ROBE DI RO.BE.
«La presenza reale? Dieci minuti»
di Roberto Beretta | 04 dicembre 2012
Certe pseudo-spiegazioni finiscono infatti per generare domande ancora più impegnative, cacciando il volenteroso apologeta in un vicolo cieco

La presenza reale di Cristo nell'Eucaristia dura 10 minuti. Toh, in oltre 50 anni di decente cattolicesimo, questa davvero non l'avevo mai sentita... Eppure sta scritto non in un'opera teologica di avanguardia, una di quelle dei soliti "profeti" destinati alla scomunica, ma in un opuscoletto distribuito a centinaia di migliaia di copie nelle parrocchie, intitolato piamente "La santa Messa" e le cui immagini mostrano più volte il sacerdote che celebra spalle al popolo. Insomma, un'operetta di divulgazione apologetica molto "tradizionale".

Ebbene, tralasciando altri passaggi come minimo discutibili (almeno per un cristiano post-conciliare dunque ereticheggiante come me), ecco che cosa trovo scritto nel paragrafo dedicato al ringraziamento dopo la comunione. Testuale: "Ricorda che la Presenza Reale di Gesù in te dura quanto le specie del pane e del vino, quindi circa dieci minuti". Sic! Devo dire che questa dottrina mi è davvero nuova; non la trovo nel Catechismo, e nemmeno in qualche enciclica... Chissà, forse è il combinato disposto della teologia tomistica con i nuovi portati della biochimica digestiva, o magari è solo la trascrizione in italiano di qualche manuale di casuistica gesuita del Seicento.

Smetto subito l'ironia per non farmi massacrare dai soliti iper-ortodossi, tanto più in una materia delicata come questa. Ammettiamo però che la questione è seria, anzitutto dal punto di vista pastorale: perchè i cattolicissimi autori di questo libello hanno sentito il bisogno di aggiungere un particolare del genere, assolutamente inutile al loro scopo? E perché tanti parroci hanno accettato di divulgare tra i loro fedeli una dottrina che è per lo meno stravagante e incerta? Come si conciliano affermazioni simili con gli sforzi del papa per unire ragionevolezza e fede, per portare "la verità" nello scettico mondo moderno?

Dieci minuti... Che vuol dire "dieci minuti"?!? Suppongo sia il tempo in cui i succhi gastrici intaccano la materia del pane, e dunque finisce anche la presenza di Cristo. Ma dove va a finire, allora? Fisicamente parlando, le molecole della particola entrano nel circolo digestivo, dunque rimangono presenti nel corpo... O no? Non voglio proseguire in questo discorso paradossale, che rischia anche troppo facilmente di finire nel blasfemo, ma che mi serve per segnalare dove potrebbero portare - se condotti alle estreme conclusioni - certi modi di presentare la dottrina: al magismo (Cristo c'è solo da questo preciso momento a quest'altro) oppure a un esasperato materialismo (la presenza eucaristica dipende in definitiva dalla chimica), lo stesso di chi pretende che sarebbe "indegno" prendere l'ostia sulle mani - già, perché l'esofago invece è più pulito... Non sarebbe del resto l'unico caso in cui due apparenti estremi - superstizione e scientismo - si toccano.

Ora, mi chiedo se non sia decisamente meglio lasciare nel mistero ciò che mistero è. Certe pseudo-spiegazioni finiscono infatti per generare domande ancora più impegnative, cacciando il volenteroso apologeta in un vicolo cieco dal quale si può uscire solo con ipotesi sempre più fantasiose. Dite voi se è più accettabile, più "ragionevole" - per esempio - questa teoria dei 10 minuti, oppure l'idea che la comunione sia sostanzialmente collegata alla "comunione" esistente tra i fedeli, cioè all'essenza della Chiesa. O se sia più eretico il pensiero (espresso da molti teologi giustamente censurati) di una transustanziazione soltanto "simbolica", ovvero quello che sia efficace per i soli 10 minuti che servono ad assimilare la particola.

Immagino un non credente: già è difficile credere alla presenza reale, se gli ammanniamo anche questa storia dei 10 minuti è probabile che risponda come gli ateniesi a san Paolo: "Su questo ti sentiremo un'altra volta"...

 

12/12/2012 00:10 Giovanni
Nel tabernacolo c'è un simbolo o una presenza reale?


08/12/2012 16:14 Alberto Farina
cara maria,
guardi che di tutte le sue letture teologiche nell'intervento da lei postato il 5/12 non vi era la benché minima traccia...



