ROBE DI RO.BE.
Quell'adulazione un po' mielosa...
di Roberto Beretta | 18 marzo 2013
In tanti - anche qui, su queste pagine - stanno già cercando di tirare Papa Francesco per la mozzetta (che per fortuna ha rifiutato di indossare)

Ha girato l'altare verso il popolo, dunque è un progressista. No, ha citato il diavolo già due volte: perciò è un tradizionalista. Ha detto che vorrebbe una Chiesa più povera: è di sinistra. Però ha anche messo in guardia dal farla diventare un ente assistenziale: è certamente di destra! In quanti - anche  qui, su queste pagine - stanno già cercando di tirare Papa Francesco per la mozzetta (che per fortuna ha rifiutato di indossare, fin dai primi minuti dopo la sua elezione).

Ed è spettacolare osservare quanto il gattopardismo clericale sia furbo e lesto nel trasformarsi a seconda del potere che vuol lusingare. Il nuovo Papa è talmente osannato che viene da chiedersi come mai non l'abbiano eletto già otto anni fa, al posto di Benedetto XVI - del quale risulta essere stato uno dei principali concorrenti: se davvero è (ed era) il più umile, il più alla mano, il più adatto al governo della Chiesa, così come tutti oggi sono pronti a giurare, perché lo Spirito Santo e i cardinali hanno atteso tanto tempo a collocarlo sul soglio di Pietro?

D'altra parte, il povero Ratzinger viene messo inverecondamente da parte. Tutto quanto aveva fatto secondo suo gusto e prospettiva, e che all'epoca era esaltato quale innovazione eccellente e originale, oggi è implicitamente rigettato nel momento stesso in cui si sorride compiaciuti alle trovate con cui il successore ne rovescia il contenuto. Sarebbe quanto mai divertente andare a notare come gli stessi fogli e magari le stesse firme che, per esempio, si diffondevano anni fa a spiegare come Benedetto XVI facesse benissimo a riesumare il camauro e le scarpette rosse, oggi senza fare una piega verghino commenti compiaciuti sul simbolismo forte della croce di ferro e il rifiuto dei paramenti del nuovo Pontefice.

Non intendo con questo fare il solito bastian contrario guastafeste: Papa Francesco mi piace molto molto molto, il suo stile al momento mi sembra assai più vicino ai miei desiderata di quello del predecessore. Sono solo nauseato dall'ipocrisia e dall'adulazione che gli monta intorno: fino a ieri, se avessimo scritto (anche qui) che volevamo una Chiesa più povera, ci saremmo tirati addosso chissà quante accuse di cattocomunismo, buonismo, pauperismo, demagogismo... Oggi lo dice il Papa ed è la cosa migliore che si poteva dire. Fino a ieri chi criticava la corruzione e le sporcherie della Curia era un anticlericale, oggi tutti sostengono che abbiamo trovato l'uomo giusto per cambiare finalmente la situazione (ma come? Non era tutto perfetto anche prima in Vaticano?!?).

Dico solo due cose. Papa Francesco avrà bisogno di un'estrema durezza per non cedere alle lusinghe di quest'adulazione mielosa, che tenderà certamente ad invischiarne l'azione in modo che "tutto cambi perché nulla cambi"; dovrà mantenere nel tempo l'anticonformismo evangelico che lo ha spinto - ieri - ad andare in metropolitana come un cittadino qualunque e - oggi - a rifiutare la lussuosa auto targata Scv1. Non sarà facile. E poi avrà bisogno anche di noi, perché nessuno può cambiare il mondo (la Chiesa) da solo; certo, il suo modello - quello della guida più indiscussa e autorevole al mondo - sarà fondamentale per indicare una nuova direzione, però poi occorre che il popolo (quello che lui ha invocato fin dal primo apparire alla finestra di piazza San Pietro) lo segua con la sua rivoluzione dal basso. Nessuno l'ha notato ancora: questo è il primo Papa che non ha partecipato al Concilio. Ma ce l'ha già fatto ricordare in molti modi.

 

25/03/2013 09:38 alessandro
mi pare buona la sintesi fatta da Enzo Bianchi sull'incontro tra i due Papi, che rilegge con la solita acutezza e precisione il passaggio di consegne evidenziando (i) come le troppe adulazioni, per Francesco come prima per Giovanni Paolo II e Benedetto XVI spesso manifestano una "volontà di sequestro" dalla propria parte che non consente poi di ascoltare davvero chi si dice di ascoltare, recandogli anzi inciampo, ed evidenziando (ii) i profili di continuità, nella diversità tra i due vescovi di Roma
L'articolo è a questo indirizzo http://www.monasterodibose.it/content/view/4933/114/1/0/lang,it/



22/03/2013 23:57 Massimo Menzaghi
"Vedo che è bastata una settimana perché, all'improvviso, tutti i mali di questa vecchia istituzione fossero sanati..."

