Aldo Maria Valli: «Le mie scuse sulla pedana mobile»
di Aldo Maria Valli | 24 febbraio 2013

Dopo il mio intervento intitolato L'enciclica non scritta di Papa Benedetto, due gentili lettrici rievocano un altro mio articolo scritto per Vino Nuovo tempo fa, dedicato all'uso della pedana mobile da parte di papa Ratzinger. "Valli dovrebbe chiedere scusa" dicono le due lettrici affermando che con quell'articolo offesi il pontefice e arrecai dolore a tanti frequentatori del blog.

Ebbene, è proprio ciò che faccio qui: chiedo scusa pubblicamente. Chiedo scusa per quell'articolo e dico apertamente che se ho offeso e addolorato qualcuno significa che ho sbagliato e sono profondamente dispiaciuto. Tuttavia, nello stesso tempo, vorrei ricordare che con quello scritto io cercavo di fare un ragionamento che riguardava il rapporto tra il Vaticano e l'informazione. Il ragionamento era il seguente: nel momento in cui il papa usa la pedana mobile e la sala stampa si affetta a precisare che il papa sta bene, c'è qualcosa di stridente, qualcosa che non funziona. Se il papa usa la pedana mobile vuol dire che non sta tanto bene, ma allora perché non dirlo in modo semplice e chiaro? Se invece, come dice la sala stampa, usa la pedana pur stando bene, un cattolico non ha forse il diritto di interrogarsi sul significato di quell'uso? Ma non voglio farla lunga. Se allora non sono riuscito a spiegarmi è solo colpa mia, e quindi chiedo doppiamente scusa. Quanto a ciò che scrive la lettrice Maria sulla necessità del silenzio e sul fatto che "negli anni Settanta" qualcuno, anche tra i cattolici, diceva esattamente il contrario, si potrebbe aprire un interessante dibattito. Per me sarebbe istruttivo, anche perché a quell'epoca andavo ancora a scuola. Un'ultima annotazione: Maria critica quelli che "sbeffeggiavano Benedetto chiamandolo il panzerkardinal". Spero che, almeno in questo caso, non mi inserisca nella lista dei colpevoli. Io Benedetto XVI non l'ho mai chiamato così. Non sempre sono stato d'accordo con lui, ma credo di non aver mai usato la scorciatoia rappresentata da certi appellativi.

Un caro saluto a tutti i frequentatori di Vino Nuovo.

Aldo Maria Valli

 

28/02/2013 07:28 Lycopodium
Vanno bene queste scuse, ma resta il rammarico per quell'articolo. Resta perché, anche senza volerlo e con le migliori intenzioni, è entrato nel novero di quella sorda opposizione a Benedetto XVI che abbiamo registrato in questi anni.


26/02/2013 19:00 Massimo Menzaghi
"È un altro modo offerto ai cristiani, nel mondo di oggi, per “farsi riconoscere” come discepoli di Gesù di Nazaret."

ringrazio Mocellin della riflessione che trovo scomoda per tutti e quindi ha buone probabilità di aver centrato il punto...

sul finale posso essere d'accordo ma bisogna intendersi sui termini e sui concetti: il rispetto è una cosa, il moderatismo un'altra...


@Fab: "cosa avrebbero titolato i giornali?"
non credo che la soluzione sia rassegnarsi al circolo vizioso: la malizia cresce se viene alimentata, la verità (anche quella minuscola) porta solo bene; ricordiamoci che la strada dei "raffreddori" è già stata percorsa...



26/02/2013 17:37 fab
Se il papa usa la pedana mobile vuol dire che non sta tanto bene, ma allora perché non dirlo in modo semplice e chiaro?

la risposta è molto semplice: l'imprecisione nel dare certe informazioni è giustificata dalla manipolazione mediatica di ogni cosa "che esce" dalla bocca della Chiesa. Immaginiamo che Lombardi avesse detto: "in effetti il papa non sta proprio bene..." cosa avrebbero titolato i giornali? Quanti e quante sarebbero state le speculazioni fantasiose sull'esito di questo pontificato. Io penso che una certa informazione non proprio completa sia dovuto fondamentalmente a questo. Non voglio giustificarlo: non è il mio mestiere; cerco solo di trovare una ragione. Ma non siete proprio voi giornalisti a conoscere questi meccanismi meglio di altri?



