L'enciclica non scritta di papa Benedetto
di Aldo Maria Valli | 24 febbraio 2013
Il Papa ha ascoltato la coscienza. Come aveva sempre esortato a fare, ha utilizzato una razionalità non mutilata, ma aperta alla trascendenza

Si sente dire in giro, anche da qualcuno nelle parrocchie, tra i fedeli: "Ma il Papa non doveva, non poteva. Non si scende dalla croce".

È forse il commento più avvilente, specie se fatto da credenti. Il Papa non sta scendendo dalla croce: ci sta salendo. Sta facendo l'esperienza dell'abbassamento, della spogliazione di sé. L'esperienza più radicale di abbandono nelle braccia del Signore.

Chissà quale tumulto di emozioni e di pensieri nella sua anima. Poi la scelta. Una scelta nata dalla preghiera, dall'ascolto di Dio, dal confronto con lui.

Si dice: il Papa stava scrivendo un'enciclica sulla fede, ma non l'avremo. Non è vero. L'enciclica sulla fede l'ha scritta: sta in questa sua sofferta decisione di farsi da parte agli occhi del mondo per mettersi sotto uno sguardo che conta infinitamente di più. È un'enciclica silenziosa, ma non meno efficace. E, non a caso, come sempre sono i più semplici a comprenderla.

Mentre i dotti fanno scorrere fiumi di parole per indagare le ragioni occulte delle dimissioni, gli umili hanno già capito: il Papa sta facendo l'esperienza di Gesù nell'orto dei Getsemani: "Ora l'anima mia è turbata". E dal turbamento nasce l'abbandono nelle braccia del Padre. Si potrebbe dire, e tutti lo diciamo prima o dopo, "salvami da quest'ora". Ma la fede sta nell'abbandono, nello spogliarsi di sé.

L'enciclica silenziosa di Benedetto ci parla della vita debole, della vita turbata. Ci parla di quella vita che normalmente non vogliamo vedere. Ci parla della morte e della mortalità. E noi che viviamo nella società dell'immagine, noi che siamo abituati a valutare tutto e tutti in base all'apparenza e alla categoria dell'efficienza, restiamo attoniti e duri d'orecchi di fronte a chi ci propone il nascondimento e il silenzio.

Il Papa ha detto di aver ascoltato la coscienza. È la lezione del suo maestro Newman. Ma anche per ascoltare la coscienza bisogna in un certo senso spogliarsi di sé, dell'ideologia del fare e dell'apparire.

Noi oscilliamo normalmente tra l'esaltazione del sé, fino al soggettivismo estremo, e la depressione più cupa che nasce dalla sensazione del vuoto. Ma lo svuotamento interiore è un'altra cosa. E anche di questo il Papa ci sta parlando con la sua enciclica silenziosa. E chi l'avrebbe mai detto che il teologo Ratzinger, il professor Ratzinger, ci avrebbe lasciato in consegna, come ultima lezione, un messaggio così? L'ammissione del turbamento. La fine del proprio magistero non nel trionfo ma nel nascondimento. Altro che scendere dalla croce. "In quel momento attirerò tutti a me". E lui si sta lasciando attirare.

"O io o Dio", ha detto il Papa nell'Angelus di domenica 17 febbraio. Alla fine il problema sta tutto lì. L'io tende inesorabilmente a prevalere, in mille forme diverse. In certi casi, addirittura, in forme ammantate di profonda religiosità. Lasciare spazio a Dio, lasciare che sia lui ad agire in noi, lasciare a lui l'ultima parola, è maledettamente difficile.

Di fronte al dilemma "o io o Dio" il Papa ha scelto. Ha usato la sua razionalità, certamente. Ma l'ha fatto, come ha sempre chiesto nel corso del pontificato, con una razionalità non mutilata, non ridotta all'empirismo, ma aperta alla trascendenza.

