Laicità: terreno di dialogo non di scontro
di Luca Rolandi | 09 dicembre 2012
Nell'ottica della "Dignitatis Humanae" laicità, secolarità e pluralismo sono intesi come valori positivi e vengono contrapposti a laicismo, secolarismo e relativismo

Il discorso "L'editto di Milano: initium libertatis" - scritto e pronunciato dal cardinale Angelo Scola ai primi vespri della solennità di Sant'Ambrogio - ha riaperto una riflessione sul tema della laicità, che ha lasciato il segno ed ha in qualche modo riportato al centro della ricerca concetti e realtà che non possono restare nella sfera delle dispute teologiche e filosofiche. Esse, infatti, ci invitano a pensare tutti: credenti, non credenti, comunità, perché le ricadute nella vita dell'uomo di oggi, sono nei fatti e nelle decisioni, nelle norme e nella sfera del contratto sociale e dei diritti individuali, patrimonio dell'intera comunità umana. La speranza come sempre è che non ci si fermi al confronto manicheo, tra guelfi e ghibellini, laici furiosi e credenti fondamentalisti, ma ci sia spazio per una mediazione per la costruzione di un orizzonte comune nel rispetto dell'altrui libertà.

Si potrebbe intanto partire - da parte cristiana - dal riconoscimento non formale della fondamentale l'importanza dell'esistenza di un'etica laica, non relativista e nichilista. Essa potrà essere un grande sostegno alla visione cristiana e delle altre narrazioni di fede, per creare una società più umana e aperta.

In ogni caso le reazioni al discorso di Scola non si sono fatte attendere e sui media le interpretazioni sono state positive ma anche negative. I più critici hanno biasimato le espressioni del cardinale "lo stato laico minaccia la libertà religiosa" e l'affermazione che una laicità neutrale trova sostegno in "un'idea di secolarizzazione che sconfina di fatto con il nichilismo". Ricostruzioni storiche, confronti teologici risuonano nelle espressioni forti come stato etico, neutralità delle istituzioni democratiche, e nel pensiero di Scola il pericolo del distacco dalle "mondovisioni" che si esprimo nella società civile da parte del legislatore. Di fondo anche le divergenze tra la scelta costantiniana e i suoi continuatori e chi si oppongono ad essa, nelle sue forme contemporanee.

Due grandi padri conciliari Congar e Danielou si divisero sul tema come ricostruisce un vecchio saggio di Giovanni Maria Vian "La donazione di Costantino". Da un lato il domenicano il giorno dell'apertura del Concilio, l'11 ottobre 1962, nel suo diario, scriveva: "Vedo il peso, non denunciato, dell'epoca in cui la chiesa signoreggiava, in cui aveva un potere temporale, in cui i papi e i vescovi erano dei signori, avevano una corte, proteggevano gli artisti, aspiravano a una pompa uguale a quella dei Cesari. Questo la chiesa non li ha mai ripudiato, a Roma. L'uscita dalla Chiesa costantiniana non è mai stato il suo programma".

Dall'altro il teologo gesuita e poi cardinale Jean Daniélou, gesuita, appuntava: "Questa estensione del cristianesimo a un immenso popolo, che rientra nella sua essenza, era stata ostacolata durante i primi secoli dal fatto che andava sviluppandosi all'interno di una società [...] ostile. L'appartenenza al cristianesimo richiedeva quindi una forza di carattere di cui la maggior parte degli uomini è incapace. La conversione di Costantino, eliminando questi ostacoli, ha reso l'Evangelo accessibile ai poveri, cioè proprio a quelli che non fanno parte delle élite, all'uomo della strada. Lungi dal falsare il cristianesimo, gli ha permesso di perfezionarsi nella sua natura di popolo".

Per cercare di trovare una saggia sintesi sul tema, ancora una volta ci viene in soccorso, la freschezza e l'attualità del Concilio Vaticano II, attraverso la dichiarazione "Dignitatis Humanae", richiamato da Scola, quando oltre alla dimensione di riconoscimento della libertà religiosa e di coscienza come espressioni alte e profonde della libertà, si afferma: "La libertà religiosa, quindi, deve pure essere ordinata e contribuire a che gli esseri umani adempiano con maggiore responsabilità i loro doveri nella vita sociale" (DH, 7). Nell'ottica conciliare e nelle riflessioni ad essa collegata, laicità, secolarità e pluralismo sono intesi come valori positivi e vengono contrapposti a laicismo, secolarismo e relativismo, fenomeni intesi come esasperazioni o degenerazioni dei primi,tendenti ad escludere la dimensione religiosa-spirituale ed il ruolo civile e sociale delle chiese.