26/02/2013 14:53 Guido Mocellin
È molto onesto, da parte di Aldo Maria Valli, accettare la sollecitazione che gli viene dal blog e scusarsi per quel post sull’uso della pedana mobile da parte di Benedetto XVI. Onesto il gesto e trasparenti le parole che lo commentano. Gli fa onore: anche se chi lo conosce e ha letto almeno uno dei suoi libri non può stupirsene. Ma suggerirei di andare oltre. Se il punto di partenza dei critici era (è) “i giornalisti religiosi devono avere più rispetto per gli uomini di Chiesa di cui scrivono”, bisognerà essere coerenti e dire: “tutti i giornalisti religiosi devono avere rispetto per tutti gli uomini di Chiesa di cui scrivono”. E garantisco che non è così frequente. Ma anche: “tutti i lettori ‘religiosi’ devono avere rispetto per i giornalisti religiosi, fatta salva la buona fede degli uni e degli altri”. E perché non andare ancora avanti, e dire che il rispetto non è diritto esclusivo degli uomini di Chiesa, né dei giornalisti che ne scrivono, né dei loro lettori? Si può scrivere rispettando le persone di cui si scrive (papa Ratzinger e quello che verrà, Balotelli, Michele Misseri, la Santanché e Rosi Bindi, Fabrizio Corona, i Modà…) e si può leggere (e scrivere a propria volta, grazie al web) rispettando sia chi scrive, sia coloro di cui si scrive. Anche quando qualche moto di sdegno, in chi scrive e in chi legge, lo fa vibrare e mettere mano alla “spada” delle proprie parole taglienti. È un altro modo offerto ai cristiani, nel mondo di oggi, per “farsi riconoscere” come discepoli di Gesù di Nazaret.


25/02/2013 23:27 Alberto Farina
Penso che Valli non debba scusarsi di nulla. La contraddizione fra quanto accadeva e la sua mancata giustificazione era palmare. Purtroppo ci trattano come dei "minus habens" che non sono in grado di capire, oppure come dei "saputelli" che vogliono conoscere ciò che, non si capisce per quale motivo, deve rimanere segreto. Quando nella Chiesa ci sarà più trasparenza e chiarezza, quel giorno lo spirito evangelico avrà fatto un passo avanti...


25/02/2013 15:14 voce18
Per Assunta De Santis:
è chiaro che l'annuncio dai tetti è tutt'altra cosa!
Ho semplicemente estremizzato molto la situazione per far capire che il concetto è lo stesso sottinteso all'articolo di Valli: perchè a me, misero cristiano lontano da Roma, non è dato di sapere se l'uso di un dispositivo è legato ad una situazione di limite del Santo Padre, in virtù della quale pregherei ancor più per lui?



25/02/2013 14:25 Elisabetta Bianchi
Ringrazio per le scuse e i chiarimenti.


25/02/2013 12:51 Massimo Menzaghi
Quoto Paola Springhetti parola per parola; io mi infervoro molto di più, ma il succo è identico (e attualissimo)!

quanto a Valli, mi permetto di dire che il suo gesto non era da me atteso ma è apprezzabilissimo in chiave di comunità, anche se dedurre lo sbaglio proprio dal dolore altrui è funzione anche di chi è perchè si offende e si addolora... (questo perchè c'è chi ha ancora il coraggio di fargli le pulci...)



25/02/2013 12:18 assunta de santis
Quello che sentiamo nelle nostre orecchie dobbiamo annunciarlo dai tetti (anche quando si tratta di riconoscere un limite, anzi di imparare ad amarlo).

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non mi pare che sia il caso, dai tetti Gesù vuole che si annunci il regno di Dio non i limiti degli uomini!



25/02/2013 10:41 Federico Benedetti
Apprezzo moltissimo questo intervento di Valli.
Tuttavia poteva scusarsi già all'indomani della pubblicazione del suo articolo, quando VN venne sommerso da critiche e contestazioni. Il fatto che lo faccia oggi, dopo l'evidenza dello stato delle condizioni fisiche di Benedetto XVI, è un po' tardivo, ma comunque apprezzabile.
In futuro consideri con maggiore attenzione l'effetto delle sue parole.
Mi auguro che il prossimo pontefice possa avere una simpatia anticipata da parte di tutti, a partire dai famosi vaticanisti della RAI.



25/02/2013 10:14 Francesco Boato
In realtà non c'era contraddizione tra lo stato di salute del Papa, complessivamente buono, e la difficoltà di deambulazione di un uomo ultraottantenne di cui si conoscevano i problemi di artrosi all'anca. Comunque, ciò che dava fastidio nel commento di Valli era, ed è tutt'ora per molti altri commentatori, questa smania di voler fare le pulci a qualsiasi cosa e il voler criticare il Papa su tutto. Mi pare che lo stesso Valli, per fare un altro esempio, non abbia mai digerito l'abitudine "pre-conciliare" di Benedetto XVI di dare la Comunione sulla lingua a fedeli inginocchiati. Eppure, si trattava di un atteggiamento che voleva essere di esempio e di insegnamento per tutti, vescovi e sacerdoti. Ora vedremo come si comporterà il prossimo Papa, anche se io nutro molta fiducia nell'operato di mons. Guido Marini, fedele interprete del pensiero di Ratzinger.