06/12/2012 21:12 Yolanda
Ma dello Spirito Santo non si parla mai? Non è lo Spirito che trasforma quel pane che ci riunisce intorno ad un 'unica mensa e non per 10 minuti? Dov'è finito quello Spirito che opera e trasforma i cuori , il consolatore inviato da Gesù?


06/12/2012 19:46 Ireneo
Caspita Alberto, che giudizi taglienti.

Che la forma extra-ordinaria del Rito non abbia nulla da dir all'uomo d'oggi è, ripeto, una posizione ideologica, contraddetta nella realtà dal fatto che molti fedeli di oggi - molti nati dopo il Concilio - l'apprezzano e la seguono con frutto, e non necessariamente in maniera esclusiva.

Siamo poi d'accordo sul fatto che la ricerca teologica sia necessaria. Ma chi fa archeologia è proprio chi pretende di riportare la teologia, la liturgia ed il cristianesimo tutto ad un archeologico quanto improbabile 'splendore delle origini'. Non dare per scontato che quelle che tu chiami 'scorie' non siano invece delle 'incarnazioni', e che ciò che parla a te e di cui hai bisogno tu debba essere, ipso facto, ciò di cui ha bisogno il mondo intero.

Specialmente - a mio avviso questo va ricordato sempre - in questa postmodernità dove non esiste "un uomo" d'oggi, ma "tanti uomini" d'oggi, differenti l'uno dall'altro, bisognosi di forme diverse per accedere al medesimo nutrimento.



06/12/2012 18:49 maria
caro Alberto Farina se il mio intervento è un esempio di "colossale ignoranza" ne chiedo scusa a tutti voi così' intelligenti e sapienti! Io mi sono formata, poverella e ignorante, sui testi di S. Agostino, di S. Tommaso D'Aquino, sull'Imitazione di Cristo, sulle poesie di San Giovanni della Croce, su
gli scritti del CARD. Newman, sugli scritti di De Lubac , Bonheffer,Von Balthasar , Ratzinger .
Poverella me , ignorante , disgraziata, non ho letto i luminosi scritti dei teologi "novatori" e le novità e le moderne e illuminanti idee sull'Eucarestia che sono uscite negli ultimi cinquanta anni !!! chiedo scusa a tutti . Se la mia è ignoranza , preferisco restare nell'ignoranza e nell'oscurità insieme con san Tommaso , che Dio vi preservi!!!



06/12/2012 18:05 Alberto Farina
Lycopodium scrive: "Anche teologi che ti piacciono tanto ultimamente hanno preteso di imporre al passato il giudizio ispirato ai paradigni d'oggi. Invece, il depositum, il traditum è sempre qualitativamente prioritario rispetto al novum..." Vorrei ricordare la frase di Sant'Ambrogio: "Nova semper quaerere et parta custodire" che indica nel dinamismo fra la ricerca teologica e il possesso della tradizione l'unico modo serio di fare un buon servizio alla Chiesa da parte di coloro che possiedono questo carisma. La frase di Lycopodium è a senso unico e non tiene conto del fatto che sul "traditum" si sono depositate nel tempo tante scorie che con esso non avevano nulla a che vedere. Proprio perché il cristianesimo è una religione che si basa sul principio dell'incarnazione, la ricerca nel campo teologico è necessaria al fine di rendere la fede capace di parlare al proprio tempo e non diventare un museo archeologico (come certe messe tradizionaliste) che non ha niente da dire all'uomo d'oggi.


06/12/2012 10:24 Ireneo
Tralascio quella che, a mio avviso, è una banale polemica ideologica, portata avanti da Alberto Farina e da altri Alberti più noti. Simili polemiche non fanno bene alla Chiesa e dividono solo i fedeli.
Francamente tra le "colossali ignoranze" che albergano in ampi strati di fedeli, mi preoccupa assai di più l'ignoranza di "cosa sia" la Messa e "chi sia" Gesù Cristo. Ma qui mi taccio.

Tanto quanto quello dell'opuscoletto - almeno in merito alla questione dei 10 minuti - è un goffo tentativo, mal riuscito, di riportare l'attenzione sulla Presenza Reale. Intento di per sé lodevole, perché se chi scrive qui - Beretta compreso, evidentemente - certamente ci crede, mi sembra comprovato che "ampi strati di fedeli", non per loro colpa, non l'abbiano affatto chiaro.