C'è, in questa sua ultima enciclica non scritta, moltissimo su cui vale la pena di meditare. Cattolici e non cattolici, credenti e non credenti. Possibilmente nel silenzio.

 

26/02/2013 09:35 Guido Mocellin
È molto onesto, da parte di Aldo Maria Valli, accettare la sollecitazione che gli viene dal blog e scusarsi per quel post sull’uso della pedana mobile da parte di Benedetto XVI. Onesto il gesto e trasparenti le parole che lo commentano. Gli fa onore: anche se chi lo conosce e ha letto almeno uno dei suoi libri non può stupirsene. Ma suggerirei di andare oltre. Se il punto di partenza dei critici era (è) “i giornalisti religiosi devono avere più rispetto per gli uomini di Chiesa di cui scrivono”, bisognerà essere coerenti e dire: “tutti i giornalisti religiosi devono avere rispetto per tutti gli uomini di Chiesa di cui scrivono”. E garantisco che non è così frequente. Ma anche: “tutti i lettori ‘religiosi’ devono avere rispetto per i giornalisti religiosi, fatta salva la buona fede degli uni e degli altri”. E perché non andare ancora avanti, e dire che il rispetto non è diritto esclusivo degli uomini di Chiesa, né dei giornalisti che ne scrivono, né dei loro lettori? Si può scrivere rispettando le persone di cui si scrive (papa Ratzinger e quello che verrà, Balotelli, Michele Misseri, la Santanché e Rosi Bindi, Fabrizio Corona, i Modà…) e si può leggere (e scrivere a propria volta, grazie al web) rispettando sia chi scrive, sia coloro di cui si scrive. Anche quando qualche moto di sdegno, in chi scrive e in chi legge, lo fa vibrare e mettere mano alla “spada” delle proprie parole taglienti. È un altro modo offerto ai cristiani, nel mondo di oggi, per “farsi riconoscere” come discepoli di Gesù di Nazaret.


25/02/2013 12:40 assunta de santisis
Ora esattamente gli stessi , reputando penso che tanto le persone non hanno memoria , ci vogliono convincere dell'esatto contrario !!!! Contrordine compagni!!
non lo sai cara Maria, che l'uomo è un essere ondeggiante?
eppure sono secoli che pascal l'ha detto! la Verità è sempre oltre e non è affatto sorprendente che dopo 40 anni qualcuno che era un po' estremista da una parte poi impari che la parte opposta non era poi così sbagliata...non è contraddizione è maturazione questa e niente biasimevole anzi....



25/02/2013 10:36 Fabio Bernardini
Bello l'articolo e bello il gesto con le scuse ed i chiarimenti.


25/02/2013 09:11 voce18
Apprezzo anch'io molto lo stile di Aldo Maria Valli e trovo ingiustificate le bacchettate dei primi commenti a questo articolo.
Ciò non toglie che ogni persona è libera di commentare come sente e crede, ma il senso della misura e del rispetto che utilizza Valli nei suoi articoli, testi e libri, davvero ha ben pochi paragoni.
In questo periodo che poi se ne sono lette di cotte e di crude, molte volte a sproposito...!
Grazie Aldo, personalmente sei sempre motivo di riflessione (sarà che abbiamo in comune una certa provenienza "martiniana"?).



25/02/2013 00:23 Mario Corinaldesi
Quanta differenza di stile tra lo scritto Di Aldo Maria Valli ed il pubblico sermone sul Corriere della Sera di oggi da Parte dello scrittore cattolico Messori.


24/02/2013 22:41 Andrea Monda
splendida questa riflessione caro Aldo Maria. Ho dovuto scrivere un'appendice al mio saggio sul Papa, così, in due giorni, "a caldo".. ma questo gesto ha bisogno di tempi lunghi per essere metabolizzato e, forse, compreso del tutto. E le tue parole aiutano molto in questa "ruminatio" di un gesto così grande pur nella sua semplicità e umiltà. Grazie.