25/02/2013 09:57 Paola Springhetti
L'intervento di Aldo Maria Valli mi fa ripensare all'attacco ai media pronunciato l'altro giorno dal card. Bertone, secondo il quale il mondo dell'informazione sta cercando di condizionare il Conclave. Io credo che ognuno debba fare il proprio mestiere, e che quello dei giornalisti sia di cercare la verità, perché è un diritto dei cittadini conoscerla. E' un diritto dei cittadini credenti, che della Chiesa si sentono parte, ma anche di quelli non credenti, che sanno che la Chiesa in Italia è parte della vita pubblica e sociale, e quindi anche della loro vita.
Ovviameante, cercare la verità è più facile, quando le fonti sono trasparenti e sincere. Quando invece le fonti sono preoccupate soprattutto di nascondere, omettere, manipolare, tutto diventa più difficile, e proporzionalmente cresce il sospetto la possibilità di sbagliare, nella ricerca della verità. Ancora non sappiamo nulla di Vatileaks, per esempio, troppo poco sappiamo delle vicende dello Ior, per troppo tempo è stato negato il problema della pedofilia... E via dicendo.
Da credente, credo che la Chiesa dvorebbe essere comunità che non ha nulla da nascondere, e che affronta con coraggio e trasparenza i problemi che via via si pongono. Da cittadina, credo che una chiesa che vuole avere un ruolo pubblico, deve assumersene gli oneri. In democrazia, uno degli oneri è la trasparenza.



25/02/2013 09:07 voce18
"Il ragionamento era il seguente: nel momento in cui il papa usa la pedana mobile e la sala stampa si affetta a precisare che il papa sta bene, c'è qualcosa di stridente, qualcosa che non funziona. Se il papa usa la pedana mobile vuol dire che non sta tanto bene, ma allora perché non dirlo in modo semplice e chiaro? Se invece, come dice la sala stampa, usa la pedana pur stando bene, un cattolico non ha forse il diritto di interrogarsi sul significato di quell'uso?"
Questo che, come ribadito da Aldo Maria Valli, era il centro del suo discorso sulla pedana mobile, francamente io l'avevo colto in pieno. Penso che per diversi cristiani (molti o pochi non so) il punto sia proprio chiarire questo stridente rapporto sulle modalità di comunicazione.
Pur apprezzando e frequentando diversi social network, ed essendo quindi un'attenta fruitrice di notizie ecclesiali soprattutto su internet, non mi accontento dell'account twitter del papa: non è l'apparenza, è il contenuto che conta.
A volte noi miseri cristiani, lontani dal centro delle notizie, siamo disorientati proprio da questa mancanza di trasparenza che, se per certe notizie è quasi doverosa oltre che prudente, per altre è proprio un giocare a nascondino dietro ad un dito.
Quello che sentiamo nelle nostre orecchie dobbiamo annunciarlo dai tetti (anche quando si tratta di riconoscere un limite, anzi di imparare ad amarlo).



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Aldo Maria Valli

Aldo Maria Valli è vaticanista del Tg1. Nato a Rho nel 1958, sposato con Serena e padre di sei figli, è giornalista professionista dal 1986. Collabora con il quotidiano Europa e con diverse riviste. E' autore di numerosi libri. Tra i più recenti Piccolo mondo vaticano. La vita quotidiana nella città del papa, Laterza,(edizione francese Le petit monde du Vatican. Dans les coulisses de la cité du Pape, Editions Tallandier), Storia di un uomo. Ritratto di Carlo Maria Martini, Ancora Libri (edizione francese L'histoire d'un homme, Saint Augustin), Oltre le mura del tempio. Cristiani tra obbedienza e profezia, con padre Bartolomeo Sorge, Paoline, Diario di un addio. La morte del cardinale Carlo Maria Martini, Ancora Libri, Il Vangelo secondo gli italiani. Fede, potere, sesso. Quello che diciamo di credere e quello che invece crediamo, con Francesco Anfossi, San Paolo, Milano nell'anima. Viaggio nella Chiesa ambrosiana, Laterza, Benedetto XVI. Il papato interrotto, Mondadori.

 

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