E mi pare un dato di fatto (non è dunque un giudizio) che quell'opuscoletto finisca per essere dannoso: siamo qui a discutere se quella nota sia più o meno ridicola, e per molti lo è. Ciò significa, che, nei fatti, quell'opuscoletto non funziona perché non è stato in grado di passare un messaggio.

Sarei lieto che opuscoli che spieghino cos'è la Messa, per qualche ragione appannaggio di gruppi tradizionalisti oggettivamente un po' fuori dal tempo - non nel contenuto della dottrina, ma nel modo di esporla - fossero prodotti, con i medesimi contenuti, dalle nostre diocesi, cui però pare il problema stia meno a cuore.

Credo che ciò valga a dimostrare che, se spesso, contraddico Beretta, non lo faccio in modo preconcetto, visto che questa volta sono sostanzialmente d'accordo con lui :)

Anzi no, ecco, un'unica nota seppur marginale, quando scrive "… lo stesso di chi prentende che sarebbe indegno prendere l'ostia sulle mani ..:". Qui credo si stiano confondendo due piani. Un conto è discettare in maniera più o meno semplicistica, sconfinante come dice nel magismo, su questioni che appartengono alla sfera del Mistero; altro conto, ben diverso, è dire che alla Santa Eucarestia ci si debba accostare con il massimo rispetto che possiamo mostrare anche nei gesti. Ed è questo cui esorta anche Benedetto XVI (a lui faccio riferimento riguardo alla questione), quando 'pretende' che la Comunione, nelle Messe celebrate da lui sia presa in ginocchio ed in bocca. E non è che ci si debba inginocchiare davanti al papa - dunque solo alle Messe del papa: ma davanti a Gesù Cristo, come del resto si fa durante la consacrazione. Non mi pare di aver mai sentito dire al papa che le mani siano indegne, o più sporche dell'esofago.



05/12/2012 22:55 Alberto Farina
L'intervento di Maria è un tipico esempio della colossale ignoranza che alberga in ampi strati dei credenti. I vari movimenti del 900 (liturgico, biblico ecumenico...) si sono sviluppati allo scopo di riportare il pensiero e le prassi cristiane alla purezza delle origini, eliminando le incrostazione che nel tempo si erano sedimentate. Pensare al Concilio Vaticano II come ad un momento dominato da "nuovisti" a cui si opponevano i tradizionalisti è una frottola che purtroppo si sta diffondendo fra i meno avvertiti. Se mai si voleva andare al di là della tradizione per recuperare i nuclei fondanti della fede e della vita ecclesiale.


05/12/2012 21:02 Massimo Menzaghi
"quando le mie scelte si allontano dalla trasparenza evangelica è allora che anche la mia permanenza nel mistero eucaristico si opacizza fino a sentirmene lontano"

è la seconda volta che invito volentieri a rileggere quanto scritto da Luigi...

... poi se per qualcuno è così importante anche la quantificazione me ne farò una ragione (per rispetto della persona, non per la cosa in sè di cui ho già detto cosa penso), ma confermo l'assoluta inopportunità di esplicitarla in opuscoletti: portiamo Cristo nella vita, non nei manuali di fisiologia...



05/12/2012 19:22 Luigi
Salvo smentite da parte dell'autore dell'articolo, io non ravviso all'interno del testo nessun tentativo di ridurre la portata del mistero eucaristico.
Al contrario, se non sbaglio a capire, mi sembra che la provocazione si possa esplicitare così: forse è meglio imparare ad abitare la presenza eucaristica custodendone la dimensione di mistero piuttosto che avventurarsi in possibili, ma forse riduttive spiegazioni. Da parte mia credo che sia di poca utilità per la vita spirituale di un cristiano fermarsi a valutare quantitativamente la presenza reale dopo essersi accostati all'eucaristia.
Trovo più fruttuoso valutarla qualitativamente ovvero: io rimango nel mistero eucaristico che ho celebrato nella misura in cui vivo la mia libertà trasfigurata da questo mistero, quando le mie scelte si allontano dalla trasparenza evangelica è allora che anche la mia permanenza nel mistero eucaristico si opacizza fino a sentirmene lontano. Da qui la necessità di rinnovare periodicamente l'incontro eucaristico o di accedere al sacramento della confessione a seconda della distanza che la mia coscienza, formata alla luce del messaggio evangelico, riconosce dalla Rivelazione.



