SECONDO BANCO
«Prof. ho una domanda sulla Messa»
di Gilberto Borghi | 01 marzo 2013
Loro sono cresciute su internet più che con la tv. E immaginano una Messa in cui le emozioni le colpiscano perché loro stesse si sentono parte di quella celebrazione

Appena arrivo a scuola nella hall d'ingresso c'è una confusione insolita. Cerco Clara, la bidella, vero pilastro organizzativo della scuola. "La seconda B è chiusa, Clara, come mai?" "Professore, stamattina c'è il film per le seconde, in aula magna..." E il sorriso finale con cui distoglie lo sguardo, mi fa capire che anche stamattina mi sono perso un pezzo di scuola. E con un po' di senso di frustrazione, sistemo i registri in sala insegnanti finché un vocio intenso mi ruba l'attenzione. E lentamente alcuni studenti sciamano fuori dall'aula magna. Mi affaccio sul corridoio e lo sguardo di Miriam mi chiama: "Prof. si è bloccato il proiettore!" Insieme alle inseparabili Elisa e Nives, sghignazzando, vengono verso di me.

Ed Elisa ne approfitta: "Prof. ho una domanda sulla messa". "Ah - faccio io - tu vai a messa?". "Vabbé, ogni tanto sì..., solo che mi rompe un po'. Ma perché si deve fare sempre la messa uguale: stesse parole, stesse cose, stesse canzoni... e poi tutti fermi per mezz'ora... Ma non si potrebbe farla un po' più... da festa insomma...". "Eh sì, Elisa, - le dico - che facciamo? un party?... o un rave?... dai... ma ti pare?". E sorrido con ironia...

Miriam invece riprende seriamente. "No, prof. Io ci andrei di più e senza storie se la messa fosse più bella". "Più bella..., cosa vuol dire più bella?" ribatto. "Eh, più emozionante con cose un po' diverse. E poi davvero ha ragione Elisa... i canti... delle volte sono davvero inaffrontabili...". "Cioè vuoi dire che il tuo andare a messa è legato all'emozione che provi?". "Eh, anche, insomma se è una festa... perché è una festa vero prof?". " Eh certo, festeggiamo la resurrezione di Gesù, la cosa più importante e fondamentale della fede". "Ecco appunto, allora perché deve essere così noiosa?", aggiunge Nives.

"Beh la resurrezione da inizio ad una vita totalmente diversa da quella che abbiamo qui sulla terra, Gesù vive con Dio ora, risorto. Il modo di vivere da risorti è totalmente diverso da quello della terra... e mica si può festeggiare nello stesso modo allora. Insomma, la messa è un anticipo del paradiso". "Ho capito prof., ma se il paradiso è così... mi passa la voglia..." ribatte Miriam.

Il proiettore riprende a funzionare e le rispedisco, loro malgrado, in aula magna. Ma le mie perplessità restano con me. In ventisei anni di insegnamento è una delle prime volte che mi capita di parlare di come loro vivono la messa. Di solito è un tema "off limits" in classe. Ma come al solito nei tempi morti vengono fuori le cose più vive.

E compilando il registro rifletto. Ovviamente faccio la debita "tara" alle richieste delle mie studentesse, vista la loro attitudine adolescenziale a fare dell'emozione il criterio della verità delle cose. Però mi restano pezzi di domande che vagano per la mia mente, in cerca di senso.

Che l'emozione sia il criterio di verità temo non sia vero solo per gli adolescenti, oggi. E penso che davvero come Chiesa dovremmo chiederci cosa nutrono le nostre celebrazioni: la nostra mente razionale? Le nostre percezioni sensoriali? Le nostre emozioni? I sentimenti della nostra fede? O la nostra "anima"? Ma tutte queste cose non fanno parte dell'anima?

