Quelli che il Papa su Twitter non mi piace
di Fabio Colagrande | 04 febbraio 2013
Prima dei Tweet c'è stato un magistero sui nuovi media. A fronte di un'opinione pubblica cattolica più portata ad individuare i rischi del mondo digitale

A qualcuno non piace l'idea che il Papa sia sbarcato su Twitter. Se l'arcivescovo Celli, presidente del dicastero vaticano per le comunicazioni sociali, e il p. Antonio Spadaro, conosciuto come il 'cyberteologo', si sono affannati in più occasioni a difendere questa scelta dall'accusa più ricorrente, quella di aver esposto il Pontefice ai lazzi, le volgarità e le provocazioni anticlericali del Web, è chiaro che anche nel mondo cattolico un plauso unanime all'iniziativa non c'è. Quando poi Dino Boffo, direttore della televisione cattolica italiana, Tv2000, esprime pubblicamente la sua disapprovazione per l'operazione e parla di "ubriacatura da social network", diventa chiaro che c'è un po' di confusione a proposito di quanto sia importante per la Chiesa proporsi negli ambienti digitali. E questo fatte salve le pur autorevoli e rispettabilissime opinioni sui metodi e le strategie.

Tutta questa incertezza potrebbe sembrare infatti strana se si pensa che sono cinque anni che il Papa, nei sui annuali messaggi per la giornata delle comunicazioni sociali, invece di occuparsi di altri media tradizionali, sviluppa un magistero acuto e profetico proprio sulla pastorale digitale, definendo le tecnologie informatiche "un vero dono per l'umanità". Nel 2009 Benedetto XVI elegge subito il mondo digitale a luogo privilegiato di comunicazione, chiedendo che vi sia promossa una cultura del rispetto, del dialogo, dell'amicizia. Nel 2010 chiede ai sacerdoti di occuparsi direttamente del mondo digitale per mettere i nuovi media al servizio della Parola. Nel 2011, facendo un preciso riferimento ai social network, Benedetto XVI arriva a stilare la definizione dello "stile cristiano di presenza nel mondo digitale": una forma di comunicazione "onesta ed aperta, responsabile e rispettosa dell'altro". Comunicare il Vangelo attraverso i nuovi media - spiega il Papa - non significa semplicemente mettere contenuti religiosi sul Web ma testimoniare con il proprio modo di comunicare la propria fede. Una bella lezione per certi "crociati" digitali abituati a modi a dir poco irrispettosi nei confronti di chi non condivide i loro valori. Nel 2012 il Papa mette addirittura in discussione il luogo comune del Web come luogo del caos e della superficialità affermando che "sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l'uomo a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio". Infine nel Messaggio di quest'anno il Pontefice fa crollare il più vetusto e radicato pregiudizio sulla Rete, e cioè che si tratti di un mondo parallelo o puramente virtuale. No - scrive il Papa - "è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani".

Quello papale è un magistero acuto perché si misura in modo originale con una realtà nuova e in continuo movimento, ed è profetico perché appare in anticipo rispetto a un'opinione pubblica cattolica (adulta?) più portata ad individuare i rischi del mondo digitale, a sottolinearne i pericoli. Se non può considerarsi tra i pionieri nell'utilizzo dei social network la Chiesa può vantarsi di aver indicato prima di altri la via giusta per valorizzarli. Non un banale cyber-ottimismo, ma una ferma opposizione a ogni 'determinismo tecnologico' che consideri a priori come demoniaca la 'macchina'. La Rete, al contrario, viene vista come una risposta e un ausilio per soddisfare i più antichi bisogni dell'uomo, conoscere ed entrare in relazione. Appare perciò chiaro come l'insegnamento del Papa in questo campo, come la scelta di scendere personalmente nell'agorà digitale con un suo account Twitter, non siano affatto un mero rincorrere le mode ma rappresentino anzi un pensiero d'avanguardia della Chiesa. Il Papa sembra dirci che Internet non è solo un nuovo strumento di comunicazione ma un luogo che sta modificando il nostro modello antropologico e chiede quindi anche a noi cristiani di rilanciare la Nuova Evangelizzazione attraverso nuovi contenuti e nuovi linguaggi. Un tema non a caso messo in agenda dal Pontificio Consiglio della Cultura nell'imminente assemblea plenaria (6-9 febbraio) dedicata alle 'Culture giovanili emergenti'. La Chiesa non si adegua al mondo, a cui non appartiene, ma come realtà 'incarnata' è nel mondo e dunque nella storia. E, oggi come ieri, lo abita con la missione di mostrare come dietro le nuove conquiste dell'uomo ci sia un'implicita possibilità di salvezza che Dio ci mette a disposizione. Niente eccessi o ubriacature, quindi, ma una serena e profonda consapevolezza delle potenzialità della Rete e dunque dell'ineludibile necessità di abitarla bene. Forse, anche in questo caso, la parola del Papa è così profetica e controcorrente da essere scomoda anche per chi è abituato a promuoverla.