"mi sembra le sia bastato assai poco per ritrovarla questa casa, un po' di riverniciatura suvvia..."

non mi pare di aver motivato così la mia gioia...

dopodichè a me sembra che più che riverniciarle certe pareti le si stia demolendo, ma non posso pretendere che tutti colgano la portata di quanto sta accadendo, bastano e avanzano quelli ingenui come me ;-) : mi è bastato vedere monsignor Fisichella che "normalizzava" da Vespa in compagnia di Ferrara e Messori per capire che anche lui non pensa di aver a che fare con un nuovo imbianchino...
... in compenso anche il monsignore non ha trovato di meglio che parlare di pedofilia in termini di accuse strumentali alla Chiesa: un altro professorone che ha capito tutto!

... ma diamo tempo al tempo: oggi mi tengo la gioia!



22/03/2013 16:21 Hadassah
Che entusiasmo, signor Menzaghi!!! Sono lieta, (nonostante la mia saccenteria) che, per una volta, lei sia davvero gioioso. Non capitava molto spesso prima. Vedo che è bastata una settimana perché, all'improvviso, tutti i mali di questa vecchia istituzione fossero sanati e le si riaprisse la speranza. Un po' come dopo la prima elezione di Obama.
Ben tornato a casa quindi. Tra l'altro mi sembra le sia bastato assai poco per ritrovarla questa casa, un po' di riverniciatura suvvia...
Io ringrazio Dio per questo Papa, l'avrei ringraziato per un altro come per tutti quelli che sono venuti prima (ma proprio tutti, persino il Borgia) ringrazio Dio per la Sua Chiesa che mi dà Cristo ogni giorno, attraverso loro e nonostante loro. Perché siamo tutti servi inutili. Eppure siamo presi a servizio. Viva il Papa!



22/03/2013 13:35 Elisabetta Bianchi
Discorso al Corpo diplomatico (integrale)
http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/march/documents/papa-francesco_20130322_corpo-diplomatico_it.html



22/03/2013 13:09 Massimo Menzaghi
"Forse è la volta buona che ritorno a casa anch' io"

l'espressione che ho usato io più volte in questi mesi (anni ormai?) su queste pagine per cercare di spiegare il mio disagio nei confronti di una parte significativa e determinante della gerarchia della Chiesa è stata: "non mi sento più a casa mia", spesso aggiungendo che però la mia "battaglia" era proprio per ritrovarla quella casa (anche se più d'uno mi ha invitato ad accomodarmi fuori...)!

Io non me ne sono mai andato, ma nella gioia che provo in questi giorni c'è la sensazione di poter essere nuovamente a casa...

Superficiale, parziale, entusiasta? Non credo! Illuso e incantato? Nemmeno!

Voglio solo godermi un momento che spero si possa tradurre in un cammino! Non cerco facili "rivendicazioni": mi basta sapere che a pensare certe cose e a provare a dirle non ero fuori di testa, anzi...

E se per qualcuno potrà significare addirittura un ritorno a casa non figurato, beh, ma di cosa stiamo parlando? La Chiesa mi pare debba annunciare e il papa creare ponti: se manca qusta fase cosa stiamo qui a fare? Se il messaggio magari c'è ma non raggiunge il destinatario a cosa serve?

Ringraziamo Dio per questo papa e mettiamoci in cammino con fiducia; quanto a tutte le profezie di sventura, direi che a ogni giorno basta la sua pena! Ora è tempo di gioia!!!



22/03/2013 12:07 Simone Sereni
Roberto esprime con la sua capacità provocatoria alcune cose che, sì, ho pensato. E sono d'accordissimo con Ireneo e gli altri sulla chiave della continuità, chiara a chi legge le cose solo con uno sguardo di fede, tra Francesco e Benedetto XVI, di cui ancora adesso ricordo con commozione la potenza del suo ultimo gesto: ultimo in un cammino lungo 8 anni.