In teoria sappiamo che tutta la persona intera dovrebbe partecipare alla "festa di Dio". Nella pratica credo che oggi, mediamente, le persone sono più colpite dall'emozione che dalle idee, sentono, più che pensare. E dovremmo forse chiederci allora come la nostra liturgia si pone di fronte a questa tendenza attuale.

L'obiezione immediata, che io stesso mi faccio, è che la messa ci mette a parte di un "totalmente Altro" che non può venir "valutato" nelle nostre categorie umane. Ma è anche vero che se l'esperienza del "totalmente Altro" è talmente altra dalla vita quotidiana da non condividerne quasi nulla, finisce poi per non essere traducibile nel qui e ora della giornata ordinaria. E così si spiega come a volte oggi, chi cerca messe "tradizionali", dove il tasso di alterità rispetto al mondo è maggiore, con il rischio di apprezzare solo l'aspetto estetico, poi fatichi a prendere in carico i problemi dell'oggi, se non attraverso il desiderio di un "ritorno" ad un fantomatico passato ideale.

E allora le richieste delle mie studentesse hanno una loro dignità, ci dichiarano un disagio reale. Loro sono cresciute ad internet più che con la tv. E immaginano una messa in cui le emozioni le colpiscano perché loro stesse si sentono parte di quella celebrazione. Forse l'interattività di internet è più vicina alla logica partecipativa della messa che non la passività della tv, logica in cui, invece, siamo stati allevati noi. E mente noi diamo per scontato che sia giusta la nostra passività nella celebrazione, loro non la accettano.

Ma in entrambi i casi ho la sensazione che il grande assente dello stile della nostra messa sia il corpo. Che, sia rispetto alla tv che a internet, è infatti messo fortemente da parte. Eppure, lì noi celebriamo proprio il dono di un corpo, quello di Cristo per noi, e nutrendoci di Lui ci impegniamo così a donare il nostro, come Lui. Non è una contraddizione?

19/03/2013 01:21 Giacomo

La verità è che la Messa ha il difetto di non coinvolgere la gente che ci va.
La Messa è un ripetersi tutte le volte delle stesse frasi, delle stesse considerazioni, degli stessi rituali, degli stessi schemi!
Si perde il senso del sacro così!
La Fede è una cosa bellissima per chi ce l'ha: partecipi alla sacralità della quotidianità e cammini con Dio mano nella mano tutti i giorni.
La Messa, così strutturata, è quanto di più lontano possa immaginarsi. Vai lì, ti alzi in quel momento, reciti quella frase imparata a memoria (e magari su cui non hai mai ragionato parola per parola), ti fai il segno della croce ed esci. E sei lo stesso di prima.
La Messa dovrebbe essere vista più come celebrazione della Fede, come dialogo tra noi, dentro di noi e con Dio.
La Messa non dovrebbe seguire rigidi schemi e rituali, ma essere più vista come momento in cui la mia Fede partecipa e si unisce mescolandosi a quella degli altri per celebrare Dio.
La Messa dev'essere quel momento che mi prendo per pensare alla mia Fede, al mio rapporto con Dio: la Messa dev'essere lo strumento per fornire spunti e arricchire la mia Fede.
Al giorno d'oggi non è così. E mi dispiace.
Il ragazzo, così come a tutte le età, se vuole avvicinarsi a Dio, non lo vuole fare recitando preghiere o formule imparate a memoria, ma dialogando con Dio.
P.S.: sono un ragazzo di 23 anni. Il mio parroco è bravissimo. Durante l'omelia capita che chieda il parere a qualcuno, se qualcuno vuole proporre qualche messaggio per "Ascoltaci, o Signore", ecc. questo arricchisce la Messa e la rende più vivace, ma il messaggio non cambia. La Messa resta un rigido, preordinato, sempre uguale rituale, che non fornisce nessuno spunto di Fede.




06/03/2013 09:55 Fabio Bernardini
Per essere più precisi: quando dico che mi distraggo intendo che comincio a pensare, ad esempio, a come risolvere le rogne che so di dover affrontare l'indomani in ufficio, ecc ecc...