Il tema della laicità (o laicité nella sua espressione francese) è indubbiamente in evoluzione e per certi versi ferma al secolo breve. Oggi è molto cambiato, e dunque giusto creare ponti di dialogo e confronto, partendo da una giusta esegesi dei termini in questione, cercando di valorizzare quei percorsi di riconoscimento reciproco senza confondere la laicità, con il secolarismo, la modernità con il fenomeno complesso ed evolutivo della secolarizzazione.

Condivido pertanto sul tema la sintesi di due autorevoli studiosi come Silvio Ferrari e Piergiorgio Grassi: "Per regolare il rapporto tra pluralismo, spazi pubblici e istituzioni statuali, rimane indispensabile l'intervento del diritto che garantisce, in ultima istanza, una laicità tale da permettere la libera ricerca delle verità ultime; verità da affermare e confrontare. Lo Stato laico non nega l'esistenza di una verità, ma afferma di non essere competente ad attestarla e lascia ad una serie di soggetti sociali (tra cui le chiese) il compito di definirle. Questi soggetti agiscono in regime di pluralismo e possono influenzare la legislazione statale 'in proporzione alla ricezione dei loro valori nel corpo sociale'. La legislazione non può essere 'sequestrata', nel senso che non può identificarsi con alcuno di questi sistemi di valori". Ed io aggiungo che resta indispensabile il rapporto dinamico con la norma, essa non può definire il tutto e non può imbrigliare il bisogno di trascendenza e di senso, di rispetto della vita che ogni uomo sente nella sua coscienza, sede più intima e invalicabile del proprio essere.

 

11/12/2012 14:25 Fabio Bernardini
"....Lo Stato laico non nega l'esistenza di una verità, ma afferma di non essere competente ad attestarla..."

Molto condivisibile. Il problema è che gli stati moderni, soprattutto quelli Nord Europei, e lo stesso parlamento Europeo, l'esistenza di Una Verità la negano eccome, e si sentono invece competenti ad attestare le "nuove" verità (l'Economia è la loro nuova religione).

Grande il nostro Vescovo, più lo conosco e più mi piace.



11/12/2012 13:49 Francesca Vittoria
Mi viene in mente quando qualche anno fa da un Funzionario dello Stato è venuta l’idea che l’Epifania non meritava la festa per ricordarla secondo tradizione – una tradizione che faceva memoria di un avvenimento nella storia di Cristo e che pertanto il popolo cristiano onorava. In questo “decreto” in vigore a tutto il Paese, effettivamente si è imposta una idea laica per un motivo che non ha riconosciuto in questa festa la ragione di essere tale perché prevaleva un altro sentire, altra opinione un altro“credo”. Se di fronte alla legge siamo tutti uguali viene di pensare che una imposizione così data non dimostra il rispetto al pensare di un popolo, di molti, a una storia secolare, Ha ragione il Santo Padre ad interrogarci sul “perché è Natale, a Chi questa ricorrenza rimanda ”. La Chiesa ha ricevuto un potere dall’alto e cioè quello di predicare il Vangelo perché tutti lo conoscano e a piacimento lo ritengano buono e fatto proprio in un progetto di vita che da fiducia nelle promesse; quali? Che L’uomo è un essere superiore che con il corpo ha anche una anima, che gode di libertà piena e può scegliere gli insegnamenti di un Dio creatore o rifiutarli; Visto che oggi scientificamente possediamo molte conoscenze, siamo arrivati ad atterrare sulla luna, tanta intelligenza usiamola anche per vagliare se questi comandamenti e indirizzi contenuti nel Vangelo sono da rifiutare perché sono stati dettati da una Divinità, e se invece senza pensare a dovere qualcosa a Questa, in cui non si crede, non li sottoponiamo al nostro vaglio, alla nostra capacità di ragionare e pensare, e perché sono da rigettare, non giusti , o contrari al bene della persona , im pediscono di godere di libertà costruttiva . Se si riscontra e si nota che la società sembra non stare bene, si dovrà pur vedere e ricercarne il motivo! Se si aspira a Cose buone per tutti ma è necessario per questo attingere a valori – essere onesti e non rubare per esempio, non da dignità alla persona tale modo di vivere? Non è un bene comune che ne deriva? Insomma la Chiesa n on ha bisogno dei partiti perché è essa stessa un partito, predicare il Vangelo, che è la sua Costituzione, è ha il diritto di rappresentare ogni uomo per il quale questa Parola è stata scritta, e difende quindi ogni uomo avvalendosi di quella Parola che non si sottrae a scendere a confronto con le altre, perché deve risponderne a Qualcuno se non lo facesse, e inoltre ha ha i suoi elettori che le danno fiducia ad essere anche rappresentati : essa è ben presente in tutte quelle opere di aiuto che svolge capillarmente nella società essa opera con compiti di aiuto e cooperazione altamente preziosi :. Se solo cessasse di esistere davvero saremmo tutti bisognosi indipendentemente dal denaro, e nel baratro a gridare tutti “aiuto”, ma a chi? Si guardi quante mense sono aperte e quante persone singole si prodigano personalmente, senza ricevere compenso!!! Bisogna credere a questa Chiesa ed Essa ha be molti motivi per non temere giudizi e ha ragione ad essere impavida perché se il potere che gestisce viene dall’Alto anche l’aiuto e l’intervento necessario nelle difficoltà verrà dall’Alto. Quello che si vede e si vive in questi giorni merita un pensiero e Crediamo nel Natale quello di Betlemme.
Francesca Vittoria