E' inutile però negare che (se guardiamo il mondo dal buco della serratura del "web cattolico") che ci sono voci normalmente molto attente, a loro modo, alla vita della Chiesa e al Papa e appartenenti alla comunità ecclesiale come molti di noi qui - ma molto distanti tra loro - che si sono misteriosamente saldate nell'indigestione di quello che sta capitando: tra quelli, a me sembrano davvero un po' "disperati", che cercano ogni barlume di ombra per perseverare nell'alibi(esistenziale) di una chiesa tutta sbagliata e del Vaticano fatto di intrighi e potere (e basta); e quegli altri, molto rumorosi sul web, che vedono solo un apparato simbolico abdicare (?) e con lui tutto l'altro versante ideologico di una religione di soli formalismi e regole che per me si mostra (è quello che pare) tanto lontana dall'incontro concreto con Gesù.
C'è tra questi chi chiude il blog in segno di protesta e commentatori, molto cattolici, che si augurano la veloce dipartita di Papa Francesco...

Mondi diversi che si contendono, inorridirebbero ad accettarlo, la stessa medesima moneta falsa: fondamentalismo e relativismo sono figli della medesima radice ed egualmente "bellicosi".

Ora sarò biecamente partigiano: questo blog, questo progetto, nonostante le critiche che legittimamente riceviamo su questo o quel singolo argomento o opinione e che pubblichiamo (a differenza degli altri), per me ha il merito (è un servizio, non una gloria) di aver da subito segnalato criticamente la polarizzazioni schematiche di certe posizioni, posizioni che sono praticamente diventate religioni parallele.

Qui si tenta, anche incespicando, di camminare insieme e a volte di cogliere l'esperienza credibie di fede di interlocutori che a parole ci sembrano lontanissimi. Altrove è già tutto deciso.

Scusate la lunghezza.



22/03/2013 09:04 Mery
A qualcuno, è evidente, dispiace dal profondo del cuore che Papa Francesco sia amato dalla gente.
Ci pare di capire che questi fratelli nella fede sarebbero felici se venisse detestato, per una semplice questione di par condicio.
Non mi risulta che sia cristiano rodersi il fegato per ciò che di positivo si vede intorno a noi, specie di questi tempi, così avari di buone notizie.
Papa Benedetto, nella sua mitezza, umiltà e profondità spirituali non si merita questo tipo di tifoseria da quattro soldi.
I carismi non si confrontano, non si mettono sul bilancino, non si soppesano e soprattutto non si disprezzano, perché vengono tutti dallo Spirito.
O vogliamo sostituirci ad Esso?
Il segno della presenza di Dio in noi e attorno a noi è l' Amore.
Dove invece c'è rivalità, divisione, disprezzo, rancore, invidia, gelosia, desiderio di rivalsa, superbia, arroganza e presunzione è all' opera Qualcun Altro.
Rasserenatevi, voi che siete disturbati da ciò che sta accadendo: non dureranno a lungo gli applausi bipartisan.
L'opera di demolizione da parte dei lontani è iniziata quasi subito e, supportata da quella del fronte interno, di cui anche su questo blog abbiamo dei validi rappresentanti, sta già producendo i frutti sperati.
Tutto si ridimensionerà, perché dopo l'ingresso trionfale a Gerusalemme segue sempre la salita al Calvario con tanto di crocifissione.
Ma non vi ha mai sfiorato l'idea che i lontani potrebbero entrare positivamente in crisi solo per una parola, un gesto o il modo di relazionarsi di un uomo di Chiesa?
E che a partire da questo potrebbe aprirsi nel loro cuore una breccia e iniziare a profilarsi all'orizzonte la strada del ritorno a Casa?
"Forse è la volta buona che ritorno a casa anch' io".
Sono le parole di una persona a me molto cara, lontana dalla Chiesa, dette durante un pranzo domenicale, mentre si commentava l'elezione di Papa Francesco.
Già, ma a quelli come voi non interessa andare in cerca della pecorella smarrita.
Per voi è lei che deve tornare all'ovile e, a noi che pensiamo di esserci rimasti dentro, spetta invece il compito di accoglierla a bastonate.
Siamo sicuri di meditare gli stessi Vangeli?
Ricordiamoci che non solo non esiste più da un pezzo lo stato pontificio ma che in Europa, di cui facciamo parte, il cristianesimo, al netto delle verniciature di facciata, è ridotto al lumicino.
Siamo ormai terra di missione, resa per di più refrattaria dall' opulenza e dalla sazietà.
E noi stiamo qui a litigare per il cerimoniale di corte.



21/03/2013 08:37 stefania falsini
Ho molto apprezzato quanto ha scritto Roberto Beretta in questo articolo. Come al solito mai banale e molto "lucido" nelle sue argomentazioni.


21/03/2013 01:00 Lorenzo Cuffini
Populista, Maria?
Non esiste populista al mondo che proponga come fondamento ultimo e solo la croce " senza la quale siamo solo dei mondani"
( cosa che ricorda non solo ai fratelli cardinali, ma a tutti, quindi anche a me e a te).