In questo modo smetto di partecipare alla funzione che diventa anzi un fastidio alle mie elucubrazioni mentali, non so voi ma io in questo modo non ricevo proprio niente.
Nel mio caso deve fare uno sforzo per partecipare attivamente (ripeto è un problema mio, che ho sempre avuto anche durante le lezioni universitarie), a quel punto si che riesco a sentire e a ricevere tantissimo, per rispondere anche a Lycopodium.

In breve, la messa non è uno spettacolo di Varietà o una rappresentazione teatrale, si possono provare emozioni anche forti, ma non se ci si aspetta di viverla e sentirla come una forma di intrattenimento. Si impara con il tempo a sentirne il bisogno e a gioire per esserci.



05/03/2013 18:28 Lycopodium

Non entro nel merito di come oggi si fa e si fa fare esperienza di liturgia per i piccoli.
Chi fa come or ora descritto avrà sicuramente buoni motivi.
Buoni motivi che però appartengono alla logica del “fare”, non a quella del “ricevere”.
Buoni motivi che, fatalmente, portano a prescindere dalle domande che ponevo nel mio precedente commento.




05/03/2013 18:23 Lycopodium
Non entro nel merito di come oggi si fa e si fa fare esperienza di liturgia per i piccoli.
Chi fa come or ora descritto avrà sicuramente buoni motivi.
Buoni motivi che però appartengono alla logica del “fare”, non a quella del “ricevere”.
Buoni motivi che, fatalmente, portano a prescindere dalle domande che ponevo nel mio precedente commento.



05/03/2013 18:15 Lycopodium
Non credo sia un semplice problema di "non distrarsi".
Credo invece che il punto sia non cosa noi facciamo nella liturgia, ma cosa riceviamo dalla liturgia.



05/03/2013 17:52 Maria Teresa Pontara Pederiva
Bello il post e interessanti i commenti.
Mi ha colpito l’accenno alla “distrazione”. Quando ero al liceo – scuola cattolica diocesana docenti preti e compagni seminaristi – avevamo i ritiri spirituali in versione post-conciliare. Così un don ci spiegava come fino a qualche anno prima la distrazione creava problemi. Uno si sentiva dire che all’ingresso in chiesa si doveva abbandonare tutto quanto era “fuori” per “concentrarsi”, idem per i momenti di preghiera.
Credo che a distanza di 40 anni qualcuno la pensi ancora così, ma quando preghiamo – e ce lo insegnano i monaci e le monache che diciamo sono gli addetti ai lavori – ci presentiamo davanti a Dio con tutto noi stessi (ecco il tema del corpo), così come quando partecipiamo all’eucaristia. Una dirigente scolastica sosteneva che un docente quando entra in classe dovrebbe abbandonare il proprio vissuto di marito/moglie, genitore ecc. ma qualunque psicologo vi dice che ciascuno lavora così com’è, single, coniugato, madre, padre, separato, vedovo, con tutte le sue esperienze di cui non si svestirà mai.
“Non son degno di partecipare alla tua mensa .. “, ma abbiamo già risposto all’invito di “esserci” con tutto noi stessi a quella tavola, che prima che di Pane ci nutre di Parola, e in mezzo a tutta la celebrazione siamo sempre noi, la Trinità (che fa già comunità di 3 persone) e la comunità dei nostri fratelli.
Ecco perché una celebrazione parrocchiale deve tener conto di tutte le esigenze e, guarda caso, sono sempre i più anziani (che poi sono nonni e bisnonni) a “cedere” più che volentieri alla sensibilità dei più giovani perché continuino a “sentire” la messa come cosa loro. Anche questo è un atto di amore e chi è genitore lo comprende ancor di più.
Sabato sera all’offertorio i ragazzi che si sono presentati come candidati alla Confermazione in aprile han portato all’altare una bicicletta spiegando la loro intenzione di “pedalare, inteso come nella vita occorra metterci del proprio, non andare a rimorchio, ma seguire la propria coscienza e pensare con la propria testa”. E alla messa ciascuno vuole metterci del suo, in forme diverse, perché alla sua mensa siamo invitati tutti in prima persona e non ci andiamo come spettatori a teatro !
Per una riflessione mi permetto di proporre il testo di p. Timothy Radcliffe, “Perché andare in chiesa?” (San Paolo 2009): affronta il tema della messa da orizzonti insospettati e insospettabili, ma ha fatto bene a mezzo mondo, se guardiamo a recensioni e commenti.