05/12/2012 18:20 nicola florio
Probabilmente non penso nulla di nuovo, ma è un po' di tempo che, magari anche cadendo nell'eresia (e Dio mi perdoni!!!), penso che con questa mania di precisare quantificare dettagliare e non so cos'altro facilmente si cade nel ridicolo e si perde di vista l'essenziale.
Mi spiego:
Nella messa il pane e il vino diventano il corpo e il sangue di Cristo. Mistero adorabile ed insondabile! Vi pare poco? penso di no! E' possibile dire altro? penso ugualmente di no! E invece qui a discettare su 10 o 15 minuti o non so su cos'altro (senza considerare che lanciandosi in queste precisazioni si rischia di cadere anche nel cattivo gusto e nella irriverenza).
Dio si fa pane, cioè cibo per noi, cibo per me e invece di mangiare e ringraziare e adorare ci limitiamo a misurare e a misurare chi misura?
Possibile che non vi sono altri argomenti da affrontare?
Un'ora, due ore, nuovo rito, vecchio (e non dico antico) rito, liturgia della parola più curata della liturgia eucaristica (ma quale chiesa frequentate: è mia esperienza che le messe sciatte lo sono dall'inizio alla fine con una "coerenza" assoluta).
Allora, seriamente, tutti, a partire dai preti studiamo, cerchiamo, impegniamoci a trovare i modi perchè questo mistero mirabile, che è un dono altrettanto mirabile, trasformi la nostra vita. Troviamo i modi, i nostri modi (di persone del 2012) perchè sia chiaro per tutti - anche per chi non condivide la nostra fede - che quel pane e quel vino sono per noi corpo e sangue di Cristo, cibo e bevanda di salvezza.
Per la vita, per tutta la vita. E non per una manciata di minuti....



05/12/2012 18:07 maria
la dimensionne del memoriale, recuperata dal movimento liturgico novecentesco????
e allora tutti quelli prima, tutti i cattolici fino al 900 secondo Farina in cosa credevano???
basta con questa vera idiozia di pensare che solo i cattolici moderni, in partlicolare dopo il Concilio vaticano II, abbiano capito TUTTo e quelli venuti e vissuti èprima fossero dei poveri mentecatti1 basta! non se ne può più! ma non vi r4ndete conto vari Beretta, farina, ecc. di peccare del peccato di orgoglio? solo voi, finalmente,intelligentoni, avete capito tutto? la Chiesa per 2000 anni e tutti i Santi non avevano capito nulla? siete ridicoli!



05/12/2012 17:54 guglielmo
@Alberto
Non capisco perchè dire che la presenza reale di Cristo nell'eucarestia dura fino ad un certo tempo e che per questo non bisogna perdere il tempo andandosene dalla Chiesa ma ringraziarlo e chiedegli Grazie, faccia deviare dal retto celebrare l'Eucarestia: proprio perchè è presenza reale che bisogna adoraLo (non venerarlo).



05/12/2012 17:22 Alberto Farina
Gli interventi di Beretta sono come il vino. Più passa il tempo e migliorano. E' divertente, e fa anche un po' di tenerezza, la canea dei vari Benedetti, Lycopodium (ma lo avrai un nome ed un cognome?)e compagnia cantante ogni qualvolta Beretta sottolinea con la sua arguzia argomenti estremamente importanti. Qui il problema non sono i dieci minuti o il quarto d'ora (io per esempio ho la digestione lunga...), ma la qualità e il senso del celebrare l'Eucarestia. Essa è la fons da cui la Chiesa deriva e il culmen a cui essa tende. Prima che feticcio da venerare (e da digerire) il Corpo di Cristo è presenza reale in quanto la liturgia celebra il memoriale dell'offerta di Gesù per noi. L'impressione è che la dimensione del memoriale, fondamentale nella teologia dell'Eucarestia, recuperata dal movimento liturgico novecentesco e accolta come caposaldo della Sacrosantum Concilium, stia per offuscarsi a scapito di visioni magistiche che impoveriscono il mistero che la Chiesa celebra.


05/12/2012 15:37 maria
Certo sembra che per Beretta si farebbe meglio a credere che la Presenza Reale non c'è del tutto , ne' per 10 minuti ne' per un secondo. Così sarebbe molto più razionale , molto più moderno , molto più protestante. Certo il "dieci minuti è ridicolo se l'Eucarestia è solo un simbolo, qualcosa di astratto e non di reale, allora sì che non si cade nella difficoltà LOGICA di parlare di transustanziaazione: evvia propio in questo blog molti hanno sostenuto che i cattolici dovrebbero chieder scusa ai protestanti.. chiediamo dunque scuasa per questa ridicolaggine della Presenza reale e allineamoci ai protestanti1
beretta ne sarebbe felice e non dovrebbe più poverino
scriver articoli su stupidaggini quali la Presenza Reale!



