati etichetta utilizzata da un mercato, pretese reminiscenze storiche quelle esibizioni nelle quali si fa sfoggio di ricercato abbigliamento , utilizzate quindi meglio da una inventiva commerciale e che trova consenso e diventano occasione di aggregazione della comunità locale. La religione sentita e promossa ieri, oggi la si giudica con tanta sufficienza essere stata nel passato farinosa, superficiale cuore tanta gente è morta e l’ha cercata nei conflitti come ultima speranza certa, che un mondo migliore esiste e non è fantasia, e questa la si vorrebbe oggi dal momento che ciononostante è servita a dare quelle sicurezze, a ispirare quel coraggio, a far sentire che non c’è povertà nella dignità di guadagnarsi il pane quotidiano anche senza avere l’obiettivo della ricchezza tanto posto oggi a considerazione della persona stessa, anziché i valori quali la rettitudine, la sincerità, la verità, il non profittare del prossimo, il piacere della famiglia la quale poggia sul la solidarietà e un amore capace di sacrificio, quella famiglia predicata dalla Chiesa, quella secondo Gesù Cristo. Oggi una regione che ieri veniva definita “bianca” è ancora ricca di santuari, ma sulle sue strade quante altre “case aperte” sono sorte e diventate come chiese – aperte a una società nuova che manifesta di credere in altri valori diversi da ieri. La libertà e che impera ha sostituito la libertà che la Chiesa predica ed è difficile spiegarla al bambino perché questo bambino non la vede in famiglia, non la vede dove cammina nei luoghi che frequenta; questa libertà prevale e mette nell’incredibile l’altra che egli non vive ma ne sente parlare appunto dalla catechista, da quell’educatore uno tra i tanti, che nella materia che insegna la vuole introdurre , ma con discrezione quella discrezione che non deve urtare l’ambiente, il crocifisso non esibito, discretamente posto in alto o anche assente, per rispettare chi non lo conosce ! Ciò che è bene e male va spiegato al bambino mettendo in luce la differenza tra queste due libertà ,servendosi degli esempi di vita che egli esperimenta. Non si può dire che Dio perdona tutto e basta, va aiutato a capire perché è male o bene anche facendo uso della tecnicologia moderna. Metterlo in guardia dei pericoli ma vanno anche spiegati lasciarli libertà di riflessione ;se viene indotto a bere, a bere insegnamenti o sollecitazioni, o bibite piacevoli e dimostrargli che cosa esse producono domani, infatti anche dalla televisione non si riceve abbastanza su questo aspetto e non si vedono abbastanza medici chiamati a parlarne a questo popolo di giovani che pensano di ricevere aiuto anche da queste piacevolezze, Se si parla quindi per ragionare alla mente del bambino,forse non si corre il rischio per lui di aver obbedito a qualcuno e della sua ingenuità ad aver creduto supinamente a qualcuno, Quel Dio che promette cose belle e buone deve così dargli modo di riconoscere che insegna cose certe e che ciò che insegna è verificabile oggi anche dalla sua stessa esperienza , che cioè seguendo i suoi insegnamenti anche se comportano il sacrificio, questi producono e cose buone e non il Paradiso che appare tanto distante per quell’inferno dove oggi tanta gente vive. Il bambino a scuola esperimenta tutto questo e quindi per difendersi ha bisogno di quell’aiuto che è nella fede con la ragione, fin da subito, ma anche va richiamato il mondo adulto .Ieri prima di uscire di casa c’era la preghiera e questa non era usanza ma l’inserire nella famiglia parentale quella figura ce non si vede ma che esiste, che prima di essere è stato Dio tra gli uomini come Maestro educatore di vita. Ecco la differenza, non è il bambino diverso ma gli idoli che gli sono stati posti davanti più consenzienti ai suoi voleri, persino importanti come il dio avere piuttosto che essere . Non trovo giusto dire che Dio perdona tutto perché è la coscienza stessa del bambino che vuole sapere per non ricadere e però se ciò accadesse e provasse il desiderio di essere perdonato ecco che Dio perdona “settantavolte sette” C’è un incontro su questo argomento ad Assisi, ma più di convegno occorre che si attui qualcosa in ogni piccola comunità, paesino sperduto o città in veloce espansione, questa è anche la CARITA di cui si ha più bisogno- ‘
Francesca Vittoria



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Assunta Steccanella

Sono nata in provincia di Vicenza nel 1960. Dico spesso che, dopo il diploma, ho frequentato due diverse università: prima, per diciotto anni, l'ateneo della famiglia; quindi, in parallelo, la Facoltà Teologica, dove ho completato il dottorato.

Ho insegnato religione in un liceo fino al 2010. Adesso, oltre alla ricerca, mi dedico alla formazione: sono impegnata in vari modi nella catechesi di adulti e bambini e nella preparazione dei catechisti e cerco di condividere parte di questo lavoro attraverso il mio blog (www.asteccanella.altervista.org). La famiglia però è e resta la mia prima vocazione: mio marito e i miei tre figli sono preziosi, tra mille altri motivi, anche perché mi fanno capire quando la speculazione mi fa staccare troppo i piedi da terra.

 

 

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