05/03/2013 14:46 Fabio Bernardini
"Mi sono accorto che a me serve di più che chi mi circonda sia partecipe piuttosto che il sacerdote faccia una "bella predica"; "

Bravo Davide! La penso come te, per lo stesso motivo durante la messa partecipo e canto, grazie al libretto con tutte le canzoni numerate con cui il nostro dignitosissimo coretto delizia le celebrazioni della Domenica mattina.

Ecco Ireneo, come dice Gilberto, io non mi caricherei di certe responsabilità. Lo porterei alla stessa messa che frequento con mia moglie ed i miei figli, poi ci sarà il tempo per discutere su cosa si aspettava, se a lui va bene così, se non gli va bene ecc.

Ripeto, io ci ho messo degli anni per sentire mia la messa, ma ho continuato ad andare. Ora so per certo che il mio stato d'animo non dipende certo dal sacerdote che la celebra, nella stessa messa passiamo dal vecchietto che biascica le parole, all'oratore teologo superperformante, al frate capuccino che scende e parla con i bimbi. Io sento sempre e comunque una grande pace interiore. Ci sono giorni in cui mi distraggo, ma per un problema di attenzione in generale che ho sempre avuto, a prescindere da chi fa celebra la funzione.



05/03/2013 13:57 gilberto borghi
Ammetto che una rchiesta del genere, Ireneo, non mi è mai capitata. Ma mi sono immaginato in quella situazione. Io non farei proprio nulla di particolare se non quello di vivere io almeglio la messa di fronte a lui. Chi può dire in verità quale sia la sua motivazione profonda di questa richiesta? Di sicuro la mia motivzione profonda non sarebbe mai quella di ottenere qualche risultato con lui. La messa non serve a qualcosa, mai... E' inutile, nel senso che non è nella logica dell'utilizzo, ma dell'essere, della vita gratuita...


05/03/2013 13:41 assuntas
@Ireneo
posso permettermi?
Sono stata coinvolta in qualcosa di simile, insieme ad alcuni giovani e adulti, una decina di anni fa.
Piccola comunità religiosa, messa in italiano, canti con la chitarra, celebrante evidentemente innamorato dell'Eucaristia, una celebrazione distesa nei tempi, intensa e partecipata.
Non ci è stata offerta nessuna spiegazione, né prima né dopo. Solo confronti sulle eventuali domande. Una bellissima esperienza.



05/03/2013 13:18 Ireneo
Diamine, parla parla di tutte queste questioni, ed arriva il momento in cui ti si para davanti il problema in tutto il suo terrore ed un discorso non basta a risolverlo…

Ho un amico, studente universitario, appena ventenne, per nulla praticante, diciamo agnostico, ed un poco diffidente nei confronti del mondo cattolico. Lo vedo spesso in compagnia quanto da solo e, tra le normali chiacchiere del più e del meno e uscite tra amici, a volte si fanno interessanti discussioni, prevalentemente su fatti di bioetica, assai proficue grazie alla sua onestà intellettuale ed al suo approccio non ideologico ed aperto all'ascolto (beh meno male, ha vent'anni…), e col vantaggio che io imparo come ragiona la sua generazione.