20/03/2013 22:40 maria
Che importanza può avere ciò che dice o che ha detto Bergoglio, per esempio sulle donne o sui gay?
nessuna importanza , perchè tanto la gente, il popolo gli ha già tributato il rispetto e l'ammirazione. questi sono soprattutto importanti! il rispetto el'ammirazione! poi un Papa può dire quel che vuole ma se ha il rispetto el'ammirazione del popolo sarà facile.
Invece per Ratzinger è stato difficile perchè questo rispetto e ammirazione non l'ha mai avuto neppure all'inizio e soprattutto non l'ha mai avuto dalla intellighenzia cattolica che anzi ha sempre remato contro..
Bergoglio, cretedemi , dirà cose mooolto più tradizionaliste , cose mooolto più populiste, cose mooolto meno razionali e condivisibili dalla pura ragione di Ratzinger, ma tutto questo gli verrà passato con indulgenza.. è un beniamino della folla! qualunque cosa dica verrà accolta con simpatia! c'è solo da sperare che non dica cose contarie alla religione, ma io non credo, perchè nonostante tutto il suo populismo credo che Bergoglio sia una vero cristiano .Non tradirà mai la dottrina cattolica.



20/03/2013 16:23 stefano zanetta
«No considero que Jorge Bergoglio haya sido cómplice de la dictadura, pero creo que le faltó coraje para acompañar nuestra lucha por los derechos humanos en los momentos más difíciles.»
A occhio (non so lo spagnolo) direi che non è un gran complimento. E io che leggendo i giornali mi ero convinto che invece lo elogiava..
Grazie comunque, anche se sul fatto che sapere come stiano effettivamente le cose sia semplice non sono, ahimè, molto d'accordo (e il granchio che ho preso prima lo mostra impietosamente).
saluti
s.z.



20/03/2013 16:07 admin
@Stefano Metta in chiave su un qualsiasi motore di ricerca le parole Bergoglio e Adolfo Perez Esquivel. È molto più semplice di quanto lei pensi...


20/03/2013 15:56 stefano zanetta
La ringrazio, in effetti nel mio precedente post avevo scritto di aver qualche dubbio e poi avevo cancellato per brevità. Ad onor del vero non mi convince molto neanche la tesi di aciprensa, tuttavia. Mi pare tutto un po’ improbabile. Lei che è giornalista – e quindi su vicende simili è più addentro di me - forse saprà fare delle indagini e dirci come stanno davvero le cose. Al di là della (pseudo) affermazione di cui in precedenza, mi pare comunque che le posizioni del nuovo Papa richiedano specialmente a chi (come me) è molto critico sull’attuale corso ecclesiale di avere estrema cautela nei giudizi. Mi ha per esempio abbastanza colpito l’apertura di credito (diciamo così, per brevità) di Piero Stefani (sul suo blog), francamente non condivisibile, pure da me che ne ho buona stima. Grazie (più ancora se mi da anche qualche dritta sulla questione della presunta connivenza con la dittatura, anche su questo se ne legge di ogni tipo).
Cordialità
Stefano Zanetta



20/03/2013 15:25 admin
@Stefano Altrettanto importante e' non prendere nemmeno le voci critiche per oro colato. Guardi qui come stanno le code rispetto alla frase che lei cita http://www.aleteia.org/it/religione/news/jorge-bergoglio-non-si-e-mai-opposto-alle-donne-in-politica-345003


20/03/2013 14:13 stefano zanetta
Gentile Beretta
grato per il suo intervento, in effetti l’unico fuori dal coro dell’adulazione preventiva di cui è stato fatto oggetto il nuovo Papa. Soprattutto dal fronte diciamo così ‘conciliare’ si sono levati elogi francamente fuori luogo e tempo. Io me li spiego come una sorta di reazione di sollievo per lo scampato pericolo Scola, cioè di passare da un reazionario (Ratzinger) ad un reazionario per di più ciellino. Ora, se psicologicamente li comprendo, tuttavia dopo l’iniziale sollievo un po’ di cautela non guasterebbe. Tra l’altro la consiglierebbe anche qualche spettacolare affermazione fatta da Bergoglio in passato, tra cui per esempio (leggo sui giornali) che
«Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L'ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l'uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell'uomo, ma niente più di questo»
il che francamente è un po’ troppo perfino per Scola.
Cordialità
Stefano Zanetta