 

 

24/02/2013 16:26 Miguel Cuart
Ho scritto questo articolo sul mio blog qualche mese fa... ve lo condivido in caso voleste darle un occhiate.

http://testadelserpente.wordpress.com/2012/12/13/il-papa-su-twitter-non-mi-piace/



04/02/2013 14:16 Guido Mastrobuono
Da gestore della comunicazione di un paio di "piccole" realtà cattoliche (cioè un Santuario ed una Parrocchia) non metto in discussione l'utilizzo di Internet.

Metto però in discussione l'utilizzo di Twitter.

Su Internet il mezzo di comunicazione conta.

L'utilizzo di Twitter veicola un meta messaggio (sottinteso) che si possa comunicare essenze in 125 caratteri.

L'utilizzo di Facebook implica l'accettazione del meta messaggio che il numero di "mi piace" sia correlato alla qualità del contenuto.

Questi due messaggi sono quanto di più incoerente con il contenuto del Vangelo che noi, come cattolici, siamo tenuti ad annunciare.

Pace e Bene

Guido Mastrobuono - www.delusidalbamboo.org



04/02/2013 11:55 fab
da professionista informatico, che usa internet e le chat quando ancora quasi nessuno saperva cosa fossero, quando ancora il web era fatto di semplici pagine html, posso dire che:

1) internet è stato il mio principale catechista e uno dei modi privilegiati di approfondire la mia fede; Non è su internet che ho trovato Cristo (altre persone mi ci hanno condotto nella Chiesa), ma sicurmanete la mia formazione di fede oggi sarebbe diversa, certamente più carente e debole, senza l'apporto della rete.

2) il magistero di questo papa proprio riguardo il suo atteggiamento dei confronti della rete, mi ha sempre stupito e penso che le ultime sue "mosse" al riguardo (account twitter, ultimo messaggio sulle comunicazioni sociali) siano il coronamento di una visione davvero profetica del successore di Pietro.



04/02/2013 11:06 Massimo Menzaghi
"... Una bella lezione per certi "crociati" digitali abituati a modi a dir poco irrispettosi nei confronti di chi non condivide i loro valori."

... per questo ho trovato infelice che il papa entrasse in twitter come @Pontifex: considerato lo strumento e i rischi di ambiguità, la scelta di @BenedettoXVI sarebbe stata molto più azzeccata, imho...

Sulle potenzialità della rete e la scelta di esserci per me non si discute, per tutto il resto penso che le somme non si possano tirare così presto...



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Fabio Colagrande

Fabio Colagrande, nato a Roma a metà dei favolosi anni Sessanta, lavora da vent'anni alla Radio Vaticana come giornalista e conduttore di programmi in diretta. Collabora con L'Osservatore Romano e altre testate cattoliche. Per alcuni anni, ai microfoni di Radio Due, si è occupato di cultura e intrattenimento.

Autore, regista e attore di teatro, per diletto, nel 1995 ha fondato una compagnia tuttora sulla breccia. Felicemente sposato, ha due figli, che spera mettano su un gruppo rock e lo facciano cantare, ogni tanto. Cura un blog personale intitolato L'anticamera del cervello.

 

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