PRESO IN RETE
Sull'aggravante nella truffa al prete
di Guido Mocellin | 27 gennaio 2013
Mi piace pensare che abbia denunciato più per amore degli altri poveri che per soddisfazione del torto subito

La sindrome delle elezioni continua a condizionare l'informazione religiosa sui quotidiani italiani, e c'è da credere che solo il redde rationem del 24-25 febbraio porrà termine al fenomeno.

Tanto in questa settimana, come nelle settimane passate, la percentuale dei "titoli con Dio" inerenti alla dialettica tra esponenti della gerarchia ecclesiastica, candidati più o meno riferibili all'ispirazione cristiana e alla cultura politica cattolica e programmi delle formazioni che partecipano alla contesa elettorale si attesta intorno al 40% del totale. Per la precisione, 45 titoli su 118.

In particolare, negli ultimi giorni, accanto ai 20 titoli genericamente dedicati a questo argomento vi sono stati i 25 giocati intorno alla presentazione, giovedì 24, del volume del card. Bagnasco La porta stretta. Esso contiene la raccolta (2007-2012) delle prolusioni pronunciate dal presidente della CEI in apertura delle Assemblee generali e dei Consigli episcopali permanenti: occasione tipica attraverso la quale i vertici dell'episcopato italiano si esprimono sul momento politico, economico, sociale e culturale che il paese attraversa. Ovvio che i media abbiano cortocircuitato questa presentazione, cui peraltro era presente anche il segretario di stato card. Bertone, su questo momento politico.

Ma anche i 9 titoli andati al dibattito sulla legalizzazione dei matrimoni tra persone omosessuali sono facilmente ascrivibili alla contesa politica. Così che, tra le notizie religiose più battute della settimana, l'unica estranea alla vicenda politica interna è stata quella della morte del card. Glemp, arcivescovo di Varsavia all'epoca del pontificato di Giovanni Paolo II e, in particolare, dello scontro tra il regime guidato dal gen. Jaruzelski e il movimento Solidarność di Lech Wałęsa.

Una trentina gli altri argomenti religiosi che hanno suscitato la curiosità del sistema dell'informazione. In molti di essi troviamo protagonista un prete: da don Gallo che, su Youtube, canta O bella ciao dopo una messa, a don Corsi che torna in parrocchia a San Terenzo; da don Patriciello che ha denunciato i roghi tossici in Campania, fino a don Calabrese che censura pubblicamente il sindaco del suo paese, Tortorici, perché «convive».

Tra tanta varietà di figure pubbliche di presbiteri mi piace soffermarmi un attimo su un anonimo parroco della Venezia Giulia. È stato vittima di una truffa (niente di che, par di capire: ma comunque soldi provenienti dalle elemosine, sottrattigli contro la sua volontà). Ma la notizia è che il colpevole, condannato con le aggravanti per il fatto che la sua vittima era un ministro di culto, avendo fatto ricorso in Cassazione contro le aggravanti, ha visto invece confermata la decisione della Corte d'Appello di Trieste. Ne hanno parlato Avvenire e Il Sole 24Ore, che ha pubblicato la sentenza.

Ora io non ho la cultura giuridica per valutare la sentenza dei giudici della Cassazione. Ma vedo che il nodo è se il truffato è stato truffato in quanto prete (allora valgono le aggravanti) o in quanto uomo comune, e che per concludere che è stato truffato in quanto prete si è considerato l'esercizio della carità come inerente alle funzioni di un ministro di culto cattolico. E già questa mi sembra una buona notizia, anzi due: il diritto tutela il prete quando fa il prete, e pensa che il prete fa il prete quando fa la carità.

Ma c'è dell'altro. Nella nostra tradizione il prete, il parroco in specie, ha rivestito un ruolo sociale rilevante. Nel paese, faceva parte del ristretto gruppo delle autorità: col sindaco, il medico, il maestro... Lo stesso don Abbondio, pur vittima di un reato più grave della semplice truffa, lo è da parte di un potere che, pur ai confini tra legalità e illegalità, si pone al suo livello. Non parliamo di don Camillo: per truffarlo, ci sarebbe voluto ben altro che qualche modesto raggiro...

Oggi, è probabile che la secolarizzazione abbia radicalmente modificato questa tradizione. Nella vita sociale, il ruolo del parroco non è definito in modo assoluto: deve guadagnarsi la sua autorevolezza attraverso le cose che fa e che dice, e vi sono contesti, direi soprattutto quelli urbani, in cui l'indifferenza e persino l'ostilità, o il considerarlo semplicemente il "direttore" di una "agenzia di servizi religiosi", rischiano di frustrare anche i temperamenti più motivati e i cuori più generosi.

Se è vero tutto ciò, questo prete di oggi - non la sua persona, di cui non so, ma il suo profilo -, truffato grazie al fatto che non si è sottratto all'esercizio della carità, mi è molto caro: dotato davvero di un «cuore di povero», forse anche un po' «salame», per come si sarà fatto «fregare», mi par di intuire che stia bene dentro a tutte e otto le Beatitudini. E anche se a un certo punto ha deciso di denunciare il suo aggressore, piuttosto che porgere l'altra guancia, mi piace pensare che lo avrà fatto più per amore degli altri poveri, cui la truffa da lui subita avrà infine sottratto un po' di carità, che per aver soddisfazione del torto consumato a suo danno.

 

28/01/2013 13:39 fab
Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe (Mt 10,16-18)


27/01/2013 19:17 giuditta bella
I discepoli di Cristo non sono stupidi,sanno che il male si combatte con audacia di parole che distruggono peggio delle botte,ma si sa che quando si passa alle mani anche un loro si devono difendersi per il bene dell'individuo che rischia la condanna a morte da Dio.


27/01/2013 13:06 Lycopodium
L'idea che i discepoli di Cristo siano dei poveri fessi, che non sanno o non possono opporsi al male, è del tutto antievangelica.


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Guido Mocellin

Guido Mocellin (Bologna 1957), giornalista, sposato, due figli, si occupa di informazione religiosa e dei rapporti tra le religioni e la società. È direttore della rivista  I Martedì ed è stato per più di vent'anni caporedattore del periodico di attualità e documenti Il Regno, con il quale continua a collaborare. Dal 2015 è tornato a occuparsi dei volumi delle Edizioni Dehoniane Bologna (EDB), mentre tiene sul quotidiano Avvenire la rubrica trisettimanale WikiChies. Insegna Giornalismo religioso al Master "Giornalismo, a stampa radiotelevisivo e multimediale" dell'Università Cattolica di Milano e altrove, quando glielo chiedono; partecipa (come può) alla vita della comunità ecclesiale, in particolare all'interno dell'Unione cattolica stampa italiana (UCSI). Nel 2010 ha pubblicato, ovviamente presso le EDB, la raccolta di storie di fede Un cristiano piccolo piccolo

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