24/02/2013 22:39 Antonio Ciaula
Evidentemente chi scrive accusando Valli non conosce la persona e, credo, non conosca i documenti della Chiesa che parlano di crescita dell'opinione pubblica nella Chiesa (Communio et Progressio). Meno male che non si trattava di fatti di fede ma solo di pedane mobili. Pensate che Navarro Valls ai primi tremolii delle mani di Giovanni Paolo II disse ai giornalisti che non avevano letto bene le immagini e che quel treemolio era dovuto al cameramen che riprendeva, magari stando in posizione scomoda. Accusiamo ora Navarro Valls di bugia? Scusate i paragoni tesi a fare chiarezza e non ad alimentare discussioni.
Stimo Aldo Maria Valli e, se qualcuno/a pensava il contrario ha ricevuto le scuse con tanto di chiarimenti. Forse anche le osservazioni sull'articolo dell'epoca potevano essere più tempestive. Avrebbero avuto il chiarimento necessario.
Un gesto di umiltà anche da parte di chi ha nascosto per tanto tempo il grande doloro proprio e di tanti altri e, comunque, da parte di chi se la prende con Aldo Maria Valli per cose che non ha compiuto aiuterebbe tutti a crescere.



24/02/2013 20:43 Aldo Maria Valli
Dopo questo mio intervento due gentili lettrici rievocano un altro mio articolo scritto per Vino nuovo tempo fa, dedicato all’uso della pedana mobile da parte di papa Ratzinger. “Valli dovrebbe chiedere scusa” dicono le due lettrici affermando che con quell’articolo offesi il pontefice e arrecai dolore a tanti frequentatori del blog.
Ebbene, è proprio ciò che faccio qui: chiedo scusa pubblicamente. Chiedo scusa per quell’articolo e dico apertamente che se ho offeso e addolorato qualcuno significa che ho sbagliato e sono profondamente dispiaciuto. Tuttavia, nello stesso tempo, vorrei ricordare che con quello scritto io cercavo di fare un ragionamento che riguardava il rapporto tra il Vaticano e l’informazione. Il ragionamento era il seguente: nel momento in cui il papa usa la pedana mobile e la sala stampa si affetta a precisare che il papa sta bene, c’è qualcosa di stridente, qualcosa che non funziona. Se il papa usa la pedana mobile vuol dire che non sta tanto bene, ma allora perché non dirlo in modo semplice e chiaro? Se invece, come dice la sala stampa, usa la pedana pur stando bene, un cattolico non ha forse il diritto di interrogarsi sul significato di quell’uso? Ma non voglio farla lunga. Se allora non sono riuscito a spiegarmi è solo colpa mia, e quindi chiedo doppiamente scusa. Quanto a ciò che scrive la lettrice Maria sulla necessità del silenzio e sul fatto che “negli anni Settanta” qualcuno, anche tra i cattolici, diceva esattamente il contrario, si potrebbe aprire un interessante dibattito. Per me sarebbe istruttivo, anche perché a quell’epoca andavo ancora a scuola. Un’ultima annotazione: Maria critica quelli che “sbeffeggiavano Benedetto chiamandolo il panzerkardinal”. Spero che, almeno in questo caso, non mi inserisca nella lista dei colpevoli. Io Benedetto XVI non l’ho mai chiamato così. Non sempre sono stato d’accordo con lui, ma credo di non aver mai usato la scorciatoia rappresentata da certi appellativi.
Un caro saluto a tutti i frequentatori di Vino nuovo.



24/02/2013 20:39 Hadassah
Io l'avrei detto, caro Valli, che il teologo, il professor Ratzinger ci avrebbe lasciato una lezione così.
Bastava leggere i suoi testi e guardarlo davvero "con quella simpatia previa" senza la quale ci si impedisce di capire.
Ma non si tratta della scelta tra "io" e Dio" in questo gesto; questa scelta Benedetto l'ha compiuta dentro ogni istante della vita, come è chiesto a tutti. Quanto al silenzio, chi ha riconosciuto in lui un conforto per la sua fede, prega che non smetta di scrivere, che ci regali ancora, dal silenzio, il diamante della sua parola che è così limpidamente eco della Parola Incarnata.