Ha fatto un percorso da giovane cattolico italiano perfettamente standard: catechismo, da piccolo andava a messa con la nonna, genitori felicemente disinteressati, cresciuti negli anni '60, e lui ha smesso di andare a messa appena ha superato in altezza la nonna col plauso di amici e conoscenti.

Ieri mi dice: "ero curioso di tornare a messa una domenica, mi porti?". Oh caspita, certo che ti porto. Ma dove? A quale messa? Che faccio? Come lo preparo allo shock delle nostre messe medie?? Mi affido totalmente alla maieutica di una celebrazione che rischia di essere sciatta da un lato, incomprensibile da un altro, e di sortire l'effetto opposto a quello che dovrebbe? O tento di prepararlo minimamente, spiegandogli - ricordandogli - cos'è una messa e com'è fatta una messa, con la difficoltà di riassumere tutta una fede in 40 minuti ed il rischio di apparire pedante?
In medio stat virtus, d'accordo, ma in pratica?

Mi ritrovo piuttosto impreparato… Se qualcuno (Gilberto??) ha avuto esperienze simili sono in ascolto!



05/03/2013 10:15 Davide Bandini
Ho letto con molta attenzione, l'argomento anche per me è molto interessante, L'annoso problema dell'"emozione" è un pò la fatica che facciamo a leggere tutta la realtà sotto occhi differenti e non solo la messa, penso che i giovani richiedano un linguaggio di questo tipo in tutti gli ambiti in cui si impegnano. Personalmente io vivo la messa come una uscita dal mondo dell'utile, del "serve a qualcosa" ed è l'unica dimensione antropologicamente liberante per l'uomo d'oggi, se vogliamo potrebbe essere una apertura a quel "totalmente Altro" che qualcuno introduceva. I ragazzi vanno educati e sfidati ad uscire dalle loro certezze, io quelli a cui insegno non sanno nulla della messa e sono più che prevenuti, poi quando ci vanno spesso mi dicono le stesse cose di chi ha il figlio di 9 anni. Certo anche io sarei per una messa più emozionante, personalmente più "cantabile", forse ballabile, che davvero liberi e mi viene una rabbia (che poco umilmente chiamerei zelo) per coloro che non rispondono a messa o non cantano. Mi sono accorto che a me serve di più che chi mi circonda sia partecipe piuttosto che il sacerdote faccia una "bella predica"; deriva pericolosa verso il ridurre tutto ad una conferenza vuota.
Io non ho paura a pensare che nella messa ci si mette dentro anche il ricordo, il tempo ideale, perchè non dovrebbe esserci? In fondo se in Dio c'è il tutto presente perchè dovremmo aver paura della nostalgia del "paradiso" o dell'"arcaico" che, secondo me, si equivalgono. Pensare che la messa dovrebbe essere sempre "giovane" non ha senso, e poi quale gioventù? quella di oggi? e tra un pò quella delle tendenze future?
Io credo che sia necessario educare all'occasione che c'è in una messa soprattutto di liberare i propri schemi, provare a tornare bambini nell'essere in ginocchio, provare ad essere più prossimi al vicino nel dare la pace o sedercisi vicini. Tante piccole cose che insegnano soprattutto a tornare ad essere uomini semplici e vivi. Se la messa non ci aiuta a questo direi che l'incontro col divino sia illusorio.
Scusate la banalità ma io penso queste cose nella mia semplice ricerca.



04/03/2013 17:49 Fabio Bernardini

Beh, Lorenzo... E' capitato anche me, e anche io lo dico senza nessuna fierezza. Se poi sono tornato evidentemente è stato grazie a quei semi piantati con pazienza.
Sono sicuro che prima o poi succederà anche a tua figlia.




