Quella Chiesa così visibile
di Giuseppe Savagnone | 15 marzo 2013
Queste ore insegnano che la si contesta, se ne denunziano le ferite, spesso se ne abbandonano le pratiche, ma si resta legati ad essa con una viscerale adesione

Con l'elezione a Papa di Francesco si è concluso un Conclave che ha evidenziato ancora una volta, e più vistosamente che nelle precedenti occasioni, il ruolo fondamentale della Chiesa nella coscienza del mondo occidentale. La si contesta, se ne denunziano le ferite, spesso se ne abbandonano le pratiche, ma si resta legati ad essa con una viscerale adesione, che si è rivelata prima nella commozione per le dimissioni di Benedetto XVI e ora nell'enorme attenzione sia dei mezzi di comunicazione che dell'opinione pubblica per l'assise che doveva eleggerne il successore.

Resta la sproporzione oggettiva tra i calcoli, le previsioni, i desideri che si sono intrecciati in questi giorni e l'esito del Conclave. Bergoglio non era tra i favoriti, anzi non veniva molto nominato neppure tra gli outsider. La verità è che anche di questi si sapeva ben poco. Forse mai come in questa circostanza gli sforzi fatti dai mass media per appioppare delle etichette che consentissero di identificarli si sono scontrati con la evidente inadeguatezza di categorie mutuate dalla politica, come "conservatori" e "progressisti". Ma, nel caso del nuovo Pontefice, si sapeva ancora di meno. Il fatto è che in questi casi, il gioco lo conduce lo Spirito Santo. Dio sorride dei calcoli degli uomini - anche degli uomini di Chiesa, figuriamoci di quelli dei giornalisti - e, con la sua fantasia, ama sorprendere tutti creando cose nuove.

E, sulla linea di questa novità, ha fatto eleggere un Papa che, per la prima volta dopo ben dodici secoli, non proviene dal continente europeo ed è, in ogni caso, il primo americano. Un Papa che si è dato un nome nuovo, Francesco (lui che è un gesuita), che ha sottolineato fin dalla sua prima apparizione pubblica il suo legame diretto con il popolo della Chiesa di Roma, e che, prima di benedirlo, ha chiesto a questo suo popolo di invocare su di lui la benedizione di Dio.

Una scelta, quest'ultima, particolarmente commovente e appropriata: una immensa folla da ore gremiva piazza San Pietro; uomini e donne, giovani, anziani e bambini, persone di tutte le nazionalità che sventolavano entusiaste le loro bandiere, sotto la pioggia, prima col naso all'insù per vedere se il fumo che usciva dal comignolo del Vaticano era bianco o nero, poi eccitate ed esultanti quando la fumata è stata inequivocabilmente bianca, infine piene di una irrefrenabile gioia - pur nella sorpresa - quando il card. Tauran ha pronunciato il nome del nuovo Pontefice e poi questi è apparso per dare il suo saluto. Non era la massa anonima protagonista dei soliti eventi mediatici: era la Chiesa. E Francesco, con il suo semplice "Buonasera", non si è presentato come un monarca appena incoronato o un divo che esercita il suo carisma, ma come un servitore dei propri fratelli, che prega con loro e per loro e che ha bisogno a sua volta, per essere benedetto nel proprio cammino, della loro preghiera.

Sì, Dio sorride dei calcoli degli uomini e li contraddice, ma solo per dare loro dei doni più grandi di quelli che essi avrebbero potuto immaginare.

15/03/2013 20:42 Fra
Grazie del bell'articolo!


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Giuseppe Savagnone

Giuseppe Savagnone, docente nei licei statali per 41 anni, è dal 1990 direttore dell'Ufficio per la pastorale della cultura nella diocesi di Palermo. Membro del Forum per il Progetto culturale, divide il suo tempo fra un assiduo impegno di formazione umane cristiana dei giovani universitari, nella sua parrocchia, e l'attività di pubblicista e di scrittore, che lo porta in giro per l'Italia a tenere conferenze e relazioni, soprattutto in convegni ecclesiali.

 

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