24/02/2013 19:32 Federico Benedetti
Per la prima volta apprezzo anch'io un articolo di Valli, segno evidente che "stare vicino" al Papa lo ha aiutato con il tempo a comprenderlo meglio. Condivido la proposta di Elisabetta e Maria e spero che sia presa in considerazione.


24/02/2013 17:47 maria
"Possibilmente nel silenzio.." Esattamente il contrario di quello di cui ci volevano convincere negli anni 70, ricordate? quando vivere la religione nel silenzio, nel privato e nella preghiera era bollato come pietismo e conservatorismo, quando i conventi si sono svuotati e i preti si sono spretati e vestiti come tutti per vivere "nel mondo", perchè, ci spiegavano allora i vari pensatori cristiani all'avanguardia, non bisogna rinunciare , ritirarsi in preghiera,e nel silenzio, il cristiano deve impegnarsi nel sociale, nel politico ecc. ecc! Ora esattamente gli stessi , reputando penso che tanto le persone non hanno memoria , ci vogliono convincere dell'esatto contrario !!!! Contrordine compagni!!
Ora va di moda il silenzio.... la verità è che le vuote parole degli opinionisti cristiani che di cristiano non hanno più nulla ci vuol convincere di tutto e del contrario di tutto: lasciamoli perdere perchè tra due tre anni diranno il contrario di quel che dicono oggi come tre anni fa le stesse identiche persone sbeffeggiavono Benedetto chiamandolo il "panzercardinal" e dipingendolo come un bieco reazionario..... mai però che questi cultori dell'umiltà e del silenzio facciano un gesto anche loro di umiltà , come chiede Elisabetta Bianchi, chiadano scusa per come in questi otto anni anno trattato Benedetto ,e siano in silenzio...no certo in silenzio ci deve stare Benedetto, non loro!!!



24/02/2013 15:12 Elisabetta Bianchi
Apprezzo questo articolo. Mi piacerebbe tanto che Valli, nel congedarsi da Benedetto XVI, facesse pubblicamente le sue scuse per il famoso articolo sulla "statua pagana", pubblicato tempo fa da vinonuovo. Come tutti abbiamo visto, il Papa con la sua scelta di umiltà ha smentito alla radice le intenzioni che per l'uso della pedana mobile Valli aveva ipotizzato. Non che fosse così difficile capirlo, ma tant'è. Un gesto di umiltà anche da parte di Valli non stonerebbe, anche solo per il grande dolore che ha arrecato a tanti di noi fedeli.


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Aldo Maria Valli

Aldo Maria Valli è vaticanista del Tg1. Nato a Rho nel 1958, sposato con Serena e padre di sei figli, è giornalista professionista dal 1986. Collabora con il quotidiano Europa e con diverse riviste. E' autore di numerosi libri. Tra i più recenti Piccolo mondo vaticano. La vita quotidiana nella città del papa, Laterza,(edizione francese Le petit monde du Vatican. Dans les coulisses de la cité du Pape, Editions Tallandier), Storia di un uomo. Ritratto di Carlo Maria Martini, Ancora Libri (edizione francese L'histoire d'un homme, Saint Augustin), Oltre le mura del tempio. Cristiani tra obbedienza e profezia, con padre Bartolomeo Sorge, Paoline, Diario di un addio. La morte del cardinale Carlo Maria Martini, Ancora Libri, Il Vangelo secondo gli italiani. Fede, potere, sesso. Quello che diciamo di credere e quello che invece crediamo, con Francesco Anfossi, San Paolo, Milano nell'anima. Viaggio nella Chiesa ambrosiana, Laterza, Benedetto XVI. Il papato interrotto, Mondadori.

 

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