04/03/2013 12:25 Lorenzo Cuffini
Mando un abbraccio a Fabio, di cui ho letto con molta tenerezza il dialogo con il figlio novenne, che mi ha ricordato quelli che avevo con mia figlia quando era ragazzina. Ora che lei ha vent'anni,porta piede in chiesa si e no a Natale ( il che, snort, la dice lunga sulla efficacia della "testimonianza" del babbo) e, cosa ancor piu' sconcertante, non c'è uno, dicasi uno, o una , dei suoi amici/ compagni/ colleghi che lo faccia...
Poi penso che anche io ho avuto una lunghissima parentesi di latitanza pluriennale dalle Messe ( lo dico senza nessuna fierezza), e spero nella pazienza illimitata del nostro Amico e nella Sua capacità di aspettarti e riacchiapparti ad ogni crocevia della nostra storia. Sono convinto che sarà così anche per i nostri ragazzi refrattari.
La partecipazione alla Messa diventa un bisogno e una necessità se c'è tutto un "processo" che ti coinvolge la vita... se no, presa di per sé (e senza togliere un plucco alla realtà e alla forza della presenza sacramentale) resta qualche cosa a sé stante e finisce con l'essere avvertita come un corpo estraneo.



03/03/2013 15:01 Fabio Bernardini
Sembra capiti a prosposito... Questa mattina mio figlio di 9 anni alla fine della celebrazione mi fa: sai papi? Oggi non mi sono annoiato affatto! Mi è piaciuto leggere le cose che diceva il Sacerdote e ho anche cantato l'ultima canzone quando la messa è finita!
Mio figlio non era mai riuscito ad interessarsi alla messa, malgrado i nostri incoraggiamenti. Da quando si è fatto più grandicello la subiva passivamente, senza fare casino ma di certo senza entusiasmo.

Che cosa è successo oggi? Io ci ho messo 30 anni a sentire mia la celebrazione, forse a lui ne basteranno meno...



03/03/2013 08:14 Lycopodium
L’articolo di Borghi dimostra bene gli esiti a cui conduce un certo modo odierno di dire e fare liturgia.
Il punto critico non è la liturgia preconciliare o postconciliare.
Il punto critico è il non percepire l’asimmetria e l’eccedenza dello spazio rituale, del tempo rituale e dell’agire rituale. Senza questa asimmetria ed eccedenza, il rito può essere fatto umano, ma non relazione con Dio.
Siamo “io” (partecipazione attiva) o “noi” (assemblea celebrante), ma non facciamo posto a Dio, anche se ci professiamo a parole suoi figli. Così, invadiamo di “io”-“noi” lo spazio della nostra relazione fondamentale con Lui, ci prendiamo i miei-nostri spazi, tempi, azioni e questa mia-nostra invasione pensiamo (incongruamente) sia “liturgia”.
Per essere adeguatamente “nel rito” serve invece proprio un surplus di asimmetria ed eccedenza.

Sono/siamo gli stessi prima e dopo aver varcato la soglia della chiesa?
Sono/siamo gli stessi prima e dopo aver fatto l’atto penitenziale?
Sono/siamo gli stessi prima e dopo aver ascoltato la parola di Dio?
Sono/siamo gli stessi prima e dopo aver professato a nostra fede?
Sono/siamo gli stessi prima e dopo avere ed esserci consegnati al Padre per/con/in Cristo?
Sono/siamo gli stessi prima e dopo aver adorato Cristo presente?
Sono/siamo gli stessi prima e dopo aver fatto comunione col suo corpo e il suo sangue?

Da come si risponde, si vede il tipo di rito che si celebra…



02/03/2013 17:10 Massimo Menzaghi
mah, la cruda realtà è che le nuove generazioni vanno sempre meno a messa (anche se non si tratta di un fenomeno recentissimo...) per cui qualche strada praticabile andrebbe individuata... o continueremo a perdere generazioni per strada...

Ricordo un sacerdote che seguiva i giovani in parrocchia che sosteneva: "una messa bella ha delle probabilità in più di essere anche buona!"