05/12/2012 10:10 Fabio bernardini
Le schiocchezze dovrebbe smetterle di scriverle Beretta, quello si che aiuterebbe l'ecumenismo soprattutto tra i cattolici italiani.


05/12/2012 07:50 Massimo Menzaghi
"Non fermiamoci ai dieci minuti. Il tema è mettere al centro l'Eucarestia."

Sono d'accordo con Benedetti, ma sui 10 minuti bisognerebbe avere il coraggio di dire che è una sciocchezza e, depositum o traditum, stendere un velo pietoso...

Già sono questioni delicatissime, così si scade nel grottesco...



04/12/2012 21:04 Lycopodium
Cara Assuntas,
sono tendenzialamente d'accordo con te.
La mia reazione è praticamente solo verso l'atteggiamento etnocentrico dell'articolista.
Se è discutibile fermarsi ai risultati della scienza teologia primo novecento (n.b. scienza teologica, non dottrina di fede), altrettanto discutibile è giudicare il passato come involuzione rispetto alla nostra evoluzione.
[Anche teologi che ti piacciono tanto ultimamente hanno preteso di imporre al passato il giudizio ispirato ai paradigni d'oggi. Invece, il depositum, il traditum è sempre qualitativamente prioritario rispetto al novum...]



04/12/2012 20:42 Fra
Anche a me da bambina era stata insegnata così, seppur con una piccola differenza, perchè mi avevano parlato di 15 minuti e non solo 10, appunto il supposto tempo per arrivare alla digestione. In effetti ripensandoci mi pare fanciullesco, anche se - a meno che non ricordi male - S. Giuliano Eymard invitava a fare il ringraziamento più lungo possibile perchè finchè si rimane nel raccoglimento Gesù rimane in noi. Non vorrei sbagliarmi ma mi pare di aver letto questo nel suo testo "Messa e Comunione". Tuttavia non nego di aver ricevuto anche io, l'anno della preparazione al Sacramento Eucaristico, il medesimo insegnamento sui 15 minuti!


04/12/2012 16:43 guglielmo
Mi stupisco del vostro stupore. mi sembra una cosa evidente che se Cristo è realmente presente nell'Eucarestia, finchè essa è presente nel nosto corpo, Cristo è realmente e veramente presente in noi e che quindi non è bene sciupare questo tempo; i dieci minuti sono una stima, infatti è detto circa, di quanto mette il nostro organismo a digerire le specie eucaristiche.
Fior fior di Santi e Dottori della Chiesa hanno insegnato tutto ciò e rimango male a vedere che questa pratica è così derisa.

Riporto qualche frase del Catechismo di San Pio X:

639. In che consiste il ringraziamento dopo la Comunione?Il ringraziamento dopo la Comunione consiste nel trattenerci raccolti ad onorare dentro di noi stessi il Signore; rinnovando gli atti di fede, di speranza, di carità, di adorazione, di ringraziamento, di offerta e di domanda, sopratutto di quelle grazie che maggiormente sono necessarie per noi e per coloro pei quali siamo obbligati a pregare.

641. Dopo la santa Comunione quanto tempo resta in noi Gesù Cristo?Dopo la santa Comunione Gesù Cristo resta in noi con la sua grazia finché non si pecca mortalmente; e con la sua reale presenza resta in noi finché non si sono consumate le specie sacramentali.



04/12/2012 14:43 Federico Benedetti
Non fermiamoci ai dieci minuti. Il tema è mettere al centro l'Eucarestia.