10/12/2012 10:29 Ettore Mosciàno

......
Come sempre, lungo l'arco dei secoli della storia religiosa e civile, troppe filosofie e ricerca di definizioni e significati, contrapposizioni sulle parole scritte e dette (laicità/laicismo, secolarità/secolarismo, pluralismo/relativismo). Storici, letterati, filosofi e teologi "impennati" nel far valere la propria intelligenza e riflessione sull'esistenza e sui valori etici, morali e religiosi, tempi e tempo in cui le figure e le vite di alcuni santi sembrano restare sui "santini" di parrocchie e di fotografie a loro smarrite, ma predilette all'uomo semplice. San Francesco, San Filippo Neri, San Camillo, Santa Caterina, San Giovanni Bosco (ne cito solo alcuni) e, non ultima, Madre Teresa di Calcutta appaiono e sono sempre più vicini a noi con l'esempio e con le loro opere, con la loro pura bellezza spirituale. Non dispute, paramenti e riserve monetarie. Bastano ordinate parrocchie diffuse sui territori che seguano la dottrina dell'Unico Pastore della Chiesa di Roma e le tavole della legge di Cristo. Oggi, purtroppo, così non è. Vi è molto orgoglio di propria posizione interpretativa della dottrina religiosa nelle numerosissime parrocchie e nelle gerarchie ecclesiali, ovvero vi siano apertamente e dichiaratamente posizioni politiche e di propaganda, di lotte intestine alla Chiesa. A noi pare che siano le diverse gerarchie ecclesiali a creare attuali disorientamenti e varie confusioni. (Sento già la sollevazione dell'intelletto dei "dotti". Si guardi al Presepe, visto che siamo vicinissimi al Santo Natale).




09/12/2012 16:13 maria
"Una laicità tale da permettere la libera ricerca della verità ultime".
ma la ricerca individuale delle verità ultime non può essere minacciata da alcuna laicità o Stato laico perchè svolgendosi tale ricerca dentro l'animo di ogni uomo, lo Stato, almento dentro l'interiorità non può entrare.
Ma quello che lo Stato può fare e molto spesso fa è decidere cosa praticamente si possa o non si possa FARE in materia religiosa. Ad esempio lo Stato può decidere di proibire il velo alle donne musulmane, può decidere di proibire la circoncisione agli ebrei o di proibire la macellazione degli animale secondo le leggi religiose.. Lo Stato può proibire i crocifissi nelle Aule e nei tribunali, può addiritturae impedire ad una infermiera del SErvizio Pubblico di pregare pubblicamente per un paziente ( E' successo in Inghilterra), può togliere le Feste religiose , può obbligare i cittadini a lavorare anche di domenica ecc..
E' ovvio che lo Stato , nessuno stato, nesspure la dittatura di Stalin poteva entrare DENTRO le anime ed impedire la libertà religiosa e la ricerca della verità interiore: però se si impedisce tante cose esterne delle religioni , come per esempio le funzioni , i riti, le credenze delle varie religioni, le loro tradizioni , le loro feste ,ecc. ecc., è ipocrita dire che lo Stato è neutrale.
uno Stato che proibisce il burqua o toglie il crocifisso non è "neutrale" è anti-religioso!



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Luca Rolandi

Sposato con Marella, tre figli è direttore del settimanale dell'arcidiocesi di Torino La voce del popolo. Ha lavorato a La Stampa al sito d'informazione religiosa VaticanInsider.it, con cui tuttora collabora oltre che con alcune riviste storiche e religiose. È dottore di ricerca in Storia sociale religiosa. Ha scritto diversi saggi su figure e vicende del movimento cattolico in Italia. È nato e vive a Torino, ma la sue origini sono della zona del Basso Piemonte - diocesi di Tortona - e la sua formazione è avvenuta a Genova.

 

 

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