Secondo me il ragionamento non fa una grinza, non v'è dubbio che le considerazioni di Ireneo sono assolutamente fondate: bella per chi? Penso non sia un caso che nelle parrocchie si tenda a caratterizzare alcune celebrazioni con dei destinatari precisi, ma probabilmente non basta più nemmeno questo.

Ri-educarci tutti? Certo, ma come?

Che gran parte delle celebrazioni siano comunque un ostacolo alla partecipazione e alla percezione del sacro è comunque la triste realtà: secondo me non dipende dal rito ma dal sacerdote! Sarà scomodo per qualcuno ammetterlo e non voglio farne una regola generalizzabile a tutto e tutti, ma nella mia esperienza è esattamente così, da sempre. Non sappiamo andare oltre, non sappiamo cogliere l'essenza? Forse sì, ma non mi straccio le vesti a concludere che anche nel memoriale per eccellenza la differenza la fanno le persone: se Dio vuole siamo unici e irripetibili, vale per me, per i sacerdoti, per i papi!

Certo i rischi ci sono e li ho ben presenti, ma di solito i bravi sacerdoti sono molto bravi anche a saperli cogliere...



02/03/2013 12:07 Ireneo
Credo che il punto sia stato colto già in diversi commenti: non si tratta tanto di tradurre la Messa in un "linguaggio" comprensibile ai giovani, che faccia più leva sulle emozioni. Quanto di insegnare il linguaggio profondo della Messa ai giovani.

La forma della Messa può certo aiutare, a seconda dei casi, ma qui entra in gioco anche la sensibilità personale. Gilberto scrive che chi cerca Messe tradizionali dove il senso di alterità è maggiore tende poi a ricercare un ritorno ad un passato ideale. Forse questa è l'esperienza che scaturisce dal visitare certi blog; ma internet, tra i tanti pregi ha un difetto: dare spesso più voce alle posizioni più estreme, a coloro che urlano di più. La mia esperienza è diversa. Una buona metà delle Messe che frequento è nella forma extra-ordinaria, ed è vero che c'è sempre lo sparuto gruppo di ultrasessantenni chiaramente fuori dal contesto del nostro tempo, lì per questioni nostalgiche, e qualche giovane che definirei quantomeno "eccentrico". È però altrettanto vero che la maggioranza dei fedeli che vedo è gente comune, molto ragazzi giovani, trentenni come ventenni, che non hanno nessuna difficoltà a rapportarsi col presente e con la società di oggi. Semplicemente persone che hanno bisogno di un "Totalmente Altro" molto chiaro e netto, espresso anche dal corpo e non solo dalle parole, per immergersi rafforzati nell'oggi e viverlo col massimo profitto.

Le richieste delle studentesse di Gilberto hanno senz'altro una grande dignità, perché esprimono un disagio ed una incomprensione ma, soprattutto, la sincera volontà di capire qualcosa che intuiscono essere importante.
La risposta però non può essere quella di tradurre la Messa per loro, ma di insegnare loro il linguaggio della Messa, e questo a prescindere dalla sua forma.

Gilberto stesso ammette che la Messa è un tema "off-limits" in classe. questo è, in effetti , un problema: come si può pretendere che il linguaggio della Messa sia compreso se non viene insegnato? Certo, esiste l'apprendimento "naturale", ma non frequentando una lingua una volta alla settimana ed ascoltando e basta…

Tento un paragone.
Se sono abituato ad ascoltare r&b e hip-hop, troverò il black metal una serie di rumori insensati e fastidiosi e daro dell'idiota a quei miei amici che lo ascoltano. Ma sono idioti? Sono le band black metal che suonano male? O sono io che non faccio lo sforzo di capire il linguaggio di quella musica?
Se sono abituato ad ascoltare Wagner o Mahler, li capisco e me ne nutro, nel momento in cui ascolto un concerto barocco posso trovarlo stucchevole e sterile di emozioni. Ma se voglio capire il perché anche il barocco è musica straordinariamente degna, non posso pretendere che i musicisti adattino l'esecuzione al mio orecchio romantico… devo io imparare il linguaggio barocco, ascoltando e riascoltando, fino a comprenderlo.