19/03/2013 21:46 Lino Tosetti
Le argomentazioni espresse da Roberto Beretta, nell’articolo apparso ieri sotto il titolo “Quell'adulazione un po' mielosa...” , sono ampiamente apprezzabili e condivisibili.
Per rafforzarne la loro valenza, vorrei di mio aggiungere che già nel 1848, al vescovo di Montepulciano mons. Claudio Samuelli, che gli chiedeva un parere, Antonio Rosmini (recentemente beatificato da Benedetto XVI), favorevole a regimi costituzionali di libertà e lungi dall’essere confessionale, in una limpida lettera scriveva fra l’altro:
˂˂Reputo che il Vescovo debba, soprattutto in questi tempi, spargere un olio balsamico di dolcezza nelle piaghe dell'umanità, debba guardarsi da ogni giudizio temerario, da ogni parola ingiuriosa a chicchessia, da ogni adulazione strappata dal timore, da ogni connivenza al male che gli fosse persuasa da speranze di giovare, conservando un contegno grave, riservato, fermo, con una conversazione verso tutti soave ed amorevole, ed insieme atta a far distinguere con una santa dottrina, ma senza alcuna veemenza, il bene dal male˃˃.
Nella visione rosminiana, la Chiesa come tale non doveva fare politica, ma impegnarsi senza ambiguità, compromessi e paure, ad annunciare e testimoniare il Vangelo delle Beatitudini: da una parte avendo fiducia nella scelta libera delle coscienze; dall’altra non nascondendo che il peccato, sempre presente nel cuore dell’uomo, ha pure una dimensione sociale, di egoismo sociale e di ingiustizia sociale. La Chiesa, dunque, in tale prospettiva, non rifiuta e combatte la libertà, ma rifiuta e combatte la violenza sopraffattrice in tutte le sue forme: istituzionali (cioè di regimi politici tirannici e illiberali), socio-economiche, di civiltà (“Il cattolicesimo tra passato e futuro” di Fulvio De Giorgi - dicembre 2012).
L’elevazione al soglio pontificio di Papa Francesco, avvenuta nel recente Conclave, appare, indubbiamente, una scelta innovativa per assicurare alla Chiesa un corso nuovo, una Chiesa dei poveri, una Chiesa povera, umile e mite, radicalmente evangelica, cui far seguire scelte di conferma che dimostrino nel tempo una resistenza più ampia e comunitaria alle lusinghe di quell'adulazione un po’mielosa, che vorrebbe che "tutto cambi perché nulla cambi".



19/03/2013 18:22 Valentino Losito
Non servono, per me, molte parole: Bravo, Roberto.
Valentino Losito



19/03/2013 17:07 fab
Condivido anche io il post di Beretta.
Anche i commenti mi paiono tutti intellingenti e ferrati. Interessante quello che dice Ireneo su Mahony.

L'opinione pubblica ha delle posizioni pregiudiziali: giudica a seconda della "simpatia" per le persone: ad esempio Papa Francesco su quattro interventi pubblici che ha fatto, in ben due di essi ha parlato esplicitamente del demonio (fa parte del bagaglio gesuita): cosa sarebbe accaduto se Benedetto XVI avesse fatto lo stesso all’inizio del suo pontificato?

Papa Benedetto parlava e comunicava in modo profondo e ragionato: non adatto quindi per una opinione pubblica abituata ai reality show. Benedetto parlava dentro la chiesa: a chi quel linguaggio simbolico (anche nell’abbigliamento quindi) lo sapeva comprendere. L’obiettivo era rinsaldare la fede e tenerla ferma difronte alle sfide ideologiche, ai “venti di dottrina” come disse nella famosa omelia “pro-eligendo pontefice” del 2005. Chi invece quel linguaggio non lo capiva, ne aveva una visione opposta, perché lo interpretava con le categorie mondane: le stesse categorie mondante di linguaggio cui Papa Franscesco, proprio ieri, ha messo in guarda i giornalisti. Francesco invece è più diretto, più semplice, più francescano appunto.

Questo pontificato porta con se un grosso rischio mediatico: che si osanni il Papa ma non la sostanza del suo messaggio, cioè Gesù Cristo. Il rischio cioè che avremo tante persone che applaudono ma poche che si convertono. Non perché il Papa dia un messaggio sbagliato, ma essendo i media i portatori del messaggio di oggi e ragionando in modo mondano veicolano un messaggio inevitabilemente mondano: dunque il problema sono i media. Essi infatti sono avvezzi a creare idoli: nello spettacolo, nella politica etc... ma il nostro vero idolo è la Santa Trinità e Gesù Cristo in particolare, non il Papa, si chiami esso Tizio o Caio.