04/12/2012 14:05 gilberto borghi
E' da qualche tempo che, seguendo la linea indicata da Giovanni Paolo II, associo la liturgia alla sessaulità. Il papa indicava la sessualità come la liturgia del corpo e credo sia sensato parlare della liturgia come sessualità della Chiesa: l'atto d'amore di un popolo col suo Dio,che diventa fonte e culmine della stessa vita di fede.
Allora, se non vi pare troppo audace, o moralisticamente scandaloso questo accostamento, si potrebbe seguire la Bibbia in Ef 5, 30-32 è pensare che il modo di viviere la liturgia per la Chiesa,sia come il modo di vivere la sessualità per due sposi.
Bene. Che diciamo di una messa che dura 15 minuti, distratta, tirata via e senza attenzione a come si celebra? Probabilmente roba da "marciapiede". Credo di si. Ma che diciamo anche di una messa che dura 2 ore, in lingua non corrente, ove l'aspetto estetico e "spettacolare" è così rilevante da far dire che solo a queste condizioni si celebra davvero? Probabilmente è pornografia liturgica.
Nella sessualità i gesti e le parole sono profondamente importanti, ma non possono diventare il significato stesso dell'atto d'amore. Lo stesso vale per la liturgia.
Lascio a voi la facile ironia sulla durata dei 10 minuti, sia che sia poco o molto...



04/12/2012 12:29 assuntas
Non sono d'accordo con voi, Federico e Lyco. Ridurre, misurare, ingabbiare la presenza reale in uno spazio temporale preciso vuol dire ridurre, misurare, ingabbiare, un Mistero in una cosa.
Una cosa che può "stare" dentro la nostra testa. Una tentazione di sempre, molto pericolosa.
E guardate che non intendo in alcun modo sminuire l'azione di Dio nello Spirito per donarci il Figlio nel pane e nel vino. Dico che, dal punto di vista della dottrina cattolica più autentica, la transustanziazione è un'azione, un mistero, non quantificabile.

Poi anche Gesù ci mette in guardia contro tale riduzione, quando afferma (Gv 6,54-56) "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui".

Gesù pone la dimensione dell'eternità come sfondo alla Comunione: non dice che chi mangia AVRA', ma che chi mangia, HA. E parla di dimora, che comprende una dimensione di stabilità.

Quindi, se è vero che è stata fatta spesso una riduzione simbolistica del Mistero eucaristico, anche questa riduzione cosalistica è altrettanto pericolosa:
non cadiamo in opposti riduzionismi, vi prego!



04/12/2012 12:16 Alberto Hermanin
tanto per cambiare, non comprendo: sarà anche vero che i fedeli della domenica mostrano scarso rispetto per l'Eucarestia, e che la Liturgia della parla prevale su quella eucaristica: ma se si pensa di rimediare a fenomeni come questo con le corbellerie dei dieci minuti di presenza reale, stiamo freschi. E non vedo "denigrazione".
Resta, invece, è vero, il problema della liturgia sciatta, della inadeguatezza nel comportamento di tanti, è vero: ma certo non si risolve con queste belel trovate "temporali"



04/12/2012 10:25 Federico Benedetti
Come al solito si deride un richiamo che non si comprende.
Superiamo il conteggio dei minuti, che può essere un aiuto per qualcuno (chi magari non ha potuto affrontare gli studi teologici di Beretta) e un limite risibile per qualcun altro.
La questione, a mio giudizio seria e molto significativa, è quella di richimare l'attenzione sul sacramento che viene amministrato, sottolineando che la comunione non è uno dei tanti gesti che si compiono durante la messa. Almeno per dieci minuti, almeno finchè si rimane fisicamente in chiesa fino alla conclusione della celebrazione.
Beretta non vede come i fedeli, "l'essenza della Chiesa", si "preparano" a ricevere il Signore nella specie del pane e del vino (realmente presente in quell'ostia che si riceve)?
C'è chi tiene le mani in tasca, chi mastica chewing-gum, chi chiacchiera con i vicini, chi si guarda in giro... E scandalizza che qualche anima pia suggerisca dieci minuti di adorazione? Che testimonianza danno della propria fede nella presenza reale del Signore nell'Eucarestia i fedeli che frequentano la messa domenicale?
Invece di denigrare e deridere queste iniziative, sarebbe più fruttuoso riflettere sulle cause di tanta trascuratezza (ad esempio il diverso rilievo che viene dato abitualmente alla liturgia della Parola rispetto alla liturgia eucaristica) e provare a dare una testimonianza diversa.



04/12/2012 07:19 Lycopodium
10 minuti! Un netto progresso rispetto alla pubblicistica ecclesiale corrente.


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto 25 libri, quasi tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa). Gli ultimi lavori sono: Fake pope. Le false notizie su papa Francesco (San Paolo), Fuori dal Comune. La politica italiana vista dal basso (Edb), Oltre l'abuso. Lo scandalo della pedofilia farà cambiare la Chiesa? (Ancora) Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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