02/03/2013 00:06 Andrea di Ferrara Vaccari
In questo articolo c'è un assente illustre: il "senso del sacro". So perfettamente che la S. Massa con rito post-conciliare ha ridotto le situazioni liturgiche dove prevaleva la forte preminenza del sacro (sacerdote verso il popolo, consacrazione davanti ai fedeli, ecc.), ma non ha eliminato la presenza del sacro - non sarebbe più S. Messa - semmai la nuova (!) liturgia ha cercato di favorire la partecipazione del popolo alla sacralità del rito, non ha eliminato la sacralità.
A me non piace attribuire sempre le responsabilità per quello che siamo o che siamo diventati all'ambiente nel quale viviamo. Certo il nostro vissuto ci dà forma in un qualche modo, ci condiziona, ma la nostra persona, le nostre decisioni, dove sono? Cosa facciamo per aiutare a decodificare il linguaggio liturgico della S. Messa. Non credo sia una bella idea eliminare un linguaggio (quello liturgico fatto di segni e di significati) solo per non fare lo sforzo di impararlo o di insegnarlo. Quel linguaggio credo, sia fatto apposta per trasmettere il Sacro, che ritengo sia la modalità attraverso cui si cerca di comunicare il Totalmente Altro.
Se questa lingua viene ben capita, le emozioni non mancheranno, e allora sarà contento anche il corpo con le sue "vibrazioni".



01/03/2013 23:07 ha be
Mah, cosa c'entra l'internet non l'ho capito ! Ho 43 anni e mi ricordo che all'età delle sue studentesse dicevamo le stesse identiche cose ! Avevamo la fortuna di avere un parrocchia dove in ogni tanto si celebravano messe "diverse" per gli adolescenti e giovani adulti. La messa normale l'ho "scoperta" mia solo adesso, come pausa, o ritiro, potendo resprare nella "noia" più che nell'emozione.


01/03/2013 19:44 Blas

Quante cose da dire. Le prime cose che mi vengono in mente.
-Evidentemente la formazione cattolica é deficiente. Per favore spiegatele bene a questi ragazzi cosa sia la Messa!
-Accettando che sia una festa, non é una festa per noi, ma una festa per il Signore. Cioé deve esser grata a Lui non a chi assiste.
-" E mentre noi diamo per scontato che sia giusta la nostra passività nella celebrazione, loro non la accettano." Ma propio uno degli insegnamenti del Vangelo é che non siamo noi che dobbiamo "fare" ma lasciare fare Dio, essere i suoi strumenti. Non sará la Messa il miglior posto per godere il silenzio ed il conforto della preghiera, in ginocchio con l’abbandono totale al Signore.
Último se la Messa é solo un´altra festa dove ci si diverte che senso ha?




01/03/2013 19:31 fab
è interessante l'ultima osservazione sul corpo. in effetti la corporeità nella celebrazione non è un optional. Ed è radicalmente diversa dai citati media, in cui il corpo al massimo oltre a tenere attivi i sensi, fa zapping, muove un mouse o tippetta sulla tastiera.


01/03/2013 16:03 maria
Hanno perfettamente ragione i giovani . La Messa moderna è noiosa e i canti sono quasi sempre terrificanti. Diversa è la S. messa come veniva celebrata nell'antico rito: lì i canti (gregoriani) erano bellissimi e non si pativa la noia: perchè ognuno sapeva che al centro di tutto vi era DIO, e il sacrificio eucaristico. Ora al centro di tutto ci sono i preti , l'omelia, la preghiera dei fedeli, tutte cose oggettivamente noiosissime.
hanno ragione i giovani. peccato non abbiano conosciuto e gustato la bellezza della Santa messa secondo il rito antico.



Commenta *






Versione stampabile
Scrivi a Vino Nuovo





Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it