Ben ben venga un pontificato così, penso che ne avevamo proprio bisogno: però questo pontificato porta con se un fortissimo rischio mediatico, su cui la chiesa può far poco, perchè i media sono appunto mondani: Francesco se ne è già reso conto e l'ha detto chiaramente salutando i giornalisti, che la chiesa va raccontata con un'altra prospettiva. Non temo che questo messaggio cada sostanzialmente nel vuoto: ne sono più che certo.

In un post sul mio blog personale (da cui qui ho anche attinto) ho paragonato il pontificato di Benedetto XVI a una "scuola" e quello di Francesco al "mondo del lavoro". Per chi volesse leggerlo: http://goo.gl/9xHgR

PS: @ Massimo Menzaghi: conviene scriversi il lungo testo da parte (per es. con un editor di testo) e poi fare copia e incolla.



19/03/2013 15:46 Alberto Hermanin
Concordo anche io con Beretta, osservando che non sono i colori delle scarpe a dare significato ad un pontificato: e nemmeno il metallo dell’anello piscatorio. Se il Papa ritiene di assumere questi simboli, lo faccia pure e io di certo non me ne scandalizzo. Quanto a destra e sinistra (ecclesiale) ho sempre pensato che si trattasse di corbellerie, ed è un’altra occasione di confermarlo.
Quanto all’eccesso di miele, passerà, passerà: ciò che veramente dovrebbe fare un Papa per essere gradito a certi ambienti che molto contano nella stampa, nelle università e nel potere culturale in genere, è annunciare ex cathedra che dio forse c’è e forse non c’è, che la resurrezione è un simbolo e che entrambi comunque non sono discriminanti per dirsi cristiani cattolici. Allora si che andrebbe bene. Mi sembra però improbabile che questo desiderio venga esaudito da qualunque Papa.

Chiedo ai giornalisti di questo bel sito di andarsi a leggere l’articolo di Eugenio Scalfari – che si autodefinisce “l’uomo che non credeva in Dio” – su Repubblica a commento dell’elezione del nuovo Papa. Vorrei che ce lo commentassero e potessimo commentarlo insieme su questo meritevole blog, perché è una bella summa teologica di quello che la Chiesa ha di fronte a sé.
E chiedo questo non per maledire Scalfari ma perché penso che possa essere utile leggerlo al fine di capire la vuotezza, se non di tutte, di moltissime delle polemiche interne al laicato cristiano.



19/03/2013 10:22 Ireneo
Caro Christian,
riguardo al primo punto sono d'accordo, è chiaro che c'è "discontinuità" in taluni aspetti, e si è visto credo già nei primi tre minuti di pontificato. Questo non scandalizza, nel momento in cui non riguarda punti essenziali. E, soprattutto finché non riguarda il Magistero.

E veniamo quindi al secondo punto.

Ti chiedi, "Nel caso di Benedetto XVI, che cosa è pertinente all'ufficio di conferma della fede del popolo di Dio e che cosa appartiene al suo personale orientamento teologico?"

Questo genere di problematica non è certo nuovo, ma delle linee di demarcazione sono già, per così dire, previste. Il Magistero di un pontefice è sempre chiaramente "classificato", e quello di papa Benedetto non ha fatto eccezione.

Esiste un magistero ordinario, espresso attraverso le encicliche, che non è infallibile ma che è vincolante per la Chiesa ed i fedeli. Su questo è ben difficile vi sia discontinuità, è sempre molto attento ed equilibrato, e negli ultimi due pontificati, che sono quelli che conosco meglio, non ho davvero presente alcuna discontinuità rispetto alla tradizione.

Del magistero straordinario e definitivo, infallibile ed espresso ex cathedra, papa Benedetto mi pare non abbia mai fatto uso.

Quanto alla catechesi comune, attraverso le omelie e gli altri discorsi, papa Benedetto XVI è sempre stato oltremodo attento a distinguere i suoi personali orientamenti teologici da ciò che diceva in quanto papa, e quello che diceva in quanto papa è sempre stato ben ancorato alla tradizione.

Quando addirittura papa Bendetto ha scritto dei libri durante il pontificato, penso alla trilogia su Gesù, in cui magari azzarda qualche tesi più personale, è sempre stato attento a firmarsi "Joseph Ratzinger".

Su altre questioni prettamente teologiche carissime al cardinal Ratzinger, penso ad esempio alla questione dell'orientamento degli altari e della Messa, papa Benedetto XVI non ha speso una parola. Ne ha dato qualche segno in alcuni gesti, ad esempio in Sistina, e papa Francesco in questo ha mostrato immediatamente discontinuità (di questo, onestamente, un po' mi dispiaccio). Ma non è discontinuità di Magistero.

Il cardinale Enea Piccolomini disse alla sua elezione, prendendo il nome di Pio II, "dimenticate Enea ed accogliete Pio", a sottolineare la discontinuità tra il suo agire da semplice cardinale e ciò che avrebbe fatto da papa. Credo che, in vario modo, questo atteggiamento sia sempre stato dei papi o avrebbe dovuto esserlo, laddove il ministero petrino riveste e permea l'intera persona del pontefice (ce lo ricordava proprio Benedetto XVI); immagino sarà così anche per papa Francesco.



18/03/2013 22:26 Massimo Menzaghi
"... uno di quelli che certe cose le sosteneva da sempre e aspettava da tutta la vita i gesti di papa Bergoglio"

Ringrazio Christian Albini per la riflessione bella e pertinente; per quel che riguarda i gesti e la discontinuità avevo scritto qualcosa di simile nel commento che mi sono perso nell'etere: di fronte a quello che sta succedendo in questi giorni, dopo la gioia, la domanda (retorica) che mi sorge spontanea più spesso è: "... ma era così complicato/problematico/inopportuno arrivarci prima?"



18/03/2013 21:59 Christian Albini
Anch'io mi riconosco nelle considerazioni di Beretta, soprattutto per essere uno di quelli che certe cose le sosteneva da sempre e aspettava da tutta la vita i gesti di papa Bergoglio.

Ci sono però due aspetti da considerare.

1. Non si può negare che delle discontinuità rispetto al pontificato precedente ci siano. La parola discontinuità non può essere un tabù. Il punto è l'unità su ciò che è essenziale e irrinunciabile. E naturalmente sono convinto che ci sia, ma c'è un ulteriore aspetto su cui riflettere.

2. Il papa teologo ha portato una novità che non si può trascurare. Benedetto XVI era portatore di una sua teologia forte e caratterizzata che precede di molto il suo papato. Questa teologia è naturalmente entrata nel suo esercizio del ministero petrino. Un tempo, solo poche parole del papa raggiungevano la cattolicità. Oggi, per un papa si sono moltiplicate le occasioni di intervento e con i mezzi di comunicazione per ogni papa si dispone di una quantità sterminata di pronunciamenti.
Nel caso di Benedetto XVI, che cosa è pertinente all'ufficio di conferma della fede del popolo di Dio e che cosa appartiene al suo personale orientamento teologico? Perché un aspetto problematico è che c'è stato chi ha presentato la teologia ratzingeriana come l'unica possibile nella chiesa cattolica. Ora, tanto per fare un nome, Kasper secondo me è un teologo allo stesso livello di Ratzinger, ma le loro non sono certo posizioni identiche.

Ricordo che proprio Benedetto XVI affermò nel libro "Luce del mondo" che il papa non produce di continuo infallibilità. "Solo in determinate condizioni, quando la tradizione è chiara ed egli sa che in quel momento non agisce arbitrariamente, allora il papa può dire: Questa determinata cosa è fede della chiesa e la negazione di essa non è fede della chiesa". Questo avviene molto più raramente di quanto non si pensi. Il che non significa che le parole del papa allora non contano niente, ma che i vari pronunciamenti hanno diversi gradi di autorità.

Credo che, nel tempo e con un meditato discernimento ecclesiale, sarà importante vagliare il magistero di Benedetto XVI per darne una corretta interpretazione.



18/03/2013 20:22 Massimo Menzaghi
avevo scritto una risposta articolata ma la pagina si è ricaricata "mangiandosi tutto"... e non ho più voglia di ricominciare da capo... ;-)

dico solo che sono d'accordo con Ireneo sulla complementarietà e con Beretta su tutto il resto, togliendo l'ipotetica alla questione chiesa povera perchè è successo esattamente proprio su queste pagine...

Per quanto mi riguarda sono molto felice non per ciò che mi aspetto da papa Francesco in un senso o nell'altro, ma perchè c'è molta gioia in giro e Dio solo sa quanto ne avessimo bisogno! E' fin troppo evidente che il tutto non può esaurirsi lì, ma il cristianesimo deve coinvolgere tutta la nostra umanità, emozioni ed empatie comprese...



18/03/2013 17:11 Ireneo
Condivido in massima parte.
Il nostro papa emerito Benedetto XVI dovrà avere spalle molto larghe per sopportare senza cadere nello sconforto tutto quanto viene scritto in questi giorni dai media, che sembrano archiviare i suoi anni di pontificato nel "vecchio da dimenticare, superare e rivoluzionare". Ed ancora più larghe quando il medesimo atteggiamento viene da voci del mondo cattolico.
Leggo, ad esempio, i tweet entusiasti del cardinal Mahony il quale non trova di meglio che inneggiare all'abbigliamento del nuovo papa, ed anzi pregarci su (http://3.bp.blogspot.com/-cXn0frBQqtw/UUSrG0ygAHI/AAAAAAAABD0/W5Mf7hYRWM8/s1600/MahonyTweets.jpg), quasi fossero state le scarpette rosse di papa Benedetto a precipitare la Chiesa nel disordine, e non - tra l'altro - i comportamenti di taluni sacerdoti, come quelli che hanno creato alla sua diocesi e sotto la sua stessa guida tanti problemi, la cui soluzione (il danaro che sta sborsando alle vittime) di francescano ha davvero poco. Non avrei mai chiesto di escluderlo dal conclave e mi associo alla linea difensiva tenuta nei suoi confronti, certo un poco più di understatement (per non dire umiltà e silenzio) da parte sua non guasterebbe.

Comprendo bene cosa intende Beretta quando scrive che lo stile di papa Francesco è più vicino ai suoi desiderata di quello di papa Benedetto, perché io potrei dire il contrario.

La questione però sta proprio qui: al di là dei nostri personali 'desiderata' (cioè, al di là del papa con il quale noi siamo personalmente più a nostro agio), è un errore pensare che un pontificato andasse nella direzione sbagliata e quello attuale vada nella direzione giusta, o viceversa che quella di prima fosse la direzione giusta ed ora si rischi un'involuzione.

Forse è presto per dirlo, ma da ciò che si intuisce della direzione di papa Francesco credo che i due pontificati vadano invece letti come complementari. Quello di Benedetto con la sua grande - e quantomai urgente - ricapitolazione dottrinale, che ha reso la Chiesa più consapevole, ha restituito dignità e direzione alla teologia, ha riallacciato il rapporto con la tradizione ed ha reso più moderno e saldo il rapporto fede-ragione; e quello di Francesco che si propone, per così dire, di riavvicinare questa Chiesa più salda e radicata a tutti i figli di Dio, partendo dai semplici e dai poveri in spirito (e magari non solo dai poveri e basta).

Credo che questa lettura, di continuità ma soprattutto di complementarità, sia quella più cattolica e sensata. Dubito che i media generalisti possano davvero coglierla, mi piacerebbe però vederla cogliere più chiaramente dal mondo cattolico, magari a partire dai cardinali.



18/03/2013 15:58 Lorenzo Cuffini
La durezza, stando a quanto ha dimostrato fin qui nella sua storia argentina, non gli manca di sicuro, quando ritiene di averne bisogno.
Siamo piuttosto noi- il "popolo di Dio "- che mi sembra siamo tutti concentrati al momento sui particolari che ci entusiasmano o ci indispettiscono, fingendo di non capire quello che ci aspetta. Questo Papa. lo si ami o no, pretenderà di coinvolgerci in prima persona, verrà e manderà a stanarci dalle nostre tane, ci tirerà giu' dai nostri scranni dove giochiamo ai maestrini con la paletta per dare i voti in mano..., e questo lo farà con le singole diocesi, con i gruppi, con le associazioni. Cosa assai pericolosa, con tutti noi personalmente. Sono curioso di vedere allora quanto miele diventerà fiele con facilità..



18/03/2013 15:35 alessandro
curioso che dai media non venga segnalata la profonda continuità con la semina di Benedetto XVI. Il Papa monaco ha speso gli anni del suo Pontificato a ricordare che al Centro della Chiesa c'è l'incontro di ciascuno con Cristo, l'amore di Dio che ci precede, che è inutile parlare di cristianesimo o spendere parole della fede cristiana se non si parte da lì e non si verifica alla luce di questo incontro l'alleanza quotidiana che Dio ci propone. La fede è stato sottolineato più volte non è un'idea astratta, ma soprattutto non è un'ideologia politica da usare contro il mondo, anche se in molti suoi asserriti sostenitori l'hanno trasformata in una religione civile. Il Papa gesuita francescano riparte da lì, dalla semina del predecessore. Ma guardando le bacheche di facebook pare in troppi siano pre-occupati di capire se è + conservatore o progressista, che cosa ne pensa di questioni politiche. La stessa cosa che è stata fatta con Benedetto XVI, troppo spesso inascoltato.


Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto una ventina di libri, tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa ). L'ultimo è appena uscito e si intitola La santa puttana. È assessore alla trasparenza e alla sicurezza della sua città, Lissone, per una